Lo strato che si trova al di sotto degli strati rocciosi sul fondo dell'oceano potrebbe costituire il più grande serbatoio biologico esistente, potendo teoricamente ospitare più organismi di quanto non facciano tutti gli habitat marini messi insieme. Per cercare prove a sostegno di questa suggestiva ipotesi, è stata allestita una nave da ricerca, la G. Thompson, equipaggiata con un robot sommergibile, Jason, sospeso a un fascio di cavi elettrici e fibre ottiche. Jason è in grado di compiere molte delicate operazioni sul fondo dell'oceano, grazie al suo braccio in alluminio dotato di una «mano» a quattro artigli. Tutte le operazioni sono visualizzate per mezzo di una telecamera. Finora, forme di vita come batteri solforiduttori, vermi tubuliformi o granchi predatori erano state rinvenute sul fondo oceanico in corrispondenza di sorgenti calde emesse da una sorta di camini rocciosi chiamati «fumatori neri». Questa spedizione è invece alla ricerca di forme di vita in sorgenti calde prodotte artificialmente, in punti dove il calore proveniente dal basso fa fuoriuscire acqua da fratture della roccia. Si dovrebbe così riuscire a campionare l'acqua che si trova nelle fessure interne alla crosta oceanica. A questo scopo, nel 1998 alcune colonne di plastica contenenti speciali filtri destinati a intrappolare cellule, DNA o altre tracce di vita, sono state collocate sul fondo dell'Oceano Pacifico. Le colonne sono dotate di sensori elettronici per misurare la temperatura e il flusso dell'acqua, parametri utili a determinare se sussistano o meno le condizioni idonee alla vita. |
ipotizza che ci siano innumerevoli forme di vita sotto gli strati rocciosi del fondo marino |
Risposta tratta da : Ragionamento critico verbale Regione Campania Quiz - 2175 posti a tempo indeterminato - Nuovi concorsi per 950 laureati e 1225 diplomati a tempo indeterminato presso vari enti della Regione Campania |
di seguito le risposte errate:
 ipotizza la presenza di fratture nella roccia dove la temperatura dell'acqua è di molti gradi sotto lo zero
 risale ai risultati ottenuti per mezzo di colonne di plastica con sensori elettronici posizionate nell'Oceano Pacifico nel 1992
 nessuna delle alternative proposte
 è stata smentita dalla scoperta che i granchi predatori non vivono vicino a sorgenti calde
