Tutte le domande del quiz : Branitratto da:Guardia di Finanza Quiz - 631 allievi marescialli 2018 (90° corso) Concorso pubblico, per titoli ed esami, per 631 allievi marescialli 2018  Esercitati su questo Quiz  |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Per oltre un secolo lo abbiamo chiamato Emilio Sàlgari, con l'accento sulla prima "a". Solo in tempi recenti, finalmente, è stato chiarito che il cognome del creatore della saga di Sandokan non è sdrucciolo e va pronunciato con l'accento sulla seconda "a": Emilio Salgàri. Nel lungo periodo che dal neonato Regno d'Italia arrivò fino alla metà del Novecento, sui comodini dei giovani italiani non mancarono mai i suoi libri dedicati ai pirati della Malesia e ai corsari delle Antille. Poi il boom economico degli anni '50 relegò nel dimenticatoio anche la quasi totalità della vastissima produzione di Salgàri (più di 200 titoli). Fino alla sera del 6 gennaio 1976, quando sulla Rai un attore indiano di nome Kabir Bedi [1] ridiede nuova linfa alle fantasie letterarie dello scrittore veronese, portando sullo schermo il pirata Sandokan, l'eroica Tigre della Malesia che Salgàri aveva creato nel lontano 1883. Lo sceneggiato in 6 puntate doveva essere consegnato alla Rai a fine agosto 1975, per essere poi trasmesso nel novembre successivo. Ma a causa di problemi legali con il produttore, la messa in onda fu posticipata. Il regista Sergio Sollima sperava di riuscire così a montare in tempo una versione a colori per la prima messa in onda della nuova tecnologia il 1 febbraio 1976. Ma la Rai aveva fretta e Sandokan uscì in bianco e nero e quasi in sordina: non ne faceva alcun cenno il Radiocorriere e la sera dell'Epifania sostituì così all'ultimo minuto Canzonissima. E fu un successo. Nel 1976 gli italiani erano poco più di 55 milioni e ben 27 milioni di essi, dunque esattamente la metà, guardarono le sei puntate andate in onda tra il 6 gennaio e l'8 febbraio. Un record, probabilmente mai bissato da nessun altro programma televisivo italiano, che non sfuggì all'estero: Sandokan venne venduto a 85 Paesi e per la prima volta gli Usa acquistarono uno sceneggiato girato in una lingua che non fosse l'inglese. All'indomani della messa in onda dalle colonne di tutti i quotidiani arrivarono solo stroncature (con l'unica eccezione di Gianni Rodari). Ma c'è anche chi, come Mauro Gervasini, lo applaude come "il primo teleromanzo italiano a essere realizzato con la cura e l'imponenza produttiva di un kolossal cinematografico". Sicuramente è un pezzo di storia della tv italiana, un pezzo di storia della Rai. (Archivio Selexi) Che cosa significa nel brano l'espressione "ridiede nuova linfa", usata nel punto contrassegnato da [1]? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Per oltre un secolo lo abbiamo chiamato Emilio Sàlgari, con l'accento sulla prima "a". Solo in tempi recenti, finalmente, è stato chiarito che il cognome del creatore della saga di Sandokan non è sdrucciolo e va pronunciato con l'accento sulla seconda "a": Emilio Salgàri. Nel lungo periodo che dal neonato Regno d'Italia arrivò fino alla metà del Novecento, sui comodini dei giovani italiani non mancarono mai i suoi libri dedicati ai pirati della Malesia e ai corsari delle Antille. Poi il boom economico degli anni '50 relegò nel dimenticatoio anche la quasi totalità della vastissima produzione di Salgàri (più di 200 titoli). Fino alla sera del 6 gennaio 1976, quando sulla Rai un attore indiano di nome Kabir Bedi [1] ridiede nuova linfa alle fantasie letterarie dello scrittore veronese, portando sullo schermo il pirata Sandokan, l'eroica Tigre della Malesia che Salgàri aveva creato nel lontano 1883. Lo sceneggiato in 6 puntate doveva essere consegnato alla Rai a fine agosto 1975, per essere poi trasmesso nel novembre successivo. Ma a causa di problemi legali con il produttore, la messa in onda fu posticipata. Il regista Sergio Sollima sperava di riuscire così a montare in tempo una versione a colori per la prima messa in onda della nuova tecnologia il 1 febbraio 1976. Ma la Rai aveva fretta e Sandokan uscì in bianco e nero e quasi in sordina: non ne faceva alcun cenno il Radiocorriere e la sera dell'Epifania sostituì così all'ultimo minuto Canzonissima. E fu un successo. Nel 1976 gli italiani erano poco più di 55 milioni e ben 27 milioni di essi, dunque esattamente la metà, guardarono le sei puntate andate in onda tra il 6 gennaio e l'8 febbraio. Un record, probabilmente mai bissato da nessun altro programma televisivo italiano, che non sfuggì all'estero: Sandokan venne venduto a 85 Paesi e per la prima volta gli Usa acquistarono uno sceneggiato girato in una lingua che non fosse l'inglese. All'indomani della messa in onda dalle colonne di tutti i quotidiani arrivarono solo stroncature (con l'unica eccezione di Gianni Rodari). Ma c'è anche chi, come Mauro Gervasini, lo applaude come "il primo teleromanzo italiano a essere realizzato con la cura e l'imponenza produttiva di un kolossal cinematografico". Sicuramente è un pezzo di storia della tv italiana, un pezzo di storia della Rai. (Archivio Selexi) Quale delle seguenti affermazioni su Salgari è desumibile dal brano? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Per oltre un secolo lo abbiamo chiamato Emilio Sàlgari, con l'accento sulla prima "a". Solo in tempi recenti, finalmente, è stato chiarito che il cognome del creatore della saga di Sandokan non è sdrucciolo e va pronunciato con l'accento sulla seconda "a": Emilio Salgàri. Nel lungo periodo che dal neonato Regno d'Italia arrivò fino alla metà del Novecento, sui comodini dei giovani italiani non mancarono mai i suoi libri dedicati ai pirati della Malesia e ai corsari delle Antille. Poi il boom economico degli anni '50 relegò nel dimenticatoio anche la quasi totalità della vastissima produzione di Salgàri (più di 200 titoli). Fino alla sera del 6 gennaio 1976, quando sulla Rai un attore indiano di nome Kabir Bedi [1] ridiede nuova linfa alle fantasie letterarie dello scrittore veronese, portando sullo schermo il pirata Sandokan, l'eroica Tigre della Malesia che Salgàri aveva creato nel lontano 1883. Lo sceneggiato in 6 puntate doveva essere consegnato alla Rai a fine agosto 1975, per essere poi trasmesso nel novembre successivo. Ma a causa di problemi legali con il produttore, la messa in onda fu posticipata. Il regista Sergio Sollima sperava di riuscire così a montare in tempo una versione a colori per la prima messa in onda della nuova tecnologia il 1 febbraio 1976. Ma la Rai aveva fretta e Sandokan uscì in bianco e nero e quasi in sordina: non ne faceva alcun cenno il Radiocorriere e la sera dell'Epifania sostituì così all'ultimo minuto Canzonissima. E fu un successo. Nel 1976 gli italiani erano poco più di 55 milioni e ben 27 milioni di essi, dunque esattamente la metà, guardarono le sei puntate andate in onda tra il 6 gennaio e l'8 febbraio. Un record, probabilmente mai bissato da nessun altro programma televisivo italiano, che non sfuggì all'estero: Sandokan venne venduto a 85 Paesi e per la prima volta gli Usa acquistarono uno sceneggiato girato in una lingua che non fosse l'inglese. All'indomani della messa in onda dalle colonne di tutti i quotidiani arrivarono solo stroncature (con l'unica eccezione di Gianni Rodari). Ma c'è anche chi, come Mauro Gervasini, lo applaude come "il primo teleromanzo italiano a essere realizzato con la cura e l'imponenza produttiva di un kolossal cinematografico". Sicuramente è un pezzo di storia della tv italiana, un pezzo di storia della Rai. (Archivio Selexi) Come si arrivò alla messa in onda dello sceneggiato su Sandokan? |
RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Per oltre un secolo lo abbiamo chiamato Emilio Sàlgari, con l'accento sulla prima "a". Solo in tempi recenti, finalmente, è stato chiarito che il cognome del creatore della saga di Sandokan non è sdrucciolo e va pronunciato con l'accento sulla seconda "a": Emilio Salgàri. Nel lungo periodo che dal neonato Regno d'Italia arrivò fino alla metà del Novecento, sui comodini dei giovani italiani non mancarono mai i suoi libri dedicati ai pirati della Malesia e ai corsari delle Antille. Poi il boom economico degli anni '50 relegò nel dimenticatoio anche la quasi totalità della vastissima produzione di Salgàri (più di 200 titoli). Fino alla sera del 6 gennaio 1976, quando sulla Rai un attore indiano di nome Kabir Bedi [1] ridiede nuova linfa alle fantasie letterarie dello scrittore veronese, portando sullo schermo il pirata Sandokan, l'eroica Tigre della Malesia che Salgàri aveva creato nel lontano 1883. Lo sceneggiato in 6 puntate doveva essere consegnato alla Rai a fine agosto 1975, per essere poi trasmesso nel novembre successivo. Ma a causa di problemi legali con il produttore, la messa in onda fu posticipata. Il regista Sergio Sollima sperava di riuscire così a montare in tempo una versione a colori per la prima messa in onda della nuova tecnologia il 1 febbraio 1976. Ma la Rai aveva fretta e Sandokan uscì in bianco e nero e quasi in sordina: non ne faceva alcun cenno il Radiocorriere e la sera dell'Epifania sostituì così all'ultimo minuto Canzonissima. E fu un successo. Nel 1976 gli italiani erano poco più di 55 milioni e ben 27 milioni di essi, dunque esattamente la metà, guardarono le sei puntate andate in onda tra il 6 gennaio e l'8 febbraio. Un record, probabilmente mai bissato da nessun altro programma televisivo italiano, che non sfuggì all'estero: Sandokan venne venduto a 85 Paesi e per la prima volta gli Usa acquistarono uno sceneggiato girato in una lingua che non fosse l'inglese. All'indomani della messa in onda dalle colonne di tutti i quotidiani arrivarono solo stroncature (con l'unica eccezione di Gianni Rodari). Ma c'è anche chi, come Mauro Gervasini, lo applaude come "il primo teleromanzo italiano a essere realizzato con la cura e l'imponenza produttiva di un kolossal cinematografico". Sicuramente è un pezzo di storia della tv italiana, un pezzo di storia della Rai. (Archivio Selexi) La tecnologia a colori andò in onda in Rai: |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Per oltre un secolo lo abbiamo chiamato Emilio Sàlgari, con l'accento sulla prima "a". Solo in tempi recenti, finalmente, è stato chiarito che il cognome del creatore della saga di Sandokan non è sdrucciolo e va pronunciato con l'accento sulla seconda "a": Emilio Salgàri. Nel lungo periodo che dal neonato Regno d'Italia arrivò fino alla metà del Novecento, sui comodini dei giovani italiani non mancarono mai i suoi libri dedicati ai pirati della Malesia e ai corsari delle Antille. Poi il boom economico degli anni '50 relegò nel dimenticatoio anche la quasi totalità della vastissima produzione di Salgàri (più di 200 titoli). Fino alla sera del 6 gennaio 1976, quando sulla Rai un attore indiano di nome Kabir Bedi [1] ridiede nuova linfa alle fantasie letterarie dello scrittore veronese, portando sullo schermo il pirata Sandokan, l'eroica Tigre della Malesia che Salgàri aveva creato nel lontano 1883. Lo sceneggiato in 6 puntate doveva essere consegnato alla Rai a fine agosto 1975, per essere poi trasmesso nel novembre successivo. Ma a causa di problemi legali con il produttore, la messa in onda fu posticipata. Il regista Sergio Sollima sperava di riuscire così a montare in tempo una versione a colori per la prima messa in onda della nuova tecnologia il 1 febbraio 1976. Ma la Rai aveva fretta e Sandokan uscì in bianco e nero e quasi in sordina: non ne faceva alcun cenno il Radiocorriere e la sera dell'Epifania sostituì così all'ultimo minuto Canzonissima. E fu un successo. Nel 1976 gli italiani erano poco più di 55 milioni e ben 27 milioni di essi, dunque esattamente la metà, guardarono le sei puntate andate in onda tra il 6 gennaio e l'8 febbraio. Un record, probabilmente mai bissato da nessun altro programma televisivo italiano, che non sfuggì all'estero: Sandokan venne venduto a 85 Paesi e per la prima volta gli Usa acquistarono uno sceneggiato girato in una lingua che non fosse l'inglese. All'indomani della messa in onda dalle colonne di tutti i quotidiani arrivarono solo stroncature (con l'unica eccezione di Gianni Rodari). Ma c'è anche chi, come Mauro Gervasini, lo applaude come "il primo teleromanzo italiano a essere realizzato con la cura e l'imponenza produttiva di un kolossal cinematografico". Sicuramente è un pezzo di storia della tv italiana, un pezzo di storia della Rai. (Archivio Selexi) Quale record viene attribuito allo sceneggiato Sandokan? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Per quasi mezzo secolo, dopo il 1945, il mondo ha temuto che il sistema politico internazionale a base bipolare sarebbe potuto essere messo in discussione solo da una grande guerra generale nucleare: quella stessa guerra che le due superpotenze, Usa e Urss, segretamente e quotidianamente preparavano. Né la decolonizzazione dei grandi imperi coloniali europei d'Africa e d'Asia, né la conseguente apparizione di un movimento di Stati non allineati modificarono molto i termini della questione. Il sistema politico della Guerra fredda a livello militare si fondava su due pilastri interconnessi: 1) prevedeva sul fronte principale europeo-sovietico un contraddittorio sistema di minaccia e contemporanea dissuasione del rischio bellico, sia pur in un crescendo tecnologico e di distruttività, e 2) tollerava una serie assai ampia di conflitti limitati alla sua periferia, nel Terzo mondo. Lo spazio della guerra, in questo sistema politico segnato dall'epocale novità della minaccia nucleare, sembrava dividersi fra grande guerra generale atomica preparata e minacciata e guerre limitate � non di rado internazionalizzate, anche micidiali e atroci ma contenute � nel Terzo mondo. Per quasi mezzo secolo le regole e lo spazio della guerra, la sua grammatica, furono queste.Dopo quasi mezzo secolo il sistema politico è cambiato, o meglio ha iniziato a cambiare. Il 9 novembre 1989 a Berlino il muro fu demolito. La 'caduta del muro di Berlino' e più tardi la firma, il 26 dicembre 1991, della dissoluzione [1] dell'Unione Sovietica (arrivata peraltro a seguito della secessione delle repubbliche baltiche, di un colpo militare nell'agosto, della separazione della Russia da Ucraina e Bielorussia, nonché delle dimissioni del presidente riformista Gorbacëv) certificarono il disfacimento del 'campo socialista' e con esso la fine della Guerra fredda. Tutto questo aveva una connessione diretta con la sfera della conflittualità internazionale e della guerra. Quando l'Iraq invase il Kuwait (2 agosto 1990), le Nazioni Unite reagirono e gli Usa intervennero direttamente, con una Coalizione internazionale che portò in Medio Oriente (17 gennaio-28 febbraio 1991) quasi un milione di soldati: qualcosa di impensabile, al tempo della Guerra fredda, quando le superpotenze avevano assistito (o fomentato) al dilaniarsi dell'area in una serie inesausta di conflitti arabo-israeliani e di attacchi terroristici. (da: Nicola Labanca, "Vecchie e nuove guerre") Nel contesto quale significato assume il termine "dissoluzione" [1]? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Per quasi mezzo secolo, dopo il 1945, il mondo ha temuto che il sistema politico internazionale a base bipolare sarebbe potuto essere messo in discussione solo da una grande guerra generale nucleare: quella stessa guerra che le due superpotenze, Usa e Urss, segretamente e quotidianamente preparavano. Né la decolonizzazione dei grandi imperi coloniali europei d'Africa e d'Asia, né la conseguente apparizione di un movimento di Stati non allineati modificarono molto i termini della questione. Il sistema politico della Guerra fredda a livello militare si fondava su due pilastri interconnessi: 1) prevedeva sul fronte principale europeo-sovietico un contraddittorio sistema di minaccia e contemporanea dissuasione del rischio bellico, sia pur in un crescendo tecnologico e di distruttività, e 2) tollerava una serie assai ampia di conflitti limitati alla sua periferia, nel Terzo mondo. Lo spazio della guerra, in questo sistema politico segnato dall'epocale novità della minaccia nucleare, sembrava dividersi fra grande guerra generale atomica preparata e minacciata e guerre limitate � non di rado internazionalizzate, anche micidiali e atroci ma contenute � nel Terzo mondo. Per quasi mezzo secolo le regole e lo spazio della guerra, la sua grammatica, furono queste.Dopo quasi mezzo secolo il sistema politico è cambiato, o meglio ha iniziato a cambiare. Il 9 novembre 1989 a Berlino il muro fu demolito. La 'caduta del muro di Berlino' e più tardi la firma, il 26 dicembre 1991, della dissoluzione [1] dell'Unione Sovietica (arrivata peraltro a seguito della secessione delle repubbliche baltiche, di un colpo militare nell'agosto, della separazione della Russia da Ucraina e Bielorussia, nonché delle dimissioni del presidente riformista Gorbacëv) certificarono il disfacimento del 'campo socialista' e con esso la fine della Guerra fredda. Tutto questo aveva una connessione diretta con la sfera della conflittualità internazionale e della guerra. Quando l'Iraq invase il Kuwait (2 agosto 1990), le Nazioni Unite reagirono e gli Usa intervennero direttamente, con una Coalizione internazionale che portò in Medio Oriente (17 gennaio-28 febbraio 1991) quasi un milione di soldati: qualcosa di impensabile, al tempo della Guerra fredda, quando le superpotenze avevano assistito (o fomentato) al dilaniarsi dell'area in una serie inesausta di conflitti arabo-israeliani e di attacchi terroristici. (da: Nicola Labanca, "Vecchie e nuove guerre") Quale fu il timore del mondo per quasi un cinquantennio dal 1945 in poi? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Per quasi mezzo secolo, dopo il 1945, il mondo ha temuto che il sistema politico internazionale a base bipolare sarebbe potuto essere messo in discussione solo da una grande guerra generale nucleare: quella stessa guerra che le due superpotenze, Usa e Urss, segretamente e quotidianamente preparavano. Né la decolonizzazione dei grandi imperi coloniali europei d'Africa e d'Asia, né la conseguente apparizione di un movimento di Stati non allineati modificarono molto i termini della questione. Il sistema politico della Guerra fredda a livello militare si fondava su due pilastri interconnessi: 1) prevedeva sul fronte principale europeo-sovietico un contraddittorio sistema di minaccia e contemporanea dissuasione del rischio bellico, sia pur in un crescendo tecnologico e di distruttività, e 2) tollerava una serie assai ampia di conflitti limitati alla sua periferia, nel Terzo mondo. Lo spazio della guerra, in questo sistema politico segnato dall'epocale novità della minaccia nucleare, sembrava dividersi fra grande guerra generale atomica preparata e minacciata e guerre limitate � non di rado internazionalizzate, anche micidiali e atroci ma contenute � nel Terzo mondo. Per quasi mezzo secolo le regole e lo spazio della guerra, la sua grammatica, furono queste.Dopo quasi mezzo secolo il sistema politico è cambiato, o meglio ha iniziato a cambiare. Il 9 novembre 1989 a Berlino il muro fu demolito. La 'caduta del muro di Berlino' e più tardi la firma, il 26 dicembre 1991, della dissoluzione [1] dell'Unione Sovietica (arrivata peraltro a seguito della secessione delle repubbliche baltiche, di un colpo militare nell'agosto, della separazione della Russia da Ucraina e Bielorussia, nonché delle dimissioni del presidente riformista Gorbacëv) certificarono il disfacimento del 'campo socialista' e con esso la fine della Guerra fredda. Tutto questo aveva una connessione diretta con la sfera della conflittualità internazionale e della guerra. Quando l'Iraq invase il Kuwait (2 agosto 1990), le Nazioni Unite reagirono e gli Usa intervennero direttamente, con una Coalizione internazionale che portò in Medio Oriente (17 gennaio-28 febbraio 1991) quasi un milione di soldati: qualcosa di impensabile, al tempo della Guerra fredda, quando le superpotenze avevano assistito (o fomentato) al dilaniarsi dell'area in una serie inesausta di conflitti arabo-israeliani e di attacchi terroristici. (da: Nicola Labanca, "Vecchie e nuove guerre") Quale delle seguenti affermazioni NON è deducibile dalla lettura del testo? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Per quasi mezzo secolo, dopo il 1945, il mondo ha temuto che il sistema politico internazionale a base bipolare sarebbe potuto essere messo in discussione solo da una grande guerra generale nucleare: quella stessa guerra che le due superpotenze, Usa e Urss, segretamente e quotidianamente preparavano. Né la decolonizzazione dei grandi imperi coloniali europei d'Africa e d'Asia, né la conseguente apparizione di un movimento di Stati non allineati modificarono molto i termini della questione. Il sistema politico della Guerra fredda a livello militare si fondava su due pilastri interconnessi: 1) prevedeva sul fronte principale europeo-sovietico un contraddittorio sistema di minaccia e contemporanea dissuasione del rischio bellico, sia pur in un crescendo tecnologico e di distruttività, e 2) tollerava una serie assai ampia di conflitti limitati alla sua periferia, nel Terzo mondo. Lo spazio della guerra, in questo sistema politico segnato dall'epocale novità della minaccia nucleare, sembrava dividersi fra grande guerra generale atomica preparata e minacciata e guerre limitate � non di rado internazionalizzate, anche micidiali e atroci ma contenute � nel Terzo mondo. Per quasi mezzo secolo le regole e lo spazio della guerra, la sua grammatica, furono queste.Dopo quasi mezzo secolo il sistema politico è cambiato, o meglio ha iniziato a cambiare. Il 9 novembre 1989 a Berlino il muro fu demolito. La 'caduta del muro di Berlino' e più tardi la firma, il 26 dicembre 1991, della dissoluzione [1] dell'Unione Sovietica (arrivata peraltro a seguito della secessione delle repubbliche baltiche, di un colpo militare nell'agosto, della separazione della Russia da Ucraina e Bielorussia, nonché delle dimissioni del presidente riformista Gorbacëv) certificarono il disfacimento del 'campo socialista' e con esso la fine della Guerra fredda. Tutto questo aveva una connessione diretta con la sfera della conflittualità internazionale e della guerra. Quando l'Iraq invase il Kuwait (2 agosto 1990), le Nazioni Unite reagirono e gli Usa intervennero direttamente, con una Coalizione internazionale che portò in Medio Oriente (17 gennaio-28 febbraio 1991) quasi un milione di soldati: qualcosa di impensabile, al tempo della Guerra fredda, quando le superpotenze avevano assistito (o fomentato) al dilaniarsi dell'area in una serie inesausta di conflitti arabo-israeliani e di attacchi terroristici. (da: Nicola Labanca, "Vecchie e nuove guerre") Quale delle seguenti alternative NON è indicata nel testo come causa del disfacimento del "campo socialista"? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Per quasi mezzo secolo, dopo il 1945, il mondo ha temuto che il sistema politico internazionale a base bipolare sarebbe potuto essere messo in discussione solo da una grande guerra generale nucleare: quella stessa guerra che le due superpotenze, Usa e Urss, segretamente e quotidianamente preparavano. Né la decolonizzazione dei grandi imperi coloniali europei d'Africa e d'Asia, né la conseguente apparizione di un movimento di Stati non allineati modificarono molto i termini della questione. Il sistema politico della Guerra fredda a livello militare si fondava su due pilastri interconnessi: 1) prevedeva sul fronte principale europeo-sovietico un contraddittorio sistema di minaccia e contemporanea dissuasione del rischio bellico, sia pur in un crescendo tecnologico e di distruttività, e 2) tollerava una serie assai ampia di conflitti limitati alla sua periferia, nel Terzo mondo. Lo spazio della guerra, in questo sistema politico segnato dall'epocale novità della minaccia nucleare, sembrava dividersi fra grande guerra generale atomica preparata e minacciata e guerre limitate � non di rado internazionalizzate, anche micidiali e atroci ma contenute � nel Terzo mondo. Per quasi mezzo secolo le regole e lo spazio della guerra, la sua grammatica, furono queste.Dopo quasi mezzo secolo il sistema politico è cambiato, o meglio ha iniziato a cambiare. Il 9 novembre 1989 a Berlino il muro fu demolito. La 'caduta del muro di Berlino' e più tardi la firma, il 26 dicembre 1991, della dissoluzione [1] dell'Unione Sovietica (arrivata peraltro a seguito della secessione delle repubbliche baltiche, di un colpo militare nell'agosto, della separazione della Russia da Ucraina e Bielorussia, nonché delle dimissioni del presidente riformista Gorbacëv) certificarono il disfacimento del 'campo socialista' e con esso la fine della Guerra fredda. Tutto questo aveva una connessione diretta con la sfera della conflittualità internazionale e della guerra. Quando l'Iraq invase il Kuwait (2 agosto 1990), le Nazioni Unite reagirono e gli Usa intervennero direttamente, con una Coalizione internazionale che portò in Medio Oriente (17 gennaio-28 febbraio 1991) quasi un milione di soldati: qualcosa di impensabile, al tempo della Guerra fredda, quando le superpotenze avevano assistito (o fomentato) al dilaniarsi dell'area in una serie inesausta di conflitti arabo-israeliani e di attacchi terroristici. (da: Nicola Labanca, "Vecchie e nuove guerre") Quale delle seguenti affermazioni NON è deducibile dal testo? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Per secoli l'Europa è stata teatro di frequenti e sanguinosi conflitti. Tra il 1870 e il 1945 Francia e Germania si sono scontrate tre volte, causando terribili perdite di vite umane e, prima di attuarsi in un vero e proprio progetto politico e di divenire un obiettivo permanente della politica di governo degli Stati membri, l'idea d'Europa era patrimonio di una cerchia ristretta di filosofi e di idealisti. Grazie alle idee scaturite dai movimenti di resistenza ai totalitarismi, durante la seconda guerra mondiale, affiorò il concetto di un'organizzazione del continente in grado di superare gli antagonismi nazionali e alcuni leader europei si convinsero che l'unico modo per garantire una pace durevole tra i loro Paesi era unirli economicamente e politicamente.Nel corso della storia sono stati molti gli uomini che hanno sognato un'Europa unita, da Carlo Magno a Machiavelli, da Luigi XIV a Napoleone. Ci sono personaggi del passato che con le loro idee hanno contribuito a far nascere l'Unione dei popoli europei. Tra questi personaggi ricordiamo gli italiani: Giuseppe Mazzini (1805-1872) che affermava la necessità "della solidarietà umana e della fratellanza tra i popoli...", Carlo Cattaneo (1801-1869): sosteneva che fosse necessario unire "Nazioni libere per realizzare un'Europa Libera ed Unita..." e, più vicino ai giorni nostri Altiero Spinelli, con il suo progetto federalista basato sul dialogo e su un rapporto di complementarità [1] fra i poteri locali, regionali, nazionali ed europei.Ma, nonostante gli abitanti dell'Europa fossero veramente provati da tante sofferenze, una nuova possibile guerra era alle porte: le relazioni tra Francia e Germania, nemici storici, rimanevano ancora compromesse e sul continente gravava la minaccia di un nuovo conflitto fra Paesi occidentali e Paesi dell'est. Come si potevano evitare gli errori del passato [2]? Da dove cominciare e soprattutto come? Come stabilire un legame fra i due Paesi e ricongiungere ad essi tutti i Paesi liberi d'Europa per costruire insieme un destino comune? Con una grande idea, nuova nello spirito, negli ideali, nei contenuti, nella forma... La grande idea, il sogno era proprio l'Europa!Solamente dopo la seconda guerra mondiale, e precisamente nel 1949, gli Stati europei istituiscono il Consiglio d'Europa e si accordano stipulando la prima Convenzione europea dei diritti dell'uomo, ove si affermano i diritti inviolabili dei singoli cittadini. Il Consiglio d'Europa fu la prima organizzazione europea ad essere istituita e si assunse il compito di difendere i diritti dell'uomo, la democrazia parlamentare e il principio di legalità, allineare le normative in materia sociale e promuovere la consapevolezza della comune identità europea. (da: "Storia dell'Unione europea", www.youeme4eu.it/breve-storia-dellunione-europea/) In base a quanto emerge dal testo, si può affermare che l'Europa unita: |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Per secoli l'Europa è stata teatro di frequenti e sanguinosi conflitti. Tra il 1870 e il 1945 Francia e Germania si sono scontrate tre volte, causando terribili perdite di vite umane e, prima di attuarsi in un vero e proprio progetto politico e di divenire un obiettivo permanente della politica di governo degli Stati membri, l'idea d'Europa era patrimonio di una cerchia ristretta di filosofi e di idealisti. Grazie alle idee scaturite dai movimenti di resistenza ai totalitarismi, durante la seconda guerra mondiale, affiorò il concetto di un'organizzazione del continente in grado di superare gli antagonismi nazionali e alcuni leader europei si convinsero che l'unico modo per garantire una pace durevole tra i loro Paesi era unirli economicamente e politicamente.Nel corso della storia sono stati molti gli uomini che hanno sognato un'Europa unita, da Carlo Magno a Machiavelli, da Luigi XIV a Napoleone. Ci sono personaggi del passato che con le loro idee hanno contribuito a far nascere l'Unione dei popoli europei. Tra questi personaggi ricordiamo gli italiani: Giuseppe Mazzini (1805-1872) che affermava la necessità "della solidarietà umana e della fratellanza tra i popoli...", Carlo Cattaneo (1801-1869): sosteneva che fosse necessario unire "Nazioni libere per realizzare un'Europa Libera ed Unita..." e, più vicino ai giorni nostri Altiero Spinelli, con il suo progetto federalista basato sul dialogo e su un rapporto di complementarità [1] fra i poteri locali, regionali, nazionali ed europei.Ma, nonostante gli abitanti dell'Europa fossero veramente provati da tante sofferenze, una nuova possibile guerra era alle porte: le relazioni tra Francia e Germania, nemici storici, rimanevano ancora compromesse e sul continente gravava la minaccia di un nuovo conflitto fra Paesi occidentali e Paesi dell'est. Come si potevano evitare gli errori del passato [2]? Da dove cominciare e soprattutto come? Come stabilire un legame fra i due Paesi e ricongiungere ad essi tutti i Paesi liberi d'Europa per costruire insieme un destino comune? Con una grande idea, nuova nello spirito, negli ideali, nei contenuti, nella forma... La grande idea, il sogno era proprio l'Europa!Solamente dopo la seconda guerra mondiale, e precisamente nel 1949, gli Stati europei istituiscono il Consiglio d'Europa e si accordano stipulando la prima Convenzione europea dei diritti dell'uomo, ove si affermano i diritti inviolabili dei singoli cittadini. Il Consiglio d'Europa fu la prima organizzazione europea ad essere istituita e si assunse il compito di difendere i diritti dell'uomo, la democrazia parlamentare e il principio di legalità, allineare le normative in materia sociale e promuovere la consapevolezza della comune identità europea. (da: "Storia dell'Unione europea", www.youeme4eu.it/breve-storia-dellunione-europea/) Individuare il corretto sinonimo del termine "complementarità" indicato nel testo col riferimento [1]. |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Per secoli l'Europa è stata teatro di frequenti e sanguinosi conflitti. Tra il 1870 e il 1945 Francia e Germania si sono scontrate tre volte, causando terribili perdite di vite umane e, prima di attuarsi in un vero e proprio progetto politico e di divenire un obiettivo permanente della politica di governo degli Stati membri, l'idea d'Europa era patrimonio di una cerchia ristretta di filosofi e di idealisti. Grazie alle idee scaturite dai movimenti di resistenza ai totalitarismi, durante la seconda guerra mondiale, affiorò il concetto di un'organizzazione del continente in grado di superare gli antagonismi nazionali e alcuni leader europei si convinsero che l'unico modo per garantire una pace durevole tra i loro Paesi era unirli economicamente e politicamente.Nel corso della storia sono stati molti gli uomini che hanno sognato un'Europa unita, da Carlo Magno a Machiavelli, da Luigi XIV a Napoleone. Ci sono personaggi del passato che con le loro idee hanno contribuito a far nascere l'Unione dei popoli europei. Tra questi personaggi ricordiamo gli italiani: Giuseppe Mazzini (1805-1872) che affermava la necessità "della solidarietà umana e della fratellanza tra i popoli...", Carlo Cattaneo (1801-1869): sosteneva che fosse necessario unire "Nazioni libere per realizzare un'Europa Libera ed Unita..." e, più vicino ai giorni nostri Altiero Spinelli, con il suo progetto federalista basato sul dialogo e su un rapporto di complementarità [1] fra i poteri locali, regionali, nazionali ed europei.Ma, nonostante gli abitanti dell'Europa fossero veramente provati da tante sofferenze, una nuova possibile guerra era alle porte: le relazioni tra Francia e Germania, nemici storici, rimanevano ancora compromesse e sul continente gravava la minaccia di un nuovo conflitto fra Paesi occidentali e Paesi dell'est. Come si potevano evitare gli errori del passato [2]? Da dove cominciare e soprattutto come? Come stabilire un legame fra i due Paesi e ricongiungere ad essi tutti i Paesi liberi d'Europa per costruire insieme un destino comune? Con una grande idea, nuova nello spirito, negli ideali, nei contenuti, nella forma... La grande idea, il sogno era proprio l'Europa!Solamente dopo la seconda guerra mondiale, e precisamente nel 1949, gli Stati europei istituiscono il Consiglio d'Europa e si accordano stipulando la prima Convenzione europea dei diritti dell'uomo, ove si affermano i diritti inviolabili dei singoli cittadini. Il Consiglio d'Europa fu la prima organizzazione europea ad essere istituita e si assunse il compito di difendere i diritti dell'uomo, la democrazia parlamentare e il principio di legalità, allineare le normative in materia sociale e promuovere la consapevolezza della comune identità europea. (da: "Storia dell'Unione europea", www.youeme4eu.it/breve-storia-dellunione-europea/) Quale delle seguenti affermazioni NON è deducibile dal testo? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Per secoli l'Europa è stata teatro di frequenti e sanguinosi conflitti. Tra il 1870 e il 1945 Francia e Germania si sono scontrate tre volte, causando terribili perdite di vite umane e, prima di attuarsi in un vero e proprio progetto politico e di divenire un obiettivo permanente della politica di governo degli Stati membri, l'idea d'Europa era patrimonio di una cerchia ristretta di filosofi e di idealisti. Grazie alle idee scaturite dai movimenti di resistenza ai totalitarismi, durante la seconda guerra mondiale, affiorò il concetto di un'organizzazione del continente in grado di superare gli antagonismi nazionali e alcuni leader europei si convinsero che l'unico modo per garantire una pace durevole tra i loro Paesi era unirli economicamente e politicamente.Nel corso della storia sono stati molti gli uomini che hanno sognato un'Europa unita, da Carlo Magno a Machiavelli, da Luigi XIV a Napoleone. Ci sono personaggi del passato che con le loro idee hanno contribuito a far nascere l'Unione dei popoli europei. Tra questi personaggi ricordiamo gli italiani: Giuseppe Mazzini (1805-1872) che affermava la necessità "della solidarietà umana e della fratellanza tra i popoli...", Carlo Cattaneo (1801-1869): sosteneva che fosse necessario unire "Nazioni libere per realizzare un'Europa Libera ed Unita..." e, più vicino ai giorni nostri Altiero Spinelli, con il suo progetto federalista basato sul dialogo e su un rapporto di complementarità [1] fra i poteri locali, regionali, nazionali ed europei.Ma, nonostante gli abitanti dell'Europa fossero veramente provati da tante sofferenze, una nuova possibile guerra era alle porte: le relazioni tra Francia e Germania, nemici storici, rimanevano ancora compromesse e sul continente gravava la minaccia di un nuovo conflitto fra Paesi occidentali e Paesi dell'est. Come si potevano evitare gli errori del passato [2]? Da dove cominciare e soprattutto come? Come stabilire un legame fra i due Paesi e ricongiungere ad essi tutti i Paesi liberi d'Europa per costruire insieme un destino comune? Con una grande idea, nuova nello spirito, negli ideali, nei contenuti, nella forma... La grande idea, il sogno era proprio l'Europa!Solamente dopo la seconda guerra mondiale, e precisamente nel 1949, gli Stati europei istituiscono il Consiglio d'Europa e si accordano stipulando la prima Convenzione europea dei diritti dell'uomo, ove si affermano i diritti inviolabili dei singoli cittadini. Il Consiglio d'Europa fu la prima organizzazione europea ad essere istituita e si assunse il compito di difendere i diritti dell'uomo, la democrazia parlamentare e il principio di legalità, allineare le normative in materia sociale e promuovere la consapevolezza della comune identità europea. (da: "Storia dell'Unione europea", www.youeme4eu.it/breve-storia-dellunione-europea/) Quale delle seguenti affermazioni è deducibile dal testo? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Per secoli l'Europa è stata teatro di frequenti e sanguinosi conflitti. Tra il 1870 e il 1945 Francia e Germania si sono scontrate tre volte, causando terribili perdite di vite umane e, prima di attuarsi in un vero e proprio progetto politico e di divenire un obiettivo permanente della politica di governo degli Stati membri, l'idea d'Europa era patrimonio di una cerchia ristretta di filosofi e di idealisti. Grazie alle idee scaturite dai movimenti di resistenza ai totalitarismi, durante la seconda guerra mondiale, affiorò il concetto di un'organizzazione del continente in grado di superare gli antagonismi nazionali e alcuni leader europei si convinsero che l'unico modo per garantire una pace durevole tra i loro Paesi era unirli economicamente e politicamente.Nel corso della storia sono stati molti gli uomini che hanno sognato un'Europa unita, da Carlo Magno a Machiavelli, da Luigi XIV a Napoleone. Ci sono personaggi del passato che con le loro idee hanno contribuito a far nascere l'Unione dei popoli europei. Tra questi personaggi ricordiamo gli italiani: Giuseppe Mazzini (1805-1872) che affermava la necessità "della solidarietà umana e della fratellanza tra i popoli...", Carlo Cattaneo (1801-1869): sosteneva che fosse necessario unire "Nazioni libere per realizzare un'Europa Libera ed Unita..." e, più vicino ai giorni nostri Altiero Spinelli, con il suo progetto federalista basato sul dialogo e su un rapporto di complementarità [1] fra i poteri locali, regionali, nazionali ed europei.Ma, nonostante gli abitanti dell'Europa fossero veramente provati da tante sofferenze, una nuova possibile guerra era alle porte: le relazioni tra Francia e Germania, nemici storici, rimanevano ancora compromesse e sul continente gravava la minaccia di un nuovo conflitto fra Paesi occidentali e Paesi dell'est. Come si potevano evitare gli errori del passato [2]? Da dove cominciare e soprattutto come? Come stabilire un legame fra i due Paesi e ricongiungere ad essi tutti i Paesi liberi d'Europa per costruire insieme un destino comune? Con una grande idea, nuova nello spirito, negli ideali, nei contenuti, nella forma... La grande idea, il sogno era proprio l'Europa!Solamente dopo la seconda guerra mondiale, e precisamente nel 1949, gli Stati europei istituiscono il Consiglio d'Europa e si accordano stipulando la prima Convenzione europea dei diritti dell'uomo, ove si affermano i diritti inviolabili dei singoli cittadini. Il Consiglio d'Europa fu la prima organizzazione europea ad essere istituita e si assunse il compito di difendere i diritti dell'uomo, la democrazia parlamentare e il principio di legalità, allineare le normative in materia sociale e promuovere la consapevolezza della comune identità europea. (da: "Storia dell'Unione europea", www.youeme4eu.it/breve-storia-dellunione-europea/) A cosa si riferisce l'autore con "errori del passato", al riferimento [2] nel testo? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Persino per una società che un tempo aveva il monopolio mondiale della produzione dei diamanti e che per un secolo si è quasi sempre soltanto ingrandita, la drastica diminuzione dei prezzi dei prodotti di lusso è stato un colpo duro. La Anglo American, una società angloamericana che ha avuto il suo picco negli anni Novanta e col tempo aveva investito in diversi settori, si restringerà fino a diventare irriconoscibile: martedì scorso il suo CEO Mark Cutifani ha annunciato la vendita di diversi asset dell'azienda, la chiusura di alcune miniere e il taglio di posti di moltissimi lavoro. Secondo il Financial Times, le "colpe" di Anglo American sono molte: non ha sfruttato l'estemporanea espansione del mercato del lusso in Cina, ha troppi interessi in Sudafrica dove il governo è molto rigido sul business e ha provato più volte a "ristrutturarsi" senza successo.Fra le probabili vittime dei tagli annunciati da Cutifani ci sarà anche la Minas Rio, una miniera brasiliana di materiali ferrosi costata 14 miliardi di dollari e diventata l'immagine dei fallimenti della Anglo American. Secondo Jeremy Wrathall, responsabile delle risorse naturali della società di consulenza Investe, "Minas Rios è stata la dimostrazione più eclatante dei loro fallimenti, causata da una serie di errori strategici in una specie di abbaglio collettivo". Come le banche prime della crisi finanziaria o le società di energia prima del crollo dei prezzi del petrolio, quella della Anglo American è la classica parabola della società che vive al di sopra delle proprie possibilità e poi rimane con in mano quasi nulla quando il mercato prende un'altra strada. Cioè quello che sta capitando ad altre società che si occupano di materiali preziosi, colpite dalla fine del "boom" del lusso e di altri materiali in Cina: secondo Associated Press, la crisi di Anglo American è "il segno di una crisi globale del settore".85mila posti di lavoro in meno Cutifani ha detto che la Anglo American impiegherà solamente 50mila persone, cioè 85mila in meno di oggi. Controllerà solamente 25 asset, 30 in meno di quanti ne possiede oggi. E le miniere che non renderanno saranno vendute o semplicemente chiuse. Eppure banche come la HSBC dicono che tutto questo non sarà sufficiente, nel caso i prezzi bassi del lusso diventeranno la norma. (da: "Il settore delle estrazioni è in crisi", www.ilpost.it) Con l'espressione "abbaglio collettivo" l'autore del brano si riferisce: |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Persino per una società che un tempo aveva il monopolio mondiale della produzione dei diamanti e che per un secolo si è quasi sempre soltanto ingrandita, la drastica diminuzione dei prezzi dei prodotti di lusso è stato un colpo duro. La Anglo American, una società angloamericana che ha avuto il suo picco negli anni Novanta e col tempo aveva investito in diversi settori, si restringerà fino a diventare irriconoscibile: martedì scorso il suo CEO Mark Cutifani ha annunciato la vendita di diversi asset dell'azienda, la chiusura di alcune miniere e il taglio di posti di moltissimi lavoro. Secondo il Financial Times, le "colpe" di Anglo American sono molte: non ha sfruttato l'estemporanea espansione del mercato del lusso in Cina, ha troppi interessi in Sudafrica dove il governo è molto rigido sul business e ha provato più volte a "ristrutturarsi" senza successo.Fra le probabili vittime dei tagli annunciati da Cutifani ci sarà anche la Minas Rio, una miniera brasiliana di materiali ferrosi costata 14 miliardi di dollari e diventata l'immagine dei fallimenti della Anglo American. Secondo Jeremy Wrathall, responsabile delle risorse naturali della società di consulenza Investe, "Minas Rios è stata la dimostrazione più eclatante dei loro fallimenti, causata da una serie di errori strategici in una specie di abbaglio collettivo". Come le banche prime della crisi finanziaria o le società di energia prima del crollo dei prezzi del petrolio, quella della Anglo American è la classica parabola della società che vive al di sopra delle proprie possibilità e poi rimane con in mano quasi nulla quando il mercato prende un'altra strada. Cioè quello che sta capitando ad altre società che si occupano di materiali preziosi, colpite dalla fine del "boom" del lusso e di altri materiali in Cina: secondo Associated Press, la crisi di Anglo American è "il segno di una crisi globale del settore".85mila posti di lavoro in meno Cutifani ha detto che la Anglo American impiegherà solamente 50mila persone, cioè 85mila in meno di oggi. Controllerà solamente 25 asset, 30 in meno di quanti ne possiede oggi. E le miniere che non renderanno saranno vendute o semplicemente chiuse. Eppure banche come la HSBC dicono che tutto questo non sarà sufficiente, nel caso i prezzi bassi del lusso diventeranno la norma. (da: "Il settore delle estrazioni è in crisi", www.ilpost.it) Secondo l'articolo, la causa primaria della crisi della Anglo-American è: |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Persino per una società che un tempo aveva il monopolio mondiale della produzione dei diamanti e che per un secolo si è quasi sempre soltanto ingrandita, la drastica diminuzione dei prezzi dei prodotti di lusso è stato un colpo duro. La Anglo American, una società angloamericana che ha avuto il suo picco negli anni Novanta e col tempo aveva investito in diversi settori, si restringerà fino a diventare irriconoscibile: martedì scorso il suo CEO Mark Cutifani ha annunciato la vendita di diversi asset dell'azienda, la chiusura di alcune miniere e il taglio di posti di moltissimi lavoro. Secondo il Financial Times, le "colpe" di Anglo American sono molte: non ha sfruttato l'estemporanea espansione del mercato del lusso in Cina, ha troppi interessi in Sudafrica dove il governo è molto rigido sul business e ha provato più volte a "ristrutturarsi" senza successo.Fra le probabili vittime dei tagli annunciati da Cutifani ci sarà anche la Minas Rio, una miniera brasiliana di materiali ferrosi costata 14 miliardi di dollari e diventata l'immagine dei fallimenti della Anglo American. Secondo Jeremy Wrathall, responsabile delle risorse naturali della società di consulenza Investe, "Minas Rios è stata la dimostrazione più eclatante dei loro fallimenti, causata da una serie di errori strategici in una specie di abbaglio collettivo". Come le banche prime della crisi finanziaria o le società di energia prima del crollo dei prezzi del petrolio, quella della Anglo American è la classica parabola della società che vive al di sopra delle proprie possibilità e poi rimane con in mano quasi nulla quando il mercato prende un'altra strada. Cioè quello che sta capitando ad altre società che si occupano di materiali preziosi, colpite dalla fine del "boom" del lusso e di altri materiali in Cina: secondo Associated Press, la crisi di Anglo American è "il segno di una crisi globale del settore".85mila posti di lavoro in meno Cutifani ha detto che la Anglo American impiegherà solamente 50mila persone, cioè 85mila in meno di oggi. Controllerà solamente 25 asset, 30 in meno di quanti ne possiede oggi. E le miniere che non renderanno saranno vendute o semplicemente chiuse. Eppure banche come la HSBC dicono che tutto questo non sarà sufficiente, nel caso i prezzi bassi del lusso diventeranno la norma. (da: "Il settore delle estrazioni è in crisi", www.ilpost.it) Minas Rios NON è: |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Persino per una società che un tempo aveva il monopolio mondiale della produzione dei diamanti e che per un secolo si è quasi sempre soltanto ingrandita, la drastica diminuzione dei prezzi dei prodotti di lusso è stato un colpo duro. La Anglo American, una società angloamericana che ha avuto il suo picco negli anni Novanta e col tempo aveva investito in diversi settori, si restringerà fino a diventare irriconoscibile: martedì scorso il suo CEO Mark Cutifani ha annunciato la vendita di diversi asset dell'azienda, la chiusura di alcune miniere e il taglio di posti di moltissimi lavoro. Secondo il Financial Times, le "colpe" di Anglo American sono molte: non ha sfruttato l'estemporanea espansione del mercato del lusso in Cina, ha troppi interessi in Sudafrica dove il governo è molto rigido sul business e ha provato più volte a "ristrutturarsi" senza successo.Fra le probabili vittime dei tagli annunciati da Cutifani ci sarà anche la Minas Rio, una miniera brasiliana di materiali ferrosi costata 14 miliardi di dollari e diventata l'immagine dei fallimenti della Anglo American. Secondo Jeremy Wrathall, responsabile delle risorse naturali della società di consulenza Investe, "Minas Rios è stata la dimostrazione più eclatante dei loro fallimenti, causata da una serie di errori strategici in una specie di abbaglio collettivo". Come le banche prime della crisi finanziaria o le società di energia prima del crollo dei prezzi del petrolio, quella della Anglo American è la classica parabola della società che vive al di sopra delle proprie possibilità e poi rimane con in mano quasi nulla quando il mercato prende un'altra strada. Cioè quello che sta capitando ad altre società che si occupano di materiali preziosi, colpite dalla fine del "boom" del lusso e di altri materiali in Cina: secondo Associated Press, la crisi di Anglo American è "il segno di una crisi globale del settore".85mila posti di lavoro in meno Cutifani ha detto che la Anglo American impiegherà solamente 50mila persone, cioè 85mila in meno di oggi. Controllerà solamente 25 asset, 30 in meno di quanti ne possiede oggi. E le miniere che non renderanno saranno vendute o semplicemente chiuse. Eppure banche come la HSBC dicono che tutto questo non sarà sufficiente, nel caso i prezzi bassi del lusso diventeranno la norma. (da: "Il settore delle estrazioni è in crisi", www.ilpost.it) La Anglo American prima della crisi era: |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Persino per una società che un tempo aveva il monopolio mondiale della produzione dei diamanti e che per un secolo si è quasi sempre soltanto ingrandita, la drastica diminuzione dei prezzi dei prodotti di lusso è stato un colpo duro. La Anglo American, una società angloamericana che ha avuto il suo picco negli anni Novanta e col tempo aveva investito in diversi settori, si restringerà fino a diventare irriconoscibile: martedì scorso il suo CEO Mark Cutifani ha annunciato la vendita di diversi asset dell'azienda, la chiusura di alcune miniere e il taglio di posti di moltissimi lavoro. Secondo il Financial Times, le "colpe" di Anglo American sono molte: non ha sfruttato l'estemporanea espansione del mercato del lusso in Cina, ha troppi interessi in Sudafrica dove il governo è molto rigido sul business e ha provato più volte a "ristrutturarsi" senza successo.Fra le probabili vittime dei tagli annunciati da Cutifani ci sarà anche la Minas Rio, una miniera brasiliana di materiali ferrosi costata 14 miliardi di dollari e diventata l'immagine dei fallimenti della Anglo American. Secondo Jeremy Wrathall, responsabile delle risorse naturali della società di consulenza Investe, "Minas Rios è stata la dimostrazione più eclatante dei loro fallimenti, causata da una serie di errori strategici in una specie di abbaglio collettivo". Come le banche prime della crisi finanziaria o le società di energia prima del crollo dei prezzi del petrolio, quella della Anglo American è la classica parabola della società che vive al di sopra delle proprie possibilità e poi rimane con in mano quasi nulla quando il mercato prende un'altra strada. Cioè quello che sta capitando ad altre società che si occupano di materiali preziosi, colpite dalla fine del "boom" del lusso e di altri materiali in Cina: secondo Associated Press, la crisi di Anglo American è "il segno di una crisi globale del settore".85mila posti di lavoro in meno Cutifani ha detto che la Anglo American impiegherà solamente 50mila persone, cioè 85mila in meno di oggi. Controllerà solamente 25 asset, 30 in meno di quanti ne possiede oggi. E le miniere che non renderanno saranno vendute o semplicemente chiuse. Eppure banche come la HSBC dicono che tutto questo non sarà sufficiente, nel caso i prezzi bassi del lusso diventeranno la norma. (da: "Il settore delle estrazioni è in crisi", www.ilpost.it) La parola "asset" si riferisce a: |
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Leggere attentamente il seguente brano. Per oltre un secolo lo abbiamo chiamato Emilio Sàlgari, con l'accento sulla prima "a". Solo in tempi recenti, finalmente, è stato chiarito che il cognome del creatore della saga di Sandokan non è sdrucciolo e va pronunciato con l'accento sulla seconda "a": Emilio Salgàri. Nel lungo periodo che dal neonato Regno d'Italia arrivò fino alla metà del Novecento, sui comodini dei giovani italiani non mancarono mai i suoi libri dedicati ai pirati della Malesia e ai corsari delle Antille. Poi il boom economico degli anni '50 relegò nel dimenticatoio anche la quasi totalità della vastissima produzione di Salgàri (più di 200 titoli). Fino alla sera del 6 gennaio 1976, quando sulla Rai un attore indiano di nome Kabir Bedi [1] ridiede nuova linfa alle fantasie letterarie dello scrittore veronese, portando sullo schermo il pirata Sandokan, l'eroica Tigre della Malesia che Salgàri aveva creato nel lontano 1883. Lo sceneggiato in 6 puntate doveva essere consegnato alla Rai a fine agosto 1975, per essere poi trasmesso nel novembre successivo. Ma a causa di problemi legali con il produttore, la messa in onda fu posticipata. Il regista Sergio Sollima sperava di riuscire così a montare in tempo una versione a colori per la prima messa in onda della nuova tecnologia il 1 febbraio 1976. Ma la Rai aveva fretta e Sandokan uscì in bianco e nero e quasi in sordina: non ne faceva alcun cenno il Radiocorriere e la sera dell'Epifania sostituì così all'ultimo minuto Canzonissima. E fu un successo. Nel 1976 gli italiani erano poco più di 55 milioni e ben 27 milioni di essi, dunque esattamente la metà, guardarono le sei puntate andate in onda tra il 6 gennaio e l'8 febbraio. Un record, probabilmente mai bissato da nessun altro programma televisivo italiano, che non sfuggì all'estero: Sandokan venne venduto a 85 Paesi e per la prima volta gli Usa acquistarono uno sceneggiato girato in una lingua che non fosse l'inglese. All'indomani della messa in onda dalle colonne di tutti i quotidiani arrivarono solo stroncature (con l'unica eccezione di Gianni Rodari). Ma c'è anche chi, come Mauro Gervasini, lo applaude come "il primo teleromanzo italiano a essere realizzato con la cura e l'imponenza produttiva di un kolossal cinematografico". Sicuramente è un pezzo di storia della tv italiana, un pezzo di storia della Rai. (Archivio Selexi) La tecnologia a colori andò in onda in Rai: