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Leggere attentamente il seguente brano.
 
La lotta alla sporcizia è sempre stata un impegno quotidiano, per il corpo e per la casa. Pure gli animali, del resto, sanno pulire. Tane e nidi vengono spesso sgombrati da deiezioni e avanzi di cibo. I felini si lavano leccandosi, gli scimpanzé si puliscono il pelo reciprocamente (un comportamento definito grooming), passando in questo modo circa un quinto della loro vita.
Pulire e pulirsi sembra proprio un dovere, in natura. In un saggio dell'antropologa Virginia Smith ("Clean, A History of Personal Hygiene and Purity, Oxford University Press") si argomenta che noi umani sin dalla preistoria ci adoperiamo per allontanare rifiuti e altri maleodoranti materiali, provvedendo a controllare sia l'aspetto sia l'odore che emettiamo, in un istintivo bisogno di sentirci puliti. Ma non sempre abbiamo avuto una visione univoca su che cosa sia "sporco". Non sempre, nella storia dell'igiene, acqua, sapone e disinfettanti furono rimedi riconosciuti. I Greci e i Romani, non usavano il sapone, ma uno strumento di legno per raschiare la pelle (lo strigile), pur ricorrendo a frequenti bagni e oli profumati.
Fino all'Illuminismo, in Europa l'uso dell'acqua per bagnarsi era scoraggiato o addirittura vietato dai medici: l'acqua, secondo loro, apriva i pori della pelle attraverso i quali potevano entrare gravi malattie. Se un bagno veniva concesso, era poi consigliato un giorno di riposo a letto per recuperare il presunto indebolimento del corpo.
All'epoca, in Europa, si faceva largo uso di profumi e ci si puliva "a secco", con crusca, sabbia e cipria, mentre gli indios dell'Amazzonia si curavano la pelle con la cenere e andavano allegramente in acqua.
A Pompei, si può ancora vedere come sia relativo a volte il rapporto con la sporcizia. Fra i resti preservati dalle ceneri del Vesuvio, s'incontrano spesso anfore semi-interrate: il viandante del 79 d. C. era invitato a chiare lettere latine a utilizzarle come orinali. L'urina umana era molto ricercata perché veniva utilizzata dai fulloni [1] per conciare le pelli a causa del contenuto di ammoniaca. Il rapporto con la pipì era così proficuo, per gli artigiani di concerie e tintorie, che l'imperatore Vespasiano decise di mettere una tassa sull'urina. Alle proteste in difesa della gratuità di questo semplice rifiuto corporeo, lui rispose con la storica frase: pecunia non olet (i soldi non puzzano).
La sporcizia è vista nelle varie culture umane come "materia fuori posto", a prescindere dalla sua pericolosità.
 
(Tratto da: "Focus", "La storia dell'igiene")
 
Dal testo si può dedurre che:


Il concetto di "pulizia" è diverso nelle varie culture e epoche


Risposta tratta da :
Brani
Guardia di Finanza Quiz - 631 allievi marescialli 2018 (90° corso) Concorso pubblico, per titoli ed esami, per 631 allievi marescialli 2018



di seguito le risposte errate:

 I Romani non costruivano orinatoi pubblici
 Gli escrementi, come l'urina, non avevano alcuna utilità economica
 Il "farsi un bagno" è sempre stato considerato come un processo positivo e igienicamente corretto

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