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Leggere attentamente il seguente brano.
 
Nel 1816, una giovanissima donna iniziò a comporre quella che molti considerano la prima vera opera di fantascienza, che avrebbe lanciato uno degli attacchi più duri alla scienza moderna che siano mai stati scritti. Nell'estate di quell'anno, la diciannovenne Mary Godwin (il nome da ragazza) ebbe l'idea di Frankenstein, o il moderno Prometeo mentre si trovava a Villa Diodati, sul lago di Ginevra in Svizzera, con il suo amante e futuro marito Percy Bysshe Shelley, e l'amico e collega Lord Byron. Costretto a stare in casa dal maltempo, il gruppo trascorreva le serate raccontando storie di fantasmi, mentre il medico personale di Byron, il brillante ventenne John William Polidori, li intratteneva illustrando gli ultimi sviluppi della scienza medica. La mente di Mary fu particolarmente stimolata a cimentarsi con la polemica letteraria e scientifica. Sua madre era la scrittrice femminista Mary Wollstonecraft, morta per complicazioni del parto subito dopo la nascita di Mary. Il padre era il filosofo anarchico e romanziere William Godwin, la cui cerchia di amici includeva chimici e pionieri dello studio dell'energia elettrica come Humphry Davy e William Nicholson, e il poeta oppiomane Samuel Taylor Coleridge. Queste personalità influenzarono la giovane mente di Mary, anche per l'incoraggiamento di Shelley, che da ragazzo si era interessato di scienza all'Università di Oxford, prima di essere espulso per ateismo. Il mito di Victor Frankenstein, il giovane scienziato, pazzo ma idealista, che libera involontariamente la sua creatura mostruosa e si sforza di accettarne la responsabilità, è un inebriante cocktail di melodramma gotico e inquietante speculazione. Che si è dimostrato sorprendentemente adattabile. La prima versione teatrale, Presunzione: o il destino di Frankenstein, fu rappresentata all'English Opera House di Londra nel 1823, di fronte a un pubblico enorme e accompagnata da una pubblicità scandalistica ("Non portate le mogli, non portate le vostre figlie, non portate le vostre famiglie"). Mary Shelley, che era presente, sottolineò che "nei primi spettacoli le signore svenivano, con tutta la confusione che ne segue!". Da allora ci sono state più di 90 diverse trasposizioni dell'opera, tra cui quella del 2011 al National Theatre di Londra diretta da Danny Boyle, che si apre con la creatura che cade nuda da un enorme utero artificiale pulsante. La storia è stata adattata anche per oltre 70 film, tra cui l'iconico Frankenstein di James Whale del 1931, interpretato da Boris Karloff. Nel maggio di quest'anno, alla Royal Opera House di Londra è stato messo in scena un balletto ispirato a Frankenstein. Il coreografo Liam Scarlett lo ha sagacemente analizzato come una storia d'amore: "La creatura è come un bambino. è alla disperata ricerca di un genitore o di una persona cara che lo guidi nel mondo". Se il mito è ben noto, il romanzo originale non lo è. Ci sono tre versioni. Mary Shelley ha cominciato a scrivere la prima a Villa Diodati, probabilmente come racconto, in due blocchi d'appunti, per poi espanderlo nel corso dell'inverno 1816-1817 con una prosa semplice e diretta di grande intensità (i blocchi d'appunti sono rimasti inediti fino al 2008). La seconda, con piccoli interventi del marito e di stile più letterario, è stata pubblicata nel 1818. La terza, radicalmente rivista dalla sola Mary, è stata pubblicata nel 1831, con una nuova affascinante introduzione dell'autrice. In tutte le versioni la trama di base rimane la stessa, ma il tono appare via via più cupo. Frankenstein diventa più appassionato e ambizioso, la sua scienza più sinistra e mal diretta ("Ho sentito come se la mia anima stesse lottando con un nemico palpabile"), mentre la sua creatura diventa più alienata e angosciosa. L'introduzione del 1831 contiene anche un immaginifico resoconto retrospettivo della gara di narrazione nella villa. Mary ora chiama il libro la sua "orribile progenie", e afferma che l'idea le venne subito, come un lampo emotivo al risveglio da un incubo terribile. "Vedevo - a occhi chiusi ma con la mente ben desta - lo studioso di una scienza sacrilega, pallido, inginocchiato accanto alla cosa che aveva messo insieme. Vedevo l'orrida forma di un uomo disteso, poi una macchina potente entrava in azione, il cadavere mostrava segni di vita e si sollevava con movimento difficoltoso, solo parzialmente vitale".
 
(Da: Redazione, La genesi di Frankenstein, tra scienza e dilemmi etici, "Le Scienze", Gedi Gruppo Editoriale Spa, 2017)
 
Non è detto, nel brano, che influenzò Mary Shelley:


Lord Byron


Risposta tratta da :
Brani
Guardia di Finanza Quiz - 631 allievi marescialli 2018 (90° corso) Concorso pubblico, per titoli ed esami, per 631 allievi marescialli 2018



di seguito le risposte errate:

 Humphry Davy
 William Nicholson
 Samuel Taylor Coleridge

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