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Leggere attentamente il seguente brano.
 
Dall'affitto della casa al noleggio dell'auto, dal ristorante domestico al servizio di consegna, la sharing economy è cresciuta molto negli ultimi anni, con oltre 200 piattaforme [1] operative in Italia e un giro d'affari stimato oltre i 3,5 miliardi. L'economia della condivisione sta però crescendo con regole frammentarie o contraddittorie, sia sotto il profilo fiscale che su quello più generale dei vincoli e dei diritti. La tassa sugli affitti brevi (nota anche come tassa Airbnb) appena introdotta con la manovrina convertita in legge dal Parlamento, segnala un cambio di passo che potrebbe presto completarsi in base a progetti di legge nazionali e indicazioni delle istituzioni europee. Il 15 giugno scorso il Parlamento europeo ha sottolineato l'urgenza di fissare delle linee guida sulla sharing economy, per affrontare le zone grigie delle diverse normative nazionali che ne frenano la crescita. Con la risoluzione (non legislativa), in sintesi, si chiede alla Ue di sostenere l'economia collaborativa sviluppatasi online e garantire la concorrenza leale, oltre al rispetto dei diritti dei lavoratori e degli obblighi fiscali. Negli ultimi anni il web e le piattaforme digitali hanno aperto possibilità prima inesistenti, consentendo a chi ha risorse da mettere a disposizione di accedere a un pubblico vastissimo, con il quale scambiare o vendere beni e servizi. Dall'affitto della casa al noleggio dell'auto, dal ristorante domestico alla babysitter. In Italia le piattaforme attive sono più di 200, secondo il rapporto 2016 curato da Unicatt TraiLab Collaboriamo.org, in crescita del 10% su base annua e del 49% rispetto al 2014. E dietro questi numeri si muove ormai un potenziale economico consistente. Uno studio dell'Università di Pavia ha calcolato in 3,5 miliardi il giro d'affari generato in Italia dalla sharing economy, con prospettive di crescita fino a 25 miliardi al 2025. A livello europeo, poi, PwC calcola che in quello stesso anno le transazioni raggiungeranno i 570 miliardi di controvalore, solo conteggiando i cinque principali settori (finanza, alloggi, trasporti, servizi domestici e servizi professionali). Di fatto, gli operatori della sharing hanno rotto alcuni schemi tradizionali: per fare un esempio, molti diffidano degli autostoppisti, ma possono trovarsi a dare un passaggio a un perfetto sconosciuto, senza diffidenza, purché abbia una buona reputazione su BlaBlacar. L'effetto dirompente si è però manifestato nell'apertura di una serie di fronti problematici, a partire da quello fiscale. Gli utenti delle piattaforme, il più delle volte, sono soggetti "privati" senza partita Iva che ottengono somme di denaro più o meno elevate, in modo più o meno continuo. Da qui le incertezze sull'inquadramento dei proventi, che spesso è difficile incasellare nelle categorie già esistenti. Si pensi alla distinzione non sempre immediata tra redditi e rimborsi spese, soprattutto quando mancano i giustificativi a supporto. [...] Più in generale, quando si maneggia la complessità della sharing economy, c'è sempre il rischio di voler dettare prescrizioni troppo minuziose per fenomeni nuovi e difficili da inquadrare. Ancora la manovrina tratta come locazioni brevi anche i contratti che includono la "fornitura di biancheria e di pulizia dei locali", ma non cita piccoli servizi accessori come la prima colazione, che sono molto più comuni e che non richiedono il ricorso a manodopera esterna.
 
(Da: "Dalla casa all'auto, tutte le novità della sharing economy", a cura di Dario Aquaro e Cristiano Dell'Oste, http://www.ilsole24ore.com)
 
Quale delle seguenti affermazioni è VERA relativamente alla sharing economy?


La sua enorme diffusione ha aperto inevitabilmente dei fronti problematici, soprattutto a livello fiscale


Risposta tratta da :
Brani
Guardia di Finanza Quiz - 631 allievi marescialli 2018 (90° corso) Concorso pubblico, per titoli ed esami, per 631 allievi marescialli 2018



di seguito le risposte errate:

 I proventi che ne derivano sono comunemente considerati dei rimborsi spese
 Non prevede né vincoli né diritti
 Data la complessità e novità del fenomeno è necessario che vengano applicate le misure già esistenti in maniera minuziosa

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