Tutte le domande del quiz : Branitratto da:Guardia di Finanza Quiz - 631 allievi marescialli 2018 (90° corso) Concorso pubblico, per titoli ed esami, per 631 allievi marescialli 2018  Esercitati su questo Quiz  |
RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Gli occhi non mentono nemmeno quando si tratta di preferenze alimentari: un semplice esame oculistico è sufficiente per misurare il livello di gradimento di alcuni cibi da parte del cervello. Un solo boccone del nostro cibo preferito innesca una serie di risposte chimiche i cui effetti sono visibili anche a livello della retina, come sostiene una ricerca pubblicata dalla rivista "Obesity". Il cervello reagisce agli stimoli piacevoli, come quello del cibo gradito, rilasciando dopamina, un neurotrasmettitore collegato al concetto di ricompensa. Un picco di dopamina, meno conosciuto, si registra anche a livello della retina quando l'occhio è esposto a uno stimolo luminoso. Finora si pensava che questi due meccanismi fossero completamente indipendenti l'uno dall'altro.Un team della Drexel University di Philadelphia ha sottoposto nove soggetti a elettroretinografia (REG), un esame diagnostico che registra le reazioni della retina in risposta a fasci di luce. Quando i volontari hanno ripetuto l'esame addentando un pezzo di brownie al cioccolato, la reazione della loro retina è aumentata di intensità, come avviene in risposta a farmaci che stimolano il rilascio di dopamina. Lo stesso non è accaduto quando i soggetti hanno, invece, bevuto acqua. La prova, forse, che esiste una relazione tra il rilascio di dopamina nel cervello e quello oculare.Anche se il test andrà ripetuto su campione più vasto, questi primi risultati suggeriscono che si possa registrare la reazione cerebrale in risposta al cibo anche con metodi più immediati e meno costosi dei soliti esami di imaging cerebrale. Come questo semplice esame oftalmologico. (da: www.focus.it) Dalla lettura del brano si evince che i soggetti sottoposti a elettroretinografia erano: |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Gli occhi non mentono nemmeno quando si tratta di preferenze alimentari: un semplice esame oculistico è sufficiente per misurare il livello di gradimento di alcuni cibi da parte del cervello. Un solo boccone del nostro cibo preferito innesca una serie di risposte chimiche i cui effetti sono visibili anche a livello della retina, come sostiene una ricerca pubblicata dalla rivista "Obesity". Il cervello reagisce agli stimoli piacevoli, come quello del cibo gradito, rilasciando dopamina, un neurotrasmettitore collegato al concetto di ricompensa. Un picco di dopamina, meno conosciuto, si registra anche a livello della retina quando l'occhio è esposto a uno stimolo luminoso. Finora si pensava che questi due meccanismi fossero completamente indipendenti l'uno dall'altro.Un team della Drexel University di Philadelphia ha sottoposto nove soggetti a elettroretinografia (REG), un esame diagnostico che registra le reazioni della retina in risposta a fasci di luce. Quando i volontari hanno ripetuto l'esame addentando un pezzo di brownie al cioccolato, la reazione della loro retina è aumentata di intensità, come avviene in risposta a farmaci che stimolano il rilascio di dopamina. Lo stesso non è accaduto quando i soggetti hanno, invece, bevuto acqua. La prova, forse, che esiste una relazione tra il rilascio di dopamina nel cervello e quello oculare.Anche se il test andrà ripetuto su campione più vasto, questi primi risultati suggeriscono che si possa registrare la reazione cerebrale in risposta al cibo anche con metodi più immediati e meno costosi dei soliti esami di imaging cerebrale. Come questo semplice esame oftalmologico. (da: www.focus.it) Il cervello reagisce agli stimoli piacevoli: |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Gli occhi non mentono nemmeno quando si tratta di preferenze alimentari: un semplice esame oculistico è sufficiente per misurare il livello di gradimento di alcuni cibi da parte del cervello. Un solo boccone del nostro cibo preferito innesca una serie di risposte chimiche i cui effetti sono visibili anche a livello della retina, come sostiene una ricerca pubblicata dalla rivista "Obesity". Il cervello reagisce agli stimoli piacevoli, come quello del cibo gradito, rilasciando dopamina, un neurotrasmettitore collegato al concetto di ricompensa. Un picco di dopamina, meno conosciuto, si registra anche a livello della retina quando l'occhio è esposto a uno stimolo luminoso. Finora si pensava che questi due meccanismi fossero completamente indipendenti l'uno dall'altro.Un team della Drexel University di Philadelphia ha sottoposto nove soggetti a elettroretinografia (REG), un esame diagnostico che registra le reazioni della retina in risposta a fasci di luce. Quando i volontari hanno ripetuto l'esame addentando un pezzo di brownie al cioccolato, la reazione della loro retina è aumentata di intensità, come avviene in risposta a farmaci che stimolano il rilascio di dopamina. Lo stesso non è accaduto quando i soggetti hanno, invece, bevuto acqua. La prova, forse, che esiste una relazione tra il rilascio di dopamina nel cervello e quello oculare.Anche se il test andrà ripetuto su campione più vasto, questi primi risultati suggeriscono che si possa registrare la reazione cerebrale in risposta al cibo anche con metodi più immediati e meno costosi dei soliti esami di imaging cerebrale. Come questo semplice esame oftalmologico. (da: www.focus.it) Secondo una ricerca americana, il gradimento di alcuni cibi da parte del cervello può essere valutato mediante: |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Gli occhi non mentono nemmeno quando si tratta di preferenze alimentari: un semplice esame oculistico è sufficiente per misurare il livello di gradimento di alcuni cibi da parte del cervello. Un solo boccone del nostro cibo preferito innesca una serie di risposte chimiche i cui effetti sono visibili anche a livello della retina, come sostiene una ricerca pubblicata dalla rivista "Obesity". Il cervello reagisce agli stimoli piacevoli, come quello del cibo gradito, rilasciando dopamina, un neurotrasmettitore collegato al concetto di ricompensa. Un picco di dopamina, meno conosciuto, si registra anche a livello della retina quando l'occhio è esposto a uno stimolo luminoso. Finora si pensava che questi due meccanismi fossero completamente indipendenti l'uno dall'altro.Un team della Drexel University di Philadelphia ha sottoposto nove soggetti a elettroretinografia (REG), un esame diagnostico che registra le reazioni della retina in risposta a fasci di luce. Quando i volontari hanno ripetuto l'esame addentando un pezzo di brownie al cioccolato, la reazione della loro retina è aumentata di intensità, come avviene in risposta a farmaci che stimolano il rilascio di dopamina. Lo stesso non è accaduto quando i soggetti hanno, invece, bevuto acqua. La prova, forse, che esiste una relazione tra il rilascio di dopamina nel cervello e quello oculare.Anche se il test andrà ripetuto su campione più vasto, questi primi risultati suggeriscono che si possa registrare la reazione cerebrale in risposta al cibo anche con metodi più immediati e meno costosi dei soliti esami di imaging cerebrale. Come questo semplice esame oftalmologico. (da: www.focus.it) L'esperimento ha dimostrato che: |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Gli occhi non mentono nemmeno quando si tratta di preferenze alimentari: un semplice esame oculistico è sufficiente per misurare il livello di gradimento di alcuni cibi da parte del cervello. Un solo boccone del nostro cibo preferito innesca una serie di risposte chimiche i cui effetti sono visibili anche a livello della retina, come sostiene una ricerca pubblicata dalla rivista "Obesity". Il cervello reagisce agli stimoli piacevoli, come quello del cibo gradito, rilasciando dopamina, un neurotrasmettitore collegato al concetto di ricompensa. Un picco di dopamina, meno conosciuto, si registra anche a livello della retina quando l'occhio è esposto a uno stimolo luminoso. Finora si pensava che questi due meccanismi fossero completamente indipendenti l'uno dall'altro.Un team della Drexel University di Philadelphia ha sottoposto nove soggetti a elettroretinografia (REG), un esame diagnostico che registra le reazioni della retina in risposta a fasci di luce. Quando i volontari hanno ripetuto l'esame addentando un pezzo di brownie al cioccolato, la reazione della loro retina è aumentata di intensità, come avviene in risposta a farmaci che stimolano il rilascio di dopamina. Lo stesso non è accaduto quando i soggetti hanno, invece, bevuto acqua. La prova, forse, che esiste una relazione tra il rilascio di dopamina nel cervello e quello oculare.Anche se il test andrà ripetuto su campione più vasto, questi primi risultati suggeriscono che si possa registrare la reazione cerebrale in risposta al cibo anche con metodi più immediati e meno costosi dei soliti esami di imaging cerebrale. Come questo semplice esame oftalmologico. (da: www.focus.it) Dalla lettura del brano si evince che: |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Gli strumenti e le regole dei mercati finanziari sono spesso vittime di una sorta di maledizione del vincitore: il successo può diventare l'anticamera di problemi e disfunzioni, fino alla crisi. È quello che potrebbe accadere, e non deve, nel caso di due importanti meccanismi nel funzionamento degli odierni mercati finanziari e bancari: lo spread e i rating.Partiamo dallo spread. Il mese di marzo ha registrato una serie di record positivi, in termini di sua riduzione dai picchi raggiunti nel novembre dello scorso anno. Ma che cos'è oggi lo spread? Quando un termometro creato per indicare un rischio economico futuro finisce per diventare un barometro in tempo reale per le crisi politiche presenti si deve continuare a usarlo come se niente fosse, oppure è necessario interrogarsi su come migliorarlo?Un effetto generale e diffuso della crisi dei debiti sovrani europei, avviatasi a partire dal maggio 2010, è stato quello dell'esondare della parola "spread" [1]. Il significato del sostantivo ha subito una rapida evoluzione proprio a partire da quei mesi. Per essere precisi: lo spread di cui parliamo è la differenza tra il rendimento di un titolo italiano (BTP) e quello di un titolo tedesco (Bund), emessi sullo stesso orizzonte temporale di dieci anni.Lo spread si può calcolare � sempre rispetto al titolo tedesco � anche per Paesi diversi dall'Italia. In generale, perciò, la differenza tra i due rendimenti ci dà la misura di un rischio futuro: se lo spread è nullo, vuol dire che la probabilità che tra dieci anni uno Stato � per esempio, quello italiano � onori il suo debito è identica a quella dello Stato tedesco. Al crescere dello spread attribuiamo allora il significato di una maggiore probabilità futura di fallimento dello Stato in questione.Ma da che cosa dipende l'oscillare dello spread? In situazioni normali lo spread tende a dipendere da quanto un Paese è indebitato, rispetto alle sue capacità di generare reddito.Tipicamente gli analisti tendono a guardare il rapporto tra il totale del debito di quel Paese e il suo prodotto interno; chiamiamolo debito ponderato per la crescita economica. (da: D. Masciandaro, "E&M") Da quanto detto nel brano, il crescere dello spread italiano: |
RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Gli strumenti e le regole dei mercati finanziari sono spesso vittime di una sorta di maledizione del vincitore: il successo può diventare l'anticamera di problemi e disfunzioni, fino alla crisi. È quello che potrebbe accadere, e non deve, nel caso di due importanti meccanismi nel funzionamento degli odierni mercati finanziari e bancari: lo spread e i rating.Partiamo dallo spread. Il mese di marzo ha registrato una serie di record positivi, in termini di sua riduzione dai picchi raggiunti nel novembre dello scorso anno. Ma che cos'è oggi lo spread? Quando un termometro creato per indicare un rischio economico futuro finisce per diventare un barometro in tempo reale per le crisi politiche presenti si deve continuare a usarlo come se niente fosse, oppure è necessario interrogarsi su come migliorarlo?Un effetto generale e diffuso della crisi dei debiti sovrani europei, avviatasi a partire dal maggio 2010, è stato quello dell'esondare della parola "spread" [1]. Il significato del sostantivo ha subito una rapida evoluzione proprio a partire da quei mesi. Per essere precisi: lo spread di cui parliamo è la differenza tra il rendimento di un titolo italiano (BTP) e quello di un titolo tedesco (Bund), emessi sullo stesso orizzonte temporale di dieci anni.Lo spread si può calcolare � sempre rispetto al titolo tedesco � anche per Paesi diversi dall'Italia. In generale, perciò, la differenza tra i due rendimenti ci dà la misura di un rischio futuro: se lo spread è nullo, vuol dire che la probabilità che tra dieci anni uno Stato � per esempio, quello italiano � onori il suo debito è identica a quella dello Stato tedesco. Al crescere dello spread attribuiamo allora il significato di una maggiore probabilità futura di fallimento dello Stato in questione.Ma da che cosa dipende l'oscillare dello spread? In situazioni normali lo spread tende a dipendere da quanto un Paese è indebitato, rispetto alle sue capacità di generare reddito.Tipicamente gli analisti tendono a guardare il rapporto tra il totale del debito di quel Paese e il suo prodotto interno; chiamiamolo debito ponderato per la crescita economica. (da: D. Masciandaro, "E&M") Parlando di "un termometro creato per indicare un rischio economico futuro" che "finisce per diventare un barometro in tempo reale per le crisi politiche presenti", l'autore intende significare che: |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Gli strumenti e le regole dei mercati finanziari sono spesso vittime di una sorta di maledizione del vincitore: il successo può diventare l'anticamera di problemi e disfunzioni, fino alla crisi. È quello che potrebbe accadere, e non deve, nel caso di due importanti meccanismi nel funzionamento degli odierni mercati finanziari e bancari: lo spread e i rating.Partiamo dallo spread. Il mese di marzo ha registrato una serie di record positivi, in termini di sua riduzione dai picchi raggiunti nel novembre dello scorso anno. Ma che cos'è oggi lo spread? Quando un termometro creato per indicare un rischio economico futuro finisce per diventare un barometro in tempo reale per le crisi politiche presenti si deve continuare a usarlo come se niente fosse, oppure è necessario interrogarsi su come migliorarlo?Un effetto generale e diffuso della crisi dei debiti sovrani europei, avviatasi a partire dal maggio 2010, è stato quello dell'esondare della parola "spread" [1]. Il significato del sostantivo ha subito una rapida evoluzione proprio a partire da quei mesi. Per essere precisi: lo spread di cui parliamo è la differenza tra il rendimento di un titolo italiano (BTP) e quello di un titolo tedesco (Bund), emessi sullo stesso orizzonte temporale di dieci anni.Lo spread si può calcolare � sempre rispetto al titolo tedesco � anche per Paesi diversi dall'Italia. In generale, perciò, la differenza tra i due rendimenti ci dà la misura di un rischio futuro: se lo spread è nullo, vuol dire che la probabilità che tra dieci anni uno Stato � per esempio, quello italiano � onori il suo debito è identica a quella dello Stato tedesco. Al crescere dello spread attribuiamo allora il significato di una maggiore probabilità futura di fallimento dello Stato in questione.Ma da che cosa dipende l'oscillare dello spread? In situazioni normali lo spread tende a dipendere da quanto un Paese è indebitato, rispetto alle sue capacità di generare reddito.Tipicamente gli analisti tendono a guardare il rapporto tra il totale del debito di quel Paese e il suo prodotto interno; chiamiamolo debito ponderato per la crescita economica. (da: D. Masciandaro, "E&M") Quale delle seguenti definizioni di spread NON è data nel brano? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Gli strumenti e le regole dei mercati finanziari sono spesso vittime di una sorta di maledizione del vincitore: il successo può diventare l'anticamera di problemi e disfunzioni, fino alla crisi. È quello che potrebbe accadere, e non deve, nel caso di due importanti meccanismi nel funzionamento degli odierni mercati finanziari e bancari: lo spread e i rating.Partiamo dallo spread. Il mese di marzo ha registrato una serie di record positivi, in termini di sua riduzione dai picchi raggiunti nel novembre dello scorso anno. Ma che cos'è oggi lo spread? Quando un termometro creato per indicare un rischio economico futuro finisce per diventare un barometro in tempo reale per le crisi politiche presenti si deve continuare a usarlo come se niente fosse, oppure è necessario interrogarsi su come migliorarlo?Un effetto generale e diffuso della crisi dei debiti sovrani europei, avviatasi a partire dal maggio 2010, è stato quello dell'esondare della parola "spread" [1]. Il significato del sostantivo ha subito una rapida evoluzione proprio a partire da quei mesi. Per essere precisi: lo spread di cui parliamo è la differenza tra il rendimento di un titolo italiano (BTP) e quello di un titolo tedesco (Bund), emessi sullo stesso orizzonte temporale di dieci anni.Lo spread si può calcolare � sempre rispetto al titolo tedesco � anche per Paesi diversi dall'Italia. In generale, perciò, la differenza tra i due rendimenti ci dà la misura di un rischio futuro: se lo spread è nullo, vuol dire che la probabilità che tra dieci anni uno Stato � per esempio, quello italiano � onori il suo debito è identica a quella dello Stato tedesco. Al crescere dello spread attribuiamo allora il significato di una maggiore probabilità futura di fallimento dello Stato in questione.Ma da che cosa dipende l'oscillare dello spread? In situazioni normali lo spread tende a dipendere da quanto un Paese è indebitato, rispetto alle sue capacità di generare reddito.Tipicamente gli analisti tendono a guardare il rapporto tra il totale del debito di quel Paese e il suo prodotto interno; chiamiamolo debito ponderato per la crescita economica. (da: D. Masciandaro, "E&M") Parlando di esondare della parola "spread", come riportato nel brano in corrispondenza del numero [1], l'autore vuole significare che: |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Gli strumenti e le regole dei mercati finanziari sono spesso vittime di una sorta di maledizione del vincitore: il successo può diventare l'anticamera di problemi e disfunzioni, fino alla crisi. È quello che potrebbe accadere, e non deve, nel caso di due importanti meccanismi nel funzionamento degli odierni mercati finanziari e bancari: lo spread e i rating.Partiamo dallo spread. Il mese di marzo ha registrato una serie di record positivi, in termini di sua riduzione dai picchi raggiunti nel novembre dello scorso anno. Ma che cos'è oggi lo spread? Quando un termometro creato per indicare un rischio economico futuro finisce per diventare un barometro in tempo reale per le crisi politiche presenti si deve continuare a usarlo come se niente fosse, oppure è necessario interrogarsi su come migliorarlo?Un effetto generale e diffuso della crisi dei debiti sovrani europei, avviatasi a partire dal maggio 2010, è stato quello dell'esondare della parola "spread" [1]. Il significato del sostantivo ha subito una rapida evoluzione proprio a partire da quei mesi. Per essere precisi: lo spread di cui parliamo è la differenza tra il rendimento di un titolo italiano (BTP) e quello di un titolo tedesco (Bund), emessi sullo stesso orizzonte temporale di dieci anni.Lo spread si può calcolare � sempre rispetto al titolo tedesco � anche per Paesi diversi dall'Italia. In generale, perciò, la differenza tra i due rendimenti ci dà la misura di un rischio futuro: se lo spread è nullo, vuol dire che la probabilità che tra dieci anni uno Stato � per esempio, quello italiano � onori il suo debito è identica a quella dello Stato tedesco. Al crescere dello spread attribuiamo allora il significato di una maggiore probabilità futura di fallimento dello Stato in questione.Ma da che cosa dipende l'oscillare dello spread? In situazioni normali lo spread tende a dipendere da quanto un Paese è indebitato, rispetto alle sue capacità di generare reddito.Tipicamente gli analisti tendono a guardare il rapporto tra il totale del debito di quel Paese e il suo prodotto interno; chiamiamolo debito ponderato per la crescita economica. (da: D. Masciandaro, "E&M") In base a quanto si dice nel brano, si ricava che la possibilità di fallimento della Germania: |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Ha ricevuto migliaia di minacce di morte. Negli incontri pubblici è stata insultata. Hanno imbrattato di sterco l'edificio di Leeds che ospita la sede di Karma Nirvana, l'organizzazione formata per combattere i matrimoni forzati e sostenere le vittime dei reati di onore. Ma Jasvinder Sanghera non si è mai spaventata. Non si è arresa all'odio di centinaia di migliaia di famiglie indiane e musulmane che vivono in Gran Bretagna e nel resto del mondo, di cui è diventata incubo (per i genitori) e al tempo stesso speranza (per le figlie). Dopo venti anni di campagna di persuasione, questa donna nata e cresciuta a Derby ha "vinto": il 14 luglio scorso è stato celebrato per la prima volta il giorno internazionale della memoria delle vittime di reati legati all'onore. Grazie al suo impegno, il Parlamento inglese ha promulgato la legge che dichiara reato obbligare una persona a sposare un'altra che non sia di suo gradimento. Lei è assidua ospite di talk show alla Bbc, tiene conferenze nelle scuole secondarie del Regno Unito e del mondo, i suoi libri vendono milioni di copie. Siamo nel 2015 eppure la piaga dei matrimoni forzati non accenna a essere sanata. Perché?"Ignoranza e onore. Molte famiglie regolano la loro vita secondo codici medievali, gli stessi che ho subito io quando avevo 14 anni: non potevo truccarmi, portare i capelli sciolti, parlare con i ragazzi maschi inglesi". Oggi il divieto è esteso al telefonino. Però molti passi in avanti sono stati fatti, specialmente in Gran Bretagna, dove le ragazze hanno meno timore di contattare charity come Karma Nirvana. Cosa le dà questa carica inesauribile? "Mio padre era un uomo all'apparenza molto socievole e aperto ai costumi britannici, andava persino a bere pinte di birra al pub con i colleghi. Dietro la porta di casa, però, vigevano le regole delle famiglie sikh. Ho visto le mie sorelle venire prelevate dalle scuole inglesi e sparire una a una per essere sposate a sconosciuti. La cosa che più mi turbava era il totale silenzio che veniva imposto sul loro destino. Sparivano e basta".Scappò a Newcastle con il fidanzato di allora. Non ha mai più rivisto la sua famiglia? "Tornai a casa quando mio padre morì. Ho un vecchio grammofono uguale a quello che lui faceva suonare, mi ricorda i tempi belli della prima infanzia". I genitori che forzano le figlie a sposarsi non sono tiranni, bensì incapaci di ribellarsi alle usanze delle terre di provenienza, in cui l'onore della famiglia e del clan vale più della vita stessa. (da: "A tutte noi hanno imposto un marito", "Io Donna") Come descrive Jasvinder Sanghera suo padre? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Ha ricevuto migliaia di minacce di morte. Negli incontri pubblici è stata insultata. Hanno imbrattato di sterco l'edificio di Leeds che ospita la sede di Karma Nirvana, l'organizzazione formata per combattere i matrimoni forzati e sostenere le vittime dei reati di onore. Ma Jasvinder Sanghera non si è mai spaventata. Non si è arresa all'odio di centinaia di migliaia di famiglie indiane e musulmane che vivono in Gran Bretagna e nel resto del mondo, di cui è diventata incubo (per i genitori) e al tempo stesso speranza (per le figlie). Dopo venti anni di campagna di persuasione, questa donna nata e cresciuta a Derby ha "vinto": il 14 luglio scorso è stato celebrato per la prima volta il giorno internazionale della memoria delle vittime di reati legati all'onore. Grazie al suo impegno, il Parlamento inglese ha promulgato la legge che dichiara reato obbligare una persona a sposare un'altra che non sia di suo gradimento. Lei è assidua ospite di talk show alla Bbc, tiene conferenze nelle scuole secondarie del Regno Unito e del mondo, i suoi libri vendono milioni di copie. Siamo nel 2015 eppure la piaga dei matrimoni forzati non accenna a essere sanata. Perché?"Ignoranza e onore. Molte famiglie regolano la loro vita secondo codici medievali, gli stessi che ho subito io quando avevo 14 anni: non potevo truccarmi, portare i capelli sciolti, parlare con i ragazzi maschi inglesi". Oggi il divieto è esteso al telefonino. Però molti passi in avanti sono stati fatti, specialmente in Gran Bretagna, dove le ragazze hanno meno timore di contattare charity come Karma Nirvana. Cosa le dà questa carica inesauribile? "Mio padre era un uomo all'apparenza molto socievole e aperto ai costumi britannici, andava persino a bere pinte di birra al pub con i colleghi. Dietro la porta di casa, però, vigevano le regole delle famiglie sikh. Ho visto le mie sorelle venire prelevate dalle scuole inglesi e sparire una a una per essere sposate a sconosciuti. La cosa che più mi turbava era il totale silenzio che veniva imposto sul loro destino. Sparivano e basta".Scappò a Newcastle con il fidanzato di allora. Non ha mai più rivisto la sua famiglia? "Tornai a casa quando mio padre morì. Ho un vecchio grammofono uguale a quello che lui faceva suonare, mi ricorda i tempi belli della prima infanzia". I genitori che forzano le figlie a sposarsi non sono tiranni, bensì incapaci di ribellarsi alle usanze delle terre di provenienza, in cui l'onore della famiglia e del clan vale più della vita stessa. (da: "A tutte noi hanno imposto un marito", "Io Donna") Qual è il messaggio principale indicato dall'autrice e deducibile dal brano? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Ha ricevuto migliaia di minacce di morte. Negli incontri pubblici è stata insultata. Hanno imbrattato di sterco l'edificio di Leeds che ospita la sede di Karma Nirvana, l'organizzazione formata per combattere i matrimoni forzati e sostenere le vittime dei reati di onore. Ma Jasvinder Sanghera non si è mai spaventata. Non si è arresa all'odio di centinaia di migliaia di famiglie indiane e musulmane che vivono in Gran Bretagna e nel resto del mondo, di cui è diventata incubo (per i genitori) e al tempo stesso speranza (per le figlie). Dopo venti anni di campagna di persuasione, questa donna nata e cresciuta a Derby ha "vinto": il 14 luglio scorso è stato celebrato per la prima volta il giorno internazionale della memoria delle vittime di reati legati all'onore. Grazie al suo impegno, il Parlamento inglese ha promulgato la legge che dichiara reato obbligare una persona a sposare un'altra che non sia di suo gradimento. Lei è assidua ospite di talk show alla Bbc, tiene conferenze nelle scuole secondarie del Regno Unito e del mondo, i suoi libri vendono milioni di copie. Siamo nel 2015 eppure la piaga dei matrimoni forzati non accenna a essere sanata. Perché?"Ignoranza e onore. Molte famiglie regolano la loro vita secondo codici medievali, gli stessi che ho subito io quando avevo 14 anni: non potevo truccarmi, portare i capelli sciolti, parlare con i ragazzi maschi inglesi". Oggi il divieto è esteso al telefonino. Però molti passi in avanti sono stati fatti, specialmente in Gran Bretagna, dove le ragazze hanno meno timore di contattare charity come Karma Nirvana. Cosa le dà questa carica inesauribile? "Mio padre era un uomo all'apparenza molto socievole e aperto ai costumi britannici, andava persino a bere pinte di birra al pub con i colleghi. Dietro la porta di casa, però, vigevano le regole delle famiglie sikh. Ho visto le mie sorelle venire prelevate dalle scuole inglesi e sparire una a una per essere sposate a sconosciuti. La cosa che più mi turbava era il totale silenzio che veniva imposto sul loro destino. Sparivano e basta".Scappò a Newcastle con il fidanzato di allora. Non ha mai più rivisto la sua famiglia? "Tornai a casa quando mio padre morì. Ho un vecchio grammofono uguale a quello che lui faceva suonare, mi ricorda i tempi belli della prima infanzia". I genitori che forzano le figlie a sposarsi non sono tiranni, bensì incapaci di ribellarsi alle usanze delle terre di provenienza, in cui l'onore della famiglia e del clan vale più della vita stessa. (da: "A tutte noi hanno imposto un marito", "Io Donna") Qual è il risultato principale attribuibile al lavoro svolto da Jasvinder Sanghera? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Ha ricevuto migliaia di minacce di morte. Negli incontri pubblici è stata insultata. Hanno imbrattato di sterco l'edificio di Leeds che ospita la sede di Karma Nirvana, l'organizzazione formata per combattere i matrimoni forzati e sostenere le vittime dei reati di onore. Ma Jasvinder Sanghera non si è mai spaventata. Non si è arresa all'odio di centinaia di migliaia di famiglie indiane e musulmane che vivono in Gran Bretagna e nel resto del mondo, di cui è diventata incubo (per i genitori) e al tempo stesso speranza (per le figlie). Dopo venti anni di campagna di persuasione, questa donna nata e cresciuta a Derby ha "vinto": il 14 luglio scorso è stato celebrato per la prima volta il giorno internazionale della memoria delle vittime di reati legati all'onore. Grazie al suo impegno, il Parlamento inglese ha promulgato la legge che dichiara reato obbligare una persona a sposare un'altra che non sia di suo gradimento. Lei è assidua ospite di talk show alla Bbc, tiene conferenze nelle scuole secondarie del Regno Unito e del mondo, i suoi libri vendono milioni di copie. Siamo nel 2015 eppure la piaga dei matrimoni forzati non accenna a essere sanata. Perché?"Ignoranza e onore. Molte famiglie regolano la loro vita secondo codici medievali, gli stessi che ho subito io quando avevo 14 anni: non potevo truccarmi, portare i capelli sciolti, parlare con i ragazzi maschi inglesi". Oggi il divieto è esteso al telefonino. Però molti passi in avanti sono stati fatti, specialmente in Gran Bretagna, dove le ragazze hanno meno timore di contattare charity come Karma Nirvana. Cosa le dà questa carica inesauribile? "Mio padre era un uomo all'apparenza molto socievole e aperto ai costumi britannici, andava persino a bere pinte di birra al pub con i colleghi. Dietro la porta di casa, però, vigevano le regole delle famiglie sikh. Ho visto le mie sorelle venire prelevate dalle scuole inglesi e sparire una a una per essere sposate a sconosciuti. La cosa che più mi turbava era il totale silenzio che veniva imposto sul loro destino. Sparivano e basta".Scappò a Newcastle con il fidanzato di allora. Non ha mai più rivisto la sua famiglia? "Tornai a casa quando mio padre morì. Ho un vecchio grammofono uguale a quello che lui faceva suonare, mi ricorda i tempi belli della prima infanzia". I genitori che forzano le figlie a sposarsi non sono tiranni, bensì incapaci di ribellarsi alle usanze delle terre di provenienza, in cui l'onore della famiglia e del clan vale più della vita stessa. (da: "A tutte noi hanno imposto un marito", "Io Donna") Quale delle seguenti NON è, a detta, di Jasvinder Sanghera, una delle ragioni che mantengono in vita il fenomeno dei matrimoni forzati? |
RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Ha ricevuto migliaia di minacce di morte. Negli incontri pubblici è stata insultata. Hanno imbrattato di sterco l'edificio di Leeds che ospita la sede di Karma Nirvana, l'organizzazione formata per combattere i matrimoni forzati e sostenere le vittime dei reati di onore. Ma Jasvinder Sanghera non si è mai spaventata. Non si è arresa all'odio di centinaia di migliaia di famiglie indiane e musulmane che vivono in Gran Bretagna e nel resto del mondo, di cui è diventata incubo (per i genitori) e al tempo stesso speranza (per le figlie). Dopo venti anni di campagna di persuasione, questa donna nata e cresciuta a Derby ha "vinto": il 14 luglio scorso è stato celebrato per la prima volta il giorno internazionale della memoria delle vittime di reati legati all'onore. Grazie al suo impegno, il Parlamento inglese ha promulgato la legge che dichiara reato obbligare una persona a sposare un'altra che non sia di suo gradimento. Lei è assidua ospite di talk show alla Bbc, tiene conferenze nelle scuole secondarie del Regno Unito e del mondo, i suoi libri vendono milioni di copie. Siamo nel 2015 eppure la piaga dei matrimoni forzati non accenna a essere sanata. Perché?"Ignoranza e onore. Molte famiglie regolano la loro vita secondo codici medievali, gli stessi che ho subito io quando avevo 14 anni: non potevo truccarmi, portare i capelli sciolti, parlare con i ragazzi maschi inglesi". Oggi il divieto è esteso al telefonino. Però molti passi in avanti sono stati fatti, specialmente in Gran Bretagna, dove le ragazze hanno meno timore di contattare charity come Karma Nirvana. Cosa le dà questa carica inesauribile? "Mio padre era un uomo all'apparenza molto socievole e aperto ai costumi britannici, andava persino a bere pinte di birra al pub con i colleghi. Dietro la porta di casa, però, vigevano le regole delle famiglie sikh. Ho visto le mie sorelle venire prelevate dalle scuole inglesi e sparire una a una per essere sposate a sconosciuti. La cosa che più mi turbava era il totale silenzio che veniva imposto sul loro destino. Sparivano e basta".Scappò a Newcastle con il fidanzato di allora. Non ha mai più rivisto la sua famiglia? "Tornai a casa quando mio padre morì. Ho un vecchio grammofono uguale a quello che lui faceva suonare, mi ricorda i tempi belli della prima infanzia". I genitori che forzano le figlie a sposarsi non sono tiranni, bensì incapaci di ribellarsi alle usanze delle terre di provenienza, in cui l'onore della famiglia e del clan vale più della vita stessa. (da: "A tutte noi hanno imposto un marito", "Io Donna") Che giudizio dà Jasvinder Sanghera sui genitori che obbligano le figlie a sposarsi contro la propria volontà? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Ho letto molto perché appartenevo a una famiglia in cui leggere era un vizio innocente e tradizionale, un'abitudine gratificante, una ginnastica mentale, un modo obbligatorio e compulsivo di riempire i vuoti di tempo, e una sorta di fata morgana nella direzione della sapienza. Mio padre aveva sempre in lettura tre libri contemporaneamente; leggeva "stando in casa, andando per via, coricandosi e alzandosi" (Deut. 6.7); si faceva cucire dal sarto giacche con tasche larghe e profonde, che potessero contenere un libro ciascuna.Aveva due fratelli altrettanto avidi di letture indiscriminate; i tre (un ingegnere, un medico, un agente di borsa) si volevano molto bene, ma si rubavano a vicenda i libri dalle rispettive librerie in tutte le occasioni possibili. I furti venivano recriminati pro forma, ma di fatto accettati sportivamente, come se ci fosse una regola non scritta secondo cui chi desidera veramente un libro è ipso facto degno di portarselo via e di possederlo. Perciò ho trascorso la giovinezza in un ambiente saturo di carta stampata, ed in cui i testi scolastici erano in minoranza: ho letto anch'io confusamente, senza metodo, secondo il costume di casa, e devo averne ricavato una certa (eccessiva) fiducia nella nobiltà e necessità della carta stampata, e, come sottoprodotto, un certo orecchio e un certo fiuto. Forse, leggendo, mi sono inconsapevolmente preparato a scrivere, così come il feto di otto mesi sta nell'acqua ma si prepara a respirare; forse le cose lette riaffiorano qua e là nelle pagine che poi ho scritto, ma il nocciolo del mio scrivere non è costituito da quanto ho letto. Mi sembra onesto dirlo chiaramente, in queste "istruzioni per l'uso" della presente antologia. (Da: Primo Levi, dalla Prefazione di "La ricerca delle radici. Antologia personale", Torino) Nel brano in qualche modo l'autore si esprime in modo critico a riguardo del suo rapporto con la lettura? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Ho letto molto perché appartenevo a una famiglia in cui leggere era un vizio innocente e tradizionale, un'abitudine gratificante, una ginnastica mentale, un modo obbligatorio e compulsivo di riempire i vuoti di tempo, e una sorta di fata morgana nella direzione della sapienza. Mio padre aveva sempre in lettura tre libri contemporaneamente; leggeva "stando in casa, andando per via, coricandosi e alzandosi" (Deut. 6.7); si faceva cucire dal sarto giacche con tasche larghe e profonde, che potessero contenere un libro ciascuna.Aveva due fratelli altrettanto avidi di letture indiscriminate; i tre (un ingegnere, un medico, un agente di borsa) si volevano molto bene, ma si rubavano a vicenda i libri dalle rispettive librerie in tutte le occasioni possibili. I furti venivano recriminati pro forma, ma di fatto accettati sportivamente, come se ci fosse una regola non scritta secondo cui chi desidera veramente un libro è ipso facto degno di portarselo via e di possederlo. Perciò ho trascorso la giovinezza in un ambiente saturo di carta stampata, ed in cui i testi scolastici erano in minoranza: ho letto anch'io confusamente, senza metodo, secondo il costume di casa, e devo averne ricavato una certa (eccessiva) fiducia nella nobiltà e necessità della carta stampata, e, come sottoprodotto, un certo orecchio e un certo fiuto. Forse, leggendo, mi sono inconsapevolmente preparato a scrivere, così come il feto di otto mesi sta nell'acqua ma si prepara a respirare; forse le cose lette riaffiorano qua e là nelle pagine che poi ho scritto, ma il nocciolo del mio scrivere non è costituito da quanto ho letto. Mi sembra onesto dirlo chiaramente, in queste "istruzioni per l'uso" della presente antologia. (Da: Primo Levi, dalla Prefazione di "La ricerca delle radici. Antologia personale", Torino) Per l'autore del brano esiste un legame tra quello che ha letto e quello che ha scritto? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Ho letto molto perché appartenevo a una famiglia in cui leggere era un vizio innocente e tradizionale, un'abitudine gratificante, una ginnastica mentale, un modo obbligatorio e compulsivo di riempire i vuoti di tempo, e una sorta di fata morgana nella direzione della sapienza. Mio padre aveva sempre in lettura tre libri contemporaneamente; leggeva "stando in casa, andando per via, coricandosi e alzandosi" (Deut. 6.7); si faceva cucire dal sarto giacche con tasche larghe e profonde, che potessero contenere un libro ciascuna.Aveva due fratelli altrettanto avidi di letture indiscriminate; i tre (un ingegnere, un medico, un agente di borsa) si volevano molto bene, ma si rubavano a vicenda i libri dalle rispettive librerie in tutte le occasioni possibili. I furti venivano recriminati pro forma, ma di fatto accettati sportivamente, come se ci fosse una regola non scritta secondo cui chi desidera veramente un libro è ipso facto degno di portarselo via e di possederlo. Perciò ho trascorso la giovinezza in un ambiente saturo di carta stampata, ed in cui i testi scolastici erano in minoranza: ho letto anch'io confusamente, senza metodo, secondo il costume di casa, e devo averne ricavato una certa (eccessiva) fiducia nella nobiltà e necessità della carta stampata, e, come sottoprodotto, un certo orecchio e un certo fiuto. Forse, leggendo, mi sono inconsapevolmente preparato a scrivere, così come il feto di otto mesi sta nell'acqua ma si prepara a respirare; forse le cose lette riaffiorano qua e là nelle pagine che poi ho scritto, ma il nocciolo del mio scrivere non è costituito da quanto ho letto. Mi sembra onesto dirlo chiaramente, in queste "istruzioni per l'uso" della presente antologia. (Da: Primo Levi, dalla Prefazione di "La ricerca delle radici. Antologia personale", Torino) Da chi o da che cosa l'autore del brano è stato spinto a leggere? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Ho letto molto perché appartenevo a una famiglia in cui leggere era un vizio innocente e tradizionale, un'abitudine gratificante, una ginnastica mentale, un modo obbligatorio e compulsivo di riempire i vuoti di tempo, e una sorta di fata morgana nella direzione della sapienza. Mio padre aveva sempre in lettura tre libri contemporaneamente; leggeva "stando in casa, andando per via, coricandosi e alzandosi" (Deut. 6.7); si faceva cucire dal sarto giacche con tasche larghe e profonde, che potessero contenere un libro ciascuna.Aveva due fratelli altrettanto avidi di letture indiscriminate; i tre (un ingegnere, un medico, un agente di borsa) si volevano molto bene, ma si rubavano a vicenda i libri dalle rispettive librerie in tutte le occasioni possibili. I furti venivano recriminati pro forma, ma di fatto accettati sportivamente, come se ci fosse una regola non scritta secondo cui chi desidera veramente un libro è ipso facto degno di portarselo via e di possederlo. Perciò ho trascorso la giovinezza in un ambiente saturo di carta stampata, ed in cui i testi scolastici erano in minoranza: ho letto anch'io confusamente, senza metodo, secondo il costume di casa, e devo averne ricavato una certa (eccessiva) fiducia nella nobiltà e necessità della carta stampata, e, come sottoprodotto, un certo orecchio e un certo fiuto. Forse, leggendo, mi sono inconsapevolmente preparato a scrivere, così come il feto di otto mesi sta nell'acqua ma si prepara a respirare; forse le cose lette riaffiorano qua e là nelle pagine che poi ho scritto, ma il nocciolo del mio scrivere non è costituito da quanto ho letto. Mi sembra onesto dirlo chiaramente, in queste "istruzioni per l'uso" della presente antologia. (Da: Primo Levi, dalla Prefazione di "La ricerca delle radici. Antologia personale", Torino) La frase: "leggeva 'stando in casa, andando per via, coricandosi e alzandosi' (Deut. 6.7)" contiene una citazione allo scopo di: |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Ho letto molto perché appartenevo a una famiglia in cui leggere era un vizio innocente e tradizionale, un'abitudine gratificante, una ginnastica mentale, un modo obbligatorio e compulsivo di riempire i vuoti di tempo, e una sorta di fata morgana nella direzione della sapienza. Mio padre aveva sempre in lettura tre libri contemporaneamente; leggeva "stando in casa, andando per via, coricandosi e alzandosi" (Deut. 6.7); si faceva cucire dal sarto giacche con tasche larghe e profonde, che potessero contenere un libro ciascuna.Aveva due fratelli altrettanto avidi di letture indiscriminate; i tre (un ingegnere, un medico, un agente di borsa) si volevano molto bene, ma si rubavano a vicenda i libri dalle rispettive librerie in tutte le occasioni possibili. I furti venivano recriminati pro forma, ma di fatto accettati sportivamente, come se ci fosse una regola non scritta secondo cui chi desidera veramente un libro è ipso facto degno di portarselo via e di possederlo. Perciò ho trascorso la giovinezza in un ambiente saturo di carta stampata, ed in cui i testi scolastici erano in minoranza: ho letto anch'io confusamente, senza metodo, secondo il costume di casa, e devo averne ricavato una certa (eccessiva) fiducia nella nobiltà e necessità della carta stampata, e, come sottoprodotto, un certo orecchio e un certo fiuto. Forse, leggendo, mi sono inconsapevolmente preparato a scrivere, così come il feto di otto mesi sta nell'acqua ma si prepara a respirare; forse le cose lette riaffiorano qua e là nelle pagine che poi ho scritto, ma il nocciolo del mio scrivere non è costituito da quanto ho letto. Mi sembra onesto dirlo chiaramente, in queste "istruzioni per l'uso" della presente antologia. (Da: Primo Levi, dalla Prefazione di "La ricerca delle radici. Antologia personale", Torino) La metafora usata dall'autore secondo cui per la sua famiglia la lettura era "una sorta di fata morgana nella direzione della sapienza" significa che: |
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Leggere attentamente il seguente brano. Gli occhi non mentono nemmeno quando si tratta di preferenze alimentari: un semplice esame oculistico è sufficiente per misurare il livello di gradimento di alcuni cibi da parte del cervello. Un solo boccone del nostro cibo preferito innesca una serie di risposte chimiche i cui effetti sono visibili anche a livello della retina, come sostiene una ricerca pubblicata dalla rivista "Obesity". Il cervello reagisce agli stimoli piacevoli, come quello del cibo gradito, rilasciando dopamina, un neurotrasmettitore collegato al concetto di ricompensa. Un picco di dopamina, meno conosciuto, si registra anche a livello della retina quando l'occhio è esposto a uno stimolo luminoso. Finora si pensava che questi due meccanismi fossero completamente indipendenti l'uno dall'altro.Un team della Drexel University di Philadelphia ha sottoposto nove soggetti a elettroretinografia (REG), un esame diagnostico che registra le reazioni della retina in risposta a fasci di luce. Quando i volontari hanno ripetuto l'esame addentando un pezzo di brownie al cioccolato, la reazione della loro retina è aumentata di intensità, come avviene in risposta a farmaci che stimolano il rilascio di dopamina. Lo stesso non è accaduto quando i soggetti hanno, invece, bevuto acqua. La prova, forse, che esiste una relazione tra il rilascio di dopamina nel cervello e quello oculare.Anche se il test andrà ripetuto su campione più vasto, questi primi risultati suggeriscono che si possa registrare la reazione cerebrale in risposta al cibo anche con metodi più immediati e meno costosi dei soliti esami di imaging cerebrale. Come questo semplice esame oftalmologico. (da: www.focus.it) Dalla lettura del brano si evince che i soggetti sottoposti a elettroretinografia erano: