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Tutte le domande del quiz : Brani

tratto da:
Guardia di Finanza
Quiz - 631 allievi marescialli 2018 (90° corso) Concorso pubblico, per titoli ed esami, per 631 allievi marescialli 2018



 Esercitati su questo Quiz 

RISPOSTA   Domanda difficile Leggere attentamente il seguente brano. Ecco intanto la "definizione esatta" di che cosa significa mangiare vegan, per quanto riguarda l'aspetto alimentare di questa scelta, dato che è questo il settore più importante, quello in cui il maggior numero di animali trovano la morte.Una persona vegetariana è una persona che non mangia animali, di nessuna specie [1]. Di terra, d'acqua, d'aria. Tradotto in termini più crudi, cioè parlando di quello che gli animali "diventano" una volta uccisi, un vegetariano non mangia carne di nessun tipo (affettati compresi: sempre carne è) né pesce.Una persona vegan, oltre a non mangiare animali non mangia nemmeno i loro prodotti � latte e latticini, uova e miele � perché anche per ottenere questi prodotti gli animali vengono uccisi.Oltre all'aspetto dell'alimentazione ci sono però anche tutti gli altri settori: la scelta vegan è una scelta etica di rispetto per gli animali, questo è il senso del termine, assegnatogli dall'inventore stesso della parola, Donald Watson. Quindi, essere vegan significa impegnarsi a non nuocere agli animali, evitando l'utilizzo di prodotti derivanti dagli animali in tutte le situazioni: per vestirsi, per arredare, per l'igiene personale e della casa (come lana, piume, pelle, cuoio, pellicce, seta, cosmetici testati su animali, ecc. ); non divertirsi a spese della vita e della libertà di altri animali (tenendosi lontani da zoo, circhi, acquari, ippodromi, maneggi, caccia, pesca, feste con uso di animali ) , non trattare gli animali come oggetti e merce (come avviene nella compravendita di animali domestici ) .La scelta vegan è dunque puramente etica e si estende a ogni settore, non solo a quello alimentare; invece, una scelta meramente alimentare, non mossa da ragioni di rispetto per gli animali, ma unicamente da motivazioni ecologiste e salutiste, possiamo definirla semplicemente come scelta di una dieta 100% vegetale.Se confrontiamo i motivi per scegliere un'alimentazione latto-ovo-vegetariana e una 100% vegetale, ci rendiamo contro che non ci sono motivazioni diverse nei due casi: qualsiasi sia la causa della scelta, cioè il "problema", che si vuole risolvere, la "soluzione" vegetariana è solo parziale, e per le stesse identiche cause il passo successivo da fare è quello vegan.Ma se le informazioni sono note fin dall'inizio, non c'è alcuna ragione per fare questa evoluzione in più passi, si può fare direttamente la scelta vegan: anni fa questa scelta la si faceva in due passi, perché era ancora difficile trovare informazioni per capire che la produzione di latte e uova uccide animali e devasta l'ambiente proprio come la produzione di carne e pesce, ma oggi che queste cose si sanno, sempre più di frequente il passo è uno solo, da onnivoro a vegan! (da: "Diventare Vegan", www.veganhome.it) Quale affermazione deducibile dal testo in relazione al vegetariano è vera?
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. Ecco intanto la "definizione esatta" di che cosa significa mangiare vegan, per quanto riguarda l'aspetto alimentare di questa scelta, dato che è questo il settore più importante, quello in cui il maggior numero di animali trovano la morte.Una persona vegetariana è una persona che non mangia animali, di nessuna specie [1]. Di terra, d'acqua, d'aria. Tradotto in termini più crudi, cioè parlando di quello che gli animali "diventano" una volta uccisi, un vegetariano non mangia carne di nessun tipo (affettati compresi: sempre carne è) né pesce.Una persona vegan, oltre a non mangiare animali non mangia nemmeno i loro prodotti � latte e latticini, uova e miele � perché anche per ottenere questi prodotti gli animali vengono uccisi.Oltre all'aspetto dell'alimentazione ci sono però anche tutti gli altri settori: la scelta vegan è una scelta etica di rispetto per gli animali, questo è il senso del termine, assegnatogli dall'inventore stesso della parola, Donald Watson. Quindi, essere vegan significa impegnarsi a non nuocere agli animali, evitando l'utilizzo di prodotti derivanti dagli animali in tutte le situazioni: per vestirsi, per arredare, per l'igiene personale e della casa (come lana, piume, pelle, cuoio, pellicce, seta, cosmetici testati su animali, ecc. ); non divertirsi a spese della vita e della libertà di altri animali (tenendosi lontani da zoo, circhi, acquari, ippodromi, maneggi, caccia, pesca, feste con uso di animali ) , non trattare gli animali come oggetti e merce (come avviene nella compravendita di animali domestici ) .La scelta vegan è dunque puramente etica e si estende a ogni settore, non solo a quello alimentare; invece, una scelta meramente alimentare, non mossa da ragioni di rispetto per gli animali, ma unicamente da motivazioni ecologiste e salutiste, possiamo definirla semplicemente come scelta di una dieta 100% vegetale.Se confrontiamo i motivi per scegliere un'alimentazione latto-ovo-vegetariana e una 100% vegetale, ci rendiamo contro che non ci sono motivazioni diverse nei due casi: qualsiasi sia la causa della scelta, cioè il "problema", che si vuole risolvere, la "soluzione" vegetariana è solo parziale, e per le stesse identiche cause il passo successivo da fare è quello vegan.Ma se le informazioni sono note fin dall'inizio, non c'è alcuna ragione per fare questa evoluzione in più passi, si può fare direttamente la scelta vegan: anni fa questa scelta la si faceva in due passi, perché era ancora difficile trovare informazioni per capire che la produzione di latte e uova uccide animali e devasta l'ambiente proprio come la produzione di carne e pesce, ma oggi che queste cose si sanno, sempre più di frequente il passo è uno solo, da onnivoro a vegan! (da: "Diventare Vegan", www.veganhome.it) Qual è il plurale corretto della parola "specie", indicata nel brano col riferimento [1]?
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. Ecco intanto la "definizione esatta" di che cosa significa mangiare vegan, per quanto riguarda l'aspetto alimentare di questa scelta, dato che è questo il settore più importante, quello in cui il maggior numero di animali trovano la morte.Una persona vegetariana è una persona che non mangia animali, di nessuna specie [1]. Di terra, d'acqua, d'aria. Tradotto in termini più crudi, cioè parlando di quello che gli animali "diventano" una volta uccisi, un vegetariano non mangia carne di nessun tipo (affettati compresi: sempre carne è) né pesce.Una persona vegan, oltre a non mangiare animali non mangia nemmeno i loro prodotti � latte e latticini, uova e miele � perché anche per ottenere questi prodotti gli animali vengono uccisi.Oltre all'aspetto dell'alimentazione ci sono però anche tutti gli altri settori: la scelta vegan è una scelta etica di rispetto per gli animali, questo è il senso del termine, assegnatogli dall'inventore stesso della parola, Donald Watson. Quindi, essere vegan significa impegnarsi a non nuocere agli animali, evitando l'utilizzo di prodotti derivanti dagli animali in tutte le situazioni: per vestirsi, per arredare, per l'igiene personale e della casa (come lana, piume, pelle, cuoio, pellicce, seta, cosmetici testati su animali, ecc. ); non divertirsi a spese della vita e della libertà di altri animali (tenendosi lontani da zoo, circhi, acquari, ippodromi, maneggi, caccia, pesca, feste con uso di animali ) , non trattare gli animali come oggetti e merce (come avviene nella compravendita di animali domestici ) .La scelta vegan è dunque puramente etica e si estende a ogni settore, non solo a quello alimentare; invece, una scelta meramente alimentare, non mossa da ragioni di rispetto per gli animali, ma unicamente da motivazioni ecologiste e salutiste, possiamo definirla semplicemente come scelta di una dieta 100% vegetale.Se confrontiamo i motivi per scegliere un'alimentazione latto-ovo-vegetariana e una 100% vegetale, ci rendiamo contro che non ci sono motivazioni diverse nei due casi: qualsiasi sia la causa della scelta, cioè il "problema", che si vuole risolvere, la "soluzione" vegetariana è solo parziale, e per le stesse identiche cause il passo successivo da fare è quello vegan.Ma se le informazioni sono note fin dall'inizio, non c'è alcuna ragione per fare questa evoluzione in più passi, si può fare direttamente la scelta vegan: anni fa questa scelta la si faceva in due passi, perché era ancora difficile trovare informazioni per capire che la produzione di latte e uova uccide animali e devasta l'ambiente proprio come la produzione di carne e pesce, ma oggi che queste cose si sanno, sempre più di frequente il passo è uno solo, da onnivoro a vegan! (da: "Diventare Vegan", www.veganhome.it) Quale delle seguenti affermazioni deducibili dal testo è vera?
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. Ecco intanto la "definizione esatta" di che cosa significa mangiare vegan, per quanto riguarda l'aspetto alimentare di questa scelta, dato che è questo il settore più importante, quello in cui il maggior numero di animali trovano la morte.Una persona vegetariana è una persona che non mangia animali, di nessuna specie [1]. Di terra, d'acqua, d'aria. Tradotto in termini più crudi, cioè parlando di quello che gli animali "diventano" una volta uccisi, un vegetariano non mangia carne di nessun tipo (affettati compresi: sempre carne è) né pesce.Una persona vegan, oltre a non mangiare animali non mangia nemmeno i loro prodotti � latte e latticini, uova e miele � perché anche per ottenere questi prodotti gli animali vengono uccisi.Oltre all'aspetto dell'alimentazione ci sono però anche tutti gli altri settori: la scelta vegan è una scelta etica di rispetto per gli animali, questo è il senso del termine, assegnatogli dall'inventore stesso della parola, Donald Watson. Quindi, essere vegan significa impegnarsi a non nuocere agli animali, evitando l'utilizzo di prodotti derivanti dagli animali in tutte le situazioni: per vestirsi, per arredare, per l'igiene personale e della casa (come lana, piume, pelle, cuoio, pellicce, seta, cosmetici testati su animali, ecc. ); non divertirsi a spese della vita e della libertà di altri animali (tenendosi lontani da zoo, circhi, acquari, ippodromi, maneggi, caccia, pesca, feste con uso di animali ) , non trattare gli animali come oggetti e merce (come avviene nella compravendita di animali domestici ) .La scelta vegan è dunque puramente etica e si estende a ogni settore, non solo a quello alimentare; invece, una scelta meramente alimentare, non mossa da ragioni di rispetto per gli animali, ma unicamente da motivazioni ecologiste e salutiste, possiamo definirla semplicemente come scelta di una dieta 100% vegetale.Se confrontiamo i motivi per scegliere un'alimentazione latto-ovo-vegetariana e una 100% vegetale, ci rendiamo contro che non ci sono motivazioni diverse nei due casi: qualsiasi sia la causa della scelta, cioè il "problema", che si vuole risolvere, la "soluzione" vegetariana è solo parziale, e per le stesse identiche cause il passo successivo da fare è quello vegan.Ma se le informazioni sono note fin dall'inizio, non c'è alcuna ragione per fare questa evoluzione in più passi, si può fare direttamente la scelta vegan: anni fa questa scelta la si faceva in due passi, perché era ancora difficile trovare informazioni per capire che la produzione di latte e uova uccide animali e devasta l'ambiente proprio come la produzione di carne e pesce, ma oggi che queste cose si sanno, sempre più di frequente il passo è uno solo, da onnivoro a vegan! (da: "Diventare Vegan", www.veganhome.it) Quale delle seguenti affermazioni deducibili dal testo è FALSA?
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. Ecco intanto la "definizione esatta" di che cosa significa mangiare vegan, per quanto riguarda l'aspetto alimentare di questa scelta, dato che è questo il settore più importante, quello in cui il maggior numero di animali trovano la morte.Una persona vegetariana è una persona che non mangia animali, di nessuna specie [1]. Di terra, d'acqua, d'aria. Tradotto in termini più crudi, cioè parlando di quello che gli animali "diventano" una volta uccisi, un vegetariano non mangia carne di nessun tipo (affettati compresi: sempre carne è) né pesce.Una persona vegan, oltre a non mangiare animali non mangia nemmeno i loro prodotti � latte e latticini, uova e miele � perché anche per ottenere questi prodotti gli animali vengono uccisi.Oltre all'aspetto dell'alimentazione ci sono però anche tutti gli altri settori: la scelta vegan è una scelta etica di rispetto per gli animali, questo è il senso del termine, assegnatogli dall'inventore stesso della parola, Donald Watson. Quindi, essere vegan significa impegnarsi a non nuocere agli animali, evitando l'utilizzo di prodotti derivanti dagli animali in tutte le situazioni: per vestirsi, per arredare, per l'igiene personale e della casa (come lana, piume, pelle, cuoio, pellicce, seta, cosmetici testati su animali, ecc. ); non divertirsi a spese della vita e della libertà di altri animali (tenendosi lontani da zoo, circhi, acquari, ippodromi, maneggi, caccia, pesca, feste con uso di animali ) , non trattare gli animali come oggetti e merce (come avviene nella compravendita di animali domestici ) .La scelta vegan è dunque puramente etica e si estende a ogni settore, non solo a quello alimentare; invece, una scelta meramente alimentare, non mossa da ragioni di rispetto per gli animali, ma unicamente da motivazioni ecologiste e salutiste, possiamo definirla semplicemente come scelta di una dieta 100% vegetale.Se confrontiamo i motivi per scegliere un'alimentazione latto-ovo-vegetariana e una 100% vegetale, ci rendiamo contro che non ci sono motivazioni diverse nei due casi: qualsiasi sia la causa della scelta, cioè il "problema", che si vuole risolvere, la "soluzione" vegetariana è solo parziale, e per le stesse identiche cause il passo successivo da fare è quello vegan.Ma se le informazioni sono note fin dall'inizio, non c'è alcuna ragione per fare questa evoluzione in più passi, si può fare direttamente la scelta vegan: anni fa questa scelta la si faceva in due passi, perché era ancora difficile trovare informazioni per capire che la produzione di latte e uova uccide animali e devasta l'ambiente proprio come la produzione di carne e pesce, ma oggi che queste cose si sanno, sempre più di frequente il passo è uno solo, da onnivoro a vegan! (da: "Diventare Vegan", www.veganhome.it) Quale affermazione deducibile dal testo in relazione al vegano è vera?
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. El Niño è un fenomeno piuttosto complesso causato dall'innalzamento della temperatura in vaste aree dell'Oceano Pacifico, specie nella parte equatoriale, all'altezza dell'America centrale e di Stati come l'Ecuador. Si forma, e poi si manifesta, con un intervallo che va dai 3 ai 7 anni. Quando inizia, come nel caso che stiamo vivendo, dura dai nove ai quindici mesi e ha il suo massimo da ottobre a marzo, a seconda dei continenti. Il fenomeno inizia con un aumento delle temperature dell'oceano dalle parti del Sud America, il vento diminuisce di intensità e cambia direzione, di conseguenza l'acqua dell'oceano, almeno quella superficiale, si muove più lentamente verso le Americhe e il raffreddamento della superficie del mare diventa meno efficiente. Con questo ci ritroviamo vaste aree dell'Oceano Pacifico con una riserva di calore addizionale rispetto alla norma che viene smaltita nell'atmosfera riscaldandola. Da qui i notevoli cambiamenti nel clima dell'intero globo, diversi da regione a regione.È difficile prevedere quale sarà l'impatto di El Niño di volta in volta, anche se a grandi linee in Europa ci aspettiamo un inverno più freddo e nevicate più abbondanti, specie al nord in Paesi come il Regno Unito, mentre negli Usa questa volta dovremmo avere più caldo a nord ovest, California ad esempio, e più freddo a sud est. Certo possiamo aspettarci anche un maggior numero di tornado negli Usa, piogge molto abbondanti da noi, periodi di siccità in altre parti del mondo. Un problema anche economico, dato che le colture, come il caffè, sono a rischio con El Niño. Di fatto lo sapremo solo a primavera 2016 come sarà andata davvero, perché El Niño ogni volta è un evento unico, diverso dai precedenti. Un effetto poco citato in genere, e ben studiato invece dalla rete di satelliti, americani e europei, che sorveglia costantemente lo stato di mari e oceani è questo: El Niño riduce la quantità di clorofilla alla superficie dell'oceano, sempre a causa della temperatura e il fitoplancton ne risente. Queste piante microscopiche sono il livello più basso della catena alimentare dell'oceano e come le persone, preferiscono vivere in alcuni ambienti piuttosto che altri. Ed esattamente come noi preferiscono temperature, quantità di luce e cibo, diciamo così, ideali. Se le condizioni cambiano il fitoplancton ne risente e, purtroppo, anche tutta la catena alimentare marina associata, pesci in prima linea. Il fenomeno quest'anno è già stato osservato negli ultimi mesi. (da: Leopoldo Benacchio, "El Niño batte ogni record: sarà un inverno ricco di sorprese") Quale delle seguenti affermazioni, in riferimento al brano, è corretta?
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. El Niño è un fenomeno piuttosto complesso causato dall'innalzamento della temperatura in vaste aree dell'Oceano Pacifico, specie nella parte equatoriale, all'altezza dell'America centrale e di Stati come l'Ecuador. Si forma, e poi si manifesta, con un intervallo che va dai 3 ai 7 anni. Quando inizia, come nel caso che stiamo vivendo, dura dai nove ai quindici mesi e ha il suo massimo da ottobre a marzo, a seconda dei continenti. Il fenomeno inizia con un aumento delle temperature dell'oceano dalle parti del Sud America, il vento diminuisce di intensità e cambia direzione, di conseguenza l'acqua dell'oceano, almeno quella superficiale, si muove più lentamente verso le Americhe e il raffreddamento della superficie del mare diventa meno efficiente. Con questo ci ritroviamo vaste aree dell'Oceano Pacifico con una riserva di calore addizionale rispetto alla norma che viene smaltita nell'atmosfera riscaldandola. Da qui i notevoli cambiamenti nel clima dell'intero globo, diversi da regione a regione.È difficile prevedere quale sarà l'impatto di El Niño di volta in volta, anche se a grandi linee in Europa ci aspettiamo un inverno più freddo e nevicate più abbondanti, specie al nord in Paesi come il Regno Unito, mentre negli Usa questa volta dovremmo avere più caldo a nord ovest, California ad esempio, e più freddo a sud est. Certo possiamo aspettarci anche un maggior numero di tornado negli Usa, piogge molto abbondanti da noi, periodi di siccità in altre parti del mondo. Un problema anche economico, dato che le colture, come il caffè, sono a rischio con El Niño. Di fatto lo sapremo solo a primavera 2016 come sarà andata davvero, perché El Niño ogni volta è un evento unico, diverso dai precedenti. Un effetto poco citato in genere, e ben studiato invece dalla rete di satelliti, americani e europei, che sorveglia costantemente lo stato di mari e oceani è questo: El Niño riduce la quantità di clorofilla alla superficie dell'oceano, sempre a causa della temperatura e il fitoplancton ne risente. Queste piante microscopiche sono il livello più basso della catena alimentare dell'oceano e come le persone, preferiscono vivere in alcuni ambienti piuttosto che altri. Ed esattamente come noi preferiscono temperature, quantità di luce e cibo, diciamo così, ideali. Se le condizioni cambiano il fitoplancton ne risente e, purtroppo, anche tutta la catena alimentare marina associata, pesci in prima linea. Il fenomeno quest'anno è già stato osservato negli ultimi mesi. (da: Leopoldo Benacchio, "El Niño batte ogni record: sarà un inverno ricco di sorprese") Quale delle seguenti NON è tra le conseguenze previste di El Niño?
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. El Niño è un fenomeno piuttosto complesso causato dall'innalzamento della temperatura in vaste aree dell'Oceano Pacifico, specie nella parte equatoriale, all'altezza dell'America centrale e di Stati come l'Ecuador. Si forma, e poi si manifesta, con un intervallo che va dai 3 ai 7 anni. Quando inizia, come nel caso che stiamo vivendo, dura dai nove ai quindici mesi e ha il suo massimo da ottobre a marzo, a seconda dei continenti. Il fenomeno inizia con un aumento delle temperature dell'oceano dalle parti del Sud America, il vento diminuisce di intensità e cambia direzione, di conseguenza l'acqua dell'oceano, almeno quella superficiale, si muove più lentamente verso le Americhe e il raffreddamento della superficie del mare diventa meno efficiente. Con questo ci ritroviamo vaste aree dell'Oceano Pacifico con una riserva di calore addizionale rispetto alla norma che viene smaltita nell'atmosfera riscaldandola. Da qui i notevoli cambiamenti nel clima dell'intero globo, diversi da regione a regione.È difficile prevedere quale sarà l'impatto di El Niño di volta in volta, anche se a grandi linee in Europa ci aspettiamo un inverno più freddo e nevicate più abbondanti, specie al nord in Paesi come il Regno Unito, mentre negli Usa questa volta dovremmo avere più caldo a nord ovest, California ad esempio, e più freddo a sud est. Certo possiamo aspettarci anche un maggior numero di tornado negli Usa, piogge molto abbondanti da noi, periodi di siccità in altre parti del mondo. Un problema anche economico, dato che le colture, come il caffè, sono a rischio con El Niño. Di fatto lo sapremo solo a primavera 2016 come sarà andata davvero, perché El Niño ogni volta è un evento unico, diverso dai precedenti. Un effetto poco citato in genere, e ben studiato invece dalla rete di satelliti, americani e europei, che sorveglia costantemente lo stato di mari e oceani è questo: El Niño riduce la quantità di clorofilla alla superficie dell'oceano, sempre a causa della temperatura e il fitoplancton ne risente. Queste piante microscopiche sono il livello più basso della catena alimentare dell'oceano e come le persone, preferiscono vivere in alcuni ambienti piuttosto che altri. Ed esattamente come noi preferiscono temperature, quantità di luce e cibo, diciamo così, ideali. Se le condizioni cambiano il fitoplancton ne risente e, purtroppo, anche tutta la catena alimentare marina associata, pesci in prima linea. Il fenomeno quest'anno è già stato osservato negli ultimi mesi. (da: Leopoldo Benacchio, "El Niño batte ogni record: sarà un inverno ricco di sorprese") Qual è l'argomento del brano?
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. El Niño è un fenomeno piuttosto complesso causato dall'innalzamento della temperatura in vaste aree dell'Oceano Pacifico, specie nella parte equatoriale, all'altezza dell'America centrale e di Stati come l'Ecuador. Si forma, e poi si manifesta, con un intervallo che va dai 3 ai 7 anni. Quando inizia, come nel caso che stiamo vivendo, dura dai nove ai quindici mesi e ha il suo massimo da ottobre a marzo, a seconda dei continenti. Il fenomeno inizia con un aumento delle temperature dell'oceano dalle parti del Sud America, il vento diminuisce di intensità e cambia direzione, di conseguenza l'acqua dell'oceano, almeno quella superficiale, si muove più lentamente verso le Americhe e il raffreddamento della superficie del mare diventa meno efficiente. Con questo ci ritroviamo vaste aree dell'Oceano Pacifico con una riserva di calore addizionale rispetto alla norma che viene smaltita nell'atmosfera riscaldandola. Da qui i notevoli cambiamenti nel clima dell'intero globo, diversi da regione a regione.È difficile prevedere quale sarà l'impatto di El Niño di volta in volta, anche se a grandi linee in Europa ci aspettiamo un inverno più freddo e nevicate più abbondanti, specie al nord in Paesi come il Regno Unito, mentre negli Usa questa volta dovremmo avere più caldo a nord ovest, California ad esempio, e più freddo a sud est. Certo possiamo aspettarci anche un maggior numero di tornado negli Usa, piogge molto abbondanti da noi, periodi di siccità in altre parti del mondo. Un problema anche economico, dato che le colture, come il caffè, sono a rischio con El Niño. Di fatto lo sapremo solo a primavera 2016 come sarà andata davvero, perché El Niño ogni volta è un evento unico, diverso dai precedenti. Un effetto poco citato in genere, e ben studiato invece dalla rete di satelliti, americani e europei, che sorveglia costantemente lo stato di mari e oceani è questo: El Niño riduce la quantità di clorofilla alla superficie dell'oceano, sempre a causa della temperatura e il fitoplancton ne risente. Queste piante microscopiche sono il livello più basso della catena alimentare dell'oceano e come le persone, preferiscono vivere in alcuni ambienti piuttosto che altri. Ed esattamente come noi preferiscono temperature, quantità di luce e cibo, diciamo così, ideali. Se le condizioni cambiano il fitoplancton ne risente e, purtroppo, anche tutta la catena alimentare marina associata, pesci in prima linea. Il fenomeno quest'anno è già stato osservato negli ultimi mesi. (da: Leopoldo Benacchio, "El Niño batte ogni record: sarà un inverno ricco di sorprese") Quale delle seguenti affermazioni NON indica una parte del processo di creazione del fenomeno descritto nel brano?
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. El Niño è un fenomeno piuttosto complesso causato dall'innalzamento della temperatura in vaste aree dell'Oceano Pacifico, specie nella parte equatoriale, all'altezza dell'America centrale e di Stati come l'Ecuador. Si forma, e poi si manifesta, con un intervallo che va dai 3 ai 7 anni. Quando inizia, come nel caso che stiamo vivendo, dura dai nove ai quindici mesi e ha il suo massimo da ottobre a marzo, a seconda dei continenti. Il fenomeno inizia con un aumento delle temperature dell'oceano dalle parti del Sud America, il vento diminuisce di intensità e cambia direzione, di conseguenza l'acqua dell'oceano, almeno quella superficiale, si muove più lentamente verso le Americhe e il raffreddamento della superficie del mare diventa meno efficiente. Con questo ci ritroviamo vaste aree dell'Oceano Pacifico con una riserva di calore addizionale rispetto alla norma che viene smaltita nell'atmosfera riscaldandola. Da qui i notevoli cambiamenti nel clima dell'intero globo, diversi da regione a regione.È difficile prevedere quale sarà l'impatto di El Niño di volta in volta, anche se a grandi linee in Europa ci aspettiamo un inverno più freddo e nevicate più abbondanti, specie al nord in Paesi come il Regno Unito, mentre negli Usa questa volta dovremmo avere più caldo a nord ovest, California ad esempio, e più freddo a sud est. Certo possiamo aspettarci anche un maggior numero di tornado negli Usa, piogge molto abbondanti da noi, periodi di siccità in altre parti del mondo. Un problema anche economico, dato che le colture, come il caffè, sono a rischio con El Niño. Di fatto lo sapremo solo a primavera 2016 come sarà andata davvero, perché El Niño ogni volta è un evento unico, diverso dai precedenti. Un effetto poco citato in genere, e ben studiato invece dalla rete di satelliti, americani e europei, che sorveglia costantemente lo stato di mari e oceani è questo: El Niño riduce la quantità di clorofilla alla superficie dell'oceano, sempre a causa della temperatura e il fitoplancton ne risente. Queste piante microscopiche sono il livello più basso della catena alimentare dell'oceano e come le persone, preferiscono vivere in alcuni ambienti piuttosto che altri. Ed esattamente come noi preferiscono temperature, quantità di luce e cibo, diciamo così, ideali. Se le condizioni cambiano il fitoplancton ne risente e, purtroppo, anche tutta la catena alimentare marina associata, pesci in prima linea. Il fenomeno quest'anno è già stato osservato negli ultimi mesi. (da: Leopoldo Benacchio, "El Niño batte ogni record: sarà un inverno ricco di sorprese") Quale delle seguenti affermazioni, in riferimento al brano, è ERRATA?
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. Era senatore degli Stati Uniti e, con tutta probabilità, sarebbe divenuto il futuro presidente, ma è come candidato, anzi, "Il candidato" per eccellenza, che noi ci raffiguriamo Gary Hart. Candidato è chi si presenta per un incarico, chi aspira al favore del pubblico. Negli ultimi tempi, questo ruolo ha fatto appello a istinti che sono personali quanto politici, seduttivi quanto persuasivi. Durante la campagna del 1984 per la nomination democratica, Hart ha fatto ben pochi riferimenti al proprio passato di legislatore. La sua piattaforma era costituita non tanto da prese di posizione quanto da frequenti allusioni a "nuove idee". La parola chiave era "nuovo", a ricordarci che Hart era giovane, che si era autonominato portavoce di una generazione che ancora sognava con nostalgia gli anni Sessanta, decennio in cui l'essere giovane era tenuto in grande considerazione. Ci ha fatto percepire Walter Mondale, il suo diretto avversario, come molto più vecchio di quanto fosse in realtà.Come Ronald Reagan e Jimmy Carter prima di lui, questo candidato si era posto come un outsider della politica. La scena evocata era vecchia quanto Edipo: il virile ribelle che abbatte le porte della gerontocrazia di Washington. La piattaforma di Gary Hart era, ed è rimasta, costituita da lui stesso, dal suo fascino, dal suo bell'aspetto e dalla fede messianica di avere la stoffa del presidente.Nel 1987, Hart era nuovamente il candidato di punta. Non aveva dato l'impressione di abbandonare la sua posizione, ma piuttosto di essersi ritirato dietro le quinte solo per rinfrescarsi il trucco. Walter Mondale, e i vecchi ideali democratici con lui, erano stati definitivamente travolti nel 1984. I nuovi avversari come Albert Gore e Michael Dukakis apparivano come versioni annacquate dello stesso Hart, tecnocrati privi di carisma. In aprile, quando la sua campagna incominciava a surriscaldarsi per il primo "caucus" nello Iowa, un sondaggio d'opinione dimostrò che Hart aveva conquistato il 65% dei voti democratici di quello Stato.Proprio mentre Hart faceva della campagna una vetrina della propria personalità, emersero problemi di carattere più personale che ideologico. Nel 1984 si venne a sapere che aveva mentito: sulla propria età e quando aveva negato di essersi cambiato nome. Come Jay Gatsby, si era inventato il proprio passato, dipingendosi come un vivace burlone nella cittadina in cui era cresciuto, quando in realtà era un bacchettone, succube della madre fondamentalista e con un tale terrore dello sporco che si rifiutava di giocare all'aperto. (Archivio Selexi) Secondo quanto affermato nel brano, si può dedurre che Walter Mondale:
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. Era senatore degli Stati Uniti e, con tutta probabilità, sarebbe divenuto il futuro presidente, ma è come candidato, anzi, "Il candidato" per eccellenza, che noi ci raffiguriamo Gary Hart. Candidato è chi si presenta per un incarico, chi aspira al favore del pubblico. Negli ultimi tempi, questo ruolo ha fatto appello a istinti che sono personali quanto politici, seduttivi quanto persuasivi. Durante la campagna del 1984 per la nomination democratica, Hart ha fatto ben pochi riferimenti al proprio passato di legislatore. La sua piattaforma era costituita non tanto da prese di posizione quanto da frequenti allusioni a "nuove idee". La parola chiave era "nuovo", a ricordarci che Hart era giovane, che si era autonominato portavoce di una generazione che ancora sognava con nostalgia gli anni Sessanta, decennio in cui l'essere giovane era tenuto in grande considerazione. Ci ha fatto percepire Walter Mondale, il suo diretto avversario, come molto più vecchio di quanto fosse in realtà.Come Ronald Reagan e Jimmy Carter prima di lui, questo candidato si era posto come un outsider della politica. La scena evocata era vecchia quanto Edipo: il virile ribelle che abbatte le porte della gerontocrazia di Washington. La piattaforma di Gary Hart era, ed è rimasta, costituita da lui stesso, dal suo fascino, dal suo bell'aspetto e dalla fede messianica di avere la stoffa del presidente.Nel 1987, Hart era nuovamente il candidato di punta. Non aveva dato l'impressione di abbandonare la sua posizione, ma piuttosto di essersi ritirato dietro le quinte solo per rinfrescarsi il trucco. Walter Mondale, e i vecchi ideali democratici con lui, erano stati definitivamente travolti nel 1984. I nuovi avversari come Albert Gore e Michael Dukakis apparivano come versioni annacquate dello stesso Hart, tecnocrati privi di carisma. In aprile, quando la sua campagna incominciava a surriscaldarsi per il primo "caucus" nello Iowa, un sondaggio d'opinione dimostrò che Hart aveva conquistato il 65% dei voti democratici di quello Stato.Proprio mentre Hart faceva della campagna una vetrina della propria personalità, emersero problemi di carattere più personale che ideologico. Nel 1984 si venne a sapere che aveva mentito: sulla propria età e quando aveva negato di essersi cambiato nome. Come Jay Gatsby, si era inventato il proprio passato, dipingendosi come un vivace burlone nella cittadina in cui era cresciuto, quando in realtà era un bacchettone, succube della madre fondamentalista e con un tale terrore dello sporco che si rifiutava di giocare all'aperto. (Archivio Selexi) La campagna di Gary Hart del 1984 era basata:
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. Era senatore degli Stati Uniti e, con tutta probabilità, sarebbe divenuto il futuro presidente, ma è come candidato, anzi, "Il candidato" per eccellenza, che noi ci raffiguriamo Gary Hart. Candidato è chi si presenta per un incarico, chi aspira al favore del pubblico. Negli ultimi tempi, questo ruolo ha fatto appello a istinti che sono personali quanto politici, seduttivi quanto persuasivi. Durante la campagna del 1984 per la nomination democratica, Hart ha fatto ben pochi riferimenti al proprio passato di legislatore. La sua piattaforma era costituita non tanto da prese di posizione quanto da frequenti allusioni a "nuove idee". La parola chiave era "nuovo", a ricordarci che Hart era giovane, che si era autonominato portavoce di una generazione che ancora sognava con nostalgia gli anni Sessanta, decennio in cui l'essere giovane era tenuto in grande considerazione. Ci ha fatto percepire Walter Mondale, il suo diretto avversario, come molto più vecchio di quanto fosse in realtà.Come Ronald Reagan e Jimmy Carter prima di lui, questo candidato si era posto come un outsider della politica. La scena evocata era vecchia quanto Edipo: il virile ribelle che abbatte le porte della gerontocrazia di Washington. La piattaforma di Gary Hart era, ed è rimasta, costituita da lui stesso, dal suo fascino, dal suo bell'aspetto e dalla fede messianica di avere la stoffa del presidente.Nel 1987, Hart era nuovamente il candidato di punta. Non aveva dato l'impressione di abbandonare la sua posizione, ma piuttosto di essersi ritirato dietro le quinte solo per rinfrescarsi il trucco. Walter Mondale, e i vecchi ideali democratici con lui, erano stati definitivamente travolti nel 1984. I nuovi avversari come Albert Gore e Michael Dukakis apparivano come versioni annacquate dello stesso Hart, tecnocrati privi di carisma. In aprile, quando la sua campagna incominciava a surriscaldarsi per il primo "caucus" nello Iowa, un sondaggio d'opinione dimostrò che Hart aveva conquistato il 65% dei voti democratici di quello Stato.Proprio mentre Hart faceva della campagna una vetrina della propria personalità, emersero problemi di carattere più personale che ideologico. Nel 1984 si venne a sapere che aveva mentito: sulla propria età e quando aveva negato di essersi cambiato nome. Come Jay Gatsby, si era inventato il proprio passato, dipingendosi come un vivace burlone nella cittadina in cui era cresciuto, quando in realtà era un bacchettone, succube della madre fondamentalista e con un tale terrore dello sporco che si rifiutava di giocare all'aperto. (Archivio Selexi) Tra i fattori che rendevano Hart amato dall'elettorato vi era che:
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. Era senatore degli Stati Uniti e, con tutta probabilità, sarebbe divenuto il futuro presidente, ma è come candidato, anzi, "Il candidato" per eccellenza, che noi ci raffiguriamo Gary Hart. Candidato è chi si presenta per un incarico, chi aspira al favore del pubblico. Negli ultimi tempi, questo ruolo ha fatto appello a istinti che sono personali quanto politici, seduttivi quanto persuasivi. Durante la campagna del 1984 per la nomination democratica, Hart ha fatto ben pochi riferimenti al proprio passato di legislatore. La sua piattaforma era costituita non tanto da prese di posizione quanto da frequenti allusioni a "nuove idee". La parola chiave era "nuovo", a ricordarci che Hart era giovane, che si era autonominato portavoce di una generazione che ancora sognava con nostalgia gli anni Sessanta, decennio in cui l'essere giovane era tenuto in grande considerazione. Ci ha fatto percepire Walter Mondale, il suo diretto avversario, come molto più vecchio di quanto fosse in realtà.Come Ronald Reagan e Jimmy Carter prima di lui, questo candidato si era posto come un outsider della politica. La scena evocata era vecchia quanto Edipo: il virile ribelle che abbatte le porte della gerontocrazia di Washington. La piattaforma di Gary Hart era, ed è rimasta, costituita da lui stesso, dal suo fascino, dal suo bell'aspetto e dalla fede messianica di avere la stoffa del presidente.Nel 1987, Hart era nuovamente il candidato di punta. Non aveva dato l'impressione di abbandonare la sua posizione, ma piuttosto di essersi ritirato dietro le quinte solo per rinfrescarsi il trucco. Walter Mondale, e i vecchi ideali democratici con lui, erano stati definitivamente travolti nel 1984. I nuovi avversari come Albert Gore e Michael Dukakis apparivano come versioni annacquate dello stesso Hart, tecnocrati privi di carisma. In aprile, quando la sua campagna incominciava a surriscaldarsi per il primo "caucus" nello Iowa, un sondaggio d'opinione dimostrò che Hart aveva conquistato il 65% dei voti democratici di quello Stato.Proprio mentre Hart faceva della campagna una vetrina della propria personalità, emersero problemi di carattere più personale che ideologico. Nel 1984 si venne a sapere che aveva mentito: sulla propria età e quando aveva negato di essersi cambiato nome. Come Jay Gatsby, si era inventato il proprio passato, dipingendosi come un vivace burlone nella cittadina in cui era cresciuto, quando in realtà era un bacchettone, succube della madre fondamentalista e con un tale terrore dello sporco che si rifiutava di giocare all'aperto. (Archivio Selexi) Albert Gore e Michael Dukakis:
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. Era senatore degli Stati Uniti e, con tutta probabilità, sarebbe divenuto il futuro presidente, ma è come candidato, anzi, "Il candidato" per eccellenza, che noi ci raffiguriamo Gary Hart. Candidato è chi si presenta per un incarico, chi aspira al favore del pubblico. Negli ultimi tempi, questo ruolo ha fatto appello a istinti che sono personali quanto politici, seduttivi quanto persuasivi. Durante la campagna del 1984 per la nomination democratica, Hart ha fatto ben pochi riferimenti al proprio passato di legislatore. La sua piattaforma era costituita non tanto da prese di posizione quanto da frequenti allusioni a "nuove idee". La parola chiave era "nuovo", a ricordarci che Hart era giovane, che si era autonominato portavoce di una generazione che ancora sognava con nostalgia gli anni Sessanta, decennio in cui l'essere giovane era tenuto in grande considerazione. Ci ha fatto percepire Walter Mondale, il suo diretto avversario, come molto più vecchio di quanto fosse in realtà.Come Ronald Reagan e Jimmy Carter prima di lui, questo candidato si era posto come un outsider della politica. La scena evocata era vecchia quanto Edipo: il virile ribelle che abbatte le porte della gerontocrazia di Washington. La piattaforma di Gary Hart era, ed è rimasta, costituita da lui stesso, dal suo fascino, dal suo bell'aspetto e dalla fede messianica di avere la stoffa del presidente.Nel 1987, Hart era nuovamente il candidato di punta. Non aveva dato l'impressione di abbandonare la sua posizione, ma piuttosto di essersi ritirato dietro le quinte solo per rinfrescarsi il trucco. Walter Mondale, e i vecchi ideali democratici con lui, erano stati definitivamente travolti nel 1984. I nuovi avversari come Albert Gore e Michael Dukakis apparivano come versioni annacquate dello stesso Hart, tecnocrati privi di carisma. In aprile, quando la sua campagna incominciava a surriscaldarsi per il primo "caucus" nello Iowa, un sondaggio d'opinione dimostrò che Hart aveva conquistato il 65% dei voti democratici di quello Stato.Proprio mentre Hart faceva della campagna una vetrina della propria personalità, emersero problemi di carattere più personale che ideologico. Nel 1984 si venne a sapere che aveva mentito: sulla propria età e quando aveva negato di essersi cambiato nome. Come Jay Gatsby, si era inventato il proprio passato, dipingendosi come un vivace burlone nella cittadina in cui era cresciuto, quando in realtà era un bacchettone, succube della madre fondamentalista e con un tale terrore dello sporco che si rifiutava di giocare all'aperto. (Archivio Selexi) Le difficoltà che Hart incontrò nella sua campagna del 1987:
RISPOSTA   Domanda difficile Leggere attentamente il seguente brano. Erano sepolti in un cimitero finora sconosciuto dell'Abbazia camaldolese di S. Pietro a Badia Pozzeveri, in provincia di Lucca, gli scheletri che consentiranno di aprire una finestra inattesa su salute e malattia in Europa, nel corso dei secoli, rivelando importanti informazioni su eventi epocali come la peste nera del 1300 o l'epidemia di colera del 1800. Un articolo apparso su "Science" a firma della giornalista Ann Gibbons racconta l'eccezionale scoperta fatta da Giuseppe Vercellotti e Clark Larsen, dell'Ohio State University, e da Hendrik Poinar, della McMaster University, che da tre anni conducono una meticolosa campagna di scavi per riportare alla luce i reperti, per poi studiarli con diverse tecniche, dall'analisi degli isotopi radioattivi alle scansioni di tomografia computerizzata tridimensionale. L'abbazia si trova lungo la Via Francigena, che dal centro dell'Europa, e in particolare dalla Francia, portava a Roma. Il cammino poi proseguiva poi fino al sud d'Italia, e una volta attraversato il mare, in Terrasanta. La Via Francigena era percorsa da cavalieri, monaci e contadini e, con loro, anche da gravi malattie infettive. I reperti di Badia Pozzeveri consentono di confrontare resti fossili e genomi di individui appartenenti a classi sociali diverse e a diverse epoche storiche e di capire in che modo vivevano e morivano dal Medioevo in poi. Il confronto tra i vari genomi può aiutare inoltre a comprendere in che modo si sono evoluti gli organismi patogeni nelle varie condizioni, dalla carestia alla guerra, presenti durante i viaggi dei pellegrini, ma anche delle truppe che si spostavano lungo la penisola. La lebbra, per esempio, arrivò probabilmente dal Medio Oriente con i soldati di ritorno dalle Crociate. I primi focolai si registrarono infatti in Toscana nel XII secolo, quando sorsero nella regione ben tre lebbrosari. I pellegrini probabilmente sono stati il veicolo di diffusione di vaiolo, morbillo, tubercolosi, tifo, colera e soprattutto della peste. Una specifica zona di scavi probabilmente ospita infatti le vittime della terribile epidemia, la cosiddetta Morte Nera, che uccise metà della popolazione europea tra il 1348 e il 1350. Una ricerca condotta nel 2011 su resti dell'epoca, ritrovati a Londra dal gruppo dello stesso Poinar, ha confermato che a causare la Morte Nera fu Yersinia pestis, il batterio che causa la peste, escludendo altri possibili agenti patogeni. Questi nuovi campioni dell'Abbazia di San Pietro consentiranno di affrontare questioni rilevanti sulla virulenza di Y. pestis. Il batterio è infatti ancora presente negli Stati Uniti sud occidentali, in Asia e in Africa, e colpisce da 1000 a 3000 persone all'anno, ma si trasmette molto lentamente da uomo a uomo. I ricercatori vogliono dunque scoprire perché il batterio è molto meno virulento oggi di quanto fosse centinaia di anni fa. Altri capitoli importanti per lo studio delle antiche malattie riguardano poi la malaria, e la sua presenza nella Toscana del 1300, oppure le malattie a trasmissione sessuale come la sifilide tra il 1400 e il 1500, o ancora la pandemia di colera che colpì l'Italia nel 1855. I resti dell'abbazia di San Pietro, conclude Gibbons, hanno appena iniziato a svelare i segreti di quasi mille anni di storia sanitaria dell'Italia e dell'intera Europa. (Da: Redazione, Il cimitero di un'antica abbazia racconta mille anni di epidemie, "Le Scienze", Gedi Gruppo Editoriale Spa, 2017) Lo studio tra i vari genomi di individui presenti nel cimitero dell'Abbazia di S. Pietro a Badia Pozzeveri può aiutare gli studiosi a capire:
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. Erano sepolti in un cimitero finora sconosciuto dell'Abbazia camaldolese di S. Pietro a Badia Pozzeveri, in provincia di Lucca, gli scheletri che consentiranno di aprire una finestra inattesa su salute e malattia in Europa, nel corso dei secoli, rivelando importanti informazioni su eventi epocali come la peste nera del 1300 o l'epidemia di colera del 1800. Un articolo apparso su "Science" a firma della giornalista Ann Gibbons racconta l'eccezionale scoperta fatta da Giuseppe Vercellotti e Clark Larsen, dell'Ohio State University, e da Hendrik Poinar, della McMaster University, che da tre anni conducono una meticolosa campagna di scavi per riportare alla luce i reperti, per poi studiarli con diverse tecniche, dall'analisi degli isotopi radioattivi alle scansioni di tomografia computerizzata tridimensionale. L'abbazia si trova lungo la Via Francigena, che dal centro dell'Europa, e in particolare dalla Francia, portava a Roma. Il cammino poi proseguiva poi fino al sud d'Italia, e una volta attraversato il mare, in Terrasanta. La Via Francigena era percorsa da cavalieri, monaci e contadini e, con loro, anche da gravi malattie infettive. I reperti di Badia Pozzeveri consentono di confrontare resti fossili e genomi di individui appartenenti a classi sociali diverse e a diverse epoche storiche e di capire in che modo vivevano e morivano dal Medioevo in poi. Il confronto tra i vari genomi può aiutare inoltre a comprendere in che modo si sono evoluti gli organismi patogeni nelle varie condizioni, dalla carestia alla guerra, presenti durante i viaggi dei pellegrini, ma anche delle truppe che si spostavano lungo la penisola. La lebbra, per esempio, arrivò probabilmente dal Medio Oriente con i soldati di ritorno dalle Crociate. I primi focolai si registrarono infatti in Toscana nel XII secolo, quando sorsero nella regione ben tre lebbrosari. I pellegrini probabilmente sono stati il veicolo di diffusione di vaiolo, morbillo, tubercolosi, tifo, colera e soprattutto della peste. Una specifica zona di scavi probabilmente ospita infatti le vittime della terribile epidemia, la cosiddetta Morte Nera, che uccise metà della popolazione europea tra il 1348 e il 1350. Una ricerca condotta nel 2011 su resti dell'epoca, ritrovati a Londra dal gruppo dello stesso Poinar, ha confermato che a causare la Morte Nera fu Yersinia pestis, il batterio che causa la peste, escludendo altri possibili agenti patogeni. Questi nuovi campioni dell'Abbazia di San Pietro consentiranno di affrontare questioni rilevanti sulla virulenza di Y. pestis. Il batterio è infatti ancora presente negli Stati Uniti sud occidentali, in Asia e in Africa, e colpisce da 1000 a 3000 persone all'anno, ma si trasmette molto lentamente da uomo a uomo. I ricercatori vogliono dunque scoprire perché il batterio è molto meno virulento oggi di quanto fosse centinaia di anni fa. Altri capitoli importanti per lo studio delle antiche malattie riguardano poi la malaria, e la sua presenza nella Toscana del 1300, oppure le malattie a trasmissione sessuale come la sifilide tra il 1400 e il 1500, o ancora la pandemia di colera che colpì l'Italia nel 1855. I resti dell'abbazia di San Pietro, conclude Gibbons, hanno appena iniziato a svelare i segreti di quasi mille anni di storia sanitaria dell'Italia e dell'intera Europa. (Da: Redazione, Il cimitero di un'antica abbazia racconta mille anni di epidemie, "Le Scienze", Gedi Gruppo Editoriale Spa, 2017) Perché l'Abbazia camaldolese di S. Pietro a Badia Pozzeveri è così interessante per lo studio della diffusione delle malattie in Europa durante il Medioevo?
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. Erano sepolti in un cimitero finora sconosciuto dell'Abbazia camaldolese di S. Pietro a Badia Pozzeveri, in provincia di Lucca, gli scheletri che consentiranno di aprire una finestra inattesa su salute e malattia in Europa, nel corso dei secoli, rivelando importanti informazioni su eventi epocali come la peste nera del 1300 o l'epidemia di colera del 1800. Un articolo apparso su "Science" a firma della giornalista Ann Gibbons racconta l'eccezionale scoperta fatta da Giuseppe Vercellotti e Clark Larsen, dell'Ohio State University, e da Hendrik Poinar, della McMaster University, che da tre anni conducono una meticolosa campagna di scavi per riportare alla luce i reperti, per poi studiarli con diverse tecniche, dall'analisi degli isotopi radioattivi alle scansioni di tomografia computerizzata tridimensionale. L'abbazia si trova lungo la Via Francigena, che dal centro dell'Europa, e in particolare dalla Francia, portava a Roma. Il cammino poi proseguiva poi fino al sud d'Italia, e una volta attraversato il mare, in Terrasanta. La Via Francigena era percorsa da cavalieri, monaci e contadini e, con loro, anche da gravi malattie infettive. I reperti di Badia Pozzeveri consentono di confrontare resti fossili e genomi di individui appartenenti a classi sociali diverse e a diverse epoche storiche e di capire in che modo vivevano e morivano dal Medioevo in poi. Il confronto tra i vari genomi può aiutare inoltre a comprendere in che modo si sono evoluti gli organismi patogeni nelle varie condizioni, dalla carestia alla guerra, presenti durante i viaggi dei pellegrini, ma anche delle truppe che si spostavano lungo la penisola. La lebbra, per esempio, arrivò probabilmente dal Medio Oriente con i soldati di ritorno dalle Crociate. I primi focolai si registrarono infatti in Toscana nel XII secolo, quando sorsero nella regione ben tre lebbrosari. I pellegrini probabilmente sono stati il veicolo di diffusione di vaiolo, morbillo, tubercolosi, tifo, colera e soprattutto della peste. Una specifica zona di scavi probabilmente ospita infatti le vittime della terribile epidemia, la cosiddetta Morte Nera, che uccise metà della popolazione europea tra il 1348 e il 1350. Una ricerca condotta nel 2011 su resti dell'epoca, ritrovati a Londra dal gruppo dello stesso Poinar, ha confermato che a causare la Morte Nera fu Yersinia pestis, il batterio che causa la peste, escludendo altri possibili agenti patogeni. Questi nuovi campioni dell'Abbazia di San Pietro consentiranno di affrontare questioni rilevanti sulla virulenza di Y. pestis. Il batterio è infatti ancora presente negli Stati Uniti sud occidentali, in Asia e in Africa, e colpisce da 1000 a 3000 persone all'anno, ma si trasmette molto lentamente da uomo a uomo. I ricercatori vogliono dunque scoprire perché il batterio è molto meno virulento oggi di quanto fosse centinaia di anni fa. Altri capitoli importanti per lo studio delle antiche malattie riguardano poi la malaria, e la sua presenza nella Toscana del 1300, oppure le malattie a trasmissione sessuale come la sifilide tra il 1400 e il 1500, o ancora la pandemia di colera che colpì l'Italia nel 1855. I resti dell'abbazia di San Pietro, conclude Gibbons, hanno appena iniziato a svelare i segreti di quasi mille anni di storia sanitaria dell'Italia e dell'intera Europa. (Da: Redazione, Il cimitero di un'antica abbazia racconta mille anni di epidemie, "Le Scienze", Gedi Gruppo Editoriale Spa, 2017) Si reputa che nel Medioevo i pellegrini siano stati veicolo di diffusione di molte malattie, tuttavia, secondo quanto è detto nel brano, NON di:
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. Erano sepolti in un cimitero finora sconosciuto dell'Abbazia camaldolese di S. Pietro a Badia Pozzeveri, in provincia di Lucca, gli scheletri che consentiranno di aprire una finestra inattesa su salute e malattia in Europa, nel corso dei secoli, rivelando importanti informazioni su eventi epocali come la peste nera del 1300 o l'epidemia di colera del 1800. Un articolo apparso su "Science" a firma della giornalista Ann Gibbons racconta l'eccezionale scoperta fatta da Giuseppe Vercellotti e Clark Larsen, dell'Ohio State University, e da Hendrik Poinar, della McMaster University, che da tre anni conducono una meticolosa campagna di scavi per riportare alla luce i reperti, per poi studiarli con diverse tecniche, dall'analisi degli isotopi radioattivi alle scansioni di tomografia computerizzata tridimensionale. L'abbazia si trova lungo la Via Francigena, che dal centro dell'Europa, e in particolare dalla Francia, portava a Roma. Il cammino poi proseguiva poi fino al sud d'Italia, e una volta attraversato il mare, in Terrasanta. La Via Francigena era percorsa da cavalieri, monaci e contadini e, con loro, anche da gravi malattie infettive. I reperti di Badia Pozzeveri consentono di confrontare resti fossili e genomi di individui appartenenti a classi sociali diverse e a diverse epoche storiche e di capire in che modo vivevano e morivano dal Medioevo in poi. Il confronto tra i vari genomi può aiutare inoltre a comprendere in che modo si sono evoluti gli organismi patogeni nelle varie condizioni, dalla carestia alla guerra, presenti durante i viaggi dei pellegrini, ma anche delle truppe che si spostavano lungo la penisola. La lebbra, per esempio, arrivò probabilmente dal Medio Oriente con i soldati di ritorno dalle Crociate. I primi focolai si registrarono infatti in Toscana nel XII secolo, quando sorsero nella regione ben tre lebbrosari. I pellegrini probabilmente sono stati il veicolo di diffusione di vaiolo, morbillo, tubercolosi, tifo, colera e soprattutto della peste. Una specifica zona di scavi probabilmente ospita infatti le vittime della terribile epidemia, la cosiddetta Morte Nera, che uccise metà della popolazione europea tra il 1348 e il 1350. Una ricerca condotta nel 2011 su resti dell'epoca, ritrovati a Londra dal gruppo dello stesso Poinar, ha confermato che a causare la Morte Nera fu Yersinia pestis, il batterio che causa la peste, escludendo altri possibili agenti patogeni. Questi nuovi campioni dell'Abbazia di San Pietro consentiranno di affrontare questioni rilevanti sulla virulenza di Y. pestis. Il batterio è infatti ancora presente negli Stati Uniti sud occidentali, in Asia e in Africa, e colpisce da 1000 a 3000 persone all'anno, ma si trasmette molto lentamente da uomo a uomo. I ricercatori vogliono dunque scoprire perché il batterio è molto meno virulento oggi di quanto fosse centinaia di anni fa. Altri capitoli importanti per lo studio delle antiche malattie riguardano poi la malaria, e la sua presenza nella Toscana del 1300, oppure le malattie a trasmissione sessuale come la sifilide tra il 1400 e il 1500, o ancora la pandemia di colera che colpì l'Italia nel 1855. I resti dell'abbazia di San Pietro, conclude Gibbons, hanno appena iniziato a svelare i segreti di quasi mille anni di storia sanitaria dell'Italia e dell'intera Europa. (Da: Redazione, Il cimitero di un'antica abbazia racconta mille anni di epidemie, "Le Scienze", Gedi Gruppo Editoriale Spa, 2017) Lo studio delle vittime della peste presenti nel cimitero dall'Abbazia di S. Pietro permetterà di:
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. Erano sepolti in un cimitero finora sconosciuto dell'Abbazia camaldolese di S. Pietro a Badia Pozzeveri, in provincia di Lucca, gli scheletri che consentiranno di aprire una finestra inattesa su salute e malattia in Europa, nel corso dei secoli, rivelando importanti informazioni su eventi epocali come la peste nera del 1300 o l'epidemia di colera del 1800. Un articolo apparso su "Science" a firma della giornalista Ann Gibbons racconta l'eccezionale scoperta fatta da Giuseppe Vercellotti e Clark Larsen, dell'Ohio State University, e da Hendrik Poinar, della McMaster University, che da tre anni conducono una meticolosa campagna di scavi per riportare alla luce i reperti, per poi studiarli con diverse tecniche, dall'analisi degli isotopi radioattivi alle scansioni di tomografia computerizzata tridimensionale. L'abbazia si trova lungo la Via Francigena, che dal centro dell'Europa, e in particolare dalla Francia, portava a Roma. Il cammino poi proseguiva poi fino al sud d'Italia, e una volta attraversato il mare, in Terrasanta. La Via Francigena era percorsa da cavalieri, monaci e contadini e, con loro, anche da gravi malattie infettive. I reperti di Badia Pozzeveri consentono di confrontare resti fossili e genomi di individui appartenenti a classi sociali diverse e a diverse epoche storiche e di capire in che modo vivevano e morivano dal Medioevo in poi. Il confronto tra i vari genomi può aiutare inoltre a comprendere in che modo si sono evoluti gli organismi patogeni nelle varie condizioni, dalla carestia alla guerra, presenti durante i viaggi dei pellegrini, ma anche delle truppe che si spostavano lungo la penisola. La lebbra, per esempio, arrivò probabilmente dal Medio Oriente con i soldati di ritorno dalle Crociate. I primi focolai si registrarono infatti in Toscana nel XII secolo, quando sorsero nella regione ben tre lebbrosari. I pellegrini probabilmente sono stati il veicolo di diffusione di vaiolo, morbillo, tubercolosi, tifo, colera e soprattutto della peste. Una specifica zona di scavi probabilmente ospita infatti le vittime della terribile epidemia, la cosiddetta Morte Nera, che uccise metà della popolazione europea tra il 1348 e il 1350. Una ricerca condotta nel 2011 su resti dell'epoca, ritrovati a Londra dal gruppo dello stesso Poinar, ha confermato che a causare la Morte Nera fu Yersinia pestis, il batterio che causa la peste, escludendo altri possibili agenti patogeni. Questi nuovi campioni dell'Abbazia di San Pietro consentiranno di affrontare questioni rilevanti sulla virulenza di Y. pestis. Il batterio è infatti ancora presente negli Stati Uniti sud occidentali, in Asia e in Africa, e colpisce da 1000 a 3000 persone all'anno, ma si trasmette molto lentamente da uomo a uomo. I ricercatori vogliono dunque scoprire perché il batterio è molto meno virulento oggi di quanto fosse centinaia di anni fa. Altri capitoli importanti per lo studio delle antiche malattie riguardano poi la malaria, e la sua presenza nella Toscana del 1300, oppure le malattie a trasmissione sessuale come la sifilide tra il 1400 e il 1500, o ancora la pandemia di colera che colpì l'Italia nel 1855. I resti dell'abbazia di San Pietro, conclude Gibbons, hanno appena iniziato a svelare i segreti di quasi mille anni di storia sanitaria dell'Italia e dell'intera Europa. (Da: Redazione, Il cimitero di un'antica abbazia racconta mille anni di epidemie, "Le Scienze", Gedi Gruppo Editoriale Spa, 2017) Nel brano si dice che il batterio della peste:

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