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Tutte le domande del quiz : Brani lunghi

tratto da:
Esercito Italiano
Quiz - Concorso per l'ammissione al 198° corso dell'Accademia Militare dell'Esercito - Anno accademico 2016/2017



 Esercitati su questo Quiz 

RISPOSTA   Domanda difficile Leggere il brano e rispondere a ogni quesito solo in base alle informazioni contenute (esplicitamente oimplicitamente) nel brano e non in base a quanto il candidato eventualmente conosca sull'argomento.  Alla fine degli anni Sessanta, all'immobilità del governo si erano aggiunti gli "scandali" provocati dalla corruzione di una classe politica da troppo tempo al potere. Immobilità e scandali avevano intaccato poco l'immagine e il potere della classe politica, mentre la situazione sociale era radicalmente cambiata: gli italiani ormai sapevano che le riforme di cui il centrosinistra si era riempito la bocca per quasi un decennio non sarebbero arrivate, e intanto il miracolo economico si stava spegnendo senza nuove prospettive. La gente doveva adeguarsi, cercando da sola le soluzioni che la politica era incapace o disinteressata a dare. [1] Però stava avvenendo qualcosa: la riforma della scuola aveva portato all'istruzione di massa ma aveva abbandonato un'enorme quantità di studenti a programmi, strutture e docenti che non potevano e soprattutto non volevano prendere atto del cambiamento. Se le difficoltà erano gravi nelle scuole medie e superiori, diventavano gravissime all'università, a cui, dopo la riforma, poteva accedere chiunque avesse frequentato una qualsiasi scuola superiore. Nel quinquennio 1962-1967 gli studenti universitari raddoppiarono superando il mezzo milione: un'università pensata per poco più di 125.000 studenti non poteva reggere l'impatto. Solo i professori avrebbero potuto e dovuto fare qualcosa, rivolgendosi ai politici responsabili di un simile squilibrio. Se non era una strada facile, era l'unica seria e possibile, ma per i docenti mettere in discussione il sistema universitario avrebbe significato rivedere la legislazione che regolava il loro rapporto di lavoro. Per un salario medio-alto e un'ottima posizione bastavano 52 ore all'anno di presenza: troppe, perché la maggior parte dei docenti era occupata anche in altri impegni professionali, pubblici o privati, comunque più lucrosi. I professori rovesciarono così la responsabilità di tutto sugli studenti. Dopo la riforma, i docenti divennero non solo più autoritari e sfuggenti, ma trasformarono il momento dell'esame da meccanismo per la valutazione in strumento per risolvere il sovraffollamento, in una farsa in cui l'autoritarismo dei metodi e il soggettivismo dei giudizi erano spinti all'eccesso, rendendo gli esami insuperabili specialmente per i più deboli e i più poveri, che spesso erano anche i più volenterosi e desiderosi di promozione sociale, gli studenti-lavoratori. Fin dall'inizio lo Stato si era reso conto della situazione e aveva trovato un pessimo rimedio per una cattiva legge: non fissare un limite di tempo per raggiungere la laurea, come avveniva in quasi tutti i Paesi occidentali. Studenti demotivati e "fuori corso" contrapposti a professori assenti e non disposti ad accettare la nuova realtà divennero la regola di un'università senza regole, un luogo dove si premiavano non i migliori ma i più abbienti. Inoltre la laurea non garantiva a nessuno di inserirsi in un mercato del lavoro difficilissimo che, per la maggiore offerta di diplomato o laureati e la congiuntura economica sfavorevole, era governato dalla politica. Tutto ciò, infatti, avvenne quando le contraddizioni basilari e l'ipocrisia dell'intero sistema economico e politico, alla fine del Boom, erano ancora più evidenti. [2] La maggioranza degli studenti poteva ritrovarsi ed esprimere la propria frustrazione soltanto all'università, dove era cresciuta e dove trasferiva le sue amare esperienze. Per la prima volta nella storia italiana, l'università si trasformava da luogo di formazione della classe dirigente a luogo di critica del sistema e dei partiti, sia quelli che l'avevano prodotto, sia quelli che non erano stati in grado di trovare un'alternativa. Gli studenti cominciarono a pensarsi non più come protagonisti della società futura ma come "oggetti" di uno scambio incontrollabile da loro, "merce intellettuale" venduta e comprata da un sistema in cui non si riconoscevano. (Archivio Selexi) Quale fatto, avvenuto durante il quinquennio 1962-1967, viene evidenziato nel brano?
RISPOSTA   Domanda difficile Leggere il brano e rispondere a ogni quesito solo in base alle informazioni contenute (esplicitamente oimplicitamente) nel brano e non in base a quanto il candidato eventualmente conosca sull'argomento.  Anthony Giddens ha definito la globalizzazione come «l'intensificazione di relazioni sociali mondiali che collegano tra loro località distanti facendo sì che gli eventi locali vengano modellati dagli eventi che si verificano a migliaia di chilometri di distanza e viceversa». È evidente dunque che la globalizzazione si manifesta in conseguenza del verificarsi di intensi processi di scambio a livello planetario per merci, tecnologie e conoscenze scientifiche e culturali. E che essa comporta la costituzione a livello internazionale di mercati sempre più omogenei e globali.Non si tratta perciò di un fenomeno nuovo, come apparentemente potrebbe sembrare. Infatti, esso ha operato per migliaia di anni, in quanto si è generalmente manifestato in conseguenza degli scambi resi possibili da viaggi, migrazioni e attività commerciali. Addirittura, attorno all'anno Mille, la globalizzazione seguiva un percorso che non si originava dall'Occidente verso il resto del mondo, ma andava nella direzione contraria. Ad esempio, strumenti d'uso come la carta, la polvere da sparo, la balestra, l'orologio, la bussola magnetica, il carro su ruote e il ventilatore girevole all'epoca venivano già largamente impiegati in Cina e da lì si sono diffusi anche nel resto del mondo, Europa inclusa.Diversi autori ritengono però che di globalizzazione si possa propriamente parlare soltanto a partire dal Quattrocento, ovvero da quella vera e propria rivoluzione commerciale che ha avuto inizio con la fine del Medio Evo. Essa dunque si è originata da quella progressiva crescita della densità degli scambi economici che è una delle principali caratteristiche delle società moderne. Vale a dire che è in qualche misura figlia della modernità.In realtà, il processo di globalizzazione si è manifestato in maniera evidente soprattutto negli ultimi cento anni e ciò è avvenuto per la spinta determinante esercitata dalle nuove tecnologie, che rendono sempre più economici e facilmente accessibili i trasporti e la comunicazione, e omogeneizzano in maniera crescente i consumatori dei vari Paesi, raggiunti dalla stessa massa di informazioni. (Vanni Codeluppi, "Globalizzazione", www.doppiozero.com) Quando è iniziata, secondo l'autore del brano, la globalizzazione?
RISPOSTA   Domanda difficile Leggere il brano e rispondere a ogni quesito solo in base alle informazioni contenute (esplicitamente oimplicitamente) nel brano e non in base a quanto il candidato eventualmente conosca sull'argomento.  Appunto come signore della forma, padrone assoluto come altri mai delle parole che portavano nel mondo la pienezza e la forza imperiali; che sapeva dare l'interpretazione più efficace delle azioni del sovrano, influenzandone spesso il comportamento, e sapeva trovare la formula giusta per giustificare e spiegare i continui voltafaccia di Federico; Pier delle Vigne era indispensabile all'imperatore. Federico l'aveva tratto a sé dal nulla, elevandolo al rango supremo; ne aveva fatto il compartecipe di ogni suo piano, e per questo appunto fu infine costretto a sbarazzarsene, quando il suo servitore aveva cominciato a tralignare in maniera inesplicabile. Con un altro sarebbe bastata un'ammonizione, un allontanamento: un passo falso di Pier delle Vigne esigeva la sua scomparsa. (Ernst Kantorovicz, "Federico II imperatore", Garzanti) In base al brano, Pier delle Vigne:
RISPOSTA   Domanda di media difficoltà Leggere il brano e rispondere a ogni quesito solo in base alle informazioni contenute (esplicitamente oimplicitamente) nel brano e non in base a quanto il candidato eventualmente conosca sull'argomento.  Appunto come signore della forma, padrone assoluto come altri mai delle parole che portavano nel mondo la pienezza e la forza imperiali; che sapeva dare l'interpretazione più efficace delle azioni del sovrano, influenzandone spesso il comportamento, e sapeva trovare la formula giusta per giustificare e spiegare i continui voltafaccia di Federico; Pier delle Vigne era indispensabile all'imperatore. Federico l'aveva tratto a sé dal nulla, elevandolo al rango supremo; ne aveva fatto il compartecipe di ogni suo piano, e per questo appunto fu infine costretto a sbarazzarsene, quando il suo servitore aveva cominciato a tralignare in maniera inesplicabile. Con un altro sarebbe bastata un'ammonizione, un allontanamento: un passo falso di Pier delle Vigne esigeva la sua scomparsa. (Ernst Kantorovicz, "Federico II imperatore", Garzanti) Secondo il brano, Pier delle Vigne era indispensabile all'imperatore perché:
RISPOSTA   Domanda difficile Leggere il brano e rispondere a ogni quesito solo in base alle informazioni contenute (esplicitamente oimplicitamente) nel brano e non in base a quanto il candidato eventualmente conosca sull'argomento.  Assumere una maschera triste oppure allegra, così come travestirsi con abiti aristocratici o plebei, implica una scelta di ruolo; chiunque abbia partecipato a una festa in maschera, al Carnevale di Venezia, alla sfilata di Viareggio, sa che il comportamento di ciascuno si modella sul personaggio interpretato.Nell'assunzione del ruolo si esprime una ricerca di identificazione, spesso il desiderio di sperimentare, sia pure per un breve tempo e in un contesto particolare, un'altra vita. Desiderio di tutti e di tutte le epoche, come è testimoniato dalle rappresentazioni drammatiche e teatrali e, perché no, dalla complicità con cui vengono accolte le maschere. Il travestimento è una cosa seria.Bisogna stare al gioco sia da interpreti sia da spettatori.Si dà luogo a un effetto catartico, di scarica delle tensioni cui condanna la consueta realtà: il dirigente d'azienda si veste da Pierrot e l'educatrice da Angelica o da Gianburrasca; a loro volta, uno studente del primo anno di fisica può impersonare Einstein, manifestando un'ambizione che non confesserebbe neppure a se stesso, e un impiegato di banca travestirsi da Gengis Khan.Per qualche ora, per un giorno, ciò è perfettamente lecito. Dà il piacere dell'insolito. Permette all'altra parte di sé di manifestarsi e l'esperienza non è fonte di ansia perché non viene posto davvero in discussione il proprio modo di essere. Gli altri non conoscono la nostra vera identità; si può ridere, parlare forte, lasciarsi andare a scherzi un po' spinti. E se la conoscono fa lo stesso. Tutti stanno al gioco.Purtroppo l'allentarsi delle inibizioni può anche condurre a eccessi pericolosi e asociali. Non a caso l'indossare in pubblico una maschera è vietato da molte legislazioni.Mutarsi il volto con un'immagine tragica o buffonesca sia pure di cartapesta, con un viso anonimo o celebre, costituisce anche una rivalsa della gente comune. Come sarebbe altrimenti possibile a chi non è professionista della parola e del gesto impersonare dignitosamente stati d'animo, personaggi, situazioni? La maschera dà sicurezza, permette di calarsi nella parte prescelta senza troppi problemi e di tornare se stessi in modo assai semplice: basta toglierla.Addestramento e sensibilità interpretativa sono invece richiesti in abbondanza agli attori. Essi devono saper evidenziare le azioni (movimenti, parole, discorsi) che le persone pongono in essere per averle coscientemente apprese oppure assimilate in maniera inconsapevole o perché innate. E così pure devono individuare gli atti, ovvero i contenuti intenzionali delle azioni. Accentuare taluni aspetti o certi altri, a seconda dei casi, significa interpretare tipi umani diversi.Nell'osservazione del comportamento altrui l'attore si comporta dunque come un etologo attento a cogliere azioni, atti, gesti caratteristici. E su questi ultimi si sofferma specialmente quel tipo particolare di attore che è il mimo. Egli infatti comunica con il pubblico mediante idonei segnali visivi che, secondo le classificazioni proposte dal noto etologo Desmond Morris, rientrano principalmente nelle categorie dei gesti espressivi, schematici, simbolici e propriamente mimici. (Archivio Selexi) Secondo l'autore del brano la gente comune può indossare una maschera:
RISPOSTA   Domanda difficile Leggere il brano e rispondere a ogni quesito solo in base alle informazioni contenute (esplicitamente oimplicitamente) nel brano e non in base a quanto il candidato eventualmente conosca sull'argomento.  Assumere una maschera triste oppure allegra, così come travestirsi con abiti aristocratici o plebei, implica una scelta di ruolo; chiunque abbia partecipato a una festa in maschera, al Carnevale di Venezia, alla sfilata di Viareggio, sa che il comportamento di ciascuno si modella sul personaggio interpretato.Nell'assunzione del ruolo si esprime una ricerca di identificazione, spesso il desiderio di sperimentare, sia pure per un breve tempo e in un contesto particolare, un'altra vita. Desiderio di tutti e di tutte le epoche, come è testimoniato dalle rappresentazioni drammatiche e teatrali e, perché no, dalla complicità con cui vengono accolte le maschere. Il travestimento è una cosa seria.Bisogna stare al gioco sia da interpreti sia da spettatori.Si dà luogo a un effetto catartico, di scarica delle tensioni cui condanna la consueta realtà: il dirigente d'azienda si veste da Pierrot e l'educatrice da Angelica o da Gianburrasca; a loro volta, uno studente del primo anno di fisica può impersonare Einstein, manifestando un'ambizione che non confesserebbe neppure a se stesso, e un impiegato di banca travestirsi da Gengis Khan.Per qualche ora, per un giorno, ciò è perfettamente lecito. Dà il piacere dell'insolito. Permette all'altra parte di sé di manifestarsi e l'esperienza non è fonte di ansia perché non viene posto davvero in discussione il proprio modo di essere. Gli altri non conoscono la nostra vera identità; si può ridere, parlare forte, lasciarsi andare a scherzi un po' spinti. E se la conoscono fa lo stesso. Tutti stanno al gioco.Purtroppo l'allentarsi delle inibizioni può anche condurre a eccessi pericolosi e asociali. Non a caso l'indossare in pubblico una maschera è vietato da molte legislazioni.Mutarsi il volto con un'immagine tragica o buffonesca sia pure di cartapesta, con un viso anonimo o celebre, costituisce anche una rivalsa della gente comune. Come sarebbe altrimenti possibile a chi non è professionista della parola e del gesto impersonare dignitosamente stati d'animo, personaggi, situazioni? La maschera dà sicurezza, permette di calarsi nella parte prescelta senza troppi problemi e di tornare se stessi in modo assai semplice: basta toglierla.Addestramento e sensibilità interpretativa sono invece richiesti in abbondanza agli attori. Essi devono saper evidenziare le azioni (movimenti, parole, discorsi) che le persone pongono in essere per averle coscientemente apprese oppure assimilate in maniera inconsapevole o perché innate. E così pure devono individuare gli atti, ovvero i contenuti intenzionali delle azioni. Accentuare taluni aspetti o certi altri, a seconda dei casi, significa interpretare tipi umani diversi.Nell'osservazione del comportamento altrui l'attore si comporta dunque come un etologo attento a cogliere azioni, atti, gesti caratteristici. E su questi ultimi si sofferma specialmente quel tipo particolare di attore che è il mimo. Egli infatti comunica con il pubblico mediante idonei segnali visivi che, secondo le classificazioni proposte dal noto etologo Desmond Morris, rientrano principalmente nelle categorie dei gesti espressivi, schematici, simbolici e propriamente mimici. (Archivio Selexi) Quale delle seguenti affermazioni è deducibile dal brano?
RISPOSTA   Domanda difficile Leggere il brano e rispondere a ogni quesito solo in base alle informazioni contenute (esplicitamente oimplicitamente) nel brano e non in base a quanto il candidato eventualmente conosca sull'argomento.  Assumere una maschera triste oppure allegra, così come travestirsi con abiti aristocratici o plebei, implica una scelta di ruolo; chiunque abbia partecipato a una festa in maschera, al Carnevale di Venezia, alla sfilata di Viareggio, sa che il comportamento di ciascuno si modella sul personaggio interpretato.Nell'assunzione del ruolo si esprime una ricerca di identificazione, spesso il desiderio di sperimentare, sia pure per un breve tempo e in un contesto particolare, un'altra vita. Desiderio di tutti e di tutte le epoche, come è testimoniato dalle rappresentazioni drammatiche e teatrali e, perché no, dalla complicità con cui vengono accolte le maschere. Il travestimento è una cosa seria.Bisogna stare al gioco sia da interpreti sia da spettatori.Si dà luogo a un effetto catartico, di scarica delle tensioni cui condanna la consueta realtà: il dirigente d'azienda si veste da Pierrot e l'educatrice da Angelica o da Gianburrasca; a loro volta, uno studente del primo anno di fisica può impersonare Einstein, manifestando un'ambizione che non confesserebbe neppure a se stesso, e un impiegato di banca travestirsi da Gengis Khan.Per qualche ora, per un giorno, ciò è perfettamente lecito. Dà il piacere dell'insolito. Permette all'altra parte di sé di manifestarsi e l'esperienza non è fonte di ansia perché non viene posto davvero in discussione il proprio modo di essere. Gli altri non conoscono la nostra vera identità; si può ridere, parlare forte, lasciarsi andare a scherzi un po' spinti. E se la conoscono fa lo stesso. Tutti stanno al gioco.Purtroppo l'allentarsi delle inibizioni può anche condurre a eccessi pericolosi e asociali. Non a caso l'indossare in pubblico una maschera è vietato da molte legislazioni.Mutarsi il volto con un'immagine tragica o buffonesca sia pure di cartapesta, con un viso anonimo o celebre, costituisce anche una rivalsa della gente comune. Come sarebbe altrimenti possibile a chi non è professionista della parola e del gesto impersonare dignitosamente stati d'animo, personaggi, situazioni? La maschera dà sicurezza, permette di calarsi nella parte prescelta senza troppi problemi e di tornare se stessi in modo assai semplice: basta toglierla.Addestramento e sensibilità interpretativa sono invece richiesti in abbondanza agli attori. Essi devono saper evidenziare le azioni (movimenti, parole, discorsi) che le persone pongono in essere per averle coscientemente apprese oppure assimilate in maniera inconsapevole o perché innate. E così pure devono individuare gli atti, ovvero i contenuti intenzionali delle azioni. Accentuare taluni aspetti o certi altri, a seconda dei casi, significa interpretare tipi umani diversi.Nell'osservazione del comportamento altrui l'attore si comporta dunque come un etologo attento a cogliere azioni, atti, gesti caratteristici. E su questi ultimi si sofferma specialmente quel tipo particolare di attore che è il mimo. Egli infatti comunica con il pubblico mediante idonei segnali visivi che, secondo le classificazioni proposte dal noto etologo Desmond Morris, rientrano principalmente nelle categorie dei gesti espressivi, schematici, simbolici e propriamente mimici. (Archivio Selexi) Secondo quanto riportato nel brano, il travestimento:
RISPOSTA   Domanda difficile Leggere il brano e rispondere a ogni quesito solo in base alle informazioni contenute (esplicitamente oimplicitamente) nel brano e non in base a quanto il candidato eventualmente conosca sull'argomento.  Avrebbe fucilato tutti i suoi compagni dell'accademia e del reggimento in nome della rivoluzione. Un giorno fu assegnato alla loro truppa un commissario politico ebreo, che si faceva chiamare Nirunov, uno scrittore che sfornava giornali e proclami, teneva discorsi incendiari prima di andare all'attacco, ed era così goffo nella conversazione quanto era abile nell'arte di entusiasmare. Quest'uomo, brutto, miope e sciocco, s'innamorò di Natasa, che lo trattava in politica come un suo pari.Tunda avrebbe voluto saper parlare come il commissario, e lo emulò. Fece sue le espressioni tecniche dell'uomo politico, imparò tutto a memoria, con la bravura di un innamorato. Un giorno il commissario fu ferito, dovettero abbandonarlo. Da allora Tunda tenne discorsi politici e scrisse proclami. (da: "Fuga senza fine" di Joseph Roth, La Biblioteca di Repubblica, Roma, 2011) Secondo quanto riportato nel brano, Tunda:
RISPOSTA   Domanda difficile Leggere il brano e rispondere a ogni quesito solo in base alle informazioni contenute (esplicitamente oimplicitamente) nel brano e non in base a quanto il candidato eventualmente conosca sull'argomento.  Blakelock è un pittore americano del tardo Ottocento che divenne noto solo quando, a mezza età, perse la ragione e non fu più in grado di riconoscere le proprie opere. Tanto che da allora fu impossibile distinguerle da quelle che nel frattempo erano state copiate o imitate nello stile (da Innes, Ryder, Kitchell e altri). Solo dopo il 1970 a Brookaven, con l'aiuto di una tecnica radioisotopica molto usata in biologia e in metallurgia (l'autoradiografia), si è dimostrato che i suoi dipinti autentici risultano inconfondibili per la costanza nell'uso dei materiali e per la tecnica di applicazione dei colori.Questo è solo un esempio di come le tecniche radioanalitiche possano aiutare identificazione, conservazione e restauro delle opere d'arte sia antiche che attuali, offrendo procedimenti di analisi molto sensibili e, quel che più conta, non distruttivi. Sono già noti i metodi di datazione archeologica (al carbonio 14 o altri) o lo studio con l'analisi per l'attivazione dei colori. Oggi le tecniche di radioanalisi al servizio dell'arte sono ancora cresciute, mutuando metodologie da campi diversi, come la medicina e l'industria. Queste tecniche possono essere rivolte sia alla determinazione della struttura dell'oggetto (analisi morfologica) che alla sua composizione (analisi chimica), e finalizzate tanto alla sua identificazione quanto alla sua conservazione.La composizione strutturale si può studiare sfruttando la trasparenza dei corpi alla radiazione elettromagnetica ad alta energia, cioè con la radiografia o la Tac. La radiografia viene applicata ai quadri, e permette di mettere in evidenza tutti i componenti come la tela, la stesura di gesso, le colle e i pigmenti con i loro leganti; si può così conoscerne non solo la tecnica adottata e deciderne l'attribuzione nel caso di incertezza, ma anche lo stato di conservazione e programmare l'eventuale restauro con cognizione di causa. L'apparecchio a raggi X usato non differisce, a parte l'energia dei raggi, da quelli impiegati per la radiodiagnostica umana, così come la lastra radiografica è di un tipo comune, e viene messa a contatto con il dipinto creando fra i due strati una leggera depressione in modo da avere una perfetta aderenza. Quando l'opera sotto studio è tridimensionale, come una statua, un vaso, un sarcofago, si mutua invece dalla medicina la tomografia assiale computerizzata (Tac). Con essa si riesce a visualizzare la struttura interna dell'oggetto, altrimenti visibile solo con interventi distruttivi. Data la grande varietà dei campioni da esaminare, la Tac sulle opere d'arte ha subito, rispetto alla Tac clinica, notevoli variazioni: per statue e oggetti metallici di grandi spessori (fino a 30 centimetri) i normali raggi X di 0,1-0,3 MeV vengono sostituiti da raggi di 12 MeV. Le tecniche radioanalitiche che consentono l'analisi chimica sono invece quelle basate sulla fluorescenza indotta e sull'analisi per attivazione. La prima è normalmente più agevole della seconda perché si può eseguire con strumenti portatili. In sostanza essa consiste nello stimolare con radiazioni poco penetranti gli atomi superficiali dell'opera in esame. Gli atomi così stimolati rispondono emettendo a loro volta una radiazione che è come una loro carta di identità e si rivelano quindi come tipo e quantità. Normalmente la radiazione usata per la stimolazione consiste in raggi X o gamma e la tecnica si chiama "X Ray Fluorescence" (XRF), ma ultimamente è stata sviluppata una interessante variante, la Pixe alfa. In essa la stimolazione degli atomi viene realizzata con una sorgente di particelle alfa (da Po-210), che percorrono circa 5 centimetri in aria e non richiedono particolari precauzioni di radioprotezione, salvo il non venirne a contatto. (Archivio Selexi) Secondo quanto affermato nel brano, quale vantaggio offre l'impiego della Tac nello studio delle opere d'arte?
RISPOSTA   Domanda di media difficoltà Leggere il brano e rispondere a ogni quesito solo in base alle informazioni contenute (esplicitamente oimplicitamente) nel brano e non in base a quanto il candidato eventualmente conosca sull'argomento.  Blakelock è un pittore americano del tardo Ottocento che divenne noto solo quando, a mezza età, perse la ragione e non fu più in grado di riconoscere le proprie opere. Tanto che da allora fu impossibile distinguerle da quelle che nel frattempo erano state copiate o imitate nello stile (da Innes, Ryder, Kitchell e altri). Solo dopo il 1970 a Brookaven, con l'aiuto di una tecnica radioisotopica molto usata in biologia e in metallurgia (l'autoradiografia), si è dimostrato che i suoi dipinti autentici risultano inconfondibili per la costanza nell'uso dei materiali e per la tecnica di applicazione dei colori.Questo è solo un esempio di come le tecniche radioanalitiche possano aiutare identificazione, conservazione e restauro delle opere d'arte sia antiche che attuali, offrendo procedimenti di analisi molto sensibili e, quel che più conta, non distruttivi. Sono già noti i metodi di datazione archeologica (al carbonio 14 o altri) o lo studio con l'analisi per l'attivazione dei colori. Oggi le tecniche di radioanalisi al servizio dell'arte sono ancora cresciute, mutuando metodologie da campi diversi, come la medicina e l'industria. Queste tecniche possono essere rivolte sia alla determinazione della struttura dell'oggetto (analisi morfologica) che alla sua composizione (analisi chimica), e finalizzate tanto alla sua identificazione quanto alla sua conservazione.La composizione strutturale si può studiare sfruttando la trasparenza dei corpi alla radiazione elettromagnetica ad alta energia, cioè con la radiografia o la Tac. La radiografia viene applicata ai quadri, e permette di mettere in evidenza tutti i componenti come la tela, la stesura di gesso, le colle e i pigmenti con i loro leganti; si può così conoscerne non solo la tecnica adottata e deciderne l'attribuzione nel caso di incertezza, ma anche lo stato di conservazione e programmare l'eventuale restauro con cognizione di causa. L'apparecchio a raggi X usato non differisce, a parte l'energia dei raggi, da quelli impiegati per la radiodiagnostica umana, così come la lastra radiografica è di un tipo comune, e viene messa a contatto con il dipinto creando fra i due strati una leggera depressione in modo da avere una perfetta aderenza. Quando l'opera sotto studio è tridimensionale, come una statua, un vaso, un sarcofago, si mutua invece dalla medicina la tomografia assiale computerizzata (Tac). Con essa si riesce a visualizzare la struttura interna dell'oggetto, altrimenti visibile solo con interventi distruttivi. Data la grande varietà dei campioni da esaminare, la Tac sulle opere d'arte ha subito, rispetto alla Tac clinica, notevoli variazioni: per statue e oggetti metallici di grandi spessori (fino a 30 centimetri) i normali raggi X di 0,1-0,3 MeV vengono sostituiti da raggi di 12 MeV. Le tecniche radioanalitiche che consentono l'analisi chimica sono invece quelle basate sulla fluorescenza indotta e sull'analisi per attivazione. La prima è normalmente più agevole della seconda perché si può eseguire con strumenti portatili. In sostanza essa consiste nello stimolare con radiazioni poco penetranti gli atomi superficiali dell'opera in esame. Gli atomi così stimolati rispondono emettendo a loro volta una radiazione che è come una loro carta di identità e si rivelano quindi come tipo e quantità. Normalmente la radiazione usata per la stimolazione consiste in raggi X o gamma e la tecnica si chiama "X Ray Fluorescence" (XRF), ma ultimamente è stata sviluppata una interessante variante, la Pixe alfa. In essa la stimolazione degli atomi viene realizzata con una sorgente di particelle alfa (da Po-210), che percorrono circa 5 centimetri in aria e non richiedono particolari precauzioni di radioprotezione, salvo il non venirne a contatto. (Archivio Selexi) Qual è lo scopo del brano?
RISPOSTA   Domanda difficile Leggere il brano e rispondere a ogni quesito solo in base alle informazioni contenute (esplicitamente oimplicitamente) nel brano e non in base a quanto il candidato eventualmente conosca sull'argomento.  Blakelock è un pittore americano del tardo Ottocento che divenne noto solo quando, a mezza età, perse la ragione e non fu più in grado di riconoscere le proprie opere. Tanto che da allora fu impossibile distinguerle da quelle che nel frattempo erano state copiate o imitate nello stile (da Innes, Ryder, Kitchell e altri). Solo dopo il 1970 a Brookaven, con l'aiuto di una tecnica radioisotopica molto usata in biologia e in metallurgia (l'autoradiografia), si è dimostrato che i suoi dipinti autentici risultano inconfondibili per la costanza nell'uso dei materiali e per la tecnica di applicazione dei colori.Questo è solo un esempio di come le tecniche radioanalitiche possano aiutare identificazione, conservazione e restauro delle opere d'arte sia antiche che attuali, offrendo procedimenti di analisi molto sensibili e, quel che più conta, non distruttivi. Sono già noti i metodi di datazione archeologica (al carbonio 14 o altri) o lo studio con l'analisi per l'attivazione dei colori. Oggi le tecniche di radioanalisi al servizio dell'arte sono ancora cresciute, mutuando metodologie da campi diversi, come la medicina e l'industria. Queste tecniche possono essere rivolte sia alla determinazione della struttura dell'oggetto (analisi morfologica) che alla sua composizione (analisi chimica), e finalizzate tanto alla sua identificazione quanto alla sua conservazione.La composizione strutturale si può studiare sfruttando la trasparenza dei corpi alla radiazione elettromagnetica ad alta energia, cioè con la radiografia o la Tac. La radiografia viene applicata ai quadri, e permette di mettere in evidenza tutti i componenti come la tela, la stesura di gesso, le colle e i pigmenti con i loro leganti; si può così conoscerne non solo la tecnica adottata e deciderne l'attribuzione nel caso di incertezza, ma anche lo stato di conservazione e programmare l'eventuale restauro con cognizione di causa. L'apparecchio a raggi X usato non differisce, a parte l'energia dei raggi, da quelli impiegati per la radiodiagnostica umana, così come la lastra radiografica è di un tipo comune, e viene messa a contatto con il dipinto creando fra i due strati una leggera depressione in modo da avere una perfetta aderenza. Quando l'opera sotto studio è tridimensionale, come una statua, un vaso, un sarcofago, si mutua invece dalla medicina la tomografia assiale computerizzata (Tac). Con essa si riesce a visualizzare la struttura interna dell'oggetto, altrimenti visibile solo con interventi distruttivi. Data la grande varietà dei campioni da esaminare, la Tac sulle opere d'arte ha subito, rispetto alla Tac clinica, notevoli variazioni: per statue e oggetti metallici di grandi spessori (fino a 30 centimetri) i normali raggi X di 0,1-0,3 MeV vengono sostituiti da raggi di 12 MeV. Le tecniche radioanalitiche che consentono l'analisi chimica sono invece quelle basate sulla fluorescenza indotta e sull'analisi per attivazione. La prima è normalmente più agevole della seconda perché si può eseguire con strumenti portatili. In sostanza essa consiste nello stimolare con radiazioni poco penetranti gli atomi superficiali dell'opera in esame. Gli atomi così stimolati rispondono emettendo a loro volta una radiazione che è come una loro carta di identità e si rivelano quindi come tipo e quantità. Normalmente la radiazione usata per la stimolazione consiste in raggi X o gamma e la tecnica si chiama "X Ray Fluorescence" (XRF), ma ultimamente è stata sviluppata una interessante variante, la Pixe alfa. In essa la stimolazione degli atomi viene realizzata con una sorgente di particelle alfa (da Po-210), che percorrono circa 5 centimetri in aria e non richiedono particolari precauzioni di radioprotezione, salvo il non venirne a contatto. (Archivio Selexi) Quale dei seguenti potrebbe essere un titolo adeguato del brano?
RISPOSTA   Domanda difficile Leggere il brano e rispondere a ogni quesito solo in base alle informazioni contenute (esplicitamente oimplicitamente) nel brano e non in base a quanto il candidato eventualmente conosca sull'argomento.  Blakelock è un pittore americano del tardo Ottocento che divenne noto solo quando, a mezza età, perse la ragione e non fu più in grado di riconoscere le proprie opere. Tanto che da allora fu impossibile distinguerle da quelle che nel frattempo erano state copiate o imitate nello stile (da Innes, Ryder, Kitchell e altri). Solo dopo il 1970 a Brookaven, con l'aiuto di una tecnica radioisotopica molto usata in biologia e in metallurgia (l'autoradiografia), si è dimostrato che i suoi dipinti autentici risultano inconfondibili per la costanza nell'uso dei materiali e per la tecnica di applicazione dei colori.Questo è solo un esempio di come le tecniche radioanalitiche possano aiutare identificazione, conservazione e restauro delle opere d'arte sia antiche che attuali, offrendo procedimenti di analisi molto sensibili e, quel che più conta, non distruttivi. Sono già noti i metodi di datazione archeologica (al carbonio 14 o altri) o lo studio con l'analisi per l'attivazione dei colori. Oggi le tecniche di radioanalisi al servizio dell'arte sono ancora cresciute, mutuando metodologie da campi diversi, come la medicina e l'industria. Queste tecniche possono essere rivolte sia alla determinazione della struttura dell'oggetto (analisi morfologica) che alla sua composizione (analisi chimica), e finalizzate tanto alla sua identificazione quanto alla sua conservazione.La composizione strutturale si può studiare sfruttando la trasparenza dei corpi alla radiazione elettromagnetica ad alta energia, cioè con la radiografia o la Tac. La radiografia viene applicata ai quadri, e permette di mettere in evidenza tutti i componenti come la tela, la stesura di gesso, le colle e i pigmenti con i loro leganti; si può così conoscerne non solo la tecnica adottata e deciderne l'attribuzione nel caso di incertezza, ma anche lo stato di conservazione e programmare l'eventuale restauro con cognizione di causa. L'apparecchio a raggi X usato non differisce, a parte l'energia dei raggi, da quelli impiegati per la radiodiagnostica umana, così come la lastra radiografica è di un tipo comune, e viene messa a contatto con il dipinto creando fra i due strati una leggera depressione in modo da avere una perfetta aderenza. Quando l'opera sotto studio è tridimensionale, come una statua, un vaso, un sarcofago, si mutua invece dalla medicina la tomografia assiale computerizzata (Tac). Con essa si riesce a visualizzare la struttura interna dell'oggetto, altrimenti visibile solo con interventi distruttivi. Data la grande varietà dei campioni da esaminare, la Tac sulle opere d'arte ha subito, rispetto alla Tac clinica, notevoli variazioni: per statue e oggetti metallici di grandi spessori (fino a 30 centimetri) i normali raggi X di 0,1-0,3 MeV vengono sostituiti da raggi di 12 MeV. Le tecniche radioanalitiche che consentono l'analisi chimica sono invece quelle basate sulla fluorescenza indotta e sull'analisi per attivazione. La prima è normalmente più agevole della seconda perché si può eseguire con strumenti portatili. In sostanza essa consiste nello stimolare con radiazioni poco penetranti gli atomi superficiali dell'opera in esame. Gli atomi così stimolati rispondono emettendo a loro volta una radiazione che è come una loro carta di identità e si rivelano quindi come tipo e quantità. Normalmente la radiazione usata per la stimolazione consiste in raggi X o gamma e la tecnica si chiama "X Ray Fluorescence" (XRF), ma ultimamente è stata sviluppata una interessante variante, la Pixe alfa. In essa la stimolazione degli atomi viene realizzata con una sorgente di particelle alfa (da Po-210), che percorrono circa 5 centimetri in aria e non richiedono particolari precauzioni di radioprotezione, salvo il non venirne a contatto. (Archivio Selexi) Il brano tratta di un argomento di natura:
RISPOSTA   Domanda difficile Leggere il brano e rispondere a ogni quesito solo in base alle informazioni contenute (esplicitamente oimplicitamente) nel brano e non in base a quanto il candidato eventualmente conosca sull'argomento.  Brevissima e angosciatissima è la vita di coloro che dimenticano il passato, non curano il presente, temono il futuro: giunti alla fine, infelici capiscono troppo tardi di essere stati tanto a lungo affaccendati, mentre non facevano nulla. Non credere che da questa prova sia dimostrato che essi vivono una vita lunga, dato che a volte invocano la morte: li mette in agitazione la mancanza di esperienza, con passioni incerte e che vanno a sbattere proprio contro ciò che temono; la morte, spesso la desiderano perché la temono.Non si deve neppure considerare, come prova che quelli vivono a lungo, il fatto che spesso sembri loro lungo il giorno, e il fatto che si lamentino per lo scorrere tardo delle ore, fino a che non giunga il tempo convenuto per la cena; infatti, ogni volta che le occupazioni li hanno abbandonati, lasciati in un riposo disimpegnato, sono affannati e non sanno come disporlo e farlo trascorrere. Tendono pertanto a qualche occupazione, e tutto il tempo che sta di tramezzo è per loro pesante.In linea generale, dunque, tutti sono d'accordo, che nessuna cosa è possibile sia ben esercitata da chi è affaccendato, non l'eloquenza, non le discipline liberali, dal momento che un animo tirato da una parte e dall'altra nulla profondamente accoglie, ma tutto rigetta, come se gli fosse stato inculcato. Nulla meno appartiene a un uomo affaccendato che il saper vivere: di nessuna cosa è più difficile la scienza.Molti, o l'aspirazione a raggiungere le fortune altrui o il lamento per la propria, li ha tenuti legati; moltissimi, che a nulla di certo tengono dietro, una leggerezza instabile e incostante e scontenta di sé li ha sballottati per progetti sempre nuovi; a certuni non piace nulla verso cui dirigere la rotta, ma snervati e sbadiglianti, il destino di morte li sorprende: cosicché ciò che è stato detto a mo' di oracolo presso il più grande dei poeti, io non dubito sia vero: “Piccola è la parte di vita in cui viviamo veramente". Tutto lo spazio che rimane non è vera vita, ma tempo. (Da: "De brevitate vitae" di Seneca, in "Dialoghi II", a cura di G. Viansino, Mondadori, Milano, 1990) Cosa succede quando gli uomini affaccendati non hanno occupazioni?
RISPOSTA   Domanda di media difficoltà Leggere il brano e rispondere a ogni quesito solo in base alle informazioni contenute (esplicitamente oimplicitamente) nel brano e non in base a quanto il candidato eventualmente conosca sull'argomento.  Brevissima e angosciatissima è la vita di coloro che dimenticano il passato, non curano il presente, temono il futuro: giunti alla fine, infelici capiscono troppo tardi di essere stati tanto a lungo affaccendati, mentre non facevano nulla. Non credere che da questa prova sia dimostrato che essi vivono una vita lunga, dato che a volte invocano la morte: li mette in agitazione la mancanza di esperienza, con passioni incerte e che vanno a sbattere proprio contro ciò che temono; la morte, spesso la desiderano perché la temono.Non si deve neppure considerare, come prova che quelli vivono a lungo, il fatto che spesso sembri loro lungo il giorno, e il fatto che si lamentino per lo scorrere tardo delle ore, fino a che non giunga il tempo convenuto per la cena; infatti, ogni volta che le occupazioni li hanno abbandonati, lasciati in un riposo disimpegnato, sono affannati e non sanno come disporlo e farlo trascorrere. Tendono pertanto a qualche occupazione, e tutto il tempo che sta di tramezzo è per loro pesante.In linea generale, dunque, tutti sono d'accordo, che nessuna cosa è possibile sia ben esercitata da chi è affaccendato, non l'eloquenza, non le discipline liberali, dal momento che un animo tirato da una parte e dall'altra nulla profondamente accoglie, ma tutto rigetta, come se gli fosse stato inculcato. Nulla meno appartiene a un uomo affaccendato che il saper vivere: di nessuna cosa è più difficile la scienza.Molti, o l'aspirazione a raggiungere le fortune altrui o il lamento per la propria, li ha tenuti legati; moltissimi, che a nulla di certo tengono dietro, una leggerezza instabile e incostante e scontenta di sé li ha sballottati per progetti sempre nuovi; a certuni non piace nulla verso cui dirigere la rotta, ma snervati e sbadiglianti, il destino di morte li sorprende: cosicché ciò che è stato detto a mo' di oracolo presso il più grande dei poeti, io non dubito sia vero: “Piccola è la parte di vita in cui viviamo veramente". Tutto lo spazio che rimane non è vera vita, ma tempo. (Da: "De brevitate vitae" di Seneca, in "Dialoghi II", a cura di G. Viansino, Mondadori, Milano, 1990) "Brevissima" (paragrafo 1) è un aggettivo:
RISPOSTA   Domanda difficile Leggere il brano e rispondere a ogni quesito solo in base alle informazioni contenute (esplicitamente oimplicitamente) nel brano e non in base a quanto il candidato eventualmente conosca sull'argomento.  C'era una volta, così iniziano tantissime fiabe. Prendete una cipolla, una carota e una costa di sedano, tritatele, fatele rosolare ecc., così iniziano un'infinità di ricette.Questa preparazione si chiama soffritto. Serve a dare corpo e spessore ai piatti. Va cotto a bassissima temperatura, io uso dire: sopra una candela, quella elevata lo brucia e lo rende amarognolo e indigesto. Quando sentite un retrogusto di cipolla dopo aver gustato un piatto, vuol dire che al 99 per cento dei casi è stata cotta a una temperatura troppo elevata.A volte, per esempio nel caso di un risotto, abbinare bene il soffritto al riso è praticamente impossibile. Infatti, se il soffritto richiede sempre una temperatura di cottura più bassa possibile, il riso diventa risotto solo grazie a una tostatura iniziale fatta a fuoco più che allegro: salvare capra e cavoli è impossibile, o la cipolla brucia o il riso non si tosta bene. Se si deve rosolare una carne per un brasato, cipolle e verdura non solo si bruciano, ma impicciano questa rosolatura, attenuandone il successo. Sono molti i casi come questi.Qual è la soluzione? Semplice. Fare il soffritto come si deve, a fuoco dolcissimo, levarlo dalla casseruola, tritarlo, tenerlo da parte e unirlo alla preparazione quando la temperatura di cottura sarà meno elevata. Ma c'è una soluzione anche migliore. Fate il soffritto, con calma, nella solita giornata uggiosa, quando non avete niente di meglio da fare. Conservatelo in frigo, dove dura senza problemi una settimana o in freezer, diviso in dosi standard, dove dura tre mesi, e aggiungetelo dove e quando serve, al momento giusto. Questa procedura fa guadagnare sempre tempo, l'ingrediente più prezioso, e migliora la qualità di un piatto, senza mai peggiorarla. È inutile riscaldarlo prima di utilizzarlo, toglietelo dal freezer due ore prima di utilizzarlo.Non spaventatevi e arrabbiatevi con me quando troverete nelle mie ricette l'indicazione di unire il soffritto a cucchiaiate. Se non l'avete pronto, basta farlo in un pentolino a parte e tritarlo, tutto qui. Calcolate che con una cipolla si fanno circa quattro cucchiai di soffritto di cipolle e con una cipolla, una carota e un gambo di sedano circa sei cucchiai di soffritto all'italiana. Due piccoli consigli finali.Un soffritto va preparato con il burro, caso mai con lo strutto, molto più leggero di quanto chiunque pensi. Se proprio volete usare l'olio, dovrà essere extravergine d'oliva, ma non saporito, altrimenti il sapore d'oliva dominerà.Il soffritto non si sala, tanto non lo si mangia a cucchiaiate e salerete il piatto dove lo utilizzerete. In tutti i libri di cucina si consiglia di usare le spezie con moderazione. È giusto fare così. Ma c'è una spezia di cui tutti sempre abusiamo: il sale. Ne va messo poco, se e quanto necessario e all'ultimo momento. (Archivio Selexi) Secondo l'autore del brano, tutti i libri di cucina, correttamente, consigliano di:
RISPOSTA   Domanda di media difficoltà Leggere il brano e rispondere a ogni quesito solo in base alle informazioni contenute (esplicitamente oimplicitamente) nel brano e non in base a quanto il candidato eventualmente conosca sull'argomento.  C'era una volta, così iniziano tantissime fiabe. Prendete una cipolla, una carota e una costa di sedano, tritatele, fatele rosolare ecc., così iniziano un'infinità di ricette.Questa preparazione si chiama soffritto. Serve a dare corpo e spessore ai piatti. Va cotto a bassissima temperatura, io uso dire: sopra una candela, quella elevata lo brucia e lo rende amarognolo e indigesto. Quando sentite un retrogusto di cipolla dopo aver gustato un piatto, vuol dire che al 99 per cento dei casi è stata cotta a una temperatura troppo elevata.A volte, per esempio nel caso di un risotto, abbinare bene il soffritto al riso è praticamente impossibile. Infatti, se il soffritto richiede sempre una temperatura di cottura più bassa possibile, il riso diventa risotto solo grazie a una tostatura iniziale fatta a fuoco più che allegro: salvare capra e cavoli è impossibile, o la cipolla brucia o il riso non si tosta bene. Se si deve rosolare una carne per un brasato, cipolle e verdura non solo si bruciano, ma impicciano questa rosolatura, attenuandone il successo. Sono molti i casi come questi.Qual è la soluzione? Semplice. Fare il soffritto come si deve, a fuoco dolcissimo, levarlo dalla casseruola, tritarlo, tenerlo da parte e unirlo alla preparazione quando la temperatura di cottura sarà meno elevata. Ma c'è una soluzione anche migliore. Fate il soffritto, con calma, nella solita giornata uggiosa, quando non avete niente di meglio da fare. Conservatelo in frigo, dove dura senza problemi una settimana o in freezer, diviso in dosi standard, dove dura tre mesi, e aggiungetelo dove e quando serve, al momento giusto. Questa procedura fa guadagnare sempre tempo, l'ingrediente più prezioso, e migliora la qualità di un piatto, senza mai peggiorarla. È inutile riscaldarlo prima di utilizzarlo, toglietelo dal freezer due ore prima di utilizzarlo.Non spaventatevi e arrabbiatevi con me quando troverete nelle mie ricette l'indicazione di unire il soffritto a cucchiaiate. Se non l'avete pronto, basta farlo in un pentolino a parte e tritarlo, tutto qui. Calcolate che con una cipolla si fanno circa quattro cucchiai di soffritto di cipolle e con una cipolla, una carota e un gambo di sedano circa sei cucchiai di soffritto all'italiana. Due piccoli consigli finali.Un soffritto va preparato con il burro, caso mai con lo strutto, molto più leggero di quanto chiunque pensi. Se proprio volete usare l'olio, dovrà essere extravergine d'oliva, ma non saporito, altrimenti il sapore d'oliva dominerà.Il soffritto non si sala, tanto non lo si mangia a cucchiaiate e salerete il piatto dove lo utilizzerete. In tutti i libri di cucina si consiglia di usare le spezie con moderazione. È giusto fare così. Ma c'è una spezia di cui tutti sempre abusiamo: il sale. Ne va messo poco, se e quanto necessario e all'ultimo momento. (Archivio Selexi) Secondo l'autore del brano, il soffritto è utile per dare ai piatti:
RISPOSTA   Domanda difficile Leggere il brano e rispondere a ogni quesito solo in base alle informazioni contenute (esplicitamente oimplicitamente) nel brano e non in base a quanto il candidato eventualmente conosca sull'argomento.  C'era una volta, così iniziano tantissime fiabe. Prendete una cipolla, una carota e una costa di sedano, tritatele, fatele rosolare ecc., così iniziano un'infinità di ricette.Questa preparazione si chiama soffritto. Serve a dare corpo e spessore ai piatti. Va cotto a bassissima temperatura, io uso dire: sopra una candela, quella elevata lo brucia e lo rende amarognolo e indigesto. Quando sentite un retrogusto di cipolla dopo aver gustato un piatto, vuol dire che al 99 per cento dei casi è stata cotta a una temperatura troppo elevata.A volte, per esempio nel caso di un risotto, abbinare bene il soffritto al riso è praticamente impossibile. Infatti, se il soffritto richiede sempre una temperatura di cottura più bassa possibile, il riso diventa risotto solo grazie a una tostatura iniziale fatta a fuoco più che allegro: salvare capra e cavoli è impossibile, o la cipolla brucia o il riso non si tosta bene. Se si deve rosolare una carne per un brasato, cipolle e verdura non solo si bruciano, ma impicciano questa rosolatura, attenuandone il successo. Sono molti i casi come questi.Qual è la soluzione? Semplice. Fare il soffritto come si deve, a fuoco dolcissimo, levarlo dalla casseruola, tritarlo, tenerlo da parte e unirlo alla preparazione quando la temperatura di cottura sarà meno elevata. Ma c'è una soluzione anche migliore. Fate il soffritto, con calma, nella solita giornata uggiosa, quando non avete niente di meglio da fare. Conservatelo in frigo, dove dura senza problemi una settimana o in freezer, diviso in dosi standard, dove dura tre mesi, e aggiungetelo dove e quando serve, al momento giusto. Questa procedura fa guadagnare sempre tempo, l'ingrediente più prezioso, e migliora la qualità di un piatto, senza mai peggiorarla. È inutile riscaldarlo prima di utilizzarlo, toglietelo dal freezer due ore prima di utilizzarlo.Non spaventatevi e arrabbiatevi con me quando troverete nelle mie ricette l'indicazione di unire il soffritto a cucchiaiate. Se non l'avete pronto, basta farlo in un pentolino a parte e tritarlo, tutto qui. Calcolate che con una cipolla si fanno circa quattro cucchiai di soffritto di cipolle e con una cipolla, una carota e un gambo di sedano circa sei cucchiai di soffritto all'italiana. Due piccoli consigli finali.Un soffritto va preparato con il burro, caso mai con lo strutto, molto più leggero di quanto chiunque pensi. Se proprio volete usare l'olio, dovrà essere extravergine d'oliva, ma non saporito, altrimenti il sapore d'oliva dominerà.Il soffritto non si sala, tanto non lo si mangia a cucchiaiate e salerete il piatto dove lo utilizzerete. In tutti i libri di cucina si consiglia di usare le spezie con moderazione. È giusto fare così. Ma c'è una spezia di cui tutti sempre abusiamo: il sale. Ne va messo poco, se e quanto necessario e all'ultimo momento. (Archivio Selexi) Secondo l'autore del brano, quando si cucina, quali operazioni è impossibile svolgere bene nello stesso momento?
RISPOSTA   Domanda difficile Leggere il brano e rispondere a ogni quesito solo in base alle informazioni contenute (esplicitamente oimplicitamente) nel brano e non in base a quanto il candidato eventualmente conosca sull'argomento.  Capita a volte che due persone, un uomo e una donna, nelle quali passa in quel momento il fluido misterioso e potente della primavera, s'uniscano e mettano al mondo un bambino. Nei primi tempi della sua vita, quel piccolo essere, intriso ancora di tutta la freschezza e beltà che costituì il sentimento dei suoi genitori, è oggetto, da parte di questi, delle più trepide e appassionate cure. In lui, padre e madre accarezzano e contemplano, quasi incoscientemente, quella che fu la propria recente e ineffabile felicità.Ma a poco a poco, e cioè quando il bambino, trascorsi i primissimi anni, comincia a perdere quella certa aureola di animalità che lo circondava, dai capelli leggeri come piume ai piedi morbidi come fiori; e i suoi sguardi, fino allora ridenti e incerti, acquistano un'interiorità, manifestano un pensiero e annunciano quasi la capacità di un distacco da coloro che lo hanno generato; e, in altre parole, uno sconosciuto "io" compare in quella carne con l'intento preciso di mutarla, e correggerne via via il disegno, e finalmente (cosa che avverrà nel tempo) distruggerla: allora quella prima trionfante e come inesauribile tenerezza dei genitori si arresta, disorientata, e, senza che essi neppure se ne avvedano, comincia a perdere rapidamente tutta la sua forza. (Anna Maria Ortese, "L'Infanta sepolta") Qual è il verbo da cui deriva l'espressione "se ne avvedano" (paragrafo 2)?
RISPOSTA   Domanda difficile Leggere il brano e rispondere a ogni quesito solo in base alle informazioni contenute (esplicitamente oimplicitamente) nel brano e non in base a quanto il candidato eventualmente conosca sull'argomento.  Chi è tuo amico? Colui che sa apprezzare le tue qualità, che sa percepire i moti del tuo animo, con cui puoi confidarti sicuro di essere capito. Colui a cui puoi affidare il tuo denaro, i tuoi figli perché egli se ne prenderà cura come se fossero i suoi. Colui che ti consola, però sa anche dirti dove sbagli. Colui che ti consiglia sempre per il tuo bene e in modo da non offenderti, rispettando la tua dignità. Colui che non ti invidia, che non sparla di te e che invece ti difende dalle calunnie e dagli attacchi maligni. L'amicizia è una forma di amore impregnata, intessuta di eticità. L'amico sta dalla tua parte, ma esige da te un comportamento corretto come quello che egli impone a se stesso nei tuoi riguardi. Gli amici sono uguali nell'affetto, nei diritti e nei doveri.Esistono tre tipi di legami "amorosi". Quelli forti, quelli medi e quelli deboli. I legami deboli sono quelli che stabiliamo con i conoscenti, i colleghi, i vicini verso i quali non proviamo né forti sentimenti né particolari doveri. Quando li lasciamo non ne sentiamo la mancanza. Anche i legami di affari e le alleanze politiche sono, di solito, deboli. Infatti si fanno e si sciolgono in continuazione con il mutare delle strategie di lotta.I legami forti invece resistono al tempo e alle frustrazioni. Come quelli che si stabiliscono fra genitori e figli e viceversa. La madre sta dalla parte del figlio qualunque cosa faccia, anche se lui la tratta male, se mente, se la deruba, se la fa soffrire. L'amore della madre è al di là del bene e del male. Ma sono forti anche i legami che si stabiliscono con l'innamoramento. L'innamorato può amare qualcuno che non lo corrisponde, che lo tradisce. Gli innamorati si lasciano e si ritrovano piangendo, si accusano e si perdonano. Vi sono infine legami forti di tipo ideologico o religioso nei riguardi del proprio partito, della propria chiesa e del proprio capo.Il rapporto con gli amici, invece, appartiene alla categoria dei legami medi. Mentre l'innamoramento spinge i due amanti a fondersi, a mutare, l'amicizia si costituisce lentamente, per incontri successivi e ogni individuo resta se stesso. Essa non chiede ai due individui di sradicarsi dal proprio passato, di rinascere, di costituire una nuova entità sociale che riorganizza il proprio mondo. Naturalmente anche gli amici finiscono per avere punti di vista simili, per condividere molti valori. Ma come individualità distinte, ciascuna con il suo mondo privato, che l'altro deve rispettare e, anzi, proteggere. Per questo l'amicizia è libera, serena, non oppressiva. Per questo però è anche fragile e richiede attenzione e delicatezza. (Archivio Selexi) Nel brano si afferma che i legami lavorativi sono:
RISPOSTA   Domanda di media difficoltà Leggere il brano e rispondere a ogni quesito solo in base alle informazioni contenute (esplicitamente oimplicitamente) nel brano e non in base a quanto il candidato eventualmente conosca sull'argomento.  Chi è tuo amico? Colui che sa apprezzare le tue qualità, che sa percepire i moti del tuo animo, con cui puoi confidarti sicuro di essere capito. Colui a cui puoi affidare il tuo denaro, i tuoi figli perché egli se ne prenderà cura come se fossero i suoi. Colui che ti consola, però sa anche dirti dove sbagli. Colui che ti consiglia sempre per il tuo bene e in modo da non offenderti, rispettando la tua dignità. Colui che non ti invidia, che non sparla di te e che invece ti difende dalle calunnie e dagli attacchi maligni. L'amicizia è una forma di amore impregnata, intessuta di eticità. L'amico sta dalla tua parte, ma esige da te un comportamento corretto come quello che egli impone a se stesso nei tuoi riguardi. Gli amici sono uguali nell'affetto, nei diritti e nei doveri.Esistono tre tipi di legami "amorosi". Quelli forti, quelli medi e quelli deboli. I legami deboli sono quelli che stabiliamo con i conoscenti, i colleghi, i vicini verso i quali non proviamo né forti sentimenti né particolari doveri. Quando li lasciamo non ne sentiamo la mancanza. Anche i legami di affari e le alleanze politiche sono, di solito, deboli. Infatti si fanno e si sciolgono in continuazione con il mutare delle strategie di lotta.I legami forti invece resistono al tempo e alle frustrazioni. Come quelli che si stabiliscono fra genitori e figli e viceversa. La madre sta dalla parte del figlio qualunque cosa faccia, anche se lui la tratta male, se mente, se la deruba, se la fa soffrire. L'amore della madre è al di là del bene e del male. Ma sono forti anche i legami che si stabiliscono con l'innamoramento. L'innamorato può amare qualcuno che non lo corrisponde, che lo tradisce. Gli innamorati si lasciano e si ritrovano piangendo, si accusano e si perdonano. Vi sono infine legami forti di tipo ideologico o religioso nei riguardi del proprio partito, della propria chiesa e del proprio capo.Il rapporto con gli amici, invece, appartiene alla categoria dei legami medi. Mentre l'innamoramento spinge i due amanti a fondersi, a mutare, l'amicizia si costituisce lentamente, per incontri successivi e ogni individuo resta se stesso. Essa non chiede ai due individui di sradicarsi dal proprio passato, di rinascere, di costituire una nuova entità sociale che riorganizza il proprio mondo. Naturalmente anche gli amici finiscono per avere punti di vista simili, per condividere molti valori. Ma come individualità distinte, ciascuna con il suo mondo privato, che l'altro deve rispettare e, anzi, proteggere. Per questo l'amicizia è libera, serena, non oppressiva. Per questo però è anche fragile e richiede attenzione e delicatezza. (Archivio Selexi) In base a quanto scritto nel brano, cosa distingue l'amicizia dall'innamoramento?

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