Sebbene "homo novus", Catone volle essere il difensore della tradizione contro un gruppo di nobili spregiudicati e innovatori. Egli si era facilmente inserito in un altro settore del ceto senatorio, ancora legato agli antichi ideali e ostile alla cultura greca, mentre gli Scipioni, come Flaminio, erano filelleni. Come amministratore, diede prova di un'assoluta rettitudine e si adoperò contro le speculazioni dei pubblicani. |
Per quanto “homo novus” nel ceto senatorio, Catone fu un difensore della tradizione contro un gruppo della nobiltà, rappresentato dagli Scipioni, che era invece filelleno. Diede inoltre prova di assoluta onestà come amministratore. Quasi nessuno degli utenti ha risposto correttamente |
Risposta tratta da : Brani brevi Esercito Italiano Quiz - Concorso per l'ammissione al 198° corso dell'Accademia Militare dell'Esercito - Anno accademico 2016/2017 |
di seguito le risposte errate:
 Catone, benché “homo novus”, difendeva le tradizioni romane e il ceto senatorio in cui era inserito, contro gli Scipioni, senatori spregiudicati, innovatori, filelleni e guidati da Flaminio. Inoltre fu amministratore probo.
 In quanto “homo novus”, Catone comprensibilmente difendeva le tradizioni, soprattutto quelle dell'antica cultura greca, contro gli spregiudicati nobili di nome Scipioni. Fu un ottimo amministratore e lottò contro la corruzione dei repubblicani.
 A un esame superficiale, la figura di Catone sembra incoerente: “homo novus” e tuttavia difensore della genuina tradizione romana; nobile (di nobiltà acquisita) e nemico di un altro gruppo di nobili, cioè gli Scipioni; incorruttibile e tuttavia nemico della cultura greca. La verità è però ben diversa.

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