Tutte le domande del quiz : Ragionamento critico verbaletratto da:Regione Campania Quiz - 2175 posti a tempo indeterminato - Nuovi concorsi per 950 laureati e 1225 diplomati a tempo indeterminato presso vari enti della Regione Campania  Esercitati su questo Quiz  |
| RISPOSTA   La fine del secolo è stata caratterizzata da una contraddizione esplosiva: da un lato il pianeta si va globalizzando grazie alle comunicazioni e alla tecnologia, e omologando progressivamente nei modelli di consumo e di produzione; dall'altro si va frammentando, a seguito dell'erosione dei confini nazionali e dell'emergere di strutture e istituzioni micro. L'indebolimento delle strutture intermedie, a tutti i livelli, sociali e politici, costituisce, a detta di alcuni studiosi, un grave rischio di conflitti. Sia a livello europeo, sia a livello italiano, si assiste al fenomeno che viene definito con la parola "glocal", vale a dire alla coesistenza dinamica tra globale e locale, negli ambiti politico, sociale ed economico. E' questa, secondo gli studiosi, la svolta epocale nel corso della quale si passerà dal vecchio assetto del mondo a quello nuovo. L'impatto sarà tale da mettere in discussione anche gli scenari più probabili ricavati dai trend economici. La fine del secolo è stata caratterizzata: |
| RISPOSTA   La fine del secolo è stata caratterizzata da una contraddizione esplosiva: da un lato il pianeta si va globalizzando grazie alle comunicazioni e alla tecnologia, e omologando progressivamente nei modelli di consumo e di produzione; dall'altro si va frammentando, a seguito dell'erosione dei confini nazionali e dell'emergere di strutture e istituzioni micro. L'indebolimento delle strutture intermedie, a tutti i livelli, sociali e politici, costituisce, a detta di alcuni studiosi, un grave rischio di conflitti. Sia a livello europeo, sia a livello italiano, si assiste al fenomeno che viene definito con la parola "glocal", vale a dire alla coesistenza dinamica tra globale e locale, negli ambiti politico, sociale ed economico. E' questa, secondo gli studiosi, la svolta epocale nel corso della quale si passerà dal vecchio assetto del mondo a quello nuovo. L'impatto sarà tale da mettere in discussione anche gli scenari più probabili ricavati dai trend economici. Secondo alcuni studiosi, l'indebolimento delle strutture intermedie che si sta verificando nella nostra epoca: |
RISPOSTA   La fine del secolo è stata caratterizzata da una contraddizione esplosiva: da un lato il pianeta si va globalizzando grazie alle comunicazioni e alla tecnologia, e omologando progressivamente nei modelli di consumo e di produzione; dall'altro si va frammentando, a seguito dell'erosione dei confini nazionali e dell'emergere di strutture e istituzioni micro. L'indebolimento delle strutture intermedie, a tutti i livelli, sociali e politici, costituisce, a detta di alcuni studiosi, un grave rischio di conflitti. Sia a livello europeo, sia a livello italiano, si assiste al fenomeno che viene definito con la parola "glocal", vale a dire alla coesistenza dinamica tra globale e locale, negli ambiti politico, sociale ed economico. E' questa, secondo gli studiosi, la svolta epocale nel corso della quale si passerà dal vecchio assetto del mondo a quello nuovo. L'impatto sarà tale da mettere in discussione anche gli scenari più probabili ricavati dai trend economici. I modelli di consumo e di produzione: |
| RISPOSTA   La fine del secolo è stata caratterizzata da una contraddizione esplosiva: da un lato il pianeta si va globalizzando grazie alle comunicazioni e alla tecnologia, e omologando progressivamente nei modelli di consumo e di produzione; dall'altro si va frammentando, a seguito dell'erosione dei confini nazionali e dell'emergere di strutture e istituzioni micro. L'indebolimento delle strutture intermedie, a tutti i livelli, sociali e politici, costituisce, a detta di alcuni studiosi, un grave rischio di conflitti. Sia a livello europeo, sia a livello italiano, si assiste al fenomeno che viene definito con la parola "glocal", vale a dire alla coesistenza dinamica tra globale e locale, negli ambiti politico, sociale ed economico. E' questa, secondo gli studiosi, la svolta epocale nel corso della quale si passerà dal vecchio assetto del mondo a quello nuovo. L'impatto sarà tale da mettere in discussione anche gli scenari più probabili ricavati dai trend economici. La svolta epocale segnata dal fenomeno del "glocal": |
| RISPOSTA   La liberalizzazione del mercato energetico tedesco e la decisione del governo di abbandonare gradualmente l'energia nucleare, hanno spinto negli ultimi mesi sempre più aziende elettriche ad importare dall'estero grandi quantitativi di energia. I Paesi dell'Europa dell'est hanno dimostrato di essere fornitori energetici particolarmente convenienti e competitivi. Questi non solo sono in grado di produrre energia elettrica a costi assai inferiori a quelli delle centrali tedesche, ma in molti casi possono reagire in modo molto flessibile al fabbisogno tedesco. I vantaggi della crescente importazione di corrente elettrica straniera sono significativi anche per i consumatori, che negli ultimi mesi hanno potuto constatare una riduzione del 10-20 per cento delle bollette. Il Ministro dell'Ambiente e dell'Energia lamenta, però, il fatto che gran parte della corrente importata dai Paesi dell'est sarebbe energia sporca, ovvero elettricità prodotta in impianti nucleari o a carbone i cui standard tecnici e ambientali sono del tutto inaccettabili. Proprio per questo il governo tedesco sembra intenzionato a vietare per legge l'importazione di energia proveniente dai Paesi dell'ex blocco sovietico. Per le società elettriche tedesche, tuttavia, una simile legge infrangerebbe non solo le regole del libero mercato imposte dall'Unione europea, ma anche le stesse direttive dell'Organizzazione mondiale per il commercio. Le società tedesche, inoltre, sottolineano un'ulteriore contraddizione del disegno di legge: basterebbe che le società energetiche dell'Europa dell'est deviassero i loro flussi energetici destinati al mercato tedesco prima nelle reti di Paesi intermediari considerati sicuri, come i Paesi Scandinavi o l'Austria. Da qui l'energia verrebbe poi esportata in Germania e non sarebbe più considerata sporca. Uno dei fattori che ha spinto molte aziende elettriche tedesche ad incrementare le importazioni di energia elettrica è: |
| RISPOSTA   La liberalizzazione del mercato energetico tedesco e la decisione del governo di abbandonare gradualmente l'energia nucleare, hanno spinto negli ultimi mesi sempre più aziende elettriche ad importare dall'estero grandi quantitativi di energia. I Paesi dell'Europa dell'est hanno dimostrato di essere fornitori energetici particolarmente convenienti e competitivi. Questi non solo sono in grado di produrre energia elettrica a costi assai inferiori a quelli delle centrali tedesche, ma in molti casi possono reagire in modo molto flessibile al fabbisogno tedesco. I vantaggi della crescente importazione di corrente elettrica straniera sono significativi anche per i consumatori, che negli ultimi mesi hanno potuto constatare una riduzione del 10-20 per cento delle bollette. Il Ministro dell'Ambiente e dell'Energia lamenta, però, il fatto che gran parte della corrente importata dai Paesi dell'est sarebbe energia sporca, ovvero elettricità prodotta in impianti nucleari o a carbone i cui standard tecnici e ambientali sono del tutto inaccettabili. Proprio per questo il governo tedesco sembra intenzionato a vietare per legge l'importazione di energia proveniente dai Paesi dell'ex blocco sovietico. Per le società elettriche tedesche, tuttavia, una simile legge infrangerebbe non solo le regole del libero mercato imposte dall'Unione europea, ma anche le stesse direttive dell'Organizzazione mondiale per il commercio. Le società tedesche, inoltre, sottolineano un'ulteriore contraddizione del disegno di legge: basterebbe che le società energetiche dell'Europa dell'est deviassero i loro flussi energetici destinati al mercato tedesco prima nelle reti di Paesi intermediari considerati sicuri, come i Paesi Scandinavi o l'Austria. Da qui l'energia verrebbe poi esportata in Germania e non sarebbe più considerata sporca. Perché non tutti sono d'accordo sull'importare energia dai Paesi dell'ex blocco sovietico? |
| RISPOSTA   La liberalizzazione del mercato energetico tedesco e la decisione del governo di abbandonare gradualmente l'energia nucleare, hanno spinto negli ultimi mesi sempre più aziende elettriche ad importare dall'estero grandi quantitativi di energia. I Paesi dell'Europa dell'est hanno dimostrato di essere fornitori energetici particolarmente convenienti e competitivi. Questi non solo sono in grado di produrre energia elettrica a costi assai inferiori a quelli delle centrali tedesche, ma in molti casi possono reagire in modo molto flessibile al fabbisogno tedesco. I vantaggi della crescente importazione di corrente elettrica straniera sono significativi anche per i consumatori, che negli ultimi mesi hanno potuto constatare una riduzione del 10-20 per cento delle bollette. Il Ministro dell'Ambiente e dell'Energia lamenta, però, il fatto che gran parte della corrente importata dai Paesi dell'est sarebbe energia sporca, ovvero elettricità prodotta in impianti nucleari o a carbone i cui standard tecnici e ambientali sono del tutto inaccettabili. Proprio per questo il governo tedesco sembra intenzionato a vietare per legge l'importazione di energia proveniente dai Paesi dell'ex blocco sovietico. Per le società elettriche tedesche, tuttavia, una simile legge infrangerebbe non solo le regole del libero mercato imposte dall'Unione europea, ma anche le stesse direttive dell'Organizzazione mondiale per il commercio. Le società tedesche, inoltre, sottolineano un'ulteriore contraddizione del disegno di legge: basterebbe che le società energetiche dell'Europa dell'est deviassero i loro flussi energetici destinati al mercato tedesco prima nelle reti di Paesi intermediari considerati sicuri, come i Paesi Scandinavi o l'Austria. Da qui l'energia verrebbe poi esportata in Germania e non sarebbe più considerata sporca. La crescente importazione di energia elettrica: |
| RISPOSTA   La liberalizzazione del mercato energetico tedesco e la decisione del governo di abbandonare gradualmente l'energia nucleare, hanno spinto negli ultimi mesi sempre più aziende elettriche ad importare dall'estero grandi quantitativi di energia. I Paesi dell'Europa dell'est hanno dimostrato di essere fornitori energetici particolarmente convenienti e competitivi. Questi non solo sono in grado di produrre energia elettrica a costi assai inferiori a quelli delle centrali tedesche, ma in molti casi possono reagire in modo molto flessibile al fabbisogno tedesco. I vantaggi della crescente importazione di corrente elettrica straniera sono significativi anche per i consumatori, che negli ultimi mesi hanno potuto constatare una riduzione del 10-20 per cento delle bollette. Il Ministro dell'Ambiente e dell'Energia lamenta, però, il fatto che gran parte della corrente importata dai Paesi dell'est sarebbe energia sporca, ovvero elettricità prodotta in impianti nucleari o a carbone i cui standard tecnici e ambientali sono del tutto inaccettabili. Proprio per questo il governo tedesco sembra intenzionato a vietare per legge l'importazione di energia proveniente dai Paesi dell'ex blocco sovietico. Per le società elettriche tedesche, tuttavia, una simile legge infrangerebbe non solo le regole del libero mercato imposte dall'Unione europea, ma anche le stesse direttive dell'Organizzazione mondiale per il commercio. Le società tedesche, inoltre, sottolineano un'ulteriore contraddizione del disegno di legge: basterebbe che le società energetiche dell'Europa dell'est deviassero i loro flussi energetici destinati al mercato tedesco prima nelle reti di Paesi intermediari considerati sicuri, come i Paesi Scandinavi o l'Austria. Da qui l'energia verrebbe poi esportata in Germania e non sarebbe più considerata sporca. Le società elettriche tedesche ritengono che proibire l'importazione dai Paesi dell'est significherebbe: |
| RISPOSTA   La liberalizzazione del mercato energetico tedesco e la decisione del governo di abbandonare gradualmente l'energia nucleare, hanno spinto negli ultimi mesi sempre più aziende elettriche ad importare dall'estero grandi quantitativi di energia. I Paesi dell'Europa dell'est hanno dimostrato di essere fornitori energetici particolarmente convenienti e competitivi. Questi non solo sono in grado di produrre energia elettrica a costi assai inferiori a quelli delle centrali tedesche, ma in molti casi possono reagire in modo molto flessibile al fabbisogno tedesco. I vantaggi della crescente importazione di corrente elettrica straniera sono significativi anche per i consumatori, che negli ultimi mesi hanno potuto constatare una riduzione del 10-20 per cento delle bollette. Il Ministro dell'Ambiente e dell'Energia lamenta, però, il fatto che gran parte della corrente importata dai Paesi dell'est sarebbe energia sporca, ovvero elettricità prodotta in impianti nucleari o a carbone i cui standard tecnici e ambientali sono del tutto inaccettabili. Proprio per questo il governo tedesco sembra intenzionato a vietare per legge l'importazione di energia proveniente dai Paesi dell'ex blocco sovietico. Per le società elettriche tedesche, tuttavia, una simile legge infrangerebbe non solo le regole del libero mercato imposte dall'Unione europea, ma anche le stesse direttive dell'Organizzazione mondiale per il commercio. Le società tedesche, inoltre, sottolineano un'ulteriore contraddizione del disegno di legge: basterebbe che le società energetiche dell'Europa dell'est deviassero i loro flussi energetici destinati al mercato tedesco prima nelle reti di Paesi intermediari considerati sicuri, come i Paesi Scandinavi o l'Austria. Da qui l'energia verrebbe poi esportata in Germania e non sarebbe più considerata sporca. I Paesi dell'Europa dell'est, per quanto riguarda la produzione di energia elettrica, hanno dimostrato di essere: |
| RISPOSTA   La liberalizzazione del mercato energetico tedesco e la decisione del governo di abbandonare gradualmente l'energia nucleare, hanno spinto negli ultimi mesi sempre più aziende elettriche ad importare dall'estero grandi quantitativi di energia. I Paesi dell'Europa dell'est hanno dimostrato di essere fornitori energetici particolarmente convenienti e competitivi. Questi non solo sono in grado di produrre energia elettrica a costi assai inferiori a quelli delle centrali tedesche, ma in molti casi possono reagire in modo molto flessibile al fabbisogno tedesco. I vantaggi della crescente importazione di corrente elettrica straniera sono significativi anche per i consumatori, che negli ultimi mesi hanno potuto constatare una riduzione del 10-20 per cento delle bollette. Il Ministro dell'Ambiente e dell'Energia lamenta, però, il fatto che gran parte della corrente importata dai Paesi dell'est sarebbe energia sporca, ovvero elettricità prodotta in impianti nucleari o a carbone i cui standard tecnici e ambientali sono del tutto inaccettabili. Proprio per questo il governo tedesco sembra intenzionato a vietare per legge l'importazione di energia proveniente dai Paesi dell'ex blocco sovietico. Per le società elettriche tedesche, tuttavia, una simile legge infrangerebbe non solo le regole del libero mercato imposte dall'Unione europea, ma anche le stesse direttive dell'Organizzazione mondiale per il commercio. Le società tedesche, inoltre, sottolineano un'ulteriore contraddizione del disegno di legge: basterebbe che le società energetiche dell'Europa dell'est deviassero i loro flussi energetici destinati al mercato tedesco prima nelle reti di Paesi intermediari considerati sicuri, come i Paesi Scandinavi o l'Austria. Da qui l'energia verrebbe poi esportata in Germania e non sarebbe più considerata sporca. Nei confronti dell'importazione di energia elettrica dai Paesi dell'est, ci sono state lamentele da parte: |
| RISPOSTA   La liberalizzazione del mercato energetico tedesco e la decisione del governo di abbandonare gradualmente l'energia nucleare, hanno spinto negli ultimi mesi sempre più aziende elettriche ad importare dall'estero grandi quantitativi di energia. I Paesi dell'Europa dell'est hanno dimostrato di essere fornitori energetici particolarmente convenienti e competitivi. Questi non solo sono in grado di produrre energia elettrica a costi assai inferiori a quelli delle centrali tedesche, ma in molti casi possono reagire in modo molto flessibile al fabbisogno tedesco. I vantaggi della crescente importazione di corrente elettrica straniera sono significativi anche per i consumatori, che negli ultimi mesi hanno potuto constatare una riduzione del 10-20 per cento delle bollette. Il Ministro dell'Ambiente e dell'Energia lamenta, però, il fatto che gran parte della corrente importata dai Paesi dell'est sarebbe energia sporca, ovvero elettricità prodotta in impianti nucleari o a carbone i cui standard tecnici e ambientali sono del tutto inaccettabili. Proprio per questo il governo tedesco sembra intenzionato a vietare per legge l'importazione di energia proveniente dai Paesi dell'ex blocco sovietico. Per le società elettriche tedesche, tuttavia, una simile legge infrangerebbe non solo le regole del libero mercato imposte dall'Unione europea, ma anche le stesse direttive dell'Organizzazione mondiale per il commercio. Le società tedesche, inoltre, sottolineano un'ulteriore contraddizione del disegno di legge: basterebbe che le società energetiche dell'Europa dell'est deviassero i loro flussi energetici destinati al mercato tedesco prima nelle reti di Paesi intermediari considerati sicuri, come i Paesi Scandinavi o l'Austria. Da qui l'energia verrebbe poi esportata in Germania e non sarebbe più considerata sporca. Le società elettriche tedesche ritengono che, nel caso in cui il governo tedesco decidesse di vietare l'importazione di energia elettrica dai Paesi dell'est, questi ultimi potrebbero: |
| RISPOSTA   La liberalizzazione del mercato energetico tedesco e la decisione del governo di abbandonare gradualmente l'energia nucleare, hanno spinto negli ultimi mesi sempre più aziende elettriche ad importare dall'estero grandi quantitativi di energia. I Paesi dell'Europa dell'est hanno dimostrato di essere fornitori energetici particolarmente convenienti e competitivi. Questi non solo sono in grado di produrre energia elettrica a costi assai inferiori a quelli delle centrali tedesche, ma in molti casi possono reagire in modo molto flessibile al fabbisogno tedesco. I vantaggi della crescente importazione di corrente elettrica straniera sono significativi anche per i consumatori, che negli ultimi mesi hanno potuto constatare una riduzione del 10-20 per cento delle bollette. Il Ministro dell'Ambiente e dell'Energia lamenta, però, il fatto che gran parte della corrente importata dai Paesi dell'est sarebbe energia sporca, ovvero elettricità prodotta in impianti nucleari o a carbone i cui standard tecnici e ambientali sono del tutto inaccettabili. Proprio per questo il governo tedesco sembra intenzionato a vietare per legge l'importazione di energia proveniente dai Paesi dell'ex blocco sovietico. Per le società elettriche tedesche, tuttavia, una simile legge infrangerebbe non solo le regole del libero mercato imposte dall'Unione europea, ma anche le stesse direttive dell'Organizzazione mondiale per il commercio. Le società tedesche, inoltre, sottolineano un'ulteriore contraddizione del disegno di legge: basterebbe che le società energetiche dell'Europa dell'est deviassero i loro flussi energetici destinati al mercato tedesco prima nelle reti di Paesi intermediari considerati sicuri, come i Paesi Scandinavi o l'Austria. Da qui l'energia verrebbe poi esportata in Germania e non sarebbe più considerata sporca. Quale decisione ha preso il governo tedesco nei confronti del nucleare? |
| RISPOSTA   La maggior parte delle campagne di pubblicità on-line sono di tipo "brand", hanno cioè come obiettivo principale lo sviluppo della notorietà del nome e del logo dell'azienda o di un suo prodotto. Solo una parte della comunicazione è invece orientata a presentare motivazioni tali da indurre l'utente a visitare il sito e quindi a cliccare sul messaggio pubblicitario. Andrebbe meglio riconsiderata la caratteristica unica della comunicazione sulla Rete e cioè l'interattività con l'utente; in particolare la possibilità che sia possibile cliccare su un messaggio commerciale per poi approfondire e sviluppare il suo contatto con l'azienda ed i suoi prodotti per mezzo del sito che si è andati a visitare. Succede invece di vedere strategie di comunicazione basate esclusivamente sull'esposizione del logo dell'azienda, come se bastasse questo a stimolare gli interessi dell'utente. Innanzitutto gli utenti di Internet sono meno fedeli nel tempo. Inoltre il brand on-line non può limitarsi a proporre valori legati ad emozioni, come avviene nella comunicazione off-line, ma deve presentare contenuti di servizio ed informativi che gli consentano di essere individuato come il brand migliore. E se la pubblicità tradizionale porta gli utenti dalla comunicazione verso l'azienda, la pubblicità on-line deve spingere l'utente verso il sito, al quale è poi demandato il compito di portare l'utente verso l'azienda. L'obiettivo specifico di sviluppare visite attraverso le campagne on-line, è inoltre alla base del crescente interesse da parte di chi investe in pubblicità di trovare nuovi modelli di prezzo correlati ai risultati generati dall'attività di comunicazione. Si stanno quindi diffondendo con una certa rapidità le pianificazioni on-line sul modello CPC (cost per click), legate cioè al numero di visite generate, oppure basate sui risultati in termini di iscrizioni generate o addirittura di vendite effettuate. Rispetto alla pubblicità tradizionale, la pubblicità on-line: |
| RISPOSTA   La maggior parte delle campagne di pubblicità on-line sono di tipo "brand", hanno cioè come obiettivo principale lo sviluppo della notorietà del nome e del logo dell'azienda o di un suo prodotto. Solo una parte della comunicazione è invece orientata a presentare motivazioni tali da indurre l'utente a visitare il sito e quindi a cliccare sul messaggio pubblicitario. Andrebbe meglio riconsiderata la caratteristica unica della comunicazione sulla Rete e cioè l'interattività con l'utente; in particolare la possibilità che sia possibile cliccare su un messaggio commerciale per poi approfondire e sviluppare il suo contatto con l'azienda ed i suoi prodotti per mezzo del sito che si è andati a visitare. Succede invece di vedere strategie di comunicazione basate esclusivamente sull'esposizione del logo dell'azienda, come se bastasse questo a stimolare gli interessi dell'utente. Innanzitutto gli utenti di Internet sono meno fedeli nel tempo. Inoltre il brand on-line non può limitarsi a proporre valori legati ad emozioni, come avviene nella comunicazione off-line, ma deve presentare contenuti di servizio ed informativi che gli consentano di essere individuato come il brand migliore. E se la pubblicità tradizionale porta gli utenti dalla comunicazione verso l'azienda, la pubblicità on-line deve spingere l'utente verso il sito, al quale è poi demandato il compito di portare l'utente verso l'azienda. L'obiettivo specifico di sviluppare visite attraverso le campagne on-line, è inoltre alla base del crescente interesse da parte di chi investe in pubblicità di trovare nuovi modelli di prezzo correlati ai risultati generati dall'attività di comunicazione. Si stanno quindi diffondendo con una certa rapidità le pianificazioni on-line sul modello CPC (cost per click), legate cioè al numero di visite generate, oppure basate sui risultati in termini di iscrizioni generate o addirittura di vendite effettuate. Gli utenti di Internet: |
| RISPOSTA   La maggior parte delle campagne di pubblicità on-line sono di tipo "brand", hanno cioè come obiettivo principale lo sviluppo della notorietà del nome e del logo dell'azienda o di un suo prodotto. Solo una parte della comunicazione è invece orientata a presentare motivazioni tali da indurre l'utente a visitare il sito e quindi a cliccare sul messaggio pubblicitario. Andrebbe meglio riconsiderata la caratteristica unica della comunicazione sulla Rete e cioè l'interattività con l'utente; in particolare la possibilità che sia possibile cliccare su un messaggio commerciale per poi approfondire e sviluppare il suo contatto con l'azienda ed i suoi prodotti per mezzo del sito che si è andati a visitare. Succede invece di vedere strategie di comunicazione basate esclusivamente sull'esposizione del logo dell'azienda, come se bastasse questo a stimolare gli interessi dell'utente. Innanzitutto gli utenti di Internet sono meno fedeli nel tempo. Inoltre il brand on-line non può limitarsi a proporre valori legati ad emozioni, come avviene nella comunicazione off-line, ma deve presentare contenuti di servizio ed informativi che gli consentano di essere individuato come il brand migliore. E se la pubblicità tradizionale porta gli utenti dalla comunicazione verso l'azienda, la pubblicità on-line deve spingere l'utente verso il sito, al quale è poi demandato il compito di portare l'utente verso l'azienda. L'obiettivo specifico di sviluppare visite attraverso le campagne on-line, è inoltre alla base del crescente interesse da parte di chi investe in pubblicità di trovare nuovi modelli di prezzo correlati ai risultati generati dall'attività di comunicazione. Si stanno quindi diffondendo con una certa rapidità le pianificazioni on-line sul modello CPC (cost per click), legate cioè al numero di visite generate, oppure basate sui risultati in termini di iscrizioni generate o addirittura di vendite effettuate. I modelli di prezzo della pubblicità on-line sono orientati a cambiare: |
| RISPOSTA   La maggior parte delle campagne di pubblicità on-line sono di tipo "brand", hanno cioè come obiettivo principale lo sviluppo della notorietà del nome e del logo dell'azienda o di un suo prodotto. Solo una parte della comunicazione è invece orientata a presentare motivazioni tali da indurre l'utente a visitare il sito e quindi a cliccare sul messaggio pubblicitario. Andrebbe meglio riconsiderata la caratteristica unica della comunicazione sulla Rete e cioè l'interattività con l'utente; in particolare la possibilità che sia possibile cliccare su un messaggio commerciale per poi approfondire e sviluppare il suo contatto con l'azienda ed i suoi prodotti per mezzo del sito che si è andati a visitare. Succede invece di vedere strategie di comunicazione basate esclusivamente sull'esposizione del logo dell'azienda, come se bastasse questo a stimolare gli interessi dell'utente. Innanzitutto gli utenti di Internet sono meno fedeli nel tempo. Inoltre il brand on-line non può limitarsi a proporre valori legati ad emozioni, come avviene nella comunicazione off-line, ma deve presentare contenuti di servizio ed informativi che gli consentano di essere individuato come il brand migliore. E se la pubblicità tradizionale porta gli utenti dalla comunicazione verso l'azienda, la pubblicità on-line deve spingere l'utente verso il sito, al quale è poi demandato il compito di portare l'utente verso l'azienda. L'obiettivo specifico di sviluppare visite attraverso le campagne on-line, è inoltre alla base del crescente interesse da parte di chi investe in pubblicità di trovare nuovi modelli di prezzo correlati ai risultati generati dall'attività di comunicazione. Si stanno quindi diffondendo con una certa rapidità le pianificazioni on-line sul modello CPC (cost per click), legate cioè al numero di visite generate, oppure basate sui risultati in termini di iscrizioni generate o addirittura di vendite effettuate. L'interattività con l'utente: |
| RISPOSTA   La maggior parte delle campagne di pubblicità on-line sono di tipo "brand", hanno cioè come obiettivo principale lo sviluppo della notorietà del nome e del logo dell'azienda o di un suo prodotto. Solo una parte della comunicazione è invece orientata a presentare motivazioni tali da indurre l'utente a visitare il sito e quindi a cliccare sul messaggio pubblicitario. Andrebbe meglio riconsiderata la caratteristica unica della comunicazione sulla Rete e cioè l'interattività con l'utente; in particolare la possibilità che sia possibile cliccare su un messaggio commerciale per poi approfondire e sviluppare il suo contatto con l'azienda ed i suoi prodotti per mezzo del sito che si è andati a visitare. Succede invece di vedere strategie di comunicazione basate esclusivamente sull'esposizione del logo dell'azienda, come se bastasse questo a stimolare gli interessi dell'utente. Innanzitutto gli utenti di Internet sono meno fedeli nel tempo. Inoltre il brand on-line non può limitarsi a proporre valori legati ad emozioni, come avviene nella comunicazione off-line, ma deve presentare contenuti di servizio ed informativi che gli consentano di essere individuato come il brand migliore. E se la pubblicità tradizionale porta gli utenti dalla comunicazione verso l'azienda, la pubblicità on-line deve spingere l'utente verso il sito, al quale è poi demandato il compito di portare l'utente verso l'azienda. L'obiettivo specifico di sviluppare visite attraverso le campagne on-line, è inoltre alla base del crescente interesse da parte di chi investe in pubblicità di trovare nuovi modelli di prezzo correlati ai risultati generati dall'attività di comunicazione. Si stanno quindi diffondendo con una certa rapidità le pianificazioni on-line sul modello CPC (cost per click), legate cioè al numero di visite generate, oppure basate sui risultati in termini di iscrizioni generate o addirittura di vendite effettuate. Attualmente, la comunicazione pubblicitaria sulla Rete: |
| RISPOSTA   La maggior parte delle campagne di pubblicità on-line sono di tipo "brand", hanno cioè come obiettivo principale lo sviluppo della notorietà del nome e del logo dell'azienda o di un suo prodotto. Solo una parte della comunicazione è invece orientata a presentare motivazioni tali da indurre l'utente a visitare il sito e quindi a cliccare sul messaggio pubblicitario. Andrebbe meglio riconsiderata la caratteristica unica della comunicazione sulla Rete e cioè l'interattività con l'utente; in particolare la possibilità che sia possibile cliccare su un messaggio commerciale per poi approfondire e sviluppare il suo contatto con l'azienda ed i suoi prodotti per mezzo del sito che si è andati a visitare. Succede invece di vedere strategie di comunicazione basate esclusivamente sull'esposizione del logo dell'azienda, come se bastasse questo a stimolare gli interessi dell'utente. Innanzitutto gli utenti di Internet sono meno fedeli nel tempo. Inoltre il brand on-line non può limitarsi a proporre valori legati ad emozioni, come avviene nella comunicazione off-line, ma deve presentare contenuti di servizio ed informativi che gli consentano di essere individuato come il brand migliore. E se la pubblicità tradizionale porta gli utenti dalla comunicazione verso l'azienda, la pubblicità on-line deve spingere l'utente verso il sito, al quale è poi demandato il compito di portare l'utente verso l'azienda. L'obiettivo specifico di sviluppare visite attraverso le campagne on-line, è inoltre alla base del crescente interesse da parte di chi investe in pubblicità di trovare nuovi modelli di prezzo correlati ai risultati generati dall'attività di comunicazione. Si stanno quindi diffondendo con una certa rapidità le pianificazioni on-line sul modello CPC (cost per click), legate cioè al numero di visite generate, oppure basate sui risultati in termini di iscrizioni generate o addirittura di vendite effettuate. La pubblicità on-line: |
| RISPOSTA   La maggior parte delle campagne di pubblicità on-line sono di tipo "brand", hanno cioè come obiettivo principale lo sviluppo della notorietà del nome e del logo dell'azienda o di un suo prodotto. Solo una parte della comunicazione è invece orientata a presentare motivazioni tali da indurre l'utente a visitare il sito e quindi a cliccare sul messaggio pubblicitario. Andrebbe meglio riconsiderata la caratteristica unica della comunicazione sulla Rete e cioè l'interattività con l'utente; in particolare la possibilità che sia possibile cliccare su un messaggio commerciale per poi approfondire e sviluppare il suo contatto con l'azienda ed i suoi prodotti per mezzo del sito che si è andati a visitare. Succede invece di vedere strategie di comunicazione basate esclusivamente sull'esposizione del logo dell'azienda, come se bastasse questo a stimolare gli interessi dell'utente. Innanzitutto gli utenti di Internet sono meno fedeli nel tempo. Inoltre il brand on-line non può limitarsi a proporre valori legati ad emozioni, come avviene nella comunicazione off-line, ma deve presentare contenuti di servizio ed informativi che gli consentano di essere individuato come il brand migliore. E se la pubblicità tradizionale porta gli utenti dalla comunicazione verso l'azienda, la pubblicità on-line deve spingere l'utente verso il sito, al quale è poi demandato il compito di portare l'utente verso l'azienda. L'obiettivo specifico di sviluppare visite attraverso le campagne on-line, è inoltre alla base del crescente interesse da parte di chi investe in pubblicità di trovare nuovi modelli di prezzo correlati ai risultati generati dall'attività di comunicazione. Si stanno quindi diffondendo con una certa rapidità le pianificazioni on-line sul modello CPC (cost per click), legate cioè al numero di visite generate, oppure basate sui risultati in termini di iscrizioni generate o addirittura di vendite effettuate. Le campagne pubblicitarie on-line dovrebbero: |
| RISPOSTA   La maggior parte delle campagne di pubblicità on-line sono di tipo "brand", hanno cioè come obiettivo principale lo sviluppo della notorietà del nome e del logo dell'azienda o di un suo prodotto. Solo una parte della comunicazione è invece orientata a presentare motivazioni tali da indurre l'utente a visitare il sito e quindi a cliccare sul messaggio pubblicitario. Andrebbe meglio riconsiderata la caratteristica unica della comunicazione sulla Rete e cioè l'interattività con l'utente; in particolare la possibilità che sia possibile cliccare su un messaggio commerciale per poi approfondire e sviluppare il suo contatto con l'azienda ed i suoi prodotti per mezzo del sito che si è andati a visitare. Succede invece di vedere strategie di comunicazione basate esclusivamente sull'esposizione del logo dell'azienda, come se bastasse questo a stimolare gli interessi dell'utente. Innanzitutto gli utenti di Internet sono meno fedeli nel tempo. Inoltre il brand on-line non può limitarsi a proporre valori legati ad emozioni, come avviene nella comunicazione off-line, ma deve presentare contenuti di servizio ed informativi che gli consentano di essere individuato come il brand migliore. E se la pubblicità tradizionale porta gli utenti dalla comunicazione verso l'azienda, la pubblicità on-line deve spingere l'utente verso il sito, al quale è poi demandato il compito di portare l'utente verso l'azienda. L'obiettivo specifico di sviluppare visite attraverso le campagne on-line, è inoltre alla base del crescente interesse da parte di chi investe in pubblicità di trovare nuovi modelli di prezzo correlati ai risultati generati dall'attività di comunicazione. Si stanno quindi diffondendo con una certa rapidità le pianificazioni on-line sul modello CPC (cost per click), legate cioè al numero di visite generate, oppure basate sui risultati in termini di iscrizioni generate o addirittura di vendite effettuate. Il brand migliore, per essere riconosciuto come tale deve: |
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La fine del secolo è stata caratterizzata da una contraddizione esplosiva: da un lato il pianeta si va globalizzando grazie alle comunicazioni e alla tecnologia, e omologando progressivamente nei modelli di consumo e di produzione; dall'altro si va frammentando, a seguito dell'erosione dei confini nazionali e dell'emergere di strutture e istituzioni micro. L'indebolimento delle strutture intermedie, a tutti i livelli, sociali e politici, costituisce, a detta di alcuni studiosi, un grave rischio di conflitti. Sia a livello europeo, sia a livello italiano, si assiste al fenomeno che viene definito con la parola "glocal", vale a dire alla coesistenza dinamica tra globale e locale, negli ambiti politico, sociale ed economico. E' questa, secondo gli studiosi, la svolta epocale nel corso della quale si passerà dal vecchio assetto del mondo a quello nuovo. L'impatto sarà tale da mettere in discussione anche gli scenari più probabili ricavati dai trend economici. I modelli di consumo e di produzione: