Tutte le domande del quiz : Branitratto da:Guardia di Finanza Quiz - 631 allievi marescialli 2018 (90° corso) Concorso pubblico, per titoli ed esami, per 631 allievi marescialli 2018  Esercitati su questo Quiz  |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Molte persone utilizzano mascherine quando sono in giro per strada nelle città inquinate, sperando in questo modo di ripararsi dalle polveri sottili, ma l'efficacia di questa soluzione è discussa da molto tempo. Un utilizzo scorretto di maschere non adeguate può essere molto pericoloso, perché induce le persone a frequentare luoghi più inquinati convinte di avere la necessaria protezione.Le mascherine semirigide di carta � quelle contro la comune polvere, per intendersi � non riparano dalle PM10 e forniscono una protezione trascurabile dal particolato di diametro maggiore. Lo stesso vale per le maschere che coprono naso e bocca con un tassello di tessuto, simili a quelle utilizzate in ambito sanitario: servono per evitare di disperdere saliva, muco o particelle di sangue quando si è ammalati, non per prevenire l'inalazione [1] di polveri sottili. Un test condotto tempo fa a Hong Kong, una città che deve fare spesso i conti con l'alto inquinamento, ha dimostrato che le mascherine semplici (di solito di polipropilene) filtrano poco l'aria dagli inquinanti con diametro più piccolo.Il problema non è solo legato al tipo di maschera, ma anche al modo in cui viene indossata. Per avere un minimo di efficacia, bocca e naso devono essere completamente isolati dall'esterno: non ci devono essere fessure e i margini della mascherina devono essere totalmente a contatto con la pelle. È una condizione minima per avere un po' di protezione, che comunque si raggiunge soltanto con maschere più avanzate rispetto a quelle classiche di carta o semplice tessuto.Chi ha già problemi respiratori deve comunque fare attenzione all'utilizzo delle mascherine, considerato che di solito rendono più faticosa la respirazione e in alcuni casi potrebbero rivelarsi meno utili del previsto: chi ha malattie respiratorie croniche può chiedere consiglio al proprio medico di famiglia, che per queste cose è meglio del Post. Gli altri consigli per i giorni di grande inquinamento dell'aria sono legati al buonsenso: evitare i luoghi più trafficati nelle ore di punta, fare corse e passeggiate nelle ore in cui ci sono meno automobili in circolazione, cambiare l'aria in casa preferibilmente di notte e non di giorno. Infine ricordarsi che le polveri più dannose per la salute non si vedono a occhio nudo, quindi ci sono anche se non le vediamo. (da: "Le mascherine anti-smog funzionano?", Ilpost.it) Quale di queste affermazioni si può intuire dalla lettura del testo? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Molte persone utilizzano mascherine quando sono in giro per strada nelle città inquinate, sperando in questo modo di ripararsi dalle polveri sottili, ma l'efficacia di questa soluzione è discussa da molto tempo. Un utilizzo scorretto di maschere non adeguate può essere molto pericoloso, perché induce le persone a frequentare luoghi più inquinati convinte di avere la necessaria protezione.Le mascherine semirigide di carta � quelle contro la comune polvere, per intendersi � non riparano dalle PM10 e forniscono una protezione trascurabile dal particolato di diametro maggiore. Lo stesso vale per le maschere che coprono naso e bocca con un tassello di tessuto, simili a quelle utilizzate in ambito sanitario: servono per evitare di disperdere saliva, muco o particelle di sangue quando si è ammalati, non per prevenire l'inalazione [1] di polveri sottili. Un test condotto tempo fa a Hong Kong, una città che deve fare spesso i conti con l'alto inquinamento, ha dimostrato che le mascherine semplici (di solito di polipropilene) filtrano poco l'aria dagli inquinanti con diametro più piccolo.Il problema non è solo legato al tipo di maschera, ma anche al modo in cui viene indossata. Per avere un minimo di efficacia, bocca e naso devono essere completamente isolati dall'esterno: non ci devono essere fessure e i margini della mascherina devono essere totalmente a contatto con la pelle. È una condizione minima per avere un po' di protezione, che comunque si raggiunge soltanto con maschere più avanzate rispetto a quelle classiche di carta o semplice tessuto.Chi ha già problemi respiratori deve comunque fare attenzione all'utilizzo delle mascherine, considerato che di solito rendono più faticosa la respirazione e in alcuni casi potrebbero rivelarsi meno utili del previsto: chi ha malattie respiratorie croniche può chiedere consiglio al proprio medico di famiglia, che per queste cose è meglio del Post. Gli altri consigli per i giorni di grande inquinamento dell'aria sono legati al buonsenso: evitare i luoghi più trafficati nelle ore di punta, fare corse e passeggiate nelle ore in cui ci sono meno automobili in circolazione, cambiare l'aria in casa preferibilmente di notte e non di giorno. Infine ricordarsi che le polveri più dannose per la salute non si vedono a occhio nudo, quindi ci sono anche se non le vediamo. (da: "Le mascherine anti-smog funzionano?", Ilpost.it) Quale di queste affermazioni si può intuire dalla lettura del testo? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Molte persone utilizzano mascherine quando sono in giro per strada nelle città inquinate, sperando in questo modo di ripararsi dalle polveri sottili, ma l'efficacia di questa soluzione è discussa da molto tempo. Un utilizzo scorretto di maschere non adeguate può essere molto pericoloso, perché induce le persone a frequentare luoghi più inquinati convinte di avere la necessaria protezione.Le mascherine semirigide di carta � quelle contro la comune polvere, per intendersi � non riparano dalle PM10 e forniscono una protezione trascurabile dal particolato di diametro maggiore. Lo stesso vale per le maschere che coprono naso e bocca con un tassello di tessuto, simili a quelle utilizzate in ambito sanitario: servono per evitare di disperdere saliva, muco o particelle di sangue quando si è ammalati, non per prevenire l'inalazione [1] di polveri sottili. Un test condotto tempo fa a Hong Kong, una città che deve fare spesso i conti con l'alto inquinamento, ha dimostrato che le mascherine semplici (di solito di polipropilene) filtrano poco l'aria dagli inquinanti con diametro più piccolo.Il problema non è solo legato al tipo di maschera, ma anche al modo in cui viene indossata. Per avere un minimo di efficacia, bocca e naso devono essere completamente isolati dall'esterno: non ci devono essere fessure e i margini della mascherina devono essere totalmente a contatto con la pelle. È una condizione minima per avere un po' di protezione, che comunque si raggiunge soltanto con maschere più avanzate rispetto a quelle classiche di carta o semplice tessuto.Chi ha già problemi respiratori deve comunque fare attenzione all'utilizzo delle mascherine, considerato che di solito rendono più faticosa la respirazione e in alcuni casi potrebbero rivelarsi meno utili del previsto: chi ha malattie respiratorie croniche può chiedere consiglio al proprio medico di famiglia, che per queste cose è meglio del Post. Gli altri consigli per i giorni di grande inquinamento dell'aria sono legati al buonsenso: evitare i luoghi più trafficati nelle ore di punta, fare corse e passeggiate nelle ore in cui ci sono meno automobili in circolazione, cambiare l'aria in casa preferibilmente di notte e non di giorno. Infine ricordarsi che le polveri più dannose per la salute non si vedono a occhio nudo, quindi ci sono anche se non le vediamo. (da: "Le mascherine anti-smog funzionano?", Ilpost.it) Qual è il significato del termine "inalazione" [1] che si trova nel testo? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Molte persone utilizzano mascherine quando sono in giro per strada nelle città inquinate, sperando in questo modo di ripararsi dalle polveri sottili, ma l'efficacia di questa soluzione è discussa da molto tempo. Un utilizzo scorretto di maschere non adeguate può essere molto pericoloso, perché induce le persone a frequentare luoghi più inquinati convinte di avere la necessaria protezione.Le mascherine semirigide di carta � quelle contro la comune polvere, per intendersi � non riparano dalle PM10 e forniscono una protezione trascurabile dal particolato di diametro maggiore. Lo stesso vale per le maschere che coprono naso e bocca con un tassello di tessuto, simili a quelle utilizzate in ambito sanitario: servono per evitare di disperdere saliva, muco o particelle di sangue quando si è ammalati, non per prevenire l'inalazione [1] di polveri sottili. Un test condotto tempo fa a Hong Kong, una città che deve fare spesso i conti con l'alto inquinamento, ha dimostrato che le mascherine semplici (di solito di polipropilene) filtrano poco l'aria dagli inquinanti con diametro più piccolo.Il problema non è solo legato al tipo di maschera, ma anche al modo in cui viene indossata. Per avere un minimo di efficacia, bocca e naso devono essere completamente isolati dall'esterno: non ci devono essere fessure e i margini della mascherina devono essere totalmente a contatto con la pelle. È una condizione minima per avere un po' di protezione, che comunque si raggiunge soltanto con maschere più avanzate rispetto a quelle classiche di carta o semplice tessuto.Chi ha già problemi respiratori deve comunque fare attenzione all'utilizzo delle mascherine, considerato che di solito rendono più faticosa la respirazione e in alcuni casi potrebbero rivelarsi meno utili del previsto: chi ha malattie respiratorie croniche può chiedere consiglio al proprio medico di famiglia, che per queste cose è meglio del Post. Gli altri consigli per i giorni di grande inquinamento dell'aria sono legati al buonsenso: evitare i luoghi più trafficati nelle ore di punta, fare corse e passeggiate nelle ore in cui ci sono meno automobili in circolazione, cambiare l'aria in casa preferibilmente di notte e non di giorno. Infine ricordarsi che le polveri più dannose per la salute non si vedono a occhio nudo, quindi ci sono anche se non le vediamo. (da: "Le mascherine anti-smog funzionano?", Ilpost.it) Quale di queste affermazioni si può intuire dalla lettura del testo? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Molte persone utilizzano mascherine quando sono in giro per strada nelle città inquinate, sperando in questo modo di ripararsi dalle polveri sottili, ma l'efficacia di questa soluzione è discussa da molto tempo. Un utilizzo scorretto di maschere non adeguate può essere molto pericoloso, perché induce le persone a frequentare luoghi più inquinati convinte di avere la necessaria protezione.Le mascherine semirigide di carta � quelle contro la comune polvere, per intendersi � non riparano dalle PM10 e forniscono una protezione trascurabile dal particolato di diametro maggiore. Lo stesso vale per le maschere che coprono naso e bocca con un tassello di tessuto, simili a quelle utilizzate in ambito sanitario: servono per evitare di disperdere saliva, muco o particelle di sangue quando si è ammalati, non per prevenire l'inalazione [1] di polveri sottili. Un test condotto tempo fa a Hong Kong, una città che deve fare spesso i conti con l'alto inquinamento, ha dimostrato che le mascherine semplici (di solito di polipropilene) filtrano poco l'aria dagli inquinanti con diametro più piccolo.Il problema non è solo legato al tipo di maschera, ma anche al modo in cui viene indossata. Per avere un minimo di efficacia, bocca e naso devono essere completamente isolati dall'esterno: non ci devono essere fessure e i margini della mascherina devono essere totalmente a contatto con la pelle. È una condizione minima per avere un po' di protezione, che comunque si raggiunge soltanto con maschere più avanzate rispetto a quelle classiche di carta o semplice tessuto.Chi ha già problemi respiratori deve comunque fare attenzione all'utilizzo delle mascherine, considerato che di solito rendono più faticosa la respirazione e in alcuni casi potrebbero rivelarsi meno utili del previsto: chi ha malattie respiratorie croniche può chiedere consiglio al proprio medico di famiglia, che per queste cose è meglio del Post. Gli altri consigli per i giorni di grande inquinamento dell'aria sono legati al buonsenso: evitare i luoghi più trafficati nelle ore di punta, fare corse e passeggiate nelle ore in cui ci sono meno automobili in circolazione, cambiare l'aria in casa preferibilmente di notte e non di giorno. Infine ricordarsi che le polveri più dannose per la salute non si vedono a occhio nudo, quindi ci sono anche se non le vediamo. (da: "Le mascherine anti-smog funzionano?", Ilpost.it) Quale di queste affermazioni si può intuire dalla lettura del testo? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Nata nel 2014 dalla mente del comico Raphael Bob-Waksberg per Netflix, Bojack Horseman è una delle serie televisive più apprezzabili del momento, cinica e a tratti struggente, che nel corso delle sue (finora) tre stagioni ha registrato un crescendo qualitativo sorprendente per un prodotto di animazione. La trama è semplice: Bojack Horseman è un cavallo di mezza età che passa le giornate nella sua villa a Hollywood, guardando i dvd di Horsin' around, la sit-com degli anni '90 che lo rese famoso. Finito nel dimenticatoio, cerca di riacquistare popolarità ingaggiando la ghost writer Diane per scrivere la sua autobiografia, ma il suo atteggiamento autodistruttivo lo porta a precipitare sempre più in basso. Attorno a lui troviamo personaggi che non brillano per essere dei vincenti (uno sfaticato che vive sul suo divano, la sua agente in perenne crisi sentimentale e professionale, il suo editore con tendenze suicide, etc.), ma le loro fisime esistenziali impallidiscono di fronte all'irrefrenabile caos emotivo di Bojack [1]. Ecco il maggiore pregio di Bojack Horseman: racconta le avventure di un fallito, un alcolizzato depresso e narciso che distrugge tutto ciò che tocca, e che nonostante le deprecabili azioni che compie, ci appare vicino. Bojack mette in luce la parte più oscura e inaccettabile della nostra interiorità, quella che a volte ci fa sentire dei perdenti, degli inetti. Bojack non è mai maturato, rifiuta obblighi e doveri, mendica amore e attenzione, in buona sostanza è un adolescente problematico. Ossessionato dal passato glorioso � peraltro un passato televisivo, cioè finto � egli sogna disperatamente una vita da sit-com, mostrando tutta la fragilità di chi ha paura di prendersi la responsabilità di vivere come un adulto, di chi si comporta in modo sciocco e infantile (in inglese, to horse around [2], appunto). Mettendo nello stesso tempo a nudo le ipocrisie di Hollywood e della nostra società così ossessionata da un'immagine perfetta di sé, Bojack Horseman ci ricorda quanto sia doloroso il battesimo nella vita adulta. E quanto sia difficile, e raro di questi tempi, volere bene a se stessi. (Da: milanox.eu) Raphael Bob-Waksberg è: |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Nata nel 2014 dalla mente del comico Raphael Bob-Waksberg per Netflix, Bojack Horseman è una delle serie televisive più apprezzabili del momento, cinica e a tratti struggente, che nel corso delle sue (finora) tre stagioni ha registrato un crescendo qualitativo sorprendente per un prodotto di animazione. La trama è semplice: Bojack Horseman è un cavallo di mezza età che passa le giornate nella sua villa a Hollywood, guardando i dvd di Horsin' around, la sit-com degli anni '90 che lo rese famoso. Finito nel dimenticatoio, cerca di riacquistare popolarità ingaggiando la ghost writer Diane per scrivere la sua autobiografia, ma il suo atteggiamento autodistruttivo lo porta a precipitare sempre più in basso. Attorno a lui troviamo personaggi che non brillano per essere dei vincenti (uno sfaticato che vive sul suo divano, la sua agente in perenne crisi sentimentale e professionale, il suo editore con tendenze suicide, etc.), ma le loro fisime esistenziali impallidiscono di fronte all'irrefrenabile caos emotivo di Bojack [1]. Ecco il maggiore pregio di Bojack Horseman: racconta le avventure di un fallito, un alcolizzato depresso e narciso che distrugge tutto ciò che tocca, e che nonostante le deprecabili azioni che compie, ci appare vicino. Bojack mette in luce la parte più oscura e inaccettabile della nostra interiorità, quella che a volte ci fa sentire dei perdenti, degli inetti. Bojack non è mai maturato, rifiuta obblighi e doveri, mendica amore e attenzione, in buona sostanza è un adolescente problematico. Ossessionato dal passato glorioso � peraltro un passato televisivo, cioè finto � egli sogna disperatamente una vita da sit-com, mostrando tutta la fragilità di chi ha paura di prendersi la responsabilità di vivere come un adulto, di chi si comporta in modo sciocco e infantile (in inglese, to horse around [2], appunto). Mettendo nello stesso tempo a nudo le ipocrisie di Hollywood e della nostra società così ossessionata da un'immagine perfetta di sé, Bojack Horseman ci ricorda quanto sia doloroso il battesimo nella vita adulta. E quanto sia difficile, e raro di questi tempi, volere bene a se stessi. (Da: milanox.eu) Secondo l'autore del brano, Bojack Horseman è: |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Nata nel 2014 dalla mente del comico Raphael Bob-Waksberg per Netflix, Bojack Horseman è una delle serie televisive più apprezzabili del momento, cinica e a tratti struggente, che nel corso delle sue (finora) tre stagioni ha registrato un crescendo qualitativo sorprendente per un prodotto di animazione. La trama è semplice: Bojack Horseman è un cavallo di mezza età che passa le giornate nella sua villa a Hollywood, guardando i dvd di Horsin' around, la sit-com degli anni '90 che lo rese famoso. Finito nel dimenticatoio, cerca di riacquistare popolarità ingaggiando la ghost writer Diane per scrivere la sua autobiografia, ma il suo atteggiamento autodistruttivo lo porta a precipitare sempre più in basso. Attorno a lui troviamo personaggi che non brillano per essere dei vincenti (uno sfaticato che vive sul suo divano, la sua agente in perenne crisi sentimentale e professionale, il suo editore con tendenze suicide, etc.), ma le loro fisime esistenziali impallidiscono di fronte all'irrefrenabile caos emotivo di Bojack [1]. Ecco il maggiore pregio di Bojack Horseman: racconta le avventure di un fallito, un alcolizzato depresso e narciso che distrugge tutto ciò che tocca, e che nonostante le deprecabili azioni che compie, ci appare vicino. Bojack mette in luce la parte più oscura e inaccettabile della nostra interiorità, quella che a volte ci fa sentire dei perdenti, degli inetti. Bojack non è mai maturato, rifiuta obblighi e doveri, mendica amore e attenzione, in buona sostanza è un adolescente problematico. Ossessionato dal passato glorioso � peraltro un passato televisivo, cioè finto � egli sogna disperatamente una vita da sit-com, mostrando tutta la fragilità di chi ha paura di prendersi la responsabilità di vivere come un adulto, di chi si comporta in modo sciocco e infantile (in inglese, to horse around [2], appunto). Mettendo nello stesso tempo a nudo le ipocrisie di Hollywood e della nostra società così ossessionata da un'immagine perfetta di sé, Bojack Horseman ci ricorda quanto sia doloroso il battesimo nella vita adulta. E quanto sia difficile, e raro di questi tempi, volere bene a se stessi. (Da: milanox.eu) Bojack Horseman: |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Nata nel 2014 dalla mente del comico Raphael Bob-Waksberg per Netflix, Bojack Horseman è una delle serie televisive più apprezzabili del momento, cinica e a tratti struggente, che nel corso delle sue (finora) tre stagioni ha registrato un crescendo qualitativo sorprendente per un prodotto di animazione. La trama è semplice: Bojack Horseman è un cavallo di mezza età che passa le giornate nella sua villa a Hollywood, guardando i dvd di Horsin' around, la sit-com degli anni '90 che lo rese famoso. Finito nel dimenticatoio, cerca di riacquistare popolarità ingaggiando la ghost writer Diane per scrivere la sua autobiografia, ma il suo atteggiamento autodistruttivo lo porta a precipitare sempre più in basso. Attorno a lui troviamo personaggi che non brillano per essere dei vincenti (uno sfaticato che vive sul suo divano, la sua agente in perenne crisi sentimentale e professionale, il suo editore con tendenze suicide, etc.), ma le loro fisime esistenziali impallidiscono di fronte all'irrefrenabile caos emotivo di Bojack [1]. Ecco il maggiore pregio di Bojack Horseman: racconta le avventure di un fallito, un alcolizzato depresso e narciso che distrugge tutto ciò che tocca, e che nonostante le deprecabili azioni che compie, ci appare vicino. Bojack mette in luce la parte più oscura e inaccettabile della nostra interiorità, quella che a volte ci fa sentire dei perdenti, degli inetti. Bojack non è mai maturato, rifiuta obblighi e doveri, mendica amore e attenzione, in buona sostanza è un adolescente problematico. Ossessionato dal passato glorioso � peraltro un passato televisivo, cioè finto � egli sogna disperatamente una vita da sit-com, mostrando tutta la fragilità di chi ha paura di prendersi la responsabilità di vivere come un adulto, di chi si comporta in modo sciocco e infantile (in inglese, to horse around [2], appunto). Mettendo nello stesso tempo a nudo le ipocrisie di Hollywood e della nostra società così ossessionata da un'immagine perfetta di sé, Bojack Horseman ci ricorda quanto sia doloroso il battesimo nella vita adulta. E quanto sia difficile, e raro di questi tempi, volere bene a se stessi. (Da: milanox.eu) Che cosa significa l'espressione inglese "to horse around" [2]? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Nata nel 2014 dalla mente del comico Raphael Bob-Waksberg per Netflix, Bojack Horseman è una delle serie televisive più apprezzabili del momento, cinica e a tratti struggente, che nel corso delle sue (finora) tre stagioni ha registrato un crescendo qualitativo sorprendente per un prodotto di animazione. La trama è semplice: Bojack Horseman è un cavallo di mezza età che passa le giornate nella sua villa a Hollywood, guardando i dvd di Horsin' around, la sit-com degli anni '90 che lo rese famoso. Finito nel dimenticatoio, cerca di riacquistare popolarità ingaggiando la ghost writer Diane per scrivere la sua autobiografia, ma il suo atteggiamento autodistruttivo lo porta a precipitare sempre più in basso. Attorno a lui troviamo personaggi che non brillano per essere dei vincenti (uno sfaticato che vive sul suo divano, la sua agente in perenne crisi sentimentale e professionale, il suo editore con tendenze suicide, etc.), ma le loro fisime esistenziali impallidiscono di fronte all'irrefrenabile caos emotivo di Bojack [1]. Ecco il maggiore pregio di Bojack Horseman: racconta le avventure di un fallito, un alcolizzato depresso e narciso che distrugge tutto ciò che tocca, e che nonostante le deprecabili azioni che compie, ci appare vicino. Bojack mette in luce la parte più oscura e inaccettabile della nostra interiorità, quella che a volte ci fa sentire dei perdenti, degli inetti. Bojack non è mai maturato, rifiuta obblighi e doveri, mendica amore e attenzione, in buona sostanza è un adolescente problematico. Ossessionato dal passato glorioso � peraltro un passato televisivo, cioè finto � egli sogna disperatamente una vita da sit-com, mostrando tutta la fragilità di chi ha paura di prendersi la responsabilità di vivere come un adulto, di chi si comporta in modo sciocco e infantile (in inglese, to horse around [2], appunto). Mettendo nello stesso tempo a nudo le ipocrisie di Hollywood e della nostra società così ossessionata da un'immagine perfetta di sé, Bojack Horseman ci ricorda quanto sia doloroso il battesimo nella vita adulta. E quanto sia difficile, e raro di questi tempi, volere bene a se stessi. (Da: milanox.eu) Che cosa significa che le fisime esistenziali dei personaggi secondari di Bojack Horseman "impallidiscono di fronte all'irrefrenabile caos emotivo di Bojack" [1]? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Negli anni della riduzione a provincia della Macedonia (149 a.C.) e della distruzione di Corinto e di Cartagine (146 a.C.), lo storico greco Polibio di Megalopoli, legato alla famiglia degli Scipioni e pienamente partecipe dell'ideologia dell'élite aristocratica che allora guidava Roma, poteva ritenere il regime romano il migliore tra quelli succedutisi nella storia, in quanto esso, grazie alla cosiddetta "costituzione mista", avrebbe armonicamente fuso i tre regimi "sani" della trattatistica [1] politica classica, cioè monarchia, aristocrazie e democrazia, e quindi anche i vantaggi che ciascuna di quelle forme di governo garantiva: la decisionalità nei momenti critici della guerra, tipica della monarchia, era consentita dall'istituto "diarchico" dei consoli; la "saggezza" e la "moralità" espresse nelle scelte dei "migliori", cioè degli aristocratici, erano rappresentate dal senato; ed infine la possibilità da parte del popolo di esprimere le proprie esigenze era realizzata attraverso i comizi e i tribuni della plebe. Secondo Polibio insomma la "costituzione mista" romana consentiva che le peculiarità di ciascuna forma di governo si realizzassero senza prevaricazioni dell'interesse di una parte dello Stato, cioè, nei termini della trattatistica aristotelica, senza che ciascuna delle tre forme "sane" di governo degenerasse nella corrispondente forma "malata" (tirannide, oligarchia, oclocrazia), degenerazione che altrove Polibio considera ineluttabile perché insita nella natura stessa delle costituzioni, secondo la teoria dell'anaciclòsi (secondo la quale ogni Stato attraversa le sei fasi, alternatamente sane e malate, secondo l'ordine monarchia-tirannide, aristocrazia-oligarchia, democrazia-olocrazia). (Da: G. Agnello, A. Orlando, "La crisi della repubblica romana", G. B. Palumbo Editore) Stando al brano proposto qual è la definizione del termine "trattatistica" [1]? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Negli anni della riduzione a provincia della Macedonia (149 a.C.) e della distruzione di Corinto e di Cartagine (146 a.C.), lo storico greco Polibio di Megalopoli, legato alla famiglia degli Scipioni e pienamente partecipe dell'ideologia dell'élite aristocratica che allora guidava Roma, poteva ritenere il regime romano il migliore tra quelli succedutisi nella storia, in quanto esso, grazie alla cosiddetta "costituzione mista", avrebbe armonicamente fuso i tre regimi "sani" della trattatistica [1] politica classica, cioè monarchia, aristocrazie e democrazia, e quindi anche i vantaggi che ciascuna di quelle forme di governo garantiva: la decisionalità nei momenti critici della guerra, tipica della monarchia, era consentita dall'istituto "diarchico" dei consoli; la "saggezza" e la "moralità" espresse nelle scelte dei "migliori", cioè degli aristocratici, erano rappresentate dal senato; ed infine la possibilità da parte del popolo di esprimere le proprie esigenze era realizzata attraverso i comizi e i tribuni della plebe. Secondo Polibio insomma la "costituzione mista" romana consentiva che le peculiarità di ciascuna forma di governo si realizzassero senza prevaricazioni dell'interesse di una parte dello Stato, cioè, nei termini della trattatistica aristotelica, senza che ciascuna delle tre forme "sane" di governo degenerasse nella corrispondente forma "malata" (tirannide, oligarchia, oclocrazia), degenerazione che altrove Polibio considera ineluttabile perché insita nella natura stessa delle costituzioni, secondo la teoria dell'anaciclòsi (secondo la quale ogni Stato attraversa le sei fasi, alternatamente sane e malate, secondo l'ordine monarchia-tirannide, aristocrazia-oligarchia, democrazia-olocrazia). (Da: G. Agnello, A. Orlando, "La crisi della repubblica romana", G. B. Palumbo Editore) Stando al brano proposto, cosa si intende per "costituzione mista"? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Negli anni della riduzione a provincia della Macedonia (149 a.C.) e della distruzione di Corinto e di Cartagine (146 a.C.), lo storico greco Polibio di Megalopoli, legato alla famiglia degli Scipioni e pienamente partecipe dell'ideologia dell'élite aristocratica che allora guidava Roma, poteva ritenere il regime romano il migliore tra quelli succedutisi nella storia, in quanto esso, grazie alla cosiddetta "costituzione mista", avrebbe armonicamente fuso i tre regimi "sani" della trattatistica [1] politica classica, cioè monarchia, aristocrazie e democrazia, e quindi anche i vantaggi che ciascuna di quelle forme di governo garantiva: la decisionalità nei momenti critici della guerra, tipica della monarchia, era consentita dall'istituto "diarchico" dei consoli; la "saggezza" e la "moralità" espresse nelle scelte dei "migliori", cioè degli aristocratici, erano rappresentate dal senato; ed infine la possibilità da parte del popolo di esprimere le proprie esigenze era realizzata attraverso i comizi e i tribuni della plebe. Secondo Polibio insomma la "costituzione mista" romana consentiva che le peculiarità di ciascuna forma di governo si realizzassero senza prevaricazioni dell'interesse di una parte dello Stato, cioè, nei termini della trattatistica aristotelica, senza che ciascuna delle tre forme "sane" di governo degenerasse nella corrispondente forma "malata" (tirannide, oligarchia, oclocrazia), degenerazione che altrove Polibio considera ineluttabile perché insita nella natura stessa delle costituzioni, secondo la teoria dell'anaciclòsi (secondo la quale ogni Stato attraversa le sei fasi, alternatamente sane e malate, secondo l'ordine monarchia-tirannide, aristocrazia-oligarchia, democrazia-olocrazia). (Da: G. Agnello, A. Orlando, "La crisi della repubblica romana", G. B. Palumbo Editore) Qual è l'argomento principale del brano? |
RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Negli anni della riduzione a provincia della Macedonia (149 a.C.) e della distruzione di Corinto e di Cartagine (146 a.C.), lo storico greco Polibio di Megalopoli, legato alla famiglia degli Scipioni e pienamente partecipe dell'ideologia dell'élite aristocratica che allora guidava Roma, poteva ritenere il regime romano il migliore tra quelli succedutisi nella storia, in quanto esso, grazie alla cosiddetta "costituzione mista", avrebbe armonicamente fuso i tre regimi "sani" della trattatistica [1] politica classica, cioè monarchia, aristocrazie e democrazia, e quindi anche i vantaggi che ciascuna di quelle forme di governo garantiva: la decisionalità nei momenti critici della guerra, tipica della monarchia, era consentita dall'istituto "diarchico" dei consoli; la "saggezza" e la "moralità" espresse nelle scelte dei "migliori", cioè degli aristocratici, erano rappresentate dal senato; ed infine la possibilità da parte del popolo di esprimere le proprie esigenze era realizzata attraverso i comizi e i tribuni della plebe. Secondo Polibio insomma la "costituzione mista" romana consentiva che le peculiarità di ciascuna forma di governo si realizzassero senza prevaricazioni dell'interesse di una parte dello Stato, cioè, nei termini della trattatistica aristotelica, senza che ciascuna delle tre forme "sane" di governo degenerasse nella corrispondente forma "malata" (tirannide, oligarchia, oclocrazia), degenerazione che altrove Polibio considera ineluttabile perché insita nella natura stessa delle costituzioni, secondo la teoria dell'anaciclòsi (secondo la quale ogni Stato attraversa le sei fasi, alternatamente sane e malate, secondo l'ordine monarchia-tirannide, aristocrazia-oligarchia, democrazia-olocrazia). (Da: G. Agnello, A. Orlando, "La crisi della repubblica romana", G. B. Palumbo Editore) Quale delle seguenti affermazioni NON è deducibile dal brano? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Negli anni della riduzione a provincia della Macedonia (149 a.C.) e della distruzione di Corinto e di Cartagine (146 a.C.), lo storico greco Polibio di Megalopoli, legato alla famiglia degli Scipioni e pienamente partecipe dell'ideologia dell'élite aristocratica che allora guidava Roma, poteva ritenere il regime romano il migliore tra quelli succedutisi nella storia, in quanto esso, grazie alla cosiddetta "costituzione mista", avrebbe armonicamente fuso i tre regimi "sani" della trattatistica [1] politica classica, cioè monarchia, aristocrazie e democrazia, e quindi anche i vantaggi che ciascuna di quelle forme di governo garantiva: la decisionalità nei momenti critici della guerra, tipica della monarchia, era consentita dall'istituto "diarchico" dei consoli; la "saggezza" e la "moralità" espresse nelle scelte dei "migliori", cioè degli aristocratici, erano rappresentate dal senato; ed infine la possibilità da parte del popolo di esprimere le proprie esigenze era realizzata attraverso i comizi e i tribuni della plebe. Secondo Polibio insomma la "costituzione mista" romana consentiva che le peculiarità di ciascuna forma di governo si realizzassero senza prevaricazioni dell'interesse di una parte dello Stato, cioè, nei termini della trattatistica aristotelica, senza che ciascuna delle tre forme "sane" di governo degenerasse nella corrispondente forma "malata" (tirannide, oligarchia, oclocrazia), degenerazione che altrove Polibio considera ineluttabile perché insita nella natura stessa delle costituzioni, secondo la teoria dell'anaciclòsi (secondo la quale ogni Stato attraversa le sei fasi, alternatamente sane e malate, secondo l'ordine monarchia-tirannide, aristocrazia-oligarchia, democrazia-olocrazia). (Da: G. Agnello, A. Orlando, "La crisi della repubblica romana", G. B. Palumbo Editore) Quale delle seguenti affermazioni è deducibile dal brano? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Negli ultimi 50 anni la povertà nel mondo, nel complesso, è diminuita più rapidamente che nei 500 anni precedenti. Nei Paesi in via di sviluppo dal 1960 a oggi, si sono raggiunti risultati importanti riducendo la povertà estrema, il tasso di mortalità infantile, il numero di bambini senza accesso alla scuola primaria, le famiglie rurali senza accesso all'acqua potabile. Si tratta di risultati importanti, che confermano come la comunità internazionale disponga delle risorse materiali e intellettuali per ridurre drasticamente la povertà in meno di una generazione.L'indice di sviluppo umano, ottenuto misurando la speranza di vita alla nascita, l'alfabetizzazione e il reddito procapite, ha consentito dal 1990 di misurare la povertà in un'ottica più completa rispetto a un semplice indicatore quale il reddito pro capite. Negli ultimi 20 anni l'ISU è migliorato nella maggior parte delle regioni. Ma i dati aggregati nascondono in verità gli squilibri interni e sociali divenuti più acuti in molti Paesi del mondo. Nella maggior parte dei casi si è poveri soprattutto se si è donne e se si vive in ambiente rurale. Per superare la povertà, affermano numerosi studi, non è sufficiente inseguire la pura crescita economica. Dove si arriva a disporre di maggiori risorse, dovranno poi essere i policy maker a compiere le scelte che aiutino a ridistribuire le ricchezze e favorire lo sviluppo sociale.Inoltre, la povertà va misurata senza perdere di vista la sua relatività. Si è infatti "poveri" a seconda del contesto nel quale ci si trova e dei beni dei quali si ha bisogno per condurre una vita considerata normale. Perciò esistono fasce povere anche nei Paesi ricchi, sebbene questi poveri abbiano redditi superiori a quelli di chi è povero nei Paesi in via di sviluppo.Il punto nodale è che, con forme e intensità variabili, la crisi sociale tocca tutti i Paesi e la polarizzazione tra ricchi e poveri si approfondisce in modo drammatico sia a livello internazionale che all'interno delle singole Nazioni. Quali sono le cause di questa situazione? In generale si fanno sentire, tanto al nord quanto al sud, gli effetti della globalizzazione economica, nella quale il predominio delle multinazionali ha portato a una straordinaria concentrazione di ricchezza e di potere, mentre una fetta consistente della popolazione mondiale è tagliata fuori dai meccanismi capitalisti, impossibilitata a migliorare la propria condizione nel breve periodo e destinata all'emarginazione definitiva. (Rielaborato da: S. Pochettino, A. Berruti, "Dizionario del cittadino del mondo", Emi) Rispetto al problema della povertà nel mondo, dalla lettura del brano si apprende che: |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Negli ultimi 50 anni la povertà nel mondo, nel complesso, è diminuita più rapidamente che nei 500 anni precedenti. Nei Paesi in via di sviluppo dal 1960 a oggi, si sono raggiunti risultati importanti riducendo la povertà estrema, il tasso di mortalità infantile, il numero di bambini senza accesso alla scuola primaria, le famiglie rurali senza accesso all'acqua potabile. Si tratta di risultati importanti, che confermano come la comunità internazionale disponga delle risorse materiali e intellettuali per ridurre drasticamente la povertà in meno di una generazione.L'indice di sviluppo umano, ottenuto misurando la speranza di vita alla nascita, l'alfabetizzazione e il reddito procapite, ha consentito dal 1990 di misurare la povertà in un'ottica più completa rispetto a un semplice indicatore quale il reddito pro capite. Negli ultimi 20 anni l'ISU è migliorato nella maggior parte delle regioni. Ma i dati aggregati nascondono in verità gli squilibri interni e sociali divenuti più acuti in molti Paesi del mondo. Nella maggior parte dei casi si è poveri soprattutto se si è donne e se si vive in ambiente rurale. Per superare la povertà, affermano numerosi studi, non è sufficiente inseguire la pura crescita economica. Dove si arriva a disporre di maggiori risorse, dovranno poi essere i policy maker a compiere le scelte che aiutino a ridistribuire le ricchezze e favorire lo sviluppo sociale.Inoltre, la povertà va misurata senza perdere di vista la sua relatività. Si è infatti "poveri" a seconda del contesto nel quale ci si trova e dei beni dei quali si ha bisogno per condurre una vita considerata normale. Perciò esistono fasce povere anche nei Paesi ricchi, sebbene questi poveri abbiano redditi superiori a quelli di chi è povero nei Paesi in via di sviluppo.Il punto nodale è che, con forme e intensità variabili, la crisi sociale tocca tutti i Paesi e la polarizzazione tra ricchi e poveri si approfondisce in modo drammatico sia a livello internazionale che all'interno delle singole Nazioni. Quali sono le cause di questa situazione? In generale si fanno sentire, tanto al nord quanto al sud, gli effetti della globalizzazione economica, nella quale il predominio delle multinazionali ha portato a una straordinaria concentrazione di ricchezza e di potere, mentre una fetta consistente della popolazione mondiale è tagliata fuori dai meccanismi capitalisti, impossibilitata a migliorare la propria condizione nel breve periodo e destinata all'emarginazione definitiva. (Rielaborato da: S. Pochettino, A. Berruti, "Dizionario del cittadino del mondo", Emi) Cos'è l'indice di sviluppo umano (ISU)? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Negli ultimi 50 anni la povertà nel mondo, nel complesso, è diminuita più rapidamente che nei 500 anni precedenti. Nei Paesi in via di sviluppo dal 1960 a oggi, si sono raggiunti risultati importanti riducendo la povertà estrema, il tasso di mortalità infantile, il numero di bambini senza accesso alla scuola primaria, le famiglie rurali senza accesso all'acqua potabile. Si tratta di risultati importanti, che confermano come la comunità internazionale disponga delle risorse materiali e intellettuali per ridurre drasticamente la povertà in meno di una generazione.L'indice di sviluppo umano, ottenuto misurando la speranza di vita alla nascita, l'alfabetizzazione e il reddito procapite, ha consentito dal 1990 di misurare la povertà in un'ottica più completa rispetto a un semplice indicatore quale il reddito pro capite. Negli ultimi 20 anni l'ISU è migliorato nella maggior parte delle regioni. Ma i dati aggregati nascondono in verità gli squilibri interni e sociali divenuti più acuti in molti Paesi del mondo. Nella maggior parte dei casi si è poveri soprattutto se si è donne e se si vive in ambiente rurale. Per superare la povertà, affermano numerosi studi, non è sufficiente inseguire la pura crescita economica. Dove si arriva a disporre di maggiori risorse, dovranno poi essere i policy maker a compiere le scelte che aiutino a ridistribuire le ricchezze e favorire lo sviluppo sociale.Inoltre, la povertà va misurata senza perdere di vista la sua relatività. Si è infatti "poveri" a seconda del contesto nel quale ci si trova e dei beni dei quali si ha bisogno per condurre una vita considerata normale. Perciò esistono fasce povere anche nei Paesi ricchi, sebbene questi poveri abbiano redditi superiori a quelli di chi è povero nei Paesi in via di sviluppo.Il punto nodale è che, con forme e intensità variabili, la crisi sociale tocca tutti i Paesi e la polarizzazione tra ricchi e poveri si approfondisce in modo drammatico sia a livello internazionale che all'interno delle singole Nazioni. Quali sono le cause di questa situazione? In generale si fanno sentire, tanto al nord quanto al sud, gli effetti della globalizzazione economica, nella quale il predominio delle multinazionali ha portato a una straordinaria concentrazione di ricchezza e di potere, mentre una fetta consistente della popolazione mondiale è tagliata fuori dai meccanismi capitalisti, impossibilitata a migliorare la propria condizione nel breve periodo e destinata all'emarginazione definitiva. (Rielaborato da: S. Pochettino, A. Berruti, "Dizionario del cittadino del mondo", Emi) Perché, secondo quanto affermato nel brano, la povertà è un concetto relativo? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Negli ultimi 50 anni la povertà nel mondo, nel complesso, è diminuita più rapidamente che nei 500 anni precedenti. Nei Paesi in via di sviluppo dal 1960 a oggi, si sono raggiunti risultati importanti riducendo la povertà estrema, il tasso di mortalità infantile, il numero di bambini senza accesso alla scuola primaria, le famiglie rurali senza accesso all'acqua potabile. Si tratta di risultati importanti, che confermano come la comunità internazionale disponga delle risorse materiali e intellettuali per ridurre drasticamente la povertà in meno di una generazione.L'indice di sviluppo umano, ottenuto misurando la speranza di vita alla nascita, l'alfabetizzazione e il reddito procapite, ha consentito dal 1990 di misurare la povertà in un'ottica più completa rispetto a un semplice indicatore quale il reddito pro capite. Negli ultimi 20 anni l'ISU è migliorato nella maggior parte delle regioni. Ma i dati aggregati nascondono in verità gli squilibri interni e sociali divenuti più acuti in molti Paesi del mondo. Nella maggior parte dei casi si è poveri soprattutto se si è donne e se si vive in ambiente rurale. Per superare la povertà, affermano numerosi studi, non è sufficiente inseguire la pura crescita economica. Dove si arriva a disporre di maggiori risorse, dovranno poi essere i policy maker a compiere le scelte che aiutino a ridistribuire le ricchezze e favorire lo sviluppo sociale.Inoltre, la povertà va misurata senza perdere di vista la sua relatività. Si è infatti "poveri" a seconda del contesto nel quale ci si trova e dei beni dei quali si ha bisogno per condurre una vita considerata normale. Perciò esistono fasce povere anche nei Paesi ricchi, sebbene questi poveri abbiano redditi superiori a quelli di chi è povero nei Paesi in via di sviluppo.Il punto nodale è che, con forme e intensità variabili, la crisi sociale tocca tutti i Paesi e la polarizzazione tra ricchi e poveri si approfondisce in modo drammatico sia a livello internazionale che all'interno delle singole Nazioni. Quali sono le cause di questa situazione? In generale si fanno sentire, tanto al nord quanto al sud, gli effetti della globalizzazione economica, nella quale il predominio delle multinazionali ha portato a una straordinaria concentrazione di ricchezza e di potere, mentre una fetta consistente della popolazione mondiale è tagliata fuori dai meccanismi capitalisti, impossibilitata a migliorare la propria condizione nel breve periodo e destinata all'emarginazione definitiva. (Rielaborato da: S. Pochettino, A. Berruti, "Dizionario del cittadino del mondo", Emi) Secondo gli autori del brano la globalizzazione ha qualche legame con la polarizzazione tra ricchi e poveri nel mondo? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Negli ultimi 50 anni la povertà nel mondo, nel complesso, è diminuita più rapidamente che nei 500 anni precedenti. Nei Paesi in via di sviluppo dal 1960 a oggi, si sono raggiunti risultati importanti riducendo la povertà estrema, il tasso di mortalità infantile, il numero di bambini senza accesso alla scuola primaria, le famiglie rurali senza accesso all'acqua potabile. Si tratta di risultati importanti, che confermano come la comunità internazionale disponga delle risorse materiali e intellettuali per ridurre drasticamente la povertà in meno di una generazione.L'indice di sviluppo umano, ottenuto misurando la speranza di vita alla nascita, l'alfabetizzazione e il reddito procapite, ha consentito dal 1990 di misurare la povertà in un'ottica più completa rispetto a un semplice indicatore quale il reddito pro capite. Negli ultimi 20 anni l'ISU è migliorato nella maggior parte delle regioni. Ma i dati aggregati nascondono in verità gli squilibri interni e sociali divenuti più acuti in molti Paesi del mondo. Nella maggior parte dei casi si è poveri soprattutto se si è donne e se si vive in ambiente rurale. Per superare la povertà, affermano numerosi studi, non è sufficiente inseguire la pura crescita economica. Dove si arriva a disporre di maggiori risorse, dovranno poi essere i policy maker a compiere le scelte che aiutino a ridistribuire le ricchezze e favorire lo sviluppo sociale.Inoltre, la povertà va misurata senza perdere di vista la sua relatività. Si è infatti "poveri" a seconda del contesto nel quale ci si trova e dei beni dei quali si ha bisogno per condurre una vita considerata normale. Perciò esistono fasce povere anche nei Paesi ricchi, sebbene questi poveri abbiano redditi superiori a quelli di chi è povero nei Paesi in via di sviluppo.Il punto nodale è che, con forme e intensità variabili, la crisi sociale tocca tutti i Paesi e la polarizzazione tra ricchi e poveri si approfondisce in modo drammatico sia a livello internazionale che all'interno delle singole Nazioni. Quali sono le cause di questa situazione? In generale si fanno sentire, tanto al nord quanto al sud, gli effetti della globalizzazione economica, nella quale il predominio delle multinazionali ha portato a una straordinaria concentrazione di ricchezza e di potere, mentre una fetta consistente della popolazione mondiale è tagliata fuori dai meccanismi capitalisti, impossibilitata a migliorare la propria condizione nel breve periodo e destinata all'emarginazione definitiva. (Rielaborato da: S. Pochettino, A. Berruti, "Dizionario del cittadino del mondo", Emi) Secondo quanto affermato nel brano, esistono studi che affermano che per superare la povertà non è sufficiente inseguire la pura crescita economica? |
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Leggere attentamente il seguente brano. Negli anni della riduzione a provincia della Macedonia (149 a.C.) e della distruzione di Corinto e di Cartagine (146 a.C.), lo storico greco Polibio di Megalopoli, legato alla famiglia degli Scipioni e pienamente partecipe dell'ideologia dell'élite aristocratica che allora guidava Roma, poteva ritenere il regime romano il migliore tra quelli succedutisi nella storia, in quanto esso, grazie alla cosiddetta "costituzione mista", avrebbe armonicamente fuso i tre regimi "sani" della trattatistica [1] politica classica, cioè monarchia, aristocrazie e democrazia, e quindi anche i vantaggi che ciascuna di quelle forme di governo garantiva: la decisionalità nei momenti critici della guerra, tipica della monarchia, era consentita dall'istituto "diarchico" dei consoli; la "saggezza" e la "moralità" espresse nelle scelte dei "migliori", cioè degli aristocratici, erano rappresentate dal senato; ed infine la possibilità da parte del popolo di esprimere le proprie esigenze era realizzata attraverso i comizi e i tribuni della plebe. Secondo Polibio insomma la "costituzione mista" romana consentiva che le peculiarità di ciascuna forma di governo si realizzassero senza prevaricazioni dell'interesse di una parte dello Stato, cioè, nei termini della trattatistica aristotelica, senza che ciascuna delle tre forme "sane" di governo degenerasse nella corrispondente forma "malata" (tirannide, oligarchia, oclocrazia), degenerazione che altrove Polibio considera ineluttabile perché insita nella natura stessa delle costituzioni, secondo la teoria dell'anaciclòsi (secondo la quale ogni Stato attraversa le sei fasi, alternatamente sane e malate, secondo l'ordine monarchia-tirannide, aristocrazia-oligarchia, democrazia-olocrazia). (Da: G. Agnello, A. Orlando, "La crisi della repubblica romana", G. B. Palumbo Editore) Quale delle seguenti affermazioni NON è deducibile dal brano?