Tutte le domande del quiz : Ragionamento critico verbaletratto da:Regione Campania Quiz - 2175 posti a tempo indeterminato - Nuovi concorsi per 950 laureati e 1225 diplomati a tempo indeterminato presso vari enti della Regione Campania  Esercitati su questo Quiz  |
| RISPOSTA   Stando a quanto riferisce The Consumerist, un sito statunitense di tutela dei consumatori, ci sono due casi in cui la richiesta di assistenza in garanzia da parte di proprietari di computer è stata negata con una motivazione quantomeno bizzarra: "Contaminazione da fumo". Sembra uno scherzo ma è tutto vero e l'azienda in questione non è catena di assemblatori locali, ma quella più innovativa del panorama tecnologico: la Apple. E i portatili in questione sono i popolari Macbook e iMac. Insomma, il fumo nuoce alla salute del computer e si perde la garanzia se chi lo usa ha il vizio delle sigarette. Nonostante nel contratto di garanzia non si faccia alcun riferimento esplicito alle sigarette come comportamento pericoloso per la salute del computer, la casa di Cupertino, alla richiesta di chiarimenti, ha replicato così: la nicotina fa parte della lista delle sostante dannose stilata dall'Occupational Safety and Health Administration. La casa di Steve Jobs ha poi sottolineato che non chiederà ai suoi dipendenti di riparare qualcosa mettendo a rischio la loro salute. Questo perché, secondo gli esperti, il computer di un fumatore all'interno si può paragonare a un posacenere sporco. A parte la puzza e la polvere, l'accumulo di catrame è in grado mandare in tilt il pc. I due casi di cui parla The Consumerist si sono verificati qualche anno fa in due diversi Stati americani. Il primo risale all'aprile 2007, quando il pc venne portato in un Apple Store a West Des Moines, nell'Iowa: un anno in assistenza, poi la risposta che era stato usato in una casa di fumatori e questo faceva decadere la garanzia. L'Occupational Safety and Health Administration: |
| RISPOSTA   Stando a quanto riferisce The Consumerist, un sito statunitense di tutela dei consumatori, ci sono due casi in cui la richiesta di assistenza in garanzia da parte di proprietari di computer è stata negata con una motivazione quantomeno bizzarra: "Contaminazione da fumo". Sembra uno scherzo ma è tutto vero e l'azienda in questione non è catena di assemblatori locali, ma quella più innovativa del panorama tecnologico: la Apple. E i portatili in questione sono i popolari Macbook e iMac. Insomma, il fumo nuoce alla salute del computer e si perde la garanzia se chi lo usa ha il vizio delle sigarette. Nonostante nel contratto di garanzia non si faccia alcun riferimento esplicito alle sigarette come comportamento pericoloso per la salute del computer, la casa di Cupertino, alla richiesta di chiarimenti, ha replicato così: la nicotina fa parte della lista delle sostante dannose stilata dall'Occupational Safety and Health Administration. La casa di Steve Jobs ha poi sottolineato che non chiederà ai suoi dipendenti di riparare qualcosa mettendo a rischio la loro salute. Questo perché, secondo gli esperti, il computer di un fumatore all'interno si può paragonare a un posacenere sporco. A parte la puzza e la polvere, l'accumulo di catrame è in grado mandare in tilt il pc. I due casi di cui parla The Consumerist si sono verificati qualche anno fa in due diversi Stati americani. Il primo risale all'aprile 2007, quando il pc venne portato in un Apple Store a West Des Moines, nell'Iowa: un anno in assistenza, poi la risposta che era stato usato in una casa di fumatori e questo faceva decadere la garanzia. Il fumo: |
| RISPOSTA   Stando a quanto riferisce The Consumerist, un sito statunitense di tutela dei consumatori, ci sono due casi in cui la richiesta di assistenza in garanzia da parte di proprietari di computer è stata negata con una motivazione quantomeno bizzarra: "Contaminazione da fumo". Sembra uno scherzo ma è tutto vero e l'azienda in questione non è catena di assemblatori locali, ma quella più innovativa del panorama tecnologico: la Apple. E i portatili in questione sono i popolari Macbook e iMac. Insomma, il fumo nuoce alla salute del computer e si perde la garanzia se chi lo usa ha il vizio delle sigarette. Nonostante nel contratto di garanzia non si faccia alcun riferimento esplicito alle sigarette come comportamento pericoloso per la salute del computer, la casa di Cupertino, alla richiesta di chiarimenti, ha replicato così: la nicotina fa parte della lista delle sostante dannose stilata dall'Occupational Safety and Health Administration. La casa di Steve Jobs ha poi sottolineato che non chiederà ai suoi dipendenti di riparare qualcosa mettendo a rischio la loro salute. Questo perché, secondo gli esperti, il computer di un fumatore all'interno si può paragonare a un posacenere sporco. A parte la puzza e la polvere, l'accumulo di catrame è in grado mandare in tilt il pc. I due casi di cui parla The Consumerist si sono verificati qualche anno fa in due diversi Stati americani. Il primo risale all'aprile 2007, quando il pc venne portato in un Apple Store a West Des Moines, nell'Iowa: un anno in assistenza, poi la risposta che era stato usato in una casa di fumatori e questo faceva decadere la garanzia. The Consumerist: |
| RISPOSTA   Stando a quanto riferisce The Consumerist, un sito statunitense di tutela dei consumatori, ci sono due casi in cui la richiesta di assistenza in garanzia da parte di proprietari di computer è stata negata con una motivazione quantomeno bizzarra: "Contaminazione da fumo". Sembra uno scherzo ma è tutto vero e l'azienda in questione non è catena di assemblatori locali, ma quella più innovativa del panorama tecnologico: la Apple. E i portatili in questione sono i popolari Macbook e iMac. Insomma, il fumo nuoce alla salute del computer e si perde la garanzia se chi lo usa ha il vizio delle sigarette. Nonostante nel contratto di garanzia non si faccia alcun riferimento esplicito alle sigarette come comportamento pericoloso per la salute del computer, la casa di Cupertino, alla richiesta di chiarimenti, ha replicato così: la nicotina fa parte della lista delle sostante dannose stilata dall'Occupational Safety and Health Administration. La casa di Steve Jobs ha poi sottolineato che non chiederà ai suoi dipendenti di riparare qualcosa mettendo a rischio la loro salute. Questo perché, secondo gli esperti, il computer di un fumatore all'interno si può paragonare a un posacenere sporco. A parte la puzza e la polvere, l'accumulo di catrame è in grado mandare in tilt il pc. I due casi di cui parla The Consumerist si sono verificati qualche anno fa in due diversi Stati americani. Il primo risale all'aprile 2007, quando il pc venne portato in un Apple Store a West Des Moines, nell'Iowa: un anno in assistenza, poi la risposta che era stato usato in una casa di fumatori e questo faceva decadere la garanzia. La nicotina: |
| RISPOSTA   Stando a quanto riferisce The Consumerist, un sito statunitense di tutela dei consumatori, ci sono due casi in cui la richiesta di assistenza in garanzia da parte di proprietari di computer è stata negata con una motivazione quantomeno bizzarra: "Contaminazione da fumo". Sembra uno scherzo ma è tutto vero e l'azienda in questione non è catena di assemblatori locali, ma quella più innovativa del panorama tecnologico: la Apple. E i portatili in questione sono i popolari Macbook e iMac. Insomma, il fumo nuoce alla salute del computer e si perde la garanzia se chi lo usa ha il vizio delle sigarette. Nonostante nel contratto di garanzia non si faccia alcun riferimento esplicito alle sigarette come comportamento pericoloso per la salute del computer, la casa di Cupertino, alla richiesta di chiarimenti, ha replicato così: la nicotina fa parte della lista delle sostante dannose stilata dall'Occupational Safety and Health Administration. La casa di Steve Jobs ha poi sottolineato che non chiederà ai suoi dipendenti di riparare qualcosa mettendo a rischio la loro salute. Questo perché, secondo gli esperti, il computer di un fumatore all'interno si può paragonare a un posacenere sporco. A parte la puzza e la polvere, l'accumulo di catrame è in grado mandare in tilt il pc. I due casi di cui parla The Consumerist si sono verificati qualche anno fa in due diversi Stati americani. Il primo risale all'aprile 2007, quando il pc venne portato in un Apple Store a West Des Moines, nell'Iowa: un anno in assistenza, poi la risposta che era stato usato in una casa di fumatori e questo faceva decadere la garanzia. La Apple: |
| RISPOSTA   Stando a quanto riferisce The Consumerist, un sito statunitense di tutela dei consumatori, ci sono due casi in cui la richiesta di assistenza in garanzia da parte di proprietari di computer è stata negata con una motivazione quantomeno bizzarra: "Contaminazione da fumo". Sembra uno scherzo ma è tutto vero e l'azienda in questione non è catena di assemblatori locali, ma quella più innovativa del panorama tecnologico: la Apple. E i portatili in questione sono i popolari Macbook e iMac. Insomma, il fumo nuoce alla salute del computer e si perde la garanzia se chi lo usa ha il vizio delle sigarette. Nonostante nel contratto di garanzia non si faccia alcun riferimento esplicito alle sigarette come comportamento pericoloso per la salute del computer, la casa di Cupertino, alla richiesta di chiarimenti, ha replicato così: la nicotina fa parte della lista delle sostante dannose stilata dall'Occupational Safety and Health Administration. La casa di Steve Jobs ha poi sottolineato che non chiederà ai suoi dipendenti di riparare qualcosa mettendo a rischio la loro salute. Questo perché, secondo gli esperti, il computer di un fumatore all'interno si può paragonare a un posacenere sporco. A parte la puzza e la polvere, l'accumulo di catrame è in grado mandare in tilt il pc. I due casi di cui parla The Consumerist si sono verificati qualche anno fa in due diversi Stati americani. Il primo risale all'aprile 2007, quando il pc venne portato in un Apple Store a West Des Moines, nell'Iowa: un anno in assistenza, poi la risposta che era stato usato in una casa di fumatori e questo faceva decadere la garanzia. The Consumerist: |
| RISPOSTA   Testi, video, file multimediali: la Rete produce ogni giorno un immenso tesoro di documenti. La maggior parte, però, è conservata in modo spesso precario. Il rischio è che, nel giro di poco tempo, questo patrimonio finisca per perdersi, per l'incuria o per la semplice obsolescenza dei software. Per questo motivo, l'Università di Pavia lancia il progetto PAD, "Pavia Archivi Digitali". L'iniziativa è stata annunciata dal giornalista Beppe Severgnini e dal Rettore Angiolino Stella, a margine della presentazione della Pavia University Press, la neonata casa editrice dell'Ateneo pavese. L'idea è proprio quella di creare un archivio di file e materiali digitali in grado di testimoniare l'attività di grandi personalità della cultura. L'utilizzo sempre più diffuso della videoscrittura ha portato, a partire dalla metà degli anni ottanta, a una graduale scomparsa del supporto cartaceo come strumento di archiviazione. Per questo motivo, tale patrimonio rischia di andare irrimediabilmente perduto, lasciando gli storici e i filologi del futuro quasi completamente privi di fonti dirette. Da qui l'idea di PAD (stesso nome del "blocco degli appunti"). Un progetto che si propone di raccogliere le "memorie digitali" di un numero limitato di personalità della cultura, tra le più rappresentative del panorama italiano del XX-XXI secolo, in modo da garantirne la conservazione nel tempo e quindi il successivo studio, nel rispetto della privacy e del diritto d'autore. La Rete: |
| RISPOSTA   Testi, video, file multimediali: la Rete produce ogni giorno un immenso tesoro di documenti. La maggior parte, però, è conservata in modo spesso precario. Il rischio è che, nel giro di poco tempo, questo patrimonio finisca per perdersi, per l'incuria o per la semplice obsolescenza dei software. Per questo motivo, l'Università di Pavia lancia il progetto PAD, "Pavia Archivi Digitali". L'iniziativa è stata annunciata dal giornalista Beppe Severgnini e dal Rettore Angiolino Stella, a margine della presentazione della Pavia University Press, la neonata casa editrice dell'Ateneo pavese. L'idea è proprio quella di creare un archivio di file e materiali digitali in grado di testimoniare l'attività di grandi personalità della cultura. L'utilizzo sempre più diffuso della videoscrittura ha portato, a partire dalla metà degli anni ottanta, a una graduale scomparsa del supporto cartaceo come strumento di archiviazione. Per questo motivo, tale patrimonio rischia di andare irrimediabilmente perduto, lasciando gli storici e i filologi del futuro quasi completamente privi di fonti dirette. Da qui l'idea di PAD (stesso nome del "blocco degli appunti"). Un progetto che si propone di raccogliere le "memorie digitali" di un numero limitato di personalità della cultura, tra le più rappresentative del panorama italiano del XX-XXI secolo, in modo da garantirne la conservazione nel tempo e quindi il successivo studio, nel rispetto della privacy e del diritto d'autore. Le grandi personalità della cultura: |
| RISPOSTA   Testi, video, file multimediali: la Rete produce ogni giorno un immenso tesoro di documenti. La maggior parte, però, è conservata in modo spesso precario. Il rischio è che, nel giro di poco tempo, questo patrimonio finisca per perdersi, per l'incuria o per la semplice obsolescenza dei software. Per questo motivo, l'Università di Pavia lancia il progetto PAD, "Pavia Archivi Digitali". L'iniziativa è stata annunciata dal giornalista Beppe Severgnini e dal Rettore Angiolino Stella, a margine della presentazione della Pavia University Press, la neonata casa editrice dell'Ateneo pavese. L'idea è proprio quella di creare un archivio di file e materiali digitali in grado di testimoniare l'attività di grandi personalità della cultura. L'utilizzo sempre più diffuso della videoscrittura ha portato, a partire dalla metà degli anni ottanta, a una graduale scomparsa del supporto cartaceo come strumento di archiviazione. Per questo motivo, tale patrimonio rischia di andare irrimediabilmente perduto, lasciando gli storici e i filologi del futuro quasi completamente privi di fonti dirette. Da qui l'idea di PAD (stesso nome del "blocco degli appunti"). Un progetto che si propone di raccogliere le "memorie digitali" di un numero limitato di personalità della cultura, tra le più rappresentative del panorama italiano del XX-XXI secolo, in modo da garantirne la conservazione nel tempo e quindi il successivo studio, nel rispetto della privacy e del diritto d'autore. Il diritto d'autore: |
| RISPOSTA   Testi, video, file multimediali: la Rete produce ogni giorno un immenso tesoro di documenti. La maggior parte, però, è conservata in modo spesso precario. Il rischio è che, nel giro di poco tempo, questo patrimonio finisca per perdersi, per l'incuria o per la semplice obsolescenza dei software. Per questo motivo, l'Università di Pavia lancia il progetto PAD, "Pavia Archivi Digitali". L'iniziativa è stata annunciata dal giornalista Beppe Severgnini e dal Rettore Angiolino Stella, a margine della presentazione della Pavia University Press, la neonata casa editrice dell'Ateneo pavese. L'idea è proprio quella di creare un archivio di file e materiali digitali in grado di testimoniare l'attività di grandi personalità della cultura. L'utilizzo sempre più diffuso della videoscrittura ha portato, a partire dalla metà degli anni ottanta, a una graduale scomparsa del supporto cartaceo come strumento di archiviazione. Per questo motivo, tale patrimonio rischia di andare irrimediabilmente perduto, lasciando gli storici e i filologi del futuro quasi completamente privi di fonti dirette. Da qui l'idea di PAD (stesso nome del "blocco degli appunti"). Un progetto che si propone di raccogliere le "memorie digitali" di un numero limitato di personalità della cultura, tra le più rappresentative del panorama italiano del XX-XXI secolo, in modo da garantirne la conservazione nel tempo e quindi il successivo studio, nel rispetto della privacy e del diritto d'autore. La Pavia University Press: |
| RISPOSTA   Testi, video, file multimediali: la Rete produce ogni giorno un immenso tesoro di documenti. La maggior parte, però, è conservata in modo spesso precario. Il rischio è che, nel giro di poco tempo, questo patrimonio finisca per perdersi, per l'incuria o per la semplice obsolescenza dei software. Per questo motivo, l'Università di Pavia lancia il progetto PAD, "Pavia Archivi Digitali". L'iniziativa è stata annunciata dal giornalista Beppe Severgnini e dal Rettore Angiolino Stella, a margine della presentazione della Pavia University Press, la neonata casa editrice dell'Ateneo pavese. L'idea è proprio quella di creare un archivio di file e materiali digitali in grado di testimoniare l'attività di grandi personalità della cultura. L'utilizzo sempre più diffuso della videoscrittura ha portato, a partire dalla metà degli anni ottanta, a una graduale scomparsa del supporto cartaceo come strumento di archiviazione. Per questo motivo, tale patrimonio rischia di andare irrimediabilmente perduto, lasciando gli storici e i filologi del futuro quasi completamente privi di fonti dirette. Da qui l'idea di PAD (stesso nome del "blocco degli appunti"). Un progetto che si propone di raccogliere le "memorie digitali" di un numero limitato di personalità della cultura, tra le più rappresentative del panorama italiano del XX-XXI secolo, in modo da garantirne la conservazione nel tempo e quindi il successivo studio, nel rispetto della privacy e del diritto d'autore. I software di archiviazione dei file multimediali: |
| RISPOSTA   Testi, video, file multimediali: la Rete produce ogni giorno un immenso tesoro di documenti. La maggior parte, però, è conservata in modo spesso precario. Il rischio è che, nel giro di poco tempo, questo patrimonio finisca per perdersi, per l'incuria o per la semplice obsolescenza dei software. Per questo motivo, l'Università di Pavia lancia il progetto PAD, "Pavia Archivi Digitali". L'iniziativa è stata annunciata dal giornalista Beppe Severgnini e dal Rettore Angiolino Stella, a margine della presentazione della Pavia University Press, la neonata casa editrice dell'Ateneo pavese. L'idea è proprio quella di creare un archivio di file e materiali digitali in grado di testimoniare l'attività di grandi personalità della cultura. L'utilizzo sempre più diffuso della videoscrittura ha portato, a partire dalla metà degli anni ottanta, a una graduale scomparsa del supporto cartaceo come strumento di archiviazione. Per questo motivo, tale patrimonio rischia di andare irrimediabilmente perduto, lasciando gli storici e i filologi del futuro quasi completamente privi di fonti dirette. Da qui l'idea di PAD (stesso nome del "blocco degli appunti"). Un progetto che si propone di raccogliere le "memorie digitali" di un numero limitato di personalità della cultura, tra le più rappresentative del panorama italiano del XX-XXI secolo, in modo da garantirne la conservazione nel tempo e quindi il successivo studio, nel rispetto della privacy e del diritto d'autore. Gi strumenti di archiviazione: |
RISPOSTA   Testi, video, file multimediali: la Rete produce ogni giorno un immenso tesoro di documenti. La maggior parte, però, è conservata in modo spesso precario. Il rischio è che, nel giro di poco tempo, questo patrimonio finisca per perdersi, per l'incuria o per la semplice obsolescenza dei software. Per questo motivo, l'Università di Pavia lancia il progetto PAD, "Pavia Archivi Digitali". L'iniziativa è stata annunciata dal giornalista Beppe Severgnini e dal Rettore Angiolino Stella, a margine della presentazione della Pavia University Press, la neonata casa editrice dell'Ateneo pavese. L'idea è proprio quella di creare un archivio di file e materiali digitali in grado di testimoniare l'attività di grandi personalità della cultura. L'utilizzo sempre più diffuso della videoscrittura ha portato, a partire dalla metà degli anni ottanta, a una graduale scomparsa del supporto cartaceo come strumento di archiviazione. Per questo motivo, tale patrimonio rischia di andare irrimediabilmente perduto, lasciando gli storici e i filologi del futuro quasi completamente privi di fonti dirette. Da qui l'idea di PAD (stesso nome del "blocco degli appunti"). Un progetto che si propone di raccogliere le "memorie digitali" di un numero limitato di personalità della cultura, tra le più rappresentative del panorama italiano del XX-XXI secolo, in modo da garantirne la conservazione nel tempo e quindi il successivo studio, nel rispetto della privacy e del diritto d'autore. I filologi del futuro: |
| RISPOSTA   Testi, video, file multimediali: la Rete produce ogni giorno un immenso tesoro di documenti. La maggior parte, però, è conservata in modo spesso precario. Il rischio è che, nel giro di poco tempo, questo patrimonio finisca per perdersi, per l'incuria o per la semplice obsolescenza dei software. Per questo motivo, l'Università di Pavia lancia il progetto PAD, "Pavia Archivi Digitali". L'iniziativa è stata annunciata dal giornalista Beppe Severgnini e dal Rettore Angiolino Stella, a margine della presentazione della Pavia University Press, la neonata casa editrice dell'Ateneo pavese. L'idea è proprio quella di creare un archivio di file e materiali digitali in grado di testimoniare l'attività di grandi personalità della cultura. L'utilizzo sempre più diffuso della videoscrittura ha portato, a partire dalla metà degli anni ottanta, a una graduale scomparsa del supporto cartaceo come strumento di archiviazione. Per questo motivo, tale patrimonio rischia di andare irrimediabilmente perduto, lasciando gli storici e i filologi del futuro quasi completamente privi di fonti dirette. Da qui l'idea di PAD (stesso nome del "blocco degli appunti"). Un progetto che si propone di raccogliere le "memorie digitali" di un numero limitato di personalità della cultura, tra le più rappresentative del panorama italiano del XX-XXI secolo, in modo da garantirne la conservazione nel tempo e quindi il successivo studio, nel rispetto della privacy e del diritto d'autore. I documenti prodotti dalla Rete: |
| RISPOSTA   Testi, video, file multimediali: la Rete produce ogni giorno un immenso tesoro di documenti. La maggior parte, però, è conservata in modo spesso precario. Il rischio è che, nel giro di poco tempo, questo patrimonio finisca per perdersi, per l'incuria o per la semplice obsolescenza dei software. Per questo motivo, l'Università di Pavia lancia il progetto PAD, "Pavia Archivi Digitali". L'iniziativa è stata annunciata dal giornalista Beppe Severgnini e dal Rettore Angiolino Stella, a margine della presentazione della Pavia University Press, la neonata casa editrice dell'Ateneo pavese. L'idea è proprio quella di creare un archivio di file e materiali digitali in grado di testimoniare l'attività di grandi personalità della cultura. L'utilizzo sempre più diffuso della videoscrittura ha portato, a partire dalla metà degli anni ottanta, a una graduale scomparsa del supporto cartaceo come strumento di archiviazione. Per questo motivo, tale patrimonio rischia di andare irrimediabilmente perduto, lasciando gli storici e i filologi del futuro quasi completamente privi di fonti dirette. Da qui l'idea di PAD (stesso nome del "blocco degli appunti"). Un progetto che si propone di raccogliere le "memorie digitali" di un numero limitato di personalità della cultura, tra le più rappresentative del panorama italiano del XX-XXI secolo, in modo da garantirne la conservazione nel tempo e quindi il successivo studio, nel rispetto della privacy e del diritto d'autore. Il rispetto della privacy |
| RISPOSTA   Testi, video, file multimediali: la Rete produce ogni giorno un immenso tesoro di documenti. La maggior parte, però, è conservata in modo spesso precario. Il rischio è che, nel giro di poco tempo, questo patrimonio finisca per perdersi, per l'incuria o per la semplice obsolescenza dei software. Per questo motivo, l'Università di Pavia lancia il progetto PAD, "Pavia Archivi Digitali". L'iniziativa è stata annunciata dal giornalista Beppe Severgnini e dal Rettore Angiolino Stella, a margine della presentazione della Pavia University Press, la neonata casa editrice dell'Ateneo pavese. L'idea è proprio quella di creare un archivio di file e materiali digitali in grado di testimoniare l'attività di grandi personalità della cultura. L'utilizzo sempre più diffuso della videoscrittura ha portato, a partire dalla metà degli anni ottanta, a una graduale scomparsa del supporto cartaceo come strumento di archiviazione. Per questo motivo, tale patrimonio rischia di andare irrimediabilmente perduto, lasciando gli storici e i filologi del futuro quasi completamente privi di fonti dirette. Da qui l'idea di PAD (stesso nome del "blocco degli appunti"). Un progetto che si propone di raccogliere le "memorie digitali" di un numero limitato di personalità della cultura, tra le più rappresentative del panorama italiano del XX-XXI secolo, in modo da garantirne la conservazione nel tempo e quindi il successivo studio, nel rispetto della privacy e del diritto d'autore. Le memorie digitali: |
| RISPOSTA   Un nuovo settore di ricerca, le Scienze del Sistema Terra, al quale collaboreranno geologi, climatologi, biologi ma anche antropologi e altri scienziati sociali, servirà a studiare le interazioni tra uomo e ambiente e i cambiamenti climatici globali. La nuova disciplina è stata presentata in un convegno negli Stati Uniti. In occasione dell'incontro sono stati presentati anche i dati relativi allo scioglimento dei ghiacciai andini del Perù e quelli relativi al Kilimanjaro in Africa orientale. "Il ritmo con cui si stanno ritirando, fa pensare che potrebbero scomparire nei prossimi 15-20 anni", hanno affermato gli studiosi, che hanno condotto le ricerche nell'ambito del Programma Internazionale Geosfera-Biosfera (Igbp). A partire dal 1912, infatti, i ghiacciai del Kilimanjaro si sono ridotti dell'80 per cento ed entro il 2020 molti potrebbero addirittura scomparire. Il riscaldamento globale sta infatti trasformando profondamente la superficie terrestre, minacciando la biodiversità e il suolo. "Grandi cambiamenti in una parte del sistema possono avere ripercussioni su altri aspetti e comprendere la dinamica di queste interazioni non è affatto semplice", ha dichiarato nel suo intervento il responsabile dell'Igbp a Stoccolma, spiegando quindi la necessità di istituire una disciplina come le Scienze del Sistema Terra. I famosi ghiacciai del Kilimanjaro: |
| RISPOSTA   Un nuovo settore di ricerca, le Scienze del Sistema Terra, al quale collaboreranno geologi, climatologi, biologi ma anche antropologi e altri scienziati sociali, servirà a studiare le interazioni tra uomo e ambiente e i cambiamenti climatici globali. La nuova disciplina è stata presentata in un convegno negli Stati Uniti. In occasione dell'incontro sono stati presentati anche i dati relativi allo scioglimento dei ghiacciai andini del Perù e quelli relativi al Kilimanjaro in Africa orientale. "Il ritmo con cui si stanno ritirando, fa pensare che potrebbero scomparire nei prossimi 15-20 anni", hanno affermato gli studiosi, che hanno condotto le ricerche nell'ambito del Programma Internazionale Geosfera-Biosfera (Igbp). A partire dal 1912, infatti, i ghiacciai del Kilimanjaro si sono ridotti dell'80 per cento ed entro il 2020 molti potrebbero addirittura scomparire. Il riscaldamento globale sta infatti trasformando profondamente la superficie terrestre, minacciando la biodiversità e il suolo. "Grandi cambiamenti in una parte del sistema possono avere ripercussioni su altri aspetti e comprendere la dinamica di queste interazioni non è affatto semplice", ha dichiarato nel suo intervento il responsabile dell'Igbp a Stoccolma, spiegando quindi la necessità di istituire una disciplina come le Scienze del Sistema Terra. La dinamica delle interazioni tra diversi sistemi in campo ambientale: |
| RISPOSTA   Un nuovo settore di ricerca, le Scienze del Sistema Terra, al quale collaboreranno geologi, climatologi, biologi ma anche antropologi e altri scienziati sociali, servirà a studiare le interazioni tra uomo e ambiente e i cambiamenti climatici globali. La nuova disciplina è stata presentata in un convegno negli Stati Uniti. In occasione dell'incontro sono stati presentati anche i dati relativi allo scioglimento dei ghiacciai andini del Perù e quelli relativi al Kilimanjaro in Africa orientale. "Il ritmo con cui si stanno ritirando, fa pensare che potrebbero scomparire nei prossimi 15-20 anni", hanno affermato gli studiosi, che hanno condotto le ricerche nell'ambito del Programma Internazionale Geosfera-Biosfera (Igbp). A partire dal 1912, infatti, i ghiacciai del Kilimanjaro si sono ridotti dell'80 per cento ed entro il 2020 molti potrebbero addirittura scomparire. Il riscaldamento globale sta infatti trasformando profondamente la superficie terrestre, minacciando la biodiversità e il suolo. "Grandi cambiamenti in una parte del sistema possono avere ripercussioni su altri aspetti e comprendere la dinamica di queste interazioni non è affatto semplice", ha dichiarato nel suo intervento il responsabile dell'Igbp a Stoccolma, spiegando quindi la necessità di istituire una disciplina come le Scienze del Sistema Terra. Nel nuovo settore di ricerca denominato Scienze del Sistema Terra: |
| RISPOSTA   Un nuovo settore di ricerca, le Scienze del Sistema Terra, al quale collaboreranno geologi, climatologi, biologi ma anche antropologi e altri scienziati sociali, servirà a studiare le interazioni tra uomo e ambiente e i cambiamenti climatici globali. La nuova disciplina è stata presentata in un convegno negli Stati Uniti. In occasione dell'incontro sono stati presentati anche i dati relativi allo scioglimento dei ghiacciai andini del Perù e quelli relativi al Kilimanjaro in Africa orientale. "Il ritmo con cui si stanno ritirando, fa pensare che potrebbero scomparire nei prossimi 15-20 anni", hanno affermato gli studiosi, che hanno condotto le ricerche nell'ambito del Programma Internazionale Geosfera-Biosfera (Igbp). A partire dal 1912, infatti, i ghiacciai del Kilimanjaro si sono ridotti dell'80 per cento ed entro il 2020 molti potrebbero addirittura scomparire. Il riscaldamento globale sta infatti trasformando profondamente la superficie terrestre, minacciando la biodiversità e il suolo. "Grandi cambiamenti in una parte del sistema possono avere ripercussioni su altri aspetti e comprendere la dinamica di queste interazioni non è affatto semplice", ha dichiarato nel suo intervento il responsabile dell'Igbp a Stoccolma, spiegando quindi la necessità di istituire una disciplina come le Scienze del Sistema Terra. Nei prossimi 15 anni: |
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Testi, video, file multimediali: la Rete produce ogni giorno un immenso tesoro di documenti. La maggior parte, però, è conservata in modo spesso precario. Il rischio è che, nel giro di poco tempo, questo patrimonio finisca per perdersi, per l'incuria o per la semplice obsolescenza dei software. Per questo motivo, l'Università di Pavia lancia il progetto PAD, "Pavia Archivi Digitali". L'iniziativa è stata annunciata dal giornalista Beppe Severgnini e dal Rettore Angiolino Stella, a margine della presentazione della Pavia University Press, la neonata casa editrice dell'Ateneo pavese. L'idea è proprio quella di creare un archivio di file e materiali digitali in grado di testimoniare l'attività di grandi personalità della cultura. L'utilizzo sempre più diffuso della videoscrittura ha portato, a partire dalla metà degli anni ottanta, a una graduale scomparsa del supporto cartaceo come strumento di archiviazione. Per questo motivo, tale patrimonio rischia di andare irrimediabilmente perduto, lasciando gli storici e i filologi del futuro quasi completamente privi di fonti dirette. Da qui l'idea di PAD (stesso nome del "blocco degli appunti"). Un progetto che si propone di raccogliere le "memorie digitali" di un numero limitato di personalità della cultura, tra le più rappresentative del panorama italiano del XX-XXI secolo, in modo da garantirne la conservazione nel tempo e quindi il successivo studio, nel rispetto della privacy e del diritto d'autore. I filologi del futuro: