Tutte le domande del quiz : Branitratto da:Guardia di Finanza Quiz - 631 allievi marescialli 2018 (90° corso) Concorso pubblico, per titoli ed esami, per 631 allievi marescialli 2018  Esercitati su questo Quiz  |
RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Secondo precedenti ricerche, a partire dalla fine dell'ultima glaciazione, la crescita della popolazione umana sul lungo termine è stata dello 0,04 per cento per anno. Si tratta di un valore che si riscontra in diverse parti del mondo con differenti condizioni climatiche, e che è rimasto di fatto invariato fino a circa 200 anni fa, quando una serie di fattori ha portato a tassi di crescita più elevati. Attualmente, la popolazione umana mondiale cresce a un tasso medio dell'uno per cento per anno.Gli autori hanno effettuato un'analisi statistica delle datazioni al radiocarbonio dei resti fossili relativi a insediamenti preistorici di popolazioni di cacciatori-raccoglitori vissute tra 6.000 e 13.000 anni fa in una regione che si trova a cavallo tra gli Stati del Wyoming e del Colorado. Questi dati forniscono una documentazione piuttosto precisa della dimensione di queste popolazioni e quindi anche del loro tasso di crescita annuo, risultato pari allo 0,041 per cento, in linea con la crescita di altre regioni in tutto il Nord America, pur con fluttuazioni a breve termine che durano da alcune centinaia a mille anni in specifiche regioni. Nello stesso periodo, le popolazioni europee erano già passate a un sostentamento basato sull'agricoltura, ma il loro tasso di crescita era praticamente lo stesso."Questa somiglianza nei tassi di crescita indica che gli esseri umani preistorici erano efficacemente adattati al loro ambiente, al punto che la pressione ambientale specifica di ogni regione non era il principale meccanismo di regolazione della crescita della popolazione a lungo termine", scrivono gli autori.In definitiva, l'introduzione dell'agricoltura non può essere collegata a un aumento del tasso annuo a lungo termine della crescita della popolazione. Probabilmente, i fattori determinanti erano di natura globale ed erano connessi al cambiamento climatico, o a fattori biologici che influenzano l'aspettativa di via o il tasso di fecondità, come per esempio le malattie. Per avere un riscontro [1] più preciso su base sperimentale, sottolineano gli autori, sarebbero necessarie nuove analisi su ulteriori datazioni al radiocarbonio. (da: www.lescienze.it) Nel testo, la parola "riscontro" [1] potrebbe essere sostituita da: |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Secondo precedenti ricerche, a partire dalla fine dell'ultima glaciazione, la crescita della popolazione umana sul lungo termine è stata dello 0,04 per cento per anno. Si tratta di un valore che si riscontra in diverse parti del mondo con differenti condizioni climatiche, e che è rimasto di fatto invariato fino a circa 200 anni fa, quando una serie di fattori ha portato a tassi di crescita più elevati. Attualmente, la popolazione umana mondiale cresce a un tasso medio dell'uno per cento per anno.Gli autori hanno effettuato un'analisi statistica delle datazioni al radiocarbonio dei resti fossili relativi a insediamenti preistorici di popolazioni di cacciatori-raccoglitori vissute tra 6.000 e 13.000 anni fa in una regione che si trova a cavallo tra gli Stati del Wyoming e del Colorado. Questi dati forniscono una documentazione piuttosto precisa della dimensione di queste popolazioni e quindi anche del loro tasso di crescita annuo, risultato pari allo 0,041 per cento, in linea con la crescita di altre regioni in tutto il Nord America, pur con fluttuazioni a breve termine che durano da alcune centinaia a mille anni in specifiche regioni. Nello stesso periodo, le popolazioni europee erano già passate a un sostentamento basato sull'agricoltura, ma il loro tasso di crescita era praticamente lo stesso."Questa somiglianza nei tassi di crescita indica che gli esseri umani preistorici erano efficacemente adattati al loro ambiente, al punto che la pressione ambientale specifica di ogni regione non era il principale meccanismo di regolazione della crescita della popolazione a lungo termine", scrivono gli autori.In definitiva, l'introduzione dell'agricoltura non può essere collegata a un aumento del tasso annuo a lungo termine della crescita della popolazione. Probabilmente, i fattori determinanti erano di natura globale ed erano connessi al cambiamento climatico, o a fattori biologici che influenzano l'aspettativa di via o il tasso di fecondità, come per esempio le malattie. Per avere un riscontro [1] più preciso su base sperimentale, sottolineano gli autori, sarebbero necessarie nuove analisi su ulteriori datazioni al radiocarbonio. (da: www.lescienze.it) Quale delle seguenti affermazioni sull'introduzione dell'agricoltura è deducibile dal brano? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Secondo precedenti ricerche, a partire dalla fine dell'ultima glaciazione, la crescita della popolazione umana sul lungo termine è stata dello 0,04 per cento per anno. Si tratta di un valore che si riscontra in diverse parti del mondo con differenti condizioni climatiche, e che è rimasto di fatto invariato fino a circa 200 anni fa, quando una serie di fattori ha portato a tassi di crescita più elevati. Attualmente, la popolazione umana mondiale cresce a un tasso medio dell'uno per cento per anno.Gli autori hanno effettuato un'analisi statistica delle datazioni al radiocarbonio dei resti fossili relativi a insediamenti preistorici di popolazioni di cacciatori-raccoglitori vissute tra 6.000 e 13.000 anni fa in una regione che si trova a cavallo tra gli Stati del Wyoming e del Colorado. Questi dati forniscono una documentazione piuttosto precisa della dimensione di queste popolazioni e quindi anche del loro tasso di crescita annuo, risultato pari allo 0,041 per cento, in linea con la crescita di altre regioni in tutto il Nord America, pur con fluttuazioni a breve termine che durano da alcune centinaia a mille anni in specifiche regioni. Nello stesso periodo, le popolazioni europee erano già passate a un sostentamento basato sull'agricoltura, ma il loro tasso di crescita era praticamente lo stesso."Questa somiglianza nei tassi di crescita indica che gli esseri umani preistorici erano efficacemente adattati al loro ambiente, al punto che la pressione ambientale specifica di ogni regione non era il principale meccanismo di regolazione della crescita della popolazione a lungo termine", scrivono gli autori.In definitiva, l'introduzione dell'agricoltura non può essere collegata a un aumento del tasso annuo a lungo termine della crescita della popolazione. Probabilmente, i fattori determinanti erano di natura globale ed erano connessi al cambiamento climatico, o a fattori biologici che influenzano l'aspettativa di via o il tasso di fecondità, come per esempio le malattie. Per avere un riscontro [1] più preciso su base sperimentale, sottolineano gli autori, sarebbero necessarie nuove analisi su ulteriori datazioni al radiocarbonio. (da: www.lescienze.it) Secondo la ricerca, le popolazioni basate sull'agricoltura rispetto a quelle pre-agricole crescono: |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Secondo precedenti ricerche, a partire dalla fine dell'ultima glaciazione, la crescita della popolazione umana sul lungo termine è stata dello 0,04 per cento per anno. Si tratta di un valore che si riscontra in diverse parti del mondo con differenti condizioni climatiche, e che è rimasto di fatto invariato fino a circa 200 anni fa, quando una serie di fattori ha portato a tassi di crescita più elevati. Attualmente, la popolazione umana mondiale cresce a un tasso medio dell'uno per cento per anno.Gli autori hanno effettuato un'analisi statistica delle datazioni al radiocarbonio dei resti fossili relativi a insediamenti preistorici di popolazioni di cacciatori-raccoglitori vissute tra 6.000 e 13.000 anni fa in una regione che si trova a cavallo tra gli Stati del Wyoming e del Colorado. Questi dati forniscono una documentazione piuttosto precisa della dimensione di queste popolazioni e quindi anche del loro tasso di crescita annuo, risultato pari allo 0,041 per cento, in linea con la crescita di altre regioni in tutto il Nord America, pur con fluttuazioni a breve termine che durano da alcune centinaia a mille anni in specifiche regioni. Nello stesso periodo, le popolazioni europee erano già passate a un sostentamento basato sull'agricoltura, ma il loro tasso di crescita era praticamente lo stesso."Questa somiglianza nei tassi di crescita indica che gli esseri umani preistorici erano efficacemente adattati al loro ambiente, al punto che la pressione ambientale specifica di ogni regione non era il principale meccanismo di regolazione della crescita della popolazione a lungo termine", scrivono gli autori.In definitiva, l'introduzione dell'agricoltura non può essere collegata a un aumento del tasso annuo a lungo termine della crescita della popolazione. Probabilmente, i fattori determinanti erano di natura globale ed erano connessi al cambiamento climatico, o a fattori biologici che influenzano l'aspettativa di via o il tasso di fecondità, come per esempio le malattie. Per avere un riscontro [1] più preciso su base sperimentale, sottolineano gli autori, sarebbero necessarie nuove analisi su ulteriori datazioni al radiocarbonio. (da: www.lescienze.it) Negli ultimi duecento anni la popolazione è: |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Secondo precedenti ricerche, a partire dalla fine dell'ultima glaciazione, la crescita della popolazione umana sul lungo termine è stata dello 0,04 per cento per anno. Si tratta di un valore che si riscontra in diverse parti del mondo con differenti condizioni climatiche, e che è rimasto di fatto invariato fino a circa 200 anni fa, quando una serie di fattori ha portato a tassi di crescita più elevati. Attualmente, la popolazione umana mondiale cresce a un tasso medio dell'uno per cento per anno.Gli autori hanno effettuato un'analisi statistica delle datazioni al radiocarbonio dei resti fossili relativi a insediamenti preistorici di popolazioni di cacciatori-raccoglitori vissute tra 6.000 e 13.000 anni fa in una regione che si trova a cavallo tra gli Stati del Wyoming e del Colorado. Questi dati forniscono una documentazione piuttosto precisa della dimensione di queste popolazioni e quindi anche del loro tasso di crescita annuo, risultato pari allo 0,041 per cento, in linea con la crescita di altre regioni in tutto il Nord America, pur con fluttuazioni a breve termine che durano da alcune centinaia a mille anni in specifiche regioni. Nello stesso periodo, le popolazioni europee erano già passate a un sostentamento basato sull'agricoltura, ma il loro tasso di crescita era praticamente lo stesso."Questa somiglianza nei tassi di crescita indica che gli esseri umani preistorici erano efficacemente adattati al loro ambiente, al punto che la pressione ambientale specifica di ogni regione non era il principale meccanismo di regolazione della crescita della popolazione a lungo termine", scrivono gli autori.In definitiva, l'introduzione dell'agricoltura non può essere collegata a un aumento del tasso annuo a lungo termine della crescita della popolazione. Probabilmente, i fattori determinanti erano di natura globale ed erano connessi al cambiamento climatico, o a fattori biologici che influenzano l'aspettativa di via o il tasso di fecondità, come per esempio le malattie. Per avere un riscontro [1] più preciso su base sperimentale, sottolineano gli autori, sarebbero necessarie nuove analisi su ulteriori datazioni al radiocarbonio. (da: www.lescienze.it) La crescita della popolazione umana sul lungo termine è stata dello 0,04 per cento per anno, un valore che si riscontra: |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Sempre più spesso vengono trovati spiaggiati sui lidi californiani o in luoghi dove la loro presenza non è normale. Accade ai leoni marini. Ma il fenomeno ora ha una spiegazione. Si chiama diatomea ed è un'alga marina che produce una neurotossina che progressivamente non solo disorienta questi animali in mare, ma ne danneggia anche la memoria.Lo hanno chiarito i ricercatori dell'università della California di Santa Cruz, che per la prima volta hanno eseguito delle risonanze magnetiche su alcuni di questi mammiferi.Nello studio, pubblicato sulla rivista "Science", gli studiosi, oltre a confermare i danni di questa tossina � l'acido domoico � sulla memoria spaziale, hanno anche accertato che danneggia la capacità dei leoni marini di navigare e sopravvivere in natura. Da tempo sono noti gli effetti di questa tossina sui leoni marini, dato che ogni anno centinaia di loro si arenano sulle spiagge californiane con i sintomi dell'avvelenamento da acido domoico, cioè disorientamento e crisi epilettiche. Finora però non era stato possibile valutarne l'impatto sugli esemplari che vivono liberi in natura [1].I ricercatori, coordinati da Peter Cook, hanno studiato 30 leoni marini, facendo eseguire loro dei test comportamentali per valutarne la memoria spaziale e poi sottoponendoli a risonanza per vedere l'estensione delle lesioni al cervello. Hanno così scoperto che la tossina danneggia l'area cerebrale coinvolta nella memoria, chiamata ippocampo. Questo rende più difficile la sopravvivenza degli animali perché per i leoni marini diventa più difficile trovare il cibo. La scoperta spiega inoltre gli episodi in cui gli animali sono stati trovati in posti insolitamente lontani dal loro habitat. "Resta da chiarire quanto debba essere pesante l'esposizione alla tossina per causare questo tipo di danni", commenta Cook, "e ancora non conosciamo gli effetti di un'esposizione ripetuta a basse dosi". La tossina riduce inoltre i collegamenti tra l'ippocampo e il talamo, fondamentali per la formazione della memoria a episodi di roditori e umani. "Ciò suggerisce", concludono i ricercatori, "che questi animali soffrano di vasti disturbi alla memoria, non solo spaziale". (da: "Quell'alga cancella la memoria ai leoni marini", Repubblica.it) Dal brano si può dedurre che la ricerca condotta dai ricercatori dell'Università della California di Santa Cruz: |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Sempre più spesso vengono trovati spiaggiati sui lidi californiani o in luoghi dove la loro presenza non è normale. Accade ai leoni marini. Ma il fenomeno ora ha una spiegazione. Si chiama diatomea ed è un'alga marina che produce una neurotossina che progressivamente non solo disorienta questi animali in mare, ma ne danneggia anche la memoria.Lo hanno chiarito i ricercatori dell'università della California di Santa Cruz, che per la prima volta hanno eseguito delle risonanze magnetiche su alcuni di questi mammiferi.Nello studio, pubblicato sulla rivista "Science", gli studiosi, oltre a confermare i danni di questa tossina � l'acido domoico � sulla memoria spaziale, hanno anche accertato che danneggia la capacità dei leoni marini di navigare e sopravvivere in natura. Da tempo sono noti gli effetti di questa tossina sui leoni marini, dato che ogni anno centinaia di loro si arenano sulle spiagge californiane con i sintomi dell'avvelenamento da acido domoico, cioè disorientamento e crisi epilettiche. Finora però non era stato possibile valutarne l'impatto sugli esemplari che vivono liberi in natura [1].I ricercatori, coordinati da Peter Cook, hanno studiato 30 leoni marini, facendo eseguire loro dei test comportamentali per valutarne la memoria spaziale e poi sottoponendoli a risonanza per vedere l'estensione delle lesioni al cervello. Hanno così scoperto che la tossina danneggia l'area cerebrale coinvolta nella memoria, chiamata ippocampo. Questo rende più difficile la sopravvivenza degli animali perché per i leoni marini diventa più difficile trovare il cibo. La scoperta spiega inoltre gli episodi in cui gli animali sono stati trovati in posti insolitamente lontani dal loro habitat. "Resta da chiarire quanto debba essere pesante l'esposizione alla tossina per causare questo tipo di danni", commenta Cook, "e ancora non conosciamo gli effetti di un'esposizione ripetuta a basse dosi". La tossina riduce inoltre i collegamenti tra l'ippocampo e il talamo, fondamentali per la formazione della memoria a episodi di roditori e umani. "Ciò suggerisce", concludono i ricercatori, "che questi animali soffrano di vasti disturbi alla memoria, non solo spaziale". (da: "Quell'alga cancella la memoria ai leoni marini", Repubblica.it) L'ippocampo è: |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Sempre più spesso vengono trovati spiaggiati sui lidi californiani o in luoghi dove la loro presenza non è normale. Accade ai leoni marini. Ma il fenomeno ora ha una spiegazione. Si chiama diatomea ed è un'alga marina che produce una neurotossina che progressivamente non solo disorienta questi animali in mare, ma ne danneggia anche la memoria.Lo hanno chiarito i ricercatori dell'università della California di Santa Cruz, che per la prima volta hanno eseguito delle risonanze magnetiche su alcuni di questi mammiferi.Nello studio, pubblicato sulla rivista "Science", gli studiosi, oltre a confermare i danni di questa tossina � l'acido domoico � sulla memoria spaziale, hanno anche accertato che danneggia la capacità dei leoni marini di navigare e sopravvivere in natura. Da tempo sono noti gli effetti di questa tossina sui leoni marini, dato che ogni anno centinaia di loro si arenano sulle spiagge californiane con i sintomi dell'avvelenamento da acido domoico, cioè disorientamento e crisi epilettiche. Finora però non era stato possibile valutarne l'impatto sugli esemplari che vivono liberi in natura [1].I ricercatori, coordinati da Peter Cook, hanno studiato 30 leoni marini, facendo eseguire loro dei test comportamentali per valutarne la memoria spaziale e poi sottoponendoli a risonanza per vedere l'estensione delle lesioni al cervello. Hanno così scoperto che la tossina danneggia l'area cerebrale coinvolta nella memoria, chiamata ippocampo. Questo rende più difficile la sopravvivenza degli animali perché per i leoni marini diventa più difficile trovare il cibo. La scoperta spiega inoltre gli episodi in cui gli animali sono stati trovati in posti insolitamente lontani dal loro habitat. "Resta da chiarire quanto debba essere pesante l'esposizione alla tossina per causare questo tipo di danni", commenta Cook, "e ancora non conosciamo gli effetti di un'esposizione ripetuta a basse dosi". La tossina riduce inoltre i collegamenti tra l'ippocampo e il talamo, fondamentali per la formazione della memoria a episodi di roditori e umani. "Ciò suggerisce", concludono i ricercatori, "che questi animali soffrano di vasti disturbi alla memoria, non solo spaziale". (da: "Quell'alga cancella la memoria ai leoni marini", Repubblica.it) Con quale criterio sono stati selezionati dai ricercatori i 30 leoni marini? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Sempre più spesso vengono trovati spiaggiati sui lidi californiani o in luoghi dove la loro presenza non è normale. Accade ai leoni marini. Ma il fenomeno ora ha una spiegazione. Si chiama diatomea ed è un'alga marina che produce una neurotossina che progressivamente non solo disorienta questi animali in mare, ma ne danneggia anche la memoria.Lo hanno chiarito i ricercatori dell'università della California di Santa Cruz, che per la prima volta hanno eseguito delle risonanze magnetiche su alcuni di questi mammiferi.Nello studio, pubblicato sulla rivista "Science", gli studiosi, oltre a confermare i danni di questa tossina � l'acido domoico � sulla memoria spaziale, hanno anche accertato che danneggia la capacità dei leoni marini di navigare e sopravvivere in natura. Da tempo sono noti gli effetti di questa tossina sui leoni marini, dato che ogni anno centinaia di loro si arenano sulle spiagge californiane con i sintomi dell'avvelenamento da acido domoico, cioè disorientamento e crisi epilettiche. Finora però non era stato possibile valutarne l'impatto sugli esemplari che vivono liberi in natura [1].I ricercatori, coordinati da Peter Cook, hanno studiato 30 leoni marini, facendo eseguire loro dei test comportamentali per valutarne la memoria spaziale e poi sottoponendoli a risonanza per vedere l'estensione delle lesioni al cervello. Hanno così scoperto che la tossina danneggia l'area cerebrale coinvolta nella memoria, chiamata ippocampo. Questo rende più difficile la sopravvivenza degli animali perché per i leoni marini diventa più difficile trovare il cibo. La scoperta spiega inoltre gli episodi in cui gli animali sono stati trovati in posti insolitamente lontani dal loro habitat. "Resta da chiarire quanto debba essere pesante l'esposizione alla tossina per causare questo tipo di danni", commenta Cook, "e ancora non conosciamo gli effetti di un'esposizione ripetuta a basse dosi". La tossina riduce inoltre i collegamenti tra l'ippocampo e il talamo, fondamentali per la formazione della memoria a episodi di roditori e umani. "Ciò suggerisce", concludono i ricercatori, "che questi animali soffrano di vasti disturbi alla memoria, non solo spaziale". (da: "Quell'alga cancella la memoria ai leoni marini", Repubblica.it) Quale tra le seguenti affermazioni è deducibile dal brano? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Sempre più spesso vengono trovati spiaggiati sui lidi californiani o in luoghi dove la loro presenza non è normale. Accade ai leoni marini. Ma il fenomeno ora ha una spiegazione. Si chiama diatomea ed è un'alga marina che produce una neurotossina che progressivamente non solo disorienta questi animali in mare, ma ne danneggia anche la memoria.Lo hanno chiarito i ricercatori dell'università della California di Santa Cruz, che per la prima volta hanno eseguito delle risonanze magnetiche su alcuni di questi mammiferi.Nello studio, pubblicato sulla rivista "Science", gli studiosi, oltre a confermare i danni di questa tossina � l'acido domoico � sulla memoria spaziale, hanno anche accertato che danneggia la capacità dei leoni marini di navigare e sopravvivere in natura. Da tempo sono noti gli effetti di questa tossina sui leoni marini, dato che ogni anno centinaia di loro si arenano sulle spiagge californiane con i sintomi dell'avvelenamento da acido domoico, cioè disorientamento e crisi epilettiche. Finora però non era stato possibile valutarne l'impatto sugli esemplari che vivono liberi in natura [1].I ricercatori, coordinati da Peter Cook, hanno studiato 30 leoni marini, facendo eseguire loro dei test comportamentali per valutarne la memoria spaziale e poi sottoponendoli a risonanza per vedere l'estensione delle lesioni al cervello. Hanno così scoperto che la tossina danneggia l'area cerebrale coinvolta nella memoria, chiamata ippocampo. Questo rende più difficile la sopravvivenza degli animali perché per i leoni marini diventa più difficile trovare il cibo. La scoperta spiega inoltre gli episodi in cui gli animali sono stati trovati in posti insolitamente lontani dal loro habitat. "Resta da chiarire quanto debba essere pesante l'esposizione alla tossina per causare questo tipo di danni", commenta Cook, "e ancora non conosciamo gli effetti di un'esposizione ripetuta a basse dosi". La tossina riduce inoltre i collegamenti tra l'ippocampo e il talamo, fondamentali per la formazione della memoria a episodi di roditori e umani. "Ciò suggerisce", concludono i ricercatori, "che questi animali soffrano di vasti disturbi alla memoria, non solo spaziale". (da: "Quell'alga cancella la memoria ai leoni marini", Repubblica.it) Con l'espressione "Finora però non era stato possibile valutarne l'impatto sugli esemplari che vivono liberi in natura" [1] l'autore del brano intende dire che: |
RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Shiatsu è una parola di origine giapponese utilizzata a partire dagli anni Cinquanta: letteralmente è composta dai due termini shia, che significa "dito", e tsu, che significa "pressione", quindi "pressione con le dita".In questo tipo di massaggio, oltre che con le dita, le pressioni possono essere esercitate con la palma della mano, i gomiti, i piedi e le ginocchia.In modo più specifico lo Shiatsu può essere definito come l'applicazione di una pressione su un punto solo del corpo esercitata in vari modi che si alternino con regolarità. In tal modo si riesce ad equilibrare il funzionamento dei vari apparati dell'organismo e ad aumentarne la resistenza.Lo Shiatsu agisce principalmente sulla struttura ossea, sulle articolazioni, sui muscoli e sui tendini, operando nel contempo sul sistema nervoso e riducendo il dispendio energetico corporeo.Anche se differente nel metodo, lo Shiatsu condivide alcuni aspetti sia con il massaggio tradizionale orientale (l'Anma) sia con il massaggio occidentale (denominato in alcuni testi massaggio "europeo").In tutti e tre i metodi ci si avvale dell'uso istintivo delle mani come forma di terapia e ci si propone di normalizzare le funzioni dell'organismo. Anche se è presente qualche differenza per quanto riguarda i principi funzionali ed applicativi [1], le tre tecniche possono essere considerate molto simili, per via di una loro sostanziale affinità (uso delle mani, alta efficacia terapeutica). A volte gli stessi specialisti non riescono a determinare in modo preciso dove finisce l'una e dove comincia l'altra tecnica.In Oriente, e soprattutto in Giappone, queste tre tecniche manuali si sono succedute e sovrapposte, con un andamento che ha visto prima lo sviluppo dell'Anma, poi del massaggio occidentale e quindi dello Shiatsu.Infatti, molto tempo fa l'unico massaggio conosciuto in Cina e in Giappone era l'Anma, che veniva praticato da ciechi un po' ovunque in virtù della sua popolarità, della alta efficacia risolutiva e della facilità di applicazione. Il suo massimo momento di diffusione e sviluppo si ebbe durante il periodo Edo (1600-1860).L'Anma fu gradualmente sostituito dal massaggio occidentale dopo la seconda metà dell'Ottocento, cioè dopo che in Oriente, e soprattutto in Giappone, iniziò a diffondersi e ad attecchire fra i più vari strati sociali la cultura occidentale. (da: F. Meloni, "Lo Shiatsu", Gremese Editore) Dal brano si può dedurre che in Giappone la diffusione dello Shiatsu: |
RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Shiatsu è una parola di origine giapponese utilizzata a partire dagli anni Cinquanta: letteralmente è composta dai due termini shia, che significa "dito", e tsu, che significa "pressione", quindi "pressione con le dita".In questo tipo di massaggio, oltre che con le dita, le pressioni possono essere esercitate con la palma della mano, i gomiti, i piedi e le ginocchia.In modo più specifico lo Shiatsu può essere definito come l'applicazione di una pressione su un punto solo del corpo esercitata in vari modi che si alternino con regolarità. In tal modo si riesce ad equilibrare il funzionamento dei vari apparati dell'organismo e ad aumentarne la resistenza.Lo Shiatsu agisce principalmente sulla struttura ossea, sulle articolazioni, sui muscoli e sui tendini, operando nel contempo sul sistema nervoso e riducendo il dispendio energetico corporeo.Anche se differente nel metodo, lo Shiatsu condivide alcuni aspetti sia con il massaggio tradizionale orientale (l'Anma) sia con il massaggio occidentale (denominato in alcuni testi massaggio "europeo").In tutti e tre i metodi ci si avvale dell'uso istintivo delle mani come forma di terapia e ci si propone di normalizzare le funzioni dell'organismo. Anche se è presente qualche differenza per quanto riguarda i principi funzionali ed applicativi [1], le tre tecniche possono essere considerate molto simili, per via di una loro sostanziale affinità (uso delle mani, alta efficacia terapeutica). A volte gli stessi specialisti non riescono a determinare in modo preciso dove finisce l'una e dove comincia l'altra tecnica.In Oriente, e soprattutto in Giappone, queste tre tecniche manuali si sono succedute e sovrapposte, con un andamento che ha visto prima lo sviluppo dell'Anma, poi del massaggio occidentale e quindi dello Shiatsu.Infatti, molto tempo fa l'unico massaggio conosciuto in Cina e in Giappone era l'Anma, che veniva praticato da ciechi un po' ovunque in virtù della sua popolarità, della alta efficacia risolutiva e della facilità di applicazione. Il suo massimo momento di diffusione e sviluppo si ebbe durante il periodo Edo (1600-1860).L'Anma fu gradualmente sostituito dal massaggio occidentale dopo la seconda metà dell'Ottocento, cioè dopo che in Oriente, e soprattutto in Giappone, iniziò a diffondersi e ad attecchire fra i più vari strati sociali la cultura occidentale. (da: F. Meloni, "Lo Shiatsu", Gremese Editore) Una specificità dello Shiatsu rispetto alle altre forme di massaggio citate è: |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Shiatsu è una parola di origine giapponese utilizzata a partire dagli anni Cinquanta: letteralmente è composta dai due termini shia, che significa "dito", e tsu, che significa "pressione", quindi "pressione con le dita".In questo tipo di massaggio, oltre che con le dita, le pressioni possono essere esercitate con la palma della mano, i gomiti, i piedi e le ginocchia.In modo più specifico lo Shiatsu può essere definito come l'applicazione di una pressione su un punto solo del corpo esercitata in vari modi che si alternino con regolarità. In tal modo si riesce ad equilibrare il funzionamento dei vari apparati dell'organismo e ad aumentarne la resistenza.Lo Shiatsu agisce principalmente sulla struttura ossea, sulle articolazioni, sui muscoli e sui tendini, operando nel contempo sul sistema nervoso e riducendo il dispendio energetico corporeo.Anche se differente nel metodo, lo Shiatsu condivide alcuni aspetti sia con il massaggio tradizionale orientale (l'Anma) sia con il massaggio occidentale (denominato in alcuni testi massaggio "europeo").In tutti e tre i metodi ci si avvale dell'uso istintivo delle mani come forma di terapia e ci si propone di normalizzare le funzioni dell'organismo. Anche se è presente qualche differenza per quanto riguarda i principi funzionali ed applicativi [1], le tre tecniche possono essere considerate molto simili, per via di una loro sostanziale affinità (uso delle mani, alta efficacia terapeutica). A volte gli stessi specialisti non riescono a determinare in modo preciso dove finisce l'una e dove comincia l'altra tecnica.In Oriente, e soprattutto in Giappone, queste tre tecniche manuali si sono succedute e sovrapposte, con un andamento che ha visto prima lo sviluppo dell'Anma, poi del massaggio occidentale e quindi dello Shiatsu.Infatti, molto tempo fa l'unico massaggio conosciuto in Cina e in Giappone era l'Anma, che veniva praticato da ciechi un po' ovunque in virtù della sua popolarità, della alta efficacia risolutiva e della facilità di applicazione. Il suo massimo momento di diffusione e sviluppo si ebbe durante il periodo Edo (1600-1860).L'Anma fu gradualmente sostituito dal massaggio occidentale dopo la seconda metà dell'Ottocento, cioè dopo che in Oriente, e soprattutto in Giappone, iniziò a diffondersi e ad attecchire fra i più vari strati sociali la cultura occidentale. (da: F. Meloni, "Lo Shiatsu", Gremese Editore) Quale delle seguenti cause mise in ombra l'Anma in Oriente? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Shiatsu è una parola di origine giapponese utilizzata a partire dagli anni Cinquanta: letteralmente è composta dai due termini shia, che significa "dito", e tsu, che significa "pressione", quindi "pressione con le dita".In questo tipo di massaggio, oltre che con le dita, le pressioni possono essere esercitate con la palma della mano, i gomiti, i piedi e le ginocchia.In modo più specifico lo Shiatsu può essere definito come l'applicazione di una pressione su un punto solo del corpo esercitata in vari modi che si alternino con regolarità. In tal modo si riesce ad equilibrare il funzionamento dei vari apparati dell'organismo e ad aumentarne la resistenza.Lo Shiatsu agisce principalmente sulla struttura ossea, sulle articolazioni, sui muscoli e sui tendini, operando nel contempo sul sistema nervoso e riducendo il dispendio energetico corporeo.Anche se differente nel metodo, lo Shiatsu condivide alcuni aspetti sia con il massaggio tradizionale orientale (l'Anma) sia con il massaggio occidentale (denominato in alcuni testi massaggio "europeo").In tutti e tre i metodi ci si avvale dell'uso istintivo delle mani come forma di terapia e ci si propone di normalizzare le funzioni dell'organismo. Anche se è presente qualche differenza per quanto riguarda i principi funzionali ed applicativi [1], le tre tecniche possono essere considerate molto simili, per via di una loro sostanziale affinità (uso delle mani, alta efficacia terapeutica). A volte gli stessi specialisti non riescono a determinare in modo preciso dove finisce l'una e dove comincia l'altra tecnica.In Oriente, e soprattutto in Giappone, queste tre tecniche manuali si sono succedute e sovrapposte, con un andamento che ha visto prima lo sviluppo dell'Anma, poi del massaggio occidentale e quindi dello Shiatsu.Infatti, molto tempo fa l'unico massaggio conosciuto in Cina e in Giappone era l'Anma, che veniva praticato da ciechi un po' ovunque in virtù della sua popolarità, della alta efficacia risolutiva e della facilità di applicazione. Il suo massimo momento di diffusione e sviluppo si ebbe durante il periodo Edo (1600-1860).L'Anma fu gradualmente sostituito dal massaggio occidentale dopo la seconda metà dell'Ottocento, cioè dopo che in Oriente, e soprattutto in Giappone, iniziò a diffondersi e ad attecchire fra i più vari strati sociali la cultura occidentale. (da: F. Meloni, "Lo Shiatsu", Gremese Editore) Quale fu la causa del successo dello Shiatsu in Oriente? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Shiatsu è una parola di origine giapponese utilizzata a partire dagli anni Cinquanta: letteralmente è composta dai due termini shia, che significa "dito", e tsu, che significa "pressione", quindi "pressione con le dita".In questo tipo di massaggio, oltre che con le dita, le pressioni possono essere esercitate con la palma della mano, i gomiti, i piedi e le ginocchia.In modo più specifico lo Shiatsu può essere definito come l'applicazione di una pressione su un punto solo del corpo esercitata in vari modi che si alternino con regolarità. In tal modo si riesce ad equilibrare il funzionamento dei vari apparati dell'organismo e ad aumentarne la resistenza.Lo Shiatsu agisce principalmente sulla struttura ossea, sulle articolazioni, sui muscoli e sui tendini, operando nel contempo sul sistema nervoso e riducendo il dispendio energetico corporeo.Anche se differente nel metodo, lo Shiatsu condivide alcuni aspetti sia con il massaggio tradizionale orientale (l'Anma) sia con il massaggio occidentale (denominato in alcuni testi massaggio "europeo").In tutti e tre i metodi ci si avvale dell'uso istintivo delle mani come forma di terapia e ci si propone di normalizzare le funzioni dell'organismo. Anche se è presente qualche differenza per quanto riguarda i principi funzionali ed applicativi [1], le tre tecniche possono essere considerate molto simili, per via di una loro sostanziale affinità (uso delle mani, alta efficacia terapeutica). A volte gli stessi specialisti non riescono a determinare in modo preciso dove finisce l'una e dove comincia l'altra tecnica.In Oriente, e soprattutto in Giappone, queste tre tecniche manuali si sono succedute e sovrapposte, con un andamento che ha visto prima lo sviluppo dell'Anma, poi del massaggio occidentale e quindi dello Shiatsu.Infatti, molto tempo fa l'unico massaggio conosciuto in Cina e in Giappone era l'Anma, che veniva praticato da ciechi un po' ovunque in virtù della sua popolarità, della alta efficacia risolutiva e della facilità di applicazione. Il suo massimo momento di diffusione e sviluppo si ebbe durante il periodo Edo (1600-1860).L'Anma fu gradualmente sostituito dal massaggio occidentale dopo la seconda metà dell'Ottocento, cioè dopo che in Oriente, e soprattutto in Giappone, iniziò a diffondersi e ad attecchire fra i più vari strati sociali la cultura occidentale. (da: F. Meloni, "Lo Shiatsu", Gremese Editore) Nel brano, la proposizione "Anche se è presente qualche differenza per quanto riguarda i principi funzionali ed applicativi", identificata dal numero [1], è: |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Si dicono complementari le coppie di colori con lunghezza d'onda diversa: un colore con onda più corta, l'altro con onda più lunga. Naturalmente le onde sono sempre comprese nella stretta fascia delle lunghezze d'onda percepite dall'occhio umano. In ciascuna coppia di colori complementari, uno è sempre "freddo" l'altro è sempre "caldo"; uno è sempre "primario", l'altro è "composto". Se si aggiunge al blu il rosso freddo, tendente al violetto, si ottiene il viola, un colore composto, freddo. Il complementare del viola è il giallo, un colore primario, caldo. Se si aggiunge al giallo il rosso si ottiene l'arancio, un colore composto, caldo. Il complementare dell'arancio è il blu, colore primario. Il verde, colore freddo secondario, derivato dalla fusione del blu e del giallo, è complementare del rosso, colore primario, caldo. L'accostamento dei colori complementari fa sì che si esaltino a vicenda: per esempio, accostando il verde al rosso, il verde appare più brillante e il rosso più rosso. Se si mescolano assieme i due colori complementari si ottiene una tinta neutra, un grigiastro. (da: Maria Carla Prette, "Segni e civiltà", Giunti Marzocco) Ciascuna coppia di colori complementari è composta da: |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Si dicono complementari le coppie di colori con lunghezza d'onda diversa: un colore con onda più corta, l'altro con onda più lunga. Naturalmente le onde sono sempre comprese nella stretta fascia delle lunghezze d'onda percepite dall'occhio umano. In ciascuna coppia di colori complementari, uno è sempre "freddo" l'altro è sempre "caldo"; uno è sempre "primario", l'altro è "composto". Se si aggiunge al blu il rosso freddo, tendente al violetto, si ottiene il viola, un colore composto, freddo. Il complementare del viola è il giallo, un colore primario, caldo. Se si aggiunge al giallo il rosso si ottiene l'arancio, un colore composto, caldo. Il complementare dell'arancio è il blu, colore primario. Il verde, colore freddo secondario, derivato dalla fusione del blu e del giallo, è complementare del rosso, colore primario, caldo. L'accostamento dei colori complementari fa sì che si esaltino a vicenda: per esempio, accostando il verde al rosso, il verde appare più brillante e il rosso più rosso. Se si mescolano assieme i due colori complementari si ottiene una tinta neutra, un grigiastro. (da: Maria Carla Prette, "Segni e civiltà", Giunti Marzocco) Si dicono complementari le coppie di colori: |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Si dicono complementari le coppie di colori con lunghezza d'onda diversa: un colore con onda più corta, l'altro con onda più lunga. Naturalmente le onde sono sempre comprese nella stretta fascia delle lunghezze d'onda percepite dall'occhio umano. In ciascuna coppia di colori complementari, uno è sempre "freddo" l'altro è sempre "caldo"; uno è sempre "primario", l'altro è "composto". Se si aggiunge al blu il rosso freddo, tendente al violetto, si ottiene il viola, un colore composto, freddo. Il complementare del viola è il giallo, un colore primario, caldo. Se si aggiunge al giallo il rosso si ottiene l'arancio, un colore composto, caldo. Il complementare dell'arancio è il blu, colore primario. Il verde, colore freddo secondario, derivato dalla fusione del blu e del giallo, è complementare del rosso, colore primario, caldo. L'accostamento dei colori complementari fa sì che si esaltino a vicenda: per esempio, accostando il verde al rosso, il verde appare più brillante e il rosso più rosso. Se si mescolano assieme i due colori complementari si ottiene una tinta neutra, un grigiastro. (da: Maria Carla Prette, "Segni e civiltà", Giunti Marzocco) Come si ottiene una tinta neutra? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Si dicono complementari le coppie di colori con lunghezza d'onda diversa: un colore con onda più corta, l'altro con onda più lunga. Naturalmente le onde sono sempre comprese nella stretta fascia delle lunghezze d'onda percepite dall'occhio umano. In ciascuna coppia di colori complementari, uno è sempre "freddo" l'altro è sempre "caldo"; uno è sempre "primario", l'altro è "composto". Se si aggiunge al blu il rosso freddo, tendente al violetto, si ottiene il viola, un colore composto, freddo. Il complementare del viola è il giallo, un colore primario, caldo. Se si aggiunge al giallo il rosso si ottiene l'arancio, un colore composto, caldo. Il complementare dell'arancio è il blu, colore primario. Il verde, colore freddo secondario, derivato dalla fusione del blu e del giallo, è complementare del rosso, colore primario, caldo. L'accostamento dei colori complementari fa sì che si esaltino a vicenda: per esempio, accostando il verde al rosso, il verde appare più brillante e il rosso più rosso. Se si mescolano assieme i due colori complementari si ottiene una tinta neutra, un grigiastro. (da: Maria Carla Prette, "Segni e civiltà", Giunti Marzocco) In base a quanto detto nel brano, l'occhio umano percepisce: |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Si dicono complementari le coppie di colori con lunghezza d'onda diversa: un colore con onda più corta, l'altro con onda più lunga. Naturalmente le onde sono sempre comprese nella stretta fascia delle lunghezze d'onda percepite dall'occhio umano. In ciascuna coppia di colori complementari, uno è sempre "freddo" l'altro è sempre "caldo"; uno è sempre "primario", l'altro è "composto". Se si aggiunge al blu il rosso freddo, tendente al violetto, si ottiene il viola, un colore composto, freddo. Il complementare del viola è il giallo, un colore primario, caldo. Se si aggiunge al giallo il rosso si ottiene l'arancio, un colore composto, caldo. Il complementare dell'arancio è il blu, colore primario. Il verde, colore freddo secondario, derivato dalla fusione del blu e del giallo, è complementare del rosso, colore primario, caldo. L'accostamento dei colori complementari fa sì che si esaltino a vicenda: per esempio, accostando il verde al rosso, il verde appare più brillante e il rosso più rosso. Se si mescolano assieme i due colori complementari si ottiene una tinta neutra, un grigiastro. (da: Maria Carla Prette, "Segni e civiltà", Giunti Marzocco) Cosa consegue all'accostamento dei colori complementari? |
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Leggere attentamente il seguente brano. Secondo precedenti ricerche, a partire dalla fine dell'ultima glaciazione, la crescita della popolazione umana sul lungo termine è stata dello 0,04 per cento per anno. Si tratta di un valore che si riscontra in diverse parti del mondo con differenti condizioni climatiche, e che è rimasto di fatto invariato fino a circa 200 anni fa, quando una serie di fattori ha portato a tassi di crescita più elevati. Attualmente, la popolazione umana mondiale cresce a un tasso medio dell'uno per cento per anno.Gli autori hanno effettuato un'analisi statistica delle datazioni al radiocarbonio dei resti fossili relativi a insediamenti preistorici di popolazioni di cacciatori-raccoglitori vissute tra 6.000 e 13.000 anni fa in una regione che si trova a cavallo tra gli Stati del Wyoming e del Colorado. Questi dati forniscono una documentazione piuttosto precisa della dimensione di queste popolazioni e quindi anche del loro tasso di crescita annuo, risultato pari allo 0,041 per cento, in linea con la crescita di altre regioni in tutto il Nord America, pur con fluttuazioni a breve termine che durano da alcune centinaia a mille anni in specifiche regioni. Nello stesso periodo, le popolazioni europee erano già passate a un sostentamento basato sull'agricoltura, ma il loro tasso di crescita era praticamente lo stesso."Questa somiglianza nei tassi di crescita indica che gli esseri umani preistorici erano efficacemente adattati al loro ambiente, al punto che la pressione ambientale specifica di ogni regione non era il principale meccanismo di regolazione della crescita della popolazione a lungo termine", scrivono gli autori.In definitiva, l'introduzione dell'agricoltura non può essere collegata a un aumento del tasso annuo a lungo termine della crescita della popolazione. Probabilmente, i fattori determinanti erano di natura globale ed erano connessi al cambiamento climatico, o a fattori biologici che influenzano l'aspettativa di via o il tasso di fecondità, come per esempio le malattie. Per avere un riscontro [1] più preciso su base sperimentale, sottolineano gli autori, sarebbero necessarie nuove analisi su ulteriori datazioni al radiocarbonio. (da: www.lescienze.it) Nel testo, la parola "riscontro" [1] potrebbe essere sostituita da: