Tutte le domande del quiz : Branitratto da:Guardia di Finanza Quiz - 631 allievi marescialli 2018 (90° corso) Concorso pubblico, per titoli ed esami, per 631 allievi marescialli 2018  Esercitati su questo Quiz  |
RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Nel 2014 le preoccupazioni della popolazione relative all'ambiente sono rivolte soprattutto verso l'inquinamento atmosferico (indicato dal 50% dei rispondenti), la produzione e lo smaltimento dei rifiuti (47%), il cambiamento climatico (42%) (stime campionarie).Il livello di istruzione incide sulla consapevolezza ambientale: al crescere del titolo di studio aumenta la percentuale di individui che denunciano preoccupazioni legate all'ambiente.I cittadini esprimono grande attenzione alla tutela delle risorse naturali: il 72% è stimato impegnarsi a non sprecare energia elettrica, il 67% a non sprecare l'acqua.Nel complesso, i cittadini che risiedono nella ripartizione Nord-orientale adottano comportamenti attenti all'ambiente più frequentemente della media; meno attenti i residenti nel Meridione [1].Le donne e le persone con istruzione superiore sono più attivi nell'adozione di comportamenti in favore dell'ambiente, specie nell'ambito delle scelte di consumo alimentare (acquisto di prodotti biologici, di prodotti a km zero, controllo delle etichette dei prodotti alimentari).Nel corso degli ultimi cinque anni, si stima che il 22% delle famiglie abbia effettuato investimenti in denaro per ridurre le spese energetiche (sostituendo apparecchi ed elettrodomestici con modelli più efficienti, isolando termicamente l'abitazione, ecc.). Gli investimenti sono più diffusi al Nord, meno al Sud e nelle Isole.Nel 2014, il 42% della popolazione ritiene che la creazione di aree naturali protette contribuisca "molto" alla salvaguardia delle specie animali e vegetali e il 45% "abbastanza".Negli ultimi dodici mesi solo il 16% della popolazione si è recato in visita nelle aree protette, nonostante la marcata consapevolezza intorno al ruolo svolto dalle aree di protezione del patrimonio naturale. (da: www.istat.it) Secondo quanto riportato nel brano, i cittadini esprimono grande attenzione alla tutela delle risorse naturali, infatti: |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Nel 2014 le preoccupazioni della popolazione relative all'ambiente sono rivolte soprattutto verso l'inquinamento atmosferico (indicato dal 50% dei rispondenti), la produzione e lo smaltimento dei rifiuti (47%), il cambiamento climatico (42%) (stime campionarie).Il livello di istruzione incide sulla consapevolezza ambientale: al crescere del titolo di studio aumenta la percentuale di individui che denunciano preoccupazioni legate all'ambiente.I cittadini esprimono grande attenzione alla tutela delle risorse naturali: il 72% è stimato impegnarsi a non sprecare energia elettrica, il 67% a non sprecare l'acqua.Nel complesso, i cittadini che risiedono nella ripartizione Nord-orientale adottano comportamenti attenti all'ambiente più frequentemente della media; meno attenti i residenti nel Meridione [1].Le donne e le persone con istruzione superiore sono più attivi nell'adozione di comportamenti in favore dell'ambiente, specie nell'ambito delle scelte di consumo alimentare (acquisto di prodotti biologici, di prodotti a km zero, controllo delle etichette dei prodotti alimentari).Nel corso degli ultimi cinque anni, si stima che il 22% delle famiglie abbia effettuato investimenti in denaro per ridurre le spese energetiche (sostituendo apparecchi ed elettrodomestici con modelli più efficienti, isolando termicamente l'abitazione, ecc.). Gli investimenti sono più diffusi al Nord, meno al Sud e nelle Isole.Nel 2014, il 42% della popolazione ritiene che la creazione di aree naturali protette contribuisca "molto" alla salvaguardia delle specie animali e vegetali e il 45% "abbastanza".Negli ultimi dodici mesi solo il 16% della popolazione si è recato in visita nelle aree protette, nonostante la marcata consapevolezza intorno al ruolo svolto dalle aree di protezione del patrimonio naturale. (da: www.istat.it) L'inquinamento atmosferico preoccupa: |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Nel 2014 le preoccupazioni della popolazione relative all'ambiente sono rivolte soprattutto verso l'inquinamento atmosferico (indicato dal 50% dei rispondenti), la produzione e lo smaltimento dei rifiuti (47%), il cambiamento climatico (42%) (stime campionarie).Il livello di istruzione incide sulla consapevolezza ambientale: al crescere del titolo di studio aumenta la percentuale di individui che denunciano preoccupazioni legate all'ambiente.I cittadini esprimono grande attenzione alla tutela delle risorse naturali: il 72% è stimato impegnarsi a non sprecare energia elettrica, il 67% a non sprecare l'acqua.Nel complesso, i cittadini che risiedono nella ripartizione Nord-orientale adottano comportamenti attenti all'ambiente più frequentemente della media; meno attenti i residenti nel Meridione [1].Le donne e le persone con istruzione superiore sono più attivi nell'adozione di comportamenti in favore dell'ambiente, specie nell'ambito delle scelte di consumo alimentare (acquisto di prodotti biologici, di prodotti a km zero, controllo delle etichette dei prodotti alimentari).Nel corso degli ultimi cinque anni, si stima che il 22% delle famiglie abbia effettuato investimenti in denaro per ridurre le spese energetiche (sostituendo apparecchi ed elettrodomestici con modelli più efficienti, isolando termicamente l'abitazione, ecc.). Gli investimenti sono più diffusi al Nord, meno al Sud e nelle Isole.Nel 2014, il 42% della popolazione ritiene che la creazione di aree naturali protette contribuisca "molto" alla salvaguardia delle specie animali e vegetali e il 45% "abbastanza".Negli ultimi dodici mesi solo il 16% della popolazione si è recato in visita nelle aree protette, nonostante la marcata consapevolezza intorno al ruolo svolto dalle aree di protezione del patrimonio naturale. (da: www.istat.it) La consapevolezza ambientale è: |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Nel 2014 le preoccupazioni della popolazione relative all'ambiente sono rivolte soprattutto verso l'inquinamento atmosferico (indicato dal 50% dei rispondenti), la produzione e lo smaltimento dei rifiuti (47%), il cambiamento climatico (42%) (stime campionarie).Il livello di istruzione incide sulla consapevolezza ambientale: al crescere del titolo di studio aumenta la percentuale di individui che denunciano preoccupazioni legate all'ambiente.I cittadini esprimono grande attenzione alla tutela delle risorse naturali: il 72% è stimato impegnarsi a non sprecare energia elettrica, il 67% a non sprecare l'acqua.Nel complesso, i cittadini che risiedono nella ripartizione Nord-orientale adottano comportamenti attenti all'ambiente più frequentemente della media; meno attenti i residenti nel Meridione [1].Le donne e le persone con istruzione superiore sono più attivi nell'adozione di comportamenti in favore dell'ambiente, specie nell'ambito delle scelte di consumo alimentare (acquisto di prodotti biologici, di prodotti a km zero, controllo delle etichette dei prodotti alimentari).Nel corso degli ultimi cinque anni, si stima che il 22% delle famiglie abbia effettuato investimenti in denaro per ridurre le spese energetiche (sostituendo apparecchi ed elettrodomestici con modelli più efficienti, isolando termicamente l'abitazione, ecc.). Gli investimenti sono più diffusi al Nord, meno al Sud e nelle Isole.Nel 2014, il 42% della popolazione ritiene che la creazione di aree naturali protette contribuisca "molto" alla salvaguardia delle specie animali e vegetali e il 45% "abbastanza".Negli ultimi dodici mesi solo il 16% della popolazione si è recato in visita nelle aree protette, nonostante la marcata consapevolezza intorno al ruolo svolto dalle aree di protezione del patrimonio naturale. (da: www.istat.it) Nel corso degli ultimi cinque anni: |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Nel 2014 le preoccupazioni della popolazione relative all'ambiente sono rivolte soprattutto verso l'inquinamento atmosferico (indicato dal 50% dei rispondenti), la produzione e lo smaltimento dei rifiuti (47%), il cambiamento climatico (42%) (stime campionarie).Il livello di istruzione incide sulla consapevolezza ambientale: al crescere del titolo di studio aumenta la percentuale di individui che denunciano preoccupazioni legate all'ambiente.I cittadini esprimono grande attenzione alla tutela delle risorse naturali: il 72% è stimato impegnarsi a non sprecare energia elettrica, il 67% a non sprecare l'acqua.Nel complesso, i cittadini che risiedono nella ripartizione Nord-orientale adottano comportamenti attenti all'ambiente più frequentemente della media; meno attenti i residenti nel Meridione [1].Le donne e le persone con istruzione superiore sono più attivi nell'adozione di comportamenti in favore dell'ambiente, specie nell'ambito delle scelte di consumo alimentare (acquisto di prodotti biologici, di prodotti a km zero, controllo delle etichette dei prodotti alimentari).Nel corso degli ultimi cinque anni, si stima che il 22% delle famiglie abbia effettuato investimenti in denaro per ridurre le spese energetiche (sostituendo apparecchi ed elettrodomestici con modelli più efficienti, isolando termicamente l'abitazione, ecc.). Gli investimenti sono più diffusi al Nord, meno al Sud e nelle Isole.Nel 2014, il 42% della popolazione ritiene che la creazione di aree naturali protette contribuisca "molto" alla salvaguardia delle specie animali e vegetali e il 45% "abbastanza".Negli ultimi dodici mesi solo il 16% della popolazione si è recato in visita nelle aree protette, nonostante la marcata consapevolezza intorno al ruolo svolto dalle aree di protezione del patrimonio naturale. (da: www.istat.it) Con la parola "Meridione" [1] si intende: |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Nel 2014, poco più del 50% degli 11-17enni ha subito qualche episodio offensivo, non rispettoso e/o violento da parte di altri ragazzi o ragazze nei 12 mesi precedenti. Il 19,8% è vittima assidua di una delle "tipiche" azioni di bullismo, cioè le subisce più volte al mese. Per il 9,1% gli atti di prepotenza si ripetono con cadenza settimanale.Hanno subito ripetutamente comportamenti offensivi, non rispettosi e/o violenti più i ragazzi 11-13enni (22,5%) che gli adolescenti 14-17enni (17,9%); più le femmine (20,9%) che i maschi (18,8%). Tra gli studenti delle superiori, i liceali sono in testa (19,4%); seguono gli studenti degli istituti professionali (18,1%) e quelli degli istituti tecnici (16%).Le vittime assidue di soprusi raggiungono il 23% degli 11-17enni nel Nord del Paese. Considerando anche le azioni avvenute sporadicamente (qualche volta nell'anno), sono oltre il 57% i giovanissimi oggetto di prepotenze residenti al Nord.Tra i ragazzi utilizzatori di cellulare e/o Internet, il 5,9% denuncia di avere subito ripetutamente azioni vessatorie tramite sms, e-mail, chat o sui social network. Le ragazze sono più di frequente vittime di cyberbullismo [1] (7,1% contro il 4,6% dei ragazzi).Le prepotenze più comuni consistono in offese con brutti soprannomi, parolacce o insulti (12,1%), derisione per l'aspetto fisico e/o il modo di parlare (6,3%), diffamazione (5,1%), esclusione per le proprie opinioni (4,7%), aggressioni con spintoni, botte, calci e pugni (3,8%).Il 16,9% degli 11-17enni è rimasto vittima di atti di bullismo diretto, caratterizzato da una relazione vis a vis tra vittima e bullo e il 10,8% di azioni indirette, prive di contatti fisici. Tra le ragazze è minima la differenza tra prepotenze di tipo "diretto" e "indiretto" (rispettivamente 16,7% e 14%). Al contrario, tra i maschi le forme dirette (17%) sono più del doppio di quelle indirette (7,7%). (da: www.istat.it) Il cyberbullismo colpisce di più: |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Nel 2014, poco più del 50% degli 11-17enni ha subito qualche episodio offensivo, non rispettoso e/o violento da parte di altri ragazzi o ragazze nei 12 mesi precedenti. Il 19,8% è vittima assidua di una delle "tipiche" azioni di bullismo, cioè le subisce più volte al mese. Per il 9,1% gli atti di prepotenza si ripetono con cadenza settimanale.Hanno subito ripetutamente comportamenti offensivi, non rispettosi e/o violenti più i ragazzi 11-13enni (22,5%) che gli adolescenti 14-17enni (17,9%); più le femmine (20,9%) che i maschi (18,8%). Tra gli studenti delle superiori, i liceali sono in testa (19,4%); seguono gli studenti degli istituti professionali (18,1%) e quelli degli istituti tecnici (16%).Le vittime assidue di soprusi raggiungono il 23% degli 11-17enni nel Nord del Paese. Considerando anche le azioni avvenute sporadicamente (qualche volta nell'anno), sono oltre il 57% i giovanissimi oggetto di prepotenze residenti al Nord.Tra i ragazzi utilizzatori di cellulare e/o Internet, il 5,9% denuncia di avere subito ripetutamente azioni vessatorie tramite sms, e-mail, chat o sui social network. Le ragazze sono più di frequente vittime di cyberbullismo [1] (7,1% contro il 4,6% dei ragazzi).Le prepotenze più comuni consistono in offese con brutti soprannomi, parolacce o insulti (12,1%), derisione per l'aspetto fisico e/o il modo di parlare (6,3%), diffamazione (5,1%), esclusione per le proprie opinioni (4,7%), aggressioni con spintoni, botte, calci e pugni (3,8%).Il 16,9% degli 11-17enni è rimasto vittima di atti di bullismo diretto, caratterizzato da una relazione vis a vis tra vittima e bullo e il 10,8% di azioni indirette, prive di contatti fisici. Tra le ragazze è minima la differenza tra prepotenze di tipo "diretto" e "indiretto" (rispettivamente 16,7% e 14%). Al contrario, tra i maschi le forme dirette (17%) sono più del doppio di quelle indirette (7,7%). (da: www.istat.it) Nel 2014 ha subito qualche episodio offensivo, non rispettoso e/o violento da parte di altri ragazzi o ragazze nei 12 mesi precedenti: |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Nel 2014, poco più del 50% degli 11-17enni ha subito qualche episodio offensivo, non rispettoso e/o violento da parte di altri ragazzi o ragazze nei 12 mesi precedenti. Il 19,8% è vittima assidua di una delle "tipiche" azioni di bullismo, cioè le subisce più volte al mese. Per il 9,1% gli atti di prepotenza si ripetono con cadenza settimanale.Hanno subito ripetutamente comportamenti offensivi, non rispettosi e/o violenti più i ragazzi 11-13enni (22,5%) che gli adolescenti 14-17enni (17,9%); più le femmine (20,9%) che i maschi (18,8%). Tra gli studenti delle superiori, i liceali sono in testa (19,4%); seguono gli studenti degli istituti professionali (18,1%) e quelli degli istituti tecnici (16%).Le vittime assidue di soprusi raggiungono il 23% degli 11-17enni nel Nord del Paese. Considerando anche le azioni avvenute sporadicamente (qualche volta nell'anno), sono oltre il 57% i giovanissimi oggetto di prepotenze residenti al Nord.Tra i ragazzi utilizzatori di cellulare e/o Internet, il 5,9% denuncia di avere subito ripetutamente azioni vessatorie tramite sms, e-mail, chat o sui social network. Le ragazze sono più di frequente vittime di cyberbullismo [1] (7,1% contro il 4,6% dei ragazzi).Le prepotenze più comuni consistono in offese con brutti soprannomi, parolacce o insulti (12,1%), derisione per l'aspetto fisico e/o il modo di parlare (6,3%), diffamazione (5,1%), esclusione per le proprie opinioni (4,7%), aggressioni con spintoni, botte, calci e pugni (3,8%).Il 16,9% degli 11-17enni è rimasto vittima di atti di bullismo diretto, caratterizzato da una relazione vis a vis tra vittima e bullo e il 10,8% di azioni indirette, prive di contatti fisici. Tra le ragazze è minima la differenza tra prepotenze di tipo "diretto" e "indiretto" (rispettivamente 16,7% e 14%). Al contrario, tra i maschi le forme dirette (17%) sono più del doppio di quelle indirette (7,7%). (da: www.istat.it) Chi ha subito ripetutamente più comportamenti offensivi, non rispettosi e/o violenti? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Nel 2014, poco più del 50% degli 11-17enni ha subito qualche episodio offensivo, non rispettoso e/o violento da parte di altri ragazzi o ragazze nei 12 mesi precedenti. Il 19,8% è vittima assidua di una delle "tipiche" azioni di bullismo, cioè le subisce più volte al mese. Per il 9,1% gli atti di prepotenza si ripetono con cadenza settimanale.Hanno subito ripetutamente comportamenti offensivi, non rispettosi e/o violenti più i ragazzi 11-13enni (22,5%) che gli adolescenti 14-17enni (17,9%); più le femmine (20,9%) che i maschi (18,8%). Tra gli studenti delle superiori, i liceali sono in testa (19,4%); seguono gli studenti degli istituti professionali (18,1%) e quelli degli istituti tecnici (16%).Le vittime assidue di soprusi raggiungono il 23% degli 11-17enni nel Nord del Paese. Considerando anche le azioni avvenute sporadicamente (qualche volta nell'anno), sono oltre il 57% i giovanissimi oggetto di prepotenze residenti al Nord.Tra i ragazzi utilizzatori di cellulare e/o Internet, il 5,9% denuncia di avere subito ripetutamente azioni vessatorie tramite sms, e-mail, chat o sui social network. Le ragazze sono più di frequente vittime di cyberbullismo [1] (7,1% contro il 4,6% dei ragazzi).Le prepotenze più comuni consistono in offese con brutti soprannomi, parolacce o insulti (12,1%), derisione per l'aspetto fisico e/o il modo di parlare (6,3%), diffamazione (5,1%), esclusione per le proprie opinioni (4,7%), aggressioni con spintoni, botte, calci e pugni (3,8%).Il 16,9% degli 11-17enni è rimasto vittima di atti di bullismo diretto, caratterizzato da una relazione vis a vis tra vittima e bullo e il 10,8% di azioni indirette, prive di contatti fisici. Tra le ragazze è minima la differenza tra prepotenze di tipo "diretto" e "indiretto" (rispettivamente 16,7% e 14%). Al contrario, tra i maschi le forme dirette (17%) sono più del doppio di quelle indirette (7,7%). (da: www.istat.it) In base ai dati riportati nel testo, si denunciano più soprusi: |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Nel 2014, poco più del 50% degli 11-17enni ha subito qualche episodio offensivo, non rispettoso e/o violento da parte di altri ragazzi o ragazze nei 12 mesi precedenti. Il 19,8% è vittima assidua di una delle "tipiche" azioni di bullismo, cioè le subisce più volte al mese. Per il 9,1% gli atti di prepotenza si ripetono con cadenza settimanale.Hanno subito ripetutamente comportamenti offensivi, non rispettosi e/o violenti più i ragazzi 11-13enni (22,5%) che gli adolescenti 14-17enni (17,9%); più le femmine (20,9%) che i maschi (18,8%). Tra gli studenti delle superiori, i liceali sono in testa (19,4%); seguono gli studenti degli istituti professionali (18,1%) e quelli degli istituti tecnici (16%).Le vittime assidue di soprusi raggiungono il 23% degli 11-17enni nel Nord del Paese. Considerando anche le azioni avvenute sporadicamente (qualche volta nell'anno), sono oltre il 57% i giovanissimi oggetto di prepotenze residenti al Nord.Tra i ragazzi utilizzatori di cellulare e/o Internet, il 5,9% denuncia di avere subito ripetutamente azioni vessatorie tramite sms, e-mail, chat o sui social network. Le ragazze sono più di frequente vittime di cyberbullismo [1] (7,1% contro il 4,6% dei ragazzi).Le prepotenze più comuni consistono in offese con brutti soprannomi, parolacce o insulti (12,1%), derisione per l'aspetto fisico e/o il modo di parlare (6,3%), diffamazione (5,1%), esclusione per le proprie opinioni (4,7%), aggressioni con spintoni, botte, calci e pugni (3,8%).Il 16,9% degli 11-17enni è rimasto vittima di atti di bullismo diretto, caratterizzato da una relazione vis a vis tra vittima e bullo e il 10,8% di azioni indirette, prive di contatti fisici. Tra le ragazze è minima la differenza tra prepotenze di tipo "diretto" e "indiretto" (rispettivamente 16,7% e 14%). Al contrario, tra i maschi le forme dirette (17%) sono più del doppio di quelle indirette (7,7%). (da: www.istat.it) Cosa si intende con il termine "cyberbullismo" [1]? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Nel 2050 saremo 9,8 miliardi. Lo sottolinea il rapporto delle Nazioni Unite sulla popolazione mondiale: ogni anno la Terra si arricchisce di 83 milioni di nuovi abitanti, nonostante un calo riproduttivo generalizzato. Entro il 2030, i 7,6 miliardi di persone che attualmente abitano la Terra cresceranno di un miliardo, per arrivare a 9,8 miliardi nel 2050: la previsione di crescita della popolazione mondiale arriva dal World Population Prospects 2017, un rapporto delle Nazioni Unite diffuso ieri che include informazioni e statistiche su 233 Paesi del mondo. Cresciamo al ritmo di 83 milioni di persone l'anno: meno rispetto al passato, complice un declino generalizzato della fertilità che continua dagli anni '60, ma comunque abbastanza per arrivare a 11,2 miliardi nel 2100! Metà della crescita della popolazione da qui al 2050 sarà concentrata in nove nazioni: India, Nigeria, Congo, Pakistan, Etiopia, Tanzania, Stati Uniti, Uganda e Indonesia. Entro 7 anni il numero di abitanti dell'India supererà quello della Cina (attualmente il Paese più popoloso del mondo, con 1,4 miliardi di persone). Alla Nigeria va invece il primato di nazione popolosa con il più rapido tasso di crescita: prima del 2050 scalzerà gli Stati Uniti dal terzo posto. Da qui a metà secolo la popolazione di 26 stati africani è destinata a più che raddoppiare: se infatti il tasso di riproduzione femminile è globalmente diminuito - si fanno in media 2 figli e mezzo per donna - quello delle nazioni africane è di 4,7 figli a donna, mentre in Europa siamo a 1,6. (Da: "Nel 2050 saremo 9,8 miliardi", focus.it, ottobre 2017) Secondo quanto scritto nell'articolo nel 2030 la popolazione mondiale ammonterà a: |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Nel 2050 saremo 9,8 miliardi. Lo sottolinea il rapporto delle Nazioni Unite sulla popolazione mondiale: ogni anno la Terra si arricchisce di 83 milioni di nuovi abitanti, nonostante un calo riproduttivo generalizzato. Entro il 2030, i 7,6 miliardi di persone che attualmente abitano la Terra cresceranno di un miliardo, per arrivare a 9,8 miliardi nel 2050: la previsione di crescita della popolazione mondiale arriva dal World Population Prospects 2017, un rapporto delle Nazioni Unite diffuso ieri che include informazioni e statistiche su 233 Paesi del mondo. Cresciamo al ritmo di 83 milioni di persone l'anno: meno rispetto al passato, complice un declino generalizzato della fertilità che continua dagli anni '60, ma comunque abbastanza per arrivare a 11,2 miliardi nel 2100! Metà della crescita della popolazione da qui al 2050 sarà concentrata in nove nazioni: India, Nigeria, Congo, Pakistan, Etiopia, Tanzania, Stati Uniti, Uganda e Indonesia. Entro 7 anni il numero di abitanti dell'India supererà quello della Cina (attualmente il Paese più popoloso del mondo, con 1,4 miliardi di persone). Alla Nigeria va invece il primato di nazione popolosa con il più rapido tasso di crescita: prima del 2050 scalzerà gli Stati Uniti dal terzo posto. Da qui a metà secolo la popolazione di 26 stati africani è destinata a più che raddoppiare: se infatti il tasso di riproduzione femminile è globalmente diminuito - si fanno in media 2 figli e mezzo per donna - quello delle nazioni africane è di 4,7 figli a donna, mentre in Europa siamo a 1,6. (Da: "Nel 2050 saremo 9,8 miliardi", focus.it, ottobre 2017) Secondo quanto scritto nell'articolo la fertilità è: |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Nel 2050 saremo 9,8 miliardi. Lo sottolinea il rapporto delle Nazioni Unite sulla popolazione mondiale: ogni anno la Terra si arricchisce di 83 milioni di nuovi abitanti, nonostante un calo riproduttivo generalizzato. Entro il 2030, i 7,6 miliardi di persone che attualmente abitano la Terra cresceranno di un miliardo, per arrivare a 9,8 miliardi nel 2050: la previsione di crescita della popolazione mondiale arriva dal World Population Prospects 2017, un rapporto delle Nazioni Unite diffuso ieri che include informazioni e statistiche su 233 Paesi del mondo. Cresciamo al ritmo di 83 milioni di persone l'anno: meno rispetto al passato, complice un declino generalizzato della fertilità che continua dagli anni '60, ma comunque abbastanza per arrivare a 11,2 miliardi nel 2100! Metà della crescita della popolazione da qui al 2050 sarà concentrata in nove nazioni: India, Nigeria, Congo, Pakistan, Etiopia, Tanzania, Stati Uniti, Uganda e Indonesia. Entro 7 anni il numero di abitanti dell'India supererà quello della Cina (attualmente il Paese più popoloso del mondo, con 1,4 miliardi di persone). Alla Nigeria va invece il primato di nazione popolosa con il più rapido tasso di crescita: prima del 2050 scalzerà gli Stati Uniti dal terzo posto. Da qui a metà secolo la popolazione di 26 stati africani è destinata a più che raddoppiare: se infatti il tasso di riproduzione femminile è globalmente diminuito - si fanno in media 2 figli e mezzo per donna - quello delle nazioni africane è di 4,7 figli a donna, mentre in Europa siamo a 1,6. (Da: "Nel 2050 saremo 9,8 miliardi", focus.it, ottobre 2017) Entro sette anni il Paese più popoloso sarà: |
RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Nel 2050 saremo 9,8 miliardi. Lo sottolinea il rapporto delle Nazioni Unite sulla popolazione mondiale: ogni anno la Terra si arricchisce di 83 milioni di nuovi abitanti, nonostante un calo riproduttivo generalizzato. Entro il 2030, i 7,6 miliardi di persone che attualmente abitano la Terra cresceranno di un miliardo, per arrivare a 9,8 miliardi nel 2050: la previsione di crescita della popolazione mondiale arriva dal World Population Prospects 2017, un rapporto delle Nazioni Unite diffuso ieri che include informazioni e statistiche su 233 Paesi del mondo. Cresciamo al ritmo di 83 milioni di persone l'anno: meno rispetto al passato, complice un declino generalizzato della fertilità che continua dagli anni '60, ma comunque abbastanza per arrivare a 11,2 miliardi nel 2100! Metà della crescita della popolazione da qui al 2050 sarà concentrata in nove nazioni: India, Nigeria, Congo, Pakistan, Etiopia, Tanzania, Stati Uniti, Uganda e Indonesia. Entro 7 anni il numero di abitanti dell'India supererà quello della Cina (attualmente il Paese più popoloso del mondo, con 1,4 miliardi di persone). Alla Nigeria va invece il primato di nazione popolosa con il più rapido tasso di crescita: prima del 2050 scalzerà gli Stati Uniti dal terzo posto. Da qui a metà secolo la popolazione di 26 stati africani è destinata a più che raddoppiare: se infatti il tasso di riproduzione femminile è globalmente diminuito - si fanno in media 2 figli e mezzo per donna - quello delle nazioni africane è di 4,7 figli a donna, mentre in Europa siamo a 1,6. (Da: "Nel 2050 saremo 9,8 miliardi", focus.it, ottobre 2017) Il tasso di riproduzione femminile delle nazioni africane è circa: |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Nel 2050 saremo 9,8 miliardi. Lo sottolinea il rapporto delle Nazioni Unite sulla popolazione mondiale: ogni anno la Terra si arricchisce di 83 milioni di nuovi abitanti, nonostante un calo riproduttivo generalizzato. Entro il 2030, i 7,6 miliardi di persone che attualmente abitano la Terra cresceranno di un miliardo, per arrivare a 9,8 miliardi nel 2050: la previsione di crescita della popolazione mondiale arriva dal World Population Prospects 2017, un rapporto delle Nazioni Unite diffuso ieri che include informazioni e statistiche su 233 Paesi del mondo. Cresciamo al ritmo di 83 milioni di persone l'anno: meno rispetto al passato, complice un declino generalizzato della fertilità che continua dagli anni '60, ma comunque abbastanza per arrivare a 11,2 miliardi nel 2100! Metà della crescita della popolazione da qui al 2050 sarà concentrata in nove nazioni: India, Nigeria, Congo, Pakistan, Etiopia, Tanzania, Stati Uniti, Uganda e Indonesia. Entro 7 anni il numero di abitanti dell'India supererà quello della Cina (attualmente il Paese più popoloso del mondo, con 1,4 miliardi di persone). Alla Nigeria va invece il primato di nazione popolosa con il più rapido tasso di crescita: prima del 2050 scalzerà gli Stati Uniti dal terzo posto. Da qui a metà secolo la popolazione di 26 stati africani è destinata a più che raddoppiare: se infatti il tasso di riproduzione femminile è globalmente diminuito - si fanno in media 2 figli e mezzo per donna - quello delle nazioni africane è di 4,7 figli a donna, mentre in Europa siamo a 1,6. (Da: "Nel 2050 saremo 9,8 miliardi", focus.it, ottobre 2017) La nazione popolosa con il tasso di crescita maggiore è: |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Nel 476 d.C. il "novello" Romolo Augusto � detto "Augustolo" sia per la sua giovane età che per la sua insignificanza politica � , dopo circa 6 secoli da Ottaviano Augusto � a sua volta succeduto a Gaio Giulio Cesare � cadeva definitivamente sotto il polso germanico di Odoacre: era la fine dell'Impero romano d'Occidente.Gli Unni, i Goti, Visigoti, gli Ostrogoti, i Celti, i Franchi, i militari, i mercenari e le altre tribù di varie etnie e religioni ponevano fine a oltre 1.200 anni di storia "ab urbe condita" (753 a.C.).La si chiamò la calata dei Barbari, in realtà si trattava dell'embrione della nascita di quel popolo tedesco e di quella Merkel che adesso per molti versi rappresentano un punto cardine dell'Unione Europea.Ma la crisi veniva da lontano. L'Impero romano, sotto Adriano (117-138 d.C.), aveva raggiunto una delle dimensioni massime nella storia del mondo: si estendeva dal Portogallo alla Siria, passando per la Turchia, la Grecia, il Medio Oriente, fino al nord dell'Arabia Saudita e al Sud dell'Ucraina e della Russia, includendo Iraq, Armenia, Georgia e Iran, e dal sud della Scozia fino a tutto l'Egitto e al nord del Sudan, con Galles, Inghilterra, Francia e il sud della Germania, fino al nord dell'Africa, dall'Atlantico al mar Rosso.Seguirono periodi di instabilità, anarchie [1], rotture di equilibri tra potere centrale e locale.Roma e il suo mito avevano intrapreso l'irreversibile strada del declino.Nel 286 d.C. Diocleziano divise l'impero in 4 parti, si trasferì in Oriente e Milano, proprio Milano, per il suo ruolo politico, economico e militare divenne la capitale dell'Impero romano d'Occidente, con a capo il tetrarca Massimiano.Nel 324 d.C., Costantino, il primo grande imperatore cristiano, avviò la fondazione di Costantinopoli (l'odierna Istanbul) e ne fece la nuova capitale dell'Impero d'Oriente.Con l'Editto di Milano del 313 Costantino consentì la pratica del culto cristiano, che, con Teodosio e l'Editto di Tessalonica, divenne obbligo nel 380, con la conseguente proibizione di altri culti. Si strutturano così le basi legali per le guerre di religione (elementi che peraltro furono alla base del fallimento del recente tentativo di promulgazione di una moderna costituzione europea).Roma capitale, Roma in declino. Una città moribonda, vecchia, governata da una politica corrotta, sempre più sdraiata sul suo passato, sul suo storico, opulente e gaudente triclinium, permeata da lassismo, ignavia e putrescente e autoreferenziale burocrazia. (da: "La caduta dell'Impero Romano", Luca Greco, Affaritaliani.it) Quale di queste affermazioni NON può essere definita vera dalla lettura del testo? |
RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Nel 476 d.C. il "novello" Romolo Augusto � detto "Augustolo" sia per la sua giovane età che per la sua insignificanza politica � , dopo circa 6 secoli da Ottaviano Augusto � a sua volta succeduto a Gaio Giulio Cesare � cadeva definitivamente sotto il polso germanico di Odoacre: era la fine dell'Impero romano d'Occidente.Gli Unni, i Goti, Visigoti, gli Ostrogoti, i Celti, i Franchi, i militari, i mercenari e le altre tribù di varie etnie e religioni ponevano fine a oltre 1.200 anni di storia "ab urbe condita" (753 a.C.).La si chiamò la calata dei Barbari, in realtà si trattava dell'embrione della nascita di quel popolo tedesco e di quella Merkel che adesso per molti versi rappresentano un punto cardine dell'Unione Europea.Ma la crisi veniva da lontano. L'Impero romano, sotto Adriano (117-138 d.C.), aveva raggiunto una delle dimensioni massime nella storia del mondo: si estendeva dal Portogallo alla Siria, passando per la Turchia, la Grecia, il Medio Oriente, fino al nord dell'Arabia Saudita e al Sud dell'Ucraina e della Russia, includendo Iraq, Armenia, Georgia e Iran, e dal sud della Scozia fino a tutto l'Egitto e al nord del Sudan, con Galles, Inghilterra, Francia e il sud della Germania, fino al nord dell'Africa, dall'Atlantico al mar Rosso.Seguirono periodi di instabilità, anarchie [1], rotture di equilibri tra potere centrale e locale.Roma e il suo mito avevano intrapreso l'irreversibile strada del declino.Nel 286 d.C. Diocleziano divise l'impero in 4 parti, si trasferì in Oriente e Milano, proprio Milano, per il suo ruolo politico, economico e militare divenne la capitale dell'Impero romano d'Occidente, con a capo il tetrarca Massimiano.Nel 324 d.C., Costantino, il primo grande imperatore cristiano, avviò la fondazione di Costantinopoli (l'odierna Istanbul) e ne fece la nuova capitale dell'Impero d'Oriente.Con l'Editto di Milano del 313 Costantino consentì la pratica del culto cristiano, che, con Teodosio e l'Editto di Tessalonica, divenne obbligo nel 380, con la conseguente proibizione di altri culti. Si strutturano così le basi legali per le guerre di religione (elementi che peraltro furono alla base del fallimento del recente tentativo di promulgazione di una moderna costituzione europea).Roma capitale, Roma in declino. Una città moribonda, vecchia, governata da una politica corrotta, sempre più sdraiata sul suo passato, sul suo storico, opulente e gaudente triclinium, permeata da lassismo, ignavia e putrescente e autoreferenziale burocrazia. (da: "La caduta dell'Impero Romano", Luca Greco, Affaritaliani.it) Quale di queste affermazioni NON può essere definita vera dalla lettura del testo? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Nel 476 d.C. il "novello" Romolo Augusto � detto "Augustolo" sia per la sua giovane età che per la sua insignificanza politica � , dopo circa 6 secoli da Ottaviano Augusto � a sua volta succeduto a Gaio Giulio Cesare � cadeva definitivamente sotto il polso germanico di Odoacre: era la fine dell'Impero romano d'Occidente.Gli Unni, i Goti, Visigoti, gli Ostrogoti, i Celti, i Franchi, i militari, i mercenari e le altre tribù di varie etnie e religioni ponevano fine a oltre 1.200 anni di storia "ab urbe condita" (753 a.C.).La si chiamò la calata dei Barbari, in realtà si trattava dell'embrione della nascita di quel popolo tedesco e di quella Merkel che adesso per molti versi rappresentano un punto cardine dell'Unione Europea.Ma la crisi veniva da lontano. L'Impero romano, sotto Adriano (117-138 d.C.), aveva raggiunto una delle dimensioni massime nella storia del mondo: si estendeva dal Portogallo alla Siria, passando per la Turchia, la Grecia, il Medio Oriente, fino al nord dell'Arabia Saudita e al Sud dell'Ucraina e della Russia, includendo Iraq, Armenia, Georgia e Iran, e dal sud della Scozia fino a tutto l'Egitto e al nord del Sudan, con Galles, Inghilterra, Francia e il sud della Germania, fino al nord dell'Africa, dall'Atlantico al mar Rosso.Seguirono periodi di instabilità, anarchie [1], rotture di equilibri tra potere centrale e locale.Roma e il suo mito avevano intrapreso l'irreversibile strada del declino.Nel 286 d.C. Diocleziano divise l'impero in 4 parti, si trasferì in Oriente e Milano, proprio Milano, per il suo ruolo politico, economico e militare divenne la capitale dell'Impero romano d'Occidente, con a capo il tetrarca Massimiano.Nel 324 d.C., Costantino, il primo grande imperatore cristiano, avviò la fondazione di Costantinopoli (l'odierna Istanbul) e ne fece la nuova capitale dell'Impero d'Oriente.Con l'Editto di Milano del 313 Costantino consentì la pratica del culto cristiano, che, con Teodosio e l'Editto di Tessalonica, divenne obbligo nel 380, con la conseguente proibizione di altri culti. Si strutturano così le basi legali per le guerre di religione (elementi che peraltro furono alla base del fallimento del recente tentativo di promulgazione di una moderna costituzione europea).Roma capitale, Roma in declino. Una città moribonda, vecchia, governata da una politica corrotta, sempre più sdraiata sul suo passato, sul suo storico, opulente e gaudente triclinium, permeata da lassismo, ignavia e putrescente e autoreferenziale burocrazia. (da: "La caduta dell'Impero Romano", Luca Greco, Affaritaliani.it) Quale di queste affermazioni NON può essere definita vera dalla lettura del testo? |
RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Nel 476 d.C. il "novello" Romolo Augusto � detto "Augustolo" sia per la sua giovane età che per la sua insignificanza politica � , dopo circa 6 secoli da Ottaviano Augusto � a sua volta succeduto a Gaio Giulio Cesare � cadeva definitivamente sotto il polso germanico di Odoacre: era la fine dell'Impero romano d'Occidente.Gli Unni, i Goti, Visigoti, gli Ostrogoti, i Celti, i Franchi, i militari, i mercenari e le altre tribù di varie etnie e religioni ponevano fine a oltre 1.200 anni di storia "ab urbe condita" (753 a.C.).La si chiamò la calata dei Barbari, in realtà si trattava dell'embrione della nascita di quel popolo tedesco e di quella Merkel che adesso per molti versi rappresentano un punto cardine dell'Unione Europea.Ma la crisi veniva da lontano. L'Impero romano, sotto Adriano (117-138 d.C.), aveva raggiunto una delle dimensioni massime nella storia del mondo: si estendeva dal Portogallo alla Siria, passando per la Turchia, la Grecia, il Medio Oriente, fino al nord dell'Arabia Saudita e al Sud dell'Ucraina e della Russia, includendo Iraq, Armenia, Georgia e Iran, e dal sud della Scozia fino a tutto l'Egitto e al nord del Sudan, con Galles, Inghilterra, Francia e il sud della Germania, fino al nord dell'Africa, dall'Atlantico al mar Rosso.Seguirono periodi di instabilità, anarchie [1], rotture di equilibri tra potere centrale e locale.Roma e il suo mito avevano intrapreso l'irreversibile strada del declino.Nel 286 d.C. Diocleziano divise l'impero in 4 parti, si trasferì in Oriente e Milano, proprio Milano, per il suo ruolo politico, economico e militare divenne la capitale dell'Impero romano d'Occidente, con a capo il tetrarca Massimiano.Nel 324 d.C., Costantino, il primo grande imperatore cristiano, avviò la fondazione di Costantinopoli (l'odierna Istanbul) e ne fece la nuova capitale dell'Impero d'Oriente.Con l'Editto di Milano del 313 Costantino consentì la pratica del culto cristiano, che, con Teodosio e l'Editto di Tessalonica, divenne obbligo nel 380, con la conseguente proibizione di altri culti. Si strutturano così le basi legali per le guerre di religione (elementi che peraltro furono alla base del fallimento del recente tentativo di promulgazione di una moderna costituzione europea).Roma capitale, Roma in declino. Una città moribonda, vecchia, governata da una politica corrotta, sempre più sdraiata sul suo passato, sul suo storico, opulente e gaudente triclinium, permeata da lassismo, ignavia e putrescente e autoreferenziale burocrazia. (da: "La caduta dell'Impero Romano", Luca Greco, Affaritaliani.it) Che cosa significa "anarchia" [1], termine che si incontra nel brano? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Nel 476 d.C. il "novello" Romolo Augusto � detto "Augustolo" sia per la sua giovane età che per la sua insignificanza politica � , dopo circa 6 secoli da Ottaviano Augusto � a sua volta succeduto a Gaio Giulio Cesare � cadeva definitivamente sotto il polso germanico di Odoacre: era la fine dell'Impero romano d'Occidente.Gli Unni, i Goti, Visigoti, gli Ostrogoti, i Celti, i Franchi, i militari, i mercenari e le altre tribù di varie etnie e religioni ponevano fine a oltre 1.200 anni di storia "ab urbe condita" (753 a.C.).La si chiamò la calata dei Barbari, in realtà si trattava dell'embrione della nascita di quel popolo tedesco e di quella Merkel che adesso per molti versi rappresentano un punto cardine dell'Unione Europea.Ma la crisi veniva da lontano. L'Impero romano, sotto Adriano (117-138 d.C.), aveva raggiunto una delle dimensioni massime nella storia del mondo: si estendeva dal Portogallo alla Siria, passando per la Turchia, la Grecia, il Medio Oriente, fino al nord dell'Arabia Saudita e al Sud dell'Ucraina e della Russia, includendo Iraq, Armenia, Georgia e Iran, e dal sud della Scozia fino a tutto l'Egitto e al nord del Sudan, con Galles, Inghilterra, Francia e il sud della Germania, fino al nord dell'Africa, dall'Atlantico al mar Rosso.Seguirono periodi di instabilità, anarchie [1], rotture di equilibri tra potere centrale e locale.Roma e il suo mito avevano intrapreso l'irreversibile strada del declino.Nel 286 d.C. Diocleziano divise l'impero in 4 parti, si trasferì in Oriente e Milano, proprio Milano, per il suo ruolo politico, economico e militare divenne la capitale dell'Impero romano d'Occidente, con a capo il tetrarca Massimiano.Nel 324 d.C., Costantino, il primo grande imperatore cristiano, avviò la fondazione di Costantinopoli (l'odierna Istanbul) e ne fece la nuova capitale dell'Impero d'Oriente.Con l'Editto di Milano del 313 Costantino consentì la pratica del culto cristiano, che, con Teodosio e l'Editto di Tessalonica, divenne obbligo nel 380, con la conseguente proibizione di altri culti. Si strutturano così le basi legali per le guerre di religione (elementi che peraltro furono alla base del fallimento del recente tentativo di promulgazione di una moderna costituzione europea).Roma capitale, Roma in declino. Una città moribonda, vecchia, governata da una politica corrotta, sempre più sdraiata sul suo passato, sul suo storico, opulente e gaudente triclinium, permeata da lassismo, ignavia e putrescente e autoreferenziale burocrazia. (da: "La caduta dell'Impero Romano", Luca Greco, Affaritaliani.it) Quale di queste affermazioni NON può essere definita vera dalla lettura del testo? |
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Leggere attentamente il seguente brano. Nel 2014 le preoccupazioni della popolazione relative all'ambiente sono rivolte soprattutto verso l'inquinamento atmosferico (indicato dal 50% dei rispondenti), la produzione e lo smaltimento dei rifiuti (47%), il cambiamento climatico (42%) (stime campionarie).Il livello di istruzione incide sulla consapevolezza ambientale: al crescere del titolo di studio aumenta la percentuale di individui che denunciano preoccupazioni legate all'ambiente.I cittadini esprimono grande attenzione alla tutela delle risorse naturali: il 72% è stimato impegnarsi a non sprecare energia elettrica, il 67% a non sprecare l'acqua.Nel complesso, i cittadini che risiedono nella ripartizione Nord-orientale adottano comportamenti attenti all'ambiente più frequentemente della media; meno attenti i residenti nel Meridione [1].Le donne e le persone con istruzione superiore sono più attivi nell'adozione di comportamenti in favore dell'ambiente, specie nell'ambito delle scelte di consumo alimentare (acquisto di prodotti biologici, di prodotti a km zero, controllo delle etichette dei prodotti alimentari).Nel corso degli ultimi cinque anni, si stima che il 22% delle famiglie abbia effettuato investimenti in denaro per ridurre le spese energetiche (sostituendo apparecchi ed elettrodomestici con modelli più efficienti, isolando termicamente l'abitazione, ecc.). Gli investimenti sono più diffusi al Nord, meno al Sud e nelle Isole.Nel 2014, il 42% della popolazione ritiene che la creazione di aree naturali protette contribuisca "molto" alla salvaguardia delle specie animali e vegetali e il 45% "abbastanza".Negli ultimi dodici mesi solo il 16% della popolazione si è recato in visita nelle aree protette, nonostante la marcata consapevolezza intorno al ruolo svolto dalle aree di protezione del patrimonio naturale. (da: www.istat.it) Secondo quanto riportato nel brano, i cittadini esprimono grande attenzione alla tutela delle risorse naturali, infatti: