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Leggere attentamente il seguente brano.
 
È un volume essenziale, per questi tempi, e provocatorio quello di Chiara Saraceno: "Il lavoro non basta. La povertà in Europa negli anni della crisi". Essenziale, perché indaga la recrudescenza delle condizioni di povertà nel vecchio continente, con la precisione chirurgica dei dati e con la forza argomentatrice dell'analisi sociale, ben piantata nelle forme di vita contemporanee. Provocatorio, perché si oppone con determinazione a quelle politiche pubbliche predominanti che riducono il Welfare a un Workfare oppressivo e vessatorio nei confronti di una società, italiana ed europea, sempre più attraversata dall'aumentata percezione individuale e collettiva di insicurezza economica e perciò impaurita.
Chiara Saraceno poggia la sua ricostruzione su una notevole mole di dati e studi che evidenziano l'aumento della povertà alimentare e abitativa negli Usa e in Europa, il rischio di vulnerabilità ed esclusione sociale al quale possono incorrere le famiglie monoreddituali rispetto a spese impreviste, l'incertezza economica per minori e adulti, in seguito alla crescente instabilità coniugale, le condizioni di marginalità in cui vive parte della forza lavoro migrante, l'insicurezza esistenziale cui sono ridotti giovani senza lavoro, studio o formazione (Neet generation). Per tutte queste "nuove" povertà, che rischiano di mettere in crisi anche quel che rimane del ceto medio, la soluzione non passa attraverso l'artificiosa e faticosa creazione di posti di lavoro. "Pensare che l'aumento dell'occupazione generi automaticamente una riduzione della povertà può, infatti, essere un'illusione, se non si considera attentamente di che tipo di occupazione si tratta e chi è più probabile che benefici dell'aumento della domanda di lavoro". Dinanzi all'incidenza della povertà nonostante il lavoro, dei lavoratori poveri (working poors) e del ricatto del lavoro gratuito, il dogma "lavorista" delle recenti riforme sociali, italiane e non solo, diviene parte del problema e non la soluzione.
Ma la situazione in Italia è ancora più drammatica, poiché si assiste a una scarsa efficienza delle politiche pubbliche il cui orientamento "unicamente lavoristico" è stato da ultimo confermato dal target dello sconto fiscale di ottanta euro mensili, "i lavoratori dipendenti a salario modesto", che è andato "a sostenere anche i redditi di famiglie dei decili più ricchi".
Per invertire questa decennale tendenza occorre prevedere "forme di integrazione economica per chi ha un reddito insufficiente". Così Chiara Saraceno evoca il tentativo di introdurre un sostegno di inclusione attiva (Sia). Ma proprio in questi mesi sono state incardinate nel procedimento parlamentare le iniziative legislative per il reddito minimo garantito e reddito di cittadinanza, che la stessa Saraceno ricorda debbano prevedere forme universali di sostegno al reddito, perché "in attesa che le politiche del lavoro diano i propri frutti sperabilmente positivi sia sul piano dell'occupazione sia su quello del reddito da lavoro -- cosa che non sembra essere dietro l'angolo -- un Paese civile e non (ancora) povero dovrebbe affrontare la questione del diritto alla sussistenza dei suoi cittadini e di tutti coloro che vi risiedono legalmente". È il diritto a un'esistenza libera e dignitosa, che passa per un welfare state universalistico fondato sul reddito minimo garantito.
 
(Da: "Chiara Saraceno e la fine della società salariale", di Giuseppe Allegri, in www.ilmanifesto.it)
 
In che cosa consiste la "provocazione" dell'autrice del libro?


Nessuna delle altre alternative è corretta

Domanda difficile Quasi nessuno degli utenti ha risposto correttamente

Risposta tratta da :
Brani
Guardia di Finanza Quiz - 631 allievi marescialli 2018 (90° corso) Concorso pubblico, per titoli ed esami, per 631 allievi marescialli 2018



di seguito le risposte errate:

 Nella posizione, insolita e controcorrente, che evidenza la contraddizione tra le politiche pubbliche orientate al lavoro e la povertà dilagante in Europa
 Nella forza argomentatrice con cui espone le sue opinioni, forte di elementi fattuali e dati oggettivi
 Nell'individuazione della percezione individuale e collettiva di un senso di instabilità economica e una paura diffusa verso l'avvenire

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