Tutte le domande del quiz : Branitratto da:Guardia di Finanza Quiz - 631 allievi marescialli 2018 (90° corso) Concorso pubblico, per titoli ed esami, per 631 allievi marescialli 2018  Esercitati su questo Quiz  |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Docente toglie crocefisso dall'aula, sanzionato [1]. Ripercorriamo la normativa. La ricognizione giunge dopo che, in una scuola di Bologna, un'insegnante ha fatto rimuovere un crocefisso, affermando poi a un quotidiano di averlo fatto per "tutelare quei bambini che non hanno chiesto l'insegnamento della religione".Il caso era poi arrivato alla Giunta regionale, dopo che il consigliere Andrea Leoni ha presentato una mozione per chiedere alla Giunta stessa di attivarsi presso le autorità scolastiche per assicurare la presenza del crocefisso nella aule delle scuole dell'Emilia-Romagna.Dopo l'episodio in questione, molte scuole si sono rivolte all'USR dell'Emilia Romagna, che ha pubblicato una nota con la quale si ricostruisce un percorso normativo che prevede l'affissione del crocefisso.L'USR tiene a precisare che il crocefisso non è qualificabile come un "arredo scolastico", dal momento che in sé ha molteplici implicazioni simboliche e che la sua affissione nelle aule scolastiche non è da ritenersi lesiva del principio di libertà religiosa.La stessa cosa vale per altri simboli legati alla religione, come ad esempio il presepe. (da: "Crocifisso dalle aule non si toglie, una ricognizione normativa dell'USR Emilia Romagna", Anselmo Penna, Orizzontescuola.it) Quale affermazione NON si deduce dalla lettura del brano? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Docente toglie crocefisso dall'aula, sanzionato [1]. Ripercorriamo la normativa. La ricognizione giunge dopo che, in una scuola di Bologna, un'insegnante ha fatto rimuovere un crocefisso, affermando poi a un quotidiano di averlo fatto per "tutelare quei bambini che non hanno chiesto l'insegnamento della religione".Il caso era poi arrivato alla Giunta regionale, dopo che il consigliere Andrea Leoni ha presentato una mozione per chiedere alla Giunta stessa di attivarsi presso le autorità scolastiche per assicurare la presenza del crocefisso nella aule delle scuole dell'Emilia-Romagna.Dopo l'episodio in questione, molte scuole si sono rivolte all'USR dell'Emilia Romagna, che ha pubblicato una nota con la quale si ricostruisce un percorso normativo che prevede l'affissione del crocefisso.L'USR tiene a precisare che il crocefisso non è qualificabile come un "arredo scolastico", dal momento che in sé ha molteplici implicazioni simboliche e che la sua affissione nelle aule scolastiche non è da ritenersi lesiva del principio di libertà religiosa.La stessa cosa vale per altri simboli legati alla religione, come ad esempio il presepe. (da: "Crocifisso dalle aule non si toglie, una ricognizione normativa dell'USR Emilia Romagna", Anselmo Penna, Orizzontescuola.it) Quale affermazione NON si deduce dalla lettura del brano? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Docente toglie crocefisso dall'aula, sanzionato [1]. Ripercorriamo la normativa. La ricognizione giunge dopo che, in una scuola di Bologna, un'insegnante ha fatto rimuovere un crocefisso, affermando poi a un quotidiano di averlo fatto per "tutelare quei bambini che non hanno chiesto l'insegnamento della religione".Il caso era poi arrivato alla Giunta regionale, dopo che il consigliere Andrea Leoni ha presentato una mozione per chiedere alla Giunta stessa di attivarsi presso le autorità scolastiche per assicurare la presenza del crocefisso nella aule delle scuole dell'Emilia-Romagna.Dopo l'episodio in questione, molte scuole si sono rivolte all'USR dell'Emilia Romagna, che ha pubblicato una nota con la quale si ricostruisce un percorso normativo che prevede l'affissione del crocefisso.L'USR tiene a precisare che il crocefisso non è qualificabile come un "arredo scolastico", dal momento che in sé ha molteplici implicazioni simboliche e che la sua affissione nelle aule scolastiche non è da ritenersi lesiva del principio di libertà religiosa.La stessa cosa vale per altri simboli legati alla religione, come ad esempio il presepe. (da: "Crocifisso dalle aule non si toglie, una ricognizione normativa dell'USR Emilia Romagna", Anselmo Penna, Orizzontescuola.it) Quale affermazione NON si deduce dalla lettura del brano? |
RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Docente toglie crocefisso dall'aula, sanzionato [1]. Ripercorriamo la normativa. La ricognizione giunge dopo che, in una scuola di Bologna, un'insegnante ha fatto rimuovere un crocefisso, affermando poi a un quotidiano di averlo fatto per "tutelare quei bambini che non hanno chiesto l'insegnamento della religione".Il caso era poi arrivato alla Giunta regionale, dopo che il consigliere Andrea Leoni ha presentato una mozione per chiedere alla Giunta stessa di attivarsi presso le autorità scolastiche per assicurare la presenza del crocefisso nella aule delle scuole dell'Emilia-Romagna.Dopo l'episodio in questione, molte scuole si sono rivolte all'USR dell'Emilia Romagna, che ha pubblicato una nota con la quale si ricostruisce un percorso normativo che prevede l'affissione del crocefisso.L'USR tiene a precisare che il crocefisso non è qualificabile come un "arredo scolastico", dal momento che in sé ha molteplici implicazioni simboliche e che la sua affissione nelle aule scolastiche non è da ritenersi lesiva del principio di libertà religiosa.La stessa cosa vale per altri simboli legati alla religione, come ad esempio il presepe. (da: "Crocifisso dalle aule non si toglie, una ricognizione normativa dell'USR Emilia Romagna", Anselmo Penna, Orizzontescuola.it) Quale di questi NON è un sinonimo di "sanzionato" [1], nell'accezione in cui l'aggettivo è usato nel testo? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Docente toglie crocefisso dall'aula, sanzionato [1]. Ripercorriamo la normativa. La ricognizione giunge dopo che, in una scuola di Bologna, un'insegnante ha fatto rimuovere un crocefisso, affermando poi a un quotidiano di averlo fatto per "tutelare quei bambini che non hanno chiesto l'insegnamento della religione".Il caso era poi arrivato alla Giunta regionale, dopo che il consigliere Andrea Leoni ha presentato una mozione per chiedere alla Giunta stessa di attivarsi presso le autorità scolastiche per assicurare la presenza del crocefisso nella aule delle scuole dell'Emilia-Romagna.Dopo l'episodio in questione, molte scuole si sono rivolte all'USR dell'Emilia Romagna, che ha pubblicato una nota con la quale si ricostruisce un percorso normativo che prevede l'affissione del crocefisso.L'USR tiene a precisare che il crocefisso non è qualificabile come un "arredo scolastico", dal momento che in sé ha molteplici implicazioni simboliche e che la sua affissione nelle aule scolastiche non è da ritenersi lesiva del principio di libertà religiosa.La stessa cosa vale per altri simboli legati alla religione, come ad esempio il presepe. (da: "Crocifisso dalle aule non si toglie, una ricognizione normativa dell'USR Emilia Romagna", Anselmo Penna, Orizzontescuola.it) Quale affermazione NON si deduce dalla lettura del brano? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Dopo il forte calo tra il 2011 e il 2012, il quadro della soddisfazione generale della popolazione di 14 anni e oltre si è stabilizzato nel 2015 con una stima pari ai livelli espressi nel 2012.Su una scala da 0 a 10, il punteggio medio attribuito alla soddisfazione per la vita nel complesso è 6,8. I livelli più alti (tra 8 a 10) sono indicati dal 35,1% delle persone, in linea con il 2014. Stabile anche la quota di popolazione (4,5%) che esprime giudizi negativi (tra 0 e 3).In alcuni ambiti rilevanti della vita quotidiana, le persone si dichiarano più soddisfatte rispetto al 2014. Sono: le relazioni familiari (il 90,9% contro il 90,2%), amicali (83,4% contro 82,2%) e tempo libero (66,4% contro 64,5%).Risultano, invece, stabili a distanza di un anno la stima per la soddisfazione per la salute (81,2%) e quella per il lavoro (74,8%).La quota di famiglie, che valutano invariata o in miglioramento la propria condizione economica, passa dal 52,1% del 2014 al 57,3% del 2015. Il dato positivo riguarda tutte le ripartizioni [1] geografiche, ma è più consistente al Nord e nel Mezzogiorno.Parallelamente aumenta la quota di persone soddisfatte della propria situazione economica (dal 43,4% del 2014 al 47,5% del 2015).Il 78,6% delle persone pensa che "bisogna stare molto attenti" nei confronti degli altri; all'opposto, il 19,9% ritiene che "gran parte della gente è degna di fiducia". Questo aspetto della fiducia torna sui livelli del 2012 dopo due anni di lieve crescita.Il peggioramento della fiducia verso gli altri è confermato anche dal calo della quota di persone che ritiene probabile vedersi restituire il portafoglio smarrito da un vicino di casa (dal 71,0% del 2014 al 69,4% del 2015) o da uno sconosciuto (dal 12,3% all'11,1%).Nel 2015 i problemi maggiormente sentiti dalle famiglie con riguardo alla zona in cui vivono sono: il rischio di criminalità (41,1%), il traffico (38,4%), la difficoltà di parcheggio (37,3%) e l'inquinamento dell'aria (36,7%); seguono la sporcizia nelle strade (31,6%), il rumore (31,2%), le difficoltà di collegamento con i mezzi pubblici (30,5%) e la qualità dell'acqua di rubinetto (30,0%). Infine, il 9,2% delle famiglie segnala irregolarità nell'erogazione dell'acqua.Rispetto al 2014, cresce la quota delle famiglie che dichiarano problemi nella zona in cui vivono. In particolare è in aumento la percezione del rischio di criminalità, soprattutto nel Centro-nord. (da: www.istat.it) Nel 2014 i molto soddisfatti, che hanno espresso un punteggio compreso tra 8 e 10 sono: |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Dopo il forte calo tra il 2011 e il 2012, il quadro della soddisfazione generale della popolazione di 14 anni e oltre si è stabilizzato nel 2015 con una stima pari ai livelli espressi nel 2012.Su una scala da 0 a 10, il punteggio medio attribuito alla soddisfazione per la vita nel complesso è 6,8. I livelli più alti (tra 8 a 10) sono indicati dal 35,1% delle persone, in linea con il 2014. Stabile anche la quota di popolazione (4,5%) che esprime giudizi negativi (tra 0 e 3).In alcuni ambiti rilevanti della vita quotidiana, le persone si dichiarano più soddisfatte rispetto al 2014. Sono: le relazioni familiari (il 90,9% contro il 90,2%), amicali (83,4% contro 82,2%) e tempo libero (66,4% contro 64,5%).Risultano, invece, stabili a distanza di un anno la stima per la soddisfazione per la salute (81,2%) e quella per il lavoro (74,8%).La quota di famiglie, che valutano invariata o in miglioramento la propria condizione economica, passa dal 52,1% del 2014 al 57,3% del 2015. Il dato positivo riguarda tutte le ripartizioni [1] geografiche, ma è più consistente al Nord e nel Mezzogiorno.Parallelamente aumenta la quota di persone soddisfatte della propria situazione economica (dal 43,4% del 2014 al 47,5% del 2015).Il 78,6% delle persone pensa che "bisogna stare molto attenti" nei confronti degli altri; all'opposto, il 19,9% ritiene che "gran parte della gente è degna di fiducia". Questo aspetto della fiducia torna sui livelli del 2012 dopo due anni di lieve crescita.Il peggioramento della fiducia verso gli altri è confermato anche dal calo della quota di persone che ritiene probabile vedersi restituire il portafoglio smarrito da un vicino di casa (dal 71,0% del 2014 al 69,4% del 2015) o da uno sconosciuto (dal 12,3% all'11,1%).Nel 2015 i problemi maggiormente sentiti dalle famiglie con riguardo alla zona in cui vivono sono: il rischio di criminalità (41,1%), il traffico (38,4%), la difficoltà di parcheggio (37,3%) e l'inquinamento dell'aria (36,7%); seguono la sporcizia nelle strade (31,6%), il rumore (31,2%), le difficoltà di collegamento con i mezzi pubblici (30,5%) e la qualità dell'acqua di rubinetto (30,0%). Infine, il 9,2% delle famiglie segnala irregolarità nell'erogazione dell'acqua.Rispetto al 2014, cresce la quota delle famiglie che dichiarano problemi nella zona in cui vivono. In particolare è in aumento la percezione del rischio di criminalità, soprattutto nel Centro-nord. (da: www.istat.it) Le persone si dichiarano più soddisfatte: |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Dopo il forte calo tra il 2011 e il 2012, il quadro della soddisfazione generale della popolazione di 14 anni e oltre si è stabilizzato nel 2015 con una stima pari ai livelli espressi nel 2012.Su una scala da 0 a 10, il punteggio medio attribuito alla soddisfazione per la vita nel complesso è 6,8. I livelli più alti (tra 8 a 10) sono indicati dal 35,1% delle persone, in linea con il 2014. Stabile anche la quota di popolazione (4,5%) che esprime giudizi negativi (tra 0 e 3).In alcuni ambiti rilevanti della vita quotidiana, le persone si dichiarano più soddisfatte rispetto al 2014. Sono: le relazioni familiari (il 90,9% contro il 90,2%), amicali (83,4% contro 82,2%) e tempo libero (66,4% contro 64,5%).Risultano, invece, stabili a distanza di un anno la stima per la soddisfazione per la salute (81,2%) e quella per il lavoro (74,8%).La quota di famiglie, che valutano invariata o in miglioramento la propria condizione economica, passa dal 52,1% del 2014 al 57,3% del 2015. Il dato positivo riguarda tutte le ripartizioni [1] geografiche, ma è più consistente al Nord e nel Mezzogiorno.Parallelamente aumenta la quota di persone soddisfatte della propria situazione economica (dal 43,4% del 2014 al 47,5% del 2015).Il 78,6% delle persone pensa che "bisogna stare molto attenti" nei confronti degli altri; all'opposto, il 19,9% ritiene che "gran parte della gente è degna di fiducia". Questo aspetto della fiducia torna sui livelli del 2012 dopo due anni di lieve crescita.Il peggioramento della fiducia verso gli altri è confermato anche dal calo della quota di persone che ritiene probabile vedersi restituire il portafoglio smarrito da un vicino di casa (dal 71,0% del 2014 al 69,4% del 2015) o da uno sconosciuto (dal 12,3% all'11,1%).Nel 2015 i problemi maggiormente sentiti dalle famiglie con riguardo alla zona in cui vivono sono: il rischio di criminalità (41,1%), il traffico (38,4%), la difficoltà di parcheggio (37,3%) e l'inquinamento dell'aria (36,7%); seguono la sporcizia nelle strade (31,6%), il rumore (31,2%), le difficoltà di collegamento con i mezzi pubblici (30,5%) e la qualità dell'acqua di rubinetto (30,0%). Infine, il 9,2% delle famiglie segnala irregolarità nell'erogazione dell'acqua.Rispetto al 2014, cresce la quota delle famiglie che dichiarano problemi nella zona in cui vivono. In particolare è in aumento la percezione del rischio di criminalità, soprattutto nel Centro-nord. (da: www.istat.it) La quota di famiglie che valuta invariata o in miglioramento la propria condizione economica dal 2014 al 2015: |
RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Dopo il forte calo tra il 2011 e il 2012, il quadro della soddisfazione generale della popolazione di 14 anni e oltre si è stabilizzato nel 2015 con una stima pari ai livelli espressi nel 2012.Su una scala da 0 a 10, il punteggio medio attribuito alla soddisfazione per la vita nel complesso è 6,8. I livelli più alti (tra 8 a 10) sono indicati dal 35,1% delle persone, in linea con il 2014. Stabile anche la quota di popolazione (4,5%) che esprime giudizi negativi (tra 0 e 3).In alcuni ambiti rilevanti della vita quotidiana, le persone si dichiarano più soddisfatte rispetto al 2014. Sono: le relazioni familiari (il 90,9% contro il 90,2%), amicali (83,4% contro 82,2%) e tempo libero (66,4% contro 64,5%).Risultano, invece, stabili a distanza di un anno la stima per la soddisfazione per la salute (81,2%) e quella per il lavoro (74,8%).La quota di famiglie, che valutano invariata o in miglioramento la propria condizione economica, passa dal 52,1% del 2014 al 57,3% del 2015. Il dato positivo riguarda tutte le ripartizioni [1] geografiche, ma è più consistente al Nord e nel Mezzogiorno.Parallelamente aumenta la quota di persone soddisfatte della propria situazione economica (dal 43,4% del 2014 al 47,5% del 2015).Il 78,6% delle persone pensa che "bisogna stare molto attenti" nei confronti degli altri; all'opposto, il 19,9% ritiene che "gran parte della gente è degna di fiducia". Questo aspetto della fiducia torna sui livelli del 2012 dopo due anni di lieve crescita.Il peggioramento della fiducia verso gli altri è confermato anche dal calo della quota di persone che ritiene probabile vedersi restituire il portafoglio smarrito da un vicino di casa (dal 71,0% del 2014 al 69,4% del 2015) o da uno sconosciuto (dal 12,3% all'11,1%).Nel 2015 i problemi maggiormente sentiti dalle famiglie con riguardo alla zona in cui vivono sono: il rischio di criminalità (41,1%), il traffico (38,4%), la difficoltà di parcheggio (37,3%) e l'inquinamento dell'aria (36,7%); seguono la sporcizia nelle strade (31,6%), il rumore (31,2%), le difficoltà di collegamento con i mezzi pubblici (30,5%) e la qualità dell'acqua di rubinetto (30,0%). Infine, il 9,2% delle famiglie segnala irregolarità nell'erogazione dell'acqua.Rispetto al 2014, cresce la quota delle famiglie che dichiarano problemi nella zona in cui vivono. In particolare è in aumento la percezione del rischio di criminalità, soprattutto nel Centro-nord. (da: www.istat.it) Secondo quanto riportato nel brano, quale delle seguenti affermazioni è vera? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Dopo il forte calo tra il 2011 e il 2012, il quadro della soddisfazione generale della popolazione di 14 anni e oltre si è stabilizzato nel 2015 con una stima pari ai livelli espressi nel 2012.Su una scala da 0 a 10, il punteggio medio attribuito alla soddisfazione per la vita nel complesso è 6,8. I livelli più alti (tra 8 a 10) sono indicati dal 35,1% delle persone, in linea con il 2014. Stabile anche la quota di popolazione (4,5%) che esprime giudizi negativi (tra 0 e 3).In alcuni ambiti rilevanti della vita quotidiana, le persone si dichiarano più soddisfatte rispetto al 2014. Sono: le relazioni familiari (il 90,9% contro il 90,2%), amicali (83,4% contro 82,2%) e tempo libero (66,4% contro 64,5%).Risultano, invece, stabili a distanza di un anno la stima per la soddisfazione per la salute (81,2%) e quella per il lavoro (74,8%).La quota di famiglie, che valutano invariata o in miglioramento la propria condizione economica, passa dal 52,1% del 2014 al 57,3% del 2015. Il dato positivo riguarda tutte le ripartizioni [1] geografiche, ma è più consistente al Nord e nel Mezzogiorno.Parallelamente aumenta la quota di persone soddisfatte della propria situazione economica (dal 43,4% del 2014 al 47,5% del 2015).Il 78,6% delle persone pensa che "bisogna stare molto attenti" nei confronti degli altri; all'opposto, il 19,9% ritiene che "gran parte della gente è degna di fiducia". Questo aspetto della fiducia torna sui livelli del 2012 dopo due anni di lieve crescita.Il peggioramento della fiducia verso gli altri è confermato anche dal calo della quota di persone che ritiene probabile vedersi restituire il portafoglio smarrito da un vicino di casa (dal 71,0% del 2014 al 69,4% del 2015) o da uno sconosciuto (dal 12,3% all'11,1%).Nel 2015 i problemi maggiormente sentiti dalle famiglie con riguardo alla zona in cui vivono sono: il rischio di criminalità (41,1%), il traffico (38,4%), la difficoltà di parcheggio (37,3%) e l'inquinamento dell'aria (36,7%); seguono la sporcizia nelle strade (31,6%), il rumore (31,2%), le difficoltà di collegamento con i mezzi pubblici (30,5%) e la qualità dell'acqua di rubinetto (30,0%). Infine, il 9,2% delle famiglie segnala irregolarità nell'erogazione dell'acqua.Rispetto al 2014, cresce la quota delle famiglie che dichiarano problemi nella zona in cui vivono. In particolare è in aumento la percezione del rischio di criminalità, soprattutto nel Centro-nord. (da: www.istat.it) Il termine "ripartizioni [1]" potrebbe essere sostituito con: |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Dopo la guerra tutto cambiò rapidamente. Cambiò il mondo, cambiarono gli assetti geo-politici, cambiarono le dinamiche sociali, cambiò la situazione culturale globale, cambiò l'America. Gli Stati Uniti affermarono definitivamente in quegli anni la loro posizione di Paese trainante all'interno del sistema economico-politico mondiale. Erano gli unici veri vincitori della guerra; il nuovo Paese egemone. In breve gli Stati Uniti si proposero come modello culturale per tutto il mondo Occidentale, diffondendo il nuovo, opulento [1] mito dell'American way of life. Un mito diffuso negli anni '50 attraverso il cinema e i suoi eroi, da Marilyn Monroe a James Dean, il rock 'n roll di Elvis Presley, gli edulcorati cartoni animati di Walt Disney. Erano i boccioli della nostra tanto proclamata "società di massa"; gente vestita alla stessa maniera, che mangia in locali del tutto simili tra loro, beve Coca Cola e coltiva le stesse ambizioni, sotto l'influsso di quel grande paese dei sogni che era l'America, ricca e perbene, ordinata e socialmente ben stratificata, con le sue macchine potenti, le sue catene di montaggio, la sua potenza militare, la sua Hollywood, le radio e gli occhiali da sole. Ma dentro questo grande sogno, si celavano enormi fantasmi, si proiettavano ombre gigantesche; quelle dell'imperialismo e della guerra in Corea, del Maccartismo, del conservatorismo puritano, del nazionalismo esasperato. Di fronte a quel tipo di società, sempre più chiusa e arroccata, che tentava di uniformare ogni forma di manifestazione culturale, i nuovi intellettuali reagirono con ferocia; accettarono la sfida, accettarono il nuovo ruolo subalterno assegnato alla letteratura, fecero proprio il tentativo di emarginazione subito e lo ribaltarono con furia, portando agli occhi del lettore i problemi e gli aspetti che la cultura del sistema tendeva a nascondere, parlando del problema razziale, della differenza tra nord e sud, della violenza e degli orrori della guerra. Erano i maestri della Lost generation come Hemingway e Faulkner, ma anche Salinger, Mailer, Wolfe, Syron. In questa lotta contro il conformismo dilagante un ruolo di primo piano ebbero le generazioni a cavallo tra gli anni '50 e '60. In campo letterario una generazione di giovani scrittori spiccò forse più degli altri; quella che provocatoriamente si autodefinì "Beat". Una generazione di disincantati vagabondi figli d'America, viaggiatori e sognatori a occhi aperti, pacifisti disinibiti e funambolici, che rifiutavano il marciume della società, del denaro, dei falsi compromessi, delle ipocrisie, per coltivare un sogno più grande, tanto grande da sovrastarli, da spingerli come schegge impazzite tra droghe e locali jazz, tra religioni orientali e viaggi in autostop, verso il ricovero salvifico dell'arte e della scrittura, verso lunghi racconti gridati e pronunciati tutti d'un fiato, verso poesie infinite, verso la ricerca di semplice libertà, pura e inafferrabile. I padri di questa generazione di scrittori furono Jack Kerouac e Allen Ginsberg, William Burroughs e Gregory Corso. La data di consacrazione fu il 1957 quando, dopo lunghe pressioni di Malcolm Cowley, il grande capolavoro di Jack Kerouac, On the road, fu finalmente pubblicato. (Da: "Fernanda Pivano e la letteratura americana", di Emiliano Zappalà, http://www.sulromanzo.it/) Quale delle seguenti affermazioni NON è deducibile dal brano? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Dopo la guerra tutto cambiò rapidamente. Cambiò il mondo, cambiarono gli assetti geo-politici, cambiarono le dinamiche sociali, cambiò la situazione culturale globale, cambiò l'America. Gli Stati Uniti affermarono definitivamente in quegli anni la loro posizione di Paese trainante all'interno del sistema economico-politico mondiale. Erano gli unici veri vincitori della guerra; il nuovo Paese egemone. In breve gli Stati Uniti si proposero come modello culturale per tutto il mondo Occidentale, diffondendo il nuovo, opulento [1] mito dell'American way of life. Un mito diffuso negli anni '50 attraverso il cinema e i suoi eroi, da Marilyn Monroe a James Dean, il rock 'n roll di Elvis Presley, gli edulcorati cartoni animati di Walt Disney. Erano i boccioli della nostra tanto proclamata "società di massa"; gente vestita alla stessa maniera, che mangia in locali del tutto simili tra loro, beve Coca Cola e coltiva le stesse ambizioni, sotto l'influsso di quel grande paese dei sogni che era l'America, ricca e perbene, ordinata e socialmente ben stratificata, con le sue macchine potenti, le sue catene di montaggio, la sua potenza militare, la sua Hollywood, le radio e gli occhiali da sole. Ma dentro questo grande sogno, si celavano enormi fantasmi, si proiettavano ombre gigantesche; quelle dell'imperialismo e della guerra in Corea, del Maccartismo, del conservatorismo puritano, del nazionalismo esasperato. Di fronte a quel tipo di società, sempre più chiusa e arroccata, che tentava di uniformare ogni forma di manifestazione culturale, i nuovi intellettuali reagirono con ferocia; accettarono la sfida, accettarono il nuovo ruolo subalterno assegnato alla letteratura, fecero proprio il tentativo di emarginazione subito e lo ribaltarono con furia, portando agli occhi del lettore i problemi e gli aspetti che la cultura del sistema tendeva a nascondere, parlando del problema razziale, della differenza tra nord e sud, della violenza e degli orrori della guerra. Erano i maestri della Lost generation come Hemingway e Faulkner, ma anche Salinger, Mailer, Wolfe, Syron. In questa lotta contro il conformismo dilagante un ruolo di primo piano ebbero le generazioni a cavallo tra gli anni '50 e '60. In campo letterario una generazione di giovani scrittori spiccò forse più degli altri; quella che provocatoriamente si autodefinì "Beat". Una generazione di disincantati vagabondi figli d'America, viaggiatori e sognatori a occhi aperti, pacifisti disinibiti e funambolici, che rifiutavano il marciume della società, del denaro, dei falsi compromessi, delle ipocrisie, per coltivare un sogno più grande, tanto grande da sovrastarli, da spingerli come schegge impazzite tra droghe e locali jazz, tra religioni orientali e viaggi in autostop, verso il ricovero salvifico dell'arte e della scrittura, verso lunghi racconti gridati e pronunciati tutti d'un fiato, verso poesie infinite, verso la ricerca di semplice libertà, pura e inafferrabile. I padri di questa generazione di scrittori furono Jack Kerouac e Allen Ginsberg, William Burroughs e Gregory Corso. La data di consacrazione fu il 1957 quando, dopo lunghe pressioni di Malcolm Cowley, il grande capolavoro di Jack Kerouac, On the road, fu finalmente pubblicato. (Da: "Fernanda Pivano e la letteratura americana", di Emiliano Zappalà, http://www.sulromanzo.it/) Quale delle seguenti affermazioni è deducibile dal brano? |
RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Dopo la guerra tutto cambiò rapidamente. Cambiò il mondo, cambiarono gli assetti geo-politici, cambiarono le dinamiche sociali, cambiò la situazione culturale globale, cambiò l'America. Gli Stati Uniti affermarono definitivamente in quegli anni la loro posizione di Paese trainante all'interno del sistema economico-politico mondiale. Erano gli unici veri vincitori della guerra; il nuovo Paese egemone. In breve gli Stati Uniti si proposero come modello culturale per tutto il mondo Occidentale, diffondendo il nuovo, opulento [1] mito dell'American way of life. Un mito diffuso negli anni '50 attraverso il cinema e i suoi eroi, da Marilyn Monroe a James Dean, il rock 'n roll di Elvis Presley, gli edulcorati cartoni animati di Walt Disney. Erano i boccioli della nostra tanto proclamata "società di massa"; gente vestita alla stessa maniera, che mangia in locali del tutto simili tra loro, beve Coca Cola e coltiva le stesse ambizioni, sotto l'influsso di quel grande paese dei sogni che era l'America, ricca e perbene, ordinata e socialmente ben stratificata, con le sue macchine potenti, le sue catene di montaggio, la sua potenza militare, la sua Hollywood, le radio e gli occhiali da sole. Ma dentro questo grande sogno, si celavano enormi fantasmi, si proiettavano ombre gigantesche; quelle dell'imperialismo e della guerra in Corea, del Maccartismo, del conservatorismo puritano, del nazionalismo esasperato. Di fronte a quel tipo di società, sempre più chiusa e arroccata, che tentava di uniformare ogni forma di manifestazione culturale, i nuovi intellettuali reagirono con ferocia; accettarono la sfida, accettarono il nuovo ruolo subalterno assegnato alla letteratura, fecero proprio il tentativo di emarginazione subito e lo ribaltarono con furia, portando agli occhi del lettore i problemi e gli aspetti che la cultura del sistema tendeva a nascondere, parlando del problema razziale, della differenza tra nord e sud, della violenza e degli orrori della guerra. Erano i maestri della Lost generation come Hemingway e Faulkner, ma anche Salinger, Mailer, Wolfe, Syron. In questa lotta contro il conformismo dilagante un ruolo di primo piano ebbero le generazioni a cavallo tra gli anni '50 e '60. In campo letterario una generazione di giovani scrittori spiccò forse più degli altri; quella che provocatoriamente si autodefinì "Beat". Una generazione di disincantati vagabondi figli d'America, viaggiatori e sognatori a occhi aperti, pacifisti disinibiti e funambolici, che rifiutavano il marciume della società, del denaro, dei falsi compromessi, delle ipocrisie, per coltivare un sogno più grande, tanto grande da sovrastarli, da spingerli come schegge impazzite tra droghe e locali jazz, tra religioni orientali e viaggi in autostop, verso il ricovero salvifico dell'arte e della scrittura, verso lunghi racconti gridati e pronunciati tutti d'un fiato, verso poesie infinite, verso la ricerca di semplice libertà, pura e inafferrabile. I padri di questa generazione di scrittori furono Jack Kerouac e Allen Ginsberg, William Burroughs e Gregory Corso. La data di consacrazione fu il 1957 quando, dopo lunghe pressioni di Malcolm Cowley, il grande capolavoro di Jack Kerouac, On the road, fu finalmente pubblicato. (Da: "Fernanda Pivano e la letteratura americana", di Emiliano Zappalà, http://www.sulromanzo.it/) Quale guerra è sottintesa all'inizio del brano? |
RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Dopo la guerra tutto cambiò rapidamente. Cambiò il mondo, cambiarono gli assetti geo-politici, cambiarono le dinamiche sociali, cambiò la situazione culturale globale, cambiò l'America. Gli Stati Uniti affermarono definitivamente in quegli anni la loro posizione di Paese trainante all'interno del sistema economico-politico mondiale. Erano gli unici veri vincitori della guerra; il nuovo Paese egemone. In breve gli Stati Uniti si proposero come modello culturale per tutto il mondo Occidentale, diffondendo il nuovo, opulento [1] mito dell'American way of life. Un mito diffuso negli anni '50 attraverso il cinema e i suoi eroi, da Marilyn Monroe a James Dean, il rock 'n roll di Elvis Presley, gli edulcorati cartoni animati di Walt Disney. Erano i boccioli della nostra tanto proclamata "società di massa"; gente vestita alla stessa maniera, che mangia in locali del tutto simili tra loro, beve Coca Cola e coltiva le stesse ambizioni, sotto l'influsso di quel grande paese dei sogni che era l'America, ricca e perbene, ordinata e socialmente ben stratificata, con le sue macchine potenti, le sue catene di montaggio, la sua potenza militare, la sua Hollywood, le radio e gli occhiali da sole. Ma dentro questo grande sogno, si celavano enormi fantasmi, si proiettavano ombre gigantesche; quelle dell'imperialismo e della guerra in Corea, del Maccartismo, del conservatorismo puritano, del nazionalismo esasperato. Di fronte a quel tipo di società, sempre più chiusa e arroccata, che tentava di uniformare ogni forma di manifestazione culturale, i nuovi intellettuali reagirono con ferocia; accettarono la sfida, accettarono il nuovo ruolo subalterno assegnato alla letteratura, fecero proprio il tentativo di emarginazione subito e lo ribaltarono con furia, portando agli occhi del lettore i problemi e gli aspetti che la cultura del sistema tendeva a nascondere, parlando del problema razziale, della differenza tra nord e sud, della violenza e degli orrori della guerra. Erano i maestri della Lost generation come Hemingway e Faulkner, ma anche Salinger, Mailer, Wolfe, Syron. In questa lotta contro il conformismo dilagante un ruolo di primo piano ebbero le generazioni a cavallo tra gli anni '50 e '60. In campo letterario una generazione di giovani scrittori spiccò forse più degli altri; quella che provocatoriamente si autodefinì "Beat". Una generazione di disincantati vagabondi figli d'America, viaggiatori e sognatori a occhi aperti, pacifisti disinibiti e funambolici, che rifiutavano il marciume della società, del denaro, dei falsi compromessi, delle ipocrisie, per coltivare un sogno più grande, tanto grande da sovrastarli, da spingerli come schegge impazzite tra droghe e locali jazz, tra religioni orientali e viaggi in autostop, verso il ricovero salvifico dell'arte e della scrittura, verso lunghi racconti gridati e pronunciati tutti d'un fiato, verso poesie infinite, verso la ricerca di semplice libertà, pura e inafferrabile. I padri di questa generazione di scrittori furono Jack Kerouac e Allen Ginsberg, William Burroughs e Gregory Corso. La data di consacrazione fu il 1957 quando, dopo lunghe pressioni di Malcolm Cowley, il grande capolavoro di Jack Kerouac, On the road, fu finalmente pubblicato. (Da: "Fernanda Pivano e la letteratura americana", di Emiliano Zappalà, http://www.sulromanzo.it/) Quale dei seguenti termini può sostituire il termine "opulento [1]" senza cambiare il senso della frase? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Dopo la guerra tutto cambiò rapidamente. Cambiò il mondo, cambiarono gli assetti geo-politici, cambiarono le dinamiche sociali, cambiò la situazione culturale globale, cambiò l'America. Gli Stati Uniti affermarono definitivamente in quegli anni la loro posizione di Paese trainante all'interno del sistema economico-politico mondiale. Erano gli unici veri vincitori della guerra; il nuovo Paese egemone. In breve gli Stati Uniti si proposero come modello culturale per tutto il mondo Occidentale, diffondendo il nuovo, opulento [1] mito dell'American way of life. Un mito diffuso negli anni '50 attraverso il cinema e i suoi eroi, da Marilyn Monroe a James Dean, il rock 'n roll di Elvis Presley, gli edulcorati cartoni animati di Walt Disney. Erano i boccioli della nostra tanto proclamata "società di massa"; gente vestita alla stessa maniera, che mangia in locali del tutto simili tra loro, beve Coca Cola e coltiva le stesse ambizioni, sotto l'influsso di quel grande paese dei sogni che era l'America, ricca e perbene, ordinata e socialmente ben stratificata, con le sue macchine potenti, le sue catene di montaggio, la sua potenza militare, la sua Hollywood, le radio e gli occhiali da sole. Ma dentro questo grande sogno, si celavano enormi fantasmi, si proiettavano ombre gigantesche; quelle dell'imperialismo e della guerra in Corea, del Maccartismo, del conservatorismo puritano, del nazionalismo esasperato. Di fronte a quel tipo di società, sempre più chiusa e arroccata, che tentava di uniformare ogni forma di manifestazione culturale, i nuovi intellettuali reagirono con ferocia; accettarono la sfida, accettarono il nuovo ruolo subalterno assegnato alla letteratura, fecero proprio il tentativo di emarginazione subito e lo ribaltarono con furia, portando agli occhi del lettore i problemi e gli aspetti che la cultura del sistema tendeva a nascondere, parlando del problema razziale, della differenza tra nord e sud, della violenza e degli orrori della guerra. Erano i maestri della Lost generation come Hemingway e Faulkner, ma anche Salinger, Mailer, Wolfe, Syron. In questa lotta contro il conformismo dilagante un ruolo di primo piano ebbero le generazioni a cavallo tra gli anni '50 e '60. In campo letterario una generazione di giovani scrittori spiccò forse più degli altri; quella che provocatoriamente si autodefinì "Beat". Una generazione di disincantati vagabondi figli d'America, viaggiatori e sognatori a occhi aperti, pacifisti disinibiti e funambolici, che rifiutavano il marciume della società, del denaro, dei falsi compromessi, delle ipocrisie, per coltivare un sogno più grande, tanto grande da sovrastarli, da spingerli come schegge impazzite tra droghe e locali jazz, tra religioni orientali e viaggi in autostop, verso il ricovero salvifico dell'arte e della scrittura, verso lunghi racconti gridati e pronunciati tutti d'un fiato, verso poesie infinite, verso la ricerca di semplice libertà, pura e inafferrabile. I padri di questa generazione di scrittori furono Jack Kerouac e Allen Ginsberg, William Burroughs e Gregory Corso. La data di consacrazione fu il 1957 quando, dopo lunghe pressioni di Malcolm Cowley, il grande capolavoro di Jack Kerouac, On the road, fu finalmente pubblicato. (Da: "Fernanda Pivano e la letteratura americana", di Emiliano Zappalà, http://www.sulromanzo.it/) In che modo i nuovi intellettuali risposero alla società americana che si stava delineando tra gli anni '50 e '60? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Dopo oltre due millenni trascorsi sotto la sabbia, un antico insediamento fortificato dell'epoca di Alessandro Magno sta venendo alla luce in Iraq. Complice una finestra di relativa quiete in un'area martoriata dai conflitti, gli archeologi del British Museum sono finalmente riusciti a dedicarsi ai resti di Qalatga Darband, una città fortezza affacciata su un fiume della provincia di Sulaimaniya, nel Kurdistan iracheno. L'esatto anno di fondazione dell'avamposto non è noto, ma si pensa che la sua prima pietra sia stata posata attorno al 331 a.C., lungo la strada da poco percorsa da Alessandro Magno all'inseguimento del re persiano Dario III, battuto nella storica Battaglia di Gaugamela (nei pressi dell'odierna Mosul, in quella che un tempo era la Mesopotamia). L'ipotesi è che la Qalatga Darband, il cui nome in curdo significa "castello del valico montano", servisse da città di passaggio per i soldati e i mercanti in transito tra Iraq e Iran. Lo studio è stato finanziato dall'Iraq Emergency Heritage Management Training Scheme, un programma sostenuto dal governo britannico e guidato dall'archeologo John MacGinnis per aiutare gli studiosi iracheni a identificare i tesori inestimabili minacciati dall'ISIS. Gli scavi finora hanno riportato alla luce vari resti di edifici, mura fortificate e alcune presse in pietra che dovevano servire nella produzione di olio o vino per i militari assetati. Sono state trovate anche tegole di tetti, una statua di Persefone (divinità greca sposa di Ade, legata all'agricoltura e alle stagioni) e una di Adone, una figura connessa alla rinascita, alla fioritura e alla fertilità. I sospetti della presenza di un'antica città nel territorio risalgono agli anni '90, quando furono declassificate [1] le immagini dell'area acquisite da satelliti sovietici durante la Guerra Fredda. I vari conflitti hanno impedito a lungo di esaminare da vicino, finché dopo la caduta di Saddam Hussein è stato possibile osservare la provincia con i droni. Le rilevazioni aeree hanno evidenziato irregolarità nelle coltivazioni di grano: una differenza di crescita che denunciava la presenza di mura nel sottosuolo. La più recente ritirata dell'ISIS ha permesso di approfondire gli scavi, che dureranno almeno fino al 2020. (Da: Elisabetta Intini, "In Iraq la città perduta di Alessandro Magno", "Focus", Mondadori Spa, 2017) Quale dei seguenti oggetti NON è stato ritrovato dagli archeologi nella città di Qalatga Darband? |
RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Dopo oltre due millenni trascorsi sotto la sabbia, un antico insediamento fortificato dell'epoca di Alessandro Magno sta venendo alla luce in Iraq. Complice una finestra di relativa quiete in un'area martoriata dai conflitti, gli archeologi del British Museum sono finalmente riusciti a dedicarsi ai resti di Qalatga Darband, una città fortezza affacciata su un fiume della provincia di Sulaimaniya, nel Kurdistan iracheno. L'esatto anno di fondazione dell'avamposto non è noto, ma si pensa che la sua prima pietra sia stata posata attorno al 331 a.C., lungo la strada da poco percorsa da Alessandro Magno all'inseguimento del re persiano Dario III, battuto nella storica Battaglia di Gaugamela (nei pressi dell'odierna Mosul, in quella che un tempo era la Mesopotamia). L'ipotesi è che la Qalatga Darband, il cui nome in curdo significa "castello del valico montano", servisse da città di passaggio per i soldati e i mercanti in transito tra Iraq e Iran. Lo studio è stato finanziato dall'Iraq Emergency Heritage Management Training Scheme, un programma sostenuto dal governo britannico e guidato dall'archeologo John MacGinnis per aiutare gli studiosi iracheni a identificare i tesori inestimabili minacciati dall'ISIS. Gli scavi finora hanno riportato alla luce vari resti di edifici, mura fortificate e alcune presse in pietra che dovevano servire nella produzione di olio o vino per i militari assetati. Sono state trovate anche tegole di tetti, una statua di Persefone (divinità greca sposa di Ade, legata all'agricoltura e alle stagioni) e una di Adone, una figura connessa alla rinascita, alla fioritura e alla fertilità. I sospetti della presenza di un'antica città nel territorio risalgono agli anni '90, quando furono declassificate [1] le immagini dell'area acquisite da satelliti sovietici durante la Guerra Fredda. I vari conflitti hanno impedito a lungo di esaminare da vicino, finché dopo la caduta di Saddam Hussein è stato possibile osservare la provincia con i droni. Le rilevazioni aeree hanno evidenziato irregolarità nelle coltivazioni di grano: una differenza di crescita che denunciava la presenza di mura nel sottosuolo. La più recente ritirata dell'ISIS ha permesso di approfondire gli scavi, che dureranno almeno fino al 2020. (Da: Elisabetta Intini, "In Iraq la città perduta di Alessandro Magno", "Focus", Mondadori Spa, 2017) Da quale organizzazione è stato finanziato lo studio dei resti di Qalatga Darband? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Dopo oltre due millenni trascorsi sotto la sabbia, un antico insediamento fortificato dell'epoca di Alessandro Magno sta venendo alla luce in Iraq. Complice una finestra di relativa quiete in un'area martoriata dai conflitti, gli archeologi del British Museum sono finalmente riusciti a dedicarsi ai resti di Qalatga Darband, una città fortezza affacciata su un fiume della provincia di Sulaimaniya, nel Kurdistan iracheno. L'esatto anno di fondazione dell'avamposto non è noto, ma si pensa che la sua prima pietra sia stata posata attorno al 331 a.C., lungo la strada da poco percorsa da Alessandro Magno all'inseguimento del re persiano Dario III, battuto nella storica Battaglia di Gaugamela (nei pressi dell'odierna Mosul, in quella che un tempo era la Mesopotamia). L'ipotesi è che la Qalatga Darband, il cui nome in curdo significa "castello del valico montano", servisse da città di passaggio per i soldati e i mercanti in transito tra Iraq e Iran. Lo studio è stato finanziato dall'Iraq Emergency Heritage Management Training Scheme, un programma sostenuto dal governo britannico e guidato dall'archeologo John MacGinnis per aiutare gli studiosi iracheni a identificare i tesori inestimabili minacciati dall'ISIS. Gli scavi finora hanno riportato alla luce vari resti di edifici, mura fortificate e alcune presse in pietra che dovevano servire nella produzione di olio o vino per i militari assetati. Sono state trovate anche tegole di tetti, una statua di Persefone (divinità greca sposa di Ade, legata all'agricoltura e alle stagioni) e una di Adone, una figura connessa alla rinascita, alla fioritura e alla fertilità. I sospetti della presenza di un'antica città nel territorio risalgono agli anni '90, quando furono declassificate [1] le immagini dell'area acquisite da satelliti sovietici durante la Guerra Fredda. I vari conflitti hanno impedito a lungo di esaminare da vicino, finché dopo la caduta di Saddam Hussein è stato possibile osservare la provincia con i droni. Le rilevazioni aeree hanno evidenziato irregolarità nelle coltivazioni di grano: una differenza di crescita che denunciava la presenza di mura nel sottosuolo. La più recente ritirata dell'ISIS ha permesso di approfondire gli scavi, che dureranno almeno fino al 2020. (Da: Elisabetta Intini, "In Iraq la città perduta di Alessandro Magno", "Focus", Mondadori Spa, 2017) Tramite quale mezzo gli archeologi hanno iniziato a sospettare la presenza di una città nella zona? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Dopo oltre due millenni trascorsi sotto la sabbia, un antico insediamento fortificato dell'epoca di Alessandro Magno sta venendo alla luce in Iraq. Complice una finestra di relativa quiete in un'area martoriata dai conflitti, gli archeologi del British Museum sono finalmente riusciti a dedicarsi ai resti di Qalatga Darband, una città fortezza affacciata su un fiume della provincia di Sulaimaniya, nel Kurdistan iracheno. L'esatto anno di fondazione dell'avamposto non è noto, ma si pensa che la sua prima pietra sia stata posata attorno al 331 a.C., lungo la strada da poco percorsa da Alessandro Magno all'inseguimento del re persiano Dario III, battuto nella storica Battaglia di Gaugamela (nei pressi dell'odierna Mosul, in quella che un tempo era la Mesopotamia). L'ipotesi è che la Qalatga Darband, il cui nome in curdo significa "castello del valico montano", servisse da città di passaggio per i soldati e i mercanti in transito tra Iraq e Iran. Lo studio è stato finanziato dall'Iraq Emergency Heritage Management Training Scheme, un programma sostenuto dal governo britannico e guidato dall'archeologo John MacGinnis per aiutare gli studiosi iracheni a identificare i tesori inestimabili minacciati dall'ISIS. Gli scavi finora hanno riportato alla luce vari resti di edifici, mura fortificate e alcune presse in pietra che dovevano servire nella produzione di olio o vino per i militari assetati. Sono state trovate anche tegole di tetti, una statua di Persefone (divinità greca sposa di Ade, legata all'agricoltura e alle stagioni) e una di Adone, una figura connessa alla rinascita, alla fioritura e alla fertilità. I sospetti della presenza di un'antica città nel territorio risalgono agli anni '90, quando furono declassificate [1] le immagini dell'area acquisite da satelliti sovietici durante la Guerra Fredda. I vari conflitti hanno impedito a lungo di esaminare da vicino, finché dopo la caduta di Saddam Hussein è stato possibile osservare la provincia con i droni. Le rilevazioni aeree hanno evidenziato irregolarità nelle coltivazioni di grano: una differenza di crescita che denunciava la presenza di mura nel sottosuolo. La più recente ritirata dell'ISIS ha permesso di approfondire gli scavi, che dureranno almeno fino al 2020. (Da: Elisabetta Intini, "In Iraq la città perduta di Alessandro Magno", "Focus", Mondadori Spa, 2017) La città di Qalatga Darband serviva probabilmente come: |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Dopo oltre due millenni trascorsi sotto la sabbia, un antico insediamento fortificato dell'epoca di Alessandro Magno sta venendo alla luce in Iraq. Complice una finestra di relativa quiete in un'area martoriata dai conflitti, gli archeologi del British Museum sono finalmente riusciti a dedicarsi ai resti di Qalatga Darband, una città fortezza affacciata su un fiume della provincia di Sulaimaniya, nel Kurdistan iracheno. L'esatto anno di fondazione dell'avamposto non è noto, ma si pensa che la sua prima pietra sia stata posata attorno al 331 a.C., lungo la strada da poco percorsa da Alessandro Magno all'inseguimento del re persiano Dario III, battuto nella storica Battaglia di Gaugamela (nei pressi dell'odierna Mosul, in quella che un tempo era la Mesopotamia). L'ipotesi è che la Qalatga Darband, il cui nome in curdo significa "castello del valico montano", servisse da città di passaggio per i soldati e i mercanti in transito tra Iraq e Iran. Lo studio è stato finanziato dall'Iraq Emergency Heritage Management Training Scheme, un programma sostenuto dal governo britannico e guidato dall'archeologo John MacGinnis per aiutare gli studiosi iracheni a identificare i tesori inestimabili minacciati dall'ISIS. Gli scavi finora hanno riportato alla luce vari resti di edifici, mura fortificate e alcune presse in pietra che dovevano servire nella produzione di olio o vino per i militari assetati. Sono state trovate anche tegole di tetti, una statua di Persefone (divinità greca sposa di Ade, legata all'agricoltura e alle stagioni) e una di Adone, una figura connessa alla rinascita, alla fioritura e alla fertilità. I sospetti della presenza di un'antica città nel territorio risalgono agli anni '90, quando furono declassificate [1] le immagini dell'area acquisite da satelliti sovietici durante la Guerra Fredda. I vari conflitti hanno impedito a lungo di esaminare da vicino, finché dopo la caduta di Saddam Hussein è stato possibile osservare la provincia con i droni. Le rilevazioni aeree hanno evidenziato irregolarità nelle coltivazioni di grano: una differenza di crescita che denunciava la presenza di mura nel sottosuolo. La più recente ritirata dell'ISIS ha permesso di approfondire gli scavi, che dureranno almeno fino al 2020. (Da: Elisabetta Intini, "In Iraq la città perduta di Alessandro Magno", "Focus", Mondadori Spa, 2017) Cosa si intende per "immagini declassificate" [1]? |
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Leggere attentamente il seguente brano. Docente toglie crocefisso dall'aula, sanzionato [1]. Ripercorriamo la normativa. La ricognizione giunge dopo che, in una scuola di Bologna, un'insegnante ha fatto rimuovere un crocefisso, affermando poi a un quotidiano di averlo fatto per "tutelare quei bambini che non hanno chiesto l'insegnamento della religione".Il caso era poi arrivato alla Giunta regionale, dopo che il consigliere Andrea Leoni ha presentato una mozione per chiedere alla Giunta stessa di attivarsi presso le autorità scolastiche per assicurare la presenza del crocefisso nella aule delle scuole dell'Emilia-Romagna.Dopo l'episodio in questione, molte scuole si sono rivolte all'USR dell'Emilia Romagna, che ha pubblicato una nota con la quale si ricostruisce un percorso normativo che prevede l'affissione del crocefisso.L'USR tiene a precisare che il crocefisso non è qualificabile come un "arredo scolastico", dal momento che in sé ha molteplici implicazioni simboliche e che la sua affissione nelle aule scolastiche non è da ritenersi lesiva del principio di libertà religiosa.La stessa cosa vale per altri simboli legati alla religione, come ad esempio il presepe. (da: "Crocifisso dalle aule non si toglie, una ricognizione normativa dell'USR Emilia Romagna", Anselmo Penna, Orizzontescuola.it) Quale di questi NON è un sinonimo di "sanzionato" [1], nell'accezione in cui l'aggettivo è usato nel testo?
Leggere attentamente il seguente brano. Dopo la guerra tutto cambiò rapidamente. Cambiò il mondo, cambiarono gli assetti geo-politici, cambiarono le dinamiche sociali, cambiò la situazione culturale globale, cambiò l'America. Gli Stati Uniti affermarono definitivamente in quegli anni la loro posizione di Paese trainante all'interno del sistema economico-politico mondiale. Erano gli unici veri vincitori della guerra; il nuovo Paese egemone. In breve gli Stati Uniti si proposero come modello culturale per tutto il mondo Occidentale, diffondendo il nuovo, opulento [1] mito dell'American way of life. Un mito diffuso negli anni '50 attraverso il cinema e i suoi eroi, da Marilyn Monroe a James Dean, il rock 'n roll di Elvis Presley, gli edulcorati cartoni animati di Walt Disney. Erano i boccioli della nostra tanto proclamata "società di massa"; gente vestita alla stessa maniera, che mangia in locali del tutto simili tra loro, beve Coca Cola e coltiva le stesse ambizioni, sotto l'influsso di quel grande paese dei sogni che era l'America, ricca e perbene, ordinata e socialmente ben stratificata, con le sue macchine potenti, le sue catene di montaggio, la sua potenza militare, la sua Hollywood, le radio e gli occhiali da sole. Ma dentro questo grande sogno, si celavano enormi fantasmi, si proiettavano ombre gigantesche; quelle dell'imperialismo e della guerra in Corea, del Maccartismo, del conservatorismo puritano, del nazionalismo esasperato. Di fronte a quel tipo di società, sempre più chiusa e arroccata, che tentava di uniformare ogni forma di manifestazione culturale, i nuovi intellettuali reagirono con ferocia; accettarono la sfida, accettarono il nuovo ruolo subalterno assegnato alla letteratura, fecero proprio il tentativo di emarginazione subito e lo ribaltarono con furia, portando agli occhi del lettore i problemi e gli aspetti che la cultura del sistema tendeva a nascondere, parlando del problema razziale, della differenza tra nord e sud, della violenza e degli orrori della guerra. Erano i maestri della Lost generation come Hemingway e Faulkner, ma anche Salinger, Mailer, Wolfe, Syron. In questa lotta contro il conformismo dilagante un ruolo di primo piano ebbero le generazioni a cavallo tra gli anni '50 e '60. In campo letterario una generazione di giovani scrittori spiccò forse più degli altri; quella che provocatoriamente si autodefinì "Beat". Una generazione di disincantati vagabondi figli d'America, viaggiatori e sognatori a occhi aperti, pacifisti disinibiti e funambolici, che rifiutavano il marciume della società, del denaro, dei falsi compromessi, delle ipocrisie, per coltivare un sogno più grande, tanto grande da sovrastarli, da spingerli come schegge impazzite tra droghe e locali jazz, tra religioni orientali e viaggi in autostop, verso il ricovero salvifico dell'arte e della scrittura, verso lunghi racconti gridati e pronunciati tutti d'un fiato, verso poesie infinite, verso la ricerca di semplice libertà, pura e inafferrabile. I padri di questa generazione di scrittori furono Jack Kerouac e Allen Ginsberg, William Burroughs e Gregory Corso. La data di consacrazione fu il 1957 quando, dopo lunghe pressioni di Malcolm Cowley, il grande capolavoro di Jack Kerouac, On the road, fu finalmente pubblicato. (Da: "Fernanda Pivano e la letteratura americana", di Emiliano Zappalà, http://www.sulromanzo.it/) Quale guerra è sottintesa all'inizio del brano?
Leggere attentamente il seguente brano. Dopo la guerra tutto cambiò rapidamente. Cambiò il mondo, cambiarono gli assetti geo-politici, cambiarono le dinamiche sociali, cambiò la situazione culturale globale, cambiò l'America. Gli Stati Uniti affermarono definitivamente in quegli anni la loro posizione di Paese trainante all'interno del sistema economico-politico mondiale. Erano gli unici veri vincitori della guerra; il nuovo Paese egemone. In breve gli Stati Uniti si proposero come modello culturale per tutto il mondo Occidentale, diffondendo il nuovo, opulento [1] mito dell'American way of life. Un mito diffuso negli anni '50 attraverso il cinema e i suoi eroi, da Marilyn Monroe a James Dean, il rock 'n roll di Elvis Presley, gli edulcorati cartoni animati di Walt Disney. Erano i boccioli della nostra tanto proclamata "società di massa"; gente vestita alla stessa maniera, che mangia in locali del tutto simili tra loro, beve Coca Cola e coltiva le stesse ambizioni, sotto l'influsso di quel grande paese dei sogni che era l'America, ricca e perbene, ordinata e socialmente ben stratificata, con le sue macchine potenti, le sue catene di montaggio, la sua potenza militare, la sua Hollywood, le radio e gli occhiali da sole. Ma dentro questo grande sogno, si celavano enormi fantasmi, si proiettavano ombre gigantesche; quelle dell'imperialismo e della guerra in Corea, del Maccartismo, del conservatorismo puritano, del nazionalismo esasperato. Di fronte a quel tipo di società, sempre più chiusa e arroccata, che tentava di uniformare ogni forma di manifestazione culturale, i nuovi intellettuali reagirono con ferocia; accettarono la sfida, accettarono il nuovo ruolo subalterno assegnato alla letteratura, fecero proprio il tentativo di emarginazione subito e lo ribaltarono con furia, portando agli occhi del lettore i problemi e gli aspetti che la cultura del sistema tendeva a nascondere, parlando del problema razziale, della differenza tra nord e sud, della violenza e degli orrori della guerra. Erano i maestri della Lost generation come Hemingway e Faulkner, ma anche Salinger, Mailer, Wolfe, Syron. In questa lotta contro il conformismo dilagante un ruolo di primo piano ebbero le generazioni a cavallo tra gli anni '50 e '60. In campo letterario una generazione di giovani scrittori spiccò forse più degli altri; quella che provocatoriamente si autodefinì "Beat". Una generazione di disincantati vagabondi figli d'America, viaggiatori e sognatori a occhi aperti, pacifisti disinibiti e funambolici, che rifiutavano il marciume della società, del denaro, dei falsi compromessi, delle ipocrisie, per coltivare un sogno più grande, tanto grande da sovrastarli, da spingerli come schegge impazzite tra droghe e locali jazz, tra religioni orientali e viaggi in autostop, verso il ricovero salvifico dell'arte e della scrittura, verso lunghi racconti gridati e pronunciati tutti d'un fiato, verso poesie infinite, verso la ricerca di semplice libertà, pura e inafferrabile. I padri di questa generazione di scrittori furono Jack Kerouac e Allen Ginsberg, William Burroughs e Gregory Corso. La data di consacrazione fu il 1957 quando, dopo lunghe pressioni di Malcolm Cowley, il grande capolavoro di Jack Kerouac, On the road, fu finalmente pubblicato. (Da: "Fernanda Pivano e la letteratura americana", di Emiliano Zappalà, http://www.sulromanzo.it/) Quale dei seguenti termini può sostituire il termine "opulento [1]" senza cambiare il senso della frase?