Tutte le domande del quiz : Branitratto da:Guardia di Finanza Quiz - 631 allievi marescialli 2018 (90° corso) Concorso pubblico, per titoli ed esami, per 631 allievi marescialli 2018  Esercitati su questo Quiz  |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Non è lecito affrontare i diritti fondamentali uno alla volta, in isolamento. O prenderne uno e assolutizzarlo a scapito di tutti gli altri. La nostra vita, infatti, è una e quindi dobbiamo pensare ai diritti tutti insieme, cercando di capire � situazione per situazione � come meglio bilanciarli tra loro. A volte l'esercizio si rivela difficile, controverso, spinoso, ma si tratta del normale prezzo da pagare per il fatto di prendere i diritti � tutti i diritti � sul serio. La nostra epoca, tuttavia, continua a subire il fascino di una tentazione che è molto antica, ma che si presenta con vesti sempre aggiornate, facendoci ogni volta credere di essere una novità. Mi riferisco alla tentazione di trasformare il diritto alla sicurezza in un idolo, in un super-diritto che trasforma tutti gli altri diritti in diritti subordinati. Una sicurezza in nome della quale sarebbe lecito comprimere altri importanti diritti, dalla libertà di espressione a quella di associazione, dal diritto ad accedere alla conoscenza a quello alla privacy. In estrema sintesi, sicurezza in cambio di libertà. Una tentazione antica, ma contro la quale il pensiero liberale nei secoli ha costruito cattedrali di pensiero, mettendo in evidenza i rischi che corre chi sacrifica troppa libertà sull'altare della sicurezza. (da: "Anche l'anonimato ha i suoi diritti", "Il Sole 24 Ore") Quale delle seguenti affermazioni, in riferimento al brano, NON è corretta? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Non è lecito affrontare i diritti fondamentali uno alla volta, in isolamento. O prenderne uno e assolutizzarlo a scapito di tutti gli altri. La nostra vita, infatti, è una e quindi dobbiamo pensare ai diritti tutti insieme, cercando di capire � situazione per situazione � come meglio bilanciarli tra loro. A volte l'esercizio si rivela difficile, controverso, spinoso, ma si tratta del normale prezzo da pagare per il fatto di prendere i diritti � tutti i diritti � sul serio. La nostra epoca, tuttavia, continua a subire il fascino di una tentazione che è molto antica, ma che si presenta con vesti sempre aggiornate, facendoci ogni volta credere di essere una novità. Mi riferisco alla tentazione di trasformare il diritto alla sicurezza in un idolo, in un super-diritto che trasforma tutti gli altri diritti in diritti subordinati. Una sicurezza in nome della quale sarebbe lecito comprimere altri importanti diritti, dalla libertà di espressione a quella di associazione, dal diritto ad accedere alla conoscenza a quello alla privacy. In estrema sintesi, sicurezza in cambio di libertà. Una tentazione antica, ma contro la quale il pensiero liberale nei secoli ha costruito cattedrali di pensiero, mettendo in evidenza i rischi che corre chi sacrifica troppa libertà sull'altare della sicurezza. (da: "Anche l'anonimato ha i suoi diritti", "Il Sole 24 Ore") Come viene interpretato, in questo brano, il diritto alla sicurezza? |
RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Non è lecito affrontare i diritti fondamentali uno alla volta, in isolamento. O prenderne uno e assolutizzarlo a scapito di tutti gli altri. La nostra vita, infatti, è una e quindi dobbiamo pensare ai diritti tutti insieme, cercando di capire � situazione per situazione � come meglio bilanciarli tra loro. A volte l'esercizio si rivela difficile, controverso, spinoso, ma si tratta del normale prezzo da pagare per il fatto di prendere i diritti � tutti i diritti � sul serio. La nostra epoca, tuttavia, continua a subire il fascino di una tentazione che è molto antica, ma che si presenta con vesti sempre aggiornate, facendoci ogni volta credere di essere una novità. Mi riferisco alla tentazione di trasformare il diritto alla sicurezza in un idolo, in un super-diritto che trasforma tutti gli altri diritti in diritti subordinati. Una sicurezza in nome della quale sarebbe lecito comprimere altri importanti diritti, dalla libertà di espressione a quella di associazione, dal diritto ad accedere alla conoscenza a quello alla privacy. In estrema sintesi, sicurezza in cambio di libertà. Una tentazione antica, ma contro la quale il pensiero liberale nei secoli ha costruito cattedrali di pensiero, mettendo in evidenza i rischi che corre chi sacrifica troppa libertà sull'altare della sicurezza. (da: "Anche l'anonimato ha i suoi diritti", "Il Sole 24 Ore") Nel brano si fa riferimento alla "tentazione" di: |
RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Non è lecito affrontare i diritti fondamentali uno alla volta, in isolamento. O prenderne uno e assolutizzarlo a scapito di tutti gli altri. La nostra vita, infatti, è una e quindi dobbiamo pensare ai diritti tutti insieme, cercando di capire � situazione per situazione � come meglio bilanciarli tra loro. A volte l'esercizio si rivela difficile, controverso, spinoso, ma si tratta del normale prezzo da pagare per il fatto di prendere i diritti � tutti i diritti � sul serio. La nostra epoca, tuttavia, continua a subire il fascino di una tentazione che è molto antica, ma che si presenta con vesti sempre aggiornate, facendoci ogni volta credere di essere una novità. Mi riferisco alla tentazione di trasformare il diritto alla sicurezza in un idolo, in un super-diritto che trasforma tutti gli altri diritti in diritti subordinati. Una sicurezza in nome della quale sarebbe lecito comprimere altri importanti diritti, dalla libertà di espressione a quella di associazione, dal diritto ad accedere alla conoscenza a quello alla privacy. In estrema sintesi, sicurezza in cambio di libertà. Una tentazione antica, ma contro la quale il pensiero liberale nei secoli ha costruito cattedrali di pensiero, mettendo in evidenza i rischi che corre chi sacrifica troppa libertà sull'altare della sicurezza. (da: "Anche l'anonimato ha i suoi diritti", "Il Sole 24 Ore") Quale delle seguenti affermazioni, in riferimento al brano, è corretta? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Non è lecito affrontare i diritti fondamentali uno alla volta, in isolamento. O prenderne uno e assolutizzarlo a scapito di tutti gli altri. La nostra vita, infatti, è una e quindi dobbiamo pensare ai diritti tutti insieme, cercando di capire � situazione per situazione � come meglio bilanciarli tra loro. A volte l'esercizio si rivela difficile, controverso, spinoso, ma si tratta del normale prezzo da pagare per il fatto di prendere i diritti � tutti i diritti � sul serio. La nostra epoca, tuttavia, continua a subire il fascino di una tentazione che è molto antica, ma che si presenta con vesti sempre aggiornate, facendoci ogni volta credere di essere una novità. Mi riferisco alla tentazione di trasformare il diritto alla sicurezza in un idolo, in un super-diritto che trasforma tutti gli altri diritti in diritti subordinati. Una sicurezza in nome della quale sarebbe lecito comprimere altri importanti diritti, dalla libertà di espressione a quella di associazione, dal diritto ad accedere alla conoscenza a quello alla privacy. In estrema sintesi, sicurezza in cambio di libertà. Una tentazione antica, ma contro la quale il pensiero liberale nei secoli ha costruito cattedrali di pensiero, mettendo in evidenza i rischi che corre chi sacrifica troppa libertà sull'altare della sicurezza. (da: "Anche l'anonimato ha i suoi diritti", "Il Sole 24 Ore") Qual è l'argomento del brano? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Nonostante l'elevato numero di centri urbani (circa una trentina con popolazione superiore ai 100.000 abitanti, di cui un terzo con oltre 250.000, compresa la capitale, Bucarest, che conta oltre 2 milioni di abitanti e circa 2,3 nell'agglomerato urbano), la popolazione rurale in Romania ha ancora una considerevole incidenza, di poco inferiore alla metà di quella totale: ufficialmente il 46,8% nel 1989. Essa è insediata prevalentemente in villaggi (cringuri) e case sparse, spesso assai differenti tra loro per struttura e materiali utilizzati. Carattere abbastanza originale hanno i villaggi della Transilvania occidentale e della Valacchia, dalla struttura irregolare e con le abitazioni generalmente costruite in legno e contornate di orti e giardini; nella Transilvania orientale e nel Banato le forme dell'insediamento rurale rivelano invece l'impronta della colonizzazione germanica con le loro tipiche planimetrie geometriche o l'allineamento degli edifici lungo le strade. È da ricordare inoltre che, sulla scorta di discutibili criteri di pianificazione agricola, nel corso degli ultimi anni, da parte del passato regime comunista era stata avviata una sistematica distruzione delle tipiche forme di insediamento rurale per sostituirle con anonime e irrazionali concentrazioni edilizie il cui unico risultato è stato quello di cancellare le espressioni più autentiche di un paesaggio alla base della storia e della cultura nazionale.Nel complesso, la popolazione romena risulta abbastanza regolarmente distribuita sul territorio nazionale, rarefacendosi ovviamente nelle zone più elevate delle montagne carpatiche e nel tratto terminale della pianura danubiana oltre che nella stessa regione del delta.Sotto il profilo etnico-linguistico i romeni costituiscono una Nazione piuttosto omogenea. Anche se le informazioni disponibili non sono molto precise, si può valutare che nella Transilvania e nel Banato sia comunque rilevante una presenza ungherese (circa l'8% al censimento del 1977) e anche, se pur più contenuta, una tedesca (1,5%). La prima, in particolare, era stata oggetto di notevoli limitazioni da parte del passato regime comunista. Tra le altre minoranze sono da annoverare anche turchi, tatari e soprattutto tzigani (che parlano la lingua rom) valutabili tra i 3 e i 4 milioni di unità. La lingua romena, di origine neolatina, deriva dalla lingua dei Romani parlata nell'area pontica e particolarmente nella Dacia; essa costituisce l'idioma nazionale e ufficiale del Paese. (da: "Romania", Guida Touring Club Italiano) Relativamente alla popolazione romena, dal brano si deduce che: |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Nonostante l'elevato numero di centri urbani (circa una trentina con popolazione superiore ai 100.000 abitanti, di cui un terzo con oltre 250.000, compresa la capitale, Bucarest, che conta oltre 2 milioni di abitanti e circa 2,3 nell'agglomerato urbano), la popolazione rurale in Romania ha ancora una considerevole incidenza, di poco inferiore alla metà di quella totale: ufficialmente il 46,8% nel 1989. Essa è insediata prevalentemente in villaggi (cringuri) e case sparse, spesso assai differenti tra loro per struttura e materiali utilizzati. Carattere abbastanza originale hanno i villaggi della Transilvania occidentale e della Valacchia, dalla struttura irregolare e con le abitazioni generalmente costruite in legno e contornate di orti e giardini; nella Transilvania orientale e nel Banato le forme dell'insediamento rurale rivelano invece l'impronta della colonizzazione germanica con le loro tipiche planimetrie geometriche o l'allineamento degli edifici lungo le strade. È da ricordare inoltre che, sulla scorta di discutibili criteri di pianificazione agricola, nel corso degli ultimi anni, da parte del passato regime comunista era stata avviata una sistematica distruzione delle tipiche forme di insediamento rurale per sostituirle con anonime e irrazionali concentrazioni edilizie il cui unico risultato è stato quello di cancellare le espressioni più autentiche di un paesaggio alla base della storia e della cultura nazionale.Nel complesso, la popolazione romena risulta abbastanza regolarmente distribuita sul territorio nazionale, rarefacendosi ovviamente nelle zone più elevate delle montagne carpatiche e nel tratto terminale della pianura danubiana oltre che nella stessa regione del delta.Sotto il profilo etnico-linguistico i romeni costituiscono una Nazione piuttosto omogenea. Anche se le informazioni disponibili non sono molto precise, si può valutare che nella Transilvania e nel Banato sia comunque rilevante una presenza ungherese (circa l'8% al censimento del 1977) e anche, se pur più contenuta, una tedesca (1,5%). La prima, in particolare, era stata oggetto di notevoli limitazioni da parte del passato regime comunista. Tra le altre minoranze sono da annoverare anche turchi, tatari e soprattutto tzigani (che parlano la lingua rom) valutabili tra i 3 e i 4 milioni di unità. La lingua romena, di origine neolatina, deriva dalla lingua dei Romani parlata nell'area pontica e particolarmente nella Dacia; essa costituisce l'idioma nazionale e ufficiale del Paese. (da: "Romania", Guida Touring Club Italiano) L'autore del brano manifesta una posizione critica su tutte le seguenti affermazioni TRANNE una, quale? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Nonostante l'elevato numero di centri urbani (circa una trentina con popolazione superiore ai 100.000 abitanti, di cui un terzo con oltre 250.000, compresa la capitale, Bucarest, che conta oltre 2 milioni di abitanti e circa 2,3 nell'agglomerato urbano), la popolazione rurale in Romania ha ancora una considerevole incidenza, di poco inferiore alla metà di quella totale: ufficialmente il 46,8% nel 1989. Essa è insediata prevalentemente in villaggi (cringuri) e case sparse, spesso assai differenti tra loro per struttura e materiali utilizzati. Carattere abbastanza originale hanno i villaggi della Transilvania occidentale e della Valacchia, dalla struttura irregolare e con le abitazioni generalmente costruite in legno e contornate di orti e giardini; nella Transilvania orientale e nel Banato le forme dell'insediamento rurale rivelano invece l'impronta della colonizzazione germanica con le loro tipiche planimetrie geometriche o l'allineamento degli edifici lungo le strade. È da ricordare inoltre che, sulla scorta di discutibili criteri di pianificazione agricola, nel corso degli ultimi anni, da parte del passato regime comunista era stata avviata una sistematica distruzione delle tipiche forme di insediamento rurale per sostituirle con anonime e irrazionali concentrazioni edilizie il cui unico risultato è stato quello di cancellare le espressioni più autentiche di un paesaggio alla base della storia e della cultura nazionale.Nel complesso, la popolazione romena risulta abbastanza regolarmente distribuita sul territorio nazionale, rarefacendosi ovviamente nelle zone più elevate delle montagne carpatiche e nel tratto terminale della pianura danubiana oltre che nella stessa regione del delta.Sotto il profilo etnico-linguistico i romeni costituiscono una Nazione piuttosto omogenea. Anche se le informazioni disponibili non sono molto precise, si può valutare che nella Transilvania e nel Banato sia comunque rilevante una presenza ungherese (circa l'8% al censimento del 1977) e anche, se pur più contenuta, una tedesca (1,5%). La prima, in particolare, era stata oggetto di notevoli limitazioni da parte del passato regime comunista. Tra le altre minoranze sono da annoverare anche turchi, tatari e soprattutto tzigani (che parlano la lingua rom) valutabili tra i 3 e i 4 milioni di unità. La lingua romena, di origine neolatina, deriva dalla lingua dei Romani parlata nell'area pontica e particolarmente nella Dacia; essa costituisce l'idioma nazionale e ufficiale del Paese. (da: "Romania", Guida Touring Club Italiano) Quale significato si può attribuire, nel contesto del brano, alla frase: "espressioni più autentiche di un paesaggio alla base della storia e della cultura nazionale"? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Nonostante l'elevato numero di centri urbani (circa una trentina con popolazione superiore ai 100.000 abitanti, di cui un terzo con oltre 250.000, compresa la capitale, Bucarest, che conta oltre 2 milioni di abitanti e circa 2,3 nell'agglomerato urbano), la popolazione rurale in Romania ha ancora una considerevole incidenza, di poco inferiore alla metà di quella totale: ufficialmente il 46,8% nel 1989. Essa è insediata prevalentemente in villaggi (cringuri) e case sparse, spesso assai differenti tra loro per struttura e materiali utilizzati. Carattere abbastanza originale hanno i villaggi della Transilvania occidentale e della Valacchia, dalla struttura irregolare e con le abitazioni generalmente costruite in legno e contornate di orti e giardini; nella Transilvania orientale e nel Banato le forme dell'insediamento rurale rivelano invece l'impronta della colonizzazione germanica con le loro tipiche planimetrie geometriche o l'allineamento degli edifici lungo le strade. È da ricordare inoltre che, sulla scorta di discutibili criteri di pianificazione agricola, nel corso degli ultimi anni, da parte del passato regime comunista era stata avviata una sistematica distruzione delle tipiche forme di insediamento rurale per sostituirle con anonime e irrazionali concentrazioni edilizie il cui unico risultato è stato quello di cancellare le espressioni più autentiche di un paesaggio alla base della storia e della cultura nazionale.Nel complesso, la popolazione romena risulta abbastanza regolarmente distribuita sul territorio nazionale, rarefacendosi ovviamente nelle zone più elevate delle montagne carpatiche e nel tratto terminale della pianura danubiana oltre che nella stessa regione del delta.Sotto il profilo etnico-linguistico i romeni costituiscono una Nazione piuttosto omogenea. Anche se le informazioni disponibili non sono molto precise, si può valutare che nella Transilvania e nel Banato sia comunque rilevante una presenza ungherese (circa l'8% al censimento del 1977) e anche, se pur più contenuta, una tedesca (1,5%). La prima, in particolare, era stata oggetto di notevoli limitazioni da parte del passato regime comunista. Tra le altre minoranze sono da annoverare anche turchi, tatari e soprattutto tzigani (che parlano la lingua rom) valutabili tra i 3 e i 4 milioni di unità. La lingua romena, di origine neolatina, deriva dalla lingua dei Romani parlata nell'area pontica e particolarmente nella Dacia; essa costituisce l'idioma nazionale e ufficiale del Paese. (da: "Romania", Guida Touring Club Italiano) Relativamente agli insediamenti rurali, alla luce di quanto esposto nel brano, quale delle seguenti alternative risulta corretta? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Nonostante l'elevato numero di centri urbani (circa una trentina con popolazione superiore ai 100.000 abitanti, di cui un terzo con oltre 250.000, compresa la capitale, Bucarest, che conta oltre 2 milioni di abitanti e circa 2,3 nell'agglomerato urbano), la popolazione rurale in Romania ha ancora una considerevole incidenza, di poco inferiore alla metà di quella totale: ufficialmente il 46,8% nel 1989. Essa è insediata prevalentemente in villaggi (cringuri) e case sparse, spesso assai differenti tra loro per struttura e materiali utilizzati. Carattere abbastanza originale hanno i villaggi della Transilvania occidentale e della Valacchia, dalla struttura irregolare e con le abitazioni generalmente costruite in legno e contornate di orti e giardini; nella Transilvania orientale e nel Banato le forme dell'insediamento rurale rivelano invece l'impronta della colonizzazione germanica con le loro tipiche planimetrie geometriche o l'allineamento degli edifici lungo le strade. È da ricordare inoltre che, sulla scorta di discutibili criteri di pianificazione agricola, nel corso degli ultimi anni, da parte del passato regime comunista era stata avviata una sistematica distruzione delle tipiche forme di insediamento rurale per sostituirle con anonime e irrazionali concentrazioni edilizie il cui unico risultato è stato quello di cancellare le espressioni più autentiche di un paesaggio alla base della storia e della cultura nazionale.Nel complesso, la popolazione romena risulta abbastanza regolarmente distribuita sul territorio nazionale, rarefacendosi ovviamente nelle zone più elevate delle montagne carpatiche e nel tratto terminale della pianura danubiana oltre che nella stessa regione del delta.Sotto il profilo etnico-linguistico i romeni costituiscono una Nazione piuttosto omogenea. Anche se le informazioni disponibili non sono molto precise, si può valutare che nella Transilvania e nel Banato sia comunque rilevante una presenza ungherese (circa l'8% al censimento del 1977) e anche, se pur più contenuta, una tedesca (1,5%). La prima, in particolare, era stata oggetto di notevoli limitazioni da parte del passato regime comunista. Tra le altre minoranze sono da annoverare anche turchi, tatari e soprattutto tzigani (che parlano la lingua rom) valutabili tra i 3 e i 4 milioni di unità. La lingua romena, di origine neolatina, deriva dalla lingua dei Romani parlata nell'area pontica e particolarmente nella Dacia; essa costituisce l'idioma nazionale e ufficiale del Paese. (da: "Romania", Guida Touring Club Italiano) Quale delle seguenti affermazioni, relative alle lingue e alle minoranze esistenti in Romania, è corretta alla luce di quanto esposto nel brano? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Nonostante le molte oscillazioni, la soddisfazione media riportata dagli europei era, nel 1992, praticamente allo stesso livello di 20 anni prima, a fronte di un considerevole aumento del reddito pro capite nello stesso periodo. Risultati molto simili si ottengono anche per gli Stati Uniti. Questi dati sollevano naturalmente molti dubbi sulla loro qualità e tuttavia, senza entrare nel dettaglio, numerosi studi provenienti da altre discipline come la psicologia e la neurologia ne supportano l'attendibilità. Citiamo solo la critica che a noi pare più comune e che si potrebbe formulare come segue: in realtà ognuno si dichiara soddisfatto in relazione a ciò che può realisticamente ottenere, di conseguenza oggi siamo effettivamente più felici di 20 anni fa ma non ci riteniamo tali perché le nostre aspettative sono cambiate, migliorate, e desideriamo sempre di più. Esistono diverse risposte a questa critica. In primo luogo, se così fosse, almeno persone nate negli stessi anni dovrebbero mostrare una crescita nel tempo della felicità riportata soggettivamente.I dati mostrano invece che, anche suddividendo il campione per coorti di nascita, la felicità riportata non cresce significativamente nel tempo. Inoltre, misure meno soggettive del benessere, come la percentuale di persone affette da depressione o il numero di suicidi, seguono andamenti molto simili alle risposte soggettive sulla felicità e sulla soddisfazione. Ma allora cosa ci rende felici?". (Da: Mauro Maggioni e Michele Pellizzari, "Alti e bassi dell'economia della felicità", "La Stampa") Qual è la tesi di fondo del brano? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Nonostante le molte oscillazioni, la soddisfazione media riportata dagli europei era, nel 1992, praticamente allo stesso livello di 20 anni prima, a fronte di un considerevole aumento del reddito pro capite nello stesso periodo. Risultati molto simili si ottengono anche per gli Stati Uniti. Questi dati sollevano naturalmente molti dubbi sulla loro qualità e tuttavia, senza entrare nel dettaglio, numerosi studi provenienti da altre discipline come la psicologia e la neurologia ne supportano l'attendibilità. Citiamo solo la critica che a noi pare più comune e che si potrebbe formulare come segue: in realtà ognuno si dichiara soddisfatto in relazione a ciò che può realisticamente ottenere, di conseguenza oggi siamo effettivamente più felici di 20 anni fa ma non ci riteniamo tali perché le nostre aspettative sono cambiate, migliorate, e desideriamo sempre di più. Esistono diverse risposte a questa critica. In primo luogo, se così fosse, almeno persone nate negli stessi anni dovrebbero mostrare una crescita nel tempo della felicità riportata soggettivamente.I dati mostrano invece che, anche suddividendo il campione per coorti di nascita, la felicità riportata non cresce significativamente nel tempo. Inoltre, misure meno soggettive del benessere, come la percentuale di persone affette da depressione o il numero di suicidi, seguono andamenti molto simili alle risposte soggettive sulla felicità e sulla soddisfazione. Ma allora cosa ci rende felici?". (Da: Mauro Maggioni e Michele Pellizzari, "Alti e bassi dell'economia della felicità", "La Stampa") Qual è la critica scelta dagli autori a riguardo del risultato di un'indagine statistica secondo la quale la soddisfazione media europea non è cambiata in 20 anni nonostante un considerevole aumento di reddito pro capite? |
RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Nonostante le molte oscillazioni, la soddisfazione media riportata dagli europei era, nel 1992, praticamente allo stesso livello di 20 anni prima, a fronte di un considerevole aumento del reddito pro capite nello stesso periodo. Risultati molto simili si ottengono anche per gli Stati Uniti. Questi dati sollevano naturalmente molti dubbi sulla loro qualità e tuttavia, senza entrare nel dettaglio, numerosi studi provenienti da altre discipline come la psicologia e la neurologia ne supportano l'attendibilità. Citiamo solo la critica che a noi pare più comune e che si potrebbe formulare come segue: in realtà ognuno si dichiara soddisfatto in relazione a ciò che può realisticamente ottenere, di conseguenza oggi siamo effettivamente più felici di 20 anni fa ma non ci riteniamo tali perché le nostre aspettative sono cambiate, migliorate, e desideriamo sempre di più. Esistono diverse risposte a questa critica. In primo luogo, se così fosse, almeno persone nate negli stessi anni dovrebbero mostrare una crescita nel tempo della felicità riportata soggettivamente.I dati mostrano invece che, anche suddividendo il campione per coorti di nascita, la felicità riportata non cresce significativamente nel tempo. Inoltre, misure meno soggettive del benessere, come la percentuale di persone affette da depressione o il numero di suicidi, seguono andamenti molto simili alle risposte soggettive sulla felicità e sulla soddisfazione. Ma allora cosa ci rende felici?". (Da: Mauro Maggioni e Michele Pellizzari, "Alti e bassi dell'economia della felicità", "La Stampa") I dati, secondo cui nel 1992 in Europa e negli USA la soddisfazione media europea non era cambiata in 20 anni nonostante un considerevole aumento di reddito pro capite, hanno ulteriori riscontri? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Nonostante le molte oscillazioni, la soddisfazione media riportata dagli europei era, nel 1992, praticamente allo stesso livello di 20 anni prima, a fronte di un considerevole aumento del reddito pro capite nello stesso periodo. Risultati molto simili si ottengono anche per gli Stati Uniti. Questi dati sollevano naturalmente molti dubbi sulla loro qualità e tuttavia, senza entrare nel dettaglio, numerosi studi provenienti da altre discipline come la psicologia e la neurologia ne supportano l'attendibilità. Citiamo solo la critica che a noi pare più comune e che si potrebbe formulare come segue: in realtà ognuno si dichiara soddisfatto in relazione a ciò che può realisticamente ottenere, di conseguenza oggi siamo effettivamente più felici di 20 anni fa ma non ci riteniamo tali perché le nostre aspettative sono cambiate, migliorate, e desideriamo sempre di più. Esistono diverse risposte a questa critica. In primo luogo, se così fosse, almeno persone nate negli stessi anni dovrebbero mostrare una crescita nel tempo della felicità riportata soggettivamente.I dati mostrano invece che, anche suddividendo il campione per coorti di nascita, la felicità riportata non cresce significativamente nel tempo. Inoltre, misure meno soggettive del benessere, come la percentuale di persone affette da depressione o il numero di suicidi, seguono andamenti molto simili alle risposte soggettive sulla felicità e sulla soddisfazione. Ma allora cosa ci rende felici?". (Da: Mauro Maggioni e Michele Pellizzari, "Alti e bassi dell'economia della felicità", "La Stampa") Che cosa intendono gli autori con la seguente affermazione: "Inoltre, misure meno soggettive del benessere, come la percentuale di persone affette da depressione o il numero di suicidi, seguono andamenti molto simili alle risposte soggettive sulla felicità e sulla soddisfazione"? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Nonostante le molte oscillazioni, la soddisfazione media riportata dagli europei era, nel 1992, praticamente allo stesso livello di 20 anni prima, a fronte di un considerevole aumento del reddito pro capite nello stesso periodo. Risultati molto simili si ottengono anche per gli Stati Uniti. Questi dati sollevano naturalmente molti dubbi sulla loro qualità e tuttavia, senza entrare nel dettaglio, numerosi studi provenienti da altre discipline come la psicologia e la neurologia ne supportano l'attendibilità. Citiamo solo la critica che a noi pare più comune e che si potrebbe formulare come segue: in realtà ognuno si dichiara soddisfatto in relazione a ciò che può realisticamente ottenere, di conseguenza oggi siamo effettivamente più felici di 20 anni fa ma non ci riteniamo tali perché le nostre aspettative sono cambiate, migliorate, e desideriamo sempre di più. Esistono diverse risposte a questa critica. In primo luogo, se così fosse, almeno persone nate negli stessi anni dovrebbero mostrare una crescita nel tempo della felicità riportata soggettivamente.I dati mostrano invece che, anche suddividendo il campione per coorti di nascita, la felicità riportata non cresce significativamente nel tempo. Inoltre, misure meno soggettive del benessere, come la percentuale di persone affette da depressione o il numero di suicidi, seguono andamenti molto simili alle risposte soggettive sulla felicità e sulla soddisfazione. Ma allora cosa ci rende felici?". (Da: Mauro Maggioni e Michele Pellizzari, "Alti e bassi dell'economia della felicità", "La Stampa") Secondo gli autori, oggi, pur essendo più felici di vent'anni fa, non ce ne rendiamo conto. Questo avviene perché: |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Nonostante siano trascorsi quasi 20 anni, [1] ricordo ancora vividamente le emozioni suscitate in me dalla cometa Hale-Bopp, la più spettacolare del XX secolo. Ho visto altre comete, sia prima sia dopo il 1997, ma la visione a occhio nudo della Hale-Bopp, così luminosa da stagliarsi prominentemente nei cieli notturni delle nostre città, a Pisa come a Parigi, mi ha fatto percepire come non mai cosa dovessero aver provato gli antichi all'apparire di questi astri: un misto di meraviglia e profonda inquietudine, innescati dall'improvviso mutamento, al di fuori di ogni possibile controllo umano, di panorami celesti e cicli naturali ripetitivi e, per questo, ritenuti familiari e in un certo qual modo rassicuranti.Non deve quindi stupire che nella storia le comete, indipendentemente dalla loro interpretazione, siano state spesso associate a eventi eccezionali. E con l'approssimarsi del Natale è ancora inevitabile chiedersi, come succede da una ventina di secoli a questa parte, cos'era quell'astro che indicò ai Magi la strada per Betlemme, menzionato nel solo Vangelo di San Matteo, risalente al I secolo d.C. In proposito il racconto è abbastanza dettagliato, ma due millenni di ipotesi, analisi e ricerche non sono riusciti ad associare in modo inequivocabile uno specifico oggetto o fenomeno astrofisico alla 'stella' dei Magi. Possiamo solo dire che l'ipotesi che si trattasse di una cometa è stata formulata già nel III secolo d.C. e che questa tradizione ha attecchito definitivamente, a livello di iconografia artistica e di rappresentazione nel presepe, dall'inizio del XIV secolo, quando Giotto, in uno dei meravigliosi affreschi realizzati all'interno della Cappella degli Scrovegni di Padova, l'Adorazione dei Magi, raffigurò l'astro menzionato da San Matteo come una bellissima cometa. L'opinione più diffusa è che ciò accadde perché il grande artista era rimasto profondamente impressionato, nel 1301, da uno spettacolare passaggio della cometa che diversi secoli più tardi sarebbe stata associata al nome dell'astronomo Halley, che per primo ne comprese la ripetitività e conseguente prevedibilità della traiettoria, come quella di un qualsiasi pianeta. Da allora questi corpi celesti sono entrati a pieno titolo nell'ambito dell'investigazione scientifica. (Da: L. Anselmo, "Stelle comete di ieri e di oggi", www.almanacco.cnr.it) Per quale motivo l'autore del brano si emozionò alla vista della cometa Hale-Bopp? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Nonostante siano trascorsi quasi 20 anni, [1] ricordo ancora vividamente le emozioni suscitate in me dalla cometa Hale-Bopp, la più spettacolare del XX secolo. Ho visto altre comete, sia prima sia dopo il 1997, ma la visione a occhio nudo della Hale-Bopp, così luminosa da stagliarsi prominentemente nei cieli notturni delle nostre città, a Pisa come a Parigi, mi ha fatto percepire come non mai cosa dovessero aver provato gli antichi all'apparire di questi astri: un misto di meraviglia e profonda inquietudine, innescati dall'improvviso mutamento, al di fuori di ogni possibile controllo umano, di panorami celesti e cicli naturali ripetitivi e, per questo, ritenuti familiari e in un certo qual modo rassicuranti.Non deve quindi stupire che nella storia le comete, indipendentemente dalla loro interpretazione, siano state spesso associate a eventi eccezionali. E con l'approssimarsi del Natale è ancora inevitabile chiedersi, come succede da una ventina di secoli a questa parte, cos'era quell'astro che indicò ai Magi la strada per Betlemme, menzionato nel solo Vangelo di San Matteo, risalente al I secolo d.C. In proposito il racconto è abbastanza dettagliato, ma due millenni di ipotesi, analisi e ricerche non sono riusciti ad associare in modo inequivocabile uno specifico oggetto o fenomeno astrofisico alla 'stella' dei Magi. Possiamo solo dire che l'ipotesi che si trattasse di una cometa è stata formulata già nel III secolo d.C. e che questa tradizione ha attecchito definitivamente, a livello di iconografia artistica e di rappresentazione nel presepe, dall'inizio del XIV secolo, quando Giotto, in uno dei meravigliosi affreschi realizzati all'interno della Cappella degli Scrovegni di Padova, l'Adorazione dei Magi, raffigurò l'astro menzionato da San Matteo come una bellissima cometa. L'opinione più diffusa è che ciò accadde perché il grande artista era rimasto profondamente impressionato, nel 1301, da uno spettacolare passaggio della cometa che diversi secoli più tardi sarebbe stata associata al nome dell'astronomo Halley, che per primo ne comprese la ripetitività e conseguente prevedibilità della traiettoria, come quella di un qualsiasi pianeta. Da allora questi corpi celesti sono entrati a pieno titolo nell'ambito dell'investigazione scientifica. (Da: L. Anselmo, "Stelle comete di ieri e di oggi", www.almanacco.cnr.it) Quale delle seguenti affermazioni sull'autore del brano è deducibile dal testo? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Nonostante siano trascorsi quasi 20 anni, [1] ricordo ancora vividamente le emozioni suscitate in me dalla cometa Hale-Bopp, la più spettacolare del XX secolo. Ho visto altre comete, sia prima sia dopo il 1997, ma la visione a occhio nudo della Hale-Bopp, così luminosa da stagliarsi prominentemente nei cieli notturni delle nostre città, a Pisa come a Parigi, mi ha fatto percepire come non mai cosa dovessero aver provato gli antichi all'apparire di questi astri: un misto di meraviglia e profonda inquietudine, innescati dall'improvviso mutamento, al di fuori di ogni possibile controllo umano, di panorami celesti e cicli naturali ripetitivi e, per questo, ritenuti familiari e in un certo qual modo rassicuranti.Non deve quindi stupire che nella storia le comete, indipendentemente dalla loro interpretazione, siano state spesso associate a eventi eccezionali. E con l'approssimarsi del Natale è ancora inevitabile chiedersi, come succede da una ventina di secoli a questa parte, cos'era quell'astro che indicò ai Magi la strada per Betlemme, menzionato nel solo Vangelo di San Matteo, risalente al I secolo d.C. In proposito il racconto è abbastanza dettagliato, ma due millenni di ipotesi, analisi e ricerche non sono riusciti ad associare in modo inequivocabile uno specifico oggetto o fenomeno astrofisico alla 'stella' dei Magi. Possiamo solo dire che l'ipotesi che si trattasse di una cometa è stata formulata già nel III secolo d.C. e che questa tradizione ha attecchito definitivamente, a livello di iconografia artistica e di rappresentazione nel presepe, dall'inizio del XIV secolo, quando Giotto, in uno dei meravigliosi affreschi realizzati all'interno della Cappella degli Scrovegni di Padova, l'Adorazione dei Magi, raffigurò l'astro menzionato da San Matteo come una bellissima cometa. L'opinione più diffusa è che ciò accadde perché il grande artista era rimasto profondamente impressionato, nel 1301, da uno spettacolare passaggio della cometa che diversi secoli più tardi sarebbe stata associata al nome dell'astronomo Halley, che per primo ne comprese la ripetitività e conseguente prevedibilità della traiettoria, come quella di un qualsiasi pianeta. Da allora questi corpi celesti sono entrati a pieno titolo nell'ambito dell'investigazione scientifica. (Da: L. Anselmo, "Stelle comete di ieri e di oggi", www.almanacco.cnr.it) Quale delle seguenti affermazioni è coerente con quanto devono aver provato i popoli antichi di fronte alle comete, secondo quanto scrive l'autore del brano? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Nonostante siano trascorsi quasi 20 anni, [1] ricordo ancora vividamente le emozioni suscitate in me dalla cometa Hale-Bopp, la più spettacolare del XX secolo. Ho visto altre comete, sia prima sia dopo il 1997, ma la visione a occhio nudo della Hale-Bopp, così luminosa da stagliarsi prominentemente nei cieli notturni delle nostre città, a Pisa come a Parigi, mi ha fatto percepire come non mai cosa dovessero aver provato gli antichi all'apparire di questi astri: un misto di meraviglia e profonda inquietudine, innescati dall'improvviso mutamento, al di fuori di ogni possibile controllo umano, di panorami celesti e cicli naturali ripetitivi e, per questo, ritenuti familiari e in un certo qual modo rassicuranti.Non deve quindi stupire che nella storia le comete, indipendentemente dalla loro interpretazione, siano state spesso associate a eventi eccezionali. E con l'approssimarsi del Natale è ancora inevitabile chiedersi, come succede da una ventina di secoli a questa parte, cos'era quell'astro che indicò ai Magi la strada per Betlemme, menzionato nel solo Vangelo di San Matteo, risalente al I secolo d.C. In proposito il racconto è abbastanza dettagliato, ma due millenni di ipotesi, analisi e ricerche non sono riusciti ad associare in modo inequivocabile uno specifico oggetto o fenomeno astrofisico alla 'stella' dei Magi. Possiamo solo dire che l'ipotesi che si trattasse di una cometa è stata formulata già nel III secolo d.C. e che questa tradizione ha attecchito definitivamente, a livello di iconografia artistica e di rappresentazione nel presepe, dall'inizio del XIV secolo, quando Giotto, in uno dei meravigliosi affreschi realizzati all'interno della Cappella degli Scrovegni di Padova, l'Adorazione dei Magi, raffigurò l'astro menzionato da San Matteo come una bellissima cometa. L'opinione più diffusa è che ciò accadde perché il grande artista era rimasto profondamente impressionato, nel 1301, da uno spettacolare passaggio della cometa che diversi secoli più tardi sarebbe stata associata al nome dell'astronomo Halley, che per primo ne comprese la ripetitività e conseguente prevedibilità della traiettoria, come quella di un qualsiasi pianeta. Da allora questi corpi celesti sono entrati a pieno titolo nell'ambito dell'investigazione scientifica. (Da: L. Anselmo, "Stelle comete di ieri e di oggi", www.almanacco.cnr.it) L'Adorazione dei Magi: |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Nonostante siano trascorsi quasi 20 anni, [1] ricordo ancora vividamente le emozioni suscitate in me dalla cometa Hale-Bopp, la più spettacolare del XX secolo. Ho visto altre comete, sia prima sia dopo il 1997, ma la visione a occhio nudo della Hale-Bopp, così luminosa da stagliarsi prominentemente nei cieli notturni delle nostre città, a Pisa come a Parigi, mi ha fatto percepire come non mai cosa dovessero aver provato gli antichi all'apparire di questi astri: un misto di meraviglia e profonda inquietudine, innescati dall'improvviso mutamento, al di fuori di ogni possibile controllo umano, di panorami celesti e cicli naturali ripetitivi e, per questo, ritenuti familiari e in un certo qual modo rassicuranti.Non deve quindi stupire che nella storia le comete, indipendentemente dalla loro interpretazione, siano state spesso associate a eventi eccezionali. E con l'approssimarsi del Natale è ancora inevitabile chiedersi, come succede da una ventina di secoli a questa parte, cos'era quell'astro che indicò ai Magi la strada per Betlemme, menzionato nel solo Vangelo di San Matteo, risalente al I secolo d.C. In proposito il racconto è abbastanza dettagliato, ma due millenni di ipotesi, analisi e ricerche non sono riusciti ad associare in modo inequivocabile uno specifico oggetto o fenomeno astrofisico alla 'stella' dei Magi. Possiamo solo dire che l'ipotesi che si trattasse di una cometa è stata formulata già nel III secolo d.C. e che questa tradizione ha attecchito definitivamente, a livello di iconografia artistica e di rappresentazione nel presepe, dall'inizio del XIV secolo, quando Giotto, in uno dei meravigliosi affreschi realizzati all'interno della Cappella degli Scrovegni di Padova, l'Adorazione dei Magi, raffigurò l'astro menzionato da San Matteo come una bellissima cometa. L'opinione più diffusa è che ciò accadde perché il grande artista era rimasto profondamente impressionato, nel 1301, da uno spettacolare passaggio della cometa che diversi secoli più tardi sarebbe stata associata al nome dell'astronomo Halley, che per primo ne comprese la ripetitività e conseguente prevedibilità della traiettoria, come quella di un qualsiasi pianeta. Da allora questi corpi celesti sono entrati a pieno titolo nell'ambito dell'investigazione scientifica. (Da: L. Anselmo, "Stelle comete di ieri e di oggi", www.almanacco.cnr.it) Quale può essere un sinonimo di "vividamente", nell'accezione con cui questa parola è usata nel periodo contrassegnato da [1]? |
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Leggere attentamente il seguente brano. Non è lecito affrontare i diritti fondamentali uno alla volta, in isolamento. O prenderne uno e assolutizzarlo a scapito di tutti gli altri. La nostra vita, infatti, è una e quindi dobbiamo pensare ai diritti tutti insieme, cercando di capire � situazione per situazione � come meglio bilanciarli tra loro. A volte l'esercizio si rivela difficile, controverso, spinoso, ma si tratta del normale prezzo da pagare per il fatto di prendere i diritti � tutti i diritti � sul serio. La nostra epoca, tuttavia, continua a subire il fascino di una tentazione che è molto antica, ma che si presenta con vesti sempre aggiornate, facendoci ogni volta credere di essere una novità. Mi riferisco alla tentazione di trasformare il diritto alla sicurezza in un idolo, in un super-diritto che trasforma tutti gli altri diritti in diritti subordinati. Una sicurezza in nome della quale sarebbe lecito comprimere altri importanti diritti, dalla libertà di espressione a quella di associazione, dal diritto ad accedere alla conoscenza a quello alla privacy. In estrema sintesi, sicurezza in cambio di libertà. Una tentazione antica, ma contro la quale il pensiero liberale nei secoli ha costruito cattedrali di pensiero, mettendo in evidenza i rischi che corre chi sacrifica troppa libertà sull'altare della sicurezza. (da: "Anche l'anonimato ha i suoi diritti", "Il Sole 24 Ore") Nel brano si fa riferimento alla "tentazione" di: