Tutte le domande del quiz : Ragionamento critico verbaletratto da:Regione Campania Quiz - 2175 posti a tempo indeterminato - Nuovi concorsi per 950 laureati e 1225 diplomati a tempo indeterminato presso vari enti della Regione Campania  Esercitati su questo Quiz  |
| RISPOSTA   Sbirciando attraverso le spesse nubi di polvere del nucleo centrale (il cosiddetto "bulge") della nostra galassia, e rivelando un'incredibile quantità di dettagli, una squadra di astronomi ha scoperto uno strano miscuglio di stelle nel sistema stellare noto come Terzan 5. Questo insolito "cocktail" di stelle, mai osservato prima d'ora in nessuna parte del "bulge", rivela che Terzan 5 è di fatto uno dei suoi blocchi primordiali, molto probabilmente quel che resta di una galassia nana che si è fusa con la Via Lattea durante le prime fasi della sua vita. "La storia della Via Lattea è codificata nei suoi frammenti più vecchi, ammassi globulari e altri sistemi di stelle che hanno visto l'intera evoluzione della nostra galassia", dice Francesco Ferraro, autore principale di un articolo pubblicato sulla rivista Nature. "Il nostro studio apre una nuova finestra su un altro pezzo del nostro passato galattico". Come gli archeologi, che scavano attraverso i cumuli di polvere sovrastanti i resti delle civiltà del passato e riportano alla luce pezzi cruciali della storia dell'umanità, gli astronomi hanno guardato attraverso gli spessi strati di polvere interstellare che oscurano il nucleo centrale della Via Lattea e hanno scoperto uno straordinario reperto cosmico. L'obiettivo dello studio è l'ammasso stellare Terzan 5. Le nuove osservazioni mostrano che questo oggetto, a differenza di quasi tutti gli ammassi globulari, non contiene stelle che sono nate tutte nello stesso momento - quello che gli astronomi chiamano una "popolazione singola" di stelle. Al contrario, le miriadi di stelle brillanti in Terzan 5 si sono formate almeno in due epoche diverse, la prima probabilmente circa12 miliardi di anni fa e la seconda 6 miliardi di anni fa. Gli astronomi hanno anche scoperto che Terzan 5 è più massiccio di quanto si pensasse in precedenza: oltre alla complessa composizione e alla travagliata storia di formazione stellare, questo suggerisce che potrebbe trattarsi del residuo superstite di una galassia nana perturbata, che si è fusa con la Via Lattea durante le prime fasi della sua esistenza, contribuendo a formare il "bulge" galattico. La Via Lattea: |
| RISPOSTA   Sbirciando attraverso le spesse nubi di polvere del nucleo centrale (il cosiddetto "bulge") della nostra galassia, e rivelando un'incredibile quantità di dettagli, una squadra di astronomi ha scoperto uno strano miscuglio di stelle nel sistema stellare noto come Terzan 5. Questo insolito "cocktail" di stelle, mai osservato prima d'ora in nessuna parte del "bulge", rivela che Terzan 5 è di fatto uno dei suoi blocchi primordiali, molto probabilmente quel che resta di una galassia nana che si è fusa con la Via Lattea durante le prime fasi della sua vita. "La storia della Via Lattea è codificata nei suoi frammenti più vecchi, ammassi globulari e altri sistemi di stelle che hanno visto l'intera evoluzione della nostra galassia", dice Francesco Ferraro, autore principale di un articolo pubblicato sulla rivista Nature. "Il nostro studio apre una nuova finestra su un altro pezzo del nostro passato galattico". Come gli archeologi, che scavano attraverso i cumuli di polvere sovrastanti i resti delle civiltà del passato e riportano alla luce pezzi cruciali della storia dell'umanità, gli astronomi hanno guardato attraverso gli spessi strati di polvere interstellare che oscurano il nucleo centrale della Via Lattea e hanno scoperto uno straordinario reperto cosmico. L'obiettivo dello studio è l'ammasso stellare Terzan 5. Le nuove osservazioni mostrano che questo oggetto, a differenza di quasi tutti gli ammassi globulari, non contiene stelle che sono nate tutte nello stesso momento - quello che gli astronomi chiamano una "popolazione singola" di stelle. Al contrario, le miriadi di stelle brillanti in Terzan 5 si sono formate almeno in due epoche diverse, la prima probabilmente circa12 miliardi di anni fa e la seconda 6 miliardi di anni fa. Gli astronomi hanno anche scoperto che Terzan 5 è più massiccio di quanto si pensasse in precedenza: oltre alla complessa composizione e alla travagliata storia di formazione stellare, questo suggerisce che potrebbe trattarsi del residuo superstite di una galassia nana perturbata, che si è fusa con la Via Lattea durante le prime fasi della sua esistenza, contribuendo a formare il "bulge" galattico. Terzan 5: |
| RISPOSTA   Sbirciando attraverso le spesse nubi di polvere del nucleo centrale (il cosiddetto "bulge") della nostra galassia, e rivelando un'incredibile quantità di dettagli, una squadra di astronomi ha scoperto uno strano miscuglio di stelle nel sistema stellare noto come Terzan 5. Questo insolito "cocktail" di stelle, mai osservato prima d'ora in nessuna parte del "bulge", rivela che Terzan 5 è di fatto uno dei suoi blocchi primordiali, molto probabilmente quel che resta di una galassia nana che si è fusa con la Via Lattea durante le prime fasi della sua vita. "La storia della Via Lattea è codificata nei suoi frammenti più vecchi, ammassi globulari e altri sistemi di stelle che hanno visto l'intera evoluzione della nostra galassia", dice Francesco Ferraro, autore principale di un articolo pubblicato sulla rivista Nature. "Il nostro studio apre una nuova finestra su un altro pezzo del nostro passato galattico". Come gli archeologi, che scavano attraverso i cumuli di polvere sovrastanti i resti delle civiltà del passato e riportano alla luce pezzi cruciali della storia dell'umanità, gli astronomi hanno guardato attraverso gli spessi strati di polvere interstellare che oscurano il nucleo centrale della Via Lattea e hanno scoperto uno straordinario reperto cosmico. L'obiettivo dello studio è l'ammasso stellare Terzan 5. Le nuove osservazioni mostrano che questo oggetto, a differenza di quasi tutti gli ammassi globulari, non contiene stelle che sono nate tutte nello stesso momento - quello che gli astronomi chiamano una "popolazione singola" di stelle. Al contrario, le miriadi di stelle brillanti in Terzan 5 si sono formate almeno in due epoche diverse, la prima probabilmente circa12 miliardi di anni fa e la seconda 6 miliardi di anni fa. Gli astronomi hanno anche scoperto che Terzan 5 è più massiccio di quanto si pensasse in precedenza: oltre alla complessa composizione e alla travagliata storia di formazione stellare, questo suggerisce che potrebbe trattarsi del residuo superstite di una galassia nana perturbata, che si è fusa con la Via Lattea durante le prime fasi della sua esistenza, contribuendo a formare il "bulge" galattico. Il "bulge": |
| RISPOSTA   Sbirciando attraverso le spesse nubi di polvere del nucleo centrale (il cosiddetto "bulge") della nostra galassia, e rivelando un'incredibile quantità di dettagli, una squadra di astronomi ha scoperto uno strano miscuglio di stelle nel sistema stellare noto come Terzan 5. Questo insolito "cocktail" di stelle, mai osservato prima d'ora in nessuna parte del "bulge", rivela che Terzan 5 è di fatto uno dei suoi blocchi primordiali, molto probabilmente quel che resta di una galassia nana che si è fusa con la Via Lattea durante le prime fasi della sua vita. "La storia della Via Lattea è codificata nei suoi frammenti più vecchi, ammassi globulari e altri sistemi di stelle che hanno visto l'intera evoluzione della nostra galassia", dice Francesco Ferraro, autore principale di un articolo pubblicato sulla rivista Nature. "Il nostro studio apre una nuova finestra su un altro pezzo del nostro passato galattico". Come gli archeologi, che scavano attraverso i cumuli di polvere sovrastanti i resti delle civiltà del passato e riportano alla luce pezzi cruciali della storia dell'umanità, gli astronomi hanno guardato attraverso gli spessi strati di polvere interstellare che oscurano il nucleo centrale della Via Lattea e hanno scoperto uno straordinario reperto cosmico. L'obiettivo dello studio è l'ammasso stellare Terzan 5. Le nuove osservazioni mostrano che questo oggetto, a differenza di quasi tutti gli ammassi globulari, non contiene stelle che sono nate tutte nello stesso momento - quello che gli astronomi chiamano una "popolazione singola" di stelle. Al contrario, le miriadi di stelle brillanti in Terzan 5 si sono formate almeno in due epoche diverse, la prima probabilmente circa12 miliardi di anni fa e la seconda 6 miliardi di anni fa. Gli astronomi hanno anche scoperto che Terzan 5 è più massiccio di quanto si pensasse in precedenza: oltre alla complessa composizione e alla travagliata storia di formazione stellare, questo suggerisce che potrebbe trattarsi del residuo superstite di una galassia nana perturbata, che si è fusa con la Via Lattea durante le prime fasi della sua esistenza, contribuendo a formare il "bulge" galattico. La storia della Via Lattea: |
| RISPOSTA   Sbirciando attraverso le spesse nubi di polvere del nucleo centrale (il cosiddetto "bulge") della nostra galassia, e rivelando un'incredibile quantità di dettagli, una squadra di astronomi ha scoperto uno strano miscuglio di stelle nel sistema stellare noto come Terzan 5. Questo insolito "cocktail" di stelle, mai osservato prima d'ora in nessuna parte del "bulge", rivela che Terzan 5 è di fatto uno dei suoi blocchi primordiali, molto probabilmente quel che resta di una galassia nana che si è fusa con la Via Lattea durante le prime fasi della sua vita. "La storia della Via Lattea è codificata nei suoi frammenti più vecchi, ammassi globulari e altri sistemi di stelle che hanno visto l'intera evoluzione della nostra galassia", dice Francesco Ferraro, autore principale di un articolo pubblicato sulla rivista Nature. "Il nostro studio apre una nuova finestra su un altro pezzo del nostro passato galattico". Come gli archeologi, che scavano attraverso i cumuli di polvere sovrastanti i resti delle civiltà del passato e riportano alla luce pezzi cruciali della storia dell'umanità, gli astronomi hanno guardato attraverso gli spessi strati di polvere interstellare che oscurano il nucleo centrale della Via Lattea e hanno scoperto uno straordinario reperto cosmico. L'obiettivo dello studio è l'ammasso stellare Terzan 5. Le nuove osservazioni mostrano che questo oggetto, a differenza di quasi tutti gli ammassi globulari, non contiene stelle che sono nate tutte nello stesso momento - quello che gli astronomi chiamano una "popolazione singola" di stelle. Al contrario, le miriadi di stelle brillanti in Terzan 5 si sono formate almeno in due epoche diverse, la prima probabilmente circa12 miliardi di anni fa e la seconda 6 miliardi di anni fa. Gli astronomi hanno anche scoperto che Terzan 5 è più massiccio di quanto si pensasse in precedenza: oltre alla complessa composizione e alla travagliata storia di formazione stellare, questo suggerisce che potrebbe trattarsi del residuo superstite di una galassia nana perturbata, che si è fusa con la Via Lattea durante le prime fasi della sua esistenza, contribuendo a formare il "bulge" galattico. L'articolo pubblicato su Nature: |
RISPOSTA   Sbirciando attraverso le spesse nubi di polvere del nucleo centrale (il cosiddetto "bulge") della nostra galassia, e rivelando un'incredibile quantità di dettagli, una squadra di astronomi ha scoperto uno strano miscuglio di stelle nel sistema stellare noto come Terzan 5. Questo insolito "cocktail" di stelle, mai osservato prima d'ora in nessuna parte del "bulge", rivela che Terzan 5 è di fatto uno dei suoi blocchi primordiali, molto probabilmente quel che resta di una galassia nana che si è fusa con la Via Lattea durante le prime fasi della sua vita. "La storia della Via Lattea è codificata nei suoi frammenti più vecchi, ammassi globulari e altri sistemi di stelle che hanno visto l'intera evoluzione della nostra galassia", dice Francesco Ferraro, autore principale di un articolo pubblicato sulla rivista Nature. "Il nostro studio apre una nuova finestra su un altro pezzo del nostro passato galattico". Come gli archeologi, che scavano attraverso i cumuli di polvere sovrastanti i resti delle civiltà del passato e riportano alla luce pezzi cruciali della storia dell'umanità, gli astronomi hanno guardato attraverso gli spessi strati di polvere interstellare che oscurano il nucleo centrale della Via Lattea e hanno scoperto uno straordinario reperto cosmico. L'obiettivo dello studio è l'ammasso stellare Terzan 5. Le nuove osservazioni mostrano che questo oggetto, a differenza di quasi tutti gli ammassi globulari, non contiene stelle che sono nate tutte nello stesso momento - quello che gli astronomi chiamano una "popolazione singola" di stelle. Al contrario, le miriadi di stelle brillanti in Terzan 5 si sono formate almeno in due epoche diverse, la prima probabilmente circa12 miliardi di anni fa e la seconda 6 miliardi di anni fa. Gli astronomi hanno anche scoperto che Terzan 5 è più massiccio di quanto si pensasse in precedenza: oltre alla complessa composizione e alla travagliata storia di formazione stellare, questo suggerisce che potrebbe trattarsi del residuo superstite di una galassia nana perturbata, che si è fusa con la Via Lattea durante le prime fasi della sua esistenza, contribuendo a formare il "bulge" galattico. Il "bulge" galattico: |
| RISPOSTA   Se riusciamo a riconoscere noi stessi in una foto è per merito del lato destro del nostro cervello. È quanto affermano dei ricercatori di Boston. Lo studio si aggiunge così alla mole di lavori che dimostrano come l'emisfero destro abbia un ruolo fondamentale nei processi che stanno alla base della consapevolezza di sé, un aspetto fondamentale della coscienza umana. Nella prima parte dello studio i ricercatori hanno lavorato con cinque pazienti che hanno affrontato alcuni test prima di operazioni chirurgiche al cervello per il trattamento dell'epilessia. Nei test, ciascuna metà del cervello veniva anestetizzata per breve tempo (fino a tre minuti) in modo che il chirurgo potesse valutare se fosse l'emisfero destro o il sinistro a essere dominante per linguaggio e memoria. A ciascun paziente veniva mostrata un'immagine su un computer con la richiesta di memorizzarla. L'immagine sovrapponeva il viso dello stesso paziente con quello di una persona famosa. Le fotografie degli uomini erano mischiate con quella di Bill Clinton o con quella di Albert Einstein; i visi delle donne con l'immagine di Marilyn Monroe o della principessa Diana. Passato l'effetto dell'anestesia, ai pazienti veniva richiesto se ricordassero la loro faccia o quella del personaggio famoso. Mentre avevano l'emisfero sinistro anestetizzato i cinque pazienti erano apparentemente in grado di riconoscere se stessi nell'immagine formata al computer, così come dopo l'effetto anestetico. Addormentando invece l'emisfero destro, quattro pazienti su cinque ricordavano in seguito di aver visto soltanto il personaggio famoso. Nell'esperimento condotto dai ricercatori di Boston: |
| RISPOSTA   Se riusciamo a riconoscere noi stessi in una foto è per merito del lato destro del nostro cervello. È quanto affermano dei ricercatori di Boston. Lo studio si aggiunge così alla mole di lavori che dimostrano come l'emisfero destro abbia un ruolo fondamentale nei processi che stanno alla base della consapevolezza di sé, un aspetto fondamentale della coscienza umana. Nella prima parte dello studio i ricercatori hanno lavorato con cinque pazienti che hanno affrontato alcuni test prima di operazioni chirurgiche al cervello per il trattamento dell'epilessia. Nei test, ciascuna metà del cervello veniva anestetizzata per breve tempo (fino a tre minuti) in modo che il chirurgo potesse valutare se fosse l'emisfero destro o il sinistro a essere dominante per linguaggio e memoria. A ciascun paziente veniva mostrata un'immagine su un computer con la richiesta di memorizzarla. L'immagine sovrapponeva il viso dello stesso paziente con quello di una persona famosa. Le fotografie degli uomini erano mischiate con quella di Bill Clinton o con quella di Albert Einstein; i visi delle donne con l'immagine di Marilyn Monroe o della principessa Diana. Passato l'effetto dell'anestesia, ai pazienti veniva richiesto se ricordassero la loro faccia o quella del personaggio famoso. Mentre avevano l'emisfero sinistro anestetizzato i cinque pazienti erano apparentemente in grado di riconoscere se stessi nell'immagine formata al computer, così come dopo l'effetto anestetico. Addormentando invece l'emisfero destro, quattro pazienti su cinque ricordavano in seguito di aver visto soltanto il personaggio famoso. In che modo veniva mostrata la propria immagine ai pazienti nello studio dei ricercatori di Boston? |
| RISPOSTA   Se riusciamo a riconoscere noi stessi in una foto è per merito del lato destro del nostro cervello. È quanto affermano dei ricercatori di Boston. Lo studio si aggiunge così alla mole di lavori che dimostrano come l'emisfero destro abbia un ruolo fondamentale nei processi che stanno alla base della consapevolezza di sé, un aspetto fondamentale della coscienza umana. Nella prima parte dello studio i ricercatori hanno lavorato con cinque pazienti che hanno affrontato alcuni test prima di operazioni chirurgiche al cervello per il trattamento dell'epilessia. Nei test, ciascuna metà del cervello veniva anestetizzata per breve tempo (fino a tre minuti) in modo che il chirurgo potesse valutare se fosse l'emisfero destro o il sinistro a essere dominante per linguaggio e memoria. A ciascun paziente veniva mostrata un'immagine su un computer con la richiesta di memorizzarla. L'immagine sovrapponeva il viso dello stesso paziente con quello di una persona famosa. Le fotografie degli uomini erano mischiate con quella di Bill Clinton o con quella di Albert Einstein; i visi delle donne con l'immagine di Marilyn Monroe o della principessa Diana. Passato l'effetto dell'anestesia, ai pazienti veniva richiesto se ricordassero la loro faccia o quella del personaggio famoso. Mentre avevano l'emisfero sinistro anestetizzato i cinque pazienti erano apparentemente in grado di riconoscere se stessi nell'immagine formata al computer, così come dopo l'effetto anestetico. Addormentando invece l'emisfero destro, quattro pazienti su cinque ricordavano in seguito di aver visto soltanto il personaggio famoso. Addormentando l'emisfero destro del cervello: |
| RISPOSTA   Se riusciamo a riconoscere noi stessi in una foto è per merito del lato destro del nostro cervello. È quanto affermano dei ricercatori di Boston. Lo studio si aggiunge così alla mole di lavori che dimostrano come l'emisfero destro abbia un ruolo fondamentale nei processi che stanno alla base della consapevolezza di sé, un aspetto fondamentale della coscienza umana. Nella prima parte dello studio i ricercatori hanno lavorato con cinque pazienti che hanno affrontato alcuni test prima di operazioni chirurgiche al cervello per il trattamento dell'epilessia. Nei test, ciascuna metà del cervello veniva anestetizzata per breve tempo (fino a tre minuti) in modo che il chirurgo potesse valutare se fosse l'emisfero destro o il sinistro a essere dominante per linguaggio e memoria. A ciascun paziente veniva mostrata un'immagine su un computer con la richiesta di memorizzarla. L'immagine sovrapponeva il viso dello stesso paziente con quello di una persona famosa. Le fotografie degli uomini erano mischiate con quella di Bill Clinton o con quella di Albert Einstein; i visi delle donne con l'immagine di Marilyn Monroe o della principessa Diana. Passato l'effetto dell'anestesia, ai pazienti veniva richiesto se ricordassero la loro faccia o quella del personaggio famoso. Mentre avevano l'emisfero sinistro anestetizzato i cinque pazienti erano apparentemente in grado di riconoscere se stessi nell'immagine formata al computer, così come dopo l'effetto anestetico. Addormentando invece l'emisfero destro, quattro pazienti su cinque ricordavano in seguito di aver visto soltanto il personaggio famoso. Il risultato cui sono giunti i ricercatori di Boston: |
RISPOSTA   Se riusciamo a riconoscere noi stessi in una foto è per merito del lato destro del nostro cervello. È quanto affermano dei ricercatori di Boston. Lo studio si aggiunge così alla mole di lavori che dimostrano come l'emisfero destro abbia un ruolo fondamentale nei processi che stanno alla base della consapevolezza di sé, un aspetto fondamentale della coscienza umana. Nella prima parte dello studio i ricercatori hanno lavorato con cinque pazienti che hanno affrontato alcuni test prima di operazioni chirurgiche al cervello per il trattamento dell'epilessia. Nei test, ciascuna metà del cervello veniva anestetizzata per breve tempo (fino a tre minuti) in modo che il chirurgo potesse valutare se fosse l'emisfero destro o il sinistro a essere dominante per linguaggio e memoria. A ciascun paziente veniva mostrata un'immagine su un computer con la richiesta di memorizzarla. L'immagine sovrapponeva il viso dello stesso paziente con quello di una persona famosa. Le fotografie degli uomini erano mischiate con quella di Bill Clinton o con quella di Albert Einstein; i visi delle donne con l'immagine di Marilyn Monroe o della principessa Diana. Passato l'effetto dell'anestesia, ai pazienti veniva richiesto se ricordassero la loro faccia o quella del personaggio famoso. Mentre avevano l'emisfero sinistro anestetizzato i cinque pazienti erano apparentemente in grado di riconoscere se stessi nell'immagine formata al computer, così come dopo l'effetto anestetico. Addormentando invece l'emisfero destro, quattro pazienti su cinque ricordavano in seguito di aver visto soltanto il personaggio famoso. Una grande quantità di ricerche ha dimostrato: |
| RISPOSTA   Se riusciamo a riconoscere noi stessi in una foto è per merito del lato destro del nostro cervello. È quanto affermano dei ricercatori di Boston. Lo studio si aggiunge così alla mole di lavori che dimostrano come l'emisfero destro abbia un ruolo fondamentale nei processi che stanno alla base della consapevolezza di sé, un aspetto fondamentale della coscienza umana. Nella prima parte dello studio i ricercatori hanno lavorato con cinque pazienti che hanno affrontato alcuni test prima di operazioni chirurgiche al cervello per il trattamento dell'epilessia. Nei test, ciascuna metà del cervello veniva anestetizzata per breve tempo (fino a tre minuti) in modo che il chirurgo potesse valutare se fosse l'emisfero destro o il sinistro a essere dominante per linguaggio e memoria. A ciascun paziente veniva mostrata un'immagine su un computer con la richiesta di memorizzarla. L'immagine sovrapponeva il viso dello stesso paziente con quello di una persona famosa. Le fotografie degli uomini erano mischiate con quella di Bill Clinton o con quella di Albert Einstein; i visi delle donne con l'immagine di Marilyn Monroe o della principessa Diana. Passato l'effetto dell'anestesia, ai pazienti veniva richiesto se ricordassero la loro faccia o quella del personaggio famoso. Mentre avevano l'emisfero sinistro anestetizzato i cinque pazienti erano apparentemente in grado di riconoscere se stessi nell'immagine formata al computer, così come dopo l'effetto anestetico. Addormentando invece l'emisfero destro, quattro pazienti su cinque ricordavano in seguito di aver visto soltanto il personaggio famoso. I pazienti sottoposti all'esperimento: |
| RISPOSTA   Se riusciamo a riconoscere noi stessi in una foto è per merito del lato destro del nostro cervello. È quanto affermano dei ricercatori di Boston. Lo studio si aggiunge così alla mole di lavori che dimostrano come l'emisfero destro abbia un ruolo fondamentale nei processi che stanno alla base della consapevolezza di sé, un aspetto fondamentale della coscienza umana. Nella prima parte dello studio i ricercatori hanno lavorato con cinque pazienti che hanno affrontato alcuni test prima di operazioni chirurgiche al cervello per il trattamento dell'epilessia. Nei test, ciascuna metà del cervello veniva anestetizzata per breve tempo (fino a tre minuti) in modo che il chirurgo potesse valutare se fosse l'emisfero destro o il sinistro a essere dominante per linguaggio e memoria. A ciascun paziente veniva mostrata un'immagine su un computer con la richiesta di memorizzarla. L'immagine sovrapponeva il viso dello stesso paziente con quello di una persona famosa. Le fotografie degli uomini erano mischiate con quella di Bill Clinton o con quella di Albert Einstein; i visi delle donne con l'immagine di Marilyn Monroe o della principessa Diana. Passato l'effetto dell'anestesia, ai pazienti veniva richiesto se ricordassero la loro faccia o quella del personaggio famoso. Mentre avevano l'emisfero sinistro anestetizzato i cinque pazienti erano apparentemente in grado di riconoscere se stessi nell'immagine formata al computer, così come dopo l'effetto anestetico. Addormentando invece l'emisfero destro, quattro pazienti su cinque ricordavano in seguito di aver visto soltanto il personaggio famoso. Dopo aver anestetizzato l'emisfero sinistro: |
| RISPOSTA   Se riusciamo a riconoscere noi stessi in una foto è per merito del lato destro del nostro cervello. È quanto affermano dei ricercatori di Boston. Lo studio si aggiunge così alla mole di lavori che dimostrano come l'emisfero destro abbia un ruolo fondamentale nei processi che stanno alla base della consapevolezza di sé, un aspetto fondamentale della coscienza umana. Nella prima parte dello studio i ricercatori hanno lavorato con cinque pazienti che hanno affrontato alcuni test prima di operazioni chirurgiche al cervello per il trattamento dell'epilessia. Nei test, ciascuna metà del cervello veniva anestetizzata per breve tempo (fino a tre minuti) in modo che il chirurgo potesse valutare se fosse l'emisfero destro o il sinistro a essere dominante per linguaggio e memoria. A ciascun paziente veniva mostrata un'immagine su un computer con la richiesta di memorizzarla. L'immagine sovrapponeva il viso dello stesso paziente con quello di una persona famosa. Le fotografie degli uomini erano mischiate con quella di Bill Clinton o con quella di Albert Einstein; i visi delle donne con l'immagine di Marilyn Monroe o della principessa Diana. Passato l'effetto dell'anestesia, ai pazienti veniva richiesto se ricordassero la loro faccia o quella del personaggio famoso. Mentre avevano l'emisfero sinistro anestetizzato i cinque pazienti erano apparentemente in grado di riconoscere se stessi nell'immagine formata al computer, così come dopo l'effetto anestetico. Addormentando invece l'emisfero destro, quattro pazienti su cinque ricordavano in seguito di aver visto soltanto il personaggio famoso. Grazie all'emisfero destro del cervello: |
| RISPOSTA   Se siete curiosi di sapere perché preferite il pop al rock, l'heavy metal alla musica classica, il folk all'hip-pop, sappiate che il segreto è nel vostro patrimonio genetico. A rivelarlo è uno studio condotto da Nokia e dal King's College London Department of Twin Research, che ha sondato le abitudini di ascolto di quasi quattromila gemelli omo ed eterozigoti per scoprire quanto i fattori genetici si intreccino con quelli ambientali nel determinare i gusti musicali. Il risultato? Le influenze variano in base al genere, anche se, in generale, natura ed esperienze individuali giocano alla pari. Di fronte all'ira dei vostri vicini di casa che non ne possono più di sopportare fino a notte fonda le note di Michael Jackson, Beethoven o Jay-Z, potrete sempre dare la colpa ai vostri geni. Infatti - secondo lo studio - nel determinare l'amore per la musica pop, classica e hip-pop la natura ha la meglio sulla volontà, incidendo per il 53%. I geni dettano i gusti discografici anche nel caso di jazz, blues e soul, ma in misura di poco inferiore alle esperienze personali. Sembra, infatti, che la passione per Louis Armstrong, Ray Charles o Stevie Wonder sia determinata dai geni per il 46%. L'educazione prende il sopravvento sulla natura negli appassionati di Pink Floyd, Radiohead o Iron Maiden. Per chi ama rock, indie ed heavy metal - secondo lo studio - i geni contano solo per il 40%. Il resto va imputato all'educazione familiare e alle esperienze personali. Il fattore genetico lascia definitivamente il campo a quello ambientale per quanto riguarda l'amore per il folk e il country. Se nella vostra collezione discografica un posto d'onore spetta ad Hank Williams, Dolly Parton e Joni Mitchell, la responsabilità è solo per il 24% dei vostri cromosomi. "Studi precedenti hanno mostrato che la capacità di intonazione perfetta sembra essere in parte intrinseca e fino al 50% i nostri gusti musicali sono predeterminati. Sembra vi siano buone ragioni per sospettare l'esistenza di veri e propri geni della musica", spiega Adrian North, professore di psicologia alla Heriot Watt University. In ogni caso, l'influenza del Dna è superiore al 50% negli under 50, mentre diminuisce per chi ha superato il mezzo secolo d'età. Nel caso della musica classica: |
| RISPOSTA   Se siete curiosi di sapere perché preferite il pop al rock, l'heavy metal alla musica classica, il folk all'hip-pop, sappiate che il segreto è nel vostro patrimonio genetico. A rivelarlo è uno studio condotto da Nokia e dal King's College London Department of Twin Research, che ha sondato le abitudini di ascolto di quasi quattromila gemelli omo ed eterozigoti per scoprire quanto i fattori genetici si intreccino con quelli ambientali nel determinare i gusti musicali. Il risultato? Le influenze variano in base al genere, anche se, in generale, natura ed esperienze individuali giocano alla pari. Di fronte all'ira dei vostri vicini di casa che non ne possono più di sopportare fino a notte fonda le note di Michael Jackson, Beethoven o Jay-Z, potrete sempre dare la colpa ai vostri geni. Infatti - secondo lo studio - nel determinare l'amore per la musica pop, classica e hip-pop la natura ha la meglio sulla volontà, incidendo per il 53%. I geni dettano i gusti discografici anche nel caso di jazz, blues e soul, ma in misura di poco inferiore alle esperienze personali. Sembra, infatti, che la passione per Louis Armstrong, Ray Charles o Stevie Wonder sia determinata dai geni per il 46%. L'educazione prende il sopravvento sulla natura negli appassionati di Pink Floyd, Radiohead o Iron Maiden. Per chi ama rock, indie ed heavy metal - secondo lo studio - i geni contano solo per il 40%. Il resto va imputato all'educazione familiare e alle esperienze personali. Il fattore genetico lascia definitivamente il campo a quello ambientale per quanto riguarda l'amore per il folk e il country. Se nella vostra collezione discografica un posto d'onore spetta ad Hank Williams, Dolly Parton e Joni Mitchell, la responsabilità è solo per il 24% dei vostri cromosomi. "Studi precedenti hanno mostrato che la capacità di intonazione perfetta sembra essere in parte intrinseca e fino al 50% i nostri gusti musicali sono predeterminati. Sembra vi siano buone ragioni per sospettare l'esistenza di veri e propri geni della musica", spiega Adrian North, professore di psicologia alla Heriot Watt University. In ogni caso, l'influenza del Dna è superiore al 50% negli under 50, mentre diminuisce per chi ha superato il mezzo secolo d'età. Lo studio condotto dal King's College London Department of Twin Research: |
| RISPOSTA   Se siete curiosi di sapere perché preferite il pop al rock, l'heavy metal alla musica classica, il folk all'hip-pop, sappiate che il segreto è nel vostro patrimonio genetico. A rivelarlo è uno studio condotto da Nokia e dal King's College London Department of Twin Research, che ha sondato le abitudini di ascolto di quasi quattromila gemelli omo ed eterozigoti per scoprire quanto i fattori genetici si intreccino con quelli ambientali nel determinare i gusti musicali. Il risultato? Le influenze variano in base al genere, anche se, in generale, natura ed esperienze individuali giocano alla pari. Di fronte all'ira dei vostri vicini di casa che non ne possono più di sopportare fino a notte fonda le note di Michael Jackson, Beethoven o Jay-Z, potrete sempre dare la colpa ai vostri geni. Infatti - secondo lo studio - nel determinare l'amore per la musica pop, classica e hip-pop la natura ha la meglio sulla volontà, incidendo per il 53%. I geni dettano i gusti discografici anche nel caso di jazz, blues e soul, ma in misura di poco inferiore alle esperienze personali. Sembra, infatti, che la passione per Louis Armstrong, Ray Charles o Stevie Wonder sia determinata dai geni per il 46%. L'educazione prende il sopravvento sulla natura negli appassionati di Pink Floyd, Radiohead o Iron Maiden. Per chi ama rock, indie ed heavy metal - secondo lo studio - i geni contano solo per il 40%. Il resto va imputato all'educazione familiare e alle esperienze personali. Il fattore genetico lascia definitivamente il campo a quello ambientale per quanto riguarda l'amore per il folk e il country. Se nella vostra collezione discografica un posto d'onore spetta ad Hank Williams, Dolly Parton e Joni Mitchell, la responsabilità è solo per il 24% dei vostri cromosomi. "Studi precedenti hanno mostrato che la capacità di intonazione perfetta sembra essere in parte intrinseca e fino al 50% i nostri gusti musicali sono predeterminati. Sembra vi siano buone ragioni per sospettare l'esistenza di veri e propri geni della musica", spiega Adrian North, professore di psicologia alla Heriot Watt University. In ogni caso, l'influenza del Dna è superiore al 50% negli under 50, mentre diminuisce per chi ha superato il mezzo secolo d'età. I gusti musicali: |
| RISPOSTA   Se siete curiosi di sapere perché preferite il pop al rock, l'heavy metal alla musica classica, il folk all'hip-pop, sappiate che il segreto è nel vostro patrimonio genetico. A rivelarlo è uno studio condotto da Nokia e dal King's College London Department of Twin Research, che ha sondato le abitudini di ascolto di quasi quattromila gemelli omo ed eterozigoti per scoprire quanto i fattori genetici si intreccino con quelli ambientali nel determinare i gusti musicali. Il risultato? Le influenze variano in base al genere, anche se, in generale, natura ed esperienze individuali giocano alla pari. Di fronte all'ira dei vostri vicini di casa che non ne possono più di sopportare fino a notte fonda le note di Michael Jackson, Beethoven o Jay-Z, potrete sempre dare la colpa ai vostri geni. Infatti - secondo lo studio - nel determinare l'amore per la musica pop, classica e hip-pop la natura ha la meglio sulla volontà, incidendo per il 53%. I geni dettano i gusti discografici anche nel caso di jazz, blues e soul, ma in misura di poco inferiore alle esperienze personali. Sembra, infatti, che la passione per Louis Armstrong, Ray Charles o Stevie Wonder sia determinata dai geni per il 46%. L'educazione prende il sopravvento sulla natura negli appassionati di Pink Floyd, Radiohead o Iron Maiden. Per chi ama rock, indie ed heavy metal - secondo lo studio - i geni contano solo per il 40%. Il resto va imputato all'educazione familiare e alle esperienze personali. Il fattore genetico lascia definitivamente il campo a quello ambientale per quanto riguarda l'amore per il folk e il country. Se nella vostra collezione discografica un posto d'onore spetta ad Hank Williams, Dolly Parton e Joni Mitchell, la responsabilità è solo per il 24% dei vostri cromosomi. "Studi precedenti hanno mostrato che la capacità di intonazione perfetta sembra essere in parte intrinseca e fino al 50% i nostri gusti musicali sono predeterminati. Sembra vi siano buone ragioni per sospettare l'esistenza di veri e propri geni della musica", spiega Adrian North, professore di psicologia alla Heriot Watt University. In ogni caso, l'influenza del Dna è superiore al 50% negli under 50, mentre diminuisce per chi ha superato il mezzo secolo d'età. L'influenza del Dna: |
| RISPOSTA   Se siete curiosi di sapere perché preferite il pop al rock, l'heavy metal alla musica classica, il folk all'hip-pop, sappiate che il segreto è nel vostro patrimonio genetico. A rivelarlo è uno studio condotto da Nokia e dal King's College London Department of Twin Research, che ha sondato le abitudini di ascolto di quasi quattromila gemelli omo ed eterozigoti per scoprire quanto i fattori genetici si intreccino con quelli ambientali nel determinare i gusti musicali. Il risultato? Le influenze variano in base al genere, anche se, in generale, natura ed esperienze individuali giocano alla pari. Di fronte all'ira dei vostri vicini di casa che non ne possono più di sopportare fino a notte fonda le note di Michael Jackson, Beethoven o Jay-Z, potrete sempre dare la colpa ai vostri geni. Infatti - secondo lo studio - nel determinare l'amore per la musica pop, classica e hip-pop la natura ha la meglio sulla volontà, incidendo per il 53%. I geni dettano i gusti discografici anche nel caso di jazz, blues e soul, ma in misura di poco inferiore alle esperienze personali. Sembra, infatti, che la passione per Louis Armstrong, Ray Charles o Stevie Wonder sia determinata dai geni per il 46%. L'educazione prende il sopravvento sulla natura negli appassionati di Pink Floyd, Radiohead o Iron Maiden. Per chi ama rock, indie ed heavy metal - secondo lo studio - i geni contano solo per il 40%. Il resto va imputato all'educazione familiare e alle esperienze personali. Il fattore genetico lascia definitivamente il campo a quello ambientale per quanto riguarda l'amore per il folk e il country. Se nella vostra collezione discografica un posto d'onore spetta ad Hank Williams, Dolly Parton e Joni Mitchell, la responsabilità è solo per il 24% dei vostri cromosomi. "Studi precedenti hanno mostrato che la capacità di intonazione perfetta sembra essere in parte intrinseca e fino al 50% i nostri gusti musicali sono predeterminati. Sembra vi siano buone ragioni per sospettare l'esistenza di veri e propri geni della musica", spiega Adrian North, professore di psicologia alla Heriot Watt University. In ogni caso, l'influenza del Dna è superiore al 50% negli under 50, mentre diminuisce per chi ha superato il mezzo secolo d'età. Adrian North: |
| RISPOSTA   Se siete curiosi di sapere perché preferite il pop al rock, l'heavy metal alla musica classica, il folk all'hip-pop, sappiate che il segreto è nel vostro patrimonio genetico. A rivelarlo è uno studio condotto da Nokia e dal King's College London Department of Twin Research, che ha sondato le abitudini di ascolto di quasi quattromila gemelli omo ed eterozigoti per scoprire quanto i fattori genetici si intreccino con quelli ambientali nel determinare i gusti musicali. Il risultato? Le influenze variano in base al genere, anche se, in generale, natura ed esperienze individuali giocano alla pari. Di fronte all'ira dei vostri vicini di casa che non ne possono più di sopportare fino a notte fonda le note di Michael Jackson, Beethoven o Jay-Z, potrete sempre dare la colpa ai vostri geni. Infatti - secondo lo studio - nel determinare l'amore per la musica pop, classica e hip-pop la natura ha la meglio sulla volontà, incidendo per il 53%. I geni dettano i gusti discografici anche nel caso di jazz, blues e soul, ma in misura di poco inferiore alle esperienze personali. Sembra, infatti, che la passione per Louis Armstrong, Ray Charles o Stevie Wonder sia determinata dai geni per il 46%. L'educazione prende il sopravvento sulla natura negli appassionati di Pink Floyd, Radiohead o Iron Maiden. Per chi ama rock, indie ed heavy metal - secondo lo studio - i geni contano solo per il 40%. Il resto va imputato all'educazione familiare e alle esperienze personali. Il fattore genetico lascia definitivamente il campo a quello ambientale per quanto riguarda l'amore per il folk e il country. Se nella vostra collezione discografica un posto d'onore spetta ad Hank Williams, Dolly Parton e Joni Mitchell, la responsabilità è solo per il 24% dei vostri cromosomi. "Studi precedenti hanno mostrato che la capacità di intonazione perfetta sembra essere in parte intrinseca e fino al 50% i nostri gusti musicali sono predeterminati. Sembra vi siano buone ragioni per sospettare l'esistenza di veri e propri geni della musica", spiega Adrian North, professore di psicologia alla Heriot Watt University. In ogni caso, l'influenza del Dna è superiore al 50% negli under 50, mentre diminuisce per chi ha superato il mezzo secolo d'età. I geni: |
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Sbirciando attraverso le spesse nubi di polvere del nucleo centrale (il cosiddetto "bulge") della nostra galassia, e rivelando un'incredibile quantità di dettagli, una squadra di astronomi ha scoperto uno strano miscuglio di stelle nel sistema stellare noto come Terzan 5. Questo insolito "cocktail" di stelle, mai osservato prima d'ora in nessuna parte del "bulge", rivela che Terzan 5 è di fatto uno dei suoi blocchi primordiali, molto probabilmente quel che resta di una galassia nana che si è fusa con la Via Lattea durante le prime fasi della sua vita. "La storia della Via Lattea è codificata nei suoi frammenti più vecchi, ammassi globulari e altri sistemi di stelle che hanno visto l'intera evoluzione della nostra galassia", dice Francesco Ferraro, autore principale di un articolo pubblicato sulla rivista Nature. "Il nostro studio apre una nuova finestra su un altro pezzo del nostro passato galattico". Come gli archeologi, che scavano attraverso i cumuli di polvere sovrastanti i resti delle civiltà del passato e riportano alla luce pezzi cruciali della storia dell'umanità, gli astronomi hanno guardato attraverso gli spessi strati di polvere interstellare che oscurano il nucleo centrale della Via Lattea e hanno scoperto uno straordinario reperto cosmico. L'obiettivo dello studio è l'ammasso stellare Terzan 5. Le nuove osservazioni mostrano che questo oggetto, a differenza di quasi tutti gli ammassi globulari, non contiene stelle che sono nate tutte nello stesso momento - quello che gli astronomi chiamano una "popolazione singola" di stelle. Al contrario, le miriadi di stelle brillanti in Terzan 5 si sono formate almeno in due epoche diverse, la prima probabilmente circa12 miliardi di anni fa e la seconda 6 miliardi di anni fa. Gli astronomi hanno anche scoperto che Terzan 5 è più massiccio di quanto si pensasse in precedenza: oltre alla complessa composizione e alla travagliata storia di formazione stellare, questo suggerisce che potrebbe trattarsi del residuo superstite di una galassia nana perturbata, che si è fusa con la Via Lattea durante le prime fasi della sua esistenza, contribuendo a formare il "bulge" galattico. Il "bulge" galattico:
Se riusciamo a riconoscere noi stessi in una foto è per merito del lato destro del nostro cervello. È quanto affermano dei ricercatori di Boston. Lo studio si aggiunge così alla mole di lavori che dimostrano come l'emisfero destro abbia un ruolo fondamentale nei processi che stanno alla base della consapevolezza di sé, un aspetto fondamentale della coscienza umana. Nella prima parte dello studio i ricercatori hanno lavorato con cinque pazienti che hanno affrontato alcuni test prima di operazioni chirurgiche al cervello per il trattamento dell'epilessia. Nei test, ciascuna metà del cervello veniva anestetizzata per breve tempo (fino a tre minuti) in modo che il chirurgo potesse valutare se fosse l'emisfero destro o il sinistro a essere dominante per linguaggio e memoria. A ciascun paziente veniva mostrata un'immagine su un computer con la richiesta di memorizzarla. L'immagine sovrapponeva il viso dello stesso paziente con quello di una persona famosa. Le fotografie degli uomini erano mischiate con quella di Bill Clinton o con quella di Albert Einstein; i visi delle donne con l'immagine di Marilyn Monroe o della principessa Diana. Passato l'effetto dell'anestesia, ai pazienti veniva richiesto se ricordassero la loro faccia o quella del personaggio famoso. Mentre avevano l'emisfero sinistro anestetizzato i cinque pazienti erano apparentemente in grado di riconoscere se stessi nell'immagine formata al computer, così come dopo l'effetto anestetico. Addormentando invece l'emisfero destro, quattro pazienti su cinque ricordavano in seguito di aver visto soltanto il personaggio famoso. Una grande quantità di ricerche ha dimostrato: