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Tutte le domande del quiz : Brani lunghi

tratto da:
Esercito Italiano
Quiz - Concorso per l'ammissione al 198° corso dell'Accademia Militare dell'Esercito - Anno accademico 2016/2017



 Esercitati su questo Quiz 

RISPOSTA   Domanda difficile Leggere il brano e rispondere a ogni quesito solo in base alle informazioni contenute (esplicitamente oimplicitamente) nel brano e non in base a quanto il candidato eventualmente conosca sull'argomento.  Dennis Charles, responsabile dell'ufficio acquisti di una grande azienda americana, è famoso per le sue strategie commerciali un po' fuori del comune: per stabilire i budget da destinare ai vari settori di vendita non fa affidamento su proiezioni economiche, demografiche o di marketing, ma usa i dati diffusi dagli enti che si occupano di previsioni meteorologiche a lungo termine. In base alle informazioni così ottenute stabilisce, per esempio, quanti ventilatori o condizionatori ordinare in vista dei mesi estivi senza correre il rischio di avere giacenze di magazzino. E, a quanto dice, la sua tattica si è rivelata vincente nella maggioranza dei casi. Del resto, la storia insegna che la vita dei popoli è sempre stata strettamente legata alle condizioni climatiche. Il biblico esodo degli ebrei verso la Palestina fu determinato tra l'altro dalla grande siccità che, intorno al 1300 a. C., colpì la zona del Nilo. Nel 1450 in Groenlandia tutti gli abitanti morirono a causa dell'eccessiva rigidità del clima, ma se ne ebbe notizia solo cinquanta anni dopo perché l'isola rimase a lungo circondata da un'enorme barriera di ghiaccio che impediva di raggiungerla.Ma qual è l'efficacia delle previsioni meteorologiche?«Dipende da quella che in termini scientifici si chiama validità della previsione», spiega Antonio Ghezzi, esperto di climatologia dell'Osservatorio Meteorologico di Milano Duomo. «Le previsioni a breve termine, cioè fino a 18-24 ore, hanno una percentuale di successo pari al 95%. Quelle a medio termine, su un periodo compreso tra 24 e 72 ore, ci danno un'idea dell'evoluzione generale della situazione atmosferica, per quel che riguarda in particolare la temperatura ed eventuali precipitazioni. Infine, le cosiddette previsioni a lungo termine, cioè fino a 168 ore, ci dicono solo la tendenza di singoli parametri, quali appunto la temperatura e le precipitazioni». E superate le 168 ore? «Oltre questi termini si passa alle cosiddette “previsioni climatologiche", distinguibili, a loro volta, in tre categorie: a breve termine, riferite a periodi da 10 a 30 giorni; a medio termine, stagionali o annuali, e a lungo termine, ovvero pluriennali o addirittura secolari. Comunque queste previsioni ci forniscono soltanto stime di massima, cioè non sono in grado di stabilire se un determinato giorno ci sarà il sole o pioverà. Ovvio che la loro attendibilità diminuisca con l'aumentare del periodo temporale preso in considerazione».In ogni caso, i meteorologi hanno obiettivi molto ambiziosi: la ricerca sta già esplorando nuove strade per ottenere previsioni certe su scala stagionale. L'ottimismo degli scienziati in questo campo si basa essenzialmente su tre fattori: il costante miglioramento nella comprensione dei processi chimico-fisici che regolano l'atmosfera, la continua evoluzione dei modelli matematici che simulano gli eventi climatici a partire dai dati forniti dalle stazioni meteorologiche sparse in tutto il mondo e il crescente progresso nel campo della tecnologia dei satelliti destinati alle osservazioni ambientali del pianeta. Occorre sottolineare che negli ultimi anni in tutto il mondo si verificano sempre più frequentemente eventi meteorologici che sembrano sfuggire al controllo dei ricercatori. Basta ricordare la nevicata avvenuta a Milano il 17 aprile 1991. «Quell'episodio,» spiega Ghezzi, «fu effettivamente imprevedibile. Fu provocato da un improvviso afflusso di aria artica, probabilmente proveniente dalla Groenlandia, che in sole 3 ore e mezza provocò un abbassamento di temperatura pari a 16,5 gradi centigradi». Un evento con caratteri estremi, ma inquadrabile nella normale variabilità climatica o un'indicazione del fatto che l'atmosfera del nostro pianeta sta cambiando?«Nella comunità scientifica molti sono ormai convinti che il clima del nostro pianeta stia attraversando una fase di forte instabilità,» afferma Ghezzi «come se la Terra fosse sotto stress e, purtroppo, il quadro generale lascia supporre che eventi meteorologici anomali si ripeteranno sempre più spesso che nel passato». (Archivio Selexi) In base a quanto sostenuto nel brano si può dedurre che:
RISPOSTA   Domanda difficile Leggere il brano e rispondere a ogni quesito solo in base alle informazioni contenute (esplicitamente oimplicitamente) nel brano e non in base a quanto il candidato eventualmente conosca sull'argomento.  Dennis Charles, responsabile dell'ufficio acquisti di una grande azienda americana, è famoso per le sue strategie commerciali un po' fuori del comune: per stabilire i budget da destinare ai vari settori di vendita non fa affidamento su proiezioni economiche, demografiche o di marketing, ma usa i dati diffusi dagli enti che si occupano di previsioni meteorologiche a lungo termine. In base alle informazioni così ottenute stabilisce, per esempio, quanti ventilatori o condizionatori ordinare in vista dei mesi estivi senza correre il rischio di avere giacenze di magazzino. E, a quanto dice, la sua tattica si è rivelata vincente nella maggioranza dei casi. Del resto, la storia insegna che la vita dei popoli è sempre stata strettamente legata alle condizioni climatiche. Il biblico esodo degli ebrei verso la Palestina fu determinato tra l'altro dalla grande siccità che, intorno al 1300 a. C., colpì la zona del Nilo. Nel 1450 in Groenlandia tutti gli abitanti morirono a causa dell'eccessiva rigidità del clima, ma se ne ebbe notizia solo cinquanta anni dopo perché l'isola rimase a lungo circondata da un'enorme barriera di ghiaccio che impediva di raggiungerla.Ma qual è l'efficacia delle previsioni meteorologiche?«Dipende da quella che in termini scientifici si chiama validità della previsione», spiega Antonio Ghezzi, esperto di climatologia dell'Osservatorio Meteorologico di Milano Duomo. «Le previsioni a breve termine, cioè fino a 18-24 ore, hanno una percentuale di successo pari al 95%. Quelle a medio termine, su un periodo compreso tra 24 e 72 ore, ci danno un'idea dell'evoluzione generale della situazione atmosferica, per quel che riguarda in particolare la temperatura ed eventuali precipitazioni. Infine, le cosiddette previsioni a lungo termine, cioè fino a 168 ore, ci dicono solo la tendenza di singoli parametri, quali appunto la temperatura e le precipitazioni». E superate le 168 ore? «Oltre questi termini si passa alle cosiddette “previsioni climatologiche", distinguibili, a loro volta, in tre categorie: a breve termine, riferite a periodi da 10 a 30 giorni; a medio termine, stagionali o annuali, e a lungo termine, ovvero pluriennali o addirittura secolari. Comunque queste previsioni ci forniscono soltanto stime di massima, cioè non sono in grado di stabilire se un determinato giorno ci sarà il sole o pioverà. Ovvio che la loro attendibilità diminuisca con l'aumentare del periodo temporale preso in considerazione».In ogni caso, i meteorologi hanno obiettivi molto ambiziosi: la ricerca sta già esplorando nuove strade per ottenere previsioni certe su scala stagionale. L'ottimismo degli scienziati in questo campo si basa essenzialmente su tre fattori: il costante miglioramento nella comprensione dei processi chimico-fisici che regolano l'atmosfera, la continua evoluzione dei modelli matematici che simulano gli eventi climatici a partire dai dati forniti dalle stazioni meteorologiche sparse in tutto il mondo e il crescente progresso nel campo della tecnologia dei satelliti destinati alle osservazioni ambientali del pianeta. Occorre sottolineare che negli ultimi anni in tutto il mondo si verificano sempre più frequentemente eventi meteorologici che sembrano sfuggire al controllo dei ricercatori. Basta ricordare la nevicata avvenuta a Milano il 17 aprile 1991. «Quell'episodio,» spiega Ghezzi, «fu effettivamente imprevedibile. Fu provocato da un improvviso afflusso di aria artica, probabilmente proveniente dalla Groenlandia, che in sole 3 ore e mezza provocò un abbassamento di temperatura pari a 16,5 gradi centigradi». Un evento con caratteri estremi, ma inquadrabile nella normale variabilità climatica o un'indicazione del fatto che l'atmosfera del nostro pianeta sta cambiando?«Nella comunità scientifica molti sono ormai convinti che il clima del nostro pianeta stia attraversando una fase di forte instabilità,» afferma Ghezzi «come se la Terra fosse sotto stress e, purtroppo, il quadro generale lascia supporre che eventi meteorologici anomali si ripeteranno sempre più spesso che nel passato». (Archivio Selexi) L'argomento centrale del brano è:
RISPOSTA   Domanda difficile Leggere il brano e rispondere a ogni quesito solo in base alle informazioni contenute (esplicitamente oimplicitamente) nel brano e non in base a quanto il candidato eventualmente conosca sull'argomento.  Diversa è la posizione dello psicologo (e anche, come vedremo, del pedagogista) che, attento ai processi che intervengono nella costruzione della personalità piuttosto che alla collocazione dell'individuo nell'area di vita sociale e produttiva, fa distinzione fra adolescenza e gioventù: la prima si estende dai 14 ai 18 anni di età, e costituisce il momento decisivo di ricostruzione e di definizione del sistema del Sé, e dunque della conquista di un adeguato sentimento di identità personale, passando attraverso crisi e/o mutamenti che sono biologici, psicologici e psicosociali; la seconda si estende dai 18 ai 25-29 anni e, se da un lato continua la fase precedente, dall'altro introduce una fase nuova, connotata da problematiche psicosociali sue proprie.Simile distinzione pone - come sappiamo - qualche problema sia descrittivo sia esplicativo: ma è da preferire rispetto a posizioni, peraltro assai diffuse in letteratura, che continuano a definire l'adolescenza in termini ambigui, come fase di transizione tra un'età che non c'è più (infanzia e fanciullezza) e un'età che non c'è ancora (età adulta): una connotazione mantenuta sul negativo, su ciò che l'adolescente (o il giovane) non è, che rischia di occultare realtà che invece sono chiaramente distinte, con una loro specificità e specifiche problematiche educative. (Archivio Selexi) "L'adolescenza è un'età di transizione". Questa affermazione, secondo l'autore del brano, è:
RISPOSTA   Domanda difficile Leggere il brano e rispondere a ogni quesito solo in base alle informazioni contenute (esplicitamente oimplicitamente) nel brano e non in base a quanto il candidato eventualmente conosca sull'argomento.  Diversa è la posizione dello psicologo (e anche, come vedremo, del pedagogista) che, attento ai processi che intervengono nella costruzione della personalità piuttosto che alla collocazione dell'individuo nell'area di vita sociale e produttiva, fa distinzione fra adolescenza e gioventù: la prima si estende dai 14 ai 18 anni di età, e costituisce il momento decisivo di ricostruzione e di definizione del sistema del Sé, e dunque della conquista di un adeguato sentimento di identità personale, passando attraverso crisi e/o mutamenti che sono biologici, psicologici e psicosociali; la seconda si estende dai 18 ai 25-29 anni e, se da un lato continua la fase precedente, dall'altro introduce una fase nuova, connotata da problematiche psicosociali sue proprie.Simile distinzione pone - come sappiamo - qualche problema sia descrittivo sia esplicativo: ma è da preferire rispetto a posizioni, peraltro assai diffuse in letteratura, che continuano a definire l'adolescenza in termini ambigui, come fase di transizione tra un'età che non c'è più (infanzia e fanciullezza) e un'età che non c'è ancora (età adulta): una connotazione mantenuta sul negativo, su ciò che l'adolescente (o il giovane) non è, che rischia di occultare realtà che invece sono chiaramente distinte, con una loro specificità e specifiche problematiche educative. (Archivio Selexi) Secondo l'autore, durante l'adolescenza:
RISPOSTA   Domanda difficile Leggere il brano e rispondere a ogni quesito solo in base alle informazioni contenute (esplicitamente oimplicitamente) nel brano e non in base a quanto il candidato eventualmente conosca sull'argomento.  Dopo Mario Draghi arriva Antonio Catricalà. Dopo la Banca d'Italia, anche l'Antitrust bastona le banche per i costi troppo alti dei conti correnti. «I correntisti spendono in media 182 euro l'anno, molto di più che nel resto d'Europa» accusa l'autorità presieduta da Catricalà, che da un anno ha ricevuto dall'istituto di via Nazionale la competenza della tutela della concorrenza bancaria e che ieri ha diffuso le conclusioni della sua indagine conoscitiva sul caro sportello. Tale indagine ha preso spunto da un'analisi avviata congiuntamente dalle due autorità e poi proseguita e approfondita autonomamente dall'Antitrust. Del resto anche la Banca d'Italia, come ha fatto sapere sabato il Governatore, ha sviluppato il suo monitoraggio. E non v'è dubbio che l'esito di entrambe le verifiche e dello studio fatto recentemente dalla Commissione di Bruxelles confermino, seppur con cifre e parametri diversi, la circostanza che il correntista italiano è penalizzato rispetto agli altri cittadini europei. Per l'Antitrust, che sollecita la portabilità del conto corrente, allo sportello in Italia si spendono in media circa 182 euro all'anno, contro per esempio i 35 euro dell'Olanda o i 65 di Belgio e Regno Unito, i 99 della Francia o i 108 della Spagna. E ciò perché il «nostro sistema creditizio è meno competitivo». La vera sorpresa sta nella scoperta fatta dagli uomini di Catricalà. E cioè la minore convenienza per il cliente dei conti correnti a canone, ovvero a costo fisso mensile o annuale, pubblicizzati dalle banche come i più economici. Dall'indagine infatti è emerso che i conti meno costosi sono in nove casi su dieci quelli «a consumo», seguiti dai conti a canone con operazioni illimitate e infine, i più cari, quelli a canone con operazioni limitate. I più convenienti in assoluto, con costi inferiori del 60%, sono comunque i conti online. È stato fatto anche un sondaggio per tipologia familiare: i nuclei monoreddito spendono in media da 177,2 a 208,8 euro l'anno. Quelle bireddito circa 196,3 euro. I giovani in cerca del primo impiego 76,3 euro e i pensionati 96,6 euro. (Stefania Tamburello, "Caro-sportello, antitrust contro le banche", «Corriere della sera») Relativamente al brano, quale tra le seguenti affermazioni è ERRATA?
RISPOSTA   Domanda difficile Leggere il brano e rispondere a ogni quesito solo in base alle informazioni contenute (esplicitamente oimplicitamente) nel brano e non in base a quanto il candidato eventualmente conosca sull'argomento.  È il sogno di ogni cacciatore d'autografi: la collezione di "firme d'autore" più completa del mondo. Comprende ogni attore o attrice che abbia vinto un premio Oscar a partire dal 1929, l'anno in cui Hollywood iniziò ad assegnare le sue statuette ai divi del cinema, oltre a un bel po' di altri Vip dello spettacolo, della canzone, della politica. A raccoglierli, con infinita determinazione e a caro prezzo per le proprie tasche, è stato un anonimo contabile londinese, Alan Robinson, che per trent'anni ha dedicato ogni energia, ogni attimo di tempo libero e ogni risparmio ad arricchire la sua collezione. Adesso ha deciso di disfarsene, mettendola all'asta, il prossimo 24 febbraio, in un albergo nei pressi dell'aeroporto di Heathrow, forse perché si prevede che collezionisti di tutto il pianeta voleranno a Londra per l'occasione. La previsione è che la vendita gli frutterà più di un milione di sterline, quasi un milione e mezzo di euro: abbastanza per andare anticipatamente in pensione, a godersi la vita. E per convincere chiunque abbia l'hobby degli autografi a imitarlo. La sua collezione ha due pezzi rari: l'autografo di Greta Garbo, considerato il "Santo Graal" degli autografi, l'ultimo che il signor Robinson si è procurato tramite un collezionista privato come lui, chiedendo un prestito da 70 mila euro in banca; e quello di Marylin Monroe, il cui valore viene stimato in 25 mila euro. Tra le altre firme celebri del suo archivio figurano poi Elvis Presley, Liza Minnelli, Elizabeth Taylor, Meryl Streep, Vivien Leigh, Sofia Loren, Clark Gable, Grace Kelly, Stanlio e Ollio, Steve McQueen, Brad Pitt, Gwyneth Paltrow. Oltre alla raccolta completa di tutti gli attori e le attrici premiati dall'Oscar, la sua collezione comprende il novanta per cento di tutti gli attori e attrici che hanno avuto una "nomination" all'Oscar. Il cinema, dopo gli autografi, è la sua seconda passione. ("Repubblica online") A chi appartiene l'ultimo autografo che si è procurato Alan Robinson?
RISPOSTA   Domanda difficile Leggere il brano e rispondere a ogni quesito solo in base alle informazioni contenute (esplicitamente oimplicitamente) nel brano e non in base a quanto il candidato eventualmente conosca sull'argomento.  È nella politica francese che appaiono più evidenti i legami tra il governo e le banche, soprattutto a causa dell'ammontare degli investimenti francesi negli altri Paesi europei. [1] Sebbene fosse ancora l'Inghilterra il Paese che vantava la quantità maggiore di investimenti all'estero, meno del 6% del totale riguardava l'Europa, contro il 62% della Francia. Ciò non impediva che gli imprenditori francesi con interessi nelle colonie francesi o in Marocco godessero di un'influenza sproporzionata alla loro effettiva importanza finanziaria, ma indicava che, a causa della gran quantità di denaro francese investita negli altri Paesi europei, la connessione tra politica d'investimento delle banche e politica estera del governo stava diventando molto stretta. Anche al governo tedesco sarebbe piaciuto sostenere la propria politica con pressioni di tipo finanziario; ma mentre la Germania soffrì di una penuria permanente di capitali dopo gli anni di rapida espansione industriale della seconda metà dell'Ottocento, i risparmiatori francesi (anche se talvolta erano accusati dai nazionalisti di investire più all'estero che in patria) disponevano di forti quantità di risparmio accumulato. Le tendenze degli investitori inglesi erano del tutto diverse, poiché la maggior parte dei capitali britannici fuori del Regno Unito si volgeva all'Impero e all'America del Nord e del Sud, per cui la politica britannica in Europa restò, in una certa misura, indipendente dai condizionamenti finanziari che invece influenzarono i francesi. Più di ogni altro schieramento internazionale antecedente al 1914, l'alleanza franco-russa fu cementata da vincoli che erano, oltre che politici e strategici, anche finanziari. Sebbene la stipulazione dell'alleanza (del 1893) all'origine fosse la conseguenza di pressioni strategiche e politiche su entrambi i contraenti, i negoziati coincisero con il lancio della prima serie di grandi prestiti russi sul mercato finanziario francese. I prestiti iniziali del 1888, 1889 e 1890 furono seguiti da investimenti francesi in altri settori dell'economia zarista - crediti alle amministrazioni locali, ferrovie, miniere e imprese industriali di ogni tipo - col risultato che nel 1914 quasi un quarto di tutti gli investimenti francesi all'estero riguardavano la Russia. È impossibile che da vincoli finanziari di tali proporzioni non derivassero conseguenze politiche, anche se si prescinde da condizioni particolari connesse ad alcuni prestiti, come ad esempio la costruzione di ferrovie strategiche o la promessa di commesse alle imprese francesi. Le banche che incoraggiavano i clienti a investire i loro risparmi nei titoli o nelle miniere o nelle ferrovie russe avevano tutto da guadagnare nel dipingere la Russia come un Paese forte, stabile politicamente ed economicamente in espansione, avvalorando insomma l'immagine di un alleato valido. Ad onta degli attacchi della Sinistra francese contro l'autocrazia e l'oppressione zarista, e nonostante i reiterati rifiuti dei Rothschild e di altri banchieri ebrei di partecipare ai prestiti russi come segno di protesta contro i maltrattamenti cui erano fatti segno gli Ebrei in Russia, la fiducia francese nell'alleato orientale rimase sorprendentemente alta fino allo scoppio della guerra, anzi fino a tutto il 1917. (Archivio Selexi) Dal brano si evince che i nazionalisti accusavano i risparmiatori francesi di:
RISPOSTA   Domanda difficile Leggere il brano e rispondere a ogni quesito solo in base alle informazioni contenute (esplicitamente oimplicitamente) nel brano e non in base a quanto il candidato eventualmente conosca sull'argomento.  È sempre rischioso, almeno per chi non è abituato a giocare troppo disinvoltamente con le idee, valutare i tempi in cui viviamo come se fossimo sempre alla vigilia di dirompenti sconvolgimenti.Il fatidico anno 2000, a prescindere dai valori simbolici riguardo l'ingresso nel nuovo Millennio, non era altro, in fin dei conti, che l'anno successivo al 1999 e precedente all'anno 2001. Questa elementare avvertenza, con il suggerimento alla prudenza nell'annunciare proclami, dovrebbe valere ancor più nel campo delle previsioni economiche e di mercato, dove domina, come è noto, l'incertezza. Lo stesso Keynes sosteneva che "il prevedibile non si avvera mai e l'imprevisto sempre".Nel campo dei media sono innumerevoli gli esempi di previsioni errate e di falsi annunci su presunte svolte rivoluzionarie. Molti pseudostrateghi avevano preconizzato, a titolo di esempio, la fine della radio e del cinema con l'avvento della televisione, il declino di quest'ultima con la nascita dell'home video, la rottamazione alla fine degli anni Ottanta della "vecchia" televisione a seguito del "rivoluzionario" sistema della tv ad alta definizione, più recentemente la marginalizzazione progressiva della tv generalista, come tipologia di offerta e come modello incentrato sulla pubblicità, a vantaggio delle varie forme di televisione a pagamento.È inutile ricordare che l'evoluzione del sistema ha sempre determinato l'integrazione tra i vari mezzi di comunicazione e che, in molti casi, le previsioni non sono state rispettate (la stessa tv generalista, in un mercato maturo come quello USA, pur perdendo quote, non ha smesso di macinare utili), mentre una quantità non indifferente di risorse è stata inutilmente impegnata e dispersa in irrealistici progetti.Pur con tutte le cautele suggerite da questa doverosa premessa, non si può non rilevare che il sistema televisivo, in tutti i Paesi, si trovi di fronte a una svolta, essendo in una fase di passaggio tra due "epoche" televisive. Vi è infatti la percezione, se non la sicurezza da parte dei più, che l'attuale modello televisivo sia in una fase declinante, avendo perso anche le energie e le capacità di un tempo; nel contempo appare incerto e nebuloso l'approdo finale di un nuovo modello di cui si intravedono solo i contorni.In effetti la televisione non è più il luogo tranquillo di un tempo. E forse proprio questa tranquillità molti rimpiangono. Così era la tv del monopolio pubblico, dichiaratamente pedagogica, di buona qualità e molto rispettosa del pubblico. Lo stesso periodo iniziale, molto più dinamico, della concorrenza tra pubblico e privato negli anni Ottanta si è caratterizzato per le forti spinte innovative nel linguaggio ideativo e produttivo. Ora, alla tranquillità di quei periodi, è subentrata una forte turbolenza. Cerchiamo quindi di capire le tendenze di fondo del sistema televisivo così da individuarne i percorsi più ragionevolmente possibili.Sono tre, a mio parere, i grandi vettori portanti di una profonda modificazione della televisione. Primo: la tv, come tutto il sistema delle comunicazioni di massa, assume sempre più i connotati e le peculiarità di un vero e proprio mercato. Secondo: si assiste da alcuni anni allo sbriciolarsi dei confini nazionali. Il terzo elemento di rottura con il passato è la forte turbolenza tecnologica. (Archivio Selexi) Secondo l'autore, negli anni Ottanta il mondo della televisione:
RISPOSTA   Domanda difficile Leggere il brano e rispondere a ogni quesito solo in base alle informazioni contenute (esplicitamente oimplicitamente) nel brano e non in base a quanto il candidato eventualmente conosca sull'argomento.  È sempre rischioso, almeno per chi non è abituato a giocare troppo disinvoltamente con le idee, valutare i tempi in cui viviamo come se fossimo sempre alla vigilia di dirompenti sconvolgimenti.Il fatidico anno 2000, a prescindere dai valori simbolici riguardo l'ingresso nel nuovo Millennio, non era altro, in fin dei conti, che l'anno successivo al 1999 e precedente all'anno 2001. Questa elementare avvertenza, con il suggerimento alla prudenza nell'annunciare proclami, dovrebbe valere ancor più nel campo delle previsioni economiche e di mercato, dove domina, come è noto, l'incertezza. Lo stesso Keynes sosteneva che "il prevedibile non si avvera mai e l'imprevisto sempre".Nel campo dei media sono innumerevoli gli esempi di previsioni errate e di falsi annunci su presunte svolte rivoluzionarie. Molti pseudostrateghi avevano preconizzato, a titolo di esempio, la fine della radio e del cinema con l'avvento della televisione, il declino di quest'ultima con la nascita dell'home video, la rottamazione alla fine degli anni Ottanta della "vecchia" televisione a seguito del "rivoluzionario" sistema della tv ad alta definizione, più recentemente la marginalizzazione progressiva della tv generalista, come tipologia di offerta e come modello incentrato sulla pubblicità, a vantaggio delle varie forme di televisione a pagamento.È inutile ricordare che l'evoluzione del sistema ha sempre determinato l'integrazione tra i vari mezzi di comunicazione e che, in molti casi, le previsioni non sono state rispettate (la stessa tv generalista, in un mercato maturo come quello USA, pur perdendo quote, non ha smesso di macinare utili), mentre una quantità non indifferente di risorse è stata inutilmente impegnata e dispersa in irrealistici progetti.Pur con tutte le cautele suggerite da questa doverosa premessa, non si può non rilevare che il sistema televisivo, in tutti i Paesi, si trovi di fronte a una svolta, essendo in una fase di passaggio tra due "epoche" televisive. Vi è infatti la percezione, se non la sicurezza da parte dei più, che l'attuale modello televisivo sia in una fase declinante, avendo perso anche le energie e le capacità di un tempo; nel contempo appare incerto e nebuloso l'approdo finale di un nuovo modello di cui si intravedono solo i contorni.In effetti la televisione non è più il luogo tranquillo di un tempo. E forse proprio questa tranquillità molti rimpiangono. Così era la tv del monopolio pubblico, dichiaratamente pedagogica, di buona qualità e molto rispettosa del pubblico. Lo stesso periodo iniziale, molto più dinamico, della concorrenza tra pubblico e privato negli anni Ottanta si è caratterizzato per le forti spinte innovative nel linguaggio ideativo e produttivo. Ora, alla tranquillità di quei periodi, è subentrata una forte turbolenza. Cerchiamo quindi di capire le tendenze di fondo del sistema televisivo così da individuarne i percorsi più ragionevolmente possibili.Sono tre, a mio parere, i grandi vettori portanti di una profonda modificazione della televisione. Primo: la tv, come tutto il sistema delle comunicazioni di massa, assume sempre più i connotati e le peculiarità di un vero e proprio mercato. Secondo: si assiste da alcuni anni allo sbriciolarsi dei confini nazionali. Il terzo elemento di rottura con il passato è la forte turbolenza tecnologica. (Archivio Selexi) Secondo quanto affermato nel brano, la televisione del monopolio pubblico era una tv:
RISPOSTA   Domanda difficile Leggere il brano e rispondere a ogni quesito solo in base alle informazioni contenute (esplicitamente oimplicitamente) nel brano e non in base a quanto il candidato eventualmente conosca sull'argomento.  È sempre rischioso, almeno per chi non è abituato a giocare troppo disinvoltamente con le idee, valutare i tempi in cui viviamo come se fossimo sempre alla vigilia di dirompenti sconvolgimenti.Il fatidico anno 2000, a prescindere dai valori simbolici riguardo l'ingresso nel nuovo Millennio, non era altro, in fin dei conti, che l'anno successivo al 1999 e precedente all'anno 2001. Questa elementare avvertenza, con il suggerimento alla prudenza nell'annunciare proclami, dovrebbe valere ancor più nel campo delle previsioni economiche e di mercato, dove domina, come è noto, l'incertezza. Lo stesso Keynes sosteneva che "il prevedibile non si avvera mai e l'imprevisto sempre".Nel campo dei media sono innumerevoli gli esempi di previsioni errate e di falsi annunci su presunte svolte rivoluzionarie. Molti pseudostrateghi avevano preconizzato, a titolo di esempio, la fine della radio e del cinema con l'avvento della televisione, il declino di quest'ultima con la nascita dell'home video, la rottamazione alla fine degli anni Ottanta della "vecchia" televisione a seguito del "rivoluzionario" sistema della tv ad alta definizione, più recentemente la marginalizzazione progressiva della tv generalista, come tipologia di offerta e come modello incentrato sulla pubblicità, a vantaggio delle varie forme di televisione a pagamento.È inutile ricordare che l'evoluzione del sistema ha sempre determinato l'integrazione tra i vari mezzi di comunicazione e che, in molti casi, le previsioni non sono state rispettate (la stessa tv generalista, in un mercato maturo come quello USA, pur perdendo quote, non ha smesso di macinare utili), mentre una quantità non indifferente di risorse è stata inutilmente impegnata e dispersa in irrealistici progetti.Pur con tutte le cautele suggerite da questa doverosa premessa, non si può non rilevare che il sistema televisivo, in tutti i Paesi, si trovi di fronte a una svolta, essendo in una fase di passaggio tra due "epoche" televisive. Vi è infatti la percezione, se non la sicurezza da parte dei più, che l'attuale modello televisivo sia in una fase declinante, avendo perso anche le energie e le capacità di un tempo; nel contempo appare incerto e nebuloso l'approdo finale di un nuovo modello di cui si intravedono solo i contorni.In effetti la televisione non è più il luogo tranquillo di un tempo. E forse proprio questa tranquillità molti rimpiangono. Così era la tv del monopolio pubblico, dichiaratamente pedagogica, di buona qualità e molto rispettosa del pubblico. Lo stesso periodo iniziale, molto più dinamico, della concorrenza tra pubblico e privato negli anni Ottanta si è caratterizzato per le forti spinte innovative nel linguaggio ideativo e produttivo. Ora, alla tranquillità di quei periodi, è subentrata una forte turbolenza. Cerchiamo quindi di capire le tendenze di fondo del sistema televisivo così da individuarne i percorsi più ragionevolmente possibili.Sono tre, a mio parere, i grandi vettori portanti di una profonda modificazione della televisione. Primo: la tv, come tutto il sistema delle comunicazioni di massa, assume sempre più i connotati e le peculiarità di un vero e proprio mercato. Secondo: si assiste da alcuni anni allo sbriciolarsi dei confini nazionali. Il terzo elemento di rottura con il passato è la forte turbolenza tecnologica. (Archivio Selexi) Quale dei seguenti titoli meglio riassume il contenuto del brano?
RISPOSTA   Domanda difficile Leggere il brano e rispondere a ogni quesito solo in base alle informazioni contenute (esplicitamente oimplicitamente) nel brano e non in base a quanto il candidato eventualmente conosca sull'argomento.  È sempre rischioso, almeno per chi non è abituato a giocare troppo disinvoltamente con le idee, valutare i tempi in cui viviamo come se fossimo sempre alla vigilia di dirompenti sconvolgimenti.Il fatidico anno 2000, a prescindere dai valori simbolici riguardo l'ingresso nel nuovo Millennio, non era altro, in fin dei conti, che l'anno successivo al 1999 e precedente all'anno 2001. Questa elementare avvertenza, con il suggerimento alla prudenza nell'annunciare proclami, dovrebbe valere ancor più nel campo delle previsioni economiche e di mercato, dove domina, come è noto, l'incertezza. Lo stesso Keynes sosteneva che "il prevedibile non si avvera mai e l'imprevisto sempre".Nel campo dei media sono innumerevoli gli esempi di previsioni errate e di falsi annunci su presunte svolte rivoluzionarie. Molti pseudostrateghi avevano preconizzato, a titolo di esempio, la fine della radio e del cinema con l'avvento della televisione, il declino di quest'ultima con la nascita dell'home video, la rottamazione alla fine degli anni Ottanta della "vecchia" televisione a seguito del "rivoluzionario" sistema della tv ad alta definizione, più recentemente la marginalizzazione progressiva della tv generalista, come tipologia di offerta e come modello incentrato sulla pubblicità, a vantaggio delle varie forme di televisione a pagamento.È inutile ricordare che l'evoluzione del sistema ha sempre determinato l'integrazione tra i vari mezzi di comunicazione e che, in molti casi, le previsioni non sono state rispettate (la stessa tv generalista, in un mercato maturo come quello USA, pur perdendo quote, non ha smesso di macinare utili), mentre una quantità non indifferente di risorse è stata inutilmente impegnata e dispersa in irrealistici progetti.Pur con tutte le cautele suggerite da questa doverosa premessa, non si può non rilevare che il sistema televisivo, in tutti i Paesi, si trovi di fronte a una svolta, essendo in una fase di passaggio tra due "epoche" televisive. Vi è infatti la percezione, se non la sicurezza da parte dei più, che l'attuale modello televisivo sia in una fase declinante, avendo perso anche le energie e le capacità di un tempo; nel contempo appare incerto e nebuloso l'approdo finale di un nuovo modello di cui si intravedono solo i contorni.In effetti la televisione non è più il luogo tranquillo di un tempo. E forse proprio questa tranquillità molti rimpiangono. Così era la tv del monopolio pubblico, dichiaratamente pedagogica, di buona qualità e molto rispettosa del pubblico. Lo stesso periodo iniziale, molto più dinamico, della concorrenza tra pubblico e privato negli anni Ottanta si è caratterizzato per le forti spinte innovative nel linguaggio ideativo e produttivo. Ora, alla tranquillità di quei periodi, è subentrata una forte turbolenza. Cerchiamo quindi di capire le tendenze di fondo del sistema televisivo così da individuarne i percorsi più ragionevolmente possibili.Sono tre, a mio parere, i grandi vettori portanti di una profonda modificazione della televisione. Primo: la tv, come tutto il sistema delle comunicazioni di massa, assume sempre più i connotati e le peculiarità di un vero e proprio mercato. Secondo: si assiste da alcuni anni allo sbriciolarsi dei confini nazionali. Il terzo elemento di rottura con il passato è la forte turbolenza tecnologica. (Archivio Selexi) L'avvertenza che l'anno 2000 non era altro che quello successivo al 1999 serve all'autore per ricordare che:
RISPOSTA   Domanda difficile Leggere il brano e rispondere a ogni quesito solo in base alle informazioni contenute (esplicitamente oimplicitamente) nel brano e non in base a quanto il candidato eventualmente conosca sull'argomento.  Erano gli albori del 1900 quando Richard Sears, un giovane capostazione americano, si ritrovò proprietario di una spedizione di orologi d'oro non reclamata. Si fece allora una domanda più che logica: "Chi può avere bisogno di conoscere l'ora esatta in qualsiasi momento?". "Altri capistazione" fu l'ovvia risposta. Preparò una lista di nominativi, spedì loro una lettera e riuscì a vendere tutti gli orologi. Era nato il marketing di nicchia.Dopo aver scoperto, ciascuno per suo conto, le potenzialità della vendita tramite la posta, Sears e Aaron Montgomery Ward lanciarono i primi cataloghi di vendita per corrispondenza.Nel 1910 Sears comprese che, se voleva dare un rapido sviluppo alla sua attività di vendita per corrispondenza, doveva concedere crediti al suo mercato primario, gli agricoltori, in modo che questi potessero fare acquisti anche nei mesi tra un raccolto e l'altro. Con il lancio della prima carta di credito Sears, le vendite andarono alle stelle.Si dovette attendere fino agli anni Cinquanta perché venissero introdotte la Diners Club e l'American Express. La Visa e la Master Card arrivarono alcuni decenni dopo, seguite dalla Discover Card.Alla fine degli anni Cinquanta, gli Stati Uniti registrarono l'avvio di un altro boom, gli annunci stampa con coupon ("direct response"), grazie alla nascita delle edizioni regionali. Per la prima volta gli inserzionisti potevano condurre test sulle riviste a larga tiratura con un investimento ridotto rispetto a quello della tiratura nazionale. Nello stesso decennio vennero introdotte le cartoline inserite nelle riviste che, rispetto ai coupon stampati nelle pagine, aumentarono la risposta fino al 600%.Nel 1965 entrarono in scena gli inserti nei quotidiani, che per la prima volta permisero di ottenere la stessa qualità di stampa di un "direct mail." Esattamente un anno dopo, nel 1966, fu introdotto il servizio telefonico gratuito con il "numero verde", che facilitò l'espansione di un'industria completamente nuova: il telemarketing.Anche gli anni Ottanta sono stati caratterizzati da un gran numero di innovazioni. Le videocassette sono diventate un mezzo di "direct response", mentre alla televisione tradizionale si è affiancata quella via cavo, un mezzo ancora più dinamico. Poi si è aggiunto il fax, mentre le trasmissioni finalizzate all'acquisto da casa si sono rapidamente diffuse, registrando vendite per miliardi di dollari.I personal computer sono diventati mezzi interattivi, mentre i servizi di informazione on-line, quali Comp-U-Serve e Prodigy, sono diventati parti ormai integranti dello stile di vita della computer generation. (Archivio Selexi) La Discover Card fece la sua comparsa:
RISPOSTA   Domanda difficile Leggere il brano e rispondere a ogni quesito solo in base alle informazioni contenute (esplicitamente oimplicitamente) nel brano e non in base a quanto il candidato eventualmente conosca sull'argomento.  Erano gli albori del 1900 quando Richard Sears, un giovane capostazione americano, si ritrovò proprietario di una spedizione di orologi d'oro non reclamata. Si fece allora una domanda più che logica: "Chi può avere bisogno di conoscere l'ora esatta in qualsiasi momento?". "Altri capistazione" fu l'ovvia risposta. Preparò una lista di nominativi, spedì loro una lettera e riuscì a vendere tutti gli orologi. Era nato il marketing di nicchia.Dopo aver scoperto, ciascuno per suo conto, le potenzialità della vendita tramite la posta, Sears e Aaron Montgomery Ward lanciarono i primi cataloghi di vendita per corrispondenza.Nel 1910 Sears comprese che, se voleva dare un rapido sviluppo alla sua attività di vendita per corrispondenza, doveva concedere crediti al suo mercato primario, gli agricoltori, in modo che questi potessero fare acquisti anche nei mesi tra un raccolto e l'altro. Con il lancio della prima carta di credito Sears, le vendite andarono alle stelle.Si dovette attendere fino agli anni Cinquanta perché venissero introdotte la Diners Club e l'American Express. La Visa e la Master Card arrivarono alcuni decenni dopo, seguite dalla Discover Card.Alla fine degli anni Cinquanta, gli Stati Uniti registrarono l'avvio di un altro boom, gli annunci stampa con coupon ("direct response"), grazie alla nascita delle edizioni regionali. Per la prima volta gli inserzionisti potevano condurre test sulle riviste a larga tiratura con un investimento ridotto rispetto a quello della tiratura nazionale. Nello stesso decennio vennero introdotte le cartoline inserite nelle riviste che, rispetto ai coupon stampati nelle pagine, aumentarono la risposta fino al 600%.Nel 1965 entrarono in scena gli inserti nei quotidiani, che per la prima volta permisero di ottenere la stessa qualità di stampa di un "direct mail." Esattamente un anno dopo, nel 1966, fu introdotto il servizio telefonico gratuito con il "numero verde", che facilitò l'espansione di un'industria completamente nuova: il telemarketing.Anche gli anni Ottanta sono stati caratterizzati da un gran numero di innovazioni. Le videocassette sono diventate un mezzo di "direct response", mentre alla televisione tradizionale si è affiancata quella via cavo, un mezzo ancora più dinamico. Poi si è aggiunto il fax, mentre le trasmissioni finalizzate all'acquisto da casa si sono rapidamente diffuse, registrando vendite per miliardi di dollari.I personal computer sono diventati mezzi interattivi, mentre i servizi di informazione on-line, quali Comp-U-Serve e Prodigy, sono diventati parti ormai integranti dello stile di vita della computer generation. (Archivio Selexi) Gli inserti dei quotidiani avevano il vantaggio di:
RISPOSTA   Domanda difficile Leggere il brano e rispondere a ogni quesito solo in base alle informazioni contenute (esplicitamente oimplicitamente) nel brano e non in base a quanto il candidato eventualmente conosca sull'argomento.  Ermes aveva fama di essere il più ingegnoso fra gli dei, e certo fu anche il più precoce di tutti i neonati. Appena deposto nella culla, si divincolò dalle fasce, si rizzò sui piedini e uscì a respirare l'aria fresca. Vide una tartaruga nell'erba, e la salutò con garbo: "Salve, amabile creatura, compagna delle danze, amica dei banchetti! È una gioia vederti: che bel giocattolo!". Ma nelle gentili parole si celava un presagio minaccioso poiché, con la rapidità di un genio, il dio bambino aveva compreso la futura funzione di quello splendido guscio. Egli lo afferrò e ne tolse la polpa, vi tese una pelle di bue, fissò due bracci congiunti da una traversa, e applicò al guscio sette corde fatte con budello di pecora, intonandole in armonia. Aveva inventato la cetra; e si mise a cantare, accompagnando la voce a quel dolce suono. Poi gli venne un formidabile appetito, e per saziarlo rapì le mandrie di Apollo; ma costui prese malissimo la prodezza di quell'insolente bambino. Ermes dovette placare la sua ira con il dono del nuovo strumento; e da allora Apollo è il dio della musica, che suscita "la gioia, l'amore e il dolce sonno". Così l'"Inno omerico a Ermes" narra il mito, collegando la scoperta della musica con l'invenzione dello strumento musicale. I trattatisti antichi preferivano identificare il primo strumento nella voce umana, da cui in seguito sarebbero derivati per imitazione tutti gli altri. Saffo invoca la sua cetra ("chelys", propriamente "tartaruga") perché "diventi parlante"; e Platone paragona la voce di Socrate a quella del flauto. Ma fino dai tempi più remoti l'accompagnamento strumentale era ritenuto una necessità imprescindibile per l'esecuzione della poesia, tanto che una volta Archiloco, in mancanza di un citaredo, imitò il suono della cetra con il ritornello onomatopeico "ténella". D'altro lato, altrettanto antico era l'uso di composizioni per strumenti assolo; e ancora una volta il precedente ricorre in un episodio del mito, allorché Atena imitò con il flauto il pianto delle Gorgoni immortali sulla loro sorella mortale Medusa, decapitata da Perseo. La dea fece dono di questa musica agli uomini perché la possedessero per sempre; e Pindaro la ascoltò dal flautista Mida di Agrigento in un concorso musicale, lasciandone fulgida memoria nel carme composto per celebrare la vittoria dell'artista, la "XII Pitica".La cetra e il flauto sono gli esemplari tipici delle due famiglie, a corda e a fiato, in cui i musicologi greci suddividevano gli strumenti; mentre non tutti sono d'accordo nell'introdurre un terzo gruppo per gli strumenti a percussione, considerati affini a quelli a corda poiché in entrambi i casi il suono era prodotto da un contatto. Ma accanto a questo sistema fondamentale esistevano altri criteri di classificazione: in base all'altezza dei suoni prodotti, oppure mediante l'opposizione di "maschile" e "femminile" in rapporto al carattere dell'intonazione, o secondo l'origine indigena o straniera, o secondo l'uso che distingueva fra gli strumenti di città e di campagna, da convito o da guerra.Molte cose sappiamo della musica greca; ma dai rari testi corredati di notazioni musicali non riusciamo a ricostruirne il suono. A fomentare questo rimpianto contribuisce la consapevolezza del ruolo centrale che la musica occupava nella vita dei Greci. Non soltanto essa valeva come autonoma emozione artistica, e come imprescindibile complemento del testo nella poesia lirica e nel teatro tragico e comico; ma il suo primato si affidava anche ai significati religiosi ed etici, psicologici ed educativi, che nella cultura greca erano attribuiti all'esperienza musicale.Nel complesso dei "Moralia" di Plutarco rientra un opuscolo di dubbia attribuzione, ma certamente di buona attendibilità, in cui si trattano sia la storia della musica antica sia gli ardui problemi teorici e tecnici di un'arte che era pervenuta a un formidabile livello di complessità. (Archivio Selexi) L'autore del brano mostra di avere numerose conoscenze di:
RISPOSTA   Domanda difficile Leggere il brano e rispondere a ogni quesito solo in base alle informazioni contenute (esplicitamente oimplicitamente) nel brano e non in base a quanto il candidato eventualmente conosca sull'argomento.  Ermes aveva fama di essere il più ingegnoso fra gli dei, e certo fu anche il più precoce di tutti i neonati. Appena deposto nella culla, si divincolò dalle fasce, si rizzò sui piedini e uscì a respirare l'aria fresca. Vide una tartaruga nell'erba, e la salutò con garbo: "Salve, amabile creatura, compagna delle danze, amica dei banchetti! È una gioia vederti: che bel giocattolo!". Ma nelle gentili parole si celava un presagio minaccioso poiché, con la rapidità di un genio, il dio bambino aveva compreso la futura funzione di quello splendido guscio. Egli lo afferrò e ne tolse la polpa, vi tese una pelle di bue, fissò due bracci congiunti da una traversa, e applicò al guscio sette corde fatte con budello di pecora, intonandole in armonia. Aveva inventato la cetra; e si mise a cantare, accompagnando la voce a quel dolce suono. Poi gli venne un formidabile appetito, e per saziarlo rapì le mandrie di Apollo; ma costui prese malissimo la prodezza di quell'insolente bambino. Ermes dovette placare la sua ira con il dono del nuovo strumento; e da allora Apollo è il dio della musica, che suscita "la gioia, l'amore e il dolce sonno". Così l'"Inno omerico a Ermes" narra il mito, collegando la scoperta della musica con l'invenzione dello strumento musicale. I trattatisti antichi preferivano identificare il primo strumento nella voce umana, da cui in seguito sarebbero derivati per imitazione tutti gli altri. Saffo invoca la sua cetra ("chelys", propriamente "tartaruga") perché "diventi parlante"; e Platone paragona la voce di Socrate a quella del flauto. Ma fino dai tempi più remoti l'accompagnamento strumentale era ritenuto una necessità imprescindibile per l'esecuzione della poesia, tanto che una volta Archiloco, in mancanza di un citaredo, imitò il suono della cetra con il ritornello onomatopeico "ténella". D'altro lato, altrettanto antico era l'uso di composizioni per strumenti assolo; e ancora una volta il precedente ricorre in un episodio del mito, allorché Atena imitò con il flauto il pianto delle Gorgoni immortali sulla loro sorella mortale Medusa, decapitata da Perseo. La dea fece dono di questa musica agli uomini perché la possedessero per sempre; e Pindaro la ascoltò dal flautista Mida di Agrigento in un concorso musicale, lasciandone fulgida memoria nel carme composto per celebrare la vittoria dell'artista, la "XII Pitica".La cetra e il flauto sono gli esemplari tipici delle due famiglie, a corda e a fiato, in cui i musicologi greci suddividevano gli strumenti; mentre non tutti sono d'accordo nell'introdurre un terzo gruppo per gli strumenti a percussione, considerati affini a quelli a corda poiché in entrambi i casi il suono era prodotto da un contatto. Ma accanto a questo sistema fondamentale esistevano altri criteri di classificazione: in base all'altezza dei suoni prodotti, oppure mediante l'opposizione di "maschile" e "femminile" in rapporto al carattere dell'intonazione, o secondo l'origine indigena o straniera, o secondo l'uso che distingueva fra gli strumenti di città e di campagna, da convito o da guerra.Molte cose sappiamo della musica greca; ma dai rari testi corredati di notazioni musicali non riusciamo a ricostruirne il suono. A fomentare questo rimpianto contribuisce la consapevolezza del ruolo centrale che la musica occupava nella vita dei Greci. Non soltanto essa valeva come autonoma emozione artistica, e come imprescindibile complemento del testo nella poesia lirica e nel teatro tragico e comico; ma il suo primato si affidava anche ai significati religiosi ed etici, psicologici ed educativi, che nella cultura greca erano attribuiti all'esperienza musicale.Nel complesso dei "Moralia" di Plutarco rientra un opuscolo di dubbia attribuzione, ma certamente di buona attendibilità, in cui si trattano sia la storia della musica antica sia gli ardui problemi teorici e tecnici di un'arte che era pervenuta a un formidabile livello di complessità. (Archivio Selexi) Il brano riporta tutte le seguenti affermazioni tranne una. Quale?
RISPOSTA   Domanda difficile Leggere il brano e rispondere a ogni quesito solo in base alle informazioni contenute (esplicitamente oimplicitamente) nel brano e non in base a quanto il candidato eventualmente conosca sull'argomento.  Ermes aveva fama di essere il più ingegnoso fra gli dei, e certo fu anche il più precoce di tutti i neonati. Appena deposto nella culla, si divincolò dalle fasce, si rizzò sui piedini e uscì a respirare l'aria fresca. Vide una tartaruga nell'erba, e la salutò con garbo: "Salve, amabile creatura, compagna delle danze, amica dei banchetti! È una gioia vederti: che bel giocattolo!". Ma nelle gentili parole si celava un presagio minaccioso poiché, con la rapidità di un genio, il dio bambino aveva compreso la futura funzione di quello splendido guscio. Egli lo afferrò e ne tolse la polpa, vi tese una pelle di bue, fissò due bracci congiunti da una traversa, e applicò al guscio sette corde fatte con budello di pecora, intonandole in armonia. Aveva inventato la cetra; e si mise a cantare, accompagnando la voce a quel dolce suono. Poi gli venne un formidabile appetito, e per saziarlo rapì le mandrie di Apollo; ma costui prese malissimo la prodezza di quell'insolente bambino. Ermes dovette placare la sua ira con il dono del nuovo strumento; e da allora Apollo è il dio della musica, che suscita "la gioia, l'amore e il dolce sonno". Così l'"Inno omerico a Ermes" narra il mito, collegando la scoperta della musica con l'invenzione dello strumento musicale. I trattatisti antichi preferivano identificare il primo strumento nella voce umana, da cui in seguito sarebbero derivati per imitazione tutti gli altri. Saffo invoca la sua cetra ("chelys", propriamente "tartaruga") perché "diventi parlante"; e Platone paragona la voce di Socrate a quella del flauto. Ma fino dai tempi più remoti l'accompagnamento strumentale era ritenuto una necessità imprescindibile per l'esecuzione della poesia, tanto che una volta Archiloco, in mancanza di un citaredo, imitò il suono della cetra con il ritornello onomatopeico "ténella". D'altro lato, altrettanto antico era l'uso di composizioni per strumenti assolo; e ancora una volta il precedente ricorre in un episodio del mito, allorché Atena imitò con il flauto il pianto delle Gorgoni immortali sulla loro sorella mortale Medusa, decapitata da Perseo. La dea fece dono di questa musica agli uomini perché la possedessero per sempre; e Pindaro la ascoltò dal flautista Mida di Agrigento in un concorso musicale, lasciandone fulgida memoria nel carme composto per celebrare la vittoria dell'artista, la "XII Pitica".La cetra e il flauto sono gli esemplari tipici delle due famiglie, a corda e a fiato, in cui i musicologi greci suddividevano gli strumenti; mentre non tutti sono d'accordo nell'introdurre un terzo gruppo per gli strumenti a percussione, considerati affini a quelli a corda poiché in entrambi i casi il suono era prodotto da un contatto. Ma accanto a questo sistema fondamentale esistevano altri criteri di classificazione: in base all'altezza dei suoni prodotti, oppure mediante l'opposizione di "maschile" e "femminile" in rapporto al carattere dell'intonazione, o secondo l'origine indigena o straniera, o secondo l'uso che distingueva fra gli strumenti di città e di campagna, da convito o da guerra.Molte cose sappiamo della musica greca; ma dai rari testi corredati di notazioni musicali non riusciamo a ricostruirne il suono. A fomentare questo rimpianto contribuisce la consapevolezza del ruolo centrale che la musica occupava nella vita dei Greci. Non soltanto essa valeva come autonoma emozione artistica, e come imprescindibile complemento del testo nella poesia lirica e nel teatro tragico e comico; ma il suo primato si affidava anche ai significati religiosi ed etici, psicologici ed educativi, che nella cultura greca erano attribuiti all'esperienza musicale.Nel complesso dei "Moralia" di Plutarco rientra un opuscolo di dubbia attribuzione, ma certamente di buona attendibilità, in cui si trattano sia la storia della musica antica sia gli ardui problemi teorici e tecnici di un'arte che era pervenuta a un formidabile livello di complessità. (Archivio Selexi) Lo scopo dell'autore del brano è:
RISPOSTA   Domanda difficile Leggere il brano e rispondere a ogni quesito solo in base alle informazioni contenute (esplicitamente oimplicitamente) nel brano e non in base a quanto il candidato eventualmente conosca sull'argomento.  Ermes aveva fama di essere il più ingegnoso fra gli dei, e certo fu anche il più precoce di tutti i neonati. Appena deposto nella culla, si divincolò dalle fasce, si rizzò sui piedini e uscì a respirare l'aria fresca. Vide una tartaruga nell'erba, e la salutò con garbo: "Salve, amabile creatura, compagna delle danze, amica dei banchetti! È una gioia vederti: che bel giocattolo!". Ma nelle gentili parole si celava un presagio minaccioso poiché, con la rapidità di un genio, il dio bambino aveva compreso la futura funzione di quello splendido guscio. Egli lo afferrò e ne tolse la polpa, vi tese una pelle di bue, fissò due bracci congiunti da una traversa, e applicò al guscio sette corde fatte con budello di pecora, intonandole in armonia. Aveva inventato la cetra; e si mise a cantare, accompagnando la voce a quel dolce suono. Poi gli venne un formidabile appetito, e per saziarlo rapì le mandrie di Apollo; ma costui prese malissimo la prodezza di quell'insolente bambino. Ermes dovette placare la sua ira con il dono del nuovo strumento; e da allora Apollo è il dio della musica, che suscita "la gioia, l'amore e il dolce sonno". Così l'"Inno omerico a Ermes" narra il mito, collegando la scoperta della musica con l'invenzione dello strumento musicale. I trattatisti antichi preferivano identificare il primo strumento nella voce umana, da cui in seguito sarebbero derivati per imitazione tutti gli altri. Saffo invoca la sua cetra ("chelys", propriamente "tartaruga") perché "diventi parlante"; e Platone paragona la voce di Socrate a quella del flauto. Ma fino dai tempi più remoti l'accompagnamento strumentale era ritenuto una necessità imprescindibile per l'esecuzione della poesia, tanto che una volta Archiloco, in mancanza di un citaredo, imitò il suono della cetra con il ritornello onomatopeico "ténella". D'altro lato, altrettanto antico era l'uso di composizioni per strumenti assolo; e ancora una volta il precedente ricorre in un episodio del mito, allorché Atena imitò con il flauto il pianto delle Gorgoni immortali sulla loro sorella mortale Medusa, decapitata da Perseo. La dea fece dono di questa musica agli uomini perché la possedessero per sempre; e Pindaro la ascoltò dal flautista Mida di Agrigento in un concorso musicale, lasciandone fulgida memoria nel carme composto per celebrare la vittoria dell'artista, la "XII Pitica".La cetra e il flauto sono gli esemplari tipici delle due famiglie, a corda e a fiato, in cui i musicologi greci suddividevano gli strumenti; mentre non tutti sono d'accordo nell'introdurre un terzo gruppo per gli strumenti a percussione, considerati affini a quelli a corda poiché in entrambi i casi il suono era prodotto da un contatto. Ma accanto a questo sistema fondamentale esistevano altri criteri di classificazione: in base all'altezza dei suoni prodotti, oppure mediante l'opposizione di "maschile" e "femminile" in rapporto al carattere dell'intonazione, o secondo l'origine indigena o straniera, o secondo l'uso che distingueva fra gli strumenti di città e di campagna, da convito o da guerra.Molte cose sappiamo della musica greca; ma dai rari testi corredati di notazioni musicali non riusciamo a ricostruirne il suono. A fomentare questo rimpianto contribuisce la consapevolezza del ruolo centrale che la musica occupava nella vita dei Greci. Non soltanto essa valeva come autonoma emozione artistica, e come imprescindibile complemento del testo nella poesia lirica e nel teatro tragico e comico; ma il suo primato si affidava anche ai significati religiosi ed etici, psicologici ed educativi, che nella cultura greca erano attribuiti all'esperienza musicale.Nel complesso dei "Moralia" di Plutarco rientra un opuscolo di dubbia attribuzione, ma certamente di buona attendibilità, in cui si trattano sia la storia della musica antica sia gli ardui problemi teorici e tecnici di un'arte che era pervenuta a un formidabile livello di complessità. (Archivio Selexi) In base a quanto scritto nel brano, quale opera letteraria fornisce preziose informazioni sulla storia della musica antica e sulle problematiche a essa connesse?
RISPOSTA   Domanda difficile Leggere il brano e rispondere a ogni quesito solo in base alle informazioni contenute (esplicitamente oimplicitamente) nel brano e non in base a quanto il candidato eventualmente conosca sull'argomento.  Ermes aveva fama di essere il più ingegnoso fra gli dei, e certo fu anche il più precoce di tutti i neonati. Appena deposto nella culla, si divincolò dalle fasce, si rizzò sui piedini e uscì a respirare l'aria fresca. Vide una tartaruga nell'erba, e la salutò con garbo: "Salve, amabile creatura, compagna delle danze, amica dei banchetti! È una gioia vederti: che bel giocattolo!". Ma nelle gentili parole si celava un presagio minaccioso poiché, con la rapidità di un genio, il dio bambino aveva compreso la futura funzione di quello splendido guscio. Egli lo afferrò e ne tolse la polpa, vi tese una pelle di bue, fissò due bracci congiunti da una traversa, e applicò al guscio sette corde fatte con budello di pecora, intonandole in armonia. Aveva inventato la cetra; e si mise a cantare, accompagnando la voce a quel dolce suono. Poi gli venne un formidabile appetito, e per saziarlo rapì le mandrie di Apollo; ma costui prese malissimo la prodezza di quell'insolente bambino. Ermes dovette placare la sua ira con il dono del nuovo strumento; e da allora Apollo è il dio della musica, che suscita "la gioia, l'amore e il dolce sonno". Così l'"Inno omerico a Ermes" narra il mito, collegando la scoperta della musica con l'invenzione dello strumento musicale. I trattatisti antichi preferivano identificare il primo strumento nella voce umana, da cui in seguito sarebbero derivati per imitazione tutti gli altri. Saffo invoca la sua cetra ("chelys", propriamente "tartaruga") perché "diventi parlante"; e Platone paragona la voce di Socrate a quella del flauto. Ma fino dai tempi più remoti l'accompagnamento strumentale era ritenuto una necessità imprescindibile per l'esecuzione della poesia, tanto che una volta Archiloco, in mancanza di un citaredo, imitò il suono della cetra con il ritornello onomatopeico "ténella". D'altro lato, altrettanto antico era l'uso di composizioni per strumenti assolo; e ancora una volta il precedente ricorre in un episodio del mito, allorché Atena imitò con il flauto il pianto delle Gorgoni immortali sulla loro sorella mortale Medusa, decapitata da Perseo. La dea fece dono di questa musica agli uomini perché la possedessero per sempre; e Pindaro la ascoltò dal flautista Mida di Agrigento in un concorso musicale, lasciandone fulgida memoria nel carme composto per celebrare la vittoria dell'artista, la "XII Pitica".La cetra e il flauto sono gli esemplari tipici delle due famiglie, a corda e a fiato, in cui i musicologi greci suddividevano gli strumenti; mentre non tutti sono d'accordo nell'introdurre un terzo gruppo per gli strumenti a percussione, considerati affini a quelli a corda poiché in entrambi i casi il suono era prodotto da un contatto. Ma accanto a questo sistema fondamentale esistevano altri criteri di classificazione: in base all'altezza dei suoni prodotti, oppure mediante l'opposizione di "maschile" e "femminile" in rapporto al carattere dell'intonazione, o secondo l'origine indigena o straniera, o secondo l'uso che distingueva fra gli strumenti di città e di campagna, da convito o da guerra.Molte cose sappiamo della musica greca; ma dai rari testi corredati di notazioni musicali non riusciamo a ricostruirne il suono. A fomentare questo rimpianto contribuisce la consapevolezza del ruolo centrale che la musica occupava nella vita dei Greci. Non soltanto essa valeva come autonoma emozione artistica, e come imprescindibile complemento del testo nella poesia lirica e nel teatro tragico e comico; ma il suo primato si affidava anche ai significati religiosi ed etici, psicologici ed educativi, che nella cultura greca erano attribuiti all'esperienza musicale.Nel complesso dei "Moralia" di Plutarco rientra un opuscolo di dubbia attribuzione, ma certamente di buona attendibilità, in cui si trattano sia la storia della musica antica sia gli ardui problemi teorici e tecnici di un'arte che era pervenuta a un formidabile livello di complessità. (Archivio Selexi) Secondo quanto sostenuto nel brano, è impossibile per noi ricostruire:
RISPOSTA   Domanda difficile Leggere il brano e rispondere a ogni quesito solo in base alle informazioni contenute (esplicitamente oimplicitamente) nel brano e non in base a quanto il candidato eventualmente conosca sull'argomento.  Fabrizio si buttò giù per le scale, poi, arrivato sulla piazza, si mise a correre. Era appena arrivato davanti al castello di suo padre che il campanile suonò le dieci. Ogni colpo gli echeggiava dentro, a mettergli addosso uno strano turbamento. Si fermò. Voleva riflettere, anzi, voleva lasciarsi andare alla commozione che la vista di quella casa, guardata con tanta freddezza il giorno prima, gli ispirava adesso. Un rumore di passi venne a risvegliarlo dalle sue fantasticherie. Si guardò intorno. Era in mezzo a quattro gendarmi. Fabrizio aveva intorno alla cintura due ottime pistole appena caricate. Alzò il cane. Il rumore attirò l'attenzione dei gendarmi, gli fece correre il rischio di essere arrestato. Era in pericolo e decise che avrebbe sparato per primo. Per fortuna, i gendarmi, che stavano girando per il paese a far chiudere le osterie, non si erano certo dimostrati insensibili alle premure che gli erano state usate in molti di quei simpatici locali, e così non furono molto pronti a fare il loro dovere. (Archivio Selexi) I gendarmi non arrestano prontamente Fabrizio perché:
RISPOSTA   Domanda difficile Leggere il brano e rispondere a ogni quesito solo in base alle informazioni contenute (esplicitamente oimplicitamente) nel brano e non in base a quanto il candidato eventualmente conosca sull'argomento.  Fabrizio si buttò giù per le scale, poi, arrivato sulla piazza, si mise a correre. Era appena arrivato davanti al castello di suo padre che il campanile suonò le dieci. Ogni colpo gli echeggiava dentro, a mettergli addosso uno strano turbamento. Si fermò. Voleva riflettere, anzi, voleva lasciarsi andare alla commozione che la vista di quella casa, guardata con tanta freddezza il giorno prima, gli ispirava adesso. Un rumore di passi venne a risvegliarlo dalle sue fantasticherie. Si guardò intorno. Era in mezzo a quattro gendarmi. Fabrizio aveva intorno alla cintura due ottime pistole appena caricate. Alzò il cane. Il rumore attirò l'attenzione dei gendarmi, gli fece correre il rischio di essere arrestato. Era in pericolo e decise che avrebbe sparato per primo. Per fortuna, i gendarmi, che stavano girando per il paese a far chiudere le osterie, non si erano certo dimostrati insensibili alle premure che gli erano state usate in molti di quei simpatici locali, e così non furono molto pronti a fare il loro dovere. (Archivio Selexi) La vista del castello paterno suscita in Fabrizio:

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