Tutte le domande del quiz : Ragionamento critico verbaletratto da:Regione Campania Quiz - 2175 posti a tempo indeterminato - Nuovi concorsi per 950 laureati e 1225 diplomati a tempo indeterminato presso vari enti della Regione Campania  Esercitati su questo Quiz  |
| RISPOSTA   Nella biologia moderna sarebbe impensabile studiare anche l'organismo più primitivo isolandolo artificialmente dal suo ambiente. Se ci si rende conto che ogni organismo deve procurarsi, per sopravvivere, non soltanto le sostanze necessarie al suo metabolismo, ma anche informazioni sufficienti sul mondo circostante, non si può non concludere che comunicazione ed esistenza sono concetti inseparabili. L'esperienza soggettiva dell'ambiente è una serie di istruzioni relative all'esistenza dell'organismo, e in tal senso gli effetti ambientali sono simili al programma di un calcolatore. C'è però una differenza importante: mentre il programma del calcolatore viene presentato in una lingua che la macchina "capisce", l'impatto dell'ambiente su un organismo comprende una serie di istruzioni il cui significato non è affatto lampante e che l'organismo deve decodificare come meglio può. Non bisogna inoltre dimenticare che le reazioni dell'organismo a loro volta influenzano l'ambiente. A livello umano questa interazione tra organismo e ambiente raggiunge il grado più elevato di complessità. Sebbene nelle società moderne i problemi della sopravvivenza biologica siano passati in secondo piano e l'ambiente, nel senso ecologico del termine, sia quasi completamente dominato dall'uomo, i messaggi vitali provenienti dall'ambiente che devono essere correttamente decodificati hanno soltanto subito uno spostamento dal regno biologico a quello più propriamente psicologico. Comunicazione ed esistenza: |
RISPOSTA   Nella biologia moderna sarebbe impensabile studiare anche l'organismo più primitivo isolandolo artificialmente dal suo ambiente. Se ci si rende conto che ogni organismo deve procurarsi, per sopravvivere, non soltanto le sostanze necessarie al suo metabolismo, ma anche informazioni sufficienti sul mondo circostante, non si può non concludere che comunicazione ed esistenza sono concetti inseparabili. L'esperienza soggettiva dell'ambiente è una serie di istruzioni relative all'esistenza dell'organismo, e in tal senso gli effetti ambientali sono simili al programma di un calcolatore. C'è però una differenza importante: mentre il programma del calcolatore viene presentato in una lingua che la macchina "capisce", l'impatto dell'ambiente su un organismo comprende una serie di istruzioni il cui significato non è affatto lampante e che l'organismo deve decodificare come meglio può. Non bisogna inoltre dimenticare che le reazioni dell'organismo a loro volta influenzano l'ambiente. A livello umano questa interazione tra organismo e ambiente raggiunge il grado più elevato di complessità. Sebbene nelle società moderne i problemi della sopravvivenza biologica siano passati in secondo piano e l'ambiente, nel senso ecologico del termine, sia quasi completamente dominato dall'uomo, i messaggi vitali provenienti dall'ambiente che devono essere correttamente decodificati hanno soltanto subito uno spostamento dal regno biologico a quello più propriamente psicologico. Secondo la biologia moderna: |
| RISPOSTA   Nella biologia moderna sarebbe impensabile studiare anche l'organismo più primitivo isolandolo artificialmente dal suo ambiente. Se ci si rende conto che ogni organismo deve procurarsi, per sopravvivere, non soltanto le sostanze necessarie al suo metabolismo, ma anche informazioni sufficienti sul mondo circostante, non si può non concludere che comunicazione ed esistenza sono concetti inseparabili. L'esperienza soggettiva dell'ambiente è una serie di istruzioni relative all'esistenza dell'organismo, e in tal senso gli effetti ambientali sono simili al programma di un calcolatore. C'è però una differenza importante: mentre il programma del calcolatore viene presentato in una lingua che la macchina "capisce", l'impatto dell'ambiente su un organismo comprende una serie di istruzioni il cui significato non è affatto lampante e che l'organismo deve decodificare come meglio può. Non bisogna inoltre dimenticare che le reazioni dell'organismo a loro volta influenzano l'ambiente. A livello umano questa interazione tra organismo e ambiente raggiunge il grado più elevato di complessità. Sebbene nelle società moderne i problemi della sopravvivenza biologica siano passati in secondo piano e l'ambiente, nel senso ecologico del termine, sia quasi completamente dominato dall'uomo, i messaggi vitali provenienti dall'ambiente che devono essere correttamente decodificati hanno soltanto subito uno spostamento dal regno biologico a quello più propriamente psicologico. Ogni organismo per sopravvivere: |
| RISPOSTA   Nella biologia moderna sarebbe impensabile studiare anche l'organismo più primitivo isolandolo artificialmente dal suo ambiente. Se ci si rende conto che ogni organismo deve procurarsi, per sopravvivere, non soltanto le sostanze necessarie al suo metabolismo, ma anche informazioni sufficienti sul mondo circostante, non si può non concludere che comunicazione ed esistenza sono concetti inseparabili. L'esperienza soggettiva dell'ambiente è una serie di istruzioni relative all'esistenza dell'organismo, e in tal senso gli effetti ambientali sono simili al programma di un calcolatore. C'è però una differenza importante: mentre il programma del calcolatore viene presentato in una lingua che la macchina "capisce", l'impatto dell'ambiente su un organismo comprende una serie di istruzioni il cui significato non è affatto lampante e che l'organismo deve decodificare come meglio può. Non bisogna inoltre dimenticare che le reazioni dell'organismo a loro volta influenzano l'ambiente. A livello umano questa interazione tra organismo e ambiente raggiunge il grado più elevato di complessità. Sebbene nelle società moderne i problemi della sopravvivenza biologica siano passati in secondo piano e l'ambiente, nel senso ecologico del termine, sia quasi completamente dominato dall'uomo, i messaggi vitali provenienti dall'ambiente che devono essere correttamente decodificati hanno soltanto subito uno spostamento dal regno biologico a quello più propriamente psicologico. Il programma di un calcolatore: |
RISPOSTA   Nella biologia moderna sarebbe impensabile studiare anche l'organismo più primitivo isolandolo artificialmente dal suo ambiente. Se ci si rende conto che ogni organismo deve procurarsi, per sopravvivere, non soltanto le sostanze necessarie al suo metabolismo, ma anche informazioni sufficienti sul mondo circostante, non si può non concludere che comunicazione ed esistenza sono concetti inseparabili. L'esperienza soggettiva dell'ambiente è una serie di istruzioni relative all'esistenza dell'organismo, e in tal senso gli effetti ambientali sono simili al programma di un calcolatore. C'è però una differenza importante: mentre il programma del calcolatore viene presentato in una lingua che la macchina "capisce", l'impatto dell'ambiente su un organismo comprende una serie di istruzioni il cui significato non è affatto lampante e che l'organismo deve decodificare come meglio può. Non bisogna inoltre dimenticare che le reazioni dell'organismo a loro volta influenzano l'ambiente. A livello umano questa interazione tra organismo e ambiente raggiunge il grado più elevato di complessità. Sebbene nelle società moderne i problemi della sopravvivenza biologica siano passati in secondo piano e l'ambiente, nel senso ecologico del termine, sia quasi completamente dominato dall'uomo, i messaggi vitali provenienti dall'ambiente che devono essere correttamente decodificati hanno soltanto subito uno spostamento dal regno biologico a quello più propriamente psicologico. Le reazioni dell'organismo: |
RISPOSTA   Nella biologia moderna sarebbe impensabile studiare anche l'organismo più primitivo isolandolo artificialmente dal suo ambiente. Se ci si rende conto che ogni organismo deve procurarsi, per sopravvivere, non soltanto le sostanze necessarie al suo metabolismo, ma anche informazioni sufficienti sul mondo circostante, non si può non concludere che comunicazione ed esistenza sono concetti inseparabili. L'esperienza soggettiva dell'ambiente è una serie di istruzioni relative all'esistenza dell'organismo, e in tal senso gli effetti ambientali sono simili al programma di un calcolatore. C'è però una differenza importante: mentre il programma del calcolatore viene presentato in una lingua che la macchina "capisce", l'impatto dell'ambiente su un organismo comprende una serie di istruzioni il cui significato non è affatto lampante e che l'organismo deve decodificare come meglio può. Non bisogna inoltre dimenticare che le reazioni dell'organismo a loro volta influenzano l'ambiente. A livello umano questa interazione tra organismo e ambiente raggiunge il grado più elevato di complessità. Sebbene nelle società moderne i problemi della sopravvivenza biologica siano passati in secondo piano e l'ambiente, nel senso ecologico del termine, sia quasi completamente dominato dall'uomo, i messaggi vitali provenienti dall'ambiente che devono essere correttamente decodificati hanno soltanto subito uno spostamento dal regno biologico a quello più propriamente psicologico. Nelle società moderne: |
RISPOSTA   Nella biologia moderna sarebbe impensabile studiare anche l'organismo più primitivo isolandolo artificialmente dal suo ambiente. Se ci si rende conto che ogni organismo deve procurarsi, per sopravvivere, non soltanto le sostanze necessarie al suo metabolismo, ma anche informazioni sufficienti sul mondo circostante, non si può non concludere che comunicazione ed esistenza sono concetti inseparabili. L'esperienza soggettiva dell'ambiente è una serie di istruzioni relative all'esistenza dell'organismo, e in tal senso gli effetti ambientali sono simili al programma di un calcolatore. C'è però una differenza importante: mentre il programma del calcolatore viene presentato in una lingua che la macchina "capisce", l'impatto dell'ambiente su un organismo comprende una serie di istruzioni il cui significato non è affatto lampante e che l'organismo deve decodificare come meglio può. Non bisogna inoltre dimenticare che le reazioni dell'organismo a loro volta influenzano l'ambiente. A livello umano questa interazione tra organismo e ambiente raggiunge il grado più elevato di complessità. Sebbene nelle società moderne i problemi della sopravvivenza biologica siano passati in secondo piano e l'ambiente, nel senso ecologico del termine, sia quasi completamente dominato dall'uomo, i messaggi vitali provenienti dall'ambiente che devono essere correttamente decodificati hanno soltanto subito uno spostamento dal regno biologico a quello più propriamente psicologico. L'interazione tra l'organismo e l'ambiente: |
| RISPOSTA   Nella biologia moderna sarebbe impensabile studiare anche l'organismo più primitivo isolandolo artificialmente dal suo ambiente. Se ci si rende conto che ogni organismo deve procurarsi, per sopravvivere, non soltanto le sostanze necessarie al suo metabolismo, ma anche informazioni sufficienti sul mondo circostante, non si può non concludere che comunicazione ed esistenza sono concetti inseparabili. L'esperienza soggettiva dell'ambiente è una serie di istruzioni relative all'esistenza dell'organismo, e in tal senso gli effetti ambientali sono simili al programma di un calcolatore. C'è però una differenza importante: mentre il programma del calcolatore viene presentato in una lingua che la macchina "capisce", l'impatto dell'ambiente su un organismo comprende una serie di istruzioni il cui significato non è affatto lampante e che l'organismo deve decodificare come meglio può. Non bisogna inoltre dimenticare che le reazioni dell'organismo a loro volta influenzano l'ambiente. A livello umano questa interazione tra organismo e ambiente raggiunge il grado più elevato di complessità. Sebbene nelle società moderne i problemi della sopravvivenza biologica siano passati in secondo piano e l'ambiente, nel senso ecologico del termine, sia quasi completamente dominato dall'uomo, i messaggi vitali provenienti dall'ambiente che devono essere correttamente decodificati hanno soltanto subito uno spostamento dal regno biologico a quello più propriamente psicologico. I messaggi provenienti dall'ambiente: |
| RISPOSTA   Nelle pianure della Siberia meridionale e della Yacuzia, l'ultima glaciazione si è conclusa 14.000 anni fa. Il permafrost, lo strato superficiale congelato del terreno, si è ammorbidito. Il clima, progressivamente più caldo e umido, ha favorito la crescita di vaste praterie, popolate di cervi e di mammouth. Un gruppo di ricercatori ha ricostruito la storia delle variazioni climatiche in Siberia e nella Yacuzia analizzando la composizione chimica dei fossili di grandi mammiferi rinvenuti nella regione. Gli scienziati hanno esaminato i resti di 77 animali, vissuti in un periodo compreso tra 50.000 e 10.000 anni fa. In particolare, hanno misurato il contenuto di C-13 e di N-15, due isotopi del carbonio e dell'azoto, nel collagene delle ossa. I fossili degli esemplari vissuti in un periodo secco, infatti, contengono una quantità di azoto-15 inferiore a quella degli esemplari vissuti in un ambiente umido. Le analisi hanno dimostrato che, 14.000 anni fa, il clima della Siberia meridionale e delle grandi pianure russe è diventato più umido di quanto non fosse in precedenza. Il fenomeno si spiega, secondo gli autori dello studio, con lo scioglimento dell'acqua che durante il periodo glaciale era rimasta imprigionata nel terreno gelato. Dal contenuto di carbonio 13 nel collagene, i ricercatori hanno ricavato informazioni sulla dieta dei cervi e dei mammouth. Hanno scoperto così che l'alimentazione degli animali vissuti 14.000 anni fa era ricca di proteine vegetali e ben più nutriente di quella degli animali che popolavano nello stesso periodo la Siberia settentrionale, ancora stretta nella morsa del gelo. A sud, sostengono gli autori, l'erba delle praterie forniva una riserva di cibo abbondante e facilmente accessibile, mentre a nord il terreno era ancora brullo e le foglie degli alberi rappresentavano l'unica fonte di proteine per i mammouth. I ricercatori sono giunti alle loro conclusioni attraverso: |
| RISPOSTA   Nelle pianure della Siberia meridionale e della Yacuzia, l'ultima glaciazione si è conclusa 14.000 anni fa. Il permafrost, lo strato superficiale congelato del terreno, si è ammorbidito. Il clima, progressivamente più caldo e umido, ha favorito la crescita di vaste praterie, popolate di cervi e di mammouth. Un gruppo di ricercatori ha ricostruito la storia delle variazioni climatiche in Siberia e nella Yacuzia analizzando la composizione chimica dei fossili di grandi mammiferi rinvenuti nella regione. Gli scienziati hanno esaminato i resti di 77 animali, vissuti in un periodo compreso tra 50.000 e 10.000 anni fa. In particolare, hanno misurato il contenuto di C-13 e di N-15, due isotopi del carbonio e dell'azoto, nel collagene delle ossa. I fossili degli esemplari vissuti in un periodo secco, infatti, contengono una quantità di azoto-15 inferiore a quella degli esemplari vissuti in un ambiente umido. Le analisi hanno dimostrato che, 14.000 anni fa, il clima della Siberia meridionale e delle grandi pianure russe è diventato più umido di quanto non fosse in precedenza. Il fenomeno si spiega, secondo gli autori dello studio, con lo scioglimento dell'acqua che durante il periodo glaciale era rimasta imprigionata nel terreno gelato. Dal contenuto di carbonio 13 nel collagene, i ricercatori hanno ricavato informazioni sulla dieta dei cervi e dei mammouth. Hanno scoperto così che l'alimentazione degli animali vissuti 14.000 anni fa era ricca di proteine vegetali e ben più nutriente di quella degli animali che popolavano nello stesso periodo la Siberia settentrionale, ancora stretta nella morsa del gelo. A sud, sostengono gli autori, l'erba delle praterie forniva una riserva di cibo abbondante e facilmente accessibile, mentre a nord il terreno era ancora brullo e le foglie degli alberi rappresentavano l'unica fonte di proteine per i mammouth. Una ipotesi fatta dai ricercatori: |
| RISPOSTA   Nelle pianure della Siberia meridionale e della Yacuzia, l'ultima glaciazione si è conclusa 14.000 anni fa. Il permafrost, lo strato superficiale congelato del terreno, si è ammorbidito. Il clima, progressivamente più caldo e umido, ha favorito la crescita di vaste praterie, popolate di cervi e di mammouth. Un gruppo di ricercatori ha ricostruito la storia delle variazioni climatiche in Siberia e nella Yacuzia analizzando la composizione chimica dei fossili di grandi mammiferi rinvenuti nella regione. Gli scienziati hanno esaminato i resti di 77 animali, vissuti in un periodo compreso tra 50.000 e 10.000 anni fa. In particolare, hanno misurato il contenuto di C-13 e di N-15, due isotopi del carbonio e dell'azoto, nel collagene delle ossa. I fossili degli esemplari vissuti in un periodo secco, infatti, contengono una quantità di azoto-15 inferiore a quella degli esemplari vissuti in un ambiente umido. Le analisi hanno dimostrato che, 14.000 anni fa, il clima della Siberia meridionale e delle grandi pianure russe è diventato più umido di quanto non fosse in precedenza. Il fenomeno si spiega, secondo gli autori dello studio, con lo scioglimento dell'acqua che durante il periodo glaciale era rimasta imprigionata nel terreno gelato. Dal contenuto di carbonio 13 nel collagene, i ricercatori hanno ricavato informazioni sulla dieta dei cervi e dei mammouth. Hanno scoperto così che l'alimentazione degli animali vissuti 14.000 anni fa era ricca di proteine vegetali e ben più nutriente di quella degli animali che popolavano nello stesso periodo la Siberia settentrionale, ancora stretta nella morsa del gelo. A sud, sostengono gli autori, l'erba delle praterie forniva una riserva di cibo abbondante e facilmente accessibile, mentre a nord il terreno era ancora brullo e le foglie degli alberi rappresentavano l'unica fonte di proteine per i mammouth. Una delle ipotesi che permette di valutare lo stato climatico in cui gli animali sono vissuti: |
| RISPOSTA   Nelle pianure della Siberia meridionale e della Yacuzia, l'ultima glaciazione si è conclusa 14.000 anni fa. Il permafrost, lo strato superficiale congelato del terreno, si è ammorbidito. Il clima, progressivamente più caldo e umido, ha favorito la crescita di vaste praterie, popolate di cervi e di mammouth. Un gruppo di ricercatori ha ricostruito la storia delle variazioni climatiche in Siberia e nella Yacuzia analizzando la composizione chimica dei fossili di grandi mammiferi rinvenuti nella regione. Gli scienziati hanno esaminato i resti di 77 animali, vissuti in un periodo compreso tra 50.000 e 10.000 anni fa. In particolare, hanno misurato il contenuto di C-13 e di N-15, due isotopi del carbonio e dell'azoto, nel collagene delle ossa. I fossili degli esemplari vissuti in un periodo secco, infatti, contengono una quantità di azoto-15 inferiore a quella degli esemplari vissuti in un ambiente umido. Le analisi hanno dimostrato che, 14.000 anni fa, il clima della Siberia meridionale e delle grandi pianure russe è diventato più umido di quanto non fosse in precedenza. Il fenomeno si spiega, secondo gli autori dello studio, con lo scioglimento dell'acqua che durante il periodo glaciale era rimasta imprigionata nel terreno gelato. Dal contenuto di carbonio 13 nel collagene, i ricercatori hanno ricavato informazioni sulla dieta dei cervi e dei mammouth. Hanno scoperto così che l'alimentazione degli animali vissuti 14.000 anni fa era ricca di proteine vegetali e ben più nutriente di quella degli animali che popolavano nello stesso periodo la Siberia settentrionale, ancora stretta nella morsa del gelo. A sud, sostengono gli autori, l'erba delle praterie forniva una riserva di cibo abbondante e facilmente accessibile, mentre a nord il terreno era ancora brullo e le foglie degli alberi rappresentavano l'unica fonte di proteine per i mammouth. Cosa è il permafrost? |
| RISPOSTA   Nelle pianure della Siberia meridionale e della Yacuzia, l'ultima glaciazione si è conclusa 14.000 anni fa. Il permafrost, lo strato superficiale congelato del terreno, si è ammorbidito. Il clima, progressivamente più caldo e umido, ha favorito la crescita di vaste praterie, popolate di cervi e di mammouth. Un gruppo di ricercatori ha ricostruito la storia delle variazioni climatiche in Siberia e nella Yacuzia analizzando la composizione chimica dei fossili di grandi mammiferi rinvenuti nella regione. Gli scienziati hanno esaminato i resti di 77 animali, vissuti in un periodo compreso tra 50.000 e 10.000 anni fa. In particolare, hanno misurato il contenuto di C-13 e di N-15, due isotopi del carbonio e dell'azoto, nel collagene delle ossa. I fossili degli esemplari vissuti in un periodo secco, infatti, contengono una quantità di azoto-15 inferiore a quella degli esemplari vissuti in un ambiente umido. Le analisi hanno dimostrato che, 14.000 anni fa, il clima della Siberia meridionale e delle grandi pianure russe è diventato più umido di quanto non fosse in precedenza. Il fenomeno si spiega, secondo gli autori dello studio, con lo scioglimento dell'acqua che durante il periodo glaciale era rimasta imprigionata nel terreno gelato. Dal contenuto di carbonio 13 nel collagene, i ricercatori hanno ricavato informazioni sulla dieta dei cervi e dei mammouth. Hanno scoperto così che l'alimentazione degli animali vissuti 14.000 anni fa era ricca di proteine vegetali e ben più nutriente di quella degli animali che popolavano nello stesso periodo la Siberia settentrionale, ancora stretta nella morsa del gelo. A sud, sostengono gli autori, l'erba delle praterie forniva una riserva di cibo abbondante e facilmente accessibile, mentre a nord il terreno era ancora brullo e le foglie degli alberi rappresentavano l'unica fonte di proteine per i mammouth. Uno degli indizi per cui si ipotizza che la fine delle glaciazioni sia avvenuta 14.000 anni fa: |
| RISPOSTA   Nelle pianure della Siberia meridionale e della Yacuzia, l'ultima glaciazione si è conclusa 14.000 anni fa. Il permafrost, lo strato superficiale congelato del terreno, si è ammorbidito. Il clima, progressivamente più caldo e umido, ha favorito la crescita di vaste praterie, popolate di cervi e di mammouth. Un gruppo di ricercatori ha ricostruito la storia delle variazioni climatiche in Siberia e nella Yacuzia analizzando la composizione chimica dei fossili di grandi mammiferi rinvenuti nella regione. Gli scienziati hanno esaminato i resti di 77 animali, vissuti in un periodo compreso tra 50.000 e 10.000 anni fa. In particolare, hanno misurato il contenuto di C-13 e di N-15, due isotopi del carbonio e dell'azoto, nel collagene delle ossa. I fossili degli esemplari vissuti in un periodo secco, infatti, contengono una quantità di azoto-15 inferiore a quella degli esemplari vissuti in un ambiente umido. Le analisi hanno dimostrato che, 14.000 anni fa, il clima della Siberia meridionale e delle grandi pianure russe è diventato più umido di quanto non fosse in precedenza. Il fenomeno si spiega, secondo gli autori dello studio, con lo scioglimento dell'acqua che durante il periodo glaciale era rimasta imprigionata nel terreno gelato. Dal contenuto di carbonio 13 nel collagene, i ricercatori hanno ricavato informazioni sulla dieta dei cervi e dei mammouth. Hanno scoperto così che l'alimentazione degli animali vissuti 14.000 anni fa era ricca di proteine vegetali e ben più nutriente di quella degli animali che popolavano nello stesso periodo la Siberia settentrionale, ancora stretta nella morsa del gelo. A sud, sostengono gli autori, l'erba delle praterie forniva una riserva di cibo abbondante e facilmente accessibile, mentre a nord il terreno era ancora brullo e le foglie degli alberi rappresentavano l'unica fonte di proteine per i mammouth. Una tecnica per lo studio dei fossili: |
| RISPOSTA   Nelle pianure della Siberia meridionale e della Yacuzia, l'ultima glaciazione si è conclusa 14.000 anni fa. Il permafrost, lo strato superficiale congelato del terreno, si è ammorbidito. Il clima, progressivamente più caldo e umido, ha favorito la crescita di vaste praterie, popolate di cervi e di mammouth. Un gruppo di ricercatori ha ricostruito la storia delle variazioni climatiche in Siberia e nella Yacuzia analizzando la composizione chimica dei fossili di grandi mammiferi rinvenuti nella regione. Gli scienziati hanno esaminato i resti di 77 animali, vissuti in un periodo compreso tra 50.000 e 10.000 anni fa. In particolare, hanno misurato il contenuto di C-13 e di N-15, due isotopi del carbonio e dell'azoto, nel collagene delle ossa. I fossili degli esemplari vissuti in un periodo secco, infatti, contengono una quantità di azoto-15 inferiore a quella degli esemplari vissuti in un ambiente umido. Le analisi hanno dimostrato che, 14.000 anni fa, il clima della Siberia meridionale e delle grandi pianure russe è diventato più umido di quanto non fosse in precedenza. Il fenomeno si spiega, secondo gli autori dello studio, con lo scioglimento dell'acqua che durante il periodo glaciale era rimasta imprigionata nel terreno gelato. Dal contenuto di carbonio 13 nel collagene, i ricercatori hanno ricavato informazioni sulla dieta dei cervi e dei mammouth. Hanno scoperto così che l'alimentazione degli animali vissuti 14.000 anni fa era ricca di proteine vegetali e ben più nutriente di quella degli animali che popolavano nello stesso periodo la Siberia settentrionale, ancora stretta nella morsa del gelo. A sud, sostengono gli autori, l'erba delle praterie forniva una riserva di cibo abbondante e facilmente accessibile, mentre a nord il terreno era ancora brullo e le foglie degli alberi rappresentavano l'unica fonte di proteine per i mammouth. Gli studi condotti sui resti fossili: |
| RISPOSTA   Nelle pianure della Siberia meridionale e della Yacuzia, l'ultima glaciazione si è conclusa 14.000 anni fa. Il permafrost, lo strato superficiale congelato del terreno, si è ammorbidito. Il clima, progressivamente più caldo e umido, ha favorito la crescita di vaste praterie, popolate di cervi e di mammouth. Un gruppo di ricercatori ha ricostruito la storia delle variazioni climatiche in Siberia e nella Yacuzia analizzando la composizione chimica dei fossili di grandi mammiferi rinvenuti nella regione. Gli scienziati hanno esaminato i resti di 77 animali, vissuti in un periodo compreso tra 50.000 e 10.000 anni fa. In particolare, hanno misurato il contenuto di C-13 e di N-15, due isotopi del carbonio e dell'azoto, nel collagene delle ossa. I fossili degli esemplari vissuti in un periodo secco, infatti, contengono una quantità di azoto-15 inferiore a quella degli esemplari vissuti in un ambiente umido. Le analisi hanno dimostrato che, 14.000 anni fa, il clima della Siberia meridionale e delle grandi pianure russe è diventato più umido di quanto non fosse in precedenza. Il fenomeno si spiega, secondo gli autori dello studio, con lo scioglimento dell'acqua che durante il periodo glaciale era rimasta imprigionata nel terreno gelato. Dal contenuto di carbonio 13 nel collagene, i ricercatori hanno ricavato informazioni sulla dieta dei cervi e dei mammouth. Hanno scoperto così che l'alimentazione degli animali vissuti 14.000 anni fa era ricca di proteine vegetali e ben più nutriente di quella degli animali che popolavano nello stesso periodo la Siberia settentrionale, ancora stretta nella morsa del gelo. A sud, sostengono gli autori, l'erba delle praterie forniva una riserva di cibo abbondante e facilmente accessibile, mentre a nord il terreno era ancora brullo e le foglie degli alberi rappresentavano l'unica fonte di proteine per i mammouth. Come sono riusciti i ricercatori ad avere informazioni sull'alimentazione degli animali di quel periodo? |
| RISPOSTA   Non basta essere “tutto orecchie” per non perdere nemmeno una parola di un discorso. Sembra infatti che, senza rendercene conto, “ascoltiamo” anche attraverso la nostra pelle, unico organo di senso capace di percepire gli altrimenti impercettibili spostamenti d'aria provocati dall'emissione di alcuni suoni. La scoperta, pubblicata su Nature dal team di Brian Gick dell'University of British Columbia a Vancouver (Canada), suggerisce che quando ascoltiamo qualcuno parlare utilizziamo non solo le informazioni che arrivano da occhi e orecchie. Secondo gli studiosi registriamo anche sottili indizi tattili, come appunto lo spostamento dell'aria che accompagna le parole, per poter costruire una immagine completa dei suoni che stiamo udendo. Alcuni dei rumori che emettiamo producono piccoli, inudibili “scoppiettii” d'aria, tipici ad esempio dei suoni aspirati o sibilanti. Il gruppo di ricercatori diretto da Gick ha scoperto che, quando questi brevi scoppiettii d'aria arrivano alla pelle di mani e collo, le sillabe udite sono percepite come aspirate anche quando non lo sono. Ad esempio: sillabe non aspirate come “ba” e “da” sono state percepite come le rispettive equivalenti aspirate “pa” e “ta” quando venivano presentate agli ascoltatori insieme a un flusso d'aria sulla pelle. Questo, secondo gli scienziati, indica che le informazioni che arrivano dal senso del tatto accompagnano suoni e immagini, e vengono elaborate dal nostro cervello per decifrare ciò che viene detto. L'ascolto 'tattile': |
| RISPOSTA   Non basta essere “tutto orecchie” per non perdere nemmeno una parola di un discorso. Sembra infatti che, senza rendercene conto, “ascoltiamo” anche attraverso la nostra pelle, unico organo di senso capace di percepire gli altrimenti impercettibili spostamenti d'aria provocati dall'emissione di alcuni suoni. La scoperta, pubblicata su Nature dal team di Brian Gick dell'University of British Columbia a Vancouver (Canada), suggerisce che quando ascoltiamo qualcuno parlare utilizziamo non solo le informazioni che arrivano da occhi e orecchie. Secondo gli studiosi registriamo anche sottili indizi tattili, come appunto lo spostamento dell'aria che accompagna le parole, per poter costruire una immagine completa dei suoni che stiamo udendo. Alcuni dei rumori che emettiamo producono piccoli, inudibili “scoppiettii” d'aria, tipici ad esempio dei suoni aspirati o sibilanti. Il gruppo di ricercatori diretto da Gick ha scoperto che, quando questi brevi scoppiettii d'aria arrivano alla pelle di mani e collo, le sillabe udite sono percepite come aspirate anche quando non lo sono. Ad esempio: sillabe non aspirate come “ba” e “da” sono state percepite come le rispettive equivalenti aspirate “pa” e “ta” quando venivano presentate agli ascoltatori insieme a un flusso d'aria sulla pelle. Questo, secondo gli scienziati, indica che le informazioni che arrivano dal senso del tatto accompagnano suoni e immagini, e vengono elaborate dal nostro cervello per decifrare ciò che viene detto. Le sillabe aspirate: |
| RISPOSTA   Non basta essere “tutto orecchie” per non perdere nemmeno una parola di un discorso. Sembra infatti che, senza rendercene conto, “ascoltiamo” anche attraverso la nostra pelle, unico organo di senso capace di percepire gli altrimenti impercettibili spostamenti d'aria provocati dall'emissione di alcuni suoni. La scoperta, pubblicata su Nature dal team di Brian Gick dell'University of British Columbia a Vancouver (Canada), suggerisce che quando ascoltiamo qualcuno parlare utilizziamo non solo le informazioni che arrivano da occhi e orecchie. Secondo gli studiosi registriamo anche sottili indizi tattili, come appunto lo spostamento dell'aria che accompagna le parole, per poter costruire una immagine completa dei suoni che stiamo udendo. Alcuni dei rumori che emettiamo producono piccoli, inudibili “scoppiettii” d'aria, tipici ad esempio dei suoni aspirati o sibilanti. Il gruppo di ricercatori diretto da Gick ha scoperto che, quando questi brevi scoppiettii d'aria arrivano alla pelle di mani e collo, le sillabe udite sono percepite come aspirate anche quando non lo sono. Ad esempio: sillabe non aspirate come “ba” e “da” sono state percepite come le rispettive equivalenti aspirate “pa” e “ta” quando venivano presentate agli ascoltatori insieme a un flusso d'aria sulla pelle. Questo, secondo gli scienziati, indica che le informazioni che arrivano dal senso del tatto accompagnano suoni e immagini, e vengono elaborate dal nostro cervello per decifrare ciò che viene detto. L'esperimento di Gick: |
| RISPOSTA   Non basta essere “tutto orecchie” per non perdere nemmeno una parola di un discorso. Sembra infatti che, senza rendercene conto, “ascoltiamo” anche attraverso la nostra pelle, unico organo di senso capace di percepire gli altrimenti impercettibili spostamenti d'aria provocati dall'emissione di alcuni suoni. La scoperta, pubblicata su Nature dal team di Brian Gick dell'University of British Columbia a Vancouver (Canada), suggerisce che quando ascoltiamo qualcuno parlare utilizziamo non solo le informazioni che arrivano da occhi e orecchie. Secondo gli studiosi registriamo anche sottili indizi tattili, come appunto lo spostamento dell'aria che accompagna le parole, per poter costruire una immagine completa dei suoni che stiamo udendo. Alcuni dei rumori che emettiamo producono piccoli, inudibili “scoppiettii” d'aria, tipici ad esempio dei suoni aspirati o sibilanti. Il gruppo di ricercatori diretto da Gick ha scoperto che, quando questi brevi scoppiettii d'aria arrivano alla pelle di mani e collo, le sillabe udite sono percepite come aspirate anche quando non lo sono. Ad esempio: sillabe non aspirate come “ba” e “da” sono state percepite come le rispettive equivalenti aspirate “pa” e “ta” quando venivano presentate agli ascoltatori insieme a un flusso d'aria sulla pelle. Questo, secondo gli scienziati, indica che le informazioni che arrivano dal senso del tatto accompagnano suoni e immagini, e vengono elaborate dal nostro cervello per decifrare ciò che viene detto. Brian Gick: |
|
 Esercitati su questo Quiz  |
Cerca
CONCORSI NELLE PROVINCE
Agrigento Alessandria Ancona Aosta Arezzo Ascoli Piceno Asti Avellino Bari Barletta Andria Trani Belluno Benevento Bergamo Biella Bologna Bolzano Brescia Brindisi Cagliari Caltanissetta Campobasso Carbonia Iglesias Caserta Catania Catanzaro Chieti Como Cosenza Cremona Crotone Cuneo Enna Fermo Ferrara Firenze Foggia Forli Cesena Frosinone Genova Gorizia Grosseto Imperia Isernia La Spezia L'Aquila Latina Lecce Lecco Livorno Lodi Lucca Macerata Mantova Massa Carrara Matera Messina Milano Modena Monza e della Brianza Napoli Novara Nuoro Olbia Tempio Oristano Padova Palermo Parma Pavia Perugia Pesaro e Urbino Pescara Piacenza Pisa Pistoia Pordenone Potenza Prato Ragusa Ravenna Reggio Calabria Reggio Emilia Rieti Rimini Roma Rovigo Salerno Medio Campidano Sassari Savona Siena Siracusa Sondrio Taranto Teramo Terni Torino Ogliastra Trapani Trento Treviso Trieste Udine Varese Venezia Verbano Cusio Ossola Vercelli Verona Vibo Valentia Vicenza Viterbo

Nella biologia moderna sarebbe impensabile studiare anche l'organismo più primitivo isolandolo artificialmente dal suo ambiente. Se ci si rende conto che ogni organismo deve procurarsi, per sopravvivere, non soltanto le sostanze necessarie al suo metabolismo, ma anche informazioni sufficienti sul mondo circostante, non si può non concludere che comunicazione ed esistenza sono concetti inseparabili. L'esperienza soggettiva dell'ambiente è una serie di istruzioni relative all'esistenza dell'organismo, e in tal senso gli effetti ambientali sono simili al programma di un calcolatore. C'è però una differenza importante: mentre il programma del calcolatore viene presentato in una lingua che la macchina "capisce", l'impatto dell'ambiente su un organismo comprende una serie di istruzioni il cui significato non è affatto lampante e che l'organismo deve decodificare come meglio può. Non bisogna inoltre dimenticare che le reazioni dell'organismo a loro volta influenzano l'ambiente. A livello umano questa interazione tra organismo e ambiente raggiunge il grado più elevato di complessità. Sebbene nelle società moderne i problemi della sopravvivenza biologica siano passati in secondo piano e l'ambiente, nel senso ecologico del termine, sia quasi completamente dominato dall'uomo, i messaggi vitali provenienti dall'ambiente che devono essere correttamente decodificati hanno soltanto subito uno spostamento dal regno biologico a quello più propriamente psicologico. Secondo la biologia moderna:
Nella biologia moderna sarebbe impensabile studiare anche l'organismo più primitivo isolandolo artificialmente dal suo ambiente. Se ci si rende conto che ogni organismo deve procurarsi, per sopravvivere, non soltanto le sostanze necessarie al suo metabolismo, ma anche informazioni sufficienti sul mondo circostante, non si può non concludere che comunicazione ed esistenza sono concetti inseparabili. L'esperienza soggettiva dell'ambiente è una serie di istruzioni relative all'esistenza dell'organismo, e in tal senso gli effetti ambientali sono simili al programma di un calcolatore. C'è però una differenza importante: mentre il programma del calcolatore viene presentato in una lingua che la macchina "capisce", l'impatto dell'ambiente su un organismo comprende una serie di istruzioni il cui significato non è affatto lampante e che l'organismo deve decodificare come meglio può. Non bisogna inoltre dimenticare che le reazioni dell'organismo a loro volta influenzano l'ambiente. A livello umano questa interazione tra organismo e ambiente raggiunge il grado più elevato di complessità. Sebbene nelle società moderne i problemi della sopravvivenza biologica siano passati in secondo piano e l'ambiente, nel senso ecologico del termine, sia quasi completamente dominato dall'uomo, i messaggi vitali provenienti dall'ambiente che devono essere correttamente decodificati hanno soltanto subito uno spostamento dal regno biologico a quello più propriamente psicologico. Le reazioni dell'organismo:
Nella biologia moderna sarebbe impensabile studiare anche l'organismo più primitivo isolandolo artificialmente dal suo ambiente. Se ci si rende conto che ogni organismo deve procurarsi, per sopravvivere, non soltanto le sostanze necessarie al suo metabolismo, ma anche informazioni sufficienti sul mondo circostante, non si può non concludere che comunicazione ed esistenza sono concetti inseparabili. L'esperienza soggettiva dell'ambiente è una serie di istruzioni relative all'esistenza dell'organismo, e in tal senso gli effetti ambientali sono simili al programma di un calcolatore. C'è però una differenza importante: mentre il programma del calcolatore viene presentato in una lingua che la macchina "capisce", l'impatto dell'ambiente su un organismo comprende una serie di istruzioni il cui significato non è affatto lampante e che l'organismo deve decodificare come meglio può. Non bisogna inoltre dimenticare che le reazioni dell'organismo a loro volta influenzano l'ambiente. A livello umano questa interazione tra organismo e ambiente raggiunge il grado più elevato di complessità. Sebbene nelle società moderne i problemi della sopravvivenza biologica siano passati in secondo piano e l'ambiente, nel senso ecologico del termine, sia quasi completamente dominato dall'uomo, i messaggi vitali provenienti dall'ambiente che devono essere correttamente decodificati hanno soltanto subito uno spostamento dal regno biologico a quello più propriamente psicologico. L'interazione tra l'organismo e l'ambiente: