Sebbene "homo novus", Catone volle essere il difensore della tradizione contro un gruppo di nobili spregiudicati e innovatori. Egli si era facilmente inserito in un altro settore del ceto senatorio, ancora legato agli antichi ideali e ostile alla cultura greca, mentre gli Scipioni, come Flaminio, erano filelleni. Come amministratore, diede prova di un'assoluta rettitudine e si adoperò contro le speculazioni dei pubblicani. |
Per quanto “homo novus” nel ceto senatorio, Catone fu un difensore della tradizione contro un gruppo della nobiltà, rappresentato dagli Scipioni, che era invece filelleno. Diede inoltre prova di assoluta onestà come amministratore. |
Risposta tratta da : Ragionamento verbale Arma dei Carabinieri Quiz - Concorso per l'ammissione all'8° corso triennale (2018-2021) di 536 Allievi Marescialli dell'Arma dei Carabinieri - BANDO 2018 |
di seguito le risposte errate:
 In quanto “homo novus”, Catone comprensibilmente difendeva le tradizioni, soprattutto quelle dell'antica cultura greca, contro gli spregiudicati nobili di nome Scipioni. Fu un ottimo amministratore e lottò contro la corruzione dei repubblicani.
 A un esame superficiale, la figura di Catone sembra incoerente: “homo novus” e tuttavia difensore della genuina tradizione romana; nobile (di nobiltà acquisita) e nemico di un altro gruppo di nobili, cioè gli Scipioni; incorruttibile e tuttavia nemico della cultura greca. La verità è però ben diversa.
 Catone, benché “homo novus”, difendeva le tradizioni romane e il ceto senatorio in cui era inserito, contro gli Scipioni, senatori spregiudicati, innovatori, filelleni e guidati da Flaminio. Inoltre fu amministratore probo.
