Tutte le domande del quiz : Ragionamento critico verbaletratto da:Regione Campania Quiz - 2175 posti a tempo indeterminato - Nuovi concorsi per 950 laureati e 1225 diplomati a tempo indeterminato presso vari enti della Regione Campania  Esercitati su questo Quiz  |
| RISPOSTA   Può un software aiutarci a ridurre il consumo quotidiano di energia? La risposta arriva da Redwood City, cittadina in provincia di San Francisco sede, nei giorni scorsi, del Cleantech Open National Business Plan Competition, il concorso che da quattro anni a questa parte premia le invenzioni tecnologiche più eco-sostenibili. Dalla prima edizione del 2006 ad oggi, il Cleantech Open ha fatto emergere 125 team di ricerca che grazie ai finanziamenti e alla pubblicità ricevuta hanno portato a termine progetti interessanti e soprattutto utili. Da questi progetti sono nati 700 nuovi posti di lavoro, un po' come a dire che la tecnologia verde non fa bene solo all'ambiente ma anche all'economia. A vincere quest'anno è stata la EcoFactor, un'azienda specializzata in soluzioni personalizzate per il risparmio domestico di energia. Ha scavalcato i 278 concorrenti con un'idea semplice semplice ma utilissima: un software capace di regolare automaticamente il termostato di casa per ottenere ogni istante il maggior risparmio energetico alla miglior prestazione. Il premio consiste in un corposo assegno da 250mila dollari, naturalmente da reinvestire in altrettanti progetti verdi, accompagnato da nuovi uffici e servizi di consulenza gratuiti. L'economia: |
| RISPOSTA   Può un software aiutarci a ridurre il consumo quotidiano di energia? La risposta arriva da Redwood City, cittadina in provincia di San Francisco sede, nei giorni scorsi, del Cleantech Open National Business Plan Competition, il concorso che da quattro anni a questa parte premia le invenzioni tecnologiche più eco-sostenibili. Dalla prima edizione del 2006 ad oggi, il Cleantech Open ha fatto emergere 125 team di ricerca che grazie ai finanziamenti e alla pubblicità ricevuta hanno portato a termine progetti interessanti e soprattutto utili. Da questi progetti sono nati 700 nuovi posti di lavoro, un po' come a dire che la tecnologia verde non fa bene solo all'ambiente ma anche all'economia. A vincere quest'anno è stata la EcoFactor, un'azienda specializzata in soluzioni personalizzate per il risparmio domestico di energia. Ha scavalcato i 278 concorrenti con un'idea semplice semplice ma utilissima: un software capace di regolare automaticamente il termostato di casa per ottenere ogni istante il maggior risparmio energetico alla miglior prestazione. Il premio consiste in un corposo assegno da 250mila dollari, naturalmente da reinvestire in altrettanti progetti verdi, accompagnato da nuovi uffici e servizi di consulenza gratuiti. Redwood City: |
| RISPOSTA   Può un software aiutarci a ridurre il consumo quotidiano di energia? La risposta arriva da Redwood City, cittadina in provincia di San Francisco sede, nei giorni scorsi, del Cleantech Open National Business Plan Competition, il concorso che da quattro anni a questa parte premia le invenzioni tecnologiche più eco-sostenibili. Dalla prima edizione del 2006 ad oggi, il Cleantech Open ha fatto emergere 125 team di ricerca che grazie ai finanziamenti e alla pubblicità ricevuta hanno portato a termine progetti interessanti e soprattutto utili. Da questi progetti sono nati 700 nuovi posti di lavoro, un po' come a dire che la tecnologia verde non fa bene solo all'ambiente ma anche all'economia. A vincere quest'anno è stata la EcoFactor, un'azienda specializzata in soluzioni personalizzate per il risparmio domestico di energia. Ha scavalcato i 278 concorrenti con un'idea semplice semplice ma utilissima: un software capace di regolare automaticamente il termostato di casa per ottenere ogni istante il maggior risparmio energetico alla miglior prestazione. Il premio consiste in un corposo assegno da 250mila dollari, naturalmente da reinvestire in altrettanti progetti verdi, accompagnato da nuovi uffici e servizi di consulenza gratuiti. Il Cleantech Open National Business Plan Competition: |
| RISPOSTA   Può un software aiutarci a ridurre il consumo quotidiano di energia? La risposta arriva da Redwood City, cittadina in provincia di San Francisco sede, nei giorni scorsi, del Cleantech Open National Business Plan Competition, il concorso che da quattro anni a questa parte premia le invenzioni tecnologiche più eco-sostenibili. Dalla prima edizione del 2006 ad oggi, il Cleantech Open ha fatto emergere 125 team di ricerca che grazie ai finanziamenti e alla pubblicità ricevuta hanno portato a termine progetti interessanti e soprattutto utili. Da questi progetti sono nati 700 nuovi posti di lavoro, un po' come a dire che la tecnologia verde non fa bene solo all'ambiente ma anche all'economia. A vincere quest'anno è stata la EcoFactor, un'azienda specializzata in soluzioni personalizzate per il risparmio domestico di energia. Ha scavalcato i 278 concorrenti con un'idea semplice semplice ma utilissima: un software capace di regolare automaticamente il termostato di casa per ottenere ogni istante il maggior risparmio energetico alla miglior prestazione. Il premio consiste in un corposo assegno da 250mila dollari, naturalmente da reinvestire in altrettanti progetti verdi, accompagnato da nuovi uffici e servizi di consulenza gratuiti. La EcoFactor: |
| RISPOSTA   Può un software aiutarci a ridurre il consumo quotidiano di energia? La risposta arriva da Redwood City, cittadina in provincia di San Francisco sede, nei giorni scorsi, del Cleantech Open National Business Plan Competition, il concorso che da quattro anni a questa parte premia le invenzioni tecnologiche più eco-sostenibili. Dalla prima edizione del 2006 ad oggi, il Cleantech Open ha fatto emergere 125 team di ricerca che grazie ai finanziamenti e alla pubblicità ricevuta hanno portato a termine progetti interessanti e soprattutto utili. Da questi progetti sono nati 700 nuovi posti di lavoro, un po' come a dire che la tecnologia verde non fa bene solo all'ambiente ma anche all'economia. A vincere quest'anno è stata la EcoFactor, un'azienda specializzata in soluzioni personalizzate per il risparmio domestico di energia. Ha scavalcato i 278 concorrenti con un'idea semplice semplice ma utilissima: un software capace di regolare automaticamente il termostato di casa per ottenere ogni istante il maggior risparmio energetico alla miglior prestazione. Il premio consiste in un corposo assegno da 250mila dollari, naturalmente da reinvestire in altrettanti progetti verdi, accompagnato da nuovi uffici e servizi di consulenza gratuiti. Il consumo quotidiano di energia in ambito domestico: |
| RISPOSTA   Può un software aiutarci a ridurre il consumo quotidiano di energia? La risposta arriva da Redwood City, cittadina in provincia di San Francisco sede, nei giorni scorsi, del Cleantech Open National Business Plan Competition, il concorso che da quattro anni a questa parte premia le invenzioni tecnologiche più eco-sostenibili. Dalla prima edizione del 2006 ad oggi, il Cleantech Open ha fatto emergere 125 team di ricerca che grazie ai finanziamenti e alla pubblicità ricevuta hanno portato a termine progetti interessanti e soprattutto utili. Da questi progetti sono nati 700 nuovi posti di lavoro, un po' come a dire che la tecnologia verde non fa bene solo all'ambiente ma anche all'economia. A vincere quest'anno è stata la EcoFactor, un'azienda specializzata in soluzioni personalizzate per il risparmio domestico di energia. Ha scavalcato i 278 concorrenti con un'idea semplice semplice ma utilissima: un software capace di regolare automaticamente il termostato di casa per ottenere ogni istante il maggior risparmio energetico alla miglior prestazione. Il premio consiste in un corposo assegno da 250mila dollari, naturalmente da reinvestire in altrettanti progetti verdi, accompagnato da nuovi uffici e servizi di consulenza gratuiti. Le invenzioni eco-sostenibili: |
| RISPOSTA   Quando Steve Jobs annunciò che avrebbe cercato di vendere un prodotto - canzoni in formato digitale - che si poteva tranquillamente trovare gratis - illegalmente, certo - su Internet furono in molti a scuotere la testa. Ma il successo di iTunes Store, che ormai permette di acquistare anche spettacoli tv e molto altro per varie piattaforme, ha fatto tendenza. E nascono molti servizi volti a vendere - in cambio di un pagamento alla volta o di un abbonamento mensile o settimanale - musica digitale. Tanto che scaricare illegalmente, sostiene il Guardian, potrebbe addirittura diventare obsoleto. Messo in pensione da servizi moderni, facili da usare. Come iTunes. Il Guardian fa gli esempi di Spotify.com e We7.com, di quello firmato Nokia (Comes With Music), dei nuovi Rdio.com (dai fondatori di Skype), Virgin Media, Sky Songs, mog.com. Perché se la pirateria continua a avere accaniti fautori, e comunque crea danno all'industria discografica, il mercato legale prova che chi fornisce buona musica a prezzi ragionevoli con modalità di pagamento razionali e facili da usare, è destinato a avere un successo fino a poco fa inaspettato. Con buona pace delle Cassandre che davano per finito il modello economico dell'industria discografica. E facendo sperare in un futuro migliore anche la carta stampata, perché sembra sempre più chiaro che esiste davvero un modo per sfruttare commercialmente Internet. Che non è soltanto un mezzo per consegnare gratis dei contenuti coperti da diritto d'autore a un pubblico restio a pagare per questi contenuti. Certo l'innovazione, per la musica, non è arrivata dalle case discografiche, spiazzatissime dal fenomeno Internet, ma dall'hi-tech. Così come le generalmente poco innovative - sotto il profilo tecnologico - aziende editoriali sembrano soffrire degli stessi problemi dell'industria discografica. I fautori della pirateria: |
| RISPOSTA   Quando Steve Jobs annunciò che avrebbe cercato di vendere un prodotto - canzoni in formato digitale - che si poteva tranquillamente trovare gratis - illegalmente, certo - su Internet furono in molti a scuotere la testa. Ma il successo di iTunes Store, che ormai permette di acquistare anche spettacoli tv e molto altro per varie piattaforme, ha fatto tendenza. E nascono molti servizi volti a vendere - in cambio di un pagamento alla volta o di un abbonamento mensile o settimanale - musica digitale. Tanto che scaricare illegalmente, sostiene il Guardian, potrebbe addirittura diventare obsoleto. Messo in pensione da servizi moderni, facili da usare. Come iTunes. Il Guardian fa gli esempi di Spotify.com e We7.com, di quello firmato Nokia (Comes With Music), dei nuovi Rdio.com (dai fondatori di Skype), Virgin Media, Sky Songs, mog.com. Perché se la pirateria continua a avere accaniti fautori, e comunque crea danno all'industria discografica, il mercato legale prova che chi fornisce buona musica a prezzi ragionevoli con modalità di pagamento razionali e facili da usare, è destinato a avere un successo fino a poco fa inaspettato. Con buona pace delle Cassandre che davano per finito il modello economico dell'industria discografica. E facendo sperare in un futuro migliore anche la carta stampata, perché sembra sempre più chiaro che esiste davvero un modo per sfruttare commercialmente Internet. Che non è soltanto un mezzo per consegnare gratis dei contenuti coperti da diritto d'autore a un pubblico restio a pagare per questi contenuti. Certo l'innovazione, per la musica, non è arrivata dalle case discografiche, spiazzatissime dal fenomeno Internet, ma dall'hi-tech. Così come le generalmente poco innovative - sotto il profilo tecnologico - aziende editoriali sembrano soffrire degli stessi problemi dell'industria discografica. Le aziende editoriali: |
| RISPOSTA   Quando Steve Jobs annunciò che avrebbe cercato di vendere un prodotto - canzoni in formato digitale - che si poteva tranquillamente trovare gratis - illegalmente, certo - su Internet furono in molti a scuotere la testa. Ma il successo di iTunes Store, che ormai permette di acquistare anche spettacoli tv e molto altro per varie piattaforme, ha fatto tendenza. E nascono molti servizi volti a vendere - in cambio di un pagamento alla volta o di un abbonamento mensile o settimanale - musica digitale. Tanto che scaricare illegalmente, sostiene il Guardian, potrebbe addirittura diventare obsoleto. Messo in pensione da servizi moderni, facili da usare. Come iTunes. Il Guardian fa gli esempi di Spotify.com e We7.com, di quello firmato Nokia (Comes With Music), dei nuovi Rdio.com (dai fondatori di Skype), Virgin Media, Sky Songs, mog.com. Perché se la pirateria continua a avere accaniti fautori, e comunque crea danno all'industria discografica, il mercato legale prova che chi fornisce buona musica a prezzi ragionevoli con modalità di pagamento razionali e facili da usare, è destinato a avere un successo fino a poco fa inaspettato. Con buona pace delle Cassandre che davano per finito il modello economico dell'industria discografica. E facendo sperare in un futuro migliore anche la carta stampata, perché sembra sempre più chiaro che esiste davvero un modo per sfruttare commercialmente Internet. Che non è soltanto un mezzo per consegnare gratis dei contenuti coperti da diritto d'autore a un pubblico restio a pagare per questi contenuti. Certo l'innovazione, per la musica, non è arrivata dalle case discografiche, spiazzatissime dal fenomeno Internet, ma dall'hi-tech. Così come le generalmente poco innovative - sotto il profilo tecnologico - aziende editoriali sembrano soffrire degli stessi problemi dell'industria discografica. La pirateria musicale: |
| RISPOSTA   Quando Steve Jobs annunciò che avrebbe cercato di vendere un prodotto - canzoni in formato digitale - che si poteva tranquillamente trovare gratis - illegalmente, certo - su Internet furono in molti a scuotere la testa. Ma il successo di iTunes Store, che ormai permette di acquistare anche spettacoli tv e molto altro per varie piattaforme, ha fatto tendenza. E nascono molti servizi volti a vendere - in cambio di un pagamento alla volta o di un abbonamento mensile o settimanale - musica digitale. Tanto che scaricare illegalmente, sostiene il Guardian, potrebbe addirittura diventare obsoleto. Messo in pensione da servizi moderni, facili da usare. Come iTunes. Il Guardian fa gli esempi di Spotify.com e We7.com, di quello firmato Nokia (Comes With Music), dei nuovi Rdio.com (dai fondatori di Skype), Virgin Media, Sky Songs, mog.com. Perché se la pirateria continua a avere accaniti fautori, e comunque crea danno all'industria discografica, il mercato legale prova che chi fornisce buona musica a prezzi ragionevoli con modalità di pagamento razionali e facili da usare, è destinato a avere un successo fino a poco fa inaspettato. Con buona pace delle Cassandre che davano per finito il modello economico dell'industria discografica. E facendo sperare in un futuro migliore anche la carta stampata, perché sembra sempre più chiaro che esiste davvero un modo per sfruttare commercialmente Internet. Che non è soltanto un mezzo per consegnare gratis dei contenuti coperti da diritto d'autore a un pubblico restio a pagare per questi contenuti. Certo l'innovazione, per la musica, non è arrivata dalle case discografiche, spiazzatissime dal fenomeno Internet, ma dall'hi-tech. Così come le generalmente poco innovative - sotto il profilo tecnologico - aziende editoriali sembrano soffrire degli stessi problemi dell'industria discografica. Lo sfruttamento commerciale di Internet: |
RISPOSTA   Quando Steve Jobs annunciò che avrebbe cercato di vendere un prodotto - canzoni in formato digitale - che si poteva tranquillamente trovare gratis - illegalmente, certo - su Internet furono in molti a scuotere la testa. Ma il successo di iTunes Store, che ormai permette di acquistare anche spettacoli tv e molto altro per varie piattaforme, ha fatto tendenza. E nascono molti servizi volti a vendere - in cambio di un pagamento alla volta o di un abbonamento mensile o settimanale - musica digitale. Tanto che scaricare illegalmente, sostiene il Guardian, potrebbe addirittura diventare obsoleto. Messo in pensione da servizi moderni, facili da usare. Come iTunes. Il Guardian fa gli esempi di Spotify.com e We7.com, di quello firmato Nokia (Comes With Music), dei nuovi Rdio.com (dai fondatori di Skype), Virgin Media, Sky Songs, mog.com. Perché se la pirateria continua a avere accaniti fautori, e comunque crea danno all'industria discografica, il mercato legale prova che chi fornisce buona musica a prezzi ragionevoli con modalità di pagamento razionali e facili da usare, è destinato a avere un successo fino a poco fa inaspettato. Con buona pace delle Cassandre che davano per finito il modello economico dell'industria discografica. E facendo sperare in un futuro migliore anche la carta stampata, perché sembra sempre più chiaro che esiste davvero un modo per sfruttare commercialmente Internet. Che non è soltanto un mezzo per consegnare gratis dei contenuti coperti da diritto d'autore a un pubblico restio a pagare per questi contenuti. Certo l'innovazione, per la musica, non è arrivata dalle case discografiche, spiazzatissime dal fenomeno Internet, ma dall'hi-tech. Così come le generalmente poco innovative - sotto il profilo tecnologico - aziende editoriali sembrano soffrire degli stessi problemi dell'industria discografica. iTunes Store: |
| RISPOSTA   Quando Steve Jobs annunciò che avrebbe cercato di vendere un prodotto - canzoni in formato digitale - che si poteva tranquillamente trovare gratis - illegalmente, certo - su Internet furono in molti a scuotere la testa. Ma il successo di iTunes Store, che ormai permette di acquistare anche spettacoli tv e molto altro per varie piattaforme, ha fatto tendenza. E nascono molti servizi volti a vendere - in cambio di un pagamento alla volta o di un abbonamento mensile o settimanale - musica digitale. Tanto che scaricare illegalmente, sostiene il Guardian, potrebbe addirittura diventare obsoleto. Messo in pensione da servizi moderni, facili da usare. Come iTunes. Il Guardian fa gli esempi di Spotify.com e We7.com, di quello firmato Nokia (Comes With Music), dei nuovi Rdio.com (dai fondatori di Skype), Virgin Media, Sky Songs, mog.com. Perché se la pirateria continua a avere accaniti fautori, e comunque crea danno all'industria discografica, il mercato legale prova che chi fornisce buona musica a prezzi ragionevoli con modalità di pagamento razionali e facili da usare, è destinato a avere un successo fino a poco fa inaspettato. Con buona pace delle Cassandre che davano per finito il modello economico dell'industria discografica. E facendo sperare in un futuro migliore anche la carta stampata, perché sembra sempre più chiaro che esiste davvero un modo per sfruttare commercialmente Internet. Che non è soltanto un mezzo per consegnare gratis dei contenuti coperti da diritto d'autore a un pubblico restio a pagare per questi contenuti. Certo l'innovazione, per la musica, non è arrivata dalle case discografiche, spiazzatissime dal fenomeno Internet, ma dall'hi-tech. Così come le generalmente poco innovative - sotto il profilo tecnologico - aziende editoriali sembrano soffrire degli stessi problemi dell'industria discografica. Le innovazioni hi-tech: |
| RISPOSTA   Quando Steve Jobs annunciò che avrebbe cercato di vendere un prodotto - canzoni in formato digitale - che si poteva tranquillamente trovare gratis - illegalmente, certo - su Internet furono in molti a scuotere la testa. Ma il successo di iTunes Store, che ormai permette di acquistare anche spettacoli tv e molto altro per varie piattaforme, ha fatto tendenza. E nascono molti servizi volti a vendere - in cambio di un pagamento alla volta o di un abbonamento mensile o settimanale - musica digitale. Tanto che scaricare illegalmente, sostiene il Guardian, potrebbe addirittura diventare obsoleto. Messo in pensione da servizi moderni, facili da usare. Come iTunes. Il Guardian fa gli esempi di Spotify.com e We7.com, di quello firmato Nokia (Comes With Music), dei nuovi Rdio.com (dai fondatori di Skype), Virgin Media, Sky Songs, mog.com. Perché se la pirateria continua a avere accaniti fautori, e comunque crea danno all'industria discografica, il mercato legale prova che chi fornisce buona musica a prezzi ragionevoli con modalità di pagamento razionali e facili da usare, è destinato a avere un successo fino a poco fa inaspettato. Con buona pace delle Cassandre che davano per finito il modello economico dell'industria discografica. E facendo sperare in un futuro migliore anche la carta stampata, perché sembra sempre più chiaro che esiste davvero un modo per sfruttare commercialmente Internet. Che non è soltanto un mezzo per consegnare gratis dei contenuti coperti da diritto d'autore a un pubblico restio a pagare per questi contenuti. Certo l'innovazione, per la musica, non è arrivata dalle case discografiche, spiazzatissime dal fenomeno Internet, ma dall'hi-tech. Così come le generalmente poco innovative - sotto il profilo tecnologico - aziende editoriali sembrano soffrire degli stessi problemi dell'industria discografica. La musica digitale: |
| RISPOSTA   Quando Steve Jobs annunciò che avrebbe cercato di vendere un prodotto - canzoni in formato digitale - che si poteva tranquillamente trovare gratis - illegalmente, certo - su Internet furono in molti a scuotere la testa. Ma il successo di iTunes Store, che ormai permette di acquistare anche spettacoli tv e molto altro per varie piattaforme, ha fatto tendenza. E nascono molti servizi volti a vendere - in cambio di un pagamento alla volta o di un abbonamento mensile o settimanale - musica digitale. Tanto che scaricare illegalmente, sostiene il Guardian, potrebbe addirittura diventare obsoleto. Messo in pensione da servizi moderni, facili da usare. Come iTunes. Il Guardian fa gli esempi di Spotify.com e We7.com, di quello firmato Nokia (Comes With Music), dei nuovi Rdio.com (dai fondatori di Skype), Virgin Media, Sky Songs, mog.com. Perché se la pirateria continua a avere accaniti fautori, e comunque crea danno all'industria discografica, il mercato legale prova che chi fornisce buona musica a prezzi ragionevoli con modalità di pagamento razionali e facili da usare, è destinato a avere un successo fino a poco fa inaspettato. Con buona pace delle Cassandre che davano per finito il modello economico dell'industria discografica. E facendo sperare in un futuro migliore anche la carta stampata, perché sembra sempre più chiaro che esiste davvero un modo per sfruttare commercialmente Internet. Che non è soltanto un mezzo per consegnare gratis dei contenuti coperti da diritto d'autore a un pubblico restio a pagare per questi contenuti. Certo l'innovazione, per la musica, non è arrivata dalle case discografiche, spiazzatissime dal fenomeno Internet, ma dall'hi-tech. Così come le generalmente poco innovative - sotto il profilo tecnologico - aziende editoriali sembrano soffrire degli stessi problemi dell'industria discografica. Il modello economico dell'industria discografica: |
| RISPOSTA   Quando Steve Jobs annunciò che avrebbe cercato di vendere un prodotto - canzoni in formato digitale - che si poteva tranquillamente trovare gratis - illegalmente, certo - su Internet furono in molti a scuotere la testa. Ma il successo di iTunes Store, che ormai permette di acquistare anche spettacoli tv e molto altro per varie piattaforme, ha fatto tendenza. E nascono molti servizi volti a vendere - in cambio di un pagamento alla volta o di un abbonamento mensile o settimanale - musica digitale. Tanto che scaricare illegalmente, sostiene il Guardian, potrebbe addirittura diventare obsoleto. Messo in pensione da servizi moderni, facili da usare. Come iTunes. Il Guardian fa gli esempi di Spotify.com e We7.com, di quello firmato Nokia (Comes With Music), dei nuovi Rdio.com (dai fondatori di Skype), Virgin Media, Sky Songs, mog.com. Perché se la pirateria continua a avere accaniti fautori, e comunque crea danno all'industria discografica, il mercato legale prova che chi fornisce buona musica a prezzi ragionevoli con modalità di pagamento razionali e facili da usare, è destinato a avere un successo fino a poco fa inaspettato. Con buona pace delle Cassandre che davano per finito il modello economico dell'industria discografica. E facendo sperare in un futuro migliore anche la carta stampata, perché sembra sempre più chiaro che esiste davvero un modo per sfruttare commercialmente Internet. Che non è soltanto un mezzo per consegnare gratis dei contenuti coperti da diritto d'autore a un pubblico restio a pagare per questi contenuti. Certo l'innovazione, per la musica, non è arrivata dalle case discografiche, spiazzatissime dal fenomeno Internet, ma dall'hi-tech. Così come le generalmente poco innovative - sotto il profilo tecnologico - aziende editoriali sembrano soffrire degli stessi problemi dell'industria discografica. L'acquisto di spettacoli in formato digitale: |
RISPOSTA   Quando Steve Jobs annunciò che avrebbe cercato di vendere un prodotto - canzoni in formato digitale - che si poteva tranquillamente trovare gratis - illegalmente, certo - su Internet furono in molti a scuotere la testa. Ma il successo di iTunes Store, che ormai permette di acquistare anche spettacoli tv e molto altro per varie piattaforme, ha fatto tendenza. E nascono molti servizi volti a vendere - in cambio di un pagamento alla volta o di un abbonamento mensile o settimanale - musica digitale. Tanto che scaricare illegalmente, sostiene il Guardian, potrebbe addirittura diventare obsoleto. Messo in pensione da servizi moderni, facili da usare. Come iTunes. Il Guardian fa gli esempi di Spotify.com e We7.com, di quello firmato Nokia (Comes With Music), dei nuovi Rdio.com (dai fondatori di Skype), Virgin Media, Sky Songs, mog.com. Perché se la pirateria continua a avere accaniti fautori, e comunque crea danno all'industria discografica, il mercato legale prova che chi fornisce buona musica a prezzi ragionevoli con modalità di pagamento razionali e facili da usare, è destinato a avere un successo fino a poco fa inaspettato. Con buona pace delle Cassandre che davano per finito il modello economico dell'industria discografica. E facendo sperare in un futuro migliore anche la carta stampata, perché sembra sempre più chiaro che esiste davvero un modo per sfruttare commercialmente Internet. Che non è soltanto un mezzo per consegnare gratis dei contenuti coperti da diritto d'autore a un pubblico restio a pagare per questi contenuti. Certo l'innovazione, per la musica, non è arrivata dalle case discografiche, spiazzatissime dal fenomeno Internet, ma dall'hi-tech. Così come le generalmente poco innovative - sotto il profilo tecnologico - aziende editoriali sembrano soffrire degli stessi problemi dell'industria discografica. Il mercato legale della musica digitale: |
| RISPOSTA   Sbirciando attraverso le spesse nubi di polvere del nucleo centrale (il cosiddetto "bulge") della nostra galassia, e rivelando un'incredibile quantità di dettagli, una squadra di astronomi ha scoperto uno strano miscuglio di stelle nel sistema stellare noto come Terzan 5. Questo insolito "cocktail" di stelle, mai osservato prima d'ora in nessuna parte del "bulge", rivela che Terzan 5 è di fatto uno dei suoi blocchi primordiali, molto probabilmente quel che resta di una galassia nana che si è fusa con la Via Lattea durante le prime fasi della sua vita. "La storia della Via Lattea è codificata nei suoi frammenti più vecchi, ammassi globulari e altri sistemi di stelle che hanno visto l'intera evoluzione della nostra galassia", dice Francesco Ferraro, autore principale di un articolo pubblicato sulla rivista Nature. "Il nostro studio apre una nuova finestra su un altro pezzo del nostro passato galattico". Come gli archeologi, che scavano attraverso i cumuli di polvere sovrastanti i resti delle civiltà del passato e riportano alla luce pezzi cruciali della storia dell'umanità, gli astronomi hanno guardato attraverso gli spessi strati di polvere interstellare che oscurano il nucleo centrale della Via Lattea e hanno scoperto uno straordinario reperto cosmico. L'obiettivo dello studio è l'ammasso stellare Terzan 5. Le nuove osservazioni mostrano che questo oggetto, a differenza di quasi tutti gli ammassi globulari, non contiene stelle che sono nate tutte nello stesso momento - quello che gli astronomi chiamano una "popolazione singola" di stelle. Al contrario, le miriadi di stelle brillanti in Terzan 5 si sono formate almeno in due epoche diverse, la prima probabilmente circa12 miliardi di anni fa e la seconda 6 miliardi di anni fa. Gli astronomi hanno anche scoperto che Terzan 5 è più massiccio di quanto si pensasse in precedenza: oltre alla complessa composizione e alla travagliata storia di formazione stellare, questo suggerisce che potrebbe trattarsi del residuo superstite di una galassia nana perturbata, che si è fusa con la Via Lattea durante le prime fasi della sua esistenza, contribuendo a formare il "bulge" galattico. Uno dei blocchi primordiali della galassia: |
| RISPOSTA   Sbirciando attraverso le spesse nubi di polvere del nucleo centrale (il cosiddetto "bulge") della nostra galassia, e rivelando un'incredibile quantità di dettagli, una squadra di astronomi ha scoperto uno strano miscuglio di stelle nel sistema stellare noto come Terzan 5. Questo insolito "cocktail" di stelle, mai osservato prima d'ora in nessuna parte del "bulge", rivela che Terzan 5 è di fatto uno dei suoi blocchi primordiali, molto probabilmente quel che resta di una galassia nana che si è fusa con la Via Lattea durante le prime fasi della sua vita. "La storia della Via Lattea è codificata nei suoi frammenti più vecchi, ammassi globulari e altri sistemi di stelle che hanno visto l'intera evoluzione della nostra galassia", dice Francesco Ferraro, autore principale di un articolo pubblicato sulla rivista Nature. "Il nostro studio apre una nuova finestra su un altro pezzo del nostro passato galattico". Come gli archeologi, che scavano attraverso i cumuli di polvere sovrastanti i resti delle civiltà del passato e riportano alla luce pezzi cruciali della storia dell'umanità, gli astronomi hanno guardato attraverso gli spessi strati di polvere interstellare che oscurano il nucleo centrale della Via Lattea e hanno scoperto uno straordinario reperto cosmico. L'obiettivo dello studio è l'ammasso stellare Terzan 5. Le nuove osservazioni mostrano che questo oggetto, a differenza di quasi tutti gli ammassi globulari, non contiene stelle che sono nate tutte nello stesso momento - quello che gli astronomi chiamano una "popolazione singola" di stelle. Al contrario, le miriadi di stelle brillanti in Terzan 5 si sono formate almeno in due epoche diverse, la prima probabilmente circa12 miliardi di anni fa e la seconda 6 miliardi di anni fa. Gli astronomi hanno anche scoperto che Terzan 5 è più massiccio di quanto si pensasse in precedenza: oltre alla complessa composizione e alla travagliata storia di formazione stellare, questo suggerisce che potrebbe trattarsi del residuo superstite di una galassia nana perturbata, che si è fusa con la Via Lattea durante le prime fasi della sua esistenza, contribuendo a formare il "bulge" galattico. Gli astronomi: |
| RISPOSTA   Sbirciando attraverso le spesse nubi di polvere del nucleo centrale (il cosiddetto "bulge") della nostra galassia, e rivelando un'incredibile quantità di dettagli, una squadra di astronomi ha scoperto uno strano miscuglio di stelle nel sistema stellare noto come Terzan 5. Questo insolito "cocktail" di stelle, mai osservato prima d'ora in nessuna parte del "bulge", rivela che Terzan 5 è di fatto uno dei suoi blocchi primordiali, molto probabilmente quel che resta di una galassia nana che si è fusa con la Via Lattea durante le prime fasi della sua vita. "La storia della Via Lattea è codificata nei suoi frammenti più vecchi, ammassi globulari e altri sistemi di stelle che hanno visto l'intera evoluzione della nostra galassia", dice Francesco Ferraro, autore principale di un articolo pubblicato sulla rivista Nature. "Il nostro studio apre una nuova finestra su un altro pezzo del nostro passato galattico". Come gli archeologi, che scavano attraverso i cumuli di polvere sovrastanti i resti delle civiltà del passato e riportano alla luce pezzi cruciali della storia dell'umanità, gli astronomi hanno guardato attraverso gli spessi strati di polvere interstellare che oscurano il nucleo centrale della Via Lattea e hanno scoperto uno straordinario reperto cosmico. L'obiettivo dello studio è l'ammasso stellare Terzan 5. Le nuove osservazioni mostrano che questo oggetto, a differenza di quasi tutti gli ammassi globulari, non contiene stelle che sono nate tutte nello stesso momento - quello che gli astronomi chiamano una "popolazione singola" di stelle. Al contrario, le miriadi di stelle brillanti in Terzan 5 si sono formate almeno in due epoche diverse, la prima probabilmente circa12 miliardi di anni fa e la seconda 6 miliardi di anni fa. Gli astronomi hanno anche scoperto che Terzan 5 è più massiccio di quanto si pensasse in precedenza: oltre alla complessa composizione e alla travagliata storia di formazione stellare, questo suggerisce che potrebbe trattarsi del residuo superstite di una galassia nana perturbata, che si è fusa con la Via Lattea durante le prime fasi della sua esistenza, contribuendo a formare il "bulge" galattico. Quasi tutti gli ammassi globulari: |
| RISPOSTA   Sbirciando attraverso le spesse nubi di polvere del nucleo centrale (il cosiddetto "bulge") della nostra galassia, e rivelando un'incredibile quantità di dettagli, una squadra di astronomi ha scoperto uno strano miscuglio di stelle nel sistema stellare noto come Terzan 5. Questo insolito "cocktail" di stelle, mai osservato prima d'ora in nessuna parte del "bulge", rivela che Terzan 5 è di fatto uno dei suoi blocchi primordiali, molto probabilmente quel che resta di una galassia nana che si è fusa con la Via Lattea durante le prime fasi della sua vita. "La storia della Via Lattea è codificata nei suoi frammenti più vecchi, ammassi globulari e altri sistemi di stelle che hanno visto l'intera evoluzione della nostra galassia", dice Francesco Ferraro, autore principale di un articolo pubblicato sulla rivista Nature. "Il nostro studio apre una nuova finestra su un altro pezzo del nostro passato galattico". Come gli archeologi, che scavano attraverso i cumuli di polvere sovrastanti i resti delle civiltà del passato e riportano alla luce pezzi cruciali della storia dell'umanità, gli astronomi hanno guardato attraverso gli spessi strati di polvere interstellare che oscurano il nucleo centrale della Via Lattea e hanno scoperto uno straordinario reperto cosmico. L'obiettivo dello studio è l'ammasso stellare Terzan 5. Le nuove osservazioni mostrano che questo oggetto, a differenza di quasi tutti gli ammassi globulari, non contiene stelle che sono nate tutte nello stesso momento - quello che gli astronomi chiamano una "popolazione singola" di stelle. Al contrario, le miriadi di stelle brillanti in Terzan 5 si sono formate almeno in due epoche diverse, la prima probabilmente circa12 miliardi di anni fa e la seconda 6 miliardi di anni fa. Gli astronomi hanno anche scoperto che Terzan 5 è più massiccio di quanto si pensasse in precedenza: oltre alla complessa composizione e alla travagliata storia di formazione stellare, questo suggerisce che potrebbe trattarsi del residuo superstite di una galassia nana perturbata, che si è fusa con la Via Lattea durante le prime fasi della sua esistenza, contribuendo a formare il "bulge" galattico. Le stelle brillanti in Terzan 5: |
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Quando Steve Jobs annunciò che avrebbe cercato di vendere un prodotto - canzoni in formato digitale - che si poteva tranquillamente trovare gratis - illegalmente, certo - su Internet furono in molti a scuotere la testa. Ma il successo di iTunes Store, che ormai permette di acquistare anche spettacoli tv e molto altro per varie piattaforme, ha fatto tendenza. E nascono molti servizi volti a vendere - in cambio di un pagamento alla volta o di un abbonamento mensile o settimanale - musica digitale. Tanto che scaricare illegalmente, sostiene il Guardian, potrebbe addirittura diventare obsoleto. Messo in pensione da servizi moderni, facili da usare. Come iTunes. Il Guardian fa gli esempi di Spotify.com e We7.com, di quello firmato Nokia (Comes With Music), dei nuovi Rdio.com (dai fondatori di Skype), Virgin Media, Sky Songs, mog.com. Perché se la pirateria continua a avere accaniti fautori, e comunque crea danno all'industria discografica, il mercato legale prova che chi fornisce buona musica a prezzi ragionevoli con modalità di pagamento razionali e facili da usare, è destinato a avere un successo fino a poco fa inaspettato. Con buona pace delle Cassandre che davano per finito il modello economico dell'industria discografica. E facendo sperare in un futuro migliore anche la carta stampata, perché sembra sempre più chiaro che esiste davvero un modo per sfruttare commercialmente Internet. Che non è soltanto un mezzo per consegnare gratis dei contenuti coperti da diritto d'autore a un pubblico restio a pagare per questi contenuti. Certo l'innovazione, per la musica, non è arrivata dalle case discografiche, spiazzatissime dal fenomeno Internet, ma dall'hi-tech. Così come le generalmente poco innovative - sotto il profilo tecnologico - aziende editoriali sembrano soffrire degli stessi problemi dell'industria discografica. iTunes Store:
Quando Steve Jobs annunciò che avrebbe cercato di vendere un prodotto - canzoni in formato digitale - che si poteva tranquillamente trovare gratis - illegalmente, certo - su Internet furono in molti a scuotere la testa. Ma il successo di iTunes Store, che ormai permette di acquistare anche spettacoli tv e molto altro per varie piattaforme, ha fatto tendenza. E nascono molti servizi volti a vendere - in cambio di un pagamento alla volta o di un abbonamento mensile o settimanale - musica digitale. Tanto che scaricare illegalmente, sostiene il Guardian, potrebbe addirittura diventare obsoleto. Messo in pensione da servizi moderni, facili da usare. Come iTunes. Il Guardian fa gli esempi di Spotify.com e We7.com, di quello firmato Nokia (Comes With Music), dei nuovi Rdio.com (dai fondatori di Skype), Virgin Media, Sky Songs, mog.com. Perché se la pirateria continua a avere accaniti fautori, e comunque crea danno all'industria discografica, il mercato legale prova che chi fornisce buona musica a prezzi ragionevoli con modalità di pagamento razionali e facili da usare, è destinato a avere un successo fino a poco fa inaspettato. Con buona pace delle Cassandre che davano per finito il modello economico dell'industria discografica. E facendo sperare in un futuro migliore anche la carta stampata, perché sembra sempre più chiaro che esiste davvero un modo per sfruttare commercialmente Internet. Che non è soltanto un mezzo per consegnare gratis dei contenuti coperti da diritto d'autore a un pubblico restio a pagare per questi contenuti. Certo l'innovazione, per la musica, non è arrivata dalle case discografiche, spiazzatissime dal fenomeno Internet, ma dall'hi-tech. Così come le generalmente poco innovative - sotto il profilo tecnologico - aziende editoriali sembrano soffrire degli stessi problemi dell'industria discografica. Il mercato legale della musica digitale: