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Leggere il brano e rispondere a ogni quesito solo in base alle informazioni contenute (esplicitamente oimplicitamente) nel brano e non in base a quanto il candidato eventualmente conosca sull'argomento.
 
La luce e il calore che una stella emette nello spazio sono manifestazioni della sua presenza che ci permettono di percepire appunto l'esistenza dell'astro alla distanza di migliaia di anni luce se osserviamo a occhio, e di milioni se ci aiutiamo con i telescopi. Inoltre, se attorno alla stella si trovano dei pianeti, essa li illumina; nel caso della Terra questa luce è sorgente di vita. Quando all'interno di una stella hanno luogo processi energetici, si usa dire che la stella è "viva" anche se questi processi non hanno nulla a che fare con la vita in senso biologico.
Ma la vita di una stella non dura in eterno. Tutte le stelle muoiono; dopo quanto tempo dalla loro nascita dipende solo dalla loro massa. Quelle di massa minore di quella del Sole possono vivere a lungo, anche decine di miliardi di anni; quelle della stessa massa del Sole una decina; quelle di massa superiore sono destinate a vita breve e a morte precoce. Una stella dieci volte più ricca di massa del Sole può vivere solo qualche decina di milioni di anni. Un nulla a confronto con i tempi in gioco nei fenomeni astronomici.
Anche il modo con cui la stella perde vita, cioè cessa di produrre energia, è diverso dall'una all'altra e dipende solo dalla massa. Se questa è minore di quella solare la morte della stella interverrà per lenta estinzione. Nel caso del Sole, o di stelle di massa simile, la morte interviene dopo una serie di esplosioni che si susseguono a distanza di centinaia di milioni di anni (o qualche miliardo). Alla fine la stella si contrae in un astro di piccole dimensioni (per esempio circa come la Terra). Se la stella è di massa molto superiore a quella del Sole la fine è catastrofica: una colossale esplosione la dividerà in due parti: una che si contrae, al centro, in un astro di diametro di pochi chilometri e formato di materia iperdensa (un pulsar o addirittura un buco nero) e l'altra rappresentata da un involucro esterno che viene proiettato a distanza sotto forma di una gigantesca superficie sferica che continua a dilatarsi fino a disperdersi nello spazio interstellare.
Qua e là, nello spazio, si osservano delle tenui nebulose a forma di bolla sferica, molto sottili e perlopiù trasparenti. Al centro di queste nebulose spesso si trova un pulsar che si può osservare per la sua radioemissione cadenzata e talvolta anche per la sua tenue luce.
La costellazione del Cigno che si può osservare nelle calde notti d'estate fino all'inizio dell'autunno è una di quelle in cui è finita una stella che si è estinta per esplosione. Se il fenomeno è avvenuto di recente (per esempio meno di una decina di migliaia di anni), allora nel centro della nebulosa si troverà un pulsar che conferma l'origine della nebulosa. Se l'esplosione è più remota (come nel nostro caso), allora il pulsar può essersi estinto; in questo caso rimane solo la nebulosa ad anello. Per osservare l'anello del Cigno occorrono cieli dotati di estrema limpidezza e strumenti molto luminosi: per esempio un telescopio con un obbiettivo molto grande, almeno venti centimetri di diametro. La bellezza di questa nebulosa contrasta con la tragica fine che ha fatto la stella che le ha dato origine. E la stessa fine devono aver fatto i pianeti, se ce n'erano, che giravano attorno a essa.
 
(Archivio Selexi)
 
Il brano è stato verosimilmente scritto per:


una rivista scientifica

Domanda difficile Solo 33% degli utenti ha risposto correttamente

Risposta tratta da :
Brani lunghi
Esercito Italiano Quiz - Concorso per l'ammissione al 197° corso dell'Accademia Militare dell'Esercito - Anno accademico 2015/2016



di seguito le risposte errate:

 una guida di astrologia
 un manuale di biodinamica
 un libro di fantascienza

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