Tutte le domande del quiz : Branitratto da:Guardia di Finanza Quiz - 631 allievi marescialli 2018 (90° corso) Concorso pubblico, per titoli ed esami, per 631 allievi marescialli 2018  Esercitati su questo Quiz  |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. L'inverno a Malta non ha i colori e le temperature dell'Italia settentrionale. Proprio al centro del Mediterraneo, a un centinaio di chilometri a sud delle coste siciliane, questa piccola repubblica entrata nell'Unione Europea da una dozzina d'anni ha una storia plurimillenaria da raccontare ai visitatori curiosi. È la varietà dell'offerta turistica e culturale a stupire, per alcuni versi inaspettata in un territorio così piccolo, composto da due isole abitate, Malta e Gozo, una disabitata, Comino, e alcuni scogli. La favorevole posizione, unita a insenature profonde e naturalmente assai riparate, hanno reso abitate queste isole fin dalla preistoria. I resti megalitici di Hagar Qim, ben conservati e protetti insieme con quelli attigui di Mnajdra, risalgono a 3200 anni avanti Cristo e testimoniano il culto della dea madre, di cui alcune inusuali statuette si trovano al museo archeologico della Valletta che contiene reperti a partire dal primo Neolitico. (Da: M. Leonardo Felician, "Malta. Una meta da assaporare. D'inverno", "La Repubblica") Malta è una meta turistica apprezzabile anche d'inverno? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. L'inverno a Malta non ha i colori e le temperature dell'Italia settentrionale. Proprio al centro del Mediterraneo, a un centinaio di chilometri a sud delle coste siciliane, questa piccola repubblica entrata nell'Unione Europea da una dozzina d'anni ha una storia plurimillenaria da raccontare ai visitatori curiosi. È la varietà dell'offerta turistica e culturale a stupire, per alcuni versi inaspettata in un territorio così piccolo, composto da due isole abitate, Malta e Gozo, una disabitata, Comino, e alcuni scogli. La favorevole posizione, unita a insenature profonde e naturalmente assai riparate, hanno reso abitate queste isole fin dalla preistoria. I resti megalitici di Hagar Qim, ben conservati e protetti insieme con quelli attigui di Mnajdra, risalgono a 3200 anni avanti Cristo e testimoniano il culto della dea madre, di cui alcune inusuali statuette si trovano al museo archeologico della Valletta che contiene reperti a partire dal primo Neolitico. (Da: M. Leonardo Felician, "Malta. Una meta da assaporare. D'inverno", "La Repubblica") Cosa caratterizza Malta da pochi anni? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. L'inverno a Malta non ha i colori e le temperature dell'Italia settentrionale. Proprio al centro del Mediterraneo, a un centinaio di chilometri a sud delle coste siciliane, questa piccola repubblica entrata nell'Unione Europea da una dozzina d'anni ha una storia plurimillenaria da raccontare ai visitatori curiosi. È la varietà dell'offerta turistica e culturale a stupire, per alcuni versi inaspettata in un territorio così piccolo, composto da due isole abitate, Malta e Gozo, una disabitata, Comino, e alcuni scogli. La favorevole posizione, unita a insenature profonde e naturalmente assai riparate, hanno reso abitate queste isole fin dalla preistoria. I resti megalitici di Hagar Qim, ben conservati e protetti insieme con quelli attigui di Mnajdra, risalgono a 3200 anni avanti Cristo e testimoniano il culto della dea madre, di cui alcune inusuali statuette si trovano al museo archeologico della Valletta che contiene reperti a partire dal primo Neolitico. (Da: M. Leonardo Felician, "Malta. Una meta da assaporare. D'inverno", "La Repubblica") A quale culto si erano dedicati gli abitanti neolitici delle isole? |
RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. L'inverno a Malta non ha i colori e le temperature dell'Italia settentrionale. Proprio al centro del Mediterraneo, a un centinaio di chilometri a sud delle coste siciliane, questa piccola repubblica entrata nell'Unione Europea da una dozzina d'anni ha una storia plurimillenaria da raccontare ai visitatori curiosi. È la varietà dell'offerta turistica e culturale a stupire, per alcuni versi inaspettata in un territorio così piccolo, composto da due isole abitate, Malta e Gozo, una disabitata, Comino, e alcuni scogli. La favorevole posizione, unita a insenature profonde e naturalmente assai riparate, hanno reso abitate queste isole fin dalla preistoria. I resti megalitici di Hagar Qim, ben conservati e protetti insieme con quelli attigui di Mnajdra, risalgono a 3200 anni avanti Cristo e testimoniano il culto della dea madre, di cui alcune inusuali statuette si trovano al museo archeologico della Valletta che contiene reperti a partire dal primo Neolitico. (Da: M. Leonardo Felician, "Malta. Una meta da assaporare. D'inverno", "La Repubblica") Da cos'è costituito lo Stato di Malta? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. L'inverno a Malta non ha i colori e le temperature dell'Italia settentrionale. Proprio al centro del Mediterraneo, a un centinaio di chilometri a sud delle coste siciliane, questa piccola repubblica entrata nell'Unione Europea da una dozzina d'anni ha una storia plurimillenaria da raccontare ai visitatori curiosi. È la varietà dell'offerta turistica e culturale a stupire, per alcuni versi inaspettata in un territorio così piccolo, composto da due isole abitate, Malta e Gozo, una disabitata, Comino, e alcuni scogli. La favorevole posizione, unita a insenature profonde e naturalmente assai riparate, hanno reso abitate queste isole fin dalla preistoria. I resti megalitici di Hagar Qim, ben conservati e protetti insieme con quelli attigui di Mnajdra, risalgono a 3200 anni avanti Cristo e testimoniano il culto della dea madre, di cui alcune inusuali statuette si trovano al museo archeologico della Valletta che contiene reperti a partire dal primo Neolitico. (Da: M. Leonardo Felician, "Malta. Una meta da assaporare. D'inverno", "La Repubblica") Cosa ha favorito l'insediamento umano su queste isole? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. L'Isola di Pasqua, conosciuta anche come Rapa Nui, è immersa nell'Oceano Pacifico e si trova al largo delle coste del Cile. Il suo nome è dovuto al fatto che l'isola è stata scoperta il giorno di Pasqua del 1722 dall'esploratore Olandese Jacob Roggeveen. Nell'immaginario collettivo viene identificata con le statue dei moai, enormi busti monolitici sparsi lungo l'intero territorio. Se ne contano ben 638. Nonostante le ricerche condotte negli ultimi anni, il loro scopo non è tuttora noto con certezza. Secondo alcuni studi recenti, le statue rappresenterebbero capi tribù indigeni morti e, secondo la credenza popolare, avrebbero permesso ai vivi di prendere contatto con il mondo dei morti.Alcune statue possiedono sulla testa un cilindro (pukao) ottenuto da un tipo di tufo di colore rossastro, interpretato come un copricapo oppure come l'acconciatura un tempo diffusa tra i maschi. I moai sono alti tra i 2,5 e i 10 metri. Ne esiste uno, incompleto, alto 21m. Quelli di 10 m pesano tra le 75 e le 86 tonnellate. Una fantasiosa leggenda dell'Isola di Pasqua narra che dal cielo giunsero degli uomini uccello (Tangata manu) che potevano volare. Il loro capo si chiamava Makemake e, secondo la mitologia locale, era il creatore dell'umanità, il dio della fertilità e la divinità principale del culto dell'uomo uccello. La sua immagine è stata scolpita su alcune rocce presenti sull'isola. I colossi di pietra si muovevano grazie a una forza misteriosa che solo due sacerdoti erano in grado di controllare. Un giorno, però, i due sacerdoti scomparvero e da lì il lavoro di costruzione delle statue fu sospeso. È il motivo per cui una schiera di statue è rimasta incompiuta. Gli studiosi fanno coincidere questo momento con l'anno 1500.Il territorio dell'isola è ricoperto da quattro vulcani, Poike, Rano Kau, Rano Raraku e Terevaka. Per questo motivo l'Isola di Pasqua è molto selvaggia e non si trovano molti animali, se non cavalli, pecore, mucche e maiali importati dalla terraferma. Il mare non è caratterizzato dalla barriera corallina come altre isole del Pacifico. Tuttavia, nelle sue acque vive una grande colonia di capodogli che possono essere osservati dai visitatori dell'isola. Per chi ama praticare trekking ed escursionismo è la meta ideale. (da: www.siviaggia.it) Quale delle seguenti affermazioni può essere dedotta dal testo? |
RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. L'Isola di Pasqua, conosciuta anche come Rapa Nui, è immersa nell'Oceano Pacifico e si trova al largo delle coste del Cile. Il suo nome è dovuto al fatto che l'isola è stata scoperta il giorno di Pasqua del 1722 dall'esploratore Olandese Jacob Roggeveen. Nell'immaginario collettivo viene identificata con le statue dei moai, enormi busti monolitici sparsi lungo l'intero territorio. Se ne contano ben 638. Nonostante le ricerche condotte negli ultimi anni, il loro scopo non è tuttora noto con certezza. Secondo alcuni studi recenti, le statue rappresenterebbero capi tribù indigeni morti e, secondo la credenza popolare, avrebbero permesso ai vivi di prendere contatto con il mondo dei morti.Alcune statue possiedono sulla testa un cilindro (pukao) ottenuto da un tipo di tufo di colore rossastro, interpretato come un copricapo oppure come l'acconciatura un tempo diffusa tra i maschi. I moai sono alti tra i 2,5 e i 10 metri. Ne esiste uno, incompleto, alto 21m. Quelli di 10 m pesano tra le 75 e le 86 tonnellate. Una fantasiosa leggenda dell'Isola di Pasqua narra che dal cielo giunsero degli uomini uccello (Tangata manu) che potevano volare. Il loro capo si chiamava Makemake e, secondo la mitologia locale, era il creatore dell'umanità, il dio della fertilità e la divinità principale del culto dell'uomo uccello. La sua immagine è stata scolpita su alcune rocce presenti sull'isola. I colossi di pietra si muovevano grazie a una forza misteriosa che solo due sacerdoti erano in grado di controllare. Un giorno, però, i due sacerdoti scomparvero e da lì il lavoro di costruzione delle statue fu sospeso. È il motivo per cui una schiera di statue è rimasta incompiuta. Gli studiosi fanno coincidere questo momento con l'anno 1500.Il territorio dell'isola è ricoperto da quattro vulcani, Poike, Rano Kau, Rano Raraku e Terevaka. Per questo motivo l'Isola di Pasqua è molto selvaggia e non si trovano molti animali, se non cavalli, pecore, mucche e maiali importati dalla terraferma. Il mare non è caratterizzato dalla barriera corallina come altre isole del Pacifico. Tuttavia, nelle sue acque vive una grande colonia di capodogli che possono essere osservati dai visitatori dell'isola. Per chi ama praticare trekking ed escursionismo è la meta ideale. (da: www.siviaggia.it) Qual è lo scopo complessivo del brano? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. L'Isola di Pasqua, conosciuta anche come Rapa Nui, è immersa nell'Oceano Pacifico e si trova al largo delle coste del Cile. Il suo nome è dovuto al fatto che l'isola è stata scoperta il giorno di Pasqua del 1722 dall'esploratore Olandese Jacob Roggeveen. Nell'immaginario collettivo viene identificata con le statue dei moai, enormi busti monolitici sparsi lungo l'intero territorio. Se ne contano ben 638. Nonostante le ricerche condotte negli ultimi anni, il loro scopo non è tuttora noto con certezza. Secondo alcuni studi recenti, le statue rappresenterebbero capi tribù indigeni morti e, secondo la credenza popolare, avrebbero permesso ai vivi di prendere contatto con il mondo dei morti.Alcune statue possiedono sulla testa un cilindro (pukao) ottenuto da un tipo di tufo di colore rossastro, interpretato come un copricapo oppure come l'acconciatura un tempo diffusa tra i maschi. I moai sono alti tra i 2,5 e i 10 metri. Ne esiste uno, incompleto, alto 21m. Quelli di 10 m pesano tra le 75 e le 86 tonnellate. Una fantasiosa leggenda dell'Isola di Pasqua narra che dal cielo giunsero degli uomini uccello (Tangata manu) che potevano volare. Il loro capo si chiamava Makemake e, secondo la mitologia locale, era il creatore dell'umanità, il dio della fertilità e la divinità principale del culto dell'uomo uccello. La sua immagine è stata scolpita su alcune rocce presenti sull'isola. I colossi di pietra si muovevano grazie a una forza misteriosa che solo due sacerdoti erano in grado di controllare. Un giorno, però, i due sacerdoti scomparvero e da lì il lavoro di costruzione delle statue fu sospeso. È il motivo per cui una schiera di statue è rimasta incompiuta. Gli studiosi fanno coincidere questo momento con l'anno 1500.Il territorio dell'isola è ricoperto da quattro vulcani, Poike, Rano Kau, Rano Raraku e Terevaka. Per questo motivo l'Isola di Pasqua è molto selvaggia e non si trovano molti animali, se non cavalli, pecore, mucche e maiali importati dalla terraferma. Il mare non è caratterizzato dalla barriera corallina come altre isole del Pacifico. Tuttavia, nelle sue acque vive una grande colonia di capodogli che possono essere osservati dai visitatori dell'isola. Per chi ama praticare trekking ed escursionismo è la meta ideale. (da: www.siviaggia.it) Quale delle seguenti affermazioni è FALSA? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. L'Isola di Pasqua, conosciuta anche come Rapa Nui, è immersa nell'Oceano Pacifico e si trova al largo delle coste del Cile. Il suo nome è dovuto al fatto che l'isola è stata scoperta il giorno di Pasqua del 1722 dall'esploratore Olandese Jacob Roggeveen. Nell'immaginario collettivo viene identificata con le statue dei moai, enormi busti monolitici sparsi lungo l'intero territorio. Se ne contano ben 638. Nonostante le ricerche condotte negli ultimi anni, il loro scopo non è tuttora noto con certezza. Secondo alcuni studi recenti, le statue rappresenterebbero capi tribù indigeni morti e, secondo la credenza popolare, avrebbero permesso ai vivi di prendere contatto con il mondo dei morti.Alcune statue possiedono sulla testa un cilindro (pukao) ottenuto da un tipo di tufo di colore rossastro, interpretato come un copricapo oppure come l'acconciatura un tempo diffusa tra i maschi. I moai sono alti tra i 2,5 e i 10 metri. Ne esiste uno, incompleto, alto 21m. Quelli di 10 m pesano tra le 75 e le 86 tonnellate. Una fantasiosa leggenda dell'Isola di Pasqua narra che dal cielo giunsero degli uomini uccello (Tangata manu) che potevano volare. Il loro capo si chiamava Makemake e, secondo la mitologia locale, era il creatore dell'umanità, il dio della fertilità e la divinità principale del culto dell'uomo uccello. La sua immagine è stata scolpita su alcune rocce presenti sull'isola. I colossi di pietra si muovevano grazie a una forza misteriosa che solo due sacerdoti erano in grado di controllare. Un giorno, però, i due sacerdoti scomparvero e da lì il lavoro di costruzione delle statue fu sospeso. È il motivo per cui una schiera di statue è rimasta incompiuta. Gli studiosi fanno coincidere questo momento con l'anno 1500.Il territorio dell'isola è ricoperto da quattro vulcani, Poike, Rano Kau, Rano Raraku e Terevaka. Per questo motivo l'Isola di Pasqua è molto selvaggia e non si trovano molti animali, se non cavalli, pecore, mucche e maiali importati dalla terraferma. Il mare non è caratterizzato dalla barriera corallina come altre isole del Pacifico. Tuttavia, nelle sue acque vive una grande colonia di capodogli che possono essere osservati dai visitatori dell'isola. Per chi ama praticare trekking ed escursionismo è la meta ideale. (da: www.siviaggia.it) Quale delle seguenti affermazioni può essere dedotta dal testo? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. L'Isola di Pasqua, conosciuta anche come Rapa Nui, è immersa nell'Oceano Pacifico e si trova al largo delle coste del Cile. Il suo nome è dovuto al fatto che l'isola è stata scoperta il giorno di Pasqua del 1722 dall'esploratore Olandese Jacob Roggeveen. Nell'immaginario collettivo viene identificata con le statue dei moai, enormi busti monolitici sparsi lungo l'intero territorio. Se ne contano ben 638. Nonostante le ricerche condotte negli ultimi anni, il loro scopo non è tuttora noto con certezza. Secondo alcuni studi recenti, le statue rappresenterebbero capi tribù indigeni morti e, secondo la credenza popolare, avrebbero permesso ai vivi di prendere contatto con il mondo dei morti.Alcune statue possiedono sulla testa un cilindro (pukao) ottenuto da un tipo di tufo di colore rossastro, interpretato come un copricapo oppure come l'acconciatura un tempo diffusa tra i maschi. I moai sono alti tra i 2,5 e i 10 metri. Ne esiste uno, incompleto, alto 21m. Quelli di 10 m pesano tra le 75 e le 86 tonnellate. Una fantasiosa leggenda dell'Isola di Pasqua narra che dal cielo giunsero degli uomini uccello (Tangata manu) che potevano volare. Il loro capo si chiamava Makemake e, secondo la mitologia locale, era il creatore dell'umanità, il dio della fertilità e la divinità principale del culto dell'uomo uccello. La sua immagine è stata scolpita su alcune rocce presenti sull'isola. I colossi di pietra si muovevano grazie a una forza misteriosa che solo due sacerdoti erano in grado di controllare. Un giorno, però, i due sacerdoti scomparvero e da lì il lavoro di costruzione delle statue fu sospeso. È il motivo per cui una schiera di statue è rimasta incompiuta. Gli studiosi fanno coincidere questo momento con l'anno 1500.Il territorio dell'isola è ricoperto da quattro vulcani, Poike, Rano Kau, Rano Raraku e Terevaka. Per questo motivo l'Isola di Pasqua è molto selvaggia e non si trovano molti animali, se non cavalli, pecore, mucche e maiali importati dalla terraferma. Il mare non è caratterizzato dalla barriera corallina come altre isole del Pacifico. Tuttavia, nelle sue acque vive una grande colonia di capodogli che possono essere osservati dai visitatori dell'isola. Per chi ama praticare trekking ed escursionismo è la meta ideale. (da: www.siviaggia.it) Quale di queste affermazioni NON è contenuta nel brano? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. L'ormone "spegni-golosi" viene prodotto dal fegato in quantità sempre maggiori man mano che si mangiano dolci e ha un effetto autoregolatore. Tra panettoni, pandori, cioccolatini e dolci e dolcetti vari della tradizione natalizia, durante le feste si rischia sempre una super-indigestione di zuccheri. Due diversi studi, uno dell'Università dell'Iowa e l'altro del South Western Medical Center dell'Università del Texas, hanno però scoperto che in realtà il corpo possiede un suo sistema di regolazione che ci tiene lontani dai dolci quando si rischia di esagerare. Un ormone prodotto dal fegato durante il consumo di dolci e alcolici, l'FGF21, in alte quantità riduce infatti la voglia e il consumo di zucchero e alcol, parallelamente al calo del livello di dopamina, un neurotrasmettitore che gioca un ruolo molto importante nei comportamenti associati a premi e ricompense.Precedenti studi avevano già messo in luce l'impatto di alcuni ormoni sull'appetito, ma nessuno di questi agisce su specifici nutrienti, come carboidrati, proteine o grassi, e sono prodotti da altri organi. Questo è invece il primo ormone prodotto dal fegato che si è scoperto avere tali effetti e che potrebbe aiutare a migliorare la dieta e i pazienti con problema di diabete e obesità. Ma come funziona? Nei topi si è visto che il fegato lo produce in risposta al consumo di zucchero, per poi entrare nella circolazione sanguigna dove manda un segnale al cervello cui "impone" lo stop alla voglia di zucchero. L'ormone è associato a stress ambientali, come una dieta estrema o l'esposizione a temperature fredde. Viene anche prodotto, nei mammiferi, quando si consumano carboidrati. Da oltre 50 anni si sa che il fegato è un importante regolatore del consumo e preferenza per alcuni cibi. E dato che questo ormone viene prodotto a livello epatico, si può supporre, dicono i ricercatori, che il suo scopo forse sia quello di migliorare la qualità della dieta, evitare il consumo di cibo spazzatura o proteggere il fegato dall'eccesso di alcol. Qualunque sia la sua origine, questa sua capacità potrà essere sfruttata a livello terapeutico per diabete e obesità. (da: "Scoperto l'ormone 'spegni-golosi'", Tgcom24) Qual è il messaggio principale che si deduce dal brano? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. L'ormone "spegni-golosi" viene prodotto dal fegato in quantità sempre maggiori man mano che si mangiano dolci e ha un effetto autoregolatore. Tra panettoni, pandori, cioccolatini e dolci e dolcetti vari della tradizione natalizia, durante le feste si rischia sempre una super-indigestione di zuccheri. Due diversi studi, uno dell'Università dell'Iowa e l'altro del South Western Medical Center dell'Università del Texas, hanno però scoperto che in realtà il corpo possiede un suo sistema di regolazione che ci tiene lontani dai dolci quando si rischia di esagerare. Un ormone prodotto dal fegato durante il consumo di dolci e alcolici, l'FGF21, in alte quantità riduce infatti la voglia e il consumo di zucchero e alcol, parallelamente al calo del livello di dopamina, un neurotrasmettitore che gioca un ruolo molto importante nei comportamenti associati a premi e ricompense.Precedenti studi avevano già messo in luce l'impatto di alcuni ormoni sull'appetito, ma nessuno di questi agisce su specifici nutrienti, come carboidrati, proteine o grassi, e sono prodotti da altri organi. Questo è invece il primo ormone prodotto dal fegato che si è scoperto avere tali effetti e che potrebbe aiutare a migliorare la dieta e i pazienti con problema di diabete e obesità. Ma come funziona? Nei topi si è visto che il fegato lo produce in risposta al consumo di zucchero, per poi entrare nella circolazione sanguigna dove manda un segnale al cervello cui "impone" lo stop alla voglia di zucchero. L'ormone è associato a stress ambientali, come una dieta estrema o l'esposizione a temperature fredde. Viene anche prodotto, nei mammiferi, quando si consumano carboidrati. Da oltre 50 anni si sa che il fegato è un importante regolatore del consumo e preferenza per alcuni cibi. E dato che questo ormone viene prodotto a livello epatico, si può supporre, dicono i ricercatori, che il suo scopo forse sia quello di migliorare la qualità della dieta, evitare il consumo di cibo spazzatura o proteggere il fegato dall'eccesso di alcol. Qualunque sia la sua origine, questa sua capacità potrà essere sfruttata a livello terapeutico per diabete e obesità. (da: "Scoperto l'ormone 'spegni-golosi'", Tgcom24) Nel brano si rileva che una delle particolarità dell'ormone FGF21 è: |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. L'ormone "spegni-golosi" viene prodotto dal fegato in quantità sempre maggiori man mano che si mangiano dolci e ha un effetto autoregolatore. Tra panettoni, pandori, cioccolatini e dolci e dolcetti vari della tradizione natalizia, durante le feste si rischia sempre una super-indigestione di zuccheri. Due diversi studi, uno dell'Università dell'Iowa e l'altro del South Western Medical Center dell'Università del Texas, hanno però scoperto che in realtà il corpo possiede un suo sistema di regolazione che ci tiene lontani dai dolci quando si rischia di esagerare. Un ormone prodotto dal fegato durante il consumo di dolci e alcolici, l'FGF21, in alte quantità riduce infatti la voglia e il consumo di zucchero e alcol, parallelamente al calo del livello di dopamina, un neurotrasmettitore che gioca un ruolo molto importante nei comportamenti associati a premi e ricompense.Precedenti studi avevano già messo in luce l'impatto di alcuni ormoni sull'appetito, ma nessuno di questi agisce su specifici nutrienti, come carboidrati, proteine o grassi, e sono prodotti da altri organi. Questo è invece il primo ormone prodotto dal fegato che si è scoperto avere tali effetti e che potrebbe aiutare a migliorare la dieta e i pazienti con problema di diabete e obesità. Ma come funziona? Nei topi si è visto che il fegato lo produce in risposta al consumo di zucchero, per poi entrare nella circolazione sanguigna dove manda un segnale al cervello cui "impone" lo stop alla voglia di zucchero. L'ormone è associato a stress ambientali, come una dieta estrema o l'esposizione a temperature fredde. Viene anche prodotto, nei mammiferi, quando si consumano carboidrati. Da oltre 50 anni si sa che il fegato è un importante regolatore del consumo e preferenza per alcuni cibi. E dato che questo ormone viene prodotto a livello epatico, si può supporre, dicono i ricercatori, che il suo scopo forse sia quello di migliorare la qualità della dieta, evitare il consumo di cibo spazzatura o proteggere il fegato dall'eccesso di alcol. Qualunque sia la sua origine, questa sua capacità potrà essere sfruttata a livello terapeutico per diabete e obesità. (da: "Scoperto l'ormone 'spegni-golosi'", Tgcom24) Come agisce l'FGF21? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. L'ormone "spegni-golosi" viene prodotto dal fegato in quantità sempre maggiori man mano che si mangiano dolci e ha un effetto autoregolatore. Tra panettoni, pandori, cioccolatini e dolci e dolcetti vari della tradizione natalizia, durante le feste si rischia sempre una super-indigestione di zuccheri. Due diversi studi, uno dell'Università dell'Iowa e l'altro del South Western Medical Center dell'Università del Texas, hanno però scoperto che in realtà il corpo possiede un suo sistema di regolazione che ci tiene lontani dai dolci quando si rischia di esagerare. Un ormone prodotto dal fegato durante il consumo di dolci e alcolici, l'FGF21, in alte quantità riduce infatti la voglia e il consumo di zucchero e alcol, parallelamente al calo del livello di dopamina, un neurotrasmettitore che gioca un ruolo molto importante nei comportamenti associati a premi e ricompense.Precedenti studi avevano già messo in luce l'impatto di alcuni ormoni sull'appetito, ma nessuno di questi agisce su specifici nutrienti, come carboidrati, proteine o grassi, e sono prodotti da altri organi. Questo è invece il primo ormone prodotto dal fegato che si è scoperto avere tali effetti e che potrebbe aiutare a migliorare la dieta e i pazienti con problema di diabete e obesità. Ma come funziona? Nei topi si è visto che il fegato lo produce in risposta al consumo di zucchero, per poi entrare nella circolazione sanguigna dove manda un segnale al cervello cui "impone" lo stop alla voglia di zucchero. L'ormone è associato a stress ambientali, come una dieta estrema o l'esposizione a temperature fredde. Viene anche prodotto, nei mammiferi, quando si consumano carboidrati. Da oltre 50 anni si sa che il fegato è un importante regolatore del consumo e preferenza per alcuni cibi. E dato che questo ormone viene prodotto a livello epatico, si può supporre, dicono i ricercatori, che il suo scopo forse sia quello di migliorare la qualità della dieta, evitare il consumo di cibo spazzatura o proteggere il fegato dall'eccesso di alcol. Qualunque sia la sua origine, questa sua capacità potrà essere sfruttata a livello terapeutico per diabete e obesità. (da: "Scoperto l'ormone 'spegni-golosi'", Tgcom24) Quale è il significato di "prodotto a livello epatico", riferito all'ormone? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. L'ormone "spegni-golosi" viene prodotto dal fegato in quantità sempre maggiori man mano che si mangiano dolci e ha un effetto autoregolatore. Tra panettoni, pandori, cioccolatini e dolci e dolcetti vari della tradizione natalizia, durante le feste si rischia sempre una super-indigestione di zuccheri. Due diversi studi, uno dell'Università dell'Iowa e l'altro del South Western Medical Center dell'Università del Texas, hanno però scoperto che in realtà il corpo possiede un suo sistema di regolazione che ci tiene lontani dai dolci quando si rischia di esagerare. Un ormone prodotto dal fegato durante il consumo di dolci e alcolici, l'FGF21, in alte quantità riduce infatti la voglia e il consumo di zucchero e alcol, parallelamente al calo del livello di dopamina, un neurotrasmettitore che gioca un ruolo molto importante nei comportamenti associati a premi e ricompense.Precedenti studi avevano già messo in luce l'impatto di alcuni ormoni sull'appetito, ma nessuno di questi agisce su specifici nutrienti, come carboidrati, proteine o grassi, e sono prodotti da altri organi. Questo è invece il primo ormone prodotto dal fegato che si è scoperto avere tali effetti e che potrebbe aiutare a migliorare la dieta e i pazienti con problema di diabete e obesità. Ma come funziona? Nei topi si è visto che il fegato lo produce in risposta al consumo di zucchero, per poi entrare nella circolazione sanguigna dove manda un segnale al cervello cui "impone" lo stop alla voglia di zucchero. L'ormone è associato a stress ambientali, come una dieta estrema o l'esposizione a temperature fredde. Viene anche prodotto, nei mammiferi, quando si consumano carboidrati. Da oltre 50 anni si sa che il fegato è un importante regolatore del consumo e preferenza per alcuni cibi. E dato che questo ormone viene prodotto a livello epatico, si può supporre, dicono i ricercatori, che il suo scopo forse sia quello di migliorare la qualità della dieta, evitare il consumo di cibo spazzatura o proteggere il fegato dall'eccesso di alcol. Qualunque sia la sua origine, questa sua capacità potrà essere sfruttata a livello terapeutico per diabete e obesità. (da: "Scoperto l'ormone 'spegni-golosi'", Tgcom24) Quale delle seguenti affermazioni NON è deducibile dal brano? |
RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. L'uso della rete telefonica per spedire messaggi scritti al computer, già attivo negli Stati Uniti fin dagli anni settanta, arriva in Italia alla fine degli anni ottanta, ed esplode intorno alla metà dei novanta. L'espansione di questo mezzo nella società italiana è stata rapidissima, sia orizzontalmente che verticalmente: secondo un'indagine ISTAT del 2000 circa i due terzi delle persone che usano Internet ricorrono anche allo strumento della posta elettronica. L'uso resta tuttavia variabile per fasce di età e rispetto al territorio, nonché, ciò che è più interessante per i possibili effetti sui comportamenti linguistici, rispetto al titolo di studio. Il livello di istruzione delle persone che scrivono email è dunque più alto della media: si tratta spesso di persone che perlopiù sanno come scrivere, o almeno come andrebbe scritta una lettera tradizionale. Ma se ciò vale per l'istruzione, non vale necessariamente per l'età: molti di coloro che scrivono email sono infatti abbastanza giovani da non aver mai avuto occasione di scrivere una lettera tradizionale. Come per altri media, non si può postulare [1] che gli scriventi email siano anche familiari con altri tipi di scrittura. Il modello della lettera tradizionale, insomma, sebbene sia potenzialmente presente a molti scriventi email, non necessariamente lo è sempre. A tal proposito, è anche opportuno distinguere preliminarmente tra email "uno a uno", che possono talvolta, per forma e funzione, avvicinarsi alle lettere tradizionali, seppur senza necessariamente modellarvisi, ed email "uno a molti", tipiche dei gruppi di discussione (in inglese "newsgroup"): in queste ultime è naturale che la struttura dialogica sia spesso preponderante, con tutte le implicazioni linguistiche che ciò comporta. Inoltre, a far sì che la struttura di una email non sia semplicemente una "letter by phone" concorrono diversi fattori: ad esempio, il mittente ed il destinatario sono indicati automaticamente nelle apposite caselle dei programmi di posta elettronica, che rende superfluo il protocollo con l'indicazione del destinatario; poi l'estrema facilità con cui si può riprodurre il contesto cui si risponde, permettendo al dialogo di alleggerirsi ed assumere le movenze di un dialogo. (Da: S. Gensini, "Fare comunicazione", Carocci Editore) Stando al brano proposto, quale tra le seguenti NON è una caratteristica delle email? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. L'uso della rete telefonica per spedire messaggi scritti al computer, già attivo negli Stati Uniti fin dagli anni settanta, arriva in Italia alla fine degli anni ottanta, ed esplode intorno alla metà dei novanta. L'espansione di questo mezzo nella società italiana è stata rapidissima, sia orizzontalmente che verticalmente: secondo un'indagine ISTAT del 2000 circa i due terzi delle persone che usano Internet ricorrono anche allo strumento della posta elettronica. L'uso resta tuttavia variabile per fasce di età e rispetto al territorio, nonché, ciò che è più interessante per i possibili effetti sui comportamenti linguistici, rispetto al titolo di studio. Il livello di istruzione delle persone che scrivono email è dunque più alto della media: si tratta spesso di persone che perlopiù sanno come scrivere, o almeno come andrebbe scritta una lettera tradizionale. Ma se ciò vale per l'istruzione, non vale necessariamente per l'età: molti di coloro che scrivono email sono infatti abbastanza giovani da non aver mai avuto occasione di scrivere una lettera tradizionale. Come per altri media, non si può postulare [1] che gli scriventi email siano anche familiari con altri tipi di scrittura. Il modello della lettera tradizionale, insomma, sebbene sia potenzialmente presente a molti scriventi email, non necessariamente lo è sempre. A tal proposito, è anche opportuno distinguere preliminarmente tra email "uno a uno", che possono talvolta, per forma e funzione, avvicinarsi alle lettere tradizionali, seppur senza necessariamente modellarvisi, ed email "uno a molti", tipiche dei gruppi di discussione (in inglese "newsgroup"): in queste ultime è naturale che la struttura dialogica sia spesso preponderante, con tutte le implicazioni linguistiche che ciò comporta. Inoltre, a far sì che la struttura di una email non sia semplicemente una "letter by phone" concorrono diversi fattori: ad esempio, il mittente ed il destinatario sono indicati automaticamente nelle apposite caselle dei programmi di posta elettronica, che rende superfluo il protocollo con l'indicazione del destinatario; poi l'estrema facilità con cui si può riprodurre il contesto cui si risponde, permettendo al dialogo di alleggerirsi ed assumere le movenze di un dialogo. (Da: S. Gensini, "Fare comunicazione", Carocci Editore) Quale delle seguenti frasi NON è deducibile dal brano proposto? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. L'uso della rete telefonica per spedire messaggi scritti al computer, già attivo negli Stati Uniti fin dagli anni settanta, arriva in Italia alla fine degli anni ottanta, ed esplode intorno alla metà dei novanta. L'espansione di questo mezzo nella società italiana è stata rapidissima, sia orizzontalmente che verticalmente: secondo un'indagine ISTAT del 2000 circa i due terzi delle persone che usano Internet ricorrono anche allo strumento della posta elettronica. L'uso resta tuttavia variabile per fasce di età e rispetto al territorio, nonché, ciò che è più interessante per i possibili effetti sui comportamenti linguistici, rispetto al titolo di studio. Il livello di istruzione delle persone che scrivono email è dunque più alto della media: si tratta spesso di persone che perlopiù sanno come scrivere, o almeno come andrebbe scritta una lettera tradizionale. Ma se ciò vale per l'istruzione, non vale necessariamente per l'età: molti di coloro che scrivono email sono infatti abbastanza giovani da non aver mai avuto occasione di scrivere una lettera tradizionale. Come per altri media, non si può postulare [1] che gli scriventi email siano anche familiari con altri tipi di scrittura. Il modello della lettera tradizionale, insomma, sebbene sia potenzialmente presente a molti scriventi email, non necessariamente lo è sempre. A tal proposito, è anche opportuno distinguere preliminarmente tra email "uno a uno", che possono talvolta, per forma e funzione, avvicinarsi alle lettere tradizionali, seppur senza necessariamente modellarvisi, ed email "uno a molti", tipiche dei gruppi di discussione (in inglese "newsgroup"): in queste ultime è naturale che la struttura dialogica sia spesso preponderante, con tutte le implicazioni linguistiche che ciò comporta. Inoltre, a far sì che la struttura di una email non sia semplicemente una "letter by phone" concorrono diversi fattori: ad esempio, il mittente ed il destinatario sono indicati automaticamente nelle apposite caselle dei programmi di posta elettronica, che rende superfluo il protocollo con l'indicazione del destinatario; poi l'estrema facilità con cui si può riprodurre il contesto cui si risponde, permettendo al dialogo di alleggerirsi ed assumere le movenze di un dialogo. (Da: S. Gensini, "Fare comunicazione", Carocci Editore) Qual è il significato di "postulare" [1]? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. L'uso della rete telefonica per spedire messaggi scritti al computer, già attivo negli Stati Uniti fin dagli anni settanta, arriva in Italia alla fine degli anni ottanta, ed esplode intorno alla metà dei novanta. L'espansione di questo mezzo nella società italiana è stata rapidissima, sia orizzontalmente che verticalmente: secondo un'indagine ISTAT del 2000 circa i due terzi delle persone che usano Internet ricorrono anche allo strumento della posta elettronica. L'uso resta tuttavia variabile per fasce di età e rispetto al territorio, nonché, ciò che è più interessante per i possibili effetti sui comportamenti linguistici, rispetto al titolo di studio. Il livello di istruzione delle persone che scrivono email è dunque più alto della media: si tratta spesso di persone che perlopiù sanno come scrivere, o almeno come andrebbe scritta una lettera tradizionale. Ma se ciò vale per l'istruzione, non vale necessariamente per l'età: molti di coloro che scrivono email sono infatti abbastanza giovani da non aver mai avuto occasione di scrivere una lettera tradizionale. Come per altri media, non si può postulare [1] che gli scriventi email siano anche familiari con altri tipi di scrittura. Il modello della lettera tradizionale, insomma, sebbene sia potenzialmente presente a molti scriventi email, non necessariamente lo è sempre. A tal proposito, è anche opportuno distinguere preliminarmente tra email "uno a uno", che possono talvolta, per forma e funzione, avvicinarsi alle lettere tradizionali, seppur senza necessariamente modellarvisi, ed email "uno a molti", tipiche dei gruppi di discussione (in inglese "newsgroup"): in queste ultime è naturale che la struttura dialogica sia spesso preponderante, con tutte le implicazioni linguistiche che ciò comporta. Inoltre, a far sì che la struttura di una email non sia semplicemente una "letter by phone" concorrono diversi fattori: ad esempio, il mittente ed il destinatario sono indicati automaticamente nelle apposite caselle dei programmi di posta elettronica, che rende superfluo il protocollo con l'indicazione del destinatario; poi l'estrema facilità con cui si può riprodurre il contesto cui si risponde, permettendo al dialogo di alleggerirsi ed assumere le movenze di un dialogo. (Da: S. Gensini, "Fare comunicazione", Carocci Editore) Cosa si intende con "email uno a molti"? |
RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. L'uso della rete telefonica per spedire messaggi scritti al computer, già attivo negli Stati Uniti fin dagli anni settanta, arriva in Italia alla fine degli anni ottanta, ed esplode intorno alla metà dei novanta. L'espansione di questo mezzo nella società italiana è stata rapidissima, sia orizzontalmente che verticalmente: secondo un'indagine ISTAT del 2000 circa i due terzi delle persone che usano Internet ricorrono anche allo strumento della posta elettronica. L'uso resta tuttavia variabile per fasce di età e rispetto al territorio, nonché, ciò che è più interessante per i possibili effetti sui comportamenti linguistici, rispetto al titolo di studio. Il livello di istruzione delle persone che scrivono email è dunque più alto della media: si tratta spesso di persone che perlopiù sanno come scrivere, o almeno come andrebbe scritta una lettera tradizionale. Ma se ciò vale per l'istruzione, non vale necessariamente per l'età: molti di coloro che scrivono email sono infatti abbastanza giovani da non aver mai avuto occasione di scrivere una lettera tradizionale. Come per altri media, non si può postulare [1] che gli scriventi email siano anche familiari con altri tipi di scrittura. Il modello della lettera tradizionale, insomma, sebbene sia potenzialmente presente a molti scriventi email, non necessariamente lo è sempre. A tal proposito, è anche opportuno distinguere preliminarmente tra email "uno a uno", che possono talvolta, per forma e funzione, avvicinarsi alle lettere tradizionali, seppur senza necessariamente modellarvisi, ed email "uno a molti", tipiche dei gruppi di discussione (in inglese "newsgroup"): in queste ultime è naturale che la struttura dialogica sia spesso preponderante, con tutte le implicazioni linguistiche che ciò comporta. Inoltre, a far sì che la struttura di una email non sia semplicemente una "letter by phone" concorrono diversi fattori: ad esempio, il mittente ed il destinatario sono indicati automaticamente nelle apposite caselle dei programmi di posta elettronica, che rende superfluo il protocollo con l'indicazione del destinatario; poi l'estrema facilità con cui si può riprodurre il contesto cui si risponde, permettendo al dialogo di alleggerirsi ed assumere le movenze di un dialogo. (Da: S. Gensini, "Fare comunicazione", Carocci Editore) Quale delle seguenti affermazioni è autorizzata dal brano? |
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Leggere attentamente il seguente brano. L'inverno a Malta non ha i colori e le temperature dell'Italia settentrionale. Proprio al centro del Mediterraneo, a un centinaio di chilometri a sud delle coste siciliane, questa piccola repubblica entrata nell'Unione Europea da una dozzina d'anni ha una storia plurimillenaria da raccontare ai visitatori curiosi. È la varietà dell'offerta turistica e culturale a stupire, per alcuni versi inaspettata in un territorio così piccolo, composto da due isole abitate, Malta e Gozo, una disabitata, Comino, e alcuni scogli. La favorevole posizione, unita a insenature profonde e naturalmente assai riparate, hanno reso abitate queste isole fin dalla preistoria. I resti megalitici di Hagar Qim, ben conservati e protetti insieme con quelli attigui di Mnajdra, risalgono a 3200 anni avanti Cristo e testimoniano il culto della dea madre, di cui alcune inusuali statuette si trovano al museo archeologico della Valletta che contiene reperti a partire dal primo Neolitico. (Da: M. Leonardo Felician, "Malta. Una meta da assaporare. D'inverno", "La Repubblica") Da cos'è costituito lo Stato di Malta?
Leggere attentamente il seguente brano. L'Isola di Pasqua, conosciuta anche come Rapa Nui, è immersa nell'Oceano Pacifico e si trova al largo delle coste del Cile. Il suo nome è dovuto al fatto che l'isola è stata scoperta il giorno di Pasqua del 1722 dall'esploratore Olandese Jacob Roggeveen. Nell'immaginario collettivo viene identificata con le statue dei moai, enormi busti monolitici sparsi lungo l'intero territorio. Se ne contano ben 638. Nonostante le ricerche condotte negli ultimi anni, il loro scopo non è tuttora noto con certezza. Secondo alcuni studi recenti, le statue rappresenterebbero capi tribù indigeni morti e, secondo la credenza popolare, avrebbero permesso ai vivi di prendere contatto con il mondo dei morti.Alcune statue possiedono sulla testa un cilindro (pukao) ottenuto da un tipo di tufo di colore rossastro, interpretato come un copricapo oppure come l'acconciatura un tempo diffusa tra i maschi. I moai sono alti tra i 2,5 e i 10 metri. Ne esiste uno, incompleto, alto 21m. Quelli di 10 m pesano tra le 75 e le 86 tonnellate. Una fantasiosa leggenda dell'Isola di Pasqua narra che dal cielo giunsero degli uomini uccello (Tangata manu) che potevano volare. Il loro capo si chiamava Makemake e, secondo la mitologia locale, era il creatore dell'umanità, il dio della fertilità e la divinità principale del culto dell'uomo uccello. La sua immagine è stata scolpita su alcune rocce presenti sull'isola. I colossi di pietra si muovevano grazie a una forza misteriosa che solo due sacerdoti erano in grado di controllare. Un giorno, però, i due sacerdoti scomparvero e da lì il lavoro di costruzione delle statue fu sospeso. È il motivo per cui una schiera di statue è rimasta incompiuta. Gli studiosi fanno coincidere questo momento con l'anno 1500.Il territorio dell'isola è ricoperto da quattro vulcani, Poike, Rano Kau, Rano Raraku e Terevaka. Per questo motivo l'Isola di Pasqua è molto selvaggia e non si trovano molti animali, se non cavalli, pecore, mucche e maiali importati dalla terraferma. Il mare non è caratterizzato dalla barriera corallina come altre isole del Pacifico. Tuttavia, nelle sue acque vive una grande colonia di capodogli che possono essere osservati dai visitatori dell'isola. Per chi ama praticare trekking ed escursionismo è la meta ideale. (da: www.siviaggia.it) Qual è lo scopo complessivo del brano?
Leggere attentamente il seguente brano. L'uso della rete telefonica per spedire messaggi scritti al computer, già attivo negli Stati Uniti fin dagli anni settanta, arriva in Italia alla fine degli anni ottanta, ed esplode intorno alla metà dei novanta. L'espansione di questo mezzo nella società italiana è stata rapidissima, sia orizzontalmente che verticalmente: secondo un'indagine ISTAT del 2000 circa i due terzi delle persone che usano Internet ricorrono anche allo strumento della posta elettronica. L'uso resta tuttavia variabile per fasce di età e rispetto al territorio, nonché, ciò che è più interessante per i possibili effetti sui comportamenti linguistici, rispetto al titolo di studio. Il livello di istruzione delle persone che scrivono email è dunque più alto della media: si tratta spesso di persone che perlopiù sanno come scrivere, o almeno come andrebbe scritta una lettera tradizionale. Ma se ciò vale per l'istruzione, non vale necessariamente per l'età: molti di coloro che scrivono email sono infatti abbastanza giovani da non aver mai avuto occasione di scrivere una lettera tradizionale. Come per altri media, non si può postulare [1] che gli scriventi email siano anche familiari con altri tipi di scrittura. Il modello della lettera tradizionale, insomma, sebbene sia potenzialmente presente a molti scriventi email, non necessariamente lo è sempre. A tal proposito, è anche opportuno distinguere preliminarmente tra email "uno a uno", che possono talvolta, per forma e funzione, avvicinarsi alle lettere tradizionali, seppur senza necessariamente modellarvisi, ed email "uno a molti", tipiche dei gruppi di discussione (in inglese "newsgroup"): in queste ultime è naturale che la struttura dialogica sia spesso preponderante, con tutte le implicazioni linguistiche che ciò comporta. Inoltre, a far sì che la struttura di una email non sia semplicemente una "letter by phone" concorrono diversi fattori: ad esempio, il mittente ed il destinatario sono indicati automaticamente nelle apposite caselle dei programmi di posta elettronica, che rende superfluo il protocollo con l'indicazione del destinatario; poi l'estrema facilità con cui si può riprodurre il contesto cui si risponde, permettendo al dialogo di alleggerirsi ed assumere le movenze di un dialogo. (Da: S. Gensini, "Fare comunicazione", Carocci Editore) Stando al brano proposto, quale tra le seguenti NON è una caratteristica delle email?