Tutte le domande del quiz : Branitratto da:Guardia di Finanza Quiz - 631 allievi marescialli 2018 (90° corso) Concorso pubblico, per titoli ed esami, per 631 allievi marescialli 2018  Esercitati su questo Quiz  |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. A partire da gennaio l'Italia aprirà i primi corridoi umanitari per profughi provenienti dall'altra sponda del Mediterraneo [1]. Il progetto � concepito e realizzato dalla Comunità di Sant'Egidio e dalla Federazione delle chiese evangeliche in Italia � prevede il rilascio di mille visti ad altrettanti richiedenti asilo per venire in Italia e presentare domanda senza doversi sobbarcare il pericoloso e costoso viaggio in mare. I beneficiari saranno identificati in appositi uffici che aprono oggi in Marocco e Libano e saranno scelti tra le categorie più vulnerabili (donne incinte, donne con bambini, disabili, anziani) e tra le nazionalità più segnate dalla guerra, soprattutto i siriani. Un altro ufficio sarà inaugurato prossimamente in Etiopia, per richiedenti asilo eritrei, somali e sudanesi. Il ministero degli esteri e quello dell'interno italiani hanno dato la loro approvazione e forniranno i visti, validi solo sul nostro territorio (e non in tutta l'area Schengen). Ma l'operazione sarà gestita e supportata finanziariamente dalle due organizzazioni: "Il costo del trasporto e dell'accoglienza in Italia per il tempo in cui la richiesta d'asilo sarà esaminata non peserà minimamente sullo Stato", sottolineano gli organizzatori. La tavola valdese mette in conto un investimento iniziale di un milione di euro, provenienti dai fondi dell'8 per mille e da altre donazioni private. Gli organizzatori riconoscono che non è stato facile convincere le controparti istituzionali: il progetto s'inserisce in un contesto europeo generale di chiusura delle frontiere e di paura per i migranti. La politica ufficiale dell'Unione Europea non prevede il rilascio di visti per protezione né alcun meccanismo di richiesta d'asilo nelle ambasciate. Con il paradosso che cittadini di Paesi in guerra come la Siria, che ottengono l'asilo nel 100 per cento dei casi, sono costretti a entrare illegalmente in Europa rischiando la vita e arricchendo le organizzazioni di scafisti. "Per noi questo equivale a un accordo di pace, perché salva vite umane. Vogliamo porre fine ai barconi della morte", dice il presidente di Sant'Egidio Marco Impagliazzo. A fronte dei più di 900mila arrivi in Europa nel 2015, i mille visti sembrano una goccia nell'oceano. Ma, come sottolinea il pastore Eugenio Bernardini, moderatore dei tavoli valdesi, "[2] quello che noi mettiamo in piedi è un esperimento, uno strumento per spingere altre chiese sul continente e le stesse istituzioni europee a lanciare iniziative analoghe". (Da: "L'Italia apre i corridoi umanitari per i profughi", Stefano Liberti. Internazionale) Nella frase [1], "del Mediterraneo" è un complemento di: |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. A partire da gennaio l'Italia aprirà i primi corridoi umanitari per profughi provenienti dall'altra sponda del Mediterraneo [1]. Il progetto � concepito e realizzato dalla Comunità di Sant'Egidio e dalla Federazione delle chiese evangeliche in Italia � prevede il rilascio di mille visti ad altrettanti richiedenti asilo per venire in Italia e presentare domanda senza doversi sobbarcare il pericoloso e costoso viaggio in mare. I beneficiari saranno identificati in appositi uffici che aprono oggi in Marocco e Libano e saranno scelti tra le categorie più vulnerabili (donne incinte, donne con bambini, disabili, anziani) e tra le nazionalità più segnate dalla guerra, soprattutto i siriani. Un altro ufficio sarà inaugurato prossimamente in Etiopia, per richiedenti asilo eritrei, somali e sudanesi. Il ministero degli esteri e quello dell'interno italiani hanno dato la loro approvazione e forniranno i visti, validi solo sul nostro territorio (e non in tutta l'area Schengen). Ma l'operazione sarà gestita e supportata finanziariamente dalle due organizzazioni: "Il costo del trasporto e dell'accoglienza in Italia per il tempo in cui la richiesta d'asilo sarà esaminata non peserà minimamente sullo Stato", sottolineano gli organizzatori. La tavola valdese mette in conto un investimento iniziale di un milione di euro, provenienti dai fondi dell'8 per mille e da altre donazioni private. Gli organizzatori riconoscono che non è stato facile convincere le controparti istituzionali: il progetto s'inserisce in un contesto europeo generale di chiusura delle frontiere e di paura per i migranti. La politica ufficiale dell'Unione Europea non prevede il rilascio di visti per protezione né alcun meccanismo di richiesta d'asilo nelle ambasciate. Con il paradosso che cittadini di Paesi in guerra come la Siria, che ottengono l'asilo nel 100 per cento dei casi, sono costretti a entrare illegalmente in Europa rischiando la vita e arricchendo le organizzazioni di scafisti. "Per noi questo equivale a un accordo di pace, perché salva vite umane. Vogliamo porre fine ai barconi della morte", dice il presidente di Sant'Egidio Marco Impagliazzo. A fronte dei più di 900mila arrivi in Europa nel 2015, i mille visti sembrano una goccia nell'oceano. Ma, come sottolinea il pastore Eugenio Bernardini, moderatore dei tavoli valdesi, "[2] quello che noi mettiamo in piedi è un esperimento, uno strumento per spingere altre chiese sul continente e le stesse istituzioni europee a lanciare iniziative analoghe". (Da: "L'Italia apre i corridoi umanitari per i profughi", Stefano Liberti. Internazionale) Secondo l'articolo, chi saranno i beneficiari di questi visti? |
RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. A partire da gennaio l'Italia aprirà i primi corridoi umanitari per profughi provenienti dall'altra sponda del Mediterraneo [1]. Il progetto � concepito e realizzato dalla Comunità di Sant'Egidio e dalla Federazione delle chiese evangeliche in Italia � prevede il rilascio di mille visti ad altrettanti richiedenti asilo per venire in Italia e presentare domanda senza doversi sobbarcare il pericoloso e costoso viaggio in mare. I beneficiari saranno identificati in appositi uffici che aprono oggi in Marocco e Libano e saranno scelti tra le categorie più vulnerabili (donne incinte, donne con bambini, disabili, anziani) e tra le nazionalità più segnate dalla guerra, soprattutto i siriani. Un altro ufficio sarà inaugurato prossimamente in Etiopia, per richiedenti asilo eritrei, somali e sudanesi. Il ministero degli esteri e quello dell'interno italiani hanno dato la loro approvazione e forniranno i visti, validi solo sul nostro territorio (e non in tutta l'area Schengen). Ma l'operazione sarà gestita e supportata finanziariamente dalle due organizzazioni: "Il costo del trasporto e dell'accoglienza in Italia per il tempo in cui la richiesta d'asilo sarà esaminata non peserà minimamente sullo Stato", sottolineano gli organizzatori. La tavola valdese mette in conto un investimento iniziale di un milione di euro, provenienti dai fondi dell'8 per mille e da altre donazioni private. Gli organizzatori riconoscono che non è stato facile convincere le controparti istituzionali: il progetto s'inserisce in un contesto europeo generale di chiusura delle frontiere e di paura per i migranti. La politica ufficiale dell'Unione Europea non prevede il rilascio di visti per protezione né alcun meccanismo di richiesta d'asilo nelle ambasciate. Con il paradosso che cittadini di Paesi in guerra come la Siria, che ottengono l'asilo nel 100 per cento dei casi, sono costretti a entrare illegalmente in Europa rischiando la vita e arricchendo le organizzazioni di scafisti. "Per noi questo equivale a un accordo di pace, perché salva vite umane. Vogliamo porre fine ai barconi della morte", dice il presidente di Sant'Egidio Marco Impagliazzo. A fronte dei più di 900mila arrivi in Europa nel 2015, i mille visti sembrano una goccia nell'oceano. Ma, come sottolinea il pastore Eugenio Bernardini, moderatore dei tavoli valdesi, "[2] quello che noi mettiamo in piedi è un esperimento, uno strumento per spingere altre chiese sul continente e le stesse istituzioni europee a lanciare iniziative analoghe". (Da: "L'Italia apre i corridoi umanitari per i profughi", Stefano Liberti. Internazionale) Indicare, stando al contenuto del brano, quale delle seguenti affermazioni NON è corretta. |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. A partire da gennaio l'Italia aprirà i primi corridoi umanitari per profughi provenienti dall'altra sponda del Mediterraneo [1]. Il progetto � concepito e realizzato dalla Comunità di Sant'Egidio e dalla Federazione delle chiese evangeliche in Italia � prevede il rilascio di mille visti ad altrettanti richiedenti asilo per venire in Italia e presentare domanda senza doversi sobbarcare il pericoloso e costoso viaggio in mare. I beneficiari saranno identificati in appositi uffici che aprono oggi in Marocco e Libano e saranno scelti tra le categorie più vulnerabili (donne incinte, donne con bambini, disabili, anziani) e tra le nazionalità più segnate dalla guerra, soprattutto i siriani. Un altro ufficio sarà inaugurato prossimamente in Etiopia, per richiedenti asilo eritrei, somali e sudanesi. Il ministero degli esteri e quello dell'interno italiani hanno dato la loro approvazione e forniranno i visti, validi solo sul nostro territorio (e non in tutta l'area Schengen). Ma l'operazione sarà gestita e supportata finanziariamente dalle due organizzazioni: "Il costo del trasporto e dell'accoglienza in Italia per il tempo in cui la richiesta d'asilo sarà esaminata non peserà minimamente sullo Stato", sottolineano gli organizzatori. La tavola valdese mette in conto un investimento iniziale di un milione di euro, provenienti dai fondi dell'8 per mille e da altre donazioni private. Gli organizzatori riconoscono che non è stato facile convincere le controparti istituzionali: il progetto s'inserisce in un contesto europeo generale di chiusura delle frontiere e di paura per i migranti. La politica ufficiale dell'Unione Europea non prevede il rilascio di visti per protezione né alcun meccanismo di richiesta d'asilo nelle ambasciate. Con il paradosso che cittadini di Paesi in guerra come la Siria, che ottengono l'asilo nel 100 per cento dei casi, sono costretti a entrare illegalmente in Europa rischiando la vita e arricchendo le organizzazioni di scafisti. "Per noi questo equivale a un accordo di pace, perché salva vite umane. Vogliamo porre fine ai barconi della morte", dice il presidente di Sant'Egidio Marco Impagliazzo. A fronte dei più di 900mila arrivi in Europa nel 2015, i mille visti sembrano una goccia nell'oceano. Ma, come sottolinea il pastore Eugenio Bernardini, moderatore dei tavoli valdesi, "[2] quello che noi mettiamo in piedi è un esperimento, uno strumento per spingere altre chiese sul continente e le stesse istituzioni europee a lanciare iniziative analoghe". (Da: "L'Italia apre i corridoi umanitari per i profughi", Stefano Liberti. Internazionale) In che senso, secondo l'autore, la politica ufficiale dell'Unione Europea è paradossale? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. A partire da gennaio l'Italia aprirà i primi corridoi umanitari per profughi provenienti dall'altra sponda del Mediterraneo [1]. Il progetto � concepito e realizzato dalla Comunità di Sant'Egidio e dalla Federazione delle chiese evangeliche in Italia � prevede il rilascio di mille visti ad altrettanti richiedenti asilo per venire in Italia e presentare domanda senza doversi sobbarcare il pericoloso e costoso viaggio in mare. I beneficiari saranno identificati in appositi uffici che aprono oggi in Marocco e Libano e saranno scelti tra le categorie più vulnerabili (donne incinte, donne con bambini, disabili, anziani) e tra le nazionalità più segnate dalla guerra, soprattutto i siriani. Un altro ufficio sarà inaugurato prossimamente in Etiopia, per richiedenti asilo eritrei, somali e sudanesi. Il ministero degli esteri e quello dell'interno italiani hanno dato la loro approvazione e forniranno i visti, validi solo sul nostro territorio (e non in tutta l'area Schengen). Ma l'operazione sarà gestita e supportata finanziariamente dalle due organizzazioni: "Il costo del trasporto e dell'accoglienza in Italia per il tempo in cui la richiesta d'asilo sarà esaminata non peserà minimamente sullo Stato", sottolineano gli organizzatori. La tavola valdese mette in conto un investimento iniziale di un milione di euro, provenienti dai fondi dell'8 per mille e da altre donazioni private. Gli organizzatori riconoscono che non è stato facile convincere le controparti istituzionali: il progetto s'inserisce in un contesto europeo generale di chiusura delle frontiere e di paura per i migranti. La politica ufficiale dell'Unione Europea non prevede il rilascio di visti per protezione né alcun meccanismo di richiesta d'asilo nelle ambasciate. Con il paradosso che cittadini di Paesi in guerra come la Siria, che ottengono l'asilo nel 100 per cento dei casi, sono costretti a entrare illegalmente in Europa rischiando la vita e arricchendo le organizzazioni di scafisti. "Per noi questo equivale a un accordo di pace, perché salva vite umane. Vogliamo porre fine ai barconi della morte", dice il presidente di Sant'Egidio Marco Impagliazzo. A fronte dei più di 900mila arrivi in Europa nel 2015, i mille visti sembrano una goccia nell'oceano. Ma, come sottolinea il pastore Eugenio Bernardini, moderatore dei tavoli valdesi, "[2] quello che noi mettiamo in piedi è un esperimento, uno strumento per spingere altre chiese sul continente e le stesse istituzioni europee a lanciare iniziative analoghe". (Da: "L'Italia apre i corridoi umanitari per i profughi", Stefano Liberti. Internazionale) Nella frase del brano segnalata da [2], quale dei seguenti sinonimi di "analoghe" sostituirebbe tale termine senza cambiare il senso della frase? |
RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. A partire dalla fine del secolo X, L'Europa conosce una graduale crescita demografica, effetto di innovazioni tecnologiche che consentirono di rendere più produttiva l'agricoltura e dunque di migliorare l'alimentazione. All'inizio del XIV secolo la situazione cambia: la popolazione non cresce più, anzi tende a diminuire. Le cause del fenomeno sono in una generalizzata situazione di crisi che investe l'Europa per tutto il XIV secolo.Una prima causa della crisi è interna all'agricoltura: per sopperire ai bisogni di una popolazione sempre crescente, negli ultimi decenni del XIII secolo erano state messe a coltura anche terre poco fertili. Inoltre, sempre per aumentare le derrate alimentari, molti pascoli erano stati destinati alla produzione di cereali, ma questa trasformazione comportò diminuzione di bestiame e quindi di concime. E, ovviamente, meno fertilizzanti significa agricoltura meno produttiva. Ad aggravare la situazione, agli inizi del XIV secolo, ci furono cicli climatici avversi: prima nel Nord Europa, poi anche nel Centro e nel Sud, si susseguirono annate di piovosità eccessiva e di freddo intenso, che compromisero i raccolti, provocando gravi carestie.Le carestie comportarono un peggioramento della situazione alimentare di buona parte della popolazione europea, da cui derivarono indebolimento fisico e maggior vulnerabilità alle malattie.La crisi agricola portò alla fame i contadini, ma impoverì anche i proprietari terrieri che ricavavano sempre meno dai loro fondi. In tal modo le manifatture cittadine videro diminuire sensibilmente la domanda di prodotti lavorati ed entrarono in crisi a loro volta. A tutto ciò si aggiunse il fallimento di alcune grandi banche, in particolare quelle fiorentine, che avevano prestato ai sovrani di Francia e Inghilterra enormi somme che essi non erano in grado di restituire. (adattato da: "Elementi di storia", Camera, Fabietti, Zanichelli) In base alla lettura del brano, quale tra le seguenti alternative NON costituisce una causa della crisi agricola del XIV secolo? |
RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. A partire dalla fine del secolo X, L'Europa conosce una graduale crescita demografica, effetto di innovazioni tecnologiche che consentirono di rendere più produttiva l'agricoltura e dunque di migliorare l'alimentazione. All'inizio del XIV secolo la situazione cambia: la popolazione non cresce più, anzi tende a diminuire. Le cause del fenomeno sono in una generalizzata situazione di crisi che investe l'Europa per tutto il XIV secolo.Una prima causa della crisi è interna all'agricoltura: per sopperire ai bisogni di una popolazione sempre crescente, negli ultimi decenni del XIII secolo erano state messe a coltura anche terre poco fertili. Inoltre, sempre per aumentare le derrate alimentari, molti pascoli erano stati destinati alla produzione di cereali, ma questa trasformazione comportò diminuzione di bestiame e quindi di concime. E, ovviamente, meno fertilizzanti significa agricoltura meno produttiva. Ad aggravare la situazione, agli inizi del XIV secolo, ci furono cicli climatici avversi: prima nel Nord Europa, poi anche nel Centro e nel Sud, si susseguirono annate di piovosità eccessiva e di freddo intenso, che compromisero i raccolti, provocando gravi carestie.Le carestie comportarono un peggioramento della situazione alimentare di buona parte della popolazione europea, da cui derivarono indebolimento fisico e maggior vulnerabilità alle malattie.La crisi agricola portò alla fame i contadini, ma impoverì anche i proprietari terrieri che ricavavano sempre meno dai loro fondi. In tal modo le manifatture cittadine videro diminuire sensibilmente la domanda di prodotti lavorati ed entrarono in crisi a loro volta. A tutto ciò si aggiunse il fallimento di alcune grandi banche, in particolare quelle fiorentine, che avevano prestato ai sovrani di Francia e Inghilterra enormi somme che essi non erano in grado di restituire. (adattato da: "Elementi di storia", Camera, Fabietti, Zanichelli) Stando al contenuto del brano, ad aggravare la situazione di crisi in cui versava l'Europa del XIV secolo contribuì: |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. A partire dalla fine del secolo X, L'Europa conosce una graduale crescita demografica, effetto di innovazioni tecnologiche che consentirono di rendere più produttiva l'agricoltura e dunque di migliorare l'alimentazione. All'inizio del XIV secolo la situazione cambia: la popolazione non cresce più, anzi tende a diminuire. Le cause del fenomeno sono in una generalizzata situazione di crisi che investe l'Europa per tutto il XIV secolo.Una prima causa della crisi è interna all'agricoltura: per sopperire ai bisogni di una popolazione sempre crescente, negli ultimi decenni del XIII secolo erano state messe a coltura anche terre poco fertili. Inoltre, sempre per aumentare le derrate alimentari, molti pascoli erano stati destinati alla produzione di cereali, ma questa trasformazione comportò diminuzione di bestiame e quindi di concime. E, ovviamente, meno fertilizzanti significa agricoltura meno produttiva. Ad aggravare la situazione, agli inizi del XIV secolo, ci furono cicli climatici avversi: prima nel Nord Europa, poi anche nel Centro e nel Sud, si susseguirono annate di piovosità eccessiva e di freddo intenso, che compromisero i raccolti, provocando gravi carestie.Le carestie comportarono un peggioramento della situazione alimentare di buona parte della popolazione europea, da cui derivarono indebolimento fisico e maggior vulnerabilità alle malattie.La crisi agricola portò alla fame i contadini, ma impoverì anche i proprietari terrieri che ricavavano sempre meno dai loro fondi. In tal modo le manifatture cittadine videro diminuire sensibilmente la domanda di prodotti lavorati ed entrarono in crisi a loro volta. A tutto ciò si aggiunse il fallimento di alcune grandi banche, in particolare quelle fiorentine, che avevano prestato ai sovrani di Francia e Inghilterra enormi somme che essi non erano in grado di restituire. (adattato da: "Elementi di storia", Camera, Fabietti, Zanichelli) Stando al contenuto del brano, da cosa fu determinata la crescita demografica iniziata alla fine del X secolo in Europa? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. A partire dalla fine del secolo X, L'Europa conosce una graduale crescita demografica, effetto di innovazioni tecnologiche che consentirono di rendere più produttiva l'agricoltura e dunque di migliorare l'alimentazione. All'inizio del XIV secolo la situazione cambia: la popolazione non cresce più, anzi tende a diminuire. Le cause del fenomeno sono in una generalizzata situazione di crisi che investe l'Europa per tutto il XIV secolo.Una prima causa della crisi è interna all'agricoltura: per sopperire ai bisogni di una popolazione sempre crescente, negli ultimi decenni del XIII secolo erano state messe a coltura anche terre poco fertili. Inoltre, sempre per aumentare le derrate alimentari, molti pascoli erano stati destinati alla produzione di cereali, ma questa trasformazione comportò diminuzione di bestiame e quindi di concime. E, ovviamente, meno fertilizzanti significa agricoltura meno produttiva. Ad aggravare la situazione, agli inizi del XIV secolo, ci furono cicli climatici avversi: prima nel Nord Europa, poi anche nel Centro e nel Sud, si susseguirono annate di piovosità eccessiva e di freddo intenso, che compromisero i raccolti, provocando gravi carestie.Le carestie comportarono un peggioramento della situazione alimentare di buona parte della popolazione europea, da cui derivarono indebolimento fisico e maggior vulnerabilità alle malattie.La crisi agricola portò alla fame i contadini, ma impoverì anche i proprietari terrieri che ricavavano sempre meno dai loro fondi. In tal modo le manifatture cittadine videro diminuire sensibilmente la domanda di prodotti lavorati ed entrarono in crisi a loro volta. A tutto ciò si aggiunse il fallimento di alcune grandi banche, in particolare quelle fiorentine, che avevano prestato ai sovrani di Francia e Inghilterra enormi somme che essi non erano in grado di restituire. (adattato da: "Elementi di storia", Camera, Fabietti, Zanichelli) Dal brano si evince che la crescita demografica in Europa si arresta a partire: |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. A partire dalla fine del secolo X, L'Europa conosce una graduale crescita demografica, effetto di innovazioni tecnologiche che consentirono di rendere più produttiva l'agricoltura e dunque di migliorare l'alimentazione. All'inizio del XIV secolo la situazione cambia: la popolazione non cresce più, anzi tende a diminuire. Le cause del fenomeno sono in una generalizzata situazione di crisi che investe l'Europa per tutto il XIV secolo.Una prima causa della crisi è interna all'agricoltura: per sopperire ai bisogni di una popolazione sempre crescente, negli ultimi decenni del XIII secolo erano state messe a coltura anche terre poco fertili. Inoltre, sempre per aumentare le derrate alimentari, molti pascoli erano stati destinati alla produzione di cereali, ma questa trasformazione comportò diminuzione di bestiame e quindi di concime. E, ovviamente, meno fertilizzanti significa agricoltura meno produttiva. Ad aggravare la situazione, agli inizi del XIV secolo, ci furono cicli climatici avversi: prima nel Nord Europa, poi anche nel Centro e nel Sud, si susseguirono annate di piovosità eccessiva e di freddo intenso, che compromisero i raccolti, provocando gravi carestie.Le carestie comportarono un peggioramento della situazione alimentare di buona parte della popolazione europea, da cui derivarono indebolimento fisico e maggior vulnerabilità alle malattie.La crisi agricola portò alla fame i contadini, ma impoverì anche i proprietari terrieri che ricavavano sempre meno dai loro fondi. In tal modo le manifatture cittadine videro diminuire sensibilmente la domanda di prodotti lavorati ed entrarono in crisi a loro volta. A tutto ciò si aggiunse il fallimento di alcune grandi banche, in particolare quelle fiorentine, che avevano prestato ai sovrani di Francia e Inghilterra enormi somme che essi non erano in grado di restituire. (adattato da: "Elementi di storia", Camera, Fabietti, Zanichelli) Le cifre romane presenti nel brano sono dei numeri: |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. A partire dalla metà del Ventesimo secolo [1], in molte regioni del mondo sono avvenuti notevoli cambiamenti nella tipologia e nella frequenza degli eventi estremi di siccità, alluvioni e temperature. I danni dovuti a questi eventi si sono fatti sentire soprattutto nelle aree agricole, con perdita dei raccolti e danni alle infrastrutture, e con potenziali conseguenze negative per la sicurezza degli approvvigionamenti alimentari, a livello locale e nazionale.Per la prima volta, uno studio pubblicato sulla rivista "Nature" da Corey Lesk, della Mc Gill University a Montreal, in Canada, e colleghi di altri istituti canadesi e britannici, ha analizzato statisticamente i danni riportati globalmente durante questi eventi, stimando che siccità e ondate di calore hanno ridotto del 9-10 per cento la produzione di cereali, mentre non è stato possibile quantificare l'effetto delle alluvioni e del freddo estremo. Si tratta complessivamente di una perdita di circa 1,8 miliardi di tonnellate di cereali, una quantità paragonabile alla produzione mondiale annuale di mais e frumento.Lesk e colleghi hanno analizzato statisticamente le perdite nella produzione nazionale di cereali dovute a circa 2800 eventi meteo disastrosi avvenuti tra il 1964 e il 2007 in 177 Paesi del mondo, secondo i database sui raccolti della Food and Agriculture Organization (FAO) delle Nazioni Unite.I risultati dell'analisi dimostrano non solo che siccità e ondate di calore hanno seriamente danneggiato la produzione agricola degli ultimi 50 anni, ma anche che il fenomeno è andato intensificandosi in anni più recenti. Se infatti la perdita complessiva stimata per il periodo 1964-1984 è stata del 6,7 per cento, quella tra il 1985 e il 2007 è stata del 13,7 per cento. Significativo anche il confronto tra nord e sud del mondo: nei Paesi sviluppati i danni sono stati mediamente dell'8-10 per cento superiori che nei Paesi in via di sviluppo.Per quanto riguarda invece i dati relativi alle diverse coltivazioni, la siccità sembra colpire allo stesso modo riso, mais e frumento, mentre il calore estremo danneggia maggiormente il mais, probabilmente perché la sua maturazione avviene per lo più in estate.Gli autori hanno analizzato anche in modo più approfondito gli effetti degli eventi estremi, mostrando che le perdite dovute alla siccità erano associate a una riduzione sia delle aree coltivate sia della resa delle coltivazioni, mentre il calore estremo era associato principalmente alla diminuzione della resa. (Da: www.lescienze.it) L'espressione "A partire dalla metà del Ventesimo secolo" [1] potrebbe essere sostituita, senza cambiare il senso della frase, con: |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. A partire dalla metà del Ventesimo secolo [1], in molte regioni del mondo sono avvenuti notevoli cambiamenti nella tipologia e nella frequenza degli eventi estremi di siccità, alluvioni e temperature. I danni dovuti a questi eventi si sono fatti sentire soprattutto nelle aree agricole, con perdita dei raccolti e danni alle infrastrutture, e con potenziali conseguenze negative per la sicurezza degli approvvigionamenti alimentari, a livello locale e nazionale.Per la prima volta, uno studio pubblicato sulla rivista "Nature" da Corey Lesk, della Mc Gill University a Montreal, in Canada, e colleghi di altri istituti canadesi e britannici, ha analizzato statisticamente i danni riportati globalmente durante questi eventi, stimando che siccità e ondate di calore hanno ridotto del 9-10 per cento la produzione di cereali, mentre non è stato possibile quantificare l'effetto delle alluvioni e del freddo estremo. Si tratta complessivamente di una perdita di circa 1,8 miliardi di tonnellate di cereali, una quantità paragonabile alla produzione mondiale annuale di mais e frumento.Lesk e colleghi hanno analizzato statisticamente le perdite nella produzione nazionale di cereali dovute a circa 2800 eventi meteo disastrosi avvenuti tra il 1964 e il 2007 in 177 Paesi del mondo, secondo i database sui raccolti della Food and Agriculture Organization (FAO) delle Nazioni Unite.I risultati dell'analisi dimostrano non solo che siccità e ondate di calore hanno seriamente danneggiato la produzione agricola degli ultimi 50 anni, ma anche che il fenomeno è andato intensificandosi in anni più recenti. Se infatti la perdita complessiva stimata per il periodo 1964-1984 è stata del 6,7 per cento, quella tra il 1985 e il 2007 è stata del 13,7 per cento. Significativo anche il confronto tra nord e sud del mondo: nei Paesi sviluppati i danni sono stati mediamente dell'8-10 per cento superiori che nei Paesi in via di sviluppo.Per quanto riguarda invece i dati relativi alle diverse coltivazioni, la siccità sembra colpire allo stesso modo riso, mais e frumento, mentre il calore estremo danneggia maggiormente il mais, probabilmente perché la sua maturazione avviene per lo più in estate.Gli autori hanno analizzato anche in modo più approfondito gli effetti degli eventi estremi, mostrando che le perdite dovute alla siccità erano associate a una riduzione sia delle aree coltivate sia della resa delle coltivazioni, mentre il calore estremo era associato principalmente alla diminuzione della resa. (Da: www.lescienze.it) A partire dalla metà del Ventesimo secolo i danni degli eventi estremi di siccità: |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. A partire dalla metà del Ventesimo secolo [1], in molte regioni del mondo sono avvenuti notevoli cambiamenti nella tipologia e nella frequenza degli eventi estremi di siccità, alluvioni e temperature. I danni dovuti a questi eventi si sono fatti sentire soprattutto nelle aree agricole, con perdita dei raccolti e danni alle infrastrutture, e con potenziali conseguenze negative per la sicurezza degli approvvigionamenti alimentari, a livello locale e nazionale.Per la prima volta, uno studio pubblicato sulla rivista "Nature" da Corey Lesk, della Mc Gill University a Montreal, in Canada, e colleghi di altri istituti canadesi e britannici, ha analizzato statisticamente i danni riportati globalmente durante questi eventi, stimando che siccità e ondate di calore hanno ridotto del 9-10 per cento la produzione di cereali, mentre non è stato possibile quantificare l'effetto delle alluvioni e del freddo estremo. Si tratta complessivamente di una perdita di circa 1,8 miliardi di tonnellate di cereali, una quantità paragonabile alla produzione mondiale annuale di mais e frumento.Lesk e colleghi hanno analizzato statisticamente le perdite nella produzione nazionale di cereali dovute a circa 2800 eventi meteo disastrosi avvenuti tra il 1964 e il 2007 in 177 Paesi del mondo, secondo i database sui raccolti della Food and Agriculture Organization (FAO) delle Nazioni Unite.I risultati dell'analisi dimostrano non solo che siccità e ondate di calore hanno seriamente danneggiato la produzione agricola degli ultimi 50 anni, ma anche che il fenomeno è andato intensificandosi in anni più recenti. Se infatti la perdita complessiva stimata per il periodo 1964-1984 è stata del 6,7 per cento, quella tra il 1985 e il 2007 è stata del 13,7 per cento. Significativo anche il confronto tra nord e sud del mondo: nei Paesi sviluppati i danni sono stati mediamente dell'8-10 per cento superiori che nei Paesi in via di sviluppo.Per quanto riguarda invece i dati relativi alle diverse coltivazioni, la siccità sembra colpire allo stesso modo riso, mais e frumento, mentre il calore estremo danneggia maggiormente il mais, probabilmente perché la sua maturazione avviene per lo più in estate.Gli autori hanno analizzato anche in modo più approfondito gli effetti degli eventi estremi, mostrando che le perdite dovute alla siccità erano associate a una riduzione sia delle aree coltivate sia della resa delle coltivazioni, mentre il calore estremo era associato principalmente alla diminuzione della resa. (Da: www.lescienze.it) Nella seconda metà del Ventesimo secolo, siccità e ondate di calore hanno ridotto di: |
RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. A partire dalla metà del Ventesimo secolo [1], in molte regioni del mondo sono avvenuti notevoli cambiamenti nella tipologia e nella frequenza degli eventi estremi di siccità, alluvioni e temperature. I danni dovuti a questi eventi si sono fatti sentire soprattutto nelle aree agricole, con perdita dei raccolti e danni alle infrastrutture, e con potenziali conseguenze negative per la sicurezza degli approvvigionamenti alimentari, a livello locale e nazionale.Per la prima volta, uno studio pubblicato sulla rivista "Nature" da Corey Lesk, della Mc Gill University a Montreal, in Canada, e colleghi di altri istituti canadesi e britannici, ha analizzato statisticamente i danni riportati globalmente durante questi eventi, stimando che siccità e ondate di calore hanno ridotto del 9-10 per cento la produzione di cereali, mentre non è stato possibile quantificare l'effetto delle alluvioni e del freddo estremo. Si tratta complessivamente di una perdita di circa 1,8 miliardi di tonnellate di cereali, una quantità paragonabile alla produzione mondiale annuale di mais e frumento.Lesk e colleghi hanno analizzato statisticamente le perdite nella produzione nazionale di cereali dovute a circa 2800 eventi meteo disastrosi avvenuti tra il 1964 e il 2007 in 177 Paesi del mondo, secondo i database sui raccolti della Food and Agriculture Organization (FAO) delle Nazioni Unite.I risultati dell'analisi dimostrano non solo che siccità e ondate di calore hanno seriamente danneggiato la produzione agricola degli ultimi 50 anni, ma anche che il fenomeno è andato intensificandosi in anni più recenti. Se infatti la perdita complessiva stimata per il periodo 1964-1984 è stata del 6,7 per cento, quella tra il 1985 e il 2007 è stata del 13,7 per cento. Significativo anche il confronto tra nord e sud del mondo: nei Paesi sviluppati i danni sono stati mediamente dell'8-10 per cento superiori che nei Paesi in via di sviluppo.Per quanto riguarda invece i dati relativi alle diverse coltivazioni, la siccità sembra colpire allo stesso modo riso, mais e frumento, mentre il calore estremo danneggia maggiormente il mais, probabilmente perché la sua maturazione avviene per lo più in estate.Gli autori hanno analizzato anche in modo più approfondito gli effetti degli eventi estremi, mostrando che le perdite dovute alla siccità erano associate a una riduzione sia delle aree coltivate sia della resa delle coltivazioni, mentre il calore estremo era associato principalmente alla diminuzione della resa. (Da: www.lescienze.it) Nel brano si dice che il fenomeno della siccità e delle ondate di calore negli ultimi 50 anni: |
RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. A partire dalla metà del Ventesimo secolo [1], in molte regioni del mondo sono avvenuti notevoli cambiamenti nella tipologia e nella frequenza degli eventi estremi di siccità, alluvioni e temperature. I danni dovuti a questi eventi si sono fatti sentire soprattutto nelle aree agricole, con perdita dei raccolti e danni alle infrastrutture, e con potenziali conseguenze negative per la sicurezza degli approvvigionamenti alimentari, a livello locale e nazionale.Per la prima volta, uno studio pubblicato sulla rivista "Nature" da Corey Lesk, della Mc Gill University a Montreal, in Canada, e colleghi di altri istituti canadesi e britannici, ha analizzato statisticamente i danni riportati globalmente durante questi eventi, stimando che siccità e ondate di calore hanno ridotto del 9-10 per cento la produzione di cereali, mentre non è stato possibile quantificare l'effetto delle alluvioni e del freddo estremo. Si tratta complessivamente di una perdita di circa 1,8 miliardi di tonnellate di cereali, una quantità paragonabile alla produzione mondiale annuale di mais e frumento.Lesk e colleghi hanno analizzato statisticamente le perdite nella produzione nazionale di cereali dovute a circa 2800 eventi meteo disastrosi avvenuti tra il 1964 e il 2007 in 177 Paesi del mondo, secondo i database sui raccolti della Food and Agriculture Organization (FAO) delle Nazioni Unite.I risultati dell'analisi dimostrano non solo che siccità e ondate di calore hanno seriamente danneggiato la produzione agricola degli ultimi 50 anni, ma anche che il fenomeno è andato intensificandosi in anni più recenti. Se infatti la perdita complessiva stimata per il periodo 1964-1984 è stata del 6,7 per cento, quella tra il 1985 e il 2007 è stata del 13,7 per cento. Significativo anche il confronto tra nord e sud del mondo: nei Paesi sviluppati i danni sono stati mediamente dell'8-10 per cento superiori che nei Paesi in via di sviluppo.Per quanto riguarda invece i dati relativi alle diverse coltivazioni, la siccità sembra colpire allo stesso modo riso, mais e frumento, mentre il calore estremo danneggia maggiormente il mais, probabilmente perché la sua maturazione avviene per lo più in estate.Gli autori hanno analizzato anche in modo più approfondito gli effetti degli eventi estremi, mostrando che le perdite dovute alla siccità erano associate a una riduzione sia delle aree coltivate sia della resa delle coltivazioni, mentre il calore estremo era associato principalmente alla diminuzione della resa. (Da: www.lescienze.it) Sono stati MENO danneggiati da siccità e ondate di calore i Paesi: |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. A rivelarci peripezie, batoste e successi del primo importante movimento di emancipazione femminile è l'autobiografia di Emmeline Pankhurst, suffragetta scomparsa nel 1928.In contemporanea, il 20 novembre, il lavoro di Sarah Gavron, titolato "Suffragette", aprirà la 33° edizione del Torino Film Festival, con una splendida Maryl Streep che dà volto e corpo alla Pankhurst (la pellicola è stata molto ben accolta a Londra e sarà nelle sale italiane a marzo del prossimo anno). Sia il libro sia il film capovolgono l'immagine più tradizionale con cui le protagoniste più combattive hanno finito per passare alla storia e che stranamente resiste ancora oggi, e cioè quella di donne assai poco femminili, abbigliate sempre in nero, con l'ombrello in mano come oggetto contundente, acide, frustrate, desiderose di rivalsa e fastidiose con le loro rivendicazioni. Le militanti che nel 1903 si riunirono nel salotto in stile vittoriano della bella casa di Manchester, dove adesso c'è un centro dedicato a Emmeline, non avevano però niente da spartire con questo stereotipo: erano eleganti, indossavano abiti colorati, provenivano da famiglie dell'alta borghesia, erano colte come la Pankhurst che aveva studiato in Francia e a vent'anni era convolata a nozze con un avvocato più grande di lei di un paio di decenni. Questo gruppetto che diede vita al Wspu condizionerà in maniera inequivocabile la vita politica inglese fino alla prima guerra mondiale, con richieste considerate inaccettabili come, per esempio, oltre al voto anche l'accesso alle professioni riservate agli uomini. Ma le donne erano decise a praticare con tutti i mezzi il proprio motto "Fatti non parole". "Ogni anno", scrive la Pankhurst, "le signore che incontravano i parlamentari avanzavano le loro proposte e i parlamentari rinnovavano il sostegno al suffragio femminile". Però non si concludeva nulla, anzi veniva chiesto alle rappresentanti del sesso debole di lavorare non retribuite negli uffici per dimostrare il loro valore. Uno dei primi politici che fecero le spese di questo desiderio di "fatti" fu Winston Churchill, il quale per sua sfortuna fu candidato per il partito liberale nella città di Emmeline. Durante i comizi e le pubbliche assemblee tenute in vista delle elezioni, il trentaduenne Churchill veniva seguito ovunque da "quelle gatte miagolanti" che usavano la tecnica di interromperne i raduni alzando cartelli e facendo domande inopportune [1]. (da: M. Serri, "La Stampa") Dal brano si può dedurre che: |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. A rivelarci peripezie, batoste e successi del primo importante movimento di emancipazione femminile è l'autobiografia di Emmeline Pankhurst, suffragetta scomparsa nel 1928.In contemporanea, il 20 novembre, il lavoro di Sarah Gavron, titolato "Suffragette", aprirà la 33° edizione del Torino Film Festival, con una splendida Maryl Streep che dà volto e corpo alla Pankhurst (la pellicola è stata molto ben accolta a Londra e sarà nelle sale italiane a marzo del prossimo anno). Sia il libro sia il film capovolgono l'immagine più tradizionale con cui le protagoniste più combattive hanno finito per passare alla storia e che stranamente resiste ancora oggi, e cioè quella di donne assai poco femminili, abbigliate sempre in nero, con l'ombrello in mano come oggetto contundente, acide, frustrate, desiderose di rivalsa e fastidiose con le loro rivendicazioni. Le militanti che nel 1903 si riunirono nel salotto in stile vittoriano della bella casa di Manchester, dove adesso c'è un centro dedicato a Emmeline, non avevano però niente da spartire con questo stereotipo: erano eleganti, indossavano abiti colorati, provenivano da famiglie dell'alta borghesia, erano colte come la Pankhurst che aveva studiato in Francia e a vent'anni era convolata a nozze con un avvocato più grande di lei di un paio di decenni. Questo gruppetto che diede vita al Wspu condizionerà in maniera inequivocabile la vita politica inglese fino alla prima guerra mondiale, con richieste considerate inaccettabili come, per esempio, oltre al voto anche l'accesso alle professioni riservate agli uomini. Ma le donne erano decise a praticare con tutti i mezzi il proprio motto "Fatti non parole". "Ogni anno", scrive la Pankhurst, "le signore che incontravano i parlamentari avanzavano le loro proposte e i parlamentari rinnovavano il sostegno al suffragio femminile". Però non si concludeva nulla, anzi veniva chiesto alle rappresentanti del sesso debole di lavorare non retribuite negli uffici per dimostrare il loro valore. Uno dei primi politici che fecero le spese di questo desiderio di "fatti" fu Winston Churchill, il quale per sua sfortuna fu candidato per il partito liberale nella città di Emmeline. Durante i comizi e le pubbliche assemblee tenute in vista delle elezioni, il trentaduenne Churchill veniva seguito ovunque da "quelle gatte miagolanti" che usavano la tecnica di interromperne i raduni alzando cartelli e facendo domande inopportune [1]. (da: M. Serri, "La Stampa") L'associazione femminile celebrata dalla trentatreesima edizione del Torino Film Festival si chiama: |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. A rivelarci peripezie, batoste e successi del primo importante movimento di emancipazione femminile è l'autobiografia di Emmeline Pankhurst, suffragetta scomparsa nel 1928.In contemporanea, il 20 novembre, il lavoro di Sarah Gavron, titolato "Suffragette", aprirà la 33° edizione del Torino Film Festival, con una splendida Maryl Streep che dà volto e corpo alla Pankhurst (la pellicola è stata molto ben accolta a Londra e sarà nelle sale italiane a marzo del prossimo anno). Sia il libro sia il film capovolgono l'immagine più tradizionale con cui le protagoniste più combattive hanno finito per passare alla storia e che stranamente resiste ancora oggi, e cioè quella di donne assai poco femminili, abbigliate sempre in nero, con l'ombrello in mano come oggetto contundente, acide, frustrate, desiderose di rivalsa e fastidiose con le loro rivendicazioni. Le militanti che nel 1903 si riunirono nel salotto in stile vittoriano della bella casa di Manchester, dove adesso c'è un centro dedicato a Emmeline, non avevano però niente da spartire con questo stereotipo: erano eleganti, indossavano abiti colorati, provenivano da famiglie dell'alta borghesia, erano colte come la Pankhurst che aveva studiato in Francia e a vent'anni era convolata a nozze con un avvocato più grande di lei di un paio di decenni. Questo gruppetto che diede vita al Wspu condizionerà in maniera inequivocabile la vita politica inglese fino alla prima guerra mondiale, con richieste considerate inaccettabili come, per esempio, oltre al voto anche l'accesso alle professioni riservate agli uomini. Ma le donne erano decise a praticare con tutti i mezzi il proprio motto "Fatti non parole". "Ogni anno", scrive la Pankhurst, "le signore che incontravano i parlamentari avanzavano le loro proposte e i parlamentari rinnovavano il sostegno al suffragio femminile". Però non si concludeva nulla, anzi veniva chiesto alle rappresentanti del sesso debole di lavorare non retribuite negli uffici per dimostrare il loro valore. Uno dei primi politici che fecero le spese di questo desiderio di "fatti" fu Winston Churchill, il quale per sua sfortuna fu candidato per il partito liberale nella città di Emmeline. Durante i comizi e le pubbliche assemblee tenute in vista delle elezioni, il trentaduenne Churchill veniva seguito ovunque da "quelle gatte miagolanti" che usavano la tecnica di interromperne i raduni alzando cartelli e facendo domande inopportune [1]. (da: M. Serri, "La Stampa") Il lavoro gratuito a cui le donne, come detto nel brano, si sottoponevano era: |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. A rivelarci peripezie, batoste e successi del primo importante movimento di emancipazione femminile è l'autobiografia di Emmeline Pankhurst, suffragetta scomparsa nel 1928.In contemporanea, il 20 novembre, il lavoro di Sarah Gavron, titolato "Suffragette", aprirà la 33° edizione del Torino Film Festival, con una splendida Maryl Streep che dà volto e corpo alla Pankhurst (la pellicola è stata molto ben accolta a Londra e sarà nelle sale italiane a marzo del prossimo anno). Sia il libro sia il film capovolgono l'immagine più tradizionale con cui le protagoniste più combattive hanno finito per passare alla storia e che stranamente resiste ancora oggi, e cioè quella di donne assai poco femminili, abbigliate sempre in nero, con l'ombrello in mano come oggetto contundente, acide, frustrate, desiderose di rivalsa e fastidiose con le loro rivendicazioni. Le militanti che nel 1903 si riunirono nel salotto in stile vittoriano della bella casa di Manchester, dove adesso c'è un centro dedicato a Emmeline, non avevano però niente da spartire con questo stereotipo: erano eleganti, indossavano abiti colorati, provenivano da famiglie dell'alta borghesia, erano colte come la Pankhurst che aveva studiato in Francia e a vent'anni era convolata a nozze con un avvocato più grande di lei di un paio di decenni. Questo gruppetto che diede vita al Wspu condizionerà in maniera inequivocabile la vita politica inglese fino alla prima guerra mondiale, con richieste considerate inaccettabili come, per esempio, oltre al voto anche l'accesso alle professioni riservate agli uomini. Ma le donne erano decise a praticare con tutti i mezzi il proprio motto "Fatti non parole". "Ogni anno", scrive la Pankhurst, "le signore che incontravano i parlamentari avanzavano le loro proposte e i parlamentari rinnovavano il sostegno al suffragio femminile". Però non si concludeva nulla, anzi veniva chiesto alle rappresentanti del sesso debole di lavorare non retribuite negli uffici per dimostrare il loro valore. Uno dei primi politici che fecero le spese di questo desiderio di "fatti" fu Winston Churchill, il quale per sua sfortuna fu candidato per il partito liberale nella città di Emmeline. Durante i comizi e le pubbliche assemblee tenute in vista delle elezioni, il trentaduenne Churchill veniva seguito ovunque da "quelle gatte miagolanti" che usavano la tecnica di interromperne i raduni alzando cartelli e facendo domande inopportune [1]. (da: M. Serri, "La Stampa") Secondo quanto detto nel brano, l'azione della Wspu: |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. A rivelarci peripezie, batoste e successi del primo importante movimento di emancipazione femminile è l'autobiografia di Emmeline Pankhurst, suffragetta scomparsa nel 1928.In contemporanea, il 20 novembre, il lavoro di Sarah Gavron, titolato "Suffragette", aprirà la 33° edizione del Torino Film Festival, con una splendida Maryl Streep che dà volto e corpo alla Pankhurst (la pellicola è stata molto ben accolta a Londra e sarà nelle sale italiane a marzo del prossimo anno). Sia il libro sia il film capovolgono l'immagine più tradizionale con cui le protagoniste più combattive hanno finito per passare alla storia e che stranamente resiste ancora oggi, e cioè quella di donne assai poco femminili, abbigliate sempre in nero, con l'ombrello in mano come oggetto contundente, acide, frustrate, desiderose di rivalsa e fastidiose con le loro rivendicazioni. Le militanti che nel 1903 si riunirono nel salotto in stile vittoriano della bella casa di Manchester, dove adesso c'è un centro dedicato a Emmeline, non avevano però niente da spartire con questo stereotipo: erano eleganti, indossavano abiti colorati, provenivano da famiglie dell'alta borghesia, erano colte come la Pankhurst che aveva studiato in Francia e a vent'anni era convolata a nozze con un avvocato più grande di lei di un paio di decenni. Questo gruppetto che diede vita al Wspu condizionerà in maniera inequivocabile la vita politica inglese fino alla prima guerra mondiale, con richieste considerate inaccettabili come, per esempio, oltre al voto anche l'accesso alle professioni riservate agli uomini. Ma le donne erano decise a praticare con tutti i mezzi il proprio motto "Fatti non parole". "Ogni anno", scrive la Pankhurst, "le signore che incontravano i parlamentari avanzavano le loro proposte e i parlamentari rinnovavano il sostegno al suffragio femminile". Però non si concludeva nulla, anzi veniva chiesto alle rappresentanti del sesso debole di lavorare non retribuite negli uffici per dimostrare il loro valore. Uno dei primi politici che fecero le spese di questo desiderio di "fatti" fu Winston Churchill, il quale per sua sfortuna fu candidato per il partito liberale nella città di Emmeline. Durante i comizi e le pubbliche assemblee tenute in vista delle elezioni, il trentaduenne Churchill veniva seguito ovunque da "quelle gatte miagolanti" che usavano la tecnica di interromperne i raduni alzando cartelli e facendo domande inopportune [1]. (da: M. Serri, "La Stampa") Nella frase [1] "il trentaduenne Churchill veniva seguito ovunque da 'quelle gatte miagolanti' che usavano la tecnica di interromperne i raduni alzando cartelli e facendo domande inopportune", "che" svolge la funzione di: |
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Leggere attentamente il seguente brano. A partire da gennaio l'Italia aprirà i primi corridoi umanitari per profughi provenienti dall'altra sponda del Mediterraneo [1]. Il progetto � concepito e realizzato dalla Comunità di Sant'Egidio e dalla Federazione delle chiese evangeliche in Italia � prevede il rilascio di mille visti ad altrettanti richiedenti asilo per venire in Italia e presentare domanda senza doversi sobbarcare il pericoloso e costoso viaggio in mare. I beneficiari saranno identificati in appositi uffici che aprono oggi in Marocco e Libano e saranno scelti tra le categorie più vulnerabili (donne incinte, donne con bambini, disabili, anziani) e tra le nazionalità più segnate dalla guerra, soprattutto i siriani. Un altro ufficio sarà inaugurato prossimamente in Etiopia, per richiedenti asilo eritrei, somali e sudanesi. Il ministero degli esteri e quello dell'interno italiani hanno dato la loro approvazione e forniranno i visti, validi solo sul nostro territorio (e non in tutta l'area Schengen). Ma l'operazione sarà gestita e supportata finanziariamente dalle due organizzazioni: "Il costo del trasporto e dell'accoglienza in Italia per il tempo in cui la richiesta d'asilo sarà esaminata non peserà minimamente sullo Stato", sottolineano gli organizzatori. La tavola valdese mette in conto un investimento iniziale di un milione di euro, provenienti dai fondi dell'8 per mille e da altre donazioni private. Gli organizzatori riconoscono che non è stato facile convincere le controparti istituzionali: il progetto s'inserisce in un contesto europeo generale di chiusura delle frontiere e di paura per i migranti. La politica ufficiale dell'Unione Europea non prevede il rilascio di visti per protezione né alcun meccanismo di richiesta d'asilo nelle ambasciate. Con il paradosso che cittadini di Paesi in guerra come la Siria, che ottengono l'asilo nel 100 per cento dei casi, sono costretti a entrare illegalmente in Europa rischiando la vita e arricchendo le organizzazioni di scafisti. "Per noi questo equivale a un accordo di pace, perché salva vite umane. Vogliamo porre fine ai barconi della morte", dice il presidente di Sant'Egidio Marco Impagliazzo. A fronte dei più di 900mila arrivi in Europa nel 2015, i mille visti sembrano una goccia nell'oceano. Ma, come sottolinea il pastore Eugenio Bernardini, moderatore dei tavoli valdesi, "[2] quello che noi mettiamo in piedi è un esperimento, uno strumento per spingere altre chiese sul continente e le stesse istituzioni europee a lanciare iniziative analoghe". (Da: "L'Italia apre i corridoi umanitari per i profughi", Stefano Liberti. Internazionale) Indicare, stando al contenuto del brano, quale delle seguenti affermazioni NON è corretta.
Leggere attentamente il seguente brano. A partire dalla metà del Ventesimo secolo [1], in molte regioni del mondo sono avvenuti notevoli cambiamenti nella tipologia e nella frequenza degli eventi estremi di siccità, alluvioni e temperature. I danni dovuti a questi eventi si sono fatti sentire soprattutto nelle aree agricole, con perdita dei raccolti e danni alle infrastrutture, e con potenziali conseguenze negative per la sicurezza degli approvvigionamenti alimentari, a livello locale e nazionale.Per la prima volta, uno studio pubblicato sulla rivista "Nature" da Corey Lesk, della Mc Gill University a Montreal, in Canada, e colleghi di altri istituti canadesi e britannici, ha analizzato statisticamente i danni riportati globalmente durante questi eventi, stimando che siccità e ondate di calore hanno ridotto del 9-10 per cento la produzione di cereali, mentre non è stato possibile quantificare l'effetto delle alluvioni e del freddo estremo. Si tratta complessivamente di una perdita di circa 1,8 miliardi di tonnellate di cereali, una quantità paragonabile alla produzione mondiale annuale di mais e frumento.Lesk e colleghi hanno analizzato statisticamente le perdite nella produzione nazionale di cereali dovute a circa 2800 eventi meteo disastrosi avvenuti tra il 1964 e il 2007 in 177 Paesi del mondo, secondo i database sui raccolti della Food and Agriculture Organization (FAO) delle Nazioni Unite.I risultati dell'analisi dimostrano non solo che siccità e ondate di calore hanno seriamente danneggiato la produzione agricola degli ultimi 50 anni, ma anche che il fenomeno è andato intensificandosi in anni più recenti. Se infatti la perdita complessiva stimata per il periodo 1964-1984 è stata del 6,7 per cento, quella tra il 1985 e il 2007 è stata del 13,7 per cento. Significativo anche il confronto tra nord e sud del mondo: nei Paesi sviluppati i danni sono stati mediamente dell'8-10 per cento superiori che nei Paesi in via di sviluppo.Per quanto riguarda invece i dati relativi alle diverse coltivazioni, la siccità sembra colpire allo stesso modo riso, mais e frumento, mentre il calore estremo danneggia maggiormente il mais, probabilmente perché la sua maturazione avviene per lo più in estate.Gli autori hanno analizzato anche in modo più approfondito gli effetti degli eventi estremi, mostrando che le perdite dovute alla siccità erano associate a una riduzione sia delle aree coltivate sia della resa delle coltivazioni, mentre il calore estremo era associato principalmente alla diminuzione della resa. (Da: www.lescienze.it) Sono stati MENO danneggiati da siccità e ondate di calore i Paesi: