Tutte le domande del quiz : Branitratto da:Guardia di Finanza Quiz - 631 allievi marescialli 2018 (90° corso) Concorso pubblico, per titoli ed esami, per 631 allievi marescialli 2018  Esercitati su questo Quiz  |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Quando andava in parrocchia, aveva preso molto sul serio la faccenda della carità [1], anche se allora era solo dar soldi in elemosina e fare offerte quando c'era la messa. Poi aveva iniziato con il volontariato. Aiutare i vecchi, i disabili. Finalmente aveva capito il significato della parola equanimità: la sofferenza era sofferenza, che toccasse lei, sua madre o un animale. La sofferenza non poteva essere evitata, d'accordo, ma almeno alleviata. Così aveva iniziato a lavorare coi cani abbandonati, al canile di Zonca, per una miseria di stipendio, part-time: il resto della giornata lo spendeva facendo la barista a Castel Madero, perché se no i conti non tornavano. In fondo stare dietro agli uomini era una faccenda troppo complessa, bisognava essere consci dei propri limiti. E poi i cani le davano così tanta soddisfazione, ogni giorno, che lei si commuoveva, si sentiva utile, importante, le sembrava di non sprecare il tempo che gli era stato dato in sorte. Quando andava ancora in parrocchia e il prete parlava della morte, gli altri facevano scongiuri, i maschi infilavano la mano in tasca, ma lei aveva capito bene, proprio bene quello che voleva dire. Non bisognava sprecare tempo: quindi canile, al pomeriggio, e di sera bar, fino a mezzanotte. Era diventata amica della proprietaria, Gaia Beltrame, era come e più di una sorella, per lei. A 26 anni Lucia Gambrini sentiva di aver imboccato una strada.La mente è un pezzo di cera [2], e lei si stava allenando almeno alla non-nocività, se non ad essere davvero utile agli altri. Aveva spazzato il culo ai vecchi e forse era troppo per lei, ma qualcosa si poteva fare, insomma. Così quando aveva visto quel tipo bagnato fradicio, seduto sul ciglio della strada alla fermata della Linea Blu Suviana-Bologna, si era fermata, aveva tirato giù il finestrino sul lato destro e sporgendosi aveva chiesto se poteva dare un passaggio. Quell'uomo era quasi vecchio, e impaurito. Meridionale, di sicuro.I discorsi erano piuttosto sconnessi, l'atteggiamento chiuso, quasi ostile. Voleva essere lasciato in pace, diceva. Lucia aveva sfoderato il miglior sorriso e aveva chiesto: - Sicuro? L'uomo aveva chinato il capo. Aveva aperto la portiera ed era entrato, portando con sé odore di vestiti vecchi, bagnati. (Da: Wu Ming. "Previsioni del tempo" Edizioni Ambiente S.r.l., 2008, pp. 37 � 38) Quale delle seguenti affermazioni sintetizza correttamente il concetto di "carità" [1] così come viene espresso nel testo? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Quando andava in parrocchia, aveva preso molto sul serio la faccenda della carità [1], anche se allora era solo dar soldi in elemosina e fare offerte quando c'era la messa. Poi aveva iniziato con il volontariato. Aiutare i vecchi, i disabili. Finalmente aveva capito il significato della parola equanimità: la sofferenza era sofferenza, che toccasse lei, sua madre o un animale. La sofferenza non poteva essere evitata, d'accordo, ma almeno alleviata. Così aveva iniziato a lavorare coi cani abbandonati, al canile di Zonca, per una miseria di stipendio, part-time: il resto della giornata lo spendeva facendo la barista a Castel Madero, perché se no i conti non tornavano. In fondo stare dietro agli uomini era una faccenda troppo complessa, bisognava essere consci dei propri limiti. E poi i cani le davano così tanta soddisfazione, ogni giorno, che lei si commuoveva, si sentiva utile, importante, le sembrava di non sprecare il tempo che gli era stato dato in sorte. Quando andava ancora in parrocchia e il prete parlava della morte, gli altri facevano scongiuri, i maschi infilavano la mano in tasca, ma lei aveva capito bene, proprio bene quello che voleva dire. Non bisognava sprecare tempo: quindi canile, al pomeriggio, e di sera bar, fino a mezzanotte. Era diventata amica della proprietaria, Gaia Beltrame, era come e più di una sorella, per lei. A 26 anni Lucia Gambrini sentiva di aver imboccato una strada.La mente è un pezzo di cera [2], e lei si stava allenando almeno alla non-nocività, se non ad essere davvero utile agli altri. Aveva spazzato il culo ai vecchi e forse era troppo per lei, ma qualcosa si poteva fare, insomma. Così quando aveva visto quel tipo bagnato fradicio, seduto sul ciglio della strada alla fermata della Linea Blu Suviana-Bologna, si era fermata, aveva tirato giù il finestrino sul lato destro e sporgendosi aveva chiesto se poteva dare un passaggio. Quell'uomo era quasi vecchio, e impaurito. Meridionale, di sicuro.I discorsi erano piuttosto sconnessi, l'atteggiamento chiuso, quasi ostile. Voleva essere lasciato in pace, diceva. Lucia aveva sfoderato il miglior sorriso e aveva chiesto: - Sicuro? L'uomo aveva chinato il capo. Aveva aperto la portiera ed era entrato, portando con sé odore di vestiti vecchi, bagnati. (Da: Wu Ming. "Previsioni del tempo" Edizioni Ambiente S.r.l., 2008, pp. 37 � 38) Quale dei seguenti termini NON è attinente alla personalità di Lucia? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Quando andava in parrocchia, aveva preso molto sul serio la faccenda della carità [1], anche se allora era solo dar soldi in elemosina e fare offerte quando c'era la messa. Poi aveva iniziato con il volontariato. Aiutare i vecchi, i disabili. Finalmente aveva capito il significato della parola equanimità: la sofferenza era sofferenza, che toccasse lei, sua madre o un animale. La sofferenza non poteva essere evitata, d'accordo, ma almeno alleviata. Così aveva iniziato a lavorare coi cani abbandonati, al canile di Zonca, per una miseria di stipendio, part-time: il resto della giornata lo spendeva facendo la barista a Castel Madero, perché se no i conti non tornavano. In fondo stare dietro agli uomini era una faccenda troppo complessa, bisognava essere consci dei propri limiti. E poi i cani le davano così tanta soddisfazione, ogni giorno, che lei si commuoveva, si sentiva utile, importante, le sembrava di non sprecare il tempo che gli era stato dato in sorte. Quando andava ancora in parrocchia e il prete parlava della morte, gli altri facevano scongiuri, i maschi infilavano la mano in tasca, ma lei aveva capito bene, proprio bene quello che voleva dire. Non bisognava sprecare tempo: quindi canile, al pomeriggio, e di sera bar, fino a mezzanotte. Era diventata amica della proprietaria, Gaia Beltrame, era come e più di una sorella, per lei. A 26 anni Lucia Gambrini sentiva di aver imboccato una strada.La mente è un pezzo di cera [2], e lei si stava allenando almeno alla non-nocività, se non ad essere davvero utile agli altri. Aveva spazzato il culo ai vecchi e forse era troppo per lei, ma qualcosa si poteva fare, insomma. Così quando aveva visto quel tipo bagnato fradicio, seduto sul ciglio della strada alla fermata della Linea Blu Suviana-Bologna, si era fermata, aveva tirato giù il finestrino sul lato destro e sporgendosi aveva chiesto se poteva dare un passaggio. Quell'uomo era quasi vecchio, e impaurito. Meridionale, di sicuro.I discorsi erano piuttosto sconnessi, l'atteggiamento chiuso, quasi ostile. Voleva essere lasciato in pace, diceva. Lucia aveva sfoderato il miglior sorriso e aveva chiesto: - Sicuro? L'uomo aveva chinato il capo. Aveva aperto la portiera ed era entrato, portando con sé odore di vestiti vecchi, bagnati. (Da: Wu Ming. "Previsioni del tempo" Edizioni Ambiente S.r.l., 2008, pp. 37 � 38) Cosa si intende nel brano con l'espressione "la mente è un pezzo di cera" [2]? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Quando andava in parrocchia, aveva preso molto sul serio la faccenda della carità [1], anche se allora era solo dar soldi in elemosina e fare offerte quando c'era la messa. Poi aveva iniziato con il volontariato. Aiutare i vecchi, i disabili. Finalmente aveva capito il significato della parola equanimità: la sofferenza era sofferenza, che toccasse lei, sua madre o un animale. La sofferenza non poteva essere evitata, d'accordo, ma almeno alleviata. Così aveva iniziato a lavorare coi cani abbandonati, al canile di Zonca, per una miseria di stipendio, part-time: il resto della giornata lo spendeva facendo la barista a Castel Madero, perché se no i conti non tornavano. In fondo stare dietro agli uomini era una faccenda troppo complessa, bisognava essere consci dei propri limiti. E poi i cani le davano così tanta soddisfazione, ogni giorno, che lei si commuoveva, si sentiva utile, importante, le sembrava di non sprecare il tempo che gli era stato dato in sorte. Quando andava ancora in parrocchia e il prete parlava della morte, gli altri facevano scongiuri, i maschi infilavano la mano in tasca, ma lei aveva capito bene, proprio bene quello che voleva dire. Non bisognava sprecare tempo: quindi canile, al pomeriggio, e di sera bar, fino a mezzanotte. Era diventata amica della proprietaria, Gaia Beltrame, era come e più di una sorella, per lei. A 26 anni Lucia Gambrini sentiva di aver imboccato una strada.La mente è un pezzo di cera [2], e lei si stava allenando almeno alla non-nocività, se non ad essere davvero utile agli altri. Aveva spazzato il culo ai vecchi e forse era troppo per lei, ma qualcosa si poteva fare, insomma. Così quando aveva visto quel tipo bagnato fradicio, seduto sul ciglio della strada alla fermata della Linea Blu Suviana-Bologna, si era fermata, aveva tirato giù il finestrino sul lato destro e sporgendosi aveva chiesto se poteva dare un passaggio. Quell'uomo era quasi vecchio, e impaurito. Meridionale, di sicuro.I discorsi erano piuttosto sconnessi, l'atteggiamento chiuso, quasi ostile. Voleva essere lasciato in pace, diceva. Lucia aveva sfoderato il miglior sorriso e aveva chiesto: - Sicuro? L'uomo aveva chinato il capo. Aveva aperto la portiera ed era entrato, portando con sé odore di vestiti vecchi, bagnati. (Da: Wu Ming. "Previsioni del tempo" Edizioni Ambiente S.r.l., 2008, pp. 37 � 38) Come reagì l'uomo all'invito di Lucia a salire in macchina? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Quando andava in parrocchia, aveva preso molto sul serio la faccenda della carità [1], anche se allora era solo dar soldi in elemosina e fare offerte quando c'era la messa. Poi aveva iniziato con il volontariato. Aiutare i vecchi, i disabili. Finalmente aveva capito il significato della parola equanimità: la sofferenza era sofferenza, che toccasse lei, sua madre o un animale. La sofferenza non poteva essere evitata, d'accordo, ma almeno alleviata. Così aveva iniziato a lavorare coi cani abbandonati, al canile di Zonca, per una miseria di stipendio, part-time: il resto della giornata lo spendeva facendo la barista a Castel Madero, perché se no i conti non tornavano. In fondo stare dietro agli uomini era una faccenda troppo complessa, bisognava essere consci dei propri limiti. E poi i cani le davano così tanta soddisfazione, ogni giorno, che lei si commuoveva, si sentiva utile, importante, le sembrava di non sprecare il tempo che gli era stato dato in sorte. Quando andava ancora in parrocchia e il prete parlava della morte, gli altri facevano scongiuri, i maschi infilavano la mano in tasca, ma lei aveva capito bene, proprio bene quello che voleva dire. Non bisognava sprecare tempo: quindi canile, al pomeriggio, e di sera bar, fino a mezzanotte. Era diventata amica della proprietaria, Gaia Beltrame, era come e più di una sorella, per lei. A 26 anni Lucia Gambrini sentiva di aver imboccato una strada.La mente è un pezzo di cera [2], e lei si stava allenando almeno alla non-nocività, se non ad essere davvero utile agli altri. Aveva spazzato il culo ai vecchi e forse era troppo per lei, ma qualcosa si poteva fare, insomma. Così quando aveva visto quel tipo bagnato fradicio, seduto sul ciglio della strada alla fermata della Linea Blu Suviana-Bologna, si era fermata, aveva tirato giù il finestrino sul lato destro e sporgendosi aveva chiesto se poteva dare un passaggio. Quell'uomo era quasi vecchio, e impaurito. Meridionale, di sicuro.I discorsi erano piuttosto sconnessi, l'atteggiamento chiuso, quasi ostile. Voleva essere lasciato in pace, diceva. Lucia aveva sfoderato il miglior sorriso e aveva chiesto: - Sicuro? L'uomo aveva chinato il capo. Aveva aperto la portiera ed era entrato, portando con sé odore di vestiti vecchi, bagnati. (Da: Wu Ming. "Previsioni del tempo" Edizioni Ambiente S.r.l., 2008, pp. 37 � 38) Indicare quale delle seguenti affermazioni NON è corretta. |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Quando assistiamo a quello che sta avvenendo nei paesi occidentali � parliamo dell'Italia, ma vale per tutti gli altri paesi, si guardi a quel che succede in Europa � spesso ci viene il desiderio, la voglia, che ci sia qualcosa di meno, chiamarlo meno democratico forse è sbagliato, diciamo di più dirigenziale. L'Europa, per esempio, non può andare avanti in questa maniera. Dopo la seconda guerra mondiale i padri fondatori hanno voluto creare un'Europa senza più guerra, un'Europa unita, e hanno ragionato partendo dal fondo, cioè dalla moneta.La moneta come legame e collante tra diverse nazioni: come si fa a fare una guerra se entrambi abbiamo una moneta comune? Non possiamo che andare d'accordo. E invece hanno sbagliato. La moneta comune non ha portato il benessere immaginato. La realtà europea oggi è questa. Non si possono avere 27 paesi che fanno parte dell'Unione Europea, con una Gran Bretagna che guarda più dall'altra parte dell'Atlantico o una Francia che si ribella quando le si chiede di rinunciare a un pezzo di sovranità. Ci vuole forse, non dico un po' meno di democrazia, ma un po' più di serietà, un po' più di senso civico del paese, della storia. Noi non ce l'abbiamo. L'Europa non ce l'ha più e forse dalla Cina dobbiamo prendere qualche insegnamento. (Da: Perretti, intervista a Cesare Romiti in Economia e Mangement, Etas, 2012) L'intento dello scrivente è quello di: |
RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Quando assistiamo a quello che sta avvenendo nei paesi occidentali � parliamo dell'Italia, ma vale per tutti gli altri paesi, si guardi a quel che succede in Europa � spesso ci viene il desiderio, la voglia, che ci sia qualcosa di meno, chiamarlo meno democratico forse è sbagliato, diciamo di più dirigenziale. L'Europa, per esempio, non può andare avanti in questa maniera. Dopo la seconda guerra mondiale i padri fondatori hanno voluto creare un'Europa senza più guerra, un'Europa unita, e hanno ragionato partendo dal fondo, cioè dalla moneta.La moneta come legame e collante tra diverse nazioni: come si fa a fare una guerra se entrambi abbiamo una moneta comune? Non possiamo che andare d'accordo. E invece hanno sbagliato. La moneta comune non ha portato il benessere immaginato. La realtà europea oggi è questa. Non si possono avere 27 paesi che fanno parte dell'Unione Europea, con una Gran Bretagna che guarda più dall'altra parte dell'Atlantico o una Francia che si ribella quando le si chiede di rinunciare a un pezzo di sovranità. Ci vuole forse, non dico un po' meno di democrazia, ma un po' più di serietà, un po' più di senso civico del paese, della storia. Noi non ce l'abbiamo. L'Europa non ce l'ha più e forse dalla Cina dobbiamo prendere qualche insegnamento. (Da: Perretti, intervista a Cesare Romiti in Economia e Mangement, Etas, 2012) Che cosa intende lo scrivente quando parla di un desiderio di "qualcosa di più dirigenziale"? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Quando assistiamo a quello che sta avvenendo nei paesi occidentali � parliamo dell'Italia, ma vale per tutti gli altri paesi, si guardi a quel che succede in Europa � spesso ci viene il desiderio, la voglia, che ci sia qualcosa di meno, chiamarlo meno democratico forse è sbagliato, diciamo di più dirigenziale. L'Europa, per esempio, non può andare avanti in questa maniera. Dopo la seconda guerra mondiale i padri fondatori hanno voluto creare un'Europa senza più guerra, un'Europa unita, e hanno ragionato partendo dal fondo, cioè dalla moneta.La moneta come legame e collante tra diverse nazioni: come si fa a fare una guerra se entrambi abbiamo una moneta comune? Non possiamo che andare d'accordo. E invece hanno sbagliato. La moneta comune non ha portato il benessere immaginato. La realtà europea oggi è questa. Non si possono avere 27 paesi che fanno parte dell'Unione Europea, con una Gran Bretagna che guarda più dall'altra parte dell'Atlantico o una Francia che si ribella quando le si chiede di rinunciare a un pezzo di sovranità. Ci vuole forse, non dico un po' meno di democrazia, ma un po' più di serietà, un po' più di senso civico del paese, della storia. Noi non ce l'abbiamo. L'Europa non ce l'ha più e forse dalla Cina dobbiamo prendere qualche insegnamento. (Da: Perretti, intervista a Cesare Romiti in Economia e Mangement, Etas, 2012) Che cosa significa che "i padri fondatori hanno ragionato partendo dal fondo"? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Quando assistiamo a quello che sta avvenendo nei paesi occidentali � parliamo dell'Italia, ma vale per tutti gli altri paesi, si guardi a quel che succede in Europa � spesso ci viene il desiderio, la voglia, che ci sia qualcosa di meno, chiamarlo meno democratico forse è sbagliato, diciamo di più dirigenziale. L'Europa, per esempio, non può andare avanti in questa maniera. Dopo la seconda guerra mondiale i padri fondatori hanno voluto creare un'Europa senza più guerra, un'Europa unita, e hanno ragionato partendo dal fondo, cioè dalla moneta.La moneta come legame e collante tra diverse nazioni: come si fa a fare una guerra se entrambi abbiamo una moneta comune? Non possiamo che andare d'accordo. E invece hanno sbagliato. La moneta comune non ha portato il benessere immaginato. La realtà europea oggi è questa. Non si possono avere 27 paesi che fanno parte dell'Unione Europea, con una Gran Bretagna che guarda più dall'altra parte dell'Atlantico o una Francia che si ribella quando le si chiede di rinunciare a un pezzo di sovranità. Ci vuole forse, non dico un po' meno di democrazia, ma un po' più di serietà, un po' più di senso civico del paese, della storia. Noi non ce l'abbiamo. L'Europa non ce l'ha più e forse dalla Cina dobbiamo prendere qualche insegnamento. (Da: Perretti, intervista a Cesare Romiti in Economia e Mangement, Etas, 2012) Nel brano si dice che la moneta comune introdotta nell'Europa unita: |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Quando assistiamo a quello che sta avvenendo nei paesi occidentali � parliamo dell'Italia, ma vale per tutti gli altri paesi, si guardi a quel che succede in Europa � spesso ci viene il desiderio, la voglia, che ci sia qualcosa di meno, chiamarlo meno democratico forse è sbagliato, diciamo di più dirigenziale. L'Europa, per esempio, non può andare avanti in questa maniera. Dopo la seconda guerra mondiale i padri fondatori hanno voluto creare un'Europa senza più guerra, un'Europa unita, e hanno ragionato partendo dal fondo, cioè dalla moneta.La moneta come legame e collante tra diverse nazioni: come si fa a fare una guerra se entrambi abbiamo una moneta comune? Non possiamo che andare d'accordo. E invece hanno sbagliato. La moneta comune non ha portato il benessere immaginato. La realtà europea oggi è questa. Non si possono avere 27 paesi che fanno parte dell'Unione Europea, con una Gran Bretagna che guarda più dall'altra parte dell'Atlantico o una Francia che si ribella quando le si chiede di rinunciare a un pezzo di sovranità. Ci vuole forse, non dico un po' meno di democrazia, ma un po' più di serietà, un po' più di senso civico del paese, della storia. Noi non ce l'abbiamo. L'Europa non ce l'ha più e forse dalla Cina dobbiamo prendere qualche insegnamento. (Da: Perretti, intervista a Cesare Romiti in Economia e Mangement, Etas, 2012) La Cina è menzionata come: |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Quell'uomo che con aria amabile dal podio, nella penombra, all'inizio di "Fantasia" dà la mano a Topolino, si chiama Leopold Stokowski. Nella musica era pieno di vizi e virtù.Nell'ambiente era considerato un magnifico dilettante. Fu un personaggio discusso, ammirato e disprezzato, tentato dalla facile popolarità. Ma fu allo stesso tempo un grande interprete della musica del '900. Un fenomeno per gran parte americano. È stato l'outsider della direzione d'orchestra. Ha lasciato dietro di sé una scia d'ambiguità. Amava descriversi come oriundo o di Cracovia o della Pomerania, si toglieva cinque anni (era nato nel 1882) e affermava di aver studiato in un non precisato conservatorio polacco, mentre si era diplomato al Royal College of Music di Londra (e in America arrivò nel 1905, scritturato come organista e direttore del coro nella chiesa episcopale di San Bartolomeo). Aveva lo charme del seduttore. Dopo New York, nel 1908 andò prima in Francia e poi a Monaco di Baviera, dove conobbe Olga Samaroff, nome d'arte dell'oriunda texana Lucie Hickenlooper, la prima delle tre signore Stokowski (le altre furono due ereditiere). Grazie alla Samaroff, Stokowski riuscì a tornare negli Stati Uniti, dove assunse la direzione dell'Orchestra Sinfonica di Cincinnati. Non passò molto tempo che riempì di insulti, sui giornali, il consiglio di amministrazione della compagine sinfonica con l'obiettivo di farsi licenziare prima della scadenza del contratto: aveva stabilito un legame con l'Orchestra di Filadelfia, a cui avrebbe legato il proprio nome.All'epoca la vita musicale americana (a parte Toscanini) era dominata da esponenti di scuola tedesca. Stokowski, che aveva un background da musicista di chiesa, decise di non sfidare i colleghi nel campo aperto della tradizione sinfonica, ma di andare sul terreno della sonorità orchestrale (le famose trascrizioni di lavori per organi di Bach) e della musica contemporanea (diresse circa duemila prime, Varèse, Ives, Henze ...). Negli Anni '30 si avvicinò a Hollywood e partecipò a film di bassa lega ma incredibilmente popolari, come "Cento uomini e una ragazza" di Henry Koster, che ebbe quattro nomination all'Oscar, film che gli propiziò l'incontro con Walt Disney. Insieme, poco dopo, avrebbero creato "Fantasia". Grazie a quel film, Stokowski fu universalmente conosciuto. Di lui dirà Stravinsky: "Bene o male, i trucchi che ha insegnato sopravvivono ancora, assieme all'immagine popolare della direzione come una specie di prestidigitazione [1]". (da: Valerio Cappelli, "Fantasia, quando Stokowski strinse la mano a Topolino", Corriere della Sera.it) Che cosa significa il termine "prestidigitazione" [1] nel contesto del brano? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Quell'uomo che con aria amabile dal podio, nella penombra, all'inizio di "Fantasia" dà la mano a Topolino, si chiama Leopold Stokowski. Nella musica era pieno di vizi e virtù.Nell'ambiente era considerato un magnifico dilettante. Fu un personaggio discusso, ammirato e disprezzato, tentato dalla facile popolarità. Ma fu allo stesso tempo un grande interprete della musica del '900. Un fenomeno per gran parte americano. È stato l'outsider della direzione d'orchestra. Ha lasciato dietro di sé una scia d'ambiguità. Amava descriversi come oriundo o di Cracovia o della Pomerania, si toglieva cinque anni (era nato nel 1882) e affermava di aver studiato in un non precisato conservatorio polacco, mentre si era diplomato al Royal College of Music di Londra (e in America arrivò nel 1905, scritturato come organista e direttore del coro nella chiesa episcopale di San Bartolomeo). Aveva lo charme del seduttore. Dopo New York, nel 1908 andò prima in Francia e poi a Monaco di Baviera, dove conobbe Olga Samaroff, nome d'arte dell'oriunda texana Lucie Hickenlooper, la prima delle tre signore Stokowski (le altre furono due ereditiere). Grazie alla Samaroff, Stokowski riuscì a tornare negli Stati Uniti, dove assunse la direzione dell'Orchestra Sinfonica di Cincinnati. Non passò molto tempo che riempì di insulti, sui giornali, il consiglio di amministrazione della compagine sinfonica con l'obiettivo di farsi licenziare prima della scadenza del contratto: aveva stabilito un legame con l'Orchestra di Filadelfia, a cui avrebbe legato il proprio nome.All'epoca la vita musicale americana (a parte Toscanini) era dominata da esponenti di scuola tedesca. Stokowski, che aveva un background da musicista di chiesa, decise di non sfidare i colleghi nel campo aperto della tradizione sinfonica, ma di andare sul terreno della sonorità orchestrale (le famose trascrizioni di lavori per organi di Bach) e della musica contemporanea (diresse circa duemila prime, Varèse, Ives, Henze ...). Negli Anni '30 si avvicinò a Hollywood e partecipò a film di bassa lega ma incredibilmente popolari, come "Cento uomini e una ragazza" di Henry Koster, che ebbe quattro nomination all'Oscar, film che gli propiziò l'incontro con Walt Disney. Insieme, poco dopo, avrebbero creato "Fantasia". Grazie a quel film, Stokowski fu universalmente conosciuto. Di lui dirà Stravinsky: "Bene o male, i trucchi che ha insegnato sopravvivono ancora, assieme all'immagine popolare della direzione come una specie di prestidigitazione [1]". (da: Valerio Cappelli, "Fantasia, quando Stokowski strinse la mano a Topolino", Corriere della Sera.it) Di sé Stokowski diceva: |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Quell'uomo che con aria amabile dal podio, nella penombra, all'inizio di "Fantasia" dà la mano a Topolino, si chiama Leopold Stokowski. Nella musica era pieno di vizi e virtù.Nell'ambiente era considerato un magnifico dilettante. Fu un personaggio discusso, ammirato e disprezzato, tentato dalla facile popolarità. Ma fu allo stesso tempo un grande interprete della musica del '900. Un fenomeno per gran parte americano. È stato l'outsider della direzione d'orchestra. Ha lasciato dietro di sé una scia d'ambiguità. Amava descriversi come oriundo o di Cracovia o della Pomerania, si toglieva cinque anni (era nato nel 1882) e affermava di aver studiato in un non precisato conservatorio polacco, mentre si era diplomato al Royal College of Music di Londra (e in America arrivò nel 1905, scritturato come organista e direttore del coro nella chiesa episcopale di San Bartolomeo). Aveva lo charme del seduttore. Dopo New York, nel 1908 andò prima in Francia e poi a Monaco di Baviera, dove conobbe Olga Samaroff, nome d'arte dell'oriunda texana Lucie Hickenlooper, la prima delle tre signore Stokowski (le altre furono due ereditiere). Grazie alla Samaroff, Stokowski riuscì a tornare negli Stati Uniti, dove assunse la direzione dell'Orchestra Sinfonica di Cincinnati. Non passò molto tempo che riempì di insulti, sui giornali, il consiglio di amministrazione della compagine sinfonica con l'obiettivo di farsi licenziare prima della scadenza del contratto: aveva stabilito un legame con l'Orchestra di Filadelfia, a cui avrebbe legato il proprio nome.All'epoca la vita musicale americana (a parte Toscanini) era dominata da esponenti di scuola tedesca. Stokowski, che aveva un background da musicista di chiesa, decise di non sfidare i colleghi nel campo aperto della tradizione sinfonica, ma di andare sul terreno della sonorità orchestrale (le famose trascrizioni di lavori per organi di Bach) e della musica contemporanea (diresse circa duemila prime, Varèse, Ives, Henze ...). Negli Anni '30 si avvicinò a Hollywood e partecipò a film di bassa lega ma incredibilmente popolari, come "Cento uomini e una ragazza" di Henry Koster, che ebbe quattro nomination all'Oscar, film che gli propiziò l'incontro con Walt Disney. Insieme, poco dopo, avrebbero creato "Fantasia". Grazie a quel film, Stokowski fu universalmente conosciuto. Di lui dirà Stravinsky: "Bene o male, i trucchi che ha insegnato sopravvivono ancora, assieme all'immagine popolare della direzione come una specie di prestidigitazione [1]". (da: Valerio Cappelli, "Fantasia, quando Stokowski strinse la mano a Topolino", Corriere della Sera.it) Quale ambito musicale è affine a Leopold Stokowski? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Quell'uomo che con aria amabile dal podio, nella penombra, all'inizio di "Fantasia" dà la mano a Topolino, si chiama Leopold Stokowski. Nella musica era pieno di vizi e virtù.Nell'ambiente era considerato un magnifico dilettante. Fu un personaggio discusso, ammirato e disprezzato, tentato dalla facile popolarità. Ma fu allo stesso tempo un grande interprete della musica del '900. Un fenomeno per gran parte americano. È stato l'outsider della direzione d'orchestra. Ha lasciato dietro di sé una scia d'ambiguità. Amava descriversi come oriundo o di Cracovia o della Pomerania, si toglieva cinque anni (era nato nel 1882) e affermava di aver studiato in un non precisato conservatorio polacco, mentre si era diplomato al Royal College of Music di Londra (e in America arrivò nel 1905, scritturato come organista e direttore del coro nella chiesa episcopale di San Bartolomeo). Aveva lo charme del seduttore. Dopo New York, nel 1908 andò prima in Francia e poi a Monaco di Baviera, dove conobbe Olga Samaroff, nome d'arte dell'oriunda texana Lucie Hickenlooper, la prima delle tre signore Stokowski (le altre furono due ereditiere). Grazie alla Samaroff, Stokowski riuscì a tornare negli Stati Uniti, dove assunse la direzione dell'Orchestra Sinfonica di Cincinnati. Non passò molto tempo che riempì di insulti, sui giornali, il consiglio di amministrazione della compagine sinfonica con l'obiettivo di farsi licenziare prima della scadenza del contratto: aveva stabilito un legame con l'Orchestra di Filadelfia, a cui avrebbe legato il proprio nome.All'epoca la vita musicale americana (a parte Toscanini) era dominata da esponenti di scuola tedesca. Stokowski, che aveva un background da musicista di chiesa, decise di non sfidare i colleghi nel campo aperto della tradizione sinfonica, ma di andare sul terreno della sonorità orchestrale (le famose trascrizioni di lavori per organi di Bach) e della musica contemporanea (diresse circa duemila prime, Varèse, Ives, Henze ...). Negli Anni '30 si avvicinò a Hollywood e partecipò a film di bassa lega ma incredibilmente popolari, come "Cento uomini e una ragazza" di Henry Koster, che ebbe quattro nomination all'Oscar, film che gli propiziò l'incontro con Walt Disney. Insieme, poco dopo, avrebbero creato "Fantasia". Grazie a quel film, Stokowski fu universalmente conosciuto. Di lui dirà Stravinsky: "Bene o male, i trucchi che ha insegnato sopravvivono ancora, assieme all'immagine popolare della direzione come una specie di prestidigitazione [1]". (da: Valerio Cappelli, "Fantasia, quando Stokowski strinse la mano a Topolino", Corriere della Sera.it) Come direttore d'orchestra Stokowski venne dipinto come: |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Quell'uomo che con aria amabile dal podio, nella penombra, all'inizio di "Fantasia" dà la mano a Topolino, si chiama Leopold Stokowski. Nella musica era pieno di vizi e virtù.Nell'ambiente era considerato un magnifico dilettante. Fu un personaggio discusso, ammirato e disprezzato, tentato dalla facile popolarità. Ma fu allo stesso tempo un grande interprete della musica del '900. Un fenomeno per gran parte americano. È stato l'outsider della direzione d'orchestra. Ha lasciato dietro di sé una scia d'ambiguità. Amava descriversi come oriundo o di Cracovia o della Pomerania, si toglieva cinque anni (era nato nel 1882) e affermava di aver studiato in un non precisato conservatorio polacco, mentre si era diplomato al Royal College of Music di Londra (e in America arrivò nel 1905, scritturato come organista e direttore del coro nella chiesa episcopale di San Bartolomeo). Aveva lo charme del seduttore. Dopo New York, nel 1908 andò prima in Francia e poi a Monaco di Baviera, dove conobbe Olga Samaroff, nome d'arte dell'oriunda texana Lucie Hickenlooper, la prima delle tre signore Stokowski (le altre furono due ereditiere). Grazie alla Samaroff, Stokowski riuscì a tornare negli Stati Uniti, dove assunse la direzione dell'Orchestra Sinfonica di Cincinnati. Non passò molto tempo che riempì di insulti, sui giornali, il consiglio di amministrazione della compagine sinfonica con l'obiettivo di farsi licenziare prima della scadenza del contratto: aveva stabilito un legame con l'Orchestra di Filadelfia, a cui avrebbe legato il proprio nome.All'epoca la vita musicale americana (a parte Toscanini) era dominata da esponenti di scuola tedesca. Stokowski, che aveva un background da musicista di chiesa, decise di non sfidare i colleghi nel campo aperto della tradizione sinfonica, ma di andare sul terreno della sonorità orchestrale (le famose trascrizioni di lavori per organi di Bach) e della musica contemporanea (diresse circa duemila prime, Varèse, Ives, Henze ...). Negli Anni '30 si avvicinò a Hollywood e partecipò a film di bassa lega ma incredibilmente popolari, come "Cento uomini e una ragazza" di Henry Koster, che ebbe quattro nomination all'Oscar, film che gli propiziò l'incontro con Walt Disney. Insieme, poco dopo, avrebbero creato "Fantasia". Grazie a quel film, Stokowski fu universalmente conosciuto. Di lui dirà Stravinsky: "Bene o male, i trucchi che ha insegnato sopravvivono ancora, assieme all'immagine popolare della direzione come una specie di prestidigitazione [1]". (da: Valerio Cappelli, "Fantasia, quando Stokowski strinse la mano a Topolino", Corriere della Sera.it) Dove conobbe la prima moglie Stokowski? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Quentin Tarantino, si sa, non le manda a dire. Il bersaglio delle sue freccette questa volta è Disney, che avrebbe boicottato l'uscita del suo nuovo The Hateful Eight in un cinema a lui particolarmente caro � il Cinerama Dome di Los Angeles � non onorando un accordo esistente."Avremmo dovuto proiettare al Cinerama Dome il 25 dicembre. Avremmo aperto lì e proiettato esclusivamente lì per due settimane", ha dichiarato il regista di Bastardi senza gloria durante la trasmissione radiofonica di Howard Stern, "E Star Wars avrebbe dovuto proiettare prima di noi. E io sono cresciuto a Los Angeles, quindi credo che il Cinerama Dome sia una bomba e mi immaginavo di vedere il film al Cinerama Dome. Succede che Disney, che possiede Star Wars, decide: 'Sapete cosa? Forse vogliamo proiettare per tutta la stagione. Quindi andremo al Cinerama Dome e diremo che non può proiettare The Hateful Eight'"."E la gente di Arclight che possiede il Cinerama Dome ha detto: 'No no, non possiamo. Abbiamo un patto con la gente di The Hateful Eight di mostrarlo in 70 mm. È ciò che facciamo'. Ieri Disney è andata da Arclight e ha detto: 'No, proietterete Star Wars per tutta la durata delle feste e, se non lo fate, non vi consentiremo di avere Star Wars, il film più grande del mondo, non vi permetteremo di proiettarlo in nessun cinema Arclight'", ha continuato Tarantino."Hanno il film più grande del mondo. Parliamo di un solo fottuto teatro... Stanno facendo tutto quello che possono per fregarmi. È vendicativo, è perfido, è estorsione. Hanno minacciato Arclight, la compagnia che possiede il teatro. Hanno letteralmente minacciato Arclight. Non ce n'era bisogno. Ci sono un bel po' di film in uscita... Nessuno di noi è davvero in competizione con Star Wars". Una storia interessante, che getta una certa luce sugli strapoteri hollywoodiani e su Disney in particolare. (da: M. Pierri, "Quentin Tarantino contro Disney e Star Wars", http://www.wired.it/) L'obiettivo principale del brano è: |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Quentin Tarantino, si sa, non le manda a dire. Il bersaglio delle sue freccette questa volta è Disney, che avrebbe boicottato l'uscita del suo nuovo The Hateful Eight in un cinema a lui particolarmente caro � il Cinerama Dome di Los Angeles � non onorando un accordo esistente."Avremmo dovuto proiettare al Cinerama Dome il 25 dicembre. Avremmo aperto lì e proiettato esclusivamente lì per due settimane", ha dichiarato il regista di Bastardi senza gloria durante la trasmissione radiofonica di Howard Stern, "E Star Wars avrebbe dovuto proiettare prima di noi. E io sono cresciuto a Los Angeles, quindi credo che il Cinerama Dome sia una bomba e mi immaginavo di vedere il film al Cinerama Dome. Succede che Disney, che possiede Star Wars, decide: 'Sapete cosa? Forse vogliamo proiettare per tutta la stagione. Quindi andremo al Cinerama Dome e diremo che non può proiettare The Hateful Eight'"."E la gente di Arclight che possiede il Cinerama Dome ha detto: 'No no, non possiamo. Abbiamo un patto con la gente di The Hateful Eight di mostrarlo in 70 mm. È ciò che facciamo'. Ieri Disney è andata da Arclight e ha detto: 'No, proietterete Star Wars per tutta la durata delle feste e, se non lo fate, non vi consentiremo di avere Star Wars, il film più grande del mondo, non vi permetteremo di proiettarlo in nessun cinema Arclight'", ha continuato Tarantino."Hanno il film più grande del mondo. Parliamo di un solo fottuto teatro... Stanno facendo tutto quello che possono per fregarmi. È vendicativo, è perfido, è estorsione. Hanno minacciato Arclight, la compagnia che possiede il teatro. Hanno letteralmente minacciato Arclight. Non ce n'era bisogno. Ci sono un bel po' di film in uscita... Nessuno di noi è davvero in competizione con Star Wars". Una storia interessante, che getta una certa luce sugli strapoteri hollywoodiani e su Disney in particolare. (da: M. Pierri, "Quentin Tarantino contro Disney e Star Wars", http://www.wired.it/) Dal brano si può dedurre che Tarantino: |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Quentin Tarantino, si sa, non le manda a dire. Il bersaglio delle sue freccette questa volta è Disney, che avrebbe boicottato l'uscita del suo nuovo The Hateful Eight in un cinema a lui particolarmente caro � il Cinerama Dome di Los Angeles � non onorando un accordo esistente."Avremmo dovuto proiettare al Cinerama Dome il 25 dicembre. Avremmo aperto lì e proiettato esclusivamente lì per due settimane", ha dichiarato il regista di Bastardi senza gloria durante la trasmissione radiofonica di Howard Stern, "E Star Wars avrebbe dovuto proiettare prima di noi. E io sono cresciuto a Los Angeles, quindi credo che il Cinerama Dome sia una bomba e mi immaginavo di vedere il film al Cinerama Dome. Succede che Disney, che possiede Star Wars, decide: 'Sapete cosa? Forse vogliamo proiettare per tutta la stagione. Quindi andremo al Cinerama Dome e diremo che non può proiettare The Hateful Eight'"."E la gente di Arclight che possiede il Cinerama Dome ha detto: 'No no, non possiamo. Abbiamo un patto con la gente di The Hateful Eight di mostrarlo in 70 mm. È ciò che facciamo'. Ieri Disney è andata da Arclight e ha detto: 'No, proietterete Star Wars per tutta la durata delle feste e, se non lo fate, non vi consentiremo di avere Star Wars, il film più grande del mondo, non vi permetteremo di proiettarlo in nessun cinema Arclight'", ha continuato Tarantino."Hanno il film più grande del mondo. Parliamo di un solo fottuto teatro... Stanno facendo tutto quello che possono per fregarmi. È vendicativo, è perfido, è estorsione. Hanno minacciato Arclight, la compagnia che possiede il teatro. Hanno letteralmente minacciato Arclight. Non ce n'era bisogno. Ci sono un bel po' di film in uscita... Nessuno di noi è davvero in competizione con Star Wars". Una storia interessante, che getta una certa luce sugli strapoteri hollywoodiani e su Disney in particolare. (da: M. Pierri, "Quentin Tarantino contro Disney e Star Wars", http://www.wired.it/) Il brano è presumibilmente tratto da: |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Quentin Tarantino, si sa, non le manda a dire. Il bersaglio delle sue freccette questa volta è Disney, che avrebbe boicottato l'uscita del suo nuovo The Hateful Eight in un cinema a lui particolarmente caro � il Cinerama Dome di Los Angeles � non onorando un accordo esistente."Avremmo dovuto proiettare al Cinerama Dome il 25 dicembre. Avremmo aperto lì e proiettato esclusivamente lì per due settimane", ha dichiarato il regista di Bastardi senza gloria durante la trasmissione radiofonica di Howard Stern, "E Star Wars avrebbe dovuto proiettare prima di noi. E io sono cresciuto a Los Angeles, quindi credo che il Cinerama Dome sia una bomba e mi immaginavo di vedere il film al Cinerama Dome. Succede che Disney, che possiede Star Wars, decide: 'Sapete cosa? Forse vogliamo proiettare per tutta la stagione. Quindi andremo al Cinerama Dome e diremo che non può proiettare The Hateful Eight'"."E la gente di Arclight che possiede il Cinerama Dome ha detto: 'No no, non possiamo. Abbiamo un patto con la gente di The Hateful Eight di mostrarlo in 70 mm. È ciò che facciamo'. Ieri Disney è andata da Arclight e ha detto: 'No, proietterete Star Wars per tutta la durata delle feste e, se non lo fate, non vi consentiremo di avere Star Wars, il film più grande del mondo, non vi permetteremo di proiettarlo in nessun cinema Arclight'", ha continuato Tarantino."Hanno il film più grande del mondo. Parliamo di un solo fottuto teatro... Stanno facendo tutto quello che possono per fregarmi. È vendicativo, è perfido, è estorsione. Hanno minacciato Arclight, la compagnia che possiede il teatro. Hanno letteralmente minacciato Arclight. Non ce n'era bisogno. Ci sono un bel po' di film in uscita... Nessuno di noi è davvero in competizione con Star Wars". Una storia interessante, che getta una certa luce sugli strapoteri hollywoodiani e su Disney in particolare. (da: M. Pierri, "Quentin Tarantino contro Disney e Star Wars", http://www.wired.it/) Quale delle seguenti affermazioni NON è deducibile dal brano? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Quentin Tarantino, si sa, non le manda a dire. Il bersaglio delle sue freccette questa volta è Disney, che avrebbe boicottato l'uscita del suo nuovo The Hateful Eight in un cinema a lui particolarmente caro � il Cinerama Dome di Los Angeles � non onorando un accordo esistente."Avremmo dovuto proiettare al Cinerama Dome il 25 dicembre. Avremmo aperto lì e proiettato esclusivamente lì per due settimane", ha dichiarato il regista di Bastardi senza gloria durante la trasmissione radiofonica di Howard Stern, "E Star Wars avrebbe dovuto proiettare prima di noi. E io sono cresciuto a Los Angeles, quindi credo che il Cinerama Dome sia una bomba e mi immaginavo di vedere il film al Cinerama Dome. Succede che Disney, che possiede Star Wars, decide: 'Sapete cosa? Forse vogliamo proiettare per tutta la stagione. Quindi andremo al Cinerama Dome e diremo che non può proiettare The Hateful Eight'"."E la gente di Arclight che possiede il Cinerama Dome ha detto: 'No no, non possiamo. Abbiamo un patto con la gente di The Hateful Eight di mostrarlo in 70 mm. È ciò che facciamo'. Ieri Disney è andata da Arclight e ha detto: 'No, proietterete Star Wars per tutta la durata delle feste e, se non lo fate, non vi consentiremo di avere Star Wars, il film più grande del mondo, non vi permetteremo di proiettarlo in nessun cinema Arclight'", ha continuato Tarantino."Hanno il film più grande del mondo. Parliamo di un solo fottuto teatro... Stanno facendo tutto quello che possono per fregarmi. È vendicativo, è perfido, è estorsione. Hanno minacciato Arclight, la compagnia che possiede il teatro. Hanno letteralmente minacciato Arclight. Non ce n'era bisogno. Ci sono un bel po' di film in uscita... Nessuno di noi è davvero in competizione con Star Wars". Una storia interessante, che getta una certa luce sugli strapoteri hollywoodiani e su Disney in particolare. (da: M. Pierri, "Quentin Tarantino contro Disney e Star Wars", http://www.wired.it/) La Disney ha minacciato: |
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Leggere attentamente il seguente brano. Quando assistiamo a quello che sta avvenendo nei paesi occidentali � parliamo dell'Italia, ma vale per tutti gli altri paesi, si guardi a quel che succede in Europa � spesso ci viene il desiderio, la voglia, che ci sia qualcosa di meno, chiamarlo meno democratico forse è sbagliato, diciamo di più dirigenziale. L'Europa, per esempio, non può andare avanti in questa maniera. Dopo la seconda guerra mondiale i padri fondatori hanno voluto creare un'Europa senza più guerra, un'Europa unita, e hanno ragionato partendo dal fondo, cioè dalla moneta.La moneta come legame e collante tra diverse nazioni: come si fa a fare una guerra se entrambi abbiamo una moneta comune? Non possiamo che andare d'accordo. E invece hanno sbagliato. La moneta comune non ha portato il benessere immaginato. La realtà europea oggi è questa. Non si possono avere 27 paesi che fanno parte dell'Unione Europea, con una Gran Bretagna che guarda più dall'altra parte dell'Atlantico o una Francia che si ribella quando le si chiede di rinunciare a un pezzo di sovranità. Ci vuole forse, non dico un po' meno di democrazia, ma un po' più di serietà, un po' più di senso civico del paese, della storia. Noi non ce l'abbiamo. L'Europa non ce l'ha più e forse dalla Cina dobbiamo prendere qualche insegnamento. (Da: Perretti, intervista a Cesare Romiti in Economia e Mangement, Etas, 2012) Che cosa intende lo scrivente quando parla di un desiderio di "qualcosa di più dirigenziale"?