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Tutte le domande del quiz : Brani

tratto da:
Guardia di Finanza
Quiz - 631 allievi marescialli 2018 (90° corso) Concorso pubblico, per titoli ed esami, per 631 allievi marescialli 2018



 Esercitati su questo Quiz 

RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. Con il termine jihadismo si fa tradizionalmente riferimento al macrofenomeno del fondamentalismo islamico che, attraverso una multiforme costellazione di soggetti e raggruppamenti, promuove il 'jihad' contro coloro che a vario titolo sono considerati infedeli. Tale prospettiva � che ha avuto modo di consolidarsi con particolare forza dopo gli attentati alle Torri Gemelle dell'11 settembre 2001 � riconduce pertanto il jihad ad una dimensione conflittuale spesso marcatamente brutale e violenta, che funge da base ideologica per il terrorismo di matrice islamica e che, grazie anche ad una propaganda particolarmente efficace, ha attratto nell'ultimo decennio migliaia di nuovi adepti. Pur non rientrando tra i cinque precetti fondamentali, il concetto di jihad rappresenta un elemento centrale dell'Islam, attorno al quale sono fioriti importanti studi ed è stata sviluppata una teoria giuridica e politica. Dal punto di vista letterale, jihad può essere tradotto come 'sforzo', da intendersi 'sulla via di Dio', e chi vi è impegnato è identificato come 'mujahid': in tale accezione, il concetto appare semanticamente diverso dalla traduzione di 'guerra santa' frequentemente proposta. Secondo taluni studiosi inoltre, pur sostanziandosi nell'idea del combattimento, il jihad deve comunque intendersi in funzione difensiva, perché nel Corano è prescritto di combattere 'coloro che vi combattono' e di farlo 'senza eccessi'. Tale percezione non risulta tuttavia unanimemente condivisa, e occorre precisare che alcuni versetti del Testo sacro oltre che diversi hadith � brevi narrazioni che riportano il pensiero e l'insegnamento del Profeta Maometto � aprono a letture più aggressive del jihad, inteso come vera e propria lotta fisica. I trattati di diritto musulmano contengono poi diverse indicazioni su come condurre la guerra, contro chi condurla e cosa fare una volta sconfitti i nemici; ed è nei testi giuridici che sono reperibili molteplici riferimenti al dar-al-Harb � la 'casa della guerra' dove portare avanti il jihad � contrapposta al dar-al-Islam, la 'dimora dei credenti'. (da "Jihadismo", Enciclopedia Treccani online) Gli hadith:
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. Con il termine jihadismo si fa tradizionalmente riferimento al macrofenomeno del fondamentalismo islamico che, attraverso una multiforme costellazione di soggetti e raggruppamenti, promuove il 'jihad' contro coloro che a vario titolo sono considerati infedeli. Tale prospettiva � che ha avuto modo di consolidarsi con particolare forza dopo gli attentati alle Torri Gemelle dell'11 settembre 2001 � riconduce pertanto il jihad ad una dimensione conflittuale spesso marcatamente brutale e violenta, che funge da base ideologica per il terrorismo di matrice islamica e che, grazie anche ad una propaganda particolarmente efficace, ha attratto nell'ultimo decennio migliaia di nuovi adepti. Pur non rientrando tra i cinque precetti fondamentali, il concetto di jihad rappresenta un elemento centrale dell'Islam, attorno al quale sono fioriti importanti studi ed è stata sviluppata una teoria giuridica e politica. Dal punto di vista letterale, jihad può essere tradotto come 'sforzo', da intendersi 'sulla via di Dio', e chi vi è impegnato è identificato come 'mujahid': in tale accezione, il concetto appare semanticamente diverso dalla traduzione di 'guerra santa' frequentemente proposta. Secondo taluni studiosi inoltre, pur sostanziandosi nell'idea del combattimento, il jihad deve comunque intendersi in funzione difensiva, perché nel Corano è prescritto di combattere 'coloro che vi combattono' e di farlo 'senza eccessi'. Tale percezione non risulta tuttavia unanimemente condivisa, e occorre precisare che alcuni versetti del Testo sacro oltre che diversi hadith � brevi narrazioni che riportano il pensiero e l'insegnamento del Profeta Maometto � aprono a letture più aggressive del jihad, inteso come vera e propria lotta fisica. I trattati di diritto musulmano contengono poi diverse indicazioni su come condurre la guerra, contro chi condurla e cosa fare una volta sconfitti i nemici; ed è nei testi giuridici che sono reperibili molteplici riferimenti al dar-al-Harb � la 'casa della guerra' dove portare avanti il jihad � contrapposta al dar-al-Islam, la 'dimora dei credenti'. (da "Jihadismo", Enciclopedia Treccani online) Lo jihadismo è:
RISPOSTA   Domanda difficile Leggere attentamente il seguente brano. Con il termine jihadismo si fa tradizionalmente riferimento al macrofenomeno del fondamentalismo islamico che, attraverso una multiforme costellazione di soggetti e raggruppamenti, promuove il 'jihad' contro coloro che a vario titolo sono considerati infedeli. Tale prospettiva � che ha avuto modo di consolidarsi con particolare forza dopo gli attentati alle Torri Gemelle dell'11 settembre 2001 � riconduce pertanto il jihad ad una dimensione conflittuale spesso marcatamente brutale e violenta, che funge da base ideologica per il terrorismo di matrice islamica e che, grazie anche ad una propaganda particolarmente efficace, ha attratto nell'ultimo decennio migliaia di nuovi adepti. Pur non rientrando tra i cinque precetti fondamentali, il concetto di jihad rappresenta un elemento centrale dell'Islam, attorno al quale sono fioriti importanti studi ed è stata sviluppata una teoria giuridica e politica. Dal punto di vista letterale, jihad può essere tradotto come 'sforzo', da intendersi 'sulla via di Dio', e chi vi è impegnato è identificato come 'mujahid': in tale accezione, il concetto appare semanticamente diverso dalla traduzione di 'guerra santa' frequentemente proposta. Secondo taluni studiosi inoltre, pur sostanziandosi nell'idea del combattimento, il jihad deve comunque intendersi in funzione difensiva, perché nel Corano è prescritto di combattere 'coloro che vi combattono' e di farlo 'senza eccessi'. Tale percezione non risulta tuttavia unanimemente condivisa, e occorre precisare che alcuni versetti del Testo sacro oltre che diversi hadith � brevi narrazioni che riportano il pensiero e l'insegnamento del Profeta Maometto � aprono a letture più aggressive del jihad, inteso come vera e propria lotta fisica. I trattati di diritto musulmano contengono poi diverse indicazioni su come condurre la guerra, contro chi condurla e cosa fare una volta sconfitti i nemici; ed è nei testi giuridici che sono reperibili molteplici riferimenti al dar-al-Harb � la 'casa della guerra' dove portare avanti il jihad � contrapposta al dar-al-Islam, la 'dimora dei credenti'. (da "Jihadismo", Enciclopedia Treccani online) Il concetto di jihad:
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. Con il termine jihadismo si fa tradizionalmente riferimento al macrofenomeno del fondamentalismo islamico che, attraverso una multiforme costellazione di soggetti e raggruppamenti, promuove il 'jihad' contro coloro che a vario titolo sono considerati infedeli. Tale prospettiva � che ha avuto modo di consolidarsi con particolare forza dopo gli attentati alle Torri Gemelle dell'11 settembre 2001 � riconduce pertanto il jihad ad una dimensione conflittuale spesso marcatamente brutale e violenta, che funge da base ideologica per il terrorismo di matrice islamica e che, grazie anche ad una propaganda particolarmente efficace, ha attratto nell'ultimo decennio migliaia di nuovi adepti. Pur non rientrando tra i cinque precetti fondamentali, il concetto di jihad rappresenta un elemento centrale dell'Islam, attorno al quale sono fioriti importanti studi ed è stata sviluppata una teoria giuridica e politica. Dal punto di vista letterale, jihad può essere tradotto come 'sforzo', da intendersi 'sulla via di Dio', e chi vi è impegnato è identificato come 'mujahid': in tale accezione, il concetto appare semanticamente diverso dalla traduzione di 'guerra santa' frequentemente proposta. Secondo taluni studiosi inoltre, pur sostanziandosi nell'idea del combattimento, il jihad deve comunque intendersi in funzione difensiva, perché nel Corano è prescritto di combattere 'coloro che vi combattono' e di farlo 'senza eccessi'. Tale percezione non risulta tuttavia unanimemente condivisa, e occorre precisare che alcuni versetti del Testo sacro oltre che diversi hadith � brevi narrazioni che riportano il pensiero e l'insegnamento del Profeta Maometto � aprono a letture più aggressive del jihad, inteso come vera e propria lotta fisica. I trattati di diritto musulmano contengono poi diverse indicazioni su come condurre la guerra, contro chi condurla e cosa fare una volta sconfitti i nemici; ed è nei testi giuridici che sono reperibili molteplici riferimenti al dar-al-Harb � la 'casa della guerra' dove portare avanti il jihad � contrapposta al dar-al-Islam, la 'dimora dei credenti'. (da "Jihadismo", Enciclopedia Treccani online) Quale delle seguenti affermazioni NON è deducibile dal brano?
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. Con il termine jihadismo si fa tradizionalmente riferimento al macrofenomeno del fondamentalismo islamico che, attraverso una multiforme costellazione di soggetti e raggruppamenti, promuove il 'jihad' contro coloro che a vario titolo sono considerati infedeli. Tale prospettiva � che ha avuto modo di consolidarsi con particolare forza dopo gli attentati alle Torri Gemelle dell'11 settembre 2001 � riconduce pertanto il jihad ad una dimensione conflittuale spesso marcatamente brutale e violenta, che funge da base ideologica per il terrorismo di matrice islamica e che, grazie anche ad una propaganda particolarmente efficace, ha attratto nell'ultimo decennio migliaia di nuovi adepti. Pur non rientrando tra i cinque precetti fondamentali, il concetto di jihad rappresenta un elemento centrale dell'Islam, attorno al quale sono fioriti importanti studi ed è stata sviluppata una teoria giuridica e politica. Dal punto di vista letterale, jihad può essere tradotto come 'sforzo', da intendersi 'sulla via di Dio', e chi vi è impegnato è identificato come 'mujahid': in tale accezione, il concetto appare semanticamente diverso dalla traduzione di 'guerra santa' frequentemente proposta. Secondo taluni studiosi inoltre, pur sostanziandosi nell'idea del combattimento, il jihad deve comunque intendersi in funzione difensiva, perché nel Corano è prescritto di combattere 'coloro che vi combattono' e di farlo 'senza eccessi'. Tale percezione non risulta tuttavia unanimemente condivisa, e occorre precisare che alcuni versetti del Testo sacro oltre che diversi hadith � brevi narrazioni che riportano il pensiero e l'insegnamento del Profeta Maometto � aprono a letture più aggressive del jihad, inteso come vera e propria lotta fisica. I trattati di diritto musulmano contengono poi diverse indicazioni su come condurre la guerra, contro chi condurla e cosa fare una volta sconfitti i nemici; ed è nei testi giuridici che sono reperibili molteplici riferimenti al dar-al-Harb � la 'casa della guerra' dove portare avanti il jihad � contrapposta al dar-al-Islam, la 'dimora dei credenti'. (da "Jihadismo", Enciclopedia Treccani online) Con l'espressione "dimensione conflittuale spesso marcatamente brutale e violenta" l'autore del brano si riferisce:
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. Con la dinastia Ming (1368-1644) la Cina è entrata nell'ultimo periodo della società feudale. Lo stile architettonico di quest'epoca è ereditato principalmente dalla dinastia Song, con pochi cambiamenti, mentre le caratteristiche principali della progettazione consistono nella grandiosità della dimensione e nell'imponenza dell'aspetto.La pianificazione urbana e l'architettura dei palazzi di quest'epoca sono state usate anche dalle epoche successive: la capitale Pechino e la città di Nanjing, la città antica di maggiore dimensione esistente attualmente in Cina, utilizzano la pianificazione della dinastia Ming, i palazzi imperiali della dinastia Qing sono stati ampliati e migliorati continuamente sulla base degli edifici Ming. La capitale del tempo Pechino è stata costruita sulla base originale, risultando suddivisa in città esterna, città interna e città imperiale.La dinastia Ming continuò a impegnarsi nella costruzione della grande opera difensiva della Grande Muraglia, le mura e le fortezze di molti suoi importanti tratti furono costruiti in mattoni, raggiungendo il più alto livello architettonico. La Grande Muraglia della dinastia Ming, con l'estremità orientale al fiume Yalu e l'estremità occidentale al passo Jiayuguan, nel Gansu, era lunga 5660 chilometri. Famosi passi come Shanhaiguan e Jiayuguan sono capolavori di stile peculiare dell'arte architettonica cinese; i tratti della Grande Muraglia di Badaling e Simatai hanno anche un alto valore artistico.In quest'epoca la decorazione, le pitture policrome e l'arredamento dei palazzi ufficiali hanno gradualmente raggiunto una forma standard, con decorazioni in materiali come mattoni, maiolica e legno duro, mentre i mattoni erano già generalmente usati per le mura delle abitazioni civili.In epoca Ming la distribuzione dei complessi di edifici si è fatta più matura. La tomba dell'imperatore Xiao di Nanjing e le 13 tombe imperiali di Pechino sono esempi eccellenti di buon utilizzo della geomorfologia [1] e dell'ambiente per creare una solenne atmosfera funebre.Vale la pena ricordare che la geomanzia toccò il culmine in epoca Ming, l'influenza di questo antico e speciale fenomeno culturale della storia architettonica cinese continua anche nell'epoca moderna. Inoltre i mobili dello stile della dinastia Ming sono molto famosi in tutto il mondo. (Archivio Selexi) Dal testo si può dedurre che la dinastia Ming:
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. Con la dinastia Ming (1368-1644) la Cina è entrata nell'ultimo periodo della società feudale. Lo stile architettonico di quest'epoca è ereditato principalmente dalla dinastia Song, con pochi cambiamenti, mentre le caratteristiche principali della progettazione consistono nella grandiosità della dimensione e nell'imponenza dell'aspetto.La pianificazione urbana e l'architettura dei palazzi di quest'epoca sono state usate anche dalle epoche successive: la capitale Pechino e la città di Nanjing, la città antica di maggiore dimensione esistente attualmente in Cina, utilizzano la pianificazione della dinastia Ming, i palazzi imperiali della dinastia Qing sono stati ampliati e migliorati continuamente sulla base degli edifici Ming. La capitale del tempo Pechino è stata costruita sulla base originale, risultando suddivisa in città esterna, città interna e città imperiale.La dinastia Ming continuò a impegnarsi nella costruzione della grande opera difensiva della Grande Muraglia, le mura e le fortezze di molti suoi importanti tratti furono costruiti in mattoni, raggiungendo il più alto livello architettonico. La Grande Muraglia della dinastia Ming, con l'estremità orientale al fiume Yalu e l'estremità occidentale al passo Jiayuguan, nel Gansu, era lunga 5660 chilometri. Famosi passi come Shanhaiguan e Jiayuguan sono capolavori di stile peculiare dell'arte architettonica cinese; i tratti della Grande Muraglia di Badaling e Simatai hanno anche un alto valore artistico.In quest'epoca la decorazione, le pitture policrome e l'arredamento dei palazzi ufficiali hanno gradualmente raggiunto una forma standard, con decorazioni in materiali come mattoni, maiolica e legno duro, mentre i mattoni erano già generalmente usati per le mura delle abitazioni civili.In epoca Ming la distribuzione dei complessi di edifici si è fatta più matura. La tomba dell'imperatore Xiao di Nanjing e le 13 tombe imperiali di Pechino sono esempi eccellenti di buon utilizzo della geomorfologia [1] e dell'ambiente per creare una solenne atmosfera funebre.Vale la pena ricordare che la geomanzia toccò il culmine in epoca Ming, l'influenza di questo antico e speciale fenomeno culturale della storia architettonica cinese continua anche nell'epoca moderna. Inoltre i mobili dello stile della dinastia Ming sono molto famosi in tutto il mondo. (Archivio Selexi) Cosa si può evincere dalla lettura del brano?
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. Con la dinastia Ming (1368-1644) la Cina è entrata nell'ultimo periodo della società feudale. Lo stile architettonico di quest'epoca è ereditato principalmente dalla dinastia Song, con pochi cambiamenti, mentre le caratteristiche principali della progettazione consistono nella grandiosità della dimensione e nell'imponenza dell'aspetto.La pianificazione urbana e l'architettura dei palazzi di quest'epoca sono state usate anche dalle epoche successive: la capitale Pechino e la città di Nanjing, la città antica di maggiore dimensione esistente attualmente in Cina, utilizzano la pianificazione della dinastia Ming, i palazzi imperiali della dinastia Qing sono stati ampliati e migliorati continuamente sulla base degli edifici Ming. La capitale del tempo Pechino è stata costruita sulla base originale, risultando suddivisa in città esterna, città interna e città imperiale.La dinastia Ming continuò a impegnarsi nella costruzione della grande opera difensiva della Grande Muraglia, le mura e le fortezze di molti suoi importanti tratti furono costruiti in mattoni, raggiungendo il più alto livello architettonico. La Grande Muraglia della dinastia Ming, con l'estremità orientale al fiume Yalu e l'estremità occidentale al passo Jiayuguan, nel Gansu, era lunga 5660 chilometri. Famosi passi come Shanhaiguan e Jiayuguan sono capolavori di stile peculiare dell'arte architettonica cinese; i tratti della Grande Muraglia di Badaling e Simatai hanno anche un alto valore artistico.In quest'epoca la decorazione, le pitture policrome e l'arredamento dei palazzi ufficiali hanno gradualmente raggiunto una forma standard, con decorazioni in materiali come mattoni, maiolica e legno duro, mentre i mattoni erano già generalmente usati per le mura delle abitazioni civili.In epoca Ming la distribuzione dei complessi di edifici si è fatta più matura. La tomba dell'imperatore Xiao di Nanjing e le 13 tombe imperiali di Pechino sono esempi eccellenti di buon utilizzo della geomorfologia [1] e dell'ambiente per creare una solenne atmosfera funebre.Vale la pena ricordare che la geomanzia toccò il culmine in epoca Ming, l'influenza di questo antico e speciale fenomeno culturale della storia architettonica cinese continua anche nell'epoca moderna. Inoltre i mobili dello stile della dinastia Ming sono molto famosi in tutto il mondo. (Archivio Selexi) Quale delle seguenti affermazioni NON è rintracciabile nel brano?
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. Con la dinastia Ming (1368-1644) la Cina è entrata nell'ultimo periodo della società feudale. Lo stile architettonico di quest'epoca è ereditato principalmente dalla dinastia Song, con pochi cambiamenti, mentre le caratteristiche principali della progettazione consistono nella grandiosità della dimensione e nell'imponenza dell'aspetto.La pianificazione urbana e l'architettura dei palazzi di quest'epoca sono state usate anche dalle epoche successive: la capitale Pechino e la città di Nanjing, la città antica di maggiore dimensione esistente attualmente in Cina, utilizzano la pianificazione della dinastia Ming, i palazzi imperiali della dinastia Qing sono stati ampliati e migliorati continuamente sulla base degli edifici Ming. La capitale del tempo Pechino è stata costruita sulla base originale, risultando suddivisa in città esterna, città interna e città imperiale.La dinastia Ming continuò a impegnarsi nella costruzione della grande opera difensiva della Grande Muraglia, le mura e le fortezze di molti suoi importanti tratti furono costruiti in mattoni, raggiungendo il più alto livello architettonico. La Grande Muraglia della dinastia Ming, con l'estremità orientale al fiume Yalu e l'estremità occidentale al passo Jiayuguan, nel Gansu, era lunga 5660 chilometri. Famosi passi come Shanhaiguan e Jiayuguan sono capolavori di stile peculiare dell'arte architettonica cinese; i tratti della Grande Muraglia di Badaling e Simatai hanno anche un alto valore artistico.In quest'epoca la decorazione, le pitture policrome e l'arredamento dei palazzi ufficiali hanno gradualmente raggiunto una forma standard, con decorazioni in materiali come mattoni, maiolica e legno duro, mentre i mattoni erano già generalmente usati per le mura delle abitazioni civili.In epoca Ming la distribuzione dei complessi di edifici si è fatta più matura. La tomba dell'imperatore Xiao di Nanjing e le 13 tombe imperiali di Pechino sono esempi eccellenti di buon utilizzo della geomorfologia [1] e dell'ambiente per creare una solenne atmosfera funebre.Vale la pena ricordare che la geomanzia toccò il culmine in epoca Ming, l'influenza di questo antico e speciale fenomeno culturale della storia architettonica cinese continua anche nell'epoca moderna. Inoltre i mobili dello stile della dinastia Ming sono molto famosi in tutto il mondo. (Archivio Selexi) Cosa si può evincere dalla lettura del brano?
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. Con la dinastia Ming (1368-1644) la Cina è entrata nell'ultimo periodo della società feudale. Lo stile architettonico di quest'epoca è ereditato principalmente dalla dinastia Song, con pochi cambiamenti, mentre le caratteristiche principali della progettazione consistono nella grandiosità della dimensione e nell'imponenza dell'aspetto.La pianificazione urbana e l'architettura dei palazzi di quest'epoca sono state usate anche dalle epoche successive: la capitale Pechino e la città di Nanjing, la città antica di maggiore dimensione esistente attualmente in Cina, utilizzano la pianificazione della dinastia Ming, i palazzi imperiali della dinastia Qing sono stati ampliati e migliorati continuamente sulla base degli edifici Ming. La capitale del tempo Pechino è stata costruita sulla base originale, risultando suddivisa in città esterna, città interna e città imperiale.La dinastia Ming continuò a impegnarsi nella costruzione della grande opera difensiva della Grande Muraglia, le mura e le fortezze di molti suoi importanti tratti furono costruiti in mattoni, raggiungendo il più alto livello architettonico. La Grande Muraglia della dinastia Ming, con l'estremità orientale al fiume Yalu e l'estremità occidentale al passo Jiayuguan, nel Gansu, era lunga 5660 chilometri. Famosi passi come Shanhaiguan e Jiayuguan sono capolavori di stile peculiare dell'arte architettonica cinese; i tratti della Grande Muraglia di Badaling e Simatai hanno anche un alto valore artistico.In quest'epoca la decorazione, le pitture policrome e l'arredamento dei palazzi ufficiali hanno gradualmente raggiunto una forma standard, con decorazioni in materiali come mattoni, maiolica e legno duro, mentre i mattoni erano già generalmente usati per le mura delle abitazioni civili.In epoca Ming la distribuzione dei complessi di edifici si è fatta più matura. La tomba dell'imperatore Xiao di Nanjing e le 13 tombe imperiali di Pechino sono esempi eccellenti di buon utilizzo della geomorfologia [1] e dell'ambiente per creare una solenne atmosfera funebre.Vale la pena ricordare che la geomanzia toccò il culmine in epoca Ming, l'influenza di questo antico e speciale fenomeno culturale della storia architettonica cinese continua anche nell'epoca moderna. Inoltre i mobili dello stile della dinastia Ming sono molto famosi in tutto il mondo. (Archivio Selexi) Qual è il significato, nel contesto, di "geomorfologia" [1]?
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. Con Oliver Sacks ci siamo incontrati, una volta, a Milano per un'intervista qualche anno fa. A 17 anni avevo già in mente di fare il medico, ma leggendo l'"Uomo che scambiò sua moglie per un cappello" scoprii la neuropsicologia e decisi che quello era ciò che volevo fare nella vita: studiare il cervello umano, i processi cognitivi, il modo con cui interagiamo con l'ambiente. Grazie a Sacks bussai un giorno alla porta della Clinica neurologica del Policlinico di Milano e iniziai un internato in neuropsicologia. Avevo, vivide nella mente, le pagine in cui Sacks descrive la sua paziente che mangia mezzo piatto, si trucca mezza faccia, e riesce a "vedere" solo una metà del mondo, pur non avendo alcun disturbo della vista. Non avevo mai pensato che i pazienti "veri" potessero essere così. Invece il mio paziente era proprio come la donna del libro: altrettanto affascinante e al contempo disperante [1] ed emozionante perché la sua vita era rovinata ma io non potevo fare nulla per lui. Molti esperti hanno accusato Sacks di aver descritto come eccezionali casi abbastanza comuni in una clinica neurologica: è vero, ma sono convinta che lo abbia fatto perché per lui, come per me, erano sempre eccezionali, uno diverso dall'altro. Il dottor Sacks mi ha commosso con "Risvegli", fatto scoprire il mondo dei sordi con "Vedere voci"; mi ha intrigato con la descrizione di tutte le possibili forme di aura in "Emicrania"; quando ho cominciato a interessarmi di autismo e sindrome di Asperger, ha pubblicato "Un antropologo su Marte"; prima che lo sviluppo della neurochirurgia e degli stimolatori cerebrali riportassero in auge la sindrome di Tourette, ha raccontato il dilemma che i tourettici vivono nel dover scegliere tra essere sommersi dai tic e dalle stereotipie e la perdita della creatività indotta dai farmaci; quando la relazione tra schema corporeo e coscienza era ancora un argomento di frontiera della ricerca neuroscientifica, ha scritto "Su una gamba sola". Sacks ha riportato in primo piano l'uomo che c'è prima della malattia e malgrado la malattia. Lui raccontava quanto è importante lavorare sulle abilità residue invece di limitarsi ad aggiustare ciò che non è aggiustabile, una strategia che la neuroriabilitazione ha fatto propria. Tra le righe dei suoi casi affiora sempre la stessa domanda: cos'è che fa di noi esseri umani delle creature così uniche, così intriganti e che cosa accade quando perdiamo pezzi di questa nostra identità. (da: "Te lo devo, Dr. Sacks", "Le Scienze Italia") Qual è il messaggio del libro "Su una gamba sola" di Sacks?
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. Con Oliver Sacks ci siamo incontrati, una volta, a Milano per un'intervista qualche anno fa. A 17 anni avevo già in mente di fare il medico, ma leggendo l'"Uomo che scambiò sua moglie per un cappello" scoprii la neuropsicologia e decisi che quello era ciò che volevo fare nella vita: studiare il cervello umano, i processi cognitivi, il modo con cui interagiamo con l'ambiente. Grazie a Sacks bussai un giorno alla porta della Clinica neurologica del Policlinico di Milano e iniziai un internato in neuropsicologia. Avevo, vivide nella mente, le pagine in cui Sacks descrive la sua paziente che mangia mezzo piatto, si trucca mezza faccia, e riesce a "vedere" solo una metà del mondo, pur non avendo alcun disturbo della vista. Non avevo mai pensato che i pazienti "veri" potessero essere così. Invece il mio paziente era proprio come la donna del libro: altrettanto affascinante e al contempo disperante [1] ed emozionante perché la sua vita era rovinata ma io non potevo fare nulla per lui. Molti esperti hanno accusato Sacks di aver descritto come eccezionali casi abbastanza comuni in una clinica neurologica: è vero, ma sono convinta che lo abbia fatto perché per lui, come per me, erano sempre eccezionali, uno diverso dall'altro. Il dottor Sacks mi ha commosso con "Risvegli", fatto scoprire il mondo dei sordi con "Vedere voci"; mi ha intrigato con la descrizione di tutte le possibili forme di aura in "Emicrania"; quando ho cominciato a interessarmi di autismo e sindrome di Asperger, ha pubblicato "Un antropologo su Marte"; prima che lo sviluppo della neurochirurgia e degli stimolatori cerebrali riportassero in auge la sindrome di Tourette, ha raccontato il dilemma che i tourettici vivono nel dover scegliere tra essere sommersi dai tic e dalle stereotipie e la perdita della creatività indotta dai farmaci; quando la relazione tra schema corporeo e coscienza era ancora un argomento di frontiera della ricerca neuroscientifica, ha scritto "Su una gamba sola". Sacks ha riportato in primo piano l'uomo che c'è prima della malattia e malgrado la malattia. Lui raccontava quanto è importante lavorare sulle abilità residue invece di limitarsi ad aggiustare ciò che non è aggiustabile, una strategia che la neuroriabilitazione ha fatto propria. Tra le righe dei suoi casi affiora sempre la stessa domanda: cos'è che fa di noi esseri umani delle creature così uniche, così intriganti e che cosa accade quando perdiamo pezzi di questa nostra identità. (da: "Te lo devo, Dr. Sacks", "Le Scienze Italia") Quale delle seguenti affermazioni NON è deducibile dal brano?
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. Con Oliver Sacks ci siamo incontrati, una volta, a Milano per un'intervista qualche anno fa. A 17 anni avevo già in mente di fare il medico, ma leggendo l'"Uomo che scambiò sua moglie per un cappello" scoprii la neuropsicologia e decisi che quello era ciò che volevo fare nella vita: studiare il cervello umano, i processi cognitivi, il modo con cui interagiamo con l'ambiente. Grazie a Sacks bussai un giorno alla porta della Clinica neurologica del Policlinico di Milano e iniziai un internato in neuropsicologia. Avevo, vivide nella mente, le pagine in cui Sacks descrive la sua paziente che mangia mezzo piatto, si trucca mezza faccia, e riesce a "vedere" solo una metà del mondo, pur non avendo alcun disturbo della vista. Non avevo mai pensato che i pazienti "veri" potessero essere così. Invece il mio paziente era proprio come la donna del libro: altrettanto affascinante e al contempo disperante [1] ed emozionante perché la sua vita era rovinata ma io non potevo fare nulla per lui. Molti esperti hanno accusato Sacks di aver descritto come eccezionali casi abbastanza comuni in una clinica neurologica: è vero, ma sono convinta che lo abbia fatto perché per lui, come per me, erano sempre eccezionali, uno diverso dall'altro. Il dottor Sacks mi ha commosso con "Risvegli", fatto scoprire il mondo dei sordi con "Vedere voci"; mi ha intrigato con la descrizione di tutte le possibili forme di aura in "Emicrania"; quando ho cominciato a interessarmi di autismo e sindrome di Asperger, ha pubblicato "Un antropologo su Marte"; prima che lo sviluppo della neurochirurgia e degli stimolatori cerebrali riportassero in auge la sindrome di Tourette, ha raccontato il dilemma che i tourettici vivono nel dover scegliere tra essere sommersi dai tic e dalle stereotipie e la perdita della creatività indotta dai farmaci; quando la relazione tra schema corporeo e coscienza era ancora un argomento di frontiera della ricerca neuroscientifica, ha scritto "Su una gamba sola". Sacks ha riportato in primo piano l'uomo che c'è prima della malattia e malgrado la malattia. Lui raccontava quanto è importante lavorare sulle abilità residue invece di limitarsi ad aggiustare ciò che non è aggiustabile, una strategia che la neuroriabilitazione ha fatto propria. Tra le righe dei suoi casi affiora sempre la stessa domanda: cos'è che fa di noi esseri umani delle creature così uniche, così intriganti e che cosa accade quando perdiamo pezzi di questa nostra identità. (da: "Te lo devo, Dr. Sacks", "Le Scienze Italia") Con l'aggettivo "disperante" [1], l'autrice del brano si riferisce:
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. Con Oliver Sacks ci siamo incontrati, una volta, a Milano per un'intervista qualche anno fa. A 17 anni avevo già in mente di fare il medico, ma leggendo l'"Uomo che scambiò sua moglie per un cappello" scoprii la neuropsicologia e decisi che quello era ciò che volevo fare nella vita: studiare il cervello umano, i processi cognitivi, il modo con cui interagiamo con l'ambiente. Grazie a Sacks bussai un giorno alla porta della Clinica neurologica del Policlinico di Milano e iniziai un internato in neuropsicologia. Avevo, vivide nella mente, le pagine in cui Sacks descrive la sua paziente che mangia mezzo piatto, si trucca mezza faccia, e riesce a "vedere" solo una metà del mondo, pur non avendo alcun disturbo della vista. Non avevo mai pensato che i pazienti "veri" potessero essere così. Invece il mio paziente era proprio come la donna del libro: altrettanto affascinante e al contempo disperante [1] ed emozionante perché la sua vita era rovinata ma io non potevo fare nulla per lui. Molti esperti hanno accusato Sacks di aver descritto come eccezionali casi abbastanza comuni in una clinica neurologica: è vero, ma sono convinta che lo abbia fatto perché per lui, come per me, erano sempre eccezionali, uno diverso dall'altro. Il dottor Sacks mi ha commosso con "Risvegli", fatto scoprire il mondo dei sordi con "Vedere voci"; mi ha intrigato con la descrizione di tutte le possibili forme di aura in "Emicrania"; quando ho cominciato a interessarmi di autismo e sindrome di Asperger, ha pubblicato "Un antropologo su Marte"; prima che lo sviluppo della neurochirurgia e degli stimolatori cerebrali riportassero in auge la sindrome di Tourette, ha raccontato il dilemma che i tourettici vivono nel dover scegliere tra essere sommersi dai tic e dalle stereotipie e la perdita della creatività indotta dai farmaci; quando la relazione tra schema corporeo e coscienza era ancora un argomento di frontiera della ricerca neuroscientifica, ha scritto "Su una gamba sola". Sacks ha riportato in primo piano l'uomo che c'è prima della malattia e malgrado la malattia. Lui raccontava quanto è importante lavorare sulle abilità residue invece di limitarsi ad aggiustare ciò che non è aggiustabile, una strategia che la neuroriabilitazione ha fatto propria. Tra le righe dei suoi casi affiora sempre la stessa domanda: cos'è che fa di noi esseri umani delle creature così uniche, così intriganti e che cosa accade quando perdiamo pezzi di questa nostra identità. (da: "Te lo devo, Dr. Sacks", "Le Scienze Italia") In base a ciò che si dice nel brano, Sacks è stato accusato di:
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. Con Oliver Sacks ci siamo incontrati, una volta, a Milano per un'intervista qualche anno fa. A 17 anni avevo già in mente di fare il medico, ma leggendo l'"Uomo che scambiò sua moglie per un cappello" scoprii la neuropsicologia e decisi che quello era ciò che volevo fare nella vita: studiare il cervello umano, i processi cognitivi, il modo con cui interagiamo con l'ambiente. Grazie a Sacks bussai un giorno alla porta della Clinica neurologica del Policlinico di Milano e iniziai un internato in neuropsicologia. Avevo, vivide nella mente, le pagine in cui Sacks descrive la sua paziente che mangia mezzo piatto, si trucca mezza faccia, e riesce a "vedere" solo una metà del mondo, pur non avendo alcun disturbo della vista. Non avevo mai pensato che i pazienti "veri" potessero essere così. Invece il mio paziente era proprio come la donna del libro: altrettanto affascinante e al contempo disperante [1] ed emozionante perché la sua vita era rovinata ma io non potevo fare nulla per lui. Molti esperti hanno accusato Sacks di aver descritto come eccezionali casi abbastanza comuni in una clinica neurologica: è vero, ma sono convinta che lo abbia fatto perché per lui, come per me, erano sempre eccezionali, uno diverso dall'altro. Il dottor Sacks mi ha commosso con "Risvegli", fatto scoprire il mondo dei sordi con "Vedere voci"; mi ha intrigato con la descrizione di tutte le possibili forme di aura in "Emicrania"; quando ho cominciato a interessarmi di autismo e sindrome di Asperger, ha pubblicato "Un antropologo su Marte"; prima che lo sviluppo della neurochirurgia e degli stimolatori cerebrali riportassero in auge la sindrome di Tourette, ha raccontato il dilemma che i tourettici vivono nel dover scegliere tra essere sommersi dai tic e dalle stereotipie e la perdita della creatività indotta dai farmaci; quando la relazione tra schema corporeo e coscienza era ancora un argomento di frontiera della ricerca neuroscientifica, ha scritto "Su una gamba sola". Sacks ha riportato in primo piano l'uomo che c'è prima della malattia e malgrado la malattia. Lui raccontava quanto è importante lavorare sulle abilità residue invece di limitarsi ad aggiustare ciò che non è aggiustabile, una strategia che la neuroriabilitazione ha fatto propria. Tra le righe dei suoi casi affiora sempre la stessa domanda: cos'è che fa di noi esseri umani delle creature così uniche, così intriganti e che cosa accade quando perdiamo pezzi di questa nostra identità. (da: "Te lo devo, Dr. Sacks", "Le Scienze Italia") Cos'è la neuropsicologia?
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. Continua l'avanzata dei boschi e delle foreste europee. Secondo l'ultimo rapporto sullo stato delle foreste in Europa (State of Europe's Forests 2015) dal 1990 al 2015 la superficie di boschi è aumentata di 17,5 milioni di ettari, per una crescita media di 700mila ettari all'anno: dai 197,5 milioni di venticinque anni fa oggi si è arrivati a 215 milioni di ettari, pari a un terzo del territorio europeo.Anche in Italia le foreste sono in espansione. Secondo i rilievi dell'Inventario nazionale delle foreste e dei serbatoi forestali di carbonio (Infc) del 2015 negli ultimi dieci anni, escludendo gli impianti di arboricoltura [1], i boschi sono aumentati del 6,15 per cento arrivando a un totale di quasi 11 milioni di ettari. Il corpo forestale italiano parla di 600mila ettari riconsegnati alla natura nell'ultimo decennio, principalmente per via del progressivo abbandono dell'agricoltura in collina e montagna. Una crescita che prosegue nonostante le migliaia di incendi che colpiscono ogni anno le foreste italiane (nei primi undici mesi del 2015 più di cinquemila incendi hanno colpito circa 17mila ettari di bosco) e al consumo di suolo che va avanti a ritmi sostenuti.Ma a chi appartengono le foreste? Secondo Eurostat il 40 per cento delle foreste europee è di proprietà pubblica, mentre il 60 per cento appartiene a privati. La situazione cambia molto di Paese in Paese: si va dal Portogallo (dove quasi la totalità delle foreste è di proprietà privata) a Paesi come Bulgaria e Polonia, dove oltre l'80 per cento appartiene allo Stato. Secondo il rapporto "State of Europe's Forests 2015" negli ultimi venti anni gli ettari di bosco in mano ai privati sono aumentati del 18 per cento, a causa di una "tendenza generale alla privatizzazione e alla restituzione ai privati nei Paesi che in precedenza avevano un'economia pianificata". Tuttavia, la quota di foreste di proprietà pubblica è rimasta più o meno costante grazie all'aumento complessivo della loro superficie.Oltre a essere fondamentali per la conservazione della biodiversità, le foreste hanno un ruolo centrale nel contrastare l'inquinamento: si calcola per esempio che negli ultimi dieci anni � dal 2005 al 2015 � i boschi europei hanno rimosso ogni anno dall'atmosfera circa 719 milioni di tonnellate di anidride carbonica (secondo l'Epa � l'agenzia di protezione ambientale degli Stati Uniti � l'equivalente di quanta ne producono in media 137 milioni di automobili in un anno). (da: www.internazionale.it, dicembre 2015) Per "arboricoltura" [1] si intende:
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. Continua l'avanzata dei boschi e delle foreste europee. Secondo l'ultimo rapporto sullo stato delle foreste in Europa (State of Europe's Forests 2015) dal 1990 al 2015 la superficie di boschi è aumentata di 17,5 milioni di ettari, per una crescita media di 700mila ettari all'anno: dai 197,5 milioni di venticinque anni fa oggi si è arrivati a 215 milioni di ettari, pari a un terzo del territorio europeo.Anche in Italia le foreste sono in espansione. Secondo i rilievi dell'Inventario nazionale delle foreste e dei serbatoi forestali di carbonio (Infc) del 2015 negli ultimi dieci anni, escludendo gli impianti di arboricoltura [1], i boschi sono aumentati del 6,15 per cento arrivando a un totale di quasi 11 milioni di ettari. Il corpo forestale italiano parla di 600mila ettari riconsegnati alla natura nell'ultimo decennio, principalmente per via del progressivo abbandono dell'agricoltura in collina e montagna. Una crescita che prosegue nonostante le migliaia di incendi che colpiscono ogni anno le foreste italiane (nei primi undici mesi del 2015 più di cinquemila incendi hanno colpito circa 17mila ettari di bosco) e al consumo di suolo che va avanti a ritmi sostenuti.Ma a chi appartengono le foreste? Secondo Eurostat il 40 per cento delle foreste europee è di proprietà pubblica, mentre il 60 per cento appartiene a privati. La situazione cambia molto di Paese in Paese: si va dal Portogallo (dove quasi la totalità delle foreste è di proprietà privata) a Paesi come Bulgaria e Polonia, dove oltre l'80 per cento appartiene allo Stato. Secondo il rapporto "State of Europe's Forests 2015" negli ultimi venti anni gli ettari di bosco in mano ai privati sono aumentati del 18 per cento, a causa di una "tendenza generale alla privatizzazione e alla restituzione ai privati nei Paesi che in precedenza avevano un'economia pianificata". Tuttavia, la quota di foreste di proprietà pubblica è rimasta più o meno costante grazie all'aumento complessivo della loro superficie.Oltre a essere fondamentali per la conservazione della biodiversità, le foreste hanno un ruolo centrale nel contrastare l'inquinamento: si calcola per esempio che negli ultimi dieci anni � dal 2005 al 2015 � i boschi europei hanno rimosso ogni anno dall'atmosfera circa 719 milioni di tonnellate di anidride carbonica (secondo l'Epa � l'agenzia di protezione ambientale degli Stati Uniti � l'equivalente di quanta ne producono in media 137 milioni di automobili in un anno). (da: www.internazionale.it, dicembre 2015) In Europa la superficie di boschi è aumentata di 17,5 milioni di ettari negli ultimi:
RISPOSTA   Domanda difficile Leggere attentamente il seguente brano. Continua l'avanzata dei boschi e delle foreste europee. Secondo l'ultimo rapporto sullo stato delle foreste in Europa (State of Europe's Forests 2015) dal 1990 al 2015 la superficie di boschi è aumentata di 17,5 milioni di ettari, per una crescita media di 700mila ettari all'anno: dai 197,5 milioni di venticinque anni fa oggi si è arrivati a 215 milioni di ettari, pari a un terzo del territorio europeo.Anche in Italia le foreste sono in espansione. Secondo i rilievi dell'Inventario nazionale delle foreste e dei serbatoi forestali di carbonio (Infc) del 2015 negli ultimi dieci anni, escludendo gli impianti di arboricoltura [1], i boschi sono aumentati del 6,15 per cento arrivando a un totale di quasi 11 milioni di ettari. Il corpo forestale italiano parla di 600mila ettari riconsegnati alla natura nell'ultimo decennio, principalmente per via del progressivo abbandono dell'agricoltura in collina e montagna. Una crescita che prosegue nonostante le migliaia di incendi che colpiscono ogni anno le foreste italiane (nei primi undici mesi del 2015 più di cinquemila incendi hanno colpito circa 17mila ettari di bosco) e al consumo di suolo che va avanti a ritmi sostenuti.Ma a chi appartengono le foreste? Secondo Eurostat il 40 per cento delle foreste europee è di proprietà pubblica, mentre il 60 per cento appartiene a privati. La situazione cambia molto di Paese in Paese: si va dal Portogallo (dove quasi la totalità delle foreste è di proprietà privata) a Paesi come Bulgaria e Polonia, dove oltre l'80 per cento appartiene allo Stato. Secondo il rapporto "State of Europe's Forests 2015" negli ultimi venti anni gli ettari di bosco in mano ai privati sono aumentati del 18 per cento, a causa di una "tendenza generale alla privatizzazione e alla restituzione ai privati nei Paesi che in precedenza avevano un'economia pianificata". Tuttavia, la quota di foreste di proprietà pubblica è rimasta più o meno costante grazie all'aumento complessivo della loro superficie.Oltre a essere fondamentali per la conservazione della biodiversità, le foreste hanno un ruolo centrale nel contrastare l'inquinamento: si calcola per esempio che negli ultimi dieci anni � dal 2005 al 2015 � i boschi europei hanno rimosso ogni anno dall'atmosfera circa 719 milioni di tonnellate di anidride carbonica (secondo l'Epa � l'agenzia di protezione ambientale degli Stati Uniti � l'equivalente di quanta ne producono in media 137 milioni di automobili in un anno). (da: www.internazionale.it, dicembre 2015) L'aumento delle foreste in Italia:
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. Continua l'avanzata dei boschi e delle foreste europee. Secondo l'ultimo rapporto sullo stato delle foreste in Europa (State of Europe's Forests 2015) dal 1990 al 2015 la superficie di boschi è aumentata di 17,5 milioni di ettari, per una crescita media di 700mila ettari all'anno: dai 197,5 milioni di venticinque anni fa oggi si è arrivati a 215 milioni di ettari, pari a un terzo del territorio europeo.Anche in Italia le foreste sono in espansione. Secondo i rilievi dell'Inventario nazionale delle foreste e dei serbatoi forestali di carbonio (Infc) del 2015 negli ultimi dieci anni, escludendo gli impianti di arboricoltura [1], i boschi sono aumentati del 6,15 per cento arrivando a un totale di quasi 11 milioni di ettari. Il corpo forestale italiano parla di 600mila ettari riconsegnati alla natura nell'ultimo decennio, principalmente per via del progressivo abbandono dell'agricoltura in collina e montagna. Una crescita che prosegue nonostante le migliaia di incendi che colpiscono ogni anno le foreste italiane (nei primi undici mesi del 2015 più di cinquemila incendi hanno colpito circa 17mila ettari di bosco) e al consumo di suolo che va avanti a ritmi sostenuti.Ma a chi appartengono le foreste? Secondo Eurostat il 40 per cento delle foreste europee è di proprietà pubblica, mentre il 60 per cento appartiene a privati. La situazione cambia molto di Paese in Paese: si va dal Portogallo (dove quasi la totalità delle foreste è di proprietà privata) a Paesi come Bulgaria e Polonia, dove oltre l'80 per cento appartiene allo Stato. Secondo il rapporto "State of Europe's Forests 2015" negli ultimi venti anni gli ettari di bosco in mano ai privati sono aumentati del 18 per cento, a causa di una "tendenza generale alla privatizzazione e alla restituzione ai privati nei Paesi che in precedenza avevano un'economia pianificata". Tuttavia, la quota di foreste di proprietà pubblica è rimasta più o meno costante grazie all'aumento complessivo della loro superficie.Oltre a essere fondamentali per la conservazione della biodiversità, le foreste hanno un ruolo centrale nel contrastare l'inquinamento: si calcola per esempio che negli ultimi dieci anni � dal 2005 al 2015 � i boschi europei hanno rimosso ogni anno dall'atmosfera circa 719 milioni di tonnellate di anidride carbonica (secondo l'Epa � l'agenzia di protezione ambientale degli Stati Uniti � l'equivalente di quanta ne producono in media 137 milioni di automobili in un anno). (da: www.internazionale.it, dicembre 2015) L'aumento delle foreste in Italia principalmente è dovuto:
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. Continua l'avanzata dei boschi e delle foreste europee. Secondo l'ultimo rapporto sullo stato delle foreste in Europa (State of Europe's Forests 2015) dal 1990 al 2015 la superficie di boschi è aumentata di 17,5 milioni di ettari, per una crescita media di 700mila ettari all'anno: dai 197,5 milioni di venticinque anni fa oggi si è arrivati a 215 milioni di ettari, pari a un terzo del territorio europeo.Anche in Italia le foreste sono in espansione. Secondo i rilievi dell'Inventario nazionale delle foreste e dei serbatoi forestali di carbonio (Infc) del 2015 negli ultimi dieci anni, escludendo gli impianti di arboricoltura [1], i boschi sono aumentati del 6,15 per cento arrivando a un totale di quasi 11 milioni di ettari. Il corpo forestale italiano parla di 600mila ettari riconsegnati alla natura nell'ultimo decennio, principalmente per via del progressivo abbandono dell'agricoltura in collina e montagna. Una crescita che prosegue nonostante le migliaia di incendi che colpiscono ogni anno le foreste italiane (nei primi undici mesi del 2015 più di cinquemila incendi hanno colpito circa 17mila ettari di bosco) e al consumo di suolo che va avanti a ritmi sostenuti.Ma a chi appartengono le foreste? Secondo Eurostat il 40 per cento delle foreste europee è di proprietà pubblica, mentre il 60 per cento appartiene a privati. La situazione cambia molto di Paese in Paese: si va dal Portogallo (dove quasi la totalità delle foreste è di proprietà privata) a Paesi come Bulgaria e Polonia, dove oltre l'80 per cento appartiene allo Stato. Secondo il rapporto "State of Europe's Forests 2015" negli ultimi venti anni gli ettari di bosco in mano ai privati sono aumentati del 18 per cento, a causa di una "tendenza generale alla privatizzazione e alla restituzione ai privati nei Paesi che in precedenza avevano un'economia pianificata". Tuttavia, la quota di foreste di proprietà pubblica è rimasta più o meno costante grazie all'aumento complessivo della loro superficie.Oltre a essere fondamentali per la conservazione della biodiversità, le foreste hanno un ruolo centrale nel contrastare l'inquinamento: si calcola per esempio che negli ultimi dieci anni � dal 2005 al 2015 � i boschi europei hanno rimosso ogni anno dall'atmosfera circa 719 milioni di tonnellate di anidride carbonica (secondo l'Epa � l'agenzia di protezione ambientale degli Stati Uniti � l'equivalente di quanta ne producono in media 137 milioni di automobili in un anno). (da: www.internazionale.it, dicembre 2015) In quale Paese la quasi totalità delle foreste è di proprietà privata?

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