Tutte le domande del quiz : Ragionamento critico verbaletratto da:Regione Campania Quiz - 2175 posti a tempo indeterminato - Nuovi concorsi per 950 laureati e 1225 diplomati a tempo indeterminato presso vari enti della Regione Campania  Esercitati su questo Quiz  |
| RISPOSTA   Nel 2000 la politica delle due Banche centrali più importanti del mondo (Stati Uniti ed Europa) ha avuto un tratto comune (anche se l'intensità era diversa): la crescita del costo del denaro. Questo per cercare di frenare una ripresa economica troppo impetuosa in America ed un'inflazione che stava rialzando la testa in Europa. Il rialzo del costo del denaro ha provocato, insieme ad altri fattori, il crollo di Wall Street, e cioè del Nasdaq. Il 2001 si presenta tutto di segno opposto. In America la discesa del costo del denaro è già cominciata ed andrà avanti, in Europa dovrebbe cominciare tra poco. Questo, tra l'altro, renderà assai poco interessante l'investimento in obbligazioni e titoli di Stato. E sarà, quindi, di nuovo inevitabile investire denaro in azioni se si vorrà tentare di guadagnare qualcosa. Ma, se si parla di investimenti in azioni, è d'obbligo fare i conti con i titoli tecnologici. Gli esperti, per esempio, sostengono che, dopo le batoste prese nel corso dell'ultimo anno, adesso i tecnologici sono tornati ad essere interessanti e prevedono una loro crescita almeno di 3-4 volte rispetto alla crescita ipotizzata dei titoli della old economy. Naturalmente, l'esperienza dell'anno scorso non è stata vissuta invano e quindi si consiglia di non perdere tempo in titoli e titolini sconosciuti o quasi, e di puntare invece su titoli forti e solidi che sono presenti in Borsa. Gli esperti si spingono anche un po' più avanti e dicono che chi vuole investire in tecnologici è meglio che scelga i suoi titoli in America, dentro il Nasdaq, dove ci sono le società più serie. La new economy europea, invece, è ancora un po' troppo sperimentale. Se invece si vuole, come è giusto, mettere in portafoglio anche qualche sano titolo old economy, allora è meglio guardare all'Europa dove ci sono banche, assicurazioni e aziende alimentari in grado di fornire ancora qualche discreta soddisfazione agli investitori. In America, nel 2000, sono stati presi provvedimenti per: |
| RISPOSTA   Nel 2000 la politica delle due Banche centrali più importanti del mondo (Stati Uniti ed Europa) ha avuto un tratto comune (anche se l'intensità era diversa): la crescita del costo del denaro. Questo per cercare di frenare una ripresa economica troppo impetuosa in America ed un'inflazione che stava rialzando la testa in Europa. Il rialzo del costo del denaro ha provocato, insieme ad altri fattori, il crollo di Wall Street, e cioè del Nasdaq. Il 2001 si presenta tutto di segno opposto. In America la discesa del costo del denaro è già cominciata ed andrà avanti, in Europa dovrebbe cominciare tra poco. Questo, tra l'altro, renderà assai poco interessante l'investimento in obbligazioni e titoli di Stato. E sarà, quindi, di nuovo inevitabile investire denaro in azioni se si vorrà tentare di guadagnare qualcosa. Ma, se si parla di investimenti in azioni, è d'obbligo fare i conti con i titoli tecnologici. Gli esperti, per esempio, sostengono che, dopo le batoste prese nel corso dell'ultimo anno, adesso i tecnologici sono tornati ad essere interessanti e prevedono una loro crescita almeno di 3-4 volte rispetto alla crescita ipotizzata dei titoli della old economy. Naturalmente, l'esperienza dell'anno scorso non è stata vissuta invano e quindi si consiglia di non perdere tempo in titoli e titolini sconosciuti o quasi, e di puntare invece su titoli forti e solidi che sono presenti in Borsa. Gli esperti si spingono anche un po' più avanti e dicono che chi vuole investire in tecnologici è meglio che scelga i suoi titoli in America, dentro il Nasdaq, dove ci sono le società più serie. La new economy europea, invece, è ancora un po' troppo sperimentale. Se invece si vuole, come è giusto, mettere in portafoglio anche qualche sano titolo old economy, allora è meglio guardare all'Europa dove ci sono banche, assicurazioni e aziende alimentari in grado di fornire ancora qualche discreta soddisfazione agli investitori. Dopo i crolli dello scorso anno, gli esperti prevedono per i titoli tecnologici: |
| RISPOSTA   Nel 2000 la politica delle due Banche centrali più importanti del mondo (Stati Uniti ed Europa) ha avuto un tratto comune (anche se l'intensità era diversa): la crescita del costo del denaro. Questo per cercare di frenare una ripresa economica troppo impetuosa in America ed un'inflazione che stava rialzando la testa in Europa. Il rialzo del costo del denaro ha provocato, insieme ad altri fattori, il crollo di Wall Street, e cioè del Nasdaq. Il 2001 si presenta tutto di segno opposto. In America la discesa del costo del denaro è già cominciata ed andrà avanti, in Europa dovrebbe cominciare tra poco. Questo, tra l'altro, renderà assai poco interessante l'investimento in obbligazioni e titoli di Stato. E sarà, quindi, di nuovo inevitabile investire denaro in azioni se si vorrà tentare di guadagnare qualcosa. Ma, se si parla di investimenti in azioni, è d'obbligo fare i conti con i titoli tecnologici. Gli esperti, per esempio, sostengono che, dopo le batoste prese nel corso dell'ultimo anno, adesso i tecnologici sono tornati ad essere interessanti e prevedono una loro crescita almeno di 3-4 volte rispetto alla crescita ipotizzata dei titoli della old economy. Naturalmente, l'esperienza dell'anno scorso non è stata vissuta invano e quindi si consiglia di non perdere tempo in titoli e titolini sconosciuti o quasi, e di puntare invece su titoli forti e solidi che sono presenti in Borsa. Gli esperti si spingono anche un po' più avanti e dicono che chi vuole investire in tecnologici è meglio che scelga i suoi titoli in America, dentro il Nasdaq, dove ci sono le società più serie. La new economy europea, invece, è ancora un po' troppo sperimentale. Se invece si vuole, come è giusto, mettere in portafoglio anche qualche sano titolo old economy, allora è meglio guardare all'Europa dove ci sono banche, assicurazioni e aziende alimentari in grado di fornire ancora qualche discreta soddisfazione agli investitori. La new economy europea è consigliata agli investitori? |
| RISPOSTA   Nel 2000 la politica delle due Banche centrali più importanti del mondo (Stati Uniti ed Europa) ha avuto un tratto comune (anche se l'intensità era diversa): la crescita del costo del denaro. Questo per cercare di frenare una ripresa economica troppo impetuosa in America ed un'inflazione che stava rialzando la testa in Europa. Il rialzo del costo del denaro ha provocato, insieme ad altri fattori, il crollo di Wall Street, e cioè del Nasdaq. Il 2001 si presenta tutto di segno opposto. In America la discesa del costo del denaro è già cominciata ed andrà avanti, in Europa dovrebbe cominciare tra poco. Questo, tra l'altro, renderà assai poco interessante l'investimento in obbligazioni e titoli di Stato. E sarà, quindi, di nuovo inevitabile investire denaro in azioni se si vorrà tentare di guadagnare qualcosa. Ma, se si parla di investimenti in azioni, è d'obbligo fare i conti con i titoli tecnologici. Gli esperti, per esempio, sostengono che, dopo le batoste prese nel corso dell'ultimo anno, adesso i tecnologici sono tornati ad essere interessanti e prevedono una loro crescita almeno di 3-4 volte rispetto alla crescita ipotizzata dei titoli della old economy. Naturalmente, l'esperienza dell'anno scorso non è stata vissuta invano e quindi si consiglia di non perdere tempo in titoli e titolini sconosciuti o quasi, e di puntare invece su titoli forti e solidi che sono presenti in Borsa. Gli esperti si spingono anche un po' più avanti e dicono che chi vuole investire in tecnologici è meglio che scelga i suoi titoli in America, dentro il Nasdaq, dove ci sono le società più serie. La new economy europea, invece, è ancora un po' troppo sperimentale. Se invece si vuole, come è giusto, mettere in portafoglio anche qualche sano titolo old economy, allora è meglio guardare all'Europa dove ci sono banche, assicurazioni e aziende alimentari in grado di fornire ancora qualche discreta soddisfazione agli investitori. Il 2001 si è aperto con: |
| RISPOSTA   Nel corso degli anni ottanta il modo tradizionale di intendere il ruolo e il funzionamento delle principali istituzioni economiche e dei mercati è stato rivoluzionato. Il paradigma dei "mercati perfetti", nei quali l'informazione economicamente rilevante è diffusa capillarmente e uniformemente tra gli operatori e aveva contraddistinto i modelli tradizionali di funzionamento dei mercati, è stato di fatto abbandonato. L'incompletezza e la distribuzione asimmetrica dell'informazione tra gli operatori sui diversi mercati sono all'origine delle interpretazioni più recenti di fenomeni quali la disoccupazione involontaria sul mercato del lavoro e il razionamento del credito sul mercato dei prestiti bancari. I modelli tradizionali di funzionamento dei mercati: |
| RISPOSTA   Nel corso degli anni ottanta il modo tradizionale di intendere il ruolo e il funzionamento delle principali istituzioni economiche e dei mercati è stato rivoluzionato. Il paradigma dei "mercati perfetti", nei quali l'informazione economicamente rilevante è diffusa capillarmente e uniformemente tra gli operatori e aveva contraddistinto i modelli tradizionali di funzionamento dei mercati, è stato di fatto abbandonato. L'incompletezza e la distribuzione asimmetrica dell'informazione tra gli operatori sui diversi mercati sono all'origine delle interpretazioni più recenti di fenomeni quali la disoccupazione involontaria sul mercato del lavoro e il razionamento del credito sul mercato dei prestiti bancari. Il cosiddetto paradigma dei "mercati perfetti": |
| RISPOSTA   Nel corso degli anni ottanta il modo tradizionale di intendere il ruolo e il funzionamento delle principali istituzioni economiche e dei mercati è stato rivoluzionato. Il paradigma dei "mercati perfetti", nei quali l'informazione economicamente rilevante è diffusa capillarmente e uniformemente tra gli operatori e aveva contraddistinto i modelli tradizionali di funzionamento dei mercati, è stato di fatto abbandonato. L'incompletezza e la distribuzione asimmetrica dell'informazione tra gli operatori sui diversi mercati sono all'origine delle interpretazioni più recenti di fenomeni quali la disoccupazione involontaria sul mercato del lavoro e il razionamento del credito sul mercato dei prestiti bancari. Il fenomeno della disoccupazione involontaria sul mercato del lavoro: |
RISPOSTA   Nel corso degli anni ottanta il modo tradizionale di intendere il ruolo e il funzionamento delle principali istituzioni economiche e dei mercati è stato rivoluzionato. Il paradigma dei "mercati perfetti", nei quali l'informazione economicamente rilevante è diffusa capillarmente e uniformemente tra gli operatori e aveva contraddistinto i modelli tradizionali di funzionamento dei mercati, è stato di fatto abbandonato. L'incompletezza e la distribuzione asimmetrica dell'informazione tra gli operatori sui diversi mercati sono all'origine delle interpretazioni più recenti di fenomeni quali la disoccupazione involontaria sul mercato del lavoro e il razionamento del credito sul mercato dei prestiti bancari. L'informazione è diffusa capillarmente e uniformemente tra gli operatori: |
| RISPOSTA   Nel corso degli anni ottanta il modo tradizionale di intendere il ruolo e il funzionamento delle principali istituzioni economiche e dei mercati è stato rivoluzionato. Il paradigma dei "mercati perfetti", nei quali l'informazione economicamente rilevante è diffusa capillarmente e uniformemente tra gli operatori e aveva contraddistinto i modelli tradizionali di funzionamento dei mercati, è stato di fatto abbandonato. L'incompletezza e la distribuzione asimmetrica dell'informazione tra gli operatori sui diversi mercati sono all'origine delle interpretazioni più recenti di fenomeni quali la disoccupazione involontaria sul mercato del lavoro e il razionamento del credito sul mercato dei prestiti bancari. La distribuzione asimmetrica e l'incompletezza dell'informazione tra gli operatori sui diversi mercati: |
| RISPOSTA   Nel corso degli anni ottanta il modo tradizionale di intendere il ruolo e il funzionamento delle principali istituzioni economiche e dei mercati è stato rivoluzionato. Il paradigma dei "mercati perfetti", nei quali l'informazione economicamente rilevante è diffusa capillarmente e uniformemente tra gli operatori e aveva contraddistinto i modelli tradizionali di funzionamento dei mercati, è stato di fatto abbandonato. L'incompletezza e la distribuzione asimmetrica dell'informazione tra gli operatori sui diversi mercati sono all'origine delle interpretazioni più recenti di fenomeni quali la disoccupazione involontaria sul mercato del lavoro e il razionamento del credito sul mercato dei prestiti bancari. Le principali istituzioni economiche: |
| RISPOSTA   Nel corso degli anni ottanta il modo tradizionale di intendere il ruolo e il funzionamento delle principali istituzioni economiche e dei mercati è stato rivoluzionato. Il paradigma dei "mercati perfetti", nei quali l'informazione economicamente rilevante è diffusa capillarmente e uniformemente tra gli operatori e aveva contraddistinto i modelli tradizionali di funzionamento dei mercati, è stato di fatto abbandonato. L'incompletezza e la distribuzione asimmetrica dell'informazione tra gli operatori sui diversi mercati sono all'origine delle interpretazioni più recenti di fenomeni quali la disoccupazione involontaria sul mercato del lavoro e il razionamento del credito sul mercato dei prestiti bancari. Nei "mercati perfetti": |
| RISPOSTA   Nel corso degli anni ottanta il modo tradizionale di intendere il ruolo e il funzionamento delle principali istituzioni economiche e dei mercati è stato rivoluzionato. Il paradigma dei "mercati perfetti", nei quali l'informazione economicamente rilevante è diffusa capillarmente e uniformemente tra gli operatori e aveva contraddistinto i modelli tradizionali di funzionamento dei mercati, è stato di fatto abbandonato. L'incompletezza e la distribuzione asimmetrica dell'informazione tra gli operatori sui diversi mercati sono all'origine delle interpretazioni più recenti di fenomeni quali la disoccupazione involontaria sul mercato del lavoro e il razionamento del credito sul mercato dei prestiti bancari. Nel corso degli anni ottanta: |
| RISPOSTA   Nel mercato dell'ecoturismo, stimato intorno al 2% del mercato turistico globale, con potenziali di crescita annua del 20%, si muovono un alto numero di piccoli operatori e un numero ristretto di grandi tour operator tradizionali che stanno ampliando l'offerta proponendo attività ecoturistiche nei loro pacchetti. Nessun tour operator ha indicato un ribasso nel 2001 del proprio volume d'affari, anzi l'83% di questi indica che ha aumentato l'offerta in generale, il 69% dichiara che ha aumentato l'offerta per il turismo naturalistico, mentre il 54% dice di aver aumentato l'offerta per l'ecoturismo. Un indice rappresentativo è quello dell'Agriturismo, il cui giro d'affari aumenta ogni anno. Gli operatori credono in una forte crescita per le vendite di pacchetti ecoturistici in tutto il mondo (compresa l'Italia). Un aspetto essenziale dell'ecoturismo è quello delle attività che si aggiungono ai servizi ricettivi di base: educazione ambientale, scoperta dei prodotti tipici, ecc. Tra le mete italiane, le preferite sono i Parchi, al secondo posto a pari merito Campania, Sicilia e Toscana. Tra le mete internazionali, l'America Latina è la preferita degli italiani e, a seguire, l'Africa. In Italia una vacanza ecoturistica costa in media il 27% in meno di una vacanza tradizionale in alta stagione, ed il 7% in meno in bassa stagione. Per i turisti, le considerazioni sui prezzi sono secondarie; il fattore fondamentale è la qualità e l'autenticità dei prodotti offerti. L'ecoturista italiano è giovane, lavora nel terziario, ha un buon livello di istruzione e preferisce organizzare le proprie vacanze in modo indipendente. Secondo gli operatori intervistati, per promuovere l'ecoturismo è necessario fare una campagna di sensibilizzazione. L'88% degli operatori privilegia i servizi locali; il 57% finanzia progetti locali di protezione dell'ambiente, il 32% incoraggia la propria clientela a fare delle donazioni in favore di progetti di conservazione, il 20% è impegnato in partenariati con aree protette. L'offerta per il turismo naturalistico: |
| RISPOSTA   Nel mercato dell'ecoturismo, stimato intorno al 2% del mercato turistico globale, con potenziali di crescita annua del 20%, si muovono un alto numero di piccoli operatori e un numero ristretto di grandi tour operator tradizionali che stanno ampliando l'offerta proponendo attività ecoturistiche nei loro pacchetti. Nessun tour operator ha indicato un ribasso nel 2001 del proprio volume d'affari, anzi l'83% di questi indica che ha aumentato l'offerta in generale, il 69% dichiara che ha aumentato l'offerta per il turismo naturalistico, mentre il 54% dice di aver aumentato l'offerta per l'ecoturismo. Un indice rappresentativo è quello dell'Agriturismo, il cui giro d'affari aumenta ogni anno. Gli operatori credono in una forte crescita per le vendite di pacchetti ecoturistici in tutto il mondo (compresa l'Italia). Un aspetto essenziale dell'ecoturismo è quello delle attività che si aggiungono ai servizi ricettivi di base: educazione ambientale, scoperta dei prodotti tipici, ecc. Tra le mete italiane, le preferite sono i Parchi, al secondo posto a pari merito Campania, Sicilia e Toscana. Tra le mete internazionali, l'America Latina è la preferita degli italiani e, a seguire, l'Africa. In Italia una vacanza ecoturistica costa in media il 27% in meno di una vacanza tradizionale in alta stagione, ed il 7% in meno in bassa stagione. Per i turisti, le considerazioni sui prezzi sono secondarie; il fattore fondamentale è la qualità e l'autenticità dei prodotti offerti. L'ecoturista italiano è giovane, lavora nel terziario, ha un buon livello di istruzione e preferisce organizzare le proprie vacanze in modo indipendente. Secondo gli operatori intervistati, per promuovere l'ecoturismo è necessario fare una campagna di sensibilizzazione. L'88% degli operatori privilegia i servizi locali; il 57% finanzia progetti locali di protezione dell'ambiente, il 32% incoraggia la propria clientela a fare delle donazioni in favore di progetti di conservazione, il 20% è impegnato in partenariati con aree protette. I grandi tour operator: |
| RISPOSTA   Nel mercato dell'ecoturismo, stimato intorno al 2% del mercato turistico globale, con potenziali di crescita annua del 20%, si muovono un alto numero di piccoli operatori e un numero ristretto di grandi tour operator tradizionali che stanno ampliando l'offerta proponendo attività ecoturistiche nei loro pacchetti. Nessun tour operator ha indicato un ribasso nel 2001 del proprio volume d'affari, anzi l'83% di questi indica che ha aumentato l'offerta in generale, il 69% dichiara che ha aumentato l'offerta per il turismo naturalistico, mentre il 54% dice di aver aumentato l'offerta per l'ecoturismo. Un indice rappresentativo è quello dell'Agriturismo, il cui giro d'affari aumenta ogni anno. Gli operatori credono in una forte crescita per le vendite di pacchetti ecoturistici in tutto il mondo (compresa l'Italia). Un aspetto essenziale dell'ecoturismo è quello delle attività che si aggiungono ai servizi ricettivi di base: educazione ambientale, scoperta dei prodotti tipici, ecc. Tra le mete italiane, le preferite sono i Parchi, al secondo posto a pari merito Campania, Sicilia e Toscana. Tra le mete internazionali, l'America Latina è la preferita degli italiani e, a seguire, l'Africa. In Italia una vacanza ecoturistica costa in media il 27% in meno di una vacanza tradizionale in alta stagione, ed il 7% in meno in bassa stagione. Per i turisti, le considerazioni sui prezzi sono secondarie; il fattore fondamentale è la qualità e l'autenticità dei prodotti offerti. L'ecoturista italiano è giovane, lavora nel terziario, ha un buon livello di istruzione e preferisce organizzare le proprie vacanze in modo indipendente. Secondo gli operatori intervistati, per promuovere l'ecoturismo è necessario fare una campagna di sensibilizzazione. L'88% degli operatori privilegia i servizi locali; il 57% finanzia progetti locali di protezione dell'ambiente, il 32% incoraggia la propria clientela a fare delle donazioni in favore di progetti di conservazione, il 20% è impegnato in partenariati con aree protette. In Italia, rispetto alla vacanza ecoturistica, la vacanza tradizionale: |
| RISPOSTA   Nel mercato dell'ecoturismo, stimato intorno al 2% del mercato turistico globale, con potenziali di crescita annua del 20%, si muovono un alto numero di piccoli operatori e un numero ristretto di grandi tour operator tradizionali che stanno ampliando l'offerta proponendo attività ecoturistiche nei loro pacchetti. Nessun tour operator ha indicato un ribasso nel 2001 del proprio volume d'affari, anzi l'83% di questi indica che ha aumentato l'offerta in generale, il 69% dichiara che ha aumentato l'offerta per il turismo naturalistico, mentre il 54% dice di aver aumentato l'offerta per l'ecoturismo. Un indice rappresentativo è quello dell'Agriturismo, il cui giro d'affari aumenta ogni anno. Gli operatori credono in una forte crescita per le vendite di pacchetti ecoturistici in tutto il mondo (compresa l'Italia). Un aspetto essenziale dell'ecoturismo è quello delle attività che si aggiungono ai servizi ricettivi di base: educazione ambientale, scoperta dei prodotti tipici, ecc. Tra le mete italiane, le preferite sono i Parchi, al secondo posto a pari merito Campania, Sicilia e Toscana. Tra le mete internazionali, l'America Latina è la preferita degli italiani e, a seguire, l'Africa. In Italia una vacanza ecoturistica costa in media il 27% in meno di una vacanza tradizionale in alta stagione, ed il 7% in meno in bassa stagione. Per i turisti, le considerazioni sui prezzi sono secondarie; il fattore fondamentale è la qualità e l'autenticità dei prodotti offerti. L'ecoturista italiano è giovane, lavora nel terziario, ha un buon livello di istruzione e preferisce organizzare le proprie vacanze in modo indipendente. Secondo gli operatori intervistati, per promuovere l'ecoturismo è necessario fare una campagna di sensibilizzazione. L'88% degli operatori privilegia i servizi locali; il 57% finanzia progetti locali di protezione dell'ambiente, il 32% incoraggia la propria clientela a fare delle donazioni in favore di progetti di conservazione, il 20% è impegnato in partenariati con aree protette. L'ecoturismo: |
| RISPOSTA   Nel mercato dell'ecoturismo, stimato intorno al 2% del mercato turistico globale, con potenziali di crescita annua del 20%, si muovono un alto numero di piccoli operatori e un numero ristretto di grandi tour operator tradizionali che stanno ampliando l'offerta proponendo attività ecoturistiche nei loro pacchetti. Nessun tour operator ha indicato un ribasso nel 2001 del proprio volume d'affari, anzi l'83% di questi indica che ha aumentato l'offerta in generale, il 69% dichiara che ha aumentato l'offerta per il turismo naturalistico, mentre il 54% dice di aver aumentato l'offerta per l'ecoturismo. Un indice rappresentativo è quello dell'Agriturismo, il cui giro d'affari aumenta ogni anno. Gli operatori credono in una forte crescita per le vendite di pacchetti ecoturistici in tutto il mondo (compresa l'Italia). Un aspetto essenziale dell'ecoturismo è quello delle attività che si aggiungono ai servizi ricettivi di base: educazione ambientale, scoperta dei prodotti tipici, ecc. Tra le mete italiane, le preferite sono i Parchi, al secondo posto a pari merito Campania, Sicilia e Toscana. Tra le mete internazionali, l'America Latina è la preferita degli italiani e, a seguire, l'Africa. In Italia una vacanza ecoturistica costa in media il 27% in meno di una vacanza tradizionale in alta stagione, ed il 7% in meno in bassa stagione. Per i turisti, le considerazioni sui prezzi sono secondarie; il fattore fondamentale è la qualità e l'autenticità dei prodotti offerti. L'ecoturista italiano è giovane, lavora nel terziario, ha un buon livello di istruzione e preferisce organizzare le proprie vacanze in modo indipendente. Secondo gli operatori intervistati, per promuovere l'ecoturismo è necessario fare una campagna di sensibilizzazione. L'88% degli operatori privilegia i servizi locali; il 57% finanzia progetti locali di protezione dell'ambiente, il 32% incoraggia la propria clientela a fare delle donazioni in favore di progetti di conservazione, il 20% è impegnato in partenariati con aree protette. In Italia: |
| RISPOSTA   Nel mercato dell'ecoturismo, stimato intorno al 2% del mercato turistico globale, con potenziali di crescita annua del 20%, si muovono un alto numero di piccoli operatori e un numero ristretto di grandi tour operator tradizionali che stanno ampliando l'offerta proponendo attività ecoturistiche nei loro pacchetti. Nessun tour operator ha indicato un ribasso nel 2001 del proprio volume d'affari, anzi l'83% di questi indica che ha aumentato l'offerta in generale, il 69% dichiara che ha aumentato l'offerta per il turismo naturalistico, mentre il 54% dice di aver aumentato l'offerta per l'ecoturismo. Un indice rappresentativo è quello dell'Agriturismo, il cui giro d'affari aumenta ogni anno. Gli operatori credono in una forte crescita per le vendite di pacchetti ecoturistici in tutto il mondo (compresa l'Italia). Un aspetto essenziale dell'ecoturismo è quello delle attività che si aggiungono ai servizi ricettivi di base: educazione ambientale, scoperta dei prodotti tipici, ecc. Tra le mete italiane, le preferite sono i Parchi, al secondo posto a pari merito Campania, Sicilia e Toscana. Tra le mete internazionali, l'America Latina è la preferita degli italiani e, a seguire, l'Africa. In Italia una vacanza ecoturistica costa in media il 27% in meno di una vacanza tradizionale in alta stagione, ed il 7% in meno in bassa stagione. Per i turisti, le considerazioni sui prezzi sono secondarie; il fattore fondamentale è la qualità e l'autenticità dei prodotti offerti. L'ecoturista italiano è giovane, lavora nel terziario, ha un buon livello di istruzione e preferisce organizzare le proprie vacanze in modo indipendente. Secondo gli operatori intervistati, per promuovere l'ecoturismo è necessario fare una campagna di sensibilizzazione. L'88% degli operatori privilegia i servizi locali; il 57% finanzia progetti locali di protezione dell'ambiente, il 32% incoraggia la propria clientela a fare delle donazioni in favore di progetti di conservazione, il 20% è impegnato in partenariati con aree protette. Gli operatori del settore ecoturistico: |
| RISPOSTA   Nel mercato dell'ecoturismo, stimato intorno al 2% del mercato turistico globale, con potenziali di crescita annua del 20%, si muovono un alto numero di piccoli operatori e un numero ristretto di grandi tour operator tradizionali che stanno ampliando l'offerta proponendo attività ecoturistiche nei loro pacchetti. Nessun tour operator ha indicato un ribasso nel 2001 del proprio volume d'affari, anzi l'83% di questi indica che ha aumentato l'offerta in generale, il 69% dichiara che ha aumentato l'offerta per il turismo naturalistico, mentre il 54% dice di aver aumentato l'offerta per l'ecoturismo. Un indice rappresentativo è quello dell'Agriturismo, il cui giro d'affari aumenta ogni anno. Gli operatori credono in una forte crescita per le vendite di pacchetti ecoturistici in tutto il mondo (compresa l'Italia). Un aspetto essenziale dell'ecoturismo è quello delle attività che si aggiungono ai servizi ricettivi di base: educazione ambientale, scoperta dei prodotti tipici, ecc. Tra le mete italiane, le preferite sono i Parchi, al secondo posto a pari merito Campania, Sicilia e Toscana. Tra le mete internazionali, l'America Latina è la preferita degli italiani e, a seguire, l'Africa. In Italia una vacanza ecoturistica costa in media il 27% in meno di una vacanza tradizionale in alta stagione, ed il 7% in meno in bassa stagione. Per i turisti, le considerazioni sui prezzi sono secondarie; il fattore fondamentale è la qualità e l'autenticità dei prodotti offerti. L'ecoturista italiano è giovane, lavora nel terziario, ha un buon livello di istruzione e preferisce organizzare le proprie vacanze in modo indipendente. Secondo gli operatori intervistati, per promuovere l'ecoturismo è necessario fare una campagna di sensibilizzazione. L'88% degli operatori privilegia i servizi locali; il 57% finanzia progetti locali di protezione dell'ambiente, il 32% incoraggia la propria clientela a fare delle donazioni in favore di progetti di conservazione, il 20% è impegnato in partenariati con aree protette. L'educazione ambientale: |
| RISPOSTA   Nel mercato dell'ecoturismo, stimato intorno al 2% del mercato turistico globale, con potenziali di crescita annua del 20%, si muovono un alto numero di piccoli operatori e un numero ristretto di grandi tour operator tradizionali che stanno ampliando l'offerta proponendo attività ecoturistiche nei loro pacchetti. Nessun tour operator ha indicato un ribasso nel 2001 del proprio volume d'affari, anzi l'83% di questi indica che ha aumentato l'offerta in generale, il 69% dichiara che ha aumentato l'offerta per il turismo naturalistico, mentre il 54% dice di aver aumentato l'offerta per l'ecoturismo. Un indice rappresentativo è quello dell'Agriturismo, il cui giro d'affari aumenta ogni anno. Gli operatori credono in una forte crescita per le vendite di pacchetti ecoturistici in tutto il mondo (compresa l'Italia). Un aspetto essenziale dell'ecoturismo è quello delle attività che si aggiungono ai servizi ricettivi di base: educazione ambientale, scoperta dei prodotti tipici, ecc. Tra le mete italiane, le preferite sono i Parchi, al secondo posto a pari merito Campania, Sicilia e Toscana. Tra le mete internazionali, l'America Latina è la preferita degli italiani e, a seguire, l'Africa. In Italia una vacanza ecoturistica costa in media il 27% in meno di una vacanza tradizionale in alta stagione, ed il 7% in meno in bassa stagione. Per i turisti, le considerazioni sui prezzi sono secondarie; il fattore fondamentale è la qualità e l'autenticità dei prodotti offerti. L'ecoturista italiano è giovane, lavora nel terziario, ha un buon livello di istruzione e preferisce organizzare le proprie vacanze in modo indipendente. Secondo gli operatori intervistati, per promuovere l'ecoturismo è necessario fare una campagna di sensibilizzazione. L'88% degli operatori privilegia i servizi locali; il 57% finanzia progetti locali di protezione dell'ambiente, il 32% incoraggia la propria clientela a fare delle donazioni in favore di progetti di conservazione, il 20% è impegnato in partenariati con aree protette. L'ecoturista italiano: |
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Nel corso degli anni ottanta il modo tradizionale di intendere il ruolo e il funzionamento delle principali istituzioni economiche e dei mercati è stato rivoluzionato. Il paradigma dei "mercati perfetti", nei quali l'informazione economicamente rilevante è diffusa capillarmente e uniformemente tra gli operatori e aveva contraddistinto i modelli tradizionali di funzionamento dei mercati, è stato di fatto abbandonato. L'incompletezza e la distribuzione asimmetrica dell'informazione tra gli operatori sui diversi mercati sono all'origine delle interpretazioni più recenti di fenomeni quali la disoccupazione involontaria sul mercato del lavoro e il razionamento del credito sul mercato dei prestiti bancari. L'informazione è diffusa capillarmente e uniformemente tra gli operatori: