I bambini di un tempo potevano giocare in modi oggi non più praticabili. Queste esperienze ludiche erano esplorazioni complesse dell'ambiente circostante: prati, campi, vie cittadine e interi quartieri o paesi erano i luoghi in cui si svolgeva l'"apprendistato al mondo" dei bambini. A volte riuniti in bande, a volte costretti o ostinati in una solitudine segreta, i bambini si confrontavano con gli altri bambini, con gli animali, con il territorio, in parte conosciuto e amico, in parte ignoto e misterioso, e con gli adulti. La parola chiave era "la scoperta". Oggi alcuni bambini riescono ancora a vivere un surrogato di questa palestra cognitiva. La causa di questa mancanza è da ricercare soprattutto nella urbanizzazione e nella consegna della città nelle mani dell'automobilista. Il bambino è confinato in una riserva che assume le vesti della casa o del parco giochi. Il parco giochi non ha nulla a che fare con il parco dei divertimenti, luogo di fughe, giostre e meraviglie, è un luogo destituito di ogni magia. Non ci sono pericoli, non si deve marinare la scuola per andarci, non si rischia l'incolumità, non c'è avventura a disposizione. Il fascino della scoperta si esaurisce nella brevità della prima ricognizione visiva e motoria. Questo spazio non offre alcuna possibilità di essere vissuto in maniera personale e creativa, la sua fruizione è disegnata a tavolino e prevista da progettisti adulti, esistono esecuzioni di gesti già programmati (lo scivolo, l'altalena). E' un sistema ludico chiuso. |
sostanzialmente all'aperto |
Risposta tratta da : Ragionamento critico verbale Comune di Napoli / RIPAM Quiz - Concorso pubblico per il reclutamento di 94 istruttori socio-educativi (categoria C, posizione economica C1, codice concorso ISE/NAE) |
di seguito le risposte errate:
 nessuna delle alternative proposte
 più che altro in campagna
 in luoghi totalmente ignoti e potenzialmente pericolosi
 in ambienti sconosciuti
