Tutte le domande del quiz : Branitratto da:Guardia di Finanza Quiz - 631 allievi marescialli 2018 (90° corso) Concorso pubblico, per titoli ed esami, per 631 allievi marescialli 2018  Esercitati su questo Quiz  |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. L'esercito della lega etrusca (600 a.C.-280 a.C.) possedeva caratteristiche simili a quelle delle popolazioni vicine; in questo periodo erano ancora i greci a essere considerati i detentori della tipologia militare vincente, grazie al loro stile oplitico.L'organizzazione militare etrusca terrestre, pur non essendo in grado di mettere in campo eserciti numerosi, fu in grado di minacciare le potenze dell'epoca, proprio grazie alla sua capacità di avvicinarsi e attaccare il nemico alle porte dei suoi centri abitativi, come accadde ad esempio nei pressi di Siracusa.L'esercito etrusco era diviso in classi di censo, più si era ricchi più si aveva la possibilità di acquistare armi e protezioni, e maggiore era l'entusiasmo con cui si cercava di difendere i propri possedimenti; chi non aveva nulla, non aveva interesse nel difendere, da razzie o da invasori nemici, i beni dei propri vicini più fortunati.La prima classe era formata dagli opliti, i fanti meglio armati e con maggior esperienza. La seconda classe era composta di cittadini di ceto medio-alto, mentre una terza classe era composta da fanti mal [1] equipaggiati. Una quarta classe era formata da truppe leggere, in genere mercenari o provenienti dal basso ceto, a cui venivano affidati compiti di esplorazione, ingaggiamento, logoramento e protezione dei fianchi.La seconda e la terza classe affiancavano gli opliti, ai quali era riservato il compito di arginare i varchi aperti durante la mischia oppure di sfruttare il momento adatto per sfondare le schiere nemiche. In un primo periodo, le classi di censo ammontavano a sei, solo successivamente si ridussero a quattro. Questa struttura si differenziava da quella greca e risultò decisamente rivoluzionaria per quel periodo, tanto che i romani la copiarono puntualmente, facendola propria.Il guerriero giurava prima della battaglia di immolarsi pur di ottenere la vittoria, anche a costo della propria vita; tale pratica, denominata devotio, era un vero e proprio rito religioso.Le cavallerie erano ancora prive di staffe e rivestivano ruoli di fanteria montata, così come i carri etruschi, che ricoprivano la funzione di trasporto rapido dei fanti pesanti, senza mai puntare alla carica diretta.La falange etrusca era una derivazione diretta di quella greca, che trovò nello schieramento obliquo nuova linfa. (da: X. Affinati, "Storia militare degli Etruschi") In base a quanto si dice nel brano, la caratteristica rivoluzionaria della struttura militare etrusca rispetto a quella greca fu: |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. L'esercito della lega etrusca (600 a.C.-280 a.C.) possedeva caratteristiche simili a quelle delle popolazioni vicine; in questo periodo erano ancora i greci a essere considerati i detentori della tipologia militare vincente, grazie al loro stile oplitico.L'organizzazione militare etrusca terrestre, pur non essendo in grado di mettere in campo eserciti numerosi, fu in grado di minacciare le potenze dell'epoca, proprio grazie alla sua capacità di avvicinarsi e attaccare il nemico alle porte dei suoi centri abitativi, come accadde ad esempio nei pressi di Siracusa.L'esercito etrusco era diviso in classi di censo, più si era ricchi più si aveva la possibilità di acquistare armi e protezioni, e maggiore era l'entusiasmo con cui si cercava di difendere i propri possedimenti; chi non aveva nulla, non aveva interesse nel difendere, da razzie o da invasori nemici, i beni dei propri vicini più fortunati.La prima classe era formata dagli opliti, i fanti meglio armati e con maggior esperienza. La seconda classe era composta di cittadini di ceto medio-alto, mentre una terza classe era composta da fanti mal [1] equipaggiati. Una quarta classe era formata da truppe leggere, in genere mercenari o provenienti dal basso ceto, a cui venivano affidati compiti di esplorazione, ingaggiamento, logoramento e protezione dei fianchi.La seconda e la terza classe affiancavano gli opliti, ai quali era riservato il compito di arginare i varchi aperti durante la mischia oppure di sfruttare il momento adatto per sfondare le schiere nemiche. In un primo periodo, le classi di censo ammontavano a sei, solo successivamente si ridussero a quattro. Questa struttura si differenziava da quella greca e risultò decisamente rivoluzionaria per quel periodo, tanto che i romani la copiarono puntualmente, facendola propria.Il guerriero giurava prima della battaglia di immolarsi pur di ottenere la vittoria, anche a costo della propria vita; tale pratica, denominata devotio, era un vero e proprio rito religioso.Le cavallerie erano ancora prive di staffe e rivestivano ruoli di fanteria montata, così come i carri etruschi, che ricoprivano la funzione di trasporto rapido dei fanti pesanti, senza mai puntare alla carica diretta.La falange etrusca era una derivazione diretta di quella greca, che trovò nello schieramento obliquo nuova linfa. (da: X. Affinati, "Storia militare degli Etruschi") In base a quanto detto nel brano, si può concludere che la cavalleria etrusca: |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. L'esercito della lega etrusca (600 a.C.-280 a.C.) possedeva caratteristiche simili a quelle delle popolazioni vicine; in questo periodo erano ancora i greci a essere considerati i detentori della tipologia militare vincente, grazie al loro stile oplitico.L'organizzazione militare etrusca terrestre, pur non essendo in grado di mettere in campo eserciti numerosi, fu in grado di minacciare le potenze dell'epoca, proprio grazie alla sua capacità di avvicinarsi e attaccare il nemico alle porte dei suoi centri abitativi, come accadde ad esempio nei pressi di Siracusa.L'esercito etrusco era diviso in classi di censo, più si era ricchi più si aveva la possibilità di acquistare armi e protezioni, e maggiore era l'entusiasmo con cui si cercava di difendere i propri possedimenti; chi non aveva nulla, non aveva interesse nel difendere, da razzie o da invasori nemici, i beni dei propri vicini più fortunati.La prima classe era formata dagli opliti, i fanti meglio armati e con maggior esperienza. La seconda classe era composta di cittadini di ceto medio-alto, mentre una terza classe era composta da fanti mal [1] equipaggiati. Una quarta classe era formata da truppe leggere, in genere mercenari o provenienti dal basso ceto, a cui venivano affidati compiti di esplorazione, ingaggiamento, logoramento e protezione dei fianchi.La seconda e la terza classe affiancavano gli opliti, ai quali era riservato il compito di arginare i varchi aperti durante la mischia oppure di sfruttare il momento adatto per sfondare le schiere nemiche. In un primo periodo, le classi di censo ammontavano a sei, solo successivamente si ridussero a quattro. Questa struttura si differenziava da quella greca e risultò decisamente rivoluzionaria per quel periodo, tanto che i romani la copiarono puntualmente, facendola propria.Il guerriero giurava prima della battaglia di immolarsi pur di ottenere la vittoria, anche a costo della propria vita; tale pratica, denominata devotio, era un vero e proprio rito religioso.Le cavallerie erano ancora prive di staffe e rivestivano ruoli di fanteria montata, così come i carri etruschi, che ricoprivano la funzione di trasporto rapido dei fanti pesanti, senza mai puntare alla carica diretta.La falange etrusca era una derivazione diretta di quella greca, che trovò nello schieramento obliquo nuova linfa. (da: X. Affinati, "Storia militare degli Etruschi") L'autore attribuisce gran parte della forza militare etrusca: |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. L'esercito della lega etrusca (600 a.C.-280 a.C.) possedeva caratteristiche simili a quelle delle popolazioni vicine; in questo periodo erano ancora i greci a essere considerati i detentori della tipologia militare vincente, grazie al loro stile oplitico.L'organizzazione militare etrusca terrestre, pur non essendo in grado di mettere in campo eserciti numerosi, fu in grado di minacciare le potenze dell'epoca, proprio grazie alla sua capacità di avvicinarsi e attaccare il nemico alle porte dei suoi centri abitativi, come accadde ad esempio nei pressi di Siracusa.L'esercito etrusco era diviso in classi di censo, più si era ricchi più si aveva la possibilità di acquistare armi e protezioni, e maggiore era l'entusiasmo con cui si cercava di difendere i propri possedimenti; chi non aveva nulla, non aveva interesse nel difendere, da razzie o da invasori nemici, i beni dei propri vicini più fortunati.La prima classe era formata dagli opliti, i fanti meglio armati e con maggior esperienza. La seconda classe era composta di cittadini di ceto medio-alto, mentre una terza classe era composta da fanti mal [1] equipaggiati. Una quarta classe era formata da truppe leggere, in genere mercenari o provenienti dal basso ceto, a cui venivano affidati compiti di esplorazione, ingaggiamento, logoramento e protezione dei fianchi.La seconda e la terza classe affiancavano gli opliti, ai quali era riservato il compito di arginare i varchi aperti durante la mischia oppure di sfruttare il momento adatto per sfondare le schiere nemiche. In un primo periodo, le classi di censo ammontavano a sei, solo successivamente si ridussero a quattro. Questa struttura si differenziava da quella greca e risultò decisamente rivoluzionaria per quel periodo, tanto che i romani la copiarono puntualmente, facendola propria.Il guerriero giurava prima della battaglia di immolarsi pur di ottenere la vittoria, anche a costo della propria vita; tale pratica, denominata devotio, era un vero e proprio rito religioso.Le cavallerie erano ancora prive di staffe e rivestivano ruoli di fanteria montata, così come i carri etruschi, che ricoprivano la funzione di trasporto rapido dei fanti pesanti, senza mai puntare alla carica diretta.La falange etrusca era una derivazione diretta di quella greca, che trovò nello schieramento obliquo nuova linfa. (da: X. Affinati, "Storia militare degli Etruschi") La parola "mal", identificata dal numero [1], ha nel brano valore di: |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. L'esercito della lega etrusca (600 a.C.-280 a.C.) possedeva caratteristiche simili a quelle delle popolazioni vicine; in questo periodo erano ancora i greci a essere considerati i detentori della tipologia militare vincente, grazie al loro stile oplitico.L'organizzazione militare etrusca terrestre, pur non essendo in grado di mettere in campo eserciti numerosi, fu in grado di minacciare le potenze dell'epoca, proprio grazie alla sua capacità di avvicinarsi e attaccare il nemico alle porte dei suoi centri abitativi, come accadde ad esempio nei pressi di Siracusa.L'esercito etrusco era diviso in classi di censo, più si era ricchi più si aveva la possibilità di acquistare armi e protezioni, e maggiore era l'entusiasmo con cui si cercava di difendere i propri possedimenti; chi non aveva nulla, non aveva interesse nel difendere, da razzie o da invasori nemici, i beni dei propri vicini più fortunati.La prima classe era formata dagli opliti, i fanti meglio armati e con maggior esperienza. La seconda classe era composta di cittadini di ceto medio-alto, mentre una terza classe era composta da fanti mal [1] equipaggiati. Una quarta classe era formata da truppe leggere, in genere mercenari o provenienti dal basso ceto, a cui venivano affidati compiti di esplorazione, ingaggiamento, logoramento e protezione dei fianchi.La seconda e la terza classe affiancavano gli opliti, ai quali era riservato il compito di arginare i varchi aperti durante la mischia oppure di sfruttare il momento adatto per sfondare le schiere nemiche. In un primo periodo, le classi di censo ammontavano a sei, solo successivamente si ridussero a quattro. Questa struttura si differenziava da quella greca e risultò decisamente rivoluzionaria per quel periodo, tanto che i romani la copiarono puntualmente, facendola propria.Il guerriero giurava prima della battaglia di immolarsi pur di ottenere la vittoria, anche a costo della propria vita; tale pratica, denominata devotio, era un vero e proprio rito religioso.Le cavallerie erano ancora prive di staffe e rivestivano ruoli di fanteria montata, così come i carri etruschi, che ricoprivano la funzione di trasporto rapido dei fanti pesanti, senza mai puntare alla carica diretta.La falange etrusca era una derivazione diretta di quella greca, che trovò nello schieramento obliquo nuova linfa. (da: X. Affinati, "Storia militare degli Etruschi") Alla luce di quanto detto nel brano, una sola delle seguenti affermazioni relative ai carri etruschi è condivisibile. Quale? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. L'idea al professore di matematica è arrivata in mezzo all'oceano Atlantico durante una leggendaria traversata in barca a vela dalle Canarie a Portorico sulla rotta di Colombo."Ho visto un container galleggiare tra le onde di sei metri, quanta energia sprecata, ho pensato, e allora mi sono chiesto se fosse stato possibile costruire una macchina che riuscisse a catturare e a riprodurre tutto quel ben di Dio". Quattordici anni dopo, quell'idea ha generato una macchina delle onde unica al mondo installata quattro giorni fa al largo di Marina di Pisa e capace per ora di garantire un fabbisogno energetico a quaranta famiglie. Ma non solo: il professor Michele Grassi ha anche tramutato in realtà il più classico dei sogni americani. Da una soffitta (la sua) è riuscito a creare una delle start up più innovative d'Italia che si è appena trasformata in azienda e, grazie a finanziatori illuminati e al crowdfunding, è riuscita ad essere protagonista di un piccolo miracolo economico. La soffitta, dove lavorava per hobby Grassi, laurea alla Normale di Pisa, dottorato negli USA, studi ad Oxford, ricercatore all'Università di Pisa, è diventata un minuscolo ufficio, poi un mini appartamento e infine un capannone nella zona industriale di Pisa con 25 dipendenti. Operai, tecnici, subacquei, ingegneri, geologi, fisici. Età media 35 anni e un modo di lavorare anch'esso innovativo. "Ci diamo tutti del tu, siamo amici veri e c'è un senso di appartenenza e di amore per il nostro lavoro � racconta Massimo Sacchi, ingegnere trentenne, e primo a credere nel progetto di Grassi � facciamo squadra e questo è decisivo quando progettiamo e costruiamo un sogno". Già perché quello della 40South Energy è davvero l'utopia che diventa realtà. Il matematico Grassi ha investito tutti i suoi risparmi nella macchina e ha catalizzato investitori che non hanno guardato al profitto immediato. Macchina capace, come un ottovolante a sei metri di profondità, di incanalare la forza delle onde per trasformarla in elettricità. In parallelo il progetto Blu Marina per la creazione di una rete elettrica dove l'energia elettrica apparentemente non c'è. Ha già molti interessanti estimatori e finanziatori: il Porto di Pisa e il presidente della Commissione Ambiente della Camera, Ermete Realacci. Tra poco 40South Energy avrà il primo fatturato. Una ventina di macchine sono prossime ad essere vendute. Costano 150.000 euro l'una e riescono a generare energia con un guadagno medio di circa 26.000 euro l'anno. (da: "Energia dalle onde", "Corriere della Sera") Chi è il professor Grassi? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. L'idea al professore di matematica è arrivata in mezzo all'oceano Atlantico durante una leggendaria traversata in barca a vela dalle Canarie a Portorico sulla rotta di Colombo."Ho visto un container galleggiare tra le onde di sei metri, quanta energia sprecata, ho pensato, e allora mi sono chiesto se fosse stato possibile costruire una macchina che riuscisse a catturare e a riprodurre tutto quel ben di Dio". Quattordici anni dopo, quell'idea ha generato una macchina delle onde unica al mondo installata quattro giorni fa al largo di Marina di Pisa e capace per ora di garantire un fabbisogno energetico a quaranta famiglie. Ma non solo: il professor Michele Grassi ha anche tramutato in realtà il più classico dei sogni americani. Da una soffitta (la sua) è riuscito a creare una delle start up più innovative d'Italia che si è appena trasformata in azienda e, grazie a finanziatori illuminati e al crowdfunding, è riuscita ad essere protagonista di un piccolo miracolo economico. La soffitta, dove lavorava per hobby Grassi, laurea alla Normale di Pisa, dottorato negli USA, studi ad Oxford, ricercatore all'Università di Pisa, è diventata un minuscolo ufficio, poi un mini appartamento e infine un capannone nella zona industriale di Pisa con 25 dipendenti. Operai, tecnici, subacquei, ingegneri, geologi, fisici. Età media 35 anni e un modo di lavorare anch'esso innovativo. "Ci diamo tutti del tu, siamo amici veri e c'è un senso di appartenenza e di amore per il nostro lavoro � racconta Massimo Sacchi, ingegnere trentenne, e primo a credere nel progetto di Grassi � facciamo squadra e questo è decisivo quando progettiamo e costruiamo un sogno". Già perché quello della 40South Energy è davvero l'utopia che diventa realtà. Il matematico Grassi ha investito tutti i suoi risparmi nella macchina e ha catalizzato investitori che non hanno guardato al profitto immediato. Macchina capace, come un ottovolante a sei metri di profondità, di incanalare la forza delle onde per trasformarla in elettricità. In parallelo il progetto Blu Marina per la creazione di una rete elettrica dove l'energia elettrica apparentemente non c'è. Ha già molti interessanti estimatori e finanziatori: il Porto di Pisa e il presidente della Commissione Ambiente della Camera, Ermete Realacci. Tra poco 40South Energy avrà il primo fatturato. Una ventina di macchine sono prossime ad essere vendute. Costano 150.000 euro l'una e riescono a generare energia con un guadagno medio di circa 26.000 euro l'anno. (da: "Energia dalle onde", "Corriere della Sera") Di cosa si occupa la 40South Energy? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. L'idea al professore di matematica è arrivata in mezzo all'oceano Atlantico durante una leggendaria traversata in barca a vela dalle Canarie a Portorico sulla rotta di Colombo."Ho visto un container galleggiare tra le onde di sei metri, quanta energia sprecata, ho pensato, e allora mi sono chiesto se fosse stato possibile costruire una macchina che riuscisse a catturare e a riprodurre tutto quel ben di Dio". Quattordici anni dopo, quell'idea ha generato una macchina delle onde unica al mondo installata quattro giorni fa al largo di Marina di Pisa e capace per ora di garantire un fabbisogno energetico a quaranta famiglie. Ma non solo: il professor Michele Grassi ha anche tramutato in realtà il più classico dei sogni americani. Da una soffitta (la sua) è riuscito a creare una delle start up più innovative d'Italia che si è appena trasformata in azienda e, grazie a finanziatori illuminati e al crowdfunding, è riuscita ad essere protagonista di un piccolo miracolo economico. La soffitta, dove lavorava per hobby Grassi, laurea alla Normale di Pisa, dottorato negli USA, studi ad Oxford, ricercatore all'Università di Pisa, è diventata un minuscolo ufficio, poi un mini appartamento e infine un capannone nella zona industriale di Pisa con 25 dipendenti. Operai, tecnici, subacquei, ingegneri, geologi, fisici. Età media 35 anni e un modo di lavorare anch'esso innovativo. "Ci diamo tutti del tu, siamo amici veri e c'è un senso di appartenenza e di amore per il nostro lavoro � racconta Massimo Sacchi, ingegnere trentenne, e primo a credere nel progetto di Grassi � facciamo squadra e questo è decisivo quando progettiamo e costruiamo un sogno". Già perché quello della 40South Energy è davvero l'utopia che diventa realtà. Il matematico Grassi ha investito tutti i suoi risparmi nella macchina e ha catalizzato investitori che non hanno guardato al profitto immediato. Macchina capace, come un ottovolante a sei metri di profondità, di incanalare la forza delle onde per trasformarla in elettricità. In parallelo il progetto Blu Marina per la creazione di una rete elettrica dove l'energia elettrica apparentemente non c'è. Ha già molti interessanti estimatori e finanziatori: il Porto di Pisa e il presidente della Commissione Ambiente della Camera, Ermete Realacci. Tra poco 40South Energy avrà il primo fatturato. Una ventina di macchine sono prossime ad essere vendute. Costano 150.000 euro l'una e riescono a generare energia con un guadagno medio di circa 26.000 euro l'anno. (da: "Energia dalle onde", "Corriere della Sera") Il progetto Blu Marina consiste nella: |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. L'idea al professore di matematica è arrivata in mezzo all'oceano Atlantico durante una leggendaria traversata in barca a vela dalle Canarie a Portorico sulla rotta di Colombo."Ho visto un container galleggiare tra le onde di sei metri, quanta energia sprecata, ho pensato, e allora mi sono chiesto se fosse stato possibile costruire una macchina che riuscisse a catturare e a riprodurre tutto quel ben di Dio". Quattordici anni dopo, quell'idea ha generato una macchina delle onde unica al mondo installata quattro giorni fa al largo di Marina di Pisa e capace per ora di garantire un fabbisogno energetico a quaranta famiglie. Ma non solo: il professor Michele Grassi ha anche tramutato in realtà il più classico dei sogni americani. Da una soffitta (la sua) è riuscito a creare una delle start up più innovative d'Italia che si è appena trasformata in azienda e, grazie a finanziatori illuminati e al crowdfunding, è riuscita ad essere protagonista di un piccolo miracolo economico. La soffitta, dove lavorava per hobby Grassi, laurea alla Normale di Pisa, dottorato negli USA, studi ad Oxford, ricercatore all'Università di Pisa, è diventata un minuscolo ufficio, poi un mini appartamento e infine un capannone nella zona industriale di Pisa con 25 dipendenti. Operai, tecnici, subacquei, ingegneri, geologi, fisici. Età media 35 anni e un modo di lavorare anch'esso innovativo. "Ci diamo tutti del tu, siamo amici veri e c'è un senso di appartenenza e di amore per il nostro lavoro � racconta Massimo Sacchi, ingegnere trentenne, e primo a credere nel progetto di Grassi � facciamo squadra e questo è decisivo quando progettiamo e costruiamo un sogno". Già perché quello della 40South Energy è davvero l'utopia che diventa realtà. Il matematico Grassi ha investito tutti i suoi risparmi nella macchina e ha catalizzato investitori che non hanno guardato al profitto immediato. Macchina capace, come un ottovolante a sei metri di profondità, di incanalare la forza delle onde per trasformarla in elettricità. In parallelo il progetto Blu Marina per la creazione di una rete elettrica dove l'energia elettrica apparentemente non c'è. Ha già molti interessanti estimatori e finanziatori: il Porto di Pisa e il presidente della Commissione Ambiente della Camera, Ermete Realacci. Tra poco 40South Energy avrà il primo fatturato. Una ventina di macchine sono prossime ad essere vendute. Costano 150.000 euro l'una e riescono a generare energia con un guadagno medio di circa 26.000 euro l'anno. (da: "Energia dalle onde", "Corriere della Sera") I dipendenti della 40South Energy sono: |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. L'idea al professore di matematica è arrivata in mezzo all'oceano Atlantico durante una leggendaria traversata in barca a vela dalle Canarie a Portorico sulla rotta di Colombo."Ho visto un container galleggiare tra le onde di sei metri, quanta energia sprecata, ho pensato, e allora mi sono chiesto se fosse stato possibile costruire una macchina che riuscisse a catturare e a riprodurre tutto quel ben di Dio". Quattordici anni dopo, quell'idea ha generato una macchina delle onde unica al mondo installata quattro giorni fa al largo di Marina di Pisa e capace per ora di garantire un fabbisogno energetico a quaranta famiglie. Ma non solo: il professor Michele Grassi ha anche tramutato in realtà il più classico dei sogni americani. Da una soffitta (la sua) è riuscito a creare una delle start up più innovative d'Italia che si è appena trasformata in azienda e, grazie a finanziatori illuminati e al crowdfunding, è riuscita ad essere protagonista di un piccolo miracolo economico. La soffitta, dove lavorava per hobby Grassi, laurea alla Normale di Pisa, dottorato negli USA, studi ad Oxford, ricercatore all'Università di Pisa, è diventata un minuscolo ufficio, poi un mini appartamento e infine un capannone nella zona industriale di Pisa con 25 dipendenti. Operai, tecnici, subacquei, ingegneri, geologi, fisici. Età media 35 anni e un modo di lavorare anch'esso innovativo. "Ci diamo tutti del tu, siamo amici veri e c'è un senso di appartenenza e di amore per il nostro lavoro � racconta Massimo Sacchi, ingegnere trentenne, e primo a credere nel progetto di Grassi � facciamo squadra e questo è decisivo quando progettiamo e costruiamo un sogno". Già perché quello della 40South Energy è davvero l'utopia che diventa realtà. Il matematico Grassi ha investito tutti i suoi risparmi nella macchina e ha catalizzato investitori che non hanno guardato al profitto immediato. Macchina capace, come un ottovolante a sei metri di profondità, di incanalare la forza delle onde per trasformarla in elettricità. In parallelo il progetto Blu Marina per la creazione di una rete elettrica dove l'energia elettrica apparentemente non c'è. Ha già molti interessanti estimatori e finanziatori: il Porto di Pisa e il presidente della Commissione Ambiente della Camera, Ermete Realacci. Tra poco 40South Energy avrà il primo fatturato. Una ventina di macchine sono prossime ad essere vendute. Costano 150.000 euro l'una e riescono a generare energia con un guadagno medio di circa 26.000 euro l'anno. (da: "Energia dalle onde", "Corriere della Sera") Quanto costa una macchina della 40South Energy? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. L'industria del riciclo continua a crescere, soprattutto nel settore degli imballaggi, dei rifiuti elettronici e della frazione organica, confermandosi pilastro della circular economy, nonostante la riduzione dei consumi delle famiglie e della produzione industriale. La fotografia è contenuta nel rapporto "L'Italia del Riciclo 2015", promosso e realizzato da FISE Unire (l'associazione di Confindustria che rappresenta le aziende del recupero rifiuti) e dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile.Nel 2014 in particolare il 66% degli imballaggi è stato avviato a riciclo, +2% rispetto all'anno precedente (7.808 milioni di tonnellate riciclate contro le 7.642 del 2013 e le 7.562 del 2012). L'incremento appare evidente in tutte le filiere con punte d'eccellenza nel tasso di riciclo in alcuni comparti come carta (80%), acciaio (74%), alluminio (74%) e vetro (70%), mentre la crescita più significativa la registra il legno (+10% da 1,4 milioni di tonnellate a 1,539).Segnali positivi arrivano anche dalle altre filiere: cresce la quantità di frazione organica raccolta in modo differenziato con 5,7 milioni di tonnellate e +9,5% rispetto al 2013; cresce la quantità di apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE) raccolte (+3% rispetto al 2013) che raggiungono la quota pro-capite nazionale di 3,81 kg per abitante, di poco inferiore alla soglia di 4 kg fissati come target [1] a fine 2015 (ma nei prossimi tre dovrà essere raccolta una quantità più o meno tripla); si avvicina agli obiettivi europei il tasso di reimpiego e riciclo dei veicoli fuori uso, che raggiunge l'80,3% (ma è il recupero energetico a mancare l'obiettivo). Mostrano vitalità anche il riciclo degli pneumatici con 129mila tonnellate recuperate e quello dei rifiuti tessili che aumenta del 12% con 124.000 tonnellate.Capitolo a parte è quello relativo ai rifiuti importati dal nostro Paese che hanno raggiunto 5,9 milioni di tonnellate, in gran parte costituiti da rottami ferrosi, mentre 3,8 milioni di tonnellate sono stati quelli esportati. Il paradosso è che 450mila tonnellate di rifiuti importati (circa l'8% di quelli trasportati nel nostro Paese per essere trattati) equivalgono, per volume e tipologia, a rifiuti italiani spediti all'estero, con costi per noi spesso esorbitanti. (da: www.ilsole24ore.it) L'industria del riciclo continua a crescere: |
RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. L'industria del riciclo continua a crescere, soprattutto nel settore degli imballaggi, dei rifiuti elettronici e della frazione organica, confermandosi pilastro della circular economy, nonostante la riduzione dei consumi delle famiglie e della produzione industriale. La fotografia è contenuta nel rapporto "L'Italia del Riciclo 2015", promosso e realizzato da FISE Unire (l'associazione di Confindustria che rappresenta le aziende del recupero rifiuti) e dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile.Nel 2014 in particolare il 66% degli imballaggi è stato avviato a riciclo, +2% rispetto all'anno precedente (7.808 milioni di tonnellate riciclate contro le 7.642 del 2013 e le 7.562 del 2012). L'incremento appare evidente in tutte le filiere con punte d'eccellenza nel tasso di riciclo in alcuni comparti come carta (80%), acciaio (74%), alluminio (74%) e vetro (70%), mentre la crescita più significativa la registra il legno (+10% da 1,4 milioni di tonnellate a 1,539).Segnali positivi arrivano anche dalle altre filiere: cresce la quantità di frazione organica raccolta in modo differenziato con 5,7 milioni di tonnellate e +9,5% rispetto al 2013; cresce la quantità di apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE) raccolte (+3% rispetto al 2013) che raggiungono la quota pro-capite nazionale di 3,81 kg per abitante, di poco inferiore alla soglia di 4 kg fissati come target [1] a fine 2015 (ma nei prossimi tre dovrà essere raccolta una quantità più o meno tripla); si avvicina agli obiettivi europei il tasso di reimpiego e riciclo dei veicoli fuori uso, che raggiunge l'80,3% (ma è il recupero energetico a mancare l'obiettivo). Mostrano vitalità anche il riciclo degli pneumatici con 129mila tonnellate recuperate e quello dei rifiuti tessili che aumenta del 12% con 124.000 tonnellate.Capitolo a parte è quello relativo ai rifiuti importati dal nostro Paese che hanno raggiunto 5,9 milioni di tonnellate, in gran parte costituiti da rottami ferrosi, mentre 3,8 milioni di tonnellate sono stati quelli esportati. Il paradosso è che 450mila tonnellate di rifiuti importati (circa l'8% di quelli trasportati nel nostro Paese per essere trattati) equivalgono, per volume e tipologia, a rifiuti italiani spediti all'estero, con costi per noi spesso esorbitanti. (da: www.ilsole24ore.it) Nel 2014 sono stati avviati a riciclo: |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. L'industria del riciclo continua a crescere, soprattutto nel settore degli imballaggi, dei rifiuti elettronici e della frazione organica, confermandosi pilastro della circular economy, nonostante la riduzione dei consumi delle famiglie e della produzione industriale. La fotografia è contenuta nel rapporto "L'Italia del Riciclo 2015", promosso e realizzato da FISE Unire (l'associazione di Confindustria che rappresenta le aziende del recupero rifiuti) e dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile.Nel 2014 in particolare il 66% degli imballaggi è stato avviato a riciclo, +2% rispetto all'anno precedente (7.808 milioni di tonnellate riciclate contro le 7.642 del 2013 e le 7.562 del 2012). L'incremento appare evidente in tutte le filiere con punte d'eccellenza nel tasso di riciclo in alcuni comparti come carta (80%), acciaio (74%), alluminio (74%) e vetro (70%), mentre la crescita più significativa la registra il legno (+10% da 1,4 milioni di tonnellate a 1,539).Segnali positivi arrivano anche dalle altre filiere: cresce la quantità di frazione organica raccolta in modo differenziato con 5,7 milioni di tonnellate e +9,5% rispetto al 2013; cresce la quantità di apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE) raccolte (+3% rispetto al 2013) che raggiungono la quota pro-capite nazionale di 3,81 kg per abitante, di poco inferiore alla soglia di 4 kg fissati come target [1] a fine 2015 (ma nei prossimi tre dovrà essere raccolta una quantità più o meno tripla); si avvicina agli obiettivi europei il tasso di reimpiego e riciclo dei veicoli fuori uso, che raggiunge l'80,3% (ma è il recupero energetico a mancare l'obiettivo). Mostrano vitalità anche il riciclo degli pneumatici con 129mila tonnellate recuperate e quello dei rifiuti tessili che aumenta del 12% con 124.000 tonnellate.Capitolo a parte è quello relativo ai rifiuti importati dal nostro Paese che hanno raggiunto 5,9 milioni di tonnellate, in gran parte costituiti da rottami ferrosi, mentre 3,8 milioni di tonnellate sono stati quelli esportati. Il paradosso è che 450mila tonnellate di rifiuti importati (circa l'8% di quelli trasportati nel nostro Paese per essere trattati) equivalgono, per volume e tipologia, a rifiuti italiani spediti all'estero, con costi per noi spesso esorbitanti. (da: www.ilsole24ore.it) La quantità di apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE) raccolte: |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. L'industria del riciclo continua a crescere, soprattutto nel settore degli imballaggi, dei rifiuti elettronici e della frazione organica, confermandosi pilastro della circular economy, nonostante la riduzione dei consumi delle famiglie e della produzione industriale. La fotografia è contenuta nel rapporto "L'Italia del Riciclo 2015", promosso e realizzato da FISE Unire (l'associazione di Confindustria che rappresenta le aziende del recupero rifiuti) e dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile.Nel 2014 in particolare il 66% degli imballaggi è stato avviato a riciclo, +2% rispetto all'anno precedente (7.808 milioni di tonnellate riciclate contro le 7.642 del 2013 e le 7.562 del 2012). L'incremento appare evidente in tutte le filiere con punte d'eccellenza nel tasso di riciclo in alcuni comparti come carta (80%), acciaio (74%), alluminio (74%) e vetro (70%), mentre la crescita più significativa la registra il legno (+10% da 1,4 milioni di tonnellate a 1,539).Segnali positivi arrivano anche dalle altre filiere: cresce la quantità di frazione organica raccolta in modo differenziato con 5,7 milioni di tonnellate e +9,5% rispetto al 2013; cresce la quantità di apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE) raccolte (+3% rispetto al 2013) che raggiungono la quota pro-capite nazionale di 3,81 kg per abitante, di poco inferiore alla soglia di 4 kg fissati come target [1] a fine 2015 (ma nei prossimi tre dovrà essere raccolta una quantità più o meno tripla); si avvicina agli obiettivi europei il tasso di reimpiego e riciclo dei veicoli fuori uso, che raggiunge l'80,3% (ma è il recupero energetico a mancare l'obiettivo). Mostrano vitalità anche il riciclo degli pneumatici con 129mila tonnellate recuperate e quello dei rifiuti tessili che aumenta del 12% con 124.000 tonnellate.Capitolo a parte è quello relativo ai rifiuti importati dal nostro Paese che hanno raggiunto 5,9 milioni di tonnellate, in gran parte costituiti da rottami ferrosi, mentre 3,8 milioni di tonnellate sono stati quelli esportati. Il paradosso è che 450mila tonnellate di rifiuti importati (circa l'8% di quelli trasportati nel nostro Paese per essere trattati) equivalgono, per volume e tipologia, a rifiuti italiani spediti all'estero, con costi per noi spesso esorbitanti. (da: www.ilsole24ore.it) La parola "target" [1] potrebbe essere sostituita con: |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. L'industria del riciclo continua a crescere, soprattutto nel settore degli imballaggi, dei rifiuti elettronici e della frazione organica, confermandosi pilastro della circular economy, nonostante la riduzione dei consumi delle famiglie e della produzione industriale. La fotografia è contenuta nel rapporto "L'Italia del Riciclo 2015", promosso e realizzato da FISE Unire (l'associazione di Confindustria che rappresenta le aziende del recupero rifiuti) e dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile.Nel 2014 in particolare il 66% degli imballaggi è stato avviato a riciclo, +2% rispetto all'anno precedente (7.808 milioni di tonnellate riciclate contro le 7.642 del 2013 e le 7.562 del 2012). L'incremento appare evidente in tutte le filiere con punte d'eccellenza nel tasso di riciclo in alcuni comparti come carta (80%), acciaio (74%), alluminio (74%) e vetro (70%), mentre la crescita più significativa la registra il legno (+10% da 1,4 milioni di tonnellate a 1,539).Segnali positivi arrivano anche dalle altre filiere: cresce la quantità di frazione organica raccolta in modo differenziato con 5,7 milioni di tonnellate e +9,5% rispetto al 2013; cresce la quantità di apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE) raccolte (+3% rispetto al 2013) che raggiungono la quota pro-capite nazionale di 3,81 kg per abitante, di poco inferiore alla soglia di 4 kg fissati come target [1] a fine 2015 (ma nei prossimi tre dovrà essere raccolta una quantità più o meno tripla); si avvicina agli obiettivi europei il tasso di reimpiego e riciclo dei veicoli fuori uso, che raggiunge l'80,3% (ma è il recupero energetico a mancare l'obiettivo). Mostrano vitalità anche il riciclo degli pneumatici con 129mila tonnellate recuperate e quello dei rifiuti tessili che aumenta del 12% con 124.000 tonnellate.Capitolo a parte è quello relativo ai rifiuti importati dal nostro Paese che hanno raggiunto 5,9 milioni di tonnellate, in gran parte costituiti da rottami ferrosi, mentre 3,8 milioni di tonnellate sono stati quelli esportati. Il paradosso è che 450mila tonnellate di rifiuti importati (circa l'8% di quelli trasportati nel nostro Paese per essere trattati) equivalgono, per volume e tipologia, a rifiuti italiani spediti all'estero, con costi per noi spesso esorbitanti. (da: www.ilsole24ore.it) In Italia: |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. L'inizio del secondo periodo intermedio in Egitto vede il potere centrale sgretolarsi e perdere di consistenza. Lo sfaldamento del potere si concretizza, peraltro, nella coesistenza di due dinastie, la XIII e la XIV. Della debolezza dei sovrani egizi approfittano gli Hyksos � un misto di gente probabilmente semita � che invadono il Paese e fondano la loro capitale nel Delta orientale, Avaris. Gli stranieri assimilano la cultura egizia e fondano la XV dinastia e la XVI; a loro si deve, inoltre, l'introduzione in Egitto del carro da guerra e del cavallo. La situazione si presenta in tale periodo caotica al punto che, in un certo momento storico (1640-1550 a.C.) si trovano a coesistere ben tre Dinastie: le due Hyksos XV e XVI dette "degli Hyksos maggiori" e "minori", nonché la XVII costituita dai Principi tebani da cui scaturirà la guerra di liberazione del Paese. "Un capo è in Avaris e un altro è in Kush, e io siedo insieme con un asiatico e un nubiano, e ognuno ha un suo pezzo di Egitto" si legge nella "Tavoletta Carnavon" relativa alla guerra di "liberazione" a opera di Khamose, ultimo re della XVII dinastia; e appunto con la XVII inizierà la ripresa del potere da parte dei Re locali che si consoliderà poi, successivamente, con Ahmose (forse fratello, o figlio, di Khamose), che sarà il primo Re della XVIII dinastia. Avendo gli Hyksos acquisito [1] completamente la cultura egizia, non si hanno testimonianze artistiche e archeologiche di essi, o del loro periodo, palesemente assegnabili o caratterizzanti, se non alcuni corredi funebri con oggettistica anche di stile siriano. Le recenti operazioni di scavo nell'area dell'attuale Tell el-Dab'a hanno consentito l'identificazione certa dell'attuale centro con quello dell'antica capitale Hyksos, Avaris. Qui sono stati di recente scoperti tre Palazzi reali (denominati "F", "G" e "J") con frammenti di affreschi di chiaro impianto minoico, sia come preparazione del fondo sia, e specialmente, per gli argomenti trattati. Si tratta infatti di scene di taurocatapsia del tutto simili a quelle più famose del Palazzo di Knossos, a Creta, o di scene di caccia in cui alcuni particolari fanno propendere per l'identificazione degli autori per artisti minoici facenti capo, molto verosimilmente, a una colonia egea in terra d'Egitto. (da: Wikipedia) Quale delle seguenti alternative è deducibile dalla lettura del brano? |
RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. L'inizio del secondo periodo intermedio in Egitto vede il potere centrale sgretolarsi e perdere di consistenza. Lo sfaldamento del potere si concretizza, peraltro, nella coesistenza di due dinastie, la XIII e la XIV. Della debolezza dei sovrani egizi approfittano gli Hyksos � un misto di gente probabilmente semita � che invadono il Paese e fondano la loro capitale nel Delta orientale, Avaris. Gli stranieri assimilano la cultura egizia e fondano la XV dinastia e la XVI; a loro si deve, inoltre, l'introduzione in Egitto del carro da guerra e del cavallo. La situazione si presenta in tale periodo caotica al punto che, in un certo momento storico (1640-1550 a.C.) si trovano a coesistere ben tre Dinastie: le due Hyksos XV e XVI dette "degli Hyksos maggiori" e "minori", nonché la XVII costituita dai Principi tebani da cui scaturirà la guerra di liberazione del Paese. "Un capo è in Avaris e un altro è in Kush, e io siedo insieme con un asiatico e un nubiano, e ognuno ha un suo pezzo di Egitto" si legge nella "Tavoletta Carnavon" relativa alla guerra di "liberazione" a opera di Khamose, ultimo re della XVII dinastia; e appunto con la XVII inizierà la ripresa del potere da parte dei Re locali che si consoliderà poi, successivamente, con Ahmose (forse fratello, o figlio, di Khamose), che sarà il primo Re della XVIII dinastia. Avendo gli Hyksos acquisito [1] completamente la cultura egizia, non si hanno testimonianze artistiche e archeologiche di essi, o del loro periodo, palesemente assegnabili o caratterizzanti, se non alcuni corredi funebri con oggettistica anche di stile siriano. Le recenti operazioni di scavo nell'area dell'attuale Tell el-Dab'a hanno consentito l'identificazione certa dell'attuale centro con quello dell'antica capitale Hyksos, Avaris. Qui sono stati di recente scoperti tre Palazzi reali (denominati "F", "G" e "J") con frammenti di affreschi di chiaro impianto minoico, sia come preparazione del fondo sia, e specialmente, per gli argomenti trattati. Si tratta infatti di scene di taurocatapsia del tutto simili a quelle più famose del Palazzo di Knossos, a Creta, o di scene di caccia in cui alcuni particolari fanno propendere per l'identificazione degli autori per artisti minoici facenti capo, molto verosimilmente, a una colonia egea in terra d'Egitto. (da: Wikipedia) Quale affermazione si deduce dal testo? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. L'inizio del secondo periodo intermedio in Egitto vede il potere centrale sgretolarsi e perdere di consistenza. Lo sfaldamento del potere si concretizza, peraltro, nella coesistenza di due dinastie, la XIII e la XIV. Della debolezza dei sovrani egizi approfittano gli Hyksos � un misto di gente probabilmente semita � che invadono il Paese e fondano la loro capitale nel Delta orientale, Avaris. Gli stranieri assimilano la cultura egizia e fondano la XV dinastia e la XVI; a loro si deve, inoltre, l'introduzione in Egitto del carro da guerra e del cavallo. La situazione si presenta in tale periodo caotica al punto che, in un certo momento storico (1640-1550 a.C.) si trovano a coesistere ben tre Dinastie: le due Hyksos XV e XVI dette "degli Hyksos maggiori" e "minori", nonché la XVII costituita dai Principi tebani da cui scaturirà la guerra di liberazione del Paese. "Un capo è in Avaris e un altro è in Kush, e io siedo insieme con un asiatico e un nubiano, e ognuno ha un suo pezzo di Egitto" si legge nella "Tavoletta Carnavon" relativa alla guerra di "liberazione" a opera di Khamose, ultimo re della XVII dinastia; e appunto con la XVII inizierà la ripresa del potere da parte dei Re locali che si consoliderà poi, successivamente, con Ahmose (forse fratello, o figlio, di Khamose), che sarà il primo Re della XVIII dinastia. Avendo gli Hyksos acquisito [1] completamente la cultura egizia, non si hanno testimonianze artistiche e archeologiche di essi, o del loro periodo, palesemente assegnabili o caratterizzanti, se non alcuni corredi funebri con oggettistica anche di stile siriano. Le recenti operazioni di scavo nell'area dell'attuale Tell el-Dab'a hanno consentito l'identificazione certa dell'attuale centro con quello dell'antica capitale Hyksos, Avaris. Qui sono stati di recente scoperti tre Palazzi reali (denominati "F", "G" e "J") con frammenti di affreschi di chiaro impianto minoico, sia come preparazione del fondo sia, e specialmente, per gli argomenti trattati. Si tratta infatti di scene di taurocatapsia del tutto simili a quelle più famose del Palazzo di Knossos, a Creta, o di scene di caccia in cui alcuni particolari fanno propendere per l'identificazione degli autori per artisti minoici facenti capo, molto verosimilmente, a una colonia egea in terra d'Egitto. (da: Wikipedia) Quale delle seguenti affermazioni NON è deducibile dal brano? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. L'inizio del secondo periodo intermedio in Egitto vede il potere centrale sgretolarsi e perdere di consistenza. Lo sfaldamento del potere si concretizza, peraltro, nella coesistenza di due dinastie, la XIII e la XIV. Della debolezza dei sovrani egizi approfittano gli Hyksos � un misto di gente probabilmente semita � che invadono il Paese e fondano la loro capitale nel Delta orientale, Avaris. Gli stranieri assimilano la cultura egizia e fondano la XV dinastia e la XVI; a loro si deve, inoltre, l'introduzione in Egitto del carro da guerra e del cavallo. La situazione si presenta in tale periodo caotica al punto che, in un certo momento storico (1640-1550 a.C.) si trovano a coesistere ben tre Dinastie: le due Hyksos XV e XVI dette "degli Hyksos maggiori" e "minori", nonché la XVII costituita dai Principi tebani da cui scaturirà la guerra di liberazione del Paese. "Un capo è in Avaris e un altro è in Kush, e io siedo insieme con un asiatico e un nubiano, e ognuno ha un suo pezzo di Egitto" si legge nella "Tavoletta Carnavon" relativa alla guerra di "liberazione" a opera di Khamose, ultimo re della XVII dinastia; e appunto con la XVII inizierà la ripresa del potere da parte dei Re locali che si consoliderà poi, successivamente, con Ahmose (forse fratello, o figlio, di Khamose), che sarà il primo Re della XVIII dinastia. Avendo gli Hyksos acquisito [1] completamente la cultura egizia, non si hanno testimonianze artistiche e archeologiche di essi, o del loro periodo, palesemente assegnabili o caratterizzanti, se non alcuni corredi funebri con oggettistica anche di stile siriano. Le recenti operazioni di scavo nell'area dell'attuale Tell el-Dab'a hanno consentito l'identificazione certa dell'attuale centro con quello dell'antica capitale Hyksos, Avaris. Qui sono stati di recente scoperti tre Palazzi reali (denominati "F", "G" e "J") con frammenti di affreschi di chiaro impianto minoico, sia come preparazione del fondo sia, e specialmente, per gli argomenti trattati. Si tratta infatti di scene di taurocatapsia del tutto simili a quelle più famose del Palazzo di Knossos, a Creta, o di scene di caccia in cui alcuni particolari fanno propendere per l'identificazione degli autori per artisti minoici facenti capo, molto verosimilmente, a una colonia egea in terra d'Egitto. (da: Wikipedia) Quale affermazione è deducibile dalla lettura del brano? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. L'inizio del secondo periodo intermedio in Egitto vede il potere centrale sgretolarsi e perdere di consistenza. Lo sfaldamento del potere si concretizza, peraltro, nella coesistenza di due dinastie, la XIII e la XIV. Della debolezza dei sovrani egizi approfittano gli Hyksos � un misto di gente probabilmente semita � che invadono il Paese e fondano la loro capitale nel Delta orientale, Avaris. Gli stranieri assimilano la cultura egizia e fondano la XV dinastia e la XVI; a loro si deve, inoltre, l'introduzione in Egitto del carro da guerra e del cavallo. La situazione si presenta in tale periodo caotica al punto che, in un certo momento storico (1640-1550 a.C.) si trovano a coesistere ben tre Dinastie: le due Hyksos XV e XVI dette "degli Hyksos maggiori" e "minori", nonché la XVII costituita dai Principi tebani da cui scaturirà la guerra di liberazione del Paese. "Un capo è in Avaris e un altro è in Kush, e io siedo insieme con un asiatico e un nubiano, e ognuno ha un suo pezzo di Egitto" si legge nella "Tavoletta Carnavon" relativa alla guerra di "liberazione" a opera di Khamose, ultimo re della XVII dinastia; e appunto con la XVII inizierà la ripresa del potere da parte dei Re locali che si consoliderà poi, successivamente, con Ahmose (forse fratello, o figlio, di Khamose), che sarà il primo Re della XVIII dinastia. Avendo gli Hyksos acquisito [1] completamente la cultura egizia, non si hanno testimonianze artistiche e archeologiche di essi, o del loro periodo, palesemente assegnabili o caratterizzanti, se non alcuni corredi funebri con oggettistica anche di stile siriano. Le recenti operazioni di scavo nell'area dell'attuale Tell el-Dab'a hanno consentito l'identificazione certa dell'attuale centro con quello dell'antica capitale Hyksos, Avaris. Qui sono stati di recente scoperti tre Palazzi reali (denominati "F", "G" e "J") con frammenti di affreschi di chiaro impianto minoico, sia come preparazione del fondo sia, e specialmente, per gli argomenti trattati. Si tratta infatti di scene di taurocatapsia del tutto simili a quelle più famose del Palazzo di Knossos, a Creta, o di scene di caccia in cui alcuni particolari fanno propendere per l'identificazione degli autori per artisti minoici facenti capo, molto verosimilmente, a una colonia egea in terra d'Egitto. (da: Wikipedia) Qual è il significato del termine "acquisito" [1] nel contesto del brano? |
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Leggere attentamente il seguente brano. L'industria del riciclo continua a crescere, soprattutto nel settore degli imballaggi, dei rifiuti elettronici e della frazione organica, confermandosi pilastro della circular economy, nonostante la riduzione dei consumi delle famiglie e della produzione industriale. La fotografia è contenuta nel rapporto "L'Italia del Riciclo 2015", promosso e realizzato da FISE Unire (l'associazione di Confindustria che rappresenta le aziende del recupero rifiuti) e dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile.Nel 2014 in particolare il 66% degli imballaggi è stato avviato a riciclo, +2% rispetto all'anno precedente (7.808 milioni di tonnellate riciclate contro le 7.642 del 2013 e le 7.562 del 2012). L'incremento appare evidente in tutte le filiere con punte d'eccellenza nel tasso di riciclo in alcuni comparti come carta (80%), acciaio (74%), alluminio (74%) e vetro (70%), mentre la crescita più significativa la registra il legno (+10% da 1,4 milioni di tonnellate a 1,539).Segnali positivi arrivano anche dalle altre filiere: cresce la quantità di frazione organica raccolta in modo differenziato con 5,7 milioni di tonnellate e +9,5% rispetto al 2013; cresce la quantità di apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE) raccolte (+3% rispetto al 2013) che raggiungono la quota pro-capite nazionale di 3,81 kg per abitante, di poco inferiore alla soglia di 4 kg fissati come target [1] a fine 2015 (ma nei prossimi tre dovrà essere raccolta una quantità più o meno tripla); si avvicina agli obiettivi europei il tasso di reimpiego e riciclo dei veicoli fuori uso, che raggiunge l'80,3% (ma è il recupero energetico a mancare l'obiettivo). Mostrano vitalità anche il riciclo degli pneumatici con 129mila tonnellate recuperate e quello dei rifiuti tessili che aumenta del 12% con 124.000 tonnellate.Capitolo a parte è quello relativo ai rifiuti importati dal nostro Paese che hanno raggiunto 5,9 milioni di tonnellate, in gran parte costituiti da rottami ferrosi, mentre 3,8 milioni di tonnellate sono stati quelli esportati. Il paradosso è che 450mila tonnellate di rifiuti importati (circa l'8% di quelli trasportati nel nostro Paese per essere trattati) equivalgono, per volume e tipologia, a rifiuti italiani spediti all'estero, con costi per noi spesso esorbitanti. (da: www.ilsole24ore.it) Nel 2014 sono stati avviati a riciclo: