Tutte le domande del quiz : Ragionamento critico verbaletratto da:Regione Campania Quiz - 2175 posti a tempo indeterminato - Nuovi concorsi per 950 laureati e 1225 diplomati a tempo indeterminato presso vari enti della Regione Campania  Esercitati su questo Quiz  |
| RISPOSTA   Bipedi dalle sofisticate abilità intellettive. Questa definizione potrebbe in futuro non venire di necessità riferita all'uomo, ma anche, fatte salve le dovute proporzioni, alla gallina e agli uccelli in generale. In passato, infatti, le capacità intellettive degli uccelli sarebbero state grossolanamente sottostimate. Basti considerare solo alcune tra le sorprendenti imprese che un pulcino può compiere non appena uscito dall'uovo. Esso è in grado di emettere per lo meno 15 diversi tipi di richiamo e costantemente impara e memorizza informazioni riguardanti il mondo circostante, per potersene avvalere come guida al proprio comportamento. Il pulcino è in grado di memorizzare gli eventi esterni mentre si trova ancora all'interno dell'uovo. Non appena uscito dall'uovo, apprende con sorprendente rapidità anche le caratteristiche visive della chioccia. Il fenomeno, noto come imprinting filiale, determina lo sviluppo di un attaccamento affettivo al primo oggetto cospicuo presente nel campo visivo dopo la schiusa. Grazie all'imprinting, il pulcino impara anche a riconoscere i propri fratelli. Nell'italiano corrente, cervello di gallina è un insulto, eppure gli studiosi di psicologia comparata hanno osservato che gli uccelli esibiscono comportamenti complessi. Nei laboratori hanno condotto esperimenti che dimostrerebbero che pulcini di pochi giorni di vita sono in grado di svolgere attività più complesse di un neonato. Il neonato umano è, da questo punto di vista, molto meno abile del pulcino, perché il pulcino ha a disposizione, immediatamente dopo la schiusa, un repertorio comportamentale che lo mette in grado di sopravvivere, nutrirsi e spostarsi nel suo mondo in modo quasi completamente autonomo. Il neonato umano, invece, non trarrebbe alcun vantaggio dalla maturazione troppo precoce di abilità quali il riconoscimento di oggetti parzialmente occultati. Un pulcino appena nato: |
RISPOSTA   Bipedi dalle sofisticate abilità intellettive. Questa definizione potrebbe in futuro non venire di necessità riferita all'uomo, ma anche, fatte salve le dovute proporzioni, alla gallina e agli uccelli in generale. In passato, infatti, le capacità intellettive degli uccelli sarebbero state grossolanamente sottostimate. Basti considerare solo alcune tra le sorprendenti imprese che un pulcino può compiere non appena uscito dall'uovo. Esso è in grado di emettere per lo meno 15 diversi tipi di richiamo e costantemente impara e memorizza informazioni riguardanti il mondo circostante, per potersene avvalere come guida al proprio comportamento. Il pulcino è in grado di memorizzare gli eventi esterni mentre si trova ancora all'interno dell'uovo. Non appena uscito dall'uovo, apprende con sorprendente rapidità anche le caratteristiche visive della chioccia. Il fenomeno, noto come imprinting filiale, determina lo sviluppo di un attaccamento affettivo al primo oggetto cospicuo presente nel campo visivo dopo la schiusa. Grazie all'imprinting, il pulcino impara anche a riconoscere i propri fratelli. Nell'italiano corrente, cervello di gallina è un insulto, eppure gli studiosi di psicologia comparata hanno osservato che gli uccelli esibiscono comportamenti complessi. Nei laboratori hanno condotto esperimenti che dimostrerebbero che pulcini di pochi giorni di vita sono in grado di svolgere attività più complesse di un neonato. Il neonato umano è, da questo punto di vista, molto meno abile del pulcino, perché il pulcino ha a disposizione, immediatamente dopo la schiusa, un repertorio comportamentale che lo mette in grado di sopravvivere, nutrirsi e spostarsi nel suo mondo in modo quasi completamente autonomo. Il neonato umano, invece, non trarrebbe alcun vantaggio dalla maturazione troppo precoce di abilità quali il riconoscimento di oggetti parzialmente occultati. Uno dei risultati ottenuti dagli studi di psicologia comparata: |
| RISPOSTA   Bipedi dalle sofisticate abilità intellettive. Questa definizione potrebbe in futuro non venire di necessità riferita all'uomo, ma anche, fatte salve le dovute proporzioni, alla gallina e agli uccelli in generale. In passato, infatti, le capacità intellettive degli uccelli sarebbero state grossolanamente sottostimate. Basti considerare solo alcune tra le sorprendenti imprese che un pulcino può compiere non appena uscito dall'uovo. Esso è in grado di emettere per lo meno 15 diversi tipi di richiamo e costantemente impara e memorizza informazioni riguardanti il mondo circostante, per potersene avvalere come guida al proprio comportamento. Il pulcino è in grado di memorizzare gli eventi esterni mentre si trova ancora all'interno dell'uovo. Non appena uscito dall'uovo, apprende con sorprendente rapidità anche le caratteristiche visive della chioccia. Il fenomeno, noto come imprinting filiale, determina lo sviluppo di un attaccamento affettivo al primo oggetto cospicuo presente nel campo visivo dopo la schiusa. Grazie all'imprinting, il pulcino impara anche a riconoscere i propri fratelli. Nell'italiano corrente, cervello di gallina è un insulto, eppure gli studiosi di psicologia comparata hanno osservato che gli uccelli esibiscono comportamenti complessi. Nei laboratori hanno condotto esperimenti che dimostrerebbero che pulcini di pochi giorni di vita sono in grado di svolgere attività più complesse di un neonato. Il neonato umano è, da questo punto di vista, molto meno abile del pulcino, perché il pulcino ha a disposizione, immediatamente dopo la schiusa, un repertorio comportamentale che lo mette in grado di sopravvivere, nutrirsi e spostarsi nel suo mondo in modo quasi completamente autonomo. Il neonato umano, invece, non trarrebbe alcun vantaggio dalla maturazione troppo precoce di abilità quali il riconoscimento di oggetti parzialmente occultati. La psicologia comparata ha dimostrato: |
| RISPOSTA   Bipedi dalle sofisticate abilità intellettive. Questa definizione potrebbe in futuro non venire di necessità riferita all'uomo, ma anche, fatte salve le dovute proporzioni, alla gallina e agli uccelli in generale. In passato, infatti, le capacità intellettive degli uccelli sarebbero state grossolanamente sottostimate. Basti considerare solo alcune tra le sorprendenti imprese che un pulcino può compiere non appena uscito dall'uovo. Esso è in grado di emettere per lo meno 15 diversi tipi di richiamo e costantemente impara e memorizza informazioni riguardanti il mondo circostante, per potersene avvalere come guida al proprio comportamento. Il pulcino è in grado di memorizzare gli eventi esterni mentre si trova ancora all'interno dell'uovo. Non appena uscito dall'uovo, apprende con sorprendente rapidità anche le caratteristiche visive della chioccia. Il fenomeno, noto come imprinting filiale, determina lo sviluppo di un attaccamento affettivo al primo oggetto cospicuo presente nel campo visivo dopo la schiusa. Grazie all'imprinting, il pulcino impara anche a riconoscere i propri fratelli. Nell'italiano corrente, cervello di gallina è un insulto, eppure gli studiosi di psicologia comparata hanno osservato che gli uccelli esibiscono comportamenti complessi. Nei laboratori hanno condotto esperimenti che dimostrerebbero che pulcini di pochi giorni di vita sono in grado di svolgere attività più complesse di un neonato. Il neonato umano è, da questo punto di vista, molto meno abile del pulcino, perché il pulcino ha a disposizione, immediatamente dopo la schiusa, un repertorio comportamentale che lo mette in grado di sopravvivere, nutrirsi e spostarsi nel suo mondo in modo quasi completamente autonomo. Il neonato umano, invece, non trarrebbe alcun vantaggio dalla maturazione troppo precoce di abilità quali il riconoscimento di oggetti parzialmente occultati. Il pulcino è in grado di guidare il proprio comportamento: |
| RISPOSTA   Boom economico e fiasco terapeutico. E' il paradosso della nuova moda alimentare importata dagli Stati Uniti: il "cibo funzionale". Si tratta di alimenti che, arricchiti di alcune sostanze ritenute benefiche oppure privati di composti potenzialmente tossici, migliorerebbero, secondo le case produttrici, le funzioni dell'organismo e in particolare il tono dell'umore e i sintomi ansioso-depressivi. E' la logica del fast food applicata alla medicina e, anche in questo caso, gli effetti suscitano preoccupazione per la salute. Le associazioni dei consumatori, sulla scorta delle ricerche scientifiche sui prodotti già in vendita, esprimono grande timore. Anche la British Dietetic Society invita alla prudenza: "Non abbiamo prove dell'efficacia di tali prodotti". Intanto il mercato, grazie all'assenza in Europa di leggi specifiche, dilaga sempre più, vendendo illusioni, per altro, molto costose. Il mercato dei cibi funzionali è in piena espansione: l'anno scorso nel mondo sono stati venduti "alimenti per la salute" (esclusi integratori alimentari, prodotti biologici e fitoterapici) per 24 miliardi di dollari. Il Giappone è in testa, seguito da USA, Francia, Gran Bretagna e Italia. E i sondaggi incoraggiano ancora di più le vendite: il 77% dei francesi è disposto a pagare, e anche parecchio, per un cibo che fornisca un beneficio aggiuntivo. All'apice del progresso, il cibo "normale" sembra non bastare più. Allarmante! Le vendite del "cibo funzionale": |
| RISPOSTA   Boom economico e fiasco terapeutico. E' il paradosso della nuova moda alimentare importata dagli Stati Uniti: il "cibo funzionale". Si tratta di alimenti che, arricchiti di alcune sostanze ritenute benefiche oppure privati di composti potenzialmente tossici, migliorerebbero, secondo le case produttrici, le funzioni dell'organismo e in particolare il tono dell'umore e i sintomi ansioso-depressivi. E' la logica del fast food applicata alla medicina e, anche in questo caso, gli effetti suscitano preoccupazione per la salute. Le associazioni dei consumatori, sulla scorta delle ricerche scientifiche sui prodotti già in vendita, esprimono grande timore. Anche la British Dietetic Society invita alla prudenza: "Non abbiamo prove dell'efficacia di tali prodotti". Intanto il mercato, grazie all'assenza in Europa di leggi specifiche, dilaga sempre più, vendendo illusioni, per altro, molto costose. Il mercato dei cibi funzionali è in piena espansione: l'anno scorso nel mondo sono stati venduti "alimenti per la salute" (esclusi integratori alimentari, prodotti biologici e fitoterapici) per 24 miliardi di dollari. Il Giappone è in testa, seguito da USA, Francia, Gran Bretagna e Italia. E i sondaggi incoraggiano ancora di più le vendite: il 77% dei francesi è disposto a pagare, e anche parecchio, per un cibo che fornisca un beneficio aggiuntivo. All'apice del progresso, il cibo "normale" sembra non bastare più. Allarmante! Il mercato degli "alimenti per la salute": |
| RISPOSTA   Boom economico e fiasco terapeutico. E' il paradosso della nuova moda alimentare importata dagli Stati Uniti: il "cibo funzionale". Si tratta di alimenti che, arricchiti di alcune sostanze ritenute benefiche oppure privati di composti potenzialmente tossici, migliorerebbero, secondo le case produttrici, le funzioni dell'organismo e in particolare il tono dell'umore e i sintomi ansioso-depressivi. E' la logica del fast food applicata alla medicina e, anche in questo caso, gli effetti suscitano preoccupazione per la salute. Le associazioni dei consumatori, sulla scorta delle ricerche scientifiche sui prodotti già in vendita, esprimono grande timore. Anche la British Dietetic Society invita alla prudenza: "Non abbiamo prove dell'efficacia di tali prodotti". Intanto il mercato, grazie all'assenza in Europa di leggi specifiche, dilaga sempre più, vendendo illusioni, per altro, molto costose. Il mercato dei cibi funzionali è in piena espansione: l'anno scorso nel mondo sono stati venduti "alimenti per la salute" (esclusi integratori alimentari, prodotti biologici e fitoterapici) per 24 miliardi di dollari. Il Giappone è in testa, seguito da USA, Francia, Gran Bretagna e Italia. E i sondaggi incoraggiano ancora di più le vendite: il 77% dei francesi è disposto a pagare, e anche parecchio, per un cibo che fornisca un beneficio aggiuntivo. All'apice del progresso, il cibo "normale" sembra non bastare più. Allarmante! Il "cibo funzionale": |
| RISPOSTA   Boom economico e fiasco terapeutico. E' il paradosso della nuova moda alimentare importata dagli Stati Uniti: il "cibo funzionale". Si tratta di alimenti che, arricchiti di alcune sostanze ritenute benefiche oppure privati di composti potenzialmente tossici, migliorerebbero, secondo le case produttrici, le funzioni dell'organismo e in particolare il tono dell'umore e i sintomi ansioso-depressivi. E' la logica del fast food applicata alla medicina e, anche in questo caso, gli effetti suscitano preoccupazione per la salute. Le associazioni dei consumatori, sulla scorta delle ricerche scientifiche sui prodotti già in vendita, esprimono grande timore. Anche la British Dietetic Society invita alla prudenza: "Non abbiamo prove dell'efficacia di tali prodotti". Intanto il mercato, grazie all'assenza in Europa di leggi specifiche, dilaga sempre più, vendendo illusioni, per altro, molto costose. Il mercato dei cibi funzionali è in piena espansione: l'anno scorso nel mondo sono stati venduti "alimenti per la salute" (esclusi integratori alimentari, prodotti biologici e fitoterapici) per 24 miliardi di dollari. Il Giappone è in testa, seguito da USA, Francia, Gran Bretagna e Italia. E i sondaggi incoraggiano ancora di più le vendite: il 77% dei francesi è disposto a pagare, e anche parecchio, per un cibo che fornisca un beneficio aggiuntivo. All'apice del progresso, il cibo "normale" sembra non bastare più. Allarmante! Il "cibo funzionale" migliorerebbe le funzioni dell'organismo: |
| RISPOSTA   Boom economico e fiasco terapeutico. E' il paradosso della nuova moda alimentare importata dagli Stati Uniti: il "cibo funzionale". Si tratta di alimenti che, arricchiti di alcune sostanze ritenute benefiche oppure privati di composti potenzialmente tossici, migliorerebbero, secondo le case produttrici, le funzioni dell'organismo e in particolare il tono dell'umore e i sintomi ansioso-depressivi. E' la logica del fast food applicata alla medicina e, anche in questo caso, gli effetti suscitano preoccupazione per la salute. Le associazioni dei consumatori, sulla scorta delle ricerche scientifiche sui prodotti già in vendita, esprimono grande timore. Anche la British Dietetic Society invita alla prudenza: "Non abbiamo prove dell'efficacia di tali prodotti". Intanto il mercato, grazie all'assenza in Europa di leggi specifiche, dilaga sempre più, vendendo illusioni, per altro, molto costose. Il mercato dei cibi funzionali è in piena espansione: l'anno scorso nel mondo sono stati venduti "alimenti per la salute" (esclusi integratori alimentari, prodotti biologici e fitoterapici) per 24 miliardi di dollari. Il Giappone è in testa, seguito da USA, Francia, Gran Bretagna e Italia. E i sondaggi incoraggiano ancora di più le vendite: il 77% dei francesi è disposto a pagare, e anche parecchio, per un cibo che fornisca un beneficio aggiuntivo. All'apice del progresso, il cibo "normale" sembra non bastare più. Allarmante! Secondo le case produttrici: |
| RISPOSTA   Boom economico e fiasco terapeutico. E' il paradosso della nuova moda alimentare importata dagli Stati Uniti: il "cibo funzionale". Si tratta di alimenti che, arricchiti di alcune sostanze ritenute benefiche oppure privati di composti potenzialmente tossici, migliorerebbero, secondo le case produttrici, le funzioni dell'organismo e in particolare il tono dell'umore e i sintomi ansioso-depressivi. E' la logica del fast food applicata alla medicina e, anche in questo caso, gli effetti suscitano preoccupazione per la salute. Le associazioni dei consumatori, sulla scorta delle ricerche scientifiche sui prodotti già in vendita, esprimono grande timore. Anche la British Dietetic Society invita alla prudenza: "Non abbiamo prove dell'efficacia di tali prodotti". Intanto il mercato, grazie all'assenza in Europa di leggi specifiche, dilaga sempre più, vendendo illusioni, per altro, molto costose. Il mercato dei cibi funzionali è in piena espansione: l'anno scorso nel mondo sono stati venduti "alimenti per la salute" (esclusi integratori alimentari, prodotti biologici e fitoterapici) per 24 miliardi di dollari. Il Giappone è in testa, seguito da USA, Francia, Gran Bretagna e Italia. E i sondaggi incoraggiano ancora di più le vendite: il 77% dei francesi è disposto a pagare, e anche parecchio, per un cibo che fornisca un beneficio aggiuntivo. All'apice del progresso, il cibo "normale" sembra non bastare più. Allarmante! Le associazioni dei consumatori: |
| RISPOSTA   Boom economico e fiasco terapeutico. E' il paradosso della nuova moda alimentare importata dagli Stati Uniti: il "cibo funzionale". Si tratta di alimenti che, arricchiti di alcune sostanze ritenute benefiche oppure privati di composti potenzialmente tossici, migliorerebbero, secondo le case produttrici, le funzioni dell'organismo e in particolare il tono dell'umore e i sintomi ansioso-depressivi. E' la logica del fast food applicata alla medicina e, anche in questo caso, gli effetti suscitano preoccupazione per la salute. Le associazioni dei consumatori, sulla scorta delle ricerche scientifiche sui prodotti già in vendita, esprimono grande timore. Anche la British Dietetic Society invita alla prudenza: "Non abbiamo prove dell'efficacia di tali prodotti". Intanto il mercato, grazie all'assenza in Europa di leggi specifiche, dilaga sempre più, vendendo illusioni, per altro, molto costose. Il mercato dei cibi funzionali è in piena espansione: l'anno scorso nel mondo sono stati venduti "alimenti per la salute" (esclusi integratori alimentari, prodotti biologici e fitoterapici) per 24 miliardi di dollari. Il Giappone è in testa, seguito da USA, Francia, Gran Bretagna e Italia. E i sondaggi incoraggiano ancora di più le vendite: il 77% dei francesi è disposto a pagare, e anche parecchio, per un cibo che fornisca un beneficio aggiuntivo. All'apice del progresso, il cibo "normale" sembra non bastare più. Allarmante! I sondaggi: |
| RISPOSTA   Boom economico e fiasco terapeutico. E' il paradosso della nuova moda alimentare importata dagli Stati Uniti: il "cibo funzionale". Si tratta di alimenti che, arricchiti di alcune sostanze ritenute benefiche oppure privati di composti potenzialmente tossici, migliorerebbero, secondo le case produttrici, le funzioni dell'organismo e in particolare il tono dell'umore e i sintomi ansioso-depressivi. E' la logica del fast food applicata alla medicina e, anche in questo caso, gli effetti suscitano preoccupazione per la salute. Le associazioni dei consumatori, sulla scorta delle ricerche scientifiche sui prodotti già in vendita, esprimono grande timore. Anche la British Dietetic Society invita alla prudenza: "Non abbiamo prove dell'efficacia di tali prodotti". Intanto il mercato, grazie all'assenza in Europa di leggi specifiche, dilaga sempre più, vendendo illusioni, per altro, molto costose. Il mercato dei cibi funzionali è in piena espansione: l'anno scorso nel mondo sono stati venduti "alimenti per la salute" (esclusi integratori alimentari, prodotti biologici e fitoterapici) per 24 miliardi di dollari. Il Giappone è in testa, seguito da USA, Francia, Gran Bretagna e Italia. E i sondaggi incoraggiano ancora di più le vendite: il 77% dei francesi è disposto a pagare, e anche parecchio, per un cibo che fornisca un beneficio aggiuntivo. All'apice del progresso, il cibo "normale" sembra non bastare più. Allarmante! Secondo il parere della British Dietetic Society: |
| RISPOSTA   C'è un solo vertice sul clima che conta: il summit della gente... Bruciate le speranze politiche sulla quindicesima Climate Change Conference delle Nazioni Unite, l'avanguardia verde che si è data appuntamento a Copenhagen per l'incontro parallelo Klimaforum09, sceglie di non accantonare l'entusiasmo e di tirare dritto per la sua strada. Del resto, Kristine Holten-Anderson, l'architetto neppure trentenne che è riuscita a mettere insieme attivisti, scienziati, artisti, 6 mila persone inclusi Naomi Klein e Vandana Shiva, lo ripete da giorni: "Sarebbe molto imbarazzante per i leader uscire dalla Cop 15 senza impegni specifici, mentre la gente comune, nella stessa città, ha escogitato soluzioni concrete". Insomma, con le temperature sotto lo zero i danesi hanno confidenza e non sarà il raggelante annuncio di ridimensionare la Cop 15 a rovinare la festa. Anzi, se per gli altri il vertice sarà l'ennesimo punto di partenza, la città è decisa a dimostrare dove, nel frattempo e con le sue forze, è arrivata e che la città del futuro esiste già: qui, sin d'ora. Non sarà la città più felice del mondo, come l'Ocse e l'Università di Leicester si ostinano a ripetere ma di certo scoppia di salute e di orgoglio: il sogno d'imporsi come la capitale ambientale d'Europa è a un soffio e per raggiungerlo, la città alza la posta: negli ultimi dieci anni ha ridotto le emissioni inquinanti del 25 per cento, oggi le taglia di un altro 20 rispetto al 2005. E fissa un traguardo che lascia indietro il resto del mondo: diventerà "carbon neutral" entro il 2025. Sarà, cioè, a emissioni zero. Lo promette "The city of Copenhagen", la città e i suoi abitanti - 500 mila nel comune, un milione e 200 mila includendo l'area metropolitana - che emblematicamente firmano "Eco-Metropolis", ambizioso progetto lanciato nel 2007: nessuno a reclamarne la paternità, perché se risultati ci sono è merito di tutti. Nemico numero uno: le emissioni di anidride carbonica. La città di Copenaghen: |
| RISPOSTA   C'è un solo vertice sul clima che conta: il summit della gente... Bruciate le speranze politiche sulla quindicesima Climate Change Conference delle Nazioni Unite, l'avanguardia verde che si è data appuntamento a Copenhagen per l'incontro parallelo Klimaforum09, sceglie di non accantonare l'entusiasmo e di tirare dritto per la sua strada. Del resto, Kristine Holten-Anderson, l'architetto neppure trentenne che è riuscita a mettere insieme attivisti, scienziati, artisti, 6 mila persone inclusi Naomi Klein e Vandana Shiva, lo ripete da giorni: "Sarebbe molto imbarazzante per i leader uscire dalla Cop 15 senza impegni specifici, mentre la gente comune, nella stessa città, ha escogitato soluzioni concrete". Insomma, con le temperature sotto lo zero i danesi hanno confidenza e non sarà il raggelante annuncio di ridimensionare la Cop 15 a rovinare la festa. Anzi, se per gli altri il vertice sarà l'ennesimo punto di partenza, la città è decisa a dimostrare dove, nel frattempo e con le sue forze, è arrivata e che la città del futuro esiste già: qui, sin d'ora. Non sarà la città più felice del mondo, come l'Ocse e l'Università di Leicester si ostinano a ripetere ma di certo scoppia di salute e di orgoglio: il sogno d'imporsi come la capitale ambientale d'Europa è a un soffio e per raggiungerlo, la città alza la posta: negli ultimi dieci anni ha ridotto le emissioni inquinanti del 25 per cento, oggi le taglia di un altro 20 rispetto al 2005. E fissa un traguardo che lascia indietro il resto del mondo: diventerà "carbon neutral" entro il 2025. Sarà, cioè, a emissioni zero. Lo promette "The city of Copenhagen", la città e i suoi abitanti - 500 mila nel comune, un milione e 200 mila includendo l'area metropolitana - che emblematicamente firmano "Eco-Metropolis", ambizioso progetto lanciato nel 2007: nessuno a reclamarne la paternità, perché se risultati ci sono è merito di tutti. Nemico numero uno: le emissioni di anidride carbonica. Klimaforum09: |
| RISPOSTA   C'è un solo vertice sul clima che conta: il summit della gente... Bruciate le speranze politiche sulla quindicesima Climate Change Conference delle Nazioni Unite, l'avanguardia verde che si è data appuntamento a Copenhagen per l'incontro parallelo Klimaforum09, sceglie di non accantonare l'entusiasmo e di tirare dritto per la sua strada. Del resto, Kristine Holten-Anderson, l'architetto neppure trentenne che è riuscita a mettere insieme attivisti, scienziati, artisti, 6 mila persone inclusi Naomi Klein e Vandana Shiva, lo ripete da giorni: "Sarebbe molto imbarazzante per i leader uscire dalla Cop 15 senza impegni specifici, mentre la gente comune, nella stessa città, ha escogitato soluzioni concrete". Insomma, con le temperature sotto lo zero i danesi hanno confidenza e non sarà il raggelante annuncio di ridimensionare la Cop 15 a rovinare la festa. Anzi, se per gli altri il vertice sarà l'ennesimo punto di partenza, la città è decisa a dimostrare dove, nel frattempo e con le sue forze, è arrivata e che la città del futuro esiste già: qui, sin d'ora. Non sarà la città più felice del mondo, come l'Ocse e l'Università di Leicester si ostinano a ripetere ma di certo scoppia di salute e di orgoglio: il sogno d'imporsi come la capitale ambientale d'Europa è a un soffio e per raggiungerlo, la città alza la posta: negli ultimi dieci anni ha ridotto le emissioni inquinanti del 25 per cento, oggi le taglia di un altro 20 rispetto al 2005. E fissa un traguardo che lascia indietro il resto del mondo: diventerà "carbon neutral" entro il 2025. Sarà, cioè, a emissioni zero. Lo promette "The city of Copenhagen", la città e i suoi abitanti - 500 mila nel comune, un milione e 200 mila includendo l'area metropolitana - che emblematicamente firmano "Eco-Metropolis", ambizioso progetto lanciato nel 2007: nessuno a reclamarne la paternità, perché se risultati ci sono è merito di tutti. Nemico numero uno: le emissioni di anidride carbonica. Copenaghen: |
| RISPOSTA   C'è un solo vertice sul clima che conta: il summit della gente... Bruciate le speranze politiche sulla quindicesima Climate Change Conference delle Nazioni Unite, l'avanguardia verde che si è data appuntamento a Copenhagen per l'incontro parallelo Klimaforum09, sceglie di non accantonare l'entusiasmo e di tirare dritto per la sua strada. Del resto, Kristine Holten-Anderson, l'architetto neppure trentenne che è riuscita a mettere insieme attivisti, scienziati, artisti, 6 mila persone inclusi Naomi Klein e Vandana Shiva, lo ripete da giorni: "Sarebbe molto imbarazzante per i leader uscire dalla Cop 15 senza impegni specifici, mentre la gente comune, nella stessa città, ha escogitato soluzioni concrete". Insomma, con le temperature sotto lo zero i danesi hanno confidenza e non sarà il raggelante annuncio di ridimensionare la Cop 15 a rovinare la festa. Anzi, se per gli altri il vertice sarà l'ennesimo punto di partenza, la città è decisa a dimostrare dove, nel frattempo e con le sue forze, è arrivata e che la città del futuro esiste già: qui, sin d'ora. Non sarà la città più felice del mondo, come l'Ocse e l'Università di Leicester si ostinano a ripetere ma di certo scoppia di salute e di orgoglio: il sogno d'imporsi come la capitale ambientale d'Europa è a un soffio e per raggiungerlo, la città alza la posta: negli ultimi dieci anni ha ridotto le emissioni inquinanti del 25 per cento, oggi le taglia di un altro 20 rispetto al 2005. E fissa un traguardo che lascia indietro il resto del mondo: diventerà "carbon neutral" entro il 2025. Sarà, cioè, a emissioni zero. Lo promette "The city of Copenhagen", la città e i suoi abitanti - 500 mila nel comune, un milione e 200 mila includendo l'area metropolitana - che emblematicamente firmano "Eco-Metropolis", ambizioso progetto lanciato nel 2007: nessuno a reclamarne la paternità, perché se risultati ci sono è merito di tutti. Nemico numero uno: le emissioni di anidride carbonica. I danesi: |
| RISPOSTA   C'è un solo vertice sul clima che conta: il summit della gente... Bruciate le speranze politiche sulla quindicesima Climate Change Conference delle Nazioni Unite, l'avanguardia verde che si è data appuntamento a Copenhagen per l'incontro parallelo Klimaforum09, sceglie di non accantonare l'entusiasmo e di tirare dritto per la sua strada. Del resto, Kristine Holten-Anderson, l'architetto neppure trentenne che è riuscita a mettere insieme attivisti, scienziati, artisti, 6 mila persone inclusi Naomi Klein e Vandana Shiva, lo ripete da giorni: "Sarebbe molto imbarazzante per i leader uscire dalla Cop 15 senza impegni specifici, mentre la gente comune, nella stessa città, ha escogitato soluzioni concrete". Insomma, con le temperature sotto lo zero i danesi hanno confidenza e non sarà il raggelante annuncio di ridimensionare la Cop 15 a rovinare la festa. Anzi, se per gli altri il vertice sarà l'ennesimo punto di partenza, la città è decisa a dimostrare dove, nel frattempo e con le sue forze, è arrivata e che la città del futuro esiste già: qui, sin d'ora. Non sarà la città più felice del mondo, come l'Ocse e l'Università di Leicester si ostinano a ripetere ma di certo scoppia di salute e di orgoglio: il sogno d'imporsi come la capitale ambientale d'Europa è a un soffio e per raggiungerlo, la città alza la posta: negli ultimi dieci anni ha ridotto le emissioni inquinanti del 25 per cento, oggi le taglia di un altro 20 rispetto al 2005. E fissa un traguardo che lascia indietro il resto del mondo: diventerà "carbon neutral" entro il 2025. Sarà, cioè, a emissioni zero. Lo promette "The city of Copenhagen", la città e i suoi abitanti - 500 mila nel comune, un milione e 200 mila includendo l'area metropolitana - che emblematicamente firmano "Eco-Metropolis", ambizioso progetto lanciato nel 2007: nessuno a reclamarne la paternità, perché se risultati ci sono è merito di tutti. Nemico numero uno: le emissioni di anidride carbonica. Kristine Holten-Anderson: |
| RISPOSTA   C'è un solo vertice sul clima che conta: il summit della gente... Bruciate le speranze politiche sulla quindicesima Climate Change Conference delle Nazioni Unite, l'avanguardia verde che si è data appuntamento a Copenhagen per l'incontro parallelo Klimaforum09, sceglie di non accantonare l'entusiasmo e di tirare dritto per la sua strada. Del resto, Kristine Holten-Anderson, l'architetto neppure trentenne che è riuscita a mettere insieme attivisti, scienziati, artisti, 6 mila persone inclusi Naomi Klein e Vandana Shiva, lo ripete da giorni: "Sarebbe molto imbarazzante per i leader uscire dalla Cop 15 senza impegni specifici, mentre la gente comune, nella stessa città, ha escogitato soluzioni concrete". Insomma, con le temperature sotto lo zero i danesi hanno confidenza e non sarà il raggelante annuncio di ridimensionare la Cop 15 a rovinare la festa. Anzi, se per gli altri il vertice sarà l'ennesimo punto di partenza, la città è decisa a dimostrare dove, nel frattempo e con le sue forze, è arrivata e che la città del futuro esiste già: qui, sin d'ora. Non sarà la città più felice del mondo, come l'Ocse e l'Università di Leicester si ostinano a ripetere ma di certo scoppia di salute e di orgoglio: il sogno d'imporsi come la capitale ambientale d'Europa è a un soffio e per raggiungerlo, la città alza la posta: negli ultimi dieci anni ha ridotto le emissioni inquinanti del 25 per cento, oggi le taglia di un altro 20 rispetto al 2005. E fissa un traguardo che lascia indietro il resto del mondo: diventerà "carbon neutral" entro il 2025. Sarà, cioè, a emissioni zero. Lo promette "The city of Copenhagen", la città e i suoi abitanti - 500 mila nel comune, un milione e 200 mila includendo l'area metropolitana - che emblematicamente firmano "Eco-Metropolis", ambizioso progetto lanciato nel 2007: nessuno a reclamarne la paternità, perché se risultati ci sono è merito di tutti. Nemico numero uno: le emissioni di anidride carbonica. La popolazione di Copenaghen: |
| RISPOSTA   C'è un solo vertice sul clima che conta: il summit della gente... Bruciate le speranze politiche sulla quindicesima Climate Change Conference delle Nazioni Unite, l'avanguardia verde che si è data appuntamento a Copenhagen per l'incontro parallelo Klimaforum09, sceglie di non accantonare l'entusiasmo e di tirare dritto per la sua strada. Del resto, Kristine Holten-Anderson, l'architetto neppure trentenne che è riuscita a mettere insieme attivisti, scienziati, artisti, 6 mila persone inclusi Naomi Klein e Vandana Shiva, lo ripete da giorni: "Sarebbe molto imbarazzante per i leader uscire dalla Cop 15 senza impegni specifici, mentre la gente comune, nella stessa città, ha escogitato soluzioni concrete". Insomma, con le temperature sotto lo zero i danesi hanno confidenza e non sarà il raggelante annuncio di ridimensionare la Cop 15 a rovinare la festa. Anzi, se per gli altri il vertice sarà l'ennesimo punto di partenza, la città è decisa a dimostrare dove, nel frattempo e con le sue forze, è arrivata e che la città del futuro esiste già: qui, sin d'ora. Non sarà la città più felice del mondo, come l'Ocse e l'Università di Leicester si ostinano a ripetere ma di certo scoppia di salute e di orgoglio: il sogno d'imporsi come la capitale ambientale d'Europa è a un soffio e per raggiungerlo, la città alza la posta: negli ultimi dieci anni ha ridotto le emissioni inquinanti del 25 per cento, oggi le taglia di un altro 20 rispetto al 2005. E fissa un traguardo che lascia indietro il resto del mondo: diventerà "carbon neutral" entro il 2025. Sarà, cioè, a emissioni zero. Lo promette "The city of Copenhagen", la città e i suoi abitanti - 500 mila nel comune, un milione e 200 mila includendo l'area metropolitana - che emblematicamente firmano "Eco-Metropolis", ambizioso progetto lanciato nel 2007: nessuno a reclamarne la paternità, perché se risultati ci sono è merito di tutti. Nemico numero uno: le emissioni di anidride carbonica. Le emissioni di anidride carbonica: |
RISPOSTA   C'è un solo vertice sul clima che conta: il summit della gente... Bruciate le speranze politiche sulla quindicesima Climate Change Conference delle Nazioni Unite, l'avanguardia verde che si è data appuntamento a Copenhagen per l'incontro parallelo Klimaforum09, sceglie di non accantonare l'entusiasmo e di tirare dritto per la sua strada. Del resto, Kristine Holten-Anderson, l'architetto neppure trentenne che è riuscita a mettere insieme attivisti, scienziati, artisti, 6 mila persone inclusi Naomi Klein e Vandana Shiva, lo ripete da giorni: "Sarebbe molto imbarazzante per i leader uscire dalla Cop 15 senza impegni specifici, mentre la gente comune, nella stessa città, ha escogitato soluzioni concrete". Insomma, con le temperature sotto lo zero i danesi hanno confidenza e non sarà il raggelante annuncio di ridimensionare la Cop 15 a rovinare la festa. Anzi, se per gli altri il vertice sarà l'ennesimo punto di partenza, la città è decisa a dimostrare dove, nel frattempo e con le sue forze, è arrivata e che la città del futuro esiste già: qui, sin d'ora. Non sarà la città più felice del mondo, come l'Ocse e l'Università di Leicester si ostinano a ripetere ma di certo scoppia di salute e di orgoglio: il sogno d'imporsi come la capitale ambientale d'Europa è a un soffio e per raggiungerlo, la città alza la posta: negli ultimi dieci anni ha ridotto le emissioni inquinanti del 25 per cento, oggi le taglia di un altro 20 rispetto al 2005. E fissa un traguardo che lascia indietro il resto del mondo: diventerà "carbon neutral" entro il 2025. Sarà, cioè, a emissioni zero. Lo promette "The city of Copenhagen", la città e i suoi abitanti - 500 mila nel comune, un milione e 200 mila includendo l'area metropolitana - che emblematicamente firmano "Eco-Metropolis", ambizioso progetto lanciato nel 2007: nessuno a reclamarne la paternità, perché se risultati ci sono è merito di tutti. Nemico numero uno: le emissioni di anidride carbonica. "Eco-Metropolis": |
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Bipedi dalle sofisticate abilità intellettive. Questa definizione potrebbe in futuro non venire di necessità riferita all'uomo, ma anche, fatte salve le dovute proporzioni, alla gallina e agli uccelli in generale. In passato, infatti, le capacità intellettive degli uccelli sarebbero state grossolanamente sottostimate. Basti considerare solo alcune tra le sorprendenti imprese che un pulcino può compiere non appena uscito dall'uovo. Esso è in grado di emettere per lo meno 15 diversi tipi di richiamo e costantemente impara e memorizza informazioni riguardanti il mondo circostante, per potersene avvalere come guida al proprio comportamento. Il pulcino è in grado di memorizzare gli eventi esterni mentre si trova ancora all'interno dell'uovo. Non appena uscito dall'uovo, apprende con sorprendente rapidità anche le caratteristiche visive della chioccia. Il fenomeno, noto come imprinting filiale, determina lo sviluppo di un attaccamento affettivo al primo oggetto cospicuo presente nel campo visivo dopo la schiusa. Grazie all'imprinting, il pulcino impara anche a riconoscere i propri fratelli. Nell'italiano corrente, cervello di gallina è un insulto, eppure gli studiosi di psicologia comparata hanno osservato che gli uccelli esibiscono comportamenti complessi. Nei laboratori hanno condotto esperimenti che dimostrerebbero che pulcini di pochi giorni di vita sono in grado di svolgere attività più complesse di un neonato. Il neonato umano è, da questo punto di vista, molto meno abile del pulcino, perché il pulcino ha a disposizione, immediatamente dopo la schiusa, un repertorio comportamentale che lo mette in grado di sopravvivere, nutrirsi e spostarsi nel suo mondo in modo quasi completamente autonomo. Il neonato umano, invece, non trarrebbe alcun vantaggio dalla maturazione troppo precoce di abilità quali il riconoscimento di oggetti parzialmente occultati. Uno dei risultati ottenuti dagli studi di psicologia comparata: