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Leggere attentamente il seguente brano.
 
Nell'ottava bolgia, delle dieci dell'ottavo cerchio del suo Inferno, Dante condanna senza mezzi termini i consiglieri fraudolenti [1] della sua Firenze. Li paragona a "lingue di fuoco", perché ha voluto creare un contrappasso adeguato alla complessità della colpa di questi "ladron", che ingannarono le loro vittime (soprattutto con l'arte oratoria), nascondendo dietro false intenzioni il loro vero scopo, per cui adesso sono costretti a restare nascosti per sempre da un fuoco che li brucia dolorosamente, rubando l'immagine della loro forma fisica, così come nella loro vita essi furono ladri della buona fede altrui. Ma quando viene a sapere che tra i dannati vi è pure Ulisse, l'atteggiamento di Dante cambia completamente. Al pari degli altri dannati, Ulisse viene presentato come un uomo chiuso in se stesso, anche se in quel momento è desideroso di parlare coi due inaspettati ospiti (Dante e Virgilio). Di fronte alla grandezza d'un personaggio del genere, osannato [2] da tutta la letteratura greca e latina, Dante si sente piccolo e avverte di dover fare molta attenzione a misurarsi con lui. Anzi, temendo troppo il confronto con un personaggio del genere, il poeta non s'arrischia neppure d'interrogarlo e lascia che al suo posto lo faccia Virgilio. [...] Ulisse viene messo all'Inferno per delle colpe che costituirono tra gli intellettuali, i politici, i militari dell'antichità un motivo di vanto o comunque una necessità del tutto scusabile, specie se in condizioni di guerra o di pericolo; per delle colpe che forse avrebbero dovuto essere controbilanciate dai suoi meriti personali (Ulisse in fondo era simbolo del coraggio, della ragione, dell'astuzia, della ricerca, della curiosità, della esplorazione...); per delle colpe che per un eroe "pagano" erano tali sino a un certo punto e forse per le quali avrebbe meritato il Purgatorio. Dante sa bene d'aver subito in gioventù il fascino della personalità dell'eroe omerico, esattamente come tutti gli intellettuali che l'avevano preceduto, da Orazio a Seneca, a Cicerone, che avevano sottolineato di Ulisse il patrimonio di conoscenze e di saggezza conquistato nel suo avventuroso viaggio e ne avevano fatto il simbolo della virtù (humanitas) intesa come profondo ed insaziabile desiderio dell'uomo della conoscenza. [...] Orazio definisce Ulisse "modello di virtù e di sapienza". Seneca accosta Ulisse ed Ercole celebrandoli come uomini "vincitori di ogni genere di paure". Soprattutto Cicerone, commentando l'episodio dell'incontro di Ulisse con le Sirene dice dell'eroe: "le Sirene gli promettono la conoscenza: non deve quindi meravigliare se ad Ulisse, questa apparisse più cara della patria, tanto era desideroso di conoscenza". Il motivo di fondo per cui Dante mette Ulisse all'Inferno non è semplicemente per il suo ateismo o per il fatto che avesse una concezione del tutto formale della religiosità, ma per il fatto che nel proprio ateismo egli non tenesse in alcuna considerazione gli umani sentimenti. Non dobbiamo dimenticare che Dante, pur non essendo un cattolico integralista, non era neppure un laico. Egli è consapevole di non poter condannare all'Inferno un uomo che tentò di attraversare lo stretto di Gibilterra, ma il dovere "religioso" gli impone di doverlo fare, in quanto l'Ulisse ateo mandò a morte i suoi compagni.
 
(Da: "L'Ulisse di Dante", http://www.homolaicus.com/)
 
Cosa intende Dante per "consiglieri fraudolenti" [1]?


Coloro che, usando la propria arte oratoria e mistificando le proprie vere intenzioni, ingannarono il prossimo derubandolo della buona fede

Domanda difficile Solo 33% degli utenti ha risposto correttamente

Risposta tratta da :
Brani
Guardia di Finanza Quiz - 631 allievi marescialli 2018 (90° corso) Concorso pubblico, per titoli ed esami, per 631 allievi marescialli 2018



di seguito le risposte errate:

 I pagani che credevano solamente nella ragione e che in virtù della loro astuzia ingannarono il prossimo
 Chi, nascondendo la propria arte oratoria, dava cattivi consigli ingannando il prossimo
 Coloro che avevano un insaziabile desiderio di conoscenza e che per essa erano disposti a tutto

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