Tutte le domande del quiz : Ragionamento critico verbaletratto da:Comune di Napoli / RIPAM Quiz - Concorso pubblico per il reclutamento di 94 istruttori socio-educativi (categoria C, posizione economica C1, codice concorso ISE/NAE)  Esercitati su questo Quiz  |
| RISPOSTA   Nelle pianure della Siberia meridionale e della Yacuzia, l'ultima glaciazione si è conclusa 14.000 anni fa. Il permafrost, lo strato superficiale congelato del terreno, si è ammorbidito. Il clima, progressivamente più caldo e umido, ha favorito la crescita di vaste praterie, popolate di cervi e di mammouth. Un gruppo di ricercatori ha ricostruito la storia delle variazioni climatiche in Siberia e nella Yacuzia analizzando la composizione chimica dei fossili di grandi mammiferi rinvenuti nella regione. Gli scienziati hanno esaminato i resti di 77 animali, vissuti in un periodo compreso tra 50.000 e 10.000 anni fa. In particolare, hanno misurato il contenuto di C-13 e di N-15, due isotopi del carbonio e dell'azoto, nel collagene delle ossa. I fossili degli esemplari vissuti in un periodo secco, infatti, contengono una quantità di azoto-15 inferiore a quella degli esemplari vissuti in un ambiente umido. Le analisi hanno dimostrato che, 14.000 anni fa, il clima della Siberia meridionale e delle grandi pianure russe è diventato più umido di quanto non fosse in precedenza. Il fenomeno si spiega, secondo gli autori dello studio, con lo scioglimento dell'acqua che durante il periodo glaciale era rimasta imprigionata nel terreno gelato. Dal contenuto di carbonio 13 nel collagene, i ricercatori hanno ricavato informazioni sulla dieta dei cervi e dei mammouth. Hanno scoperto così che l'alimentazione degli animali vissuti 14.000 anni fa era ricca di proteine vegetali e ben più nutriente di quella degli animali che popolavano nello stesso periodo la Siberia settentrionale, ancora stretta nella morsa del gelo. A sud, sostengono gli autori, l'erba delle praterie forniva una riserva di cibo abbondante e facilmente accessibile, mentre a nord il terreno era ancora brullo e le foglie degli alberi rappresentavano l'unica fonte di proteine per i mammouth. Uno degli indizi per cui si ipotizza che la fine delle glaciazioni sia avvenuta 14.000 anni fa: |
| RISPOSTA   Nelle pianure della Siberia meridionale e della Yacuzia, l'ultima glaciazione si è conclusa 14.000 anni fa. Il permafrost, lo strato superficiale congelato del terreno, si è ammorbidito. Il clima, progressivamente più caldo e umido, ha favorito la crescita di vaste praterie, popolate di cervi e di mammouth. Un gruppo di ricercatori ha ricostruito la storia delle variazioni climatiche in Siberia e nella Yacuzia analizzando la composizione chimica dei fossili di grandi mammiferi rinvenuti nella regione. Gli scienziati hanno esaminato i resti di 77 animali, vissuti in un periodo compreso tra 50.000 e 10.000 anni fa. In particolare, hanno misurato il contenuto di C-13 e di N-15, due isotopi del carbonio e dell'azoto, nel collagene delle ossa. I fossili degli esemplari vissuti in un periodo secco, infatti, contengono una quantità di azoto-15 inferiore a quella degli esemplari vissuti in un ambiente umido. Le analisi hanno dimostrato che, 14.000 anni fa, il clima della Siberia meridionale e delle grandi pianure russe è diventato più umido di quanto non fosse in precedenza. Il fenomeno si spiega, secondo gli autori dello studio, con lo scioglimento dell'acqua che durante il periodo glaciale era rimasta imprigionata nel terreno gelato. Dal contenuto di carbonio 13 nel collagene, i ricercatori hanno ricavato informazioni sulla dieta dei cervi e dei mammouth. Hanno scoperto così che l'alimentazione degli animali vissuti 14.000 anni fa era ricca di proteine vegetali e ben più nutriente di quella degli animali che popolavano nello stesso periodo la Siberia settentrionale, ancora stretta nella morsa del gelo. A sud, sostengono gli autori, l'erba delle praterie forniva una riserva di cibo abbondante e facilmente accessibile, mentre a nord il terreno era ancora brullo e le foglie degli alberi rappresentavano l'unica fonte di proteine per i mammouth. Cosa è il permafrost? |
| RISPOSTA   Nelle pianure della Siberia meridionale e della Yacuzia, l'ultima glaciazione si è conclusa 14.000 anni fa. Il permafrost, lo strato superficiale congelato del terreno, si è ammorbidito. Il clima, progressivamente più caldo e umido, ha favorito la crescita di vaste praterie, popolate di cervi e di mammouth. Un gruppo di ricercatori ha ricostruito la storia delle variazioni climatiche in Siberia e nella Yacuzia analizzando la composizione chimica dei fossili di grandi mammiferi rinvenuti nella regione. Gli scienziati hanno esaminato i resti di 77 animali, vissuti in un periodo compreso tra 50.000 e 10.000 anni fa. In particolare, hanno misurato il contenuto di C-13 e di N-15, due isotopi del carbonio e dell'azoto, nel collagene delle ossa. I fossili degli esemplari vissuti in un periodo secco, infatti, contengono una quantità di azoto-15 inferiore a quella degli esemplari vissuti in un ambiente umido. Le analisi hanno dimostrato che, 14.000 anni fa, il clima della Siberia meridionale e delle grandi pianure russe è diventato più umido di quanto non fosse in precedenza. Il fenomeno si spiega, secondo gli autori dello studio, con lo scioglimento dell'acqua che durante il periodo glaciale era rimasta imprigionata nel terreno gelato. Dal contenuto di carbonio 13 nel collagene, i ricercatori hanno ricavato informazioni sulla dieta dei cervi e dei mammouth. Hanno scoperto così che l'alimentazione degli animali vissuti 14.000 anni fa era ricca di proteine vegetali e ben più nutriente di quella degli animali che popolavano nello stesso periodo la Siberia settentrionale, ancora stretta nella morsa del gelo. A sud, sostengono gli autori, l'erba delle praterie forniva una riserva di cibo abbondante e facilmente accessibile, mentre a nord il terreno era ancora brullo e le foglie degli alberi rappresentavano l'unica fonte di proteine per i mammouth. I ricercatori sono giunti alle loro conclusioni attraverso: |
| RISPOSTA   Nelle pianure della Siberia meridionale e della Yacuzia, l'ultima glaciazione si è conclusa 14.000 anni fa. Il permafrost, lo strato superficiale congelato del terreno, si è ammorbidito. Il clima, progressivamente più caldo e umido, ha favorito la crescita di vaste praterie, popolate di cervi e di mammouth. Un gruppo di ricercatori ha ricostruito la storia delle variazioni climatiche in Siberia e nella Yacuzia analizzando la composizione chimica dei fossili di grandi mammiferi rinvenuti nella regione. Gli scienziati hanno esaminato i resti di 77 animali, vissuti in un periodo compreso tra 50.000 e 10.000 anni fa. In particolare, hanno misurato il contenuto di C-13 e di N-15, due isotopi del carbonio e dell'azoto, nel collagene delle ossa. I fossili degli esemplari vissuti in un periodo secco, infatti, contengono una quantità di azoto-15 inferiore a quella degli esemplari vissuti in un ambiente umido. Le analisi hanno dimostrato che, 14.000 anni fa, il clima della Siberia meridionale e delle grandi pianure russe è diventato più umido di quanto non fosse in precedenza. Il fenomeno si spiega, secondo gli autori dello studio, con lo scioglimento dell'acqua che durante il periodo glaciale era rimasta imprigionata nel terreno gelato. Dal contenuto di carbonio 13 nel collagene, i ricercatori hanno ricavato informazioni sulla dieta dei cervi e dei mammouth. Hanno scoperto così che l'alimentazione degli animali vissuti 14.000 anni fa era ricca di proteine vegetali e ben più nutriente di quella degli animali che popolavano nello stesso periodo la Siberia settentrionale, ancora stretta nella morsa del gelo. A sud, sostengono gli autori, l'erba delle praterie forniva una riserva di cibo abbondante e facilmente accessibile, mentre a nord il terreno era ancora brullo e le foglie degli alberi rappresentavano l'unica fonte di proteine per i mammouth. Come sono riusciti i ricercatori ad avere informazioni sull'alimentazione degli animali di quel periodo? |
| RISPOSTA   Nelle pianure della Siberia meridionale e della Yacuzia, l'ultima glaciazione si è conclusa 14.000 anni fa. Il permafrost, lo strato superficiale congelato del terreno, si è ammorbidito. Il clima, progressivamente più caldo e umido, ha favorito la crescita di vaste praterie, popolate di cervi e di mammouth. Un gruppo di ricercatori ha ricostruito la storia delle variazioni climatiche in Siberia e nella Yacuzia analizzando la composizione chimica dei fossili di grandi mammiferi rinvenuti nella regione. Gli scienziati hanno esaminato i resti di 77 animali, vissuti in un periodo compreso tra 50.000 e 10.000 anni fa. In particolare, hanno misurato il contenuto di C-13 e di N-15, due isotopi del carbonio e dell'azoto, nel collagene delle ossa. I fossili degli esemplari vissuti in un periodo secco, infatti, contengono una quantità di azoto-15 inferiore a quella degli esemplari vissuti in un ambiente umido. Le analisi hanno dimostrato che, 14.000 anni fa, il clima della Siberia meridionale e delle grandi pianure russe è diventato più umido di quanto non fosse in precedenza. Il fenomeno si spiega, secondo gli autori dello studio, con lo scioglimento dell'acqua che durante il periodo glaciale era rimasta imprigionata nel terreno gelato. Dal contenuto di carbonio 13 nel collagene, i ricercatori hanno ricavato informazioni sulla dieta dei cervi e dei mammouth. Hanno scoperto così che l'alimentazione degli animali vissuti 14.000 anni fa era ricca di proteine vegetali e ben più nutriente di quella degli animali che popolavano nello stesso periodo la Siberia settentrionale, ancora stretta nella morsa del gelo. A sud, sostengono gli autori, l'erba delle praterie forniva una riserva di cibo abbondante e facilmente accessibile, mentre a nord il terreno era ancora brullo e le foglie degli alberi rappresentavano l'unica fonte di proteine per i mammouth. Una delle ipotesi che permette di valutare lo stato climatico in cui gli animali sono vissuti: |
| RISPOSTA   Non basta essere "tutto orecchie" per non perdere nemmeno una parola di un discorso. Sembra infatti che, senza rendercene conto, "ascoltiamo" anche attraverso la nostra pelle, unico organo di senso capace di percepire gli altrimenti impercettibili spostamenti d'aria provocati dall'emissione di alcuni suoni.La scoperta, pubblicata su Nature dal team di Brian Gick dell'University of British Columbia a Vancouver (Canada), suggerisce che quando ascoltiamo qualcuno parlare utilizziamo non solo le informazioni che arrivano da occhi e orecchie. Secondo gli studiosi registriamo anche sottili indizi tattili, come appunto lo spostamento dell'aria che accompagna le parole, per poter costruire una immagine completa dei suoni che stiamo udendo. Alcuni dei rumori che emettiamo producono piccoli, inudibili "scoppiettii" d'aria, tipici ad esempio dei suoni aspirati o sibilanti. Il gruppo di ricercatori diretto da Gick ha scoperto che, quando questi brevi scoppiettii d'aria arrivano alla pelle di mani e collo, le sillabe udite sono percepite come aspirate anche quando non lo sono. Ad esempio: sillabe non aspirate come "ba" e "da" sono state percepite come le rispettive equivalenti aspirate "pa" e "ta" quando venivano presentate agli ascoltatori insieme a un flusso d'aria sulla pelle. Questo, secondo gli scienziati, indica che le informazioni che arrivano dal senso del tatto accompagnano suoni e immagini, e vengono elaborate dal nostro cervello per decifrare ciò che viene detto. L'ascolto 'tattile': |
| RISPOSTA   Non basta essere "tutto orecchie" per non perdere nemmeno una parola di un discorso. Sembra infatti che, senza rendercene conto, "ascoltiamo" anche attraverso la nostra pelle, unico organo di senso capace di percepire gli altrimenti impercettibili spostamenti d'aria provocati dall'emissione di alcuni suoni.La scoperta, pubblicata su Nature dal team di Brian Gick dell'University of British Columbia a Vancouver (Canada), suggerisce che quando ascoltiamo qualcuno parlare utilizziamo non solo le informazioni che arrivano da occhi e orecchie. Secondo gli studiosi registriamo anche sottili indizi tattili, come appunto lo spostamento dell'aria che accompagna le parole, per poter costruire una immagine completa dei suoni che stiamo udendo. Alcuni dei rumori che emettiamo producono piccoli, inudibili "scoppiettii" d'aria, tipici ad esempio dei suoni aspirati o sibilanti. Il gruppo di ricercatori diretto da Gick ha scoperto che, quando questi brevi scoppiettii d'aria arrivano alla pelle di mani e collo, le sillabe udite sono percepite come aspirate anche quando non lo sono. Ad esempio: sillabe non aspirate come "ba" e "da" sono state percepite come le rispettive equivalenti aspirate "pa" e "ta" quando venivano presentate agli ascoltatori insieme a un flusso d'aria sulla pelle. Questo, secondo gli scienziati, indica che le informazioni che arrivano dal senso del tatto accompagnano suoni e immagini, e vengono elaborate dal nostro cervello per decifrare ciò che viene detto. I ricercatori: |
| RISPOSTA   Non basta essere "tutto orecchie" per non perdere nemmeno una parola di un discorso. Sembra infatti che, senza rendercene conto, "ascoltiamo" anche attraverso la nostra pelle, unico organo di senso capace di percepire gli altrimenti impercettibili spostamenti d'aria provocati dall'emissione di alcuni suoni.La scoperta, pubblicata su Nature dal team di Brian Gick dell'University of British Columbia a Vancouver (Canada), suggerisce che quando ascoltiamo qualcuno parlare utilizziamo non solo le informazioni che arrivano da occhi e orecchie. Secondo gli studiosi registriamo anche sottili indizi tattili, come appunto lo spostamento dell'aria che accompagna le parole, per poter costruire una immagine completa dei suoni che stiamo udendo. Alcuni dei rumori che emettiamo producono piccoli, inudibili "scoppiettii" d'aria, tipici ad esempio dei suoni aspirati o sibilanti. Il gruppo di ricercatori diretto da Gick ha scoperto che, quando questi brevi scoppiettii d'aria arrivano alla pelle di mani e collo, le sillabe udite sono percepite come aspirate anche quando non lo sono. Ad esempio: sillabe non aspirate come "ba" e "da" sono state percepite come le rispettive equivalenti aspirate "pa" e "ta" quando venivano presentate agli ascoltatori insieme a un flusso d'aria sulla pelle. Questo, secondo gli scienziati, indica che le informazioni che arrivano dal senso del tatto accompagnano suoni e immagini, e vengono elaborate dal nostro cervello per decifrare ciò che viene detto. Brian Gick: |
| RISPOSTA   Non basta essere "tutto orecchie" per non perdere nemmeno una parola di un discorso. Sembra infatti che, senza rendercene conto, "ascoltiamo" anche attraverso la nostra pelle, unico organo di senso capace di percepire gli altrimenti impercettibili spostamenti d'aria provocati dall'emissione di alcuni suoni.La scoperta, pubblicata su Nature dal team di Brian Gick dell'University of British Columbia a Vancouver (Canada), suggerisce che quando ascoltiamo qualcuno parlare utilizziamo non solo le informazioni che arrivano da occhi e orecchie. Secondo gli studiosi registriamo anche sottili indizi tattili, come appunto lo spostamento dell'aria che accompagna le parole, per poter costruire una immagine completa dei suoni che stiamo udendo. Alcuni dei rumori che emettiamo producono piccoli, inudibili "scoppiettii" d'aria, tipici ad esempio dei suoni aspirati o sibilanti. Il gruppo di ricercatori diretto da Gick ha scoperto che, quando questi brevi scoppiettii d'aria arrivano alla pelle di mani e collo, le sillabe udite sono percepite come aspirate anche quando non lo sono. Ad esempio: sillabe non aspirate come "ba" e "da" sono state percepite come le rispettive equivalenti aspirate "pa" e "ta" quando venivano presentate agli ascoltatori insieme a un flusso d'aria sulla pelle. Questo, secondo gli scienziati, indica che le informazioni che arrivano dal senso del tatto accompagnano suoni e immagini, e vengono elaborate dal nostro cervello per decifrare ciò che viene detto. Gli indizi tattili collegati ai suoni: |
| RISPOSTA   Non basta essere "tutto orecchie" per non perdere nemmeno una parola di un discorso. Sembra infatti che, senza rendercene conto, "ascoltiamo" anche attraverso la nostra pelle, unico organo di senso capace di percepire gli altrimenti impercettibili spostamenti d'aria provocati dall'emissione di alcuni suoni.La scoperta, pubblicata su Nature dal team di Brian Gick dell'University of British Columbia a Vancouver (Canada), suggerisce che quando ascoltiamo qualcuno parlare utilizziamo non solo le informazioni che arrivano da occhi e orecchie. Secondo gli studiosi registriamo anche sottili indizi tattili, come appunto lo spostamento dell'aria che accompagna le parole, per poter costruire una immagine completa dei suoni che stiamo udendo. Alcuni dei rumori che emettiamo producono piccoli, inudibili "scoppiettii" d'aria, tipici ad esempio dei suoni aspirati o sibilanti. Il gruppo di ricercatori diretto da Gick ha scoperto che, quando questi brevi scoppiettii d'aria arrivano alla pelle di mani e collo, le sillabe udite sono percepite come aspirate anche quando non lo sono. Ad esempio: sillabe non aspirate come "ba" e "da" sono state percepite come le rispettive equivalenti aspirate "pa" e "ta" quando venivano presentate agli ascoltatori insieme a un flusso d'aria sulla pelle. Questo, secondo gli scienziati, indica che le informazioni che arrivano dal senso del tatto accompagnano suoni e immagini, e vengono elaborate dal nostro cervello per decifrare ciò che viene detto. La pelle: |
| RISPOSTA   Non esiste un criterio univoco per scegliere la fiera più adatta allo sviluppo delle attività di un'azienda. Per quanto riguarda i visitatori-operatori la necessità di visitare più fiere è meno tassativa da quando la navigazione in Internet consente un buon aggiornamento. La Rete però non potrà mai sostituire la fiera come autentico marketplace del comparto. Per partecipare ad una fiera ci si può rivolgere alle segreterie degli enti fieristici, ma visto che i loro comunicati stampa non sempre sono imparziali può essere più utile consultare le associazioni di categoria, che spesso organizzano fiere specializzate e sono in grado di individuare le fiere più importanti nelle diverse aree geografiche, la stampa specializzata e gli annuari; questi ultimi pur nella loro grande completezza, non forniscono però parametri di scelta. Una quarta fonte considerata valida è rappresentata dalle aziende e dai visitatori che hanno già esperienza di export e fiere. Il "gigantismo" non è sempre un parametro indicativo di successo: disturba i contatti e richiede troppo tempo per una visita completa. Le fiere super- specializzate, di minori dimensioni, rappresentano per alcuni settori una soluzione migliore. Per quanto riguarda il settore delle tecnologie industriali le fiere a cadenza annuale difficilmente possono offrire innovazioni e aggiornamenti: in tal caso la periodicità ideale è biennale-triennale. La periodicità ideale di una fiera: |
| RISPOSTA   Non esiste un criterio univoco per scegliere la fiera più adatta allo sviluppo delle attività di un'azienda. Per quanto riguarda i visitatori-operatori la necessità di visitare più fiere è meno tassativa da quando la navigazione in Internet consente un buon aggiornamento. La Rete però non potrà mai sostituire la fiera come autentico marketplace del comparto. Per partecipare ad una fiera ci si può rivolgere alle segreterie degli enti fieristici, ma visto che i loro comunicati stampa non sempre sono imparziali può essere più utile consultare le associazioni di categoria, che spesso organizzano fiere specializzate e sono in grado di individuare le fiere più importanti nelle diverse aree geografiche, la stampa specializzata e gli annuari; questi ultimi pur nella loro grande completezza, non forniscono però parametri di scelta. Una quarta fonte considerata valida è rappresentata dalle aziende e dai visitatori che hanno già esperienza di export e fiere. Il "gigantismo" non è sempre un parametro indicativo di successo: disturba i contatti e richiede troppo tempo per una visita completa. Le fiere super- specializzate, di minori dimensioni, rappresentano per alcuni settori una soluzione migliore. Per quanto riguarda il settore delle tecnologie industriali le fiere a cadenza annuale difficilmente possono offrire innovazioni e aggiornamenti: in tal caso la periodicità ideale è biennale-triennale. Per scegliere le fiere più adatte allo sviluppo delle attività di un'azienda: |
| RISPOSTA   Non esiste un criterio univoco per scegliere la fiera più adatta allo sviluppo delle attività di un'azienda. Per quanto riguarda i visitatori-operatori la necessità di visitare più fiere è meno tassativa da quando la navigazione in Internet consente un buon aggiornamento. La Rete però non potrà mai sostituire la fiera come autentico marketplace del comparto. Per partecipare ad una fiera ci si può rivolgere alle segreterie degli enti fieristici, ma visto che i loro comunicati stampa non sempre sono imparziali può essere più utile consultare le associazioni di categoria, che spesso organizzano fiere specializzate e sono in grado di individuare le fiere più importanti nelle diverse aree geografiche, la stampa specializzata e gli annuari; questi ultimi pur nella loro grande completezza, non forniscono però parametri di scelta. Una quarta fonte considerata valida è rappresentata dalle aziende e dai visitatori che hanno già esperienza di export e fiere. Il "gigantismo" non è sempre un parametro indicativo di successo: disturba i contatti e richiede troppo tempo per una visita completa. Le fiere super- specializzate, di minori dimensioni, rappresentano per alcuni settori una soluzione migliore. Per quanto riguarda il settore delle tecnologie industriali le fiere a cadenza annuale difficilmente possono offrire innovazioni e aggiornamenti: in tal caso la periodicità ideale è biennale-triennale. Le fiere di minori dimensioni: |
RISPOSTA   Non esiste un criterio univoco per scegliere la fiera più adatta allo sviluppo delle attività di un'azienda. Per quanto riguarda i visitatori-operatori la necessità di visitare più fiere è meno tassativa da quando la navigazione in Internet consente un buon aggiornamento. La Rete però non potrà mai sostituire la fiera come autentico marketplace del comparto. Per partecipare ad una fiera ci si può rivolgere alle segreterie degli enti fieristici, ma visto che i loro comunicati stampa non sempre sono imparziali può essere più utile consultare le associazioni di categoria, che spesso organizzano fiere specializzate e sono in grado di individuare le fiere più importanti nelle diverse aree geografiche, la stampa specializzata e gli annuari; questi ultimi pur nella loro grande completezza, non forniscono però parametri di scelta. Una quarta fonte considerata valida è rappresentata dalle aziende e dai visitatori che hanno già esperienza di export e fiere. Il "gigantismo" non è sempre un parametro indicativo di successo: disturba i contatti e richiede troppo tempo per una visita completa. Le fiere super- specializzate, di minori dimensioni, rappresentano per alcuni settori una soluzione migliore. Per quanto riguarda il settore delle tecnologie industriali le fiere a cadenza annuale difficilmente possono offrire innovazioni e aggiornamenti: in tal caso la periodicità ideale è biennale-triennale. Le fiere specializzate: |
| RISPOSTA   Non esiste un criterio univoco per scegliere la fiera più adatta allo sviluppo delle attività di un'azienda. Per quanto riguarda i visitatori-operatori la necessità di visitare più fiere è meno tassativa da quando la navigazione in Internet consente un buon aggiornamento. La Rete però non potrà mai sostituire la fiera come autentico marketplace del comparto. Per partecipare ad una fiera ci si può rivolgere alle segreterie degli enti fieristici, ma visto che i loro comunicati stampa non sempre sono imparziali può essere più utile consultare le associazioni di categoria, che spesso organizzano fiere specializzate e sono in grado di individuare le fiere più importanti nelle diverse aree geografiche, la stampa specializzata e gli annuari; questi ultimi pur nella loro grande completezza, non forniscono però parametri di scelta. Una quarta fonte considerata valida è rappresentata dalle aziende e dai visitatori che hanno già esperienza di export e fiere. Il "gigantismo" non è sempre un parametro indicativo di successo: disturba i contatti e richiede troppo tempo per una visita completa. Le fiere super- specializzate, di minori dimensioni, rappresentano per alcuni settori una soluzione migliore. Per quanto riguarda il settore delle tecnologie industriali le fiere a cadenza annuale difficilmente possono offrire innovazioni e aggiornamenti: in tal caso la periodicità ideale è biennale-triennale. Nel settore delle tecnologie industriali, è difficile che: |
| RISPOSTA   Onda anomala è un termine che viene usato per indicare un'onda insolitamente grande che appare all'improvviso tra le altre più piccole. Si tratta in genere di onde che si sviluppano dove il mare è molto profondo. I meccanismi che possono portare alla loro formazione coinvolgono vento e correnti, ma questi fattori non riescono a spiegare del tutto come nascano questi giganti del mare, che sono anche molto frequenti. Inoltre onde anomale nascono anche nel mare del Nord dove le correnti sono deboli: evidentemente la topografia del fondale interagisce in modo determinante con le altre cause. Uno dei modi in cui nasce questo tipo di onda è detto "sgambetto": una forte corrente incontra una successione di onde lunghe che procede nella direzione opposta e agisce come freno in profondità. Avviene quindi una sorta di sgambetto che può portare le onde ad accavallarsi, dando vita ad un'onda gigante. Le onde generate dall'energia di vari movimenti tellurici sono invece dette tsunami. Al largo queste onde hanno un'altezza modesta, qualche metro, e raggiungono la loro terribile potenza sul litorale. Situazione opposta sotto la superficie, dove a essere interessati sono anche strati d'acqua molto profondi. Quando lo tsunami si avvicina alla terraferma, il fondale più basso ne rallenta la velocità, mentre cresce a dismisura l'altezza. Gli tsunami: |
| RISPOSTA   Onda anomala è un termine che viene usato per indicare un'onda insolitamente grande che appare all'improvviso tra le altre più piccole. Si tratta in genere di onde che si sviluppano dove il mare è molto profondo. I meccanismi che possono portare alla loro formazione coinvolgono vento e correnti, ma questi fattori non riescono a spiegare del tutto come nascano questi giganti del mare, che sono anche molto frequenti. Inoltre onde anomale nascono anche nel mare del Nord dove le correnti sono deboli: evidentemente la topografia del fondale interagisce in modo determinante con le altre cause. Uno dei modi in cui nasce questo tipo di onda è detto "sgambetto": una forte corrente incontra una successione di onde lunghe che procede nella direzione opposta e agisce come freno in profondità. Avviene quindi una sorta di sgambetto che può portare le onde ad accavallarsi, dando vita ad un'onda gigante. Le onde generate dall'energia di vari movimenti tellurici sono invece dette tsunami. Al largo queste onde hanno un'altezza modesta, qualche metro, e raggiungono la loro terribile potenza sul litorale. Situazione opposta sotto la superficie, dove a essere interessati sono anche strati d'acqua molto profondi. Quando lo tsunami si avvicina alla terraferma, il fondale più basso ne rallenta la velocità, mentre cresce a dismisura l'altezza. Nella formazione delle onde anomale agisce come freno: |
| RISPOSTA   Onda anomala è un termine che viene usato per indicare un'onda insolitamente grande che appare all'improvviso tra le altre più piccole. Si tratta in genere di onde che si sviluppano dove il mare è molto profondo. I meccanismi che possono portare alla loro formazione coinvolgono vento e correnti, ma questi fattori non riescono a spiegare del tutto come nascano questi giganti del mare, che sono anche molto frequenti. Inoltre onde anomale nascono anche nel mare del Nord dove le correnti sono deboli: evidentemente la topografia del fondale interagisce in modo determinante con le altre cause. Uno dei modi in cui nasce questo tipo di onda è detto "sgambetto": una forte corrente incontra una successione di onde lunghe che procede nella direzione opposta e agisce come freno in profondità. Avviene quindi una sorta di sgambetto che può portare le onde ad accavallarsi, dando vita ad un'onda gigante. Le onde generate dall'energia di vari movimenti tellurici sono invece dette tsunami. Al largo queste onde hanno un'altezza modesta, qualche metro, e raggiungono la loro terribile potenza sul litorale. Situazione opposta sotto la superficie, dove a essere interessati sono anche strati d'acqua molto profondi. Quando lo tsunami si avvicina alla terraferma, il fondale più basso ne rallenta la velocità, mentre cresce a dismisura l'altezza. Una delle caratteristiche delle onde anomale è quella: |
| RISPOSTA   Onda anomala è un termine che viene usato per indicare un'onda insolitamente grande che appare all'improvviso tra le altre più piccole. Si tratta in genere di onde che si sviluppano dove il mare è molto profondo. I meccanismi che possono portare alla loro formazione coinvolgono vento e correnti, ma questi fattori non riescono a spiegare del tutto come nascano questi giganti del mare, che sono anche molto frequenti. Inoltre onde anomale nascono anche nel mare del Nord dove le correnti sono deboli: evidentemente la topografia del fondale interagisce in modo determinante con le altre cause. Uno dei modi in cui nasce questo tipo di onda è detto "sgambetto": una forte corrente incontra una successione di onde lunghe che procede nella direzione opposta e agisce come freno in profondità. Avviene quindi una sorta di sgambetto che può portare le onde ad accavallarsi, dando vita ad un'onda gigante. Le onde generate dall'energia di vari movimenti tellurici sono invece dette tsunami. Al largo queste onde hanno un'altezza modesta, qualche metro, e raggiungono la loro terribile potenza sul litorale. Situazione opposta sotto la superficie, dove a essere interessati sono anche strati d'acqua molto profondi. Quando lo tsunami si avvicina alla terraferma, il fondale più basso ne rallenta la velocità, mentre cresce a dismisura l'altezza. Il fondale: |
RISPOSTA   Onda anomala è un termine che viene usato per indicare un'onda insolitamente grande che appare all'improvviso tra le altre più piccole. Si tratta in genere di onde che si sviluppano dove il mare è molto profondo. I meccanismi che possono portare alla loro formazione coinvolgono vento e correnti, ma questi fattori non riescono a spiegare del tutto come nascano questi giganti del mare, che sono anche molto frequenti. Inoltre onde anomale nascono anche nel mare del Nord dove le correnti sono deboli: evidentemente la topografia del fondale interagisce in modo determinante con le altre cause. Uno dei modi in cui nasce questo tipo di onda è detto "sgambetto": una forte corrente incontra una successione di onde lunghe che procede nella direzione opposta e agisce come freno in profondità. Avviene quindi una sorta di sgambetto che può portare le onde ad accavallarsi, dando vita ad un'onda gigante. Le onde generate dall'energia di vari movimenti tellurici sono invece dette tsunami. Al largo queste onde hanno un'altezza modesta, qualche metro, e raggiungono la loro terribile potenza sul litorale. Situazione opposta sotto la superficie, dove a essere interessati sono anche strati d'acqua molto profondi. Quando lo tsunami si avvicina alla terraferma, il fondale più basso ne rallenta la velocità, mentre cresce a dismisura l'altezza. Le correnti: |
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Non esiste un criterio univoco per scegliere la fiera più adatta allo sviluppo delle attività di un'azienda. Per quanto riguarda i visitatori-operatori la necessità di visitare più fiere è meno tassativa da quando la navigazione in Internet consente un buon aggiornamento. La Rete però non potrà mai sostituire la fiera come autentico marketplace del comparto. Per partecipare ad una fiera ci si può rivolgere alle segreterie degli enti fieristici, ma visto che i loro comunicati stampa non sempre sono imparziali può essere più utile consultare le associazioni di categoria, che spesso organizzano fiere specializzate e sono in grado di individuare le fiere più importanti nelle diverse aree geografiche, la stampa specializzata e gli annuari; questi ultimi pur nella loro grande completezza, non forniscono però parametri di scelta. Una quarta fonte considerata valida è rappresentata dalle aziende e dai visitatori che hanno già esperienza di export e fiere. Il "gigantismo" non è sempre un parametro indicativo di successo: disturba i contatti e richiede troppo tempo per una visita completa. Le fiere super- specializzate, di minori dimensioni, rappresentano per alcuni settori una soluzione migliore. Per quanto riguarda il settore delle tecnologie industriali le fiere a cadenza annuale difficilmente possono offrire innovazioni e aggiornamenti: in tal caso la periodicità ideale è biennale-triennale. Le fiere specializzate: