Tutte le domande del quiz : Brani statisticitratto da:Agenzia delle Entrate Quiz - 510 funzionari ammin.-tribut. 2018 Selezione pubblica per l'assunzione a tempo indeterminato di 510 unità per la terza area funzionale, fascia retributiva F1, profilo professionale funzionario, per attività amministrativo-tributaria - 2018 - Quiz della PROVA OGGETTIVA ATTITUDINALE  Esercitati su questo Quiz  |
RISPOSTA   Il Censimento in pillole - Nuclei familiariVive in famiglia la quasi totalità della popolazione residente in Italia al 9 ottobre 2011 (99,5%), mentre appena lo 0,5% risulta vivere in convivenza (istituti assistenziali, ospizi, istituti di cura, eccetera). Seguendo un trend che va avanti da decenni, il numero di famiglie è aumentato fra il 2001 e il 2011, da 21.810.676 a 24.611.766 unità (+12,8%) e rispetto al 1971 la crescita è del 54%. Le famiglie tendono a essere sempre più piccole, lo si vede dal numero medio dei componenti; nel 1971 una famiglia era mediamente composta da 3,3 persone, nel 2011 da 2,4.Nel 2011 il numero medio di componenti per famiglia è superiore al dato nazionale soltanto nell'Italia Meridionale e in quella Insulare , mentre il Nord-ovest, il Nord-est e il Centro si attestano su valori al di sotto della media del Paese. Le famiglie unipersonali sono quasi una su tre e risultano in notevole aumento rispetto al censimento 2001, a causa del progressivo invecchiamento della popolazione e dei mutamenti demografici e sociali. Dal 2001 al 2011 sono passate da 5.427.621 (24,9% del totale delle famiglie) a 7.667.305 (31,2% del totale). Le famiglie unipersonali aumentano su tutto il territorio. Restano comunque significative le differenze tra le aree geografiche: quote più basse della media nazionale si hanno in quasi tutte le regioni del Meridione e delle Isole, quelle più alte in Liguria (40,9%), Valle d'Aosta (39,6%) e Friuli-Venezia Giulia (35,6%). Il trend è opposto per le famiglie numerose (con 5 o più componenti), che passano da 1.635.232 (7,5% di tutte le famiglie) nel 2001 a 1.408.944 nel 2011 (5,7%). Le quote più alte si registrano in Campania (11% del totale famiglie), Calabria (7,7%) e Sicilia (7,1%); la più bassa in Liguria (2,7%). Secondo il brano vivere in convivenza significa: |
| RISPOSTA   Il Censimento in pillole - Nuclei familiariVive in famiglia la quasi totalità della popolazione residente in Italia al 9 ottobre 2011 (99,5%), mentre appena lo 0,5% risulta vivere in convivenza (istituti assistenziali, ospizi, istituti di cura, eccetera). Seguendo un trend che va avanti da decenni, il numero di famiglie è aumentato fra il 2001 e il 2011, da 21.810.676 a 24.611.766 unità (+12,8%) e rispetto al 1971 la crescita è del 54%. Le famiglie tendono a essere sempre più piccole, lo si vede dal numero medio dei componenti; nel 1971 una famiglia era mediamente composta da 3,3 persone, nel 2011 da 2,4.Nel 2011 il numero medio di componenti per famiglia è superiore al dato nazionale soltanto nell'Italia Meridionale e in quella Insulare , mentre il Nord-ovest, il Nord-est e il Centro si attestano su valori al di sotto della media del Paese. Le famiglie unipersonali sono quasi una su tre e risultano in notevole aumento rispetto al censimento 2001, a causa del progressivo invecchiamento della popolazione e dei mutamenti demografici e sociali. Dal 2001 al 2011 sono passate da 5.427.621 (24,9% del totale delle famiglie) a 7.667.305 (31,2% del totale). Le famiglie unipersonali aumentano su tutto il territorio. Restano comunque significative le differenze tra le aree geografiche: quote più basse della media nazionale si hanno in quasi tutte le regioni del Meridione e delle Isole, quelle più alte in Liguria (40,9%), Valle d'Aosta (39,6%) e Friuli-Venezia Giulia (35,6%). Il trend è opposto per le famiglie numerose (con 5 o più componenti), che passano da 1.635.232 (7,5% di tutte le famiglie) nel 2001 a 1.408.944 nel 2011 (5,7%). Le quote più alte si registrano in Campania (11% del totale famiglie), Calabria (7,7%) e Sicilia (7,1%); la più bassa in Liguria (2,7%). Secondo il brano il numero di famiglie è aumentato da 21.810.676 a 24.611.766 unità: |
| RISPOSTA   Il Censimento in pillole - Nuclei familiariVive in famiglia la quasi totalità della popolazione residente in Italia al 9 ottobre 2011 (99,5%), mentre appena lo 0,5% risulta vivere in convivenza (istituti assistenziali, ospizi, istituti di cura, eccetera). Seguendo un trend che va avanti da decenni, il numero di famiglie è aumentato fra il 2001 e il 2011, da 21.810.676 a 24.611.766 unità (+12,8%) e rispetto al 1971 la crescita è del 54%. Le famiglie tendono a essere sempre più piccole, lo si vede dal numero medio dei componenti; nel 1971 una famiglia era mediamente composta da 3,3 persone, nel 2011 da 2,4.Nel 2011 il numero medio di componenti per famiglia è superiore al dato nazionale soltanto nell'Italia Meridionale e in quella Insulare , mentre il Nord-ovest, il Nord-est e il Centro si attestano su valori al di sotto della media del Paese. Le famiglie unipersonali sono quasi una su tre e risultano in notevole aumento rispetto al censimento 2001, a causa del progressivo invecchiamento della popolazione e dei mutamenti demografici e sociali. Dal 2001 al 2011 sono passate da 5.427.621 (24,9% del totale delle famiglie) a 7.667.305 (31,2% del totale). Le famiglie unipersonali aumentano su tutto il territorio. Restano comunque significative le differenze tra le aree geografiche: quote più basse della media nazionale si hanno in quasi tutte le regioni del Meridione e delle Isole, quelle più alte in Liguria (40,9%), Valle d'Aosta (39,6%) e Friuli-Venezia Giulia (35,6%). Il trend è opposto per le famiglie numerose (con 5 o più componenti), che passano da 1.635.232 (7,5% di tutte le famiglie) nel 2001 a 1.408.944 nel 2011 (5,7%). Le quote più alte si registrano in Campania (11% del totale famiglie), Calabria (7,7%) e Sicilia (7,1%); la più bassa in Liguria (2,7%). Secondo il brano una famiglia era mediamente composta: |
| RISPOSTA   Il Censimento in pillole - Nuclei familiariVive in famiglia la quasi totalità della popolazione residente in Italia al 9 ottobre 2011 (99,5%), mentre appena lo 0,5% risulta vivere in convivenza (istituti assistenziali, ospizi, istituti di cura, eccetera). Seguendo un trend che va avanti da decenni, il numero di famiglie è aumentato fra il 2001 e il 2011, da 21.810.676 a 24.611.766 unità (+12,8%) e rispetto al 1971 la crescita è del 54%. Le famiglie tendono a essere sempre più piccole, lo si vede dal numero medio dei componenti; nel 1971 una famiglia era mediamente composta da 3,3 persone, nel 2011 da 2,4.Nel 2011 il numero medio di componenti per famiglia è superiore al dato nazionale soltanto nell'Italia Meridionale e in quella Insulare , mentre il Nord-ovest, il Nord-est e il Centro si attestano su valori al di sotto della media del Paese. Le famiglie unipersonali sono quasi una su tre e risultano in notevole aumento rispetto al censimento 2001, a causa del progressivo invecchiamento della popolazione e dei mutamenti demografici e sociali. Dal 2001 al 2011 sono passate da 5.427.621 (24,9% del totale delle famiglie) a 7.667.305 (31,2% del totale). Le famiglie unipersonali aumentano su tutto il territorio. Restano comunque significative le differenze tra le aree geografiche: quote più basse della media nazionale si hanno in quasi tutte le regioni del Meridione e delle Isole, quelle più alte in Liguria (40,9%), Valle d'Aosta (39,6%) e Friuli-Venezia Giulia (35,6%). Il trend è opposto per le famiglie numerose (con 5 o più componenti), che passano da 1.635.232 (7,5% di tutte le famiglie) nel 2001 a 1.408.944 nel 2011 (5,7%). Le quote più alte si registrano in Campania (11% del totale famiglie), Calabria (7,7%) e Sicilia (7,1%); la più bassa in Liguria (2,7%). Nel 2011 il numero medio di componenti per famiglia assume valori al di sotto della media del Paese: |
| RISPOSTA   Il Censimento in pillole - Nuclei familiariVive in famiglia la quasi totalità della popolazione residente in Italia al 9 ottobre 2011 (99,5%), mentre appena lo 0,5% risulta vivere in convivenza (istituti assistenziali, ospizi, istituti di cura, eccetera). Seguendo un trend che va avanti da decenni, il numero di famiglie è aumentato fra il 2001 e il 2011, da 21.810.676 a 24.611.766 unità (+12,8%) e rispetto al 1971 la crescita è del 54%. Le famiglie tendono a essere sempre più piccole, lo si vede dal numero medio dei componenti; nel 1971 una famiglia era mediamente composta da 3,3 persone, nel 2011 da 2,4.Nel 2011 il numero medio di componenti per famiglia è superiore al dato nazionale soltanto nell'Italia Meridionale e in quella Insulare , mentre il Nord-ovest, il Nord-est e il Centro si attestano su valori al di sotto della media del Paese. Le famiglie unipersonali sono quasi una su tre e risultano in notevole aumento rispetto al censimento 2001, a causa del progressivo invecchiamento della popolazione e dei mutamenti demografici e sociali. Dal 2001 al 2011 sono passate da 5.427.621 (24,9% del totale delle famiglie) a 7.667.305 (31,2% del totale). Le famiglie unipersonali aumentano su tutto il territorio. Restano comunque significative le differenze tra le aree geografiche: quote più basse della media nazionale si hanno in quasi tutte le regioni del Meridione e delle Isole, quelle più alte in Liguria (40,9%), Valle d'Aosta (39,6%) e Friuli-Venezia Giulia (35,6%). Il trend è opposto per le famiglie numerose (con 5 o più componenti), che passano da 1.635.232 (7,5% di tutte le famiglie) nel 2001 a 1.408.944 nel 2011 (5,7%). Le quote più alte si registrano in Campania (11% del totale famiglie), Calabria (7,7%) e Sicilia (7,1%); la più bassa in Liguria (2,7%). Le famiglie unipersonali secondo il brano: |
| RISPOSTA   Importazioni dei paesi maturi vicini - Le importazioni di manufatti L'insieme dei paesi definiti Maturi Vicini rappresenta quasi 1/3 della domanda mondiale di manufatti. Nel 2013 le importazioni in valore di manufatti dei paesi Maturi Vicini si sono ridotte del 3.5% rispetto all'anno precedente. Questa diminuzione si deve in larga misura alla contrazione dei volumi (-3%), cui si è aggiunta una lieve riduzione dei prezzi (-0.5%). Nonostante il 2013 sia stato caratterizzato da un calo delle quotazioni delle commodity e dall'apprezzamento della moneta unica, fattore che avrebbe potuto contribuire alla crescita delle importazioni in quantità, le difficoltà di ripresa della domanda interna hanno frenato gli acquisti.La flessione del valore delle importazioni ha interessato sia l'insieme dei paesi appartenenti all'Area Euro (-3.5%), sia gli altri paesi europei esterni all'Area Euro (-3.3%). Fanno eccezione solamente due paesi, uno per ciascuna area, l'Irlanda (+5%) e la Norvegia (+1.4%).Con riferimento all'Area Euro, tra i paesi che detengono il peso più elevato sulla domanda internazionale di manufatti dell'Area, hanno registrato variazioni negative la Germania (-3.1%), la Francia (-3.9%), l'Olanda (-3.5%) e l'Italia (-4%). Le flessioni più consistenti hanno tuttavia riguardato i paesi con una quota delle importazioni sul totale molto bassa, e segnatamente la Finlandia (-9.2%) e la Grecia (-7.6%).Tra i paesi europei esterni all'Area Euro, viene in evidenza la forte riduzione (-4.2%) degli acquisti dal Regno Unito, che detiene la metà delle importazioni totali dell'area di riferimento, e in misura minore della Svizzera (-2.2%), che conta per oltre il 20% del totale. La flessione maggiore ha comunque riguardato la Svezia (-4.7%), il cui peso sul totale degli acquisti è del 12% circa. Dall'analisi del dettaglio settoriale delle importazioni dei paesi Maturi Vicini emerge una variazione negativa nella maggior parte dei settori per il 2013 rispetto all'anno precedente.Questi settori detengono un peso rilevante sul totale delle importazioni di manufatti (attorno al 10% ciascuno). Mostrano valori negativi superiori alla media i Prodotti e materiali da costruzione (-4.2%), la Meccanica (-4.1%) e gli Autoveicoli e moto (-3.9%). Sono invece aumentate le importazioni della Chimica farmaceutica e per il consumo (+2%), del Sistema moda (+1.4%), degli Elettrodomestici (+1.7%) e degli Alimentari e Bevande (+0.8%), settori rilevanti dal punto di vista della specializzazione dell'Italia. Secondo il brano, nel 2013 rispetto al 2012 le importazioni in valore di manufatti si sono ridotte: |
| RISPOSTA   Importazioni dei paesi maturi vicini - Le importazioni di manufatti L'insieme dei paesi definiti Maturi Vicini rappresenta quasi 1/3 della domanda mondiale di manufatti. Nel 2013 le importazioni in valore di manufatti dei paesi Maturi Vicini si sono ridotte del 3.5% rispetto all'anno precedente. Questa diminuzione si deve in larga misura alla contrazione dei volumi (-3%), cui si è aggiunta una lieve riduzione dei prezzi (-0.5%). Nonostante il 2013 sia stato caratterizzato da un calo delle quotazioni delle commodity e dall'apprezzamento della moneta unica, fattore che avrebbe potuto contribuire alla crescita delle importazioni in quantità, le difficoltà di ripresa della domanda interna hanno frenato gli acquisti.La flessione del valore delle importazioni ha interessato sia l'insieme dei paesi appartenenti all'Area Euro (-3.5%), sia gli altri paesi europei esterni all'Area Euro (-3.3%). Fanno eccezione solamente due paesi, uno per ciascuna area, l'Irlanda (+5%) e la Norvegia (+1.4%).Con riferimento all'Area Euro, tra i paesi che detengono il peso più elevato sulla domanda internazionale di manufatti dell'Area, hanno registrato variazioni negative la Germania (-3.1%), la Francia (-3.9%), l'Olanda (-3.5%) e l'Italia (-4%). Le flessioni più consistenti hanno tuttavia riguardato i paesi con una quota delle importazioni sul totale molto bassa, e segnatamente la Finlandia (-9.2%) e la Grecia (-7.6%).Tra i paesi europei esterni all'Area Euro, viene in evidenza la forte riduzione (-4.2%) degli acquisti dal Regno Unito, che detiene la metà delle importazioni totali dell'area di riferimento, e in misura minore della Svizzera (-2.2%), che conta per oltre il 20% del totale. La flessione maggiore ha comunque riguardato la Svezia (-4.7%), il cui peso sul totale degli acquisti è del 12% circa. Dall'analisi del dettaglio settoriale delle importazioni dei paesi Maturi Vicini emerge una variazione negativa nella maggior parte dei settori per il 2013 rispetto all'anno precedente.Questi settori detengono un peso rilevante sul totale delle importazioni di manufatti (attorno al 10% ciascuno). Mostrano valori negativi superiori alla media i Prodotti e materiali da costruzione (-4.2%), la Meccanica (-4.1%) e gli Autoveicoli e moto (-3.9%). Sono invece aumentate le importazioni della Chimica farmaceutica e per il consumo (+2%), del Sistema moda (+1.4%), degli Elettrodomestici (+1.7%) e degli Alimentari e Bevande (+0.8%), settori rilevanti dal punto di vista della specializzazione dell'Italia. Secondo il brano la flessione del valore delle importazioni: |
| RISPOSTA   Importazioni dei paesi maturi vicini - Le importazioni di manufatti L'insieme dei paesi definiti Maturi Vicini rappresenta quasi 1/3 della domanda mondiale di manufatti. Nel 2013 le importazioni in valore di manufatti dei paesi Maturi Vicini si sono ridotte del 3.5% rispetto all'anno precedente. Questa diminuzione si deve in larga misura alla contrazione dei volumi (-3%), cui si è aggiunta una lieve riduzione dei prezzi (-0.5%). Nonostante il 2013 sia stato caratterizzato da un calo delle quotazioni delle commodity e dall'apprezzamento della moneta unica, fattore che avrebbe potuto contribuire alla crescita delle importazioni in quantità, le difficoltà di ripresa della domanda interna hanno frenato gli acquisti.La flessione del valore delle importazioni ha interessato sia l'insieme dei paesi appartenenti all'Area Euro (-3.5%), sia gli altri paesi europei esterni all'Area Euro (-3.3%). Fanno eccezione solamente due paesi, uno per ciascuna area, l'Irlanda (+5%) e la Norvegia (+1.4%).Con riferimento all'Area Euro, tra i paesi che detengono il peso più elevato sulla domanda internazionale di manufatti dell'Area, hanno registrato variazioni negative la Germania (-3.1%), la Francia (-3.9%), l'Olanda (-3.5%) e l'Italia (-4%). Le flessioni più consistenti hanno tuttavia riguardato i paesi con una quota delle importazioni sul totale molto bassa, e segnatamente la Finlandia (-9.2%) e la Grecia (-7.6%).Tra i paesi europei esterni all'Area Euro, viene in evidenza la forte riduzione (-4.2%) degli acquisti dal Regno Unito, che detiene la metà delle importazioni totali dell'area di riferimento, e in misura minore della Svizzera (-2.2%), che conta per oltre il 20% del totale. La flessione maggiore ha comunque riguardato la Svezia (-4.7%), il cui peso sul totale degli acquisti è del 12% circa. Dall'analisi del dettaglio settoriale delle importazioni dei paesi Maturi Vicini emerge una variazione negativa nella maggior parte dei settori per il 2013 rispetto all'anno precedente.Questi settori detengono un peso rilevante sul totale delle importazioni di manufatti (attorno al 10% ciascuno). Mostrano valori negativi superiori alla media i Prodotti e materiali da costruzione (-4.2%), la Meccanica (-4.1%) e gli Autoveicoli e moto (-3.9%). Sono invece aumentate le importazioni della Chimica farmaceutica e per il consumo (+2%), del Sistema moda (+1.4%), degli Elettrodomestici (+1.7%) e degli Alimentari e Bevande (+0.8%), settori rilevanti dal punto di vista della specializzazione dell'Italia. Le flessioni più consistenti, con riferimento all'Area Euro: |
| RISPOSTA   Importazioni dei paesi maturi vicini - Le importazioni di manufatti L'insieme dei paesi definiti Maturi Vicini rappresenta quasi 1/3 della domanda mondiale di manufatti. Nel 2013 le importazioni in valore di manufatti dei paesi Maturi Vicini si sono ridotte del 3.5% rispetto all'anno precedente. Questa diminuzione si deve in larga misura alla contrazione dei volumi (-3%), cui si è aggiunta una lieve riduzione dei prezzi (-0.5%). Nonostante il 2013 sia stato caratterizzato da un calo delle quotazioni delle commodity e dall'apprezzamento della moneta unica, fattore che avrebbe potuto contribuire alla crescita delle importazioni in quantità, le difficoltà di ripresa della domanda interna hanno frenato gli acquisti.La flessione del valore delle importazioni ha interessato sia l'insieme dei paesi appartenenti all'Area Euro (-3.5%), sia gli altri paesi europei esterni all'Area Euro (-3.3%). Fanno eccezione solamente due paesi, uno per ciascuna area, l'Irlanda (+5%) e la Norvegia (+1.4%).Con riferimento all'Area Euro, tra i paesi che detengono il peso più elevato sulla domanda internazionale di manufatti dell'Area, hanno registrato variazioni negative la Germania (-3.1%), la Francia (-3.9%), l'Olanda (-3.5%) e l'Italia (-4%). Le flessioni più consistenti hanno tuttavia riguardato i paesi con una quota delle importazioni sul totale molto bassa, e segnatamente la Finlandia (-9.2%) e la Grecia (-7.6%).Tra i paesi europei esterni all'Area Euro, viene in evidenza la forte riduzione (-4.2%) degli acquisti dal Regno Unito, che detiene la metà delle importazioni totali dell'area di riferimento, e in misura minore della Svizzera (-2.2%), che conta per oltre il 20% del totale. La flessione maggiore ha comunque riguardato la Svezia (-4.7%), il cui peso sul totale degli acquisti è del 12% circa. Dall'analisi del dettaglio settoriale delle importazioni dei paesi Maturi Vicini emerge una variazione negativa nella maggior parte dei settori per il 2013 rispetto all'anno precedente.Questi settori detengono un peso rilevante sul totale delle importazioni di manufatti (attorno al 10% ciascuno). Mostrano valori negativi superiori alla media i Prodotti e materiali da costruzione (-4.2%), la Meccanica (-4.1%) e gli Autoveicoli e moto (-3.9%). Sono invece aumentate le importazioni della Chimica farmaceutica e per il consumo (+2%), del Sistema moda (+1.4%), degli Elettrodomestici (+1.7%) e degli Alimentari e Bevande (+0.8%), settori rilevanti dal punto di vista della specializzazione dell'Italia. Dall'analisi del dettaglio delle importazioni quali sono i settori che mostrano valori negativi superiori alla media? |
| RISPOSTA   Importazioni dei paesi maturi vicini - Le importazioni di manufatti L'insieme dei paesi definiti Maturi Vicini rappresenta quasi 1/3 della domanda mondiale di manufatti. Nel 2013 le importazioni in valore di manufatti dei paesi Maturi Vicini si sono ridotte del 3.5% rispetto all'anno precedente. Questa diminuzione si deve in larga misura alla contrazione dei volumi (-3%), cui si è aggiunta una lieve riduzione dei prezzi (-0.5%). Nonostante il 2013 sia stato caratterizzato da un calo delle quotazioni delle commodity e dall'apprezzamento della moneta unica, fattore che avrebbe potuto contribuire alla crescita delle importazioni in quantità, le difficoltà di ripresa della domanda interna hanno frenato gli acquisti.La flessione del valore delle importazioni ha interessato sia l'insieme dei paesi appartenenti all'Area Euro (-3.5%), sia gli altri paesi europei esterni all'Area Euro (-3.3%). Fanno eccezione solamente due paesi, uno per ciascuna area, l'Irlanda (+5%) e la Norvegia (+1.4%).Con riferimento all'Area Euro, tra i paesi che detengono il peso più elevato sulla domanda internazionale di manufatti dell'Area, hanno registrato variazioni negative la Germania (-3.1%), la Francia (-3.9%), l'Olanda (-3.5%) e l'Italia (-4%). Le flessioni più consistenti hanno tuttavia riguardato i paesi con una quota delle importazioni sul totale molto bassa, e segnatamente la Finlandia (-9.2%) e la Grecia (-7.6%).Tra i paesi europei esterni all'Area Euro, viene in evidenza la forte riduzione (-4.2%) degli acquisti dal Regno Unito, che detiene la metà delle importazioni totali dell'area di riferimento, e in misura minore della Svizzera (-2.2%), che conta per oltre il 20% del totale. La flessione maggiore ha comunque riguardato la Svezia (-4.7%), il cui peso sul totale degli acquisti è del 12% circa. Dall'analisi del dettaglio settoriale delle importazioni dei paesi Maturi Vicini emerge una variazione negativa nella maggior parte dei settori per il 2013 rispetto all'anno precedente.Questi settori detengono un peso rilevante sul totale delle importazioni di manufatti (attorno al 10% ciascuno). Mostrano valori negativi superiori alla media i Prodotti e materiali da costruzione (-4.2%), la Meccanica (-4.1%) e gli Autoveicoli e moto (-3.9%). Sono invece aumentate le importazioni della Chimica farmaceutica e per il consumo (+2%), del Sistema moda (+1.4%), degli Elettrodomestici (+1.7%) e degli Alimentari e Bevande (+0.8%), settori rilevanti dal punto di vista della specializzazione dell'Italia. Dopo aver letto il brano quale affermazione le risulta corretta. |
| RISPOSTA   Indicatori del lavoro nelle impreseNel quarto trimestre 2014 nel complesso dell'industria e dei servizi di mercato il monte ore lavorate aumenta, in termini destagionalizzati, dello 0,3% rispetto al trimestre precedente. Nei confronti del quarto trimestre del 2013 il dato corretto per gli effetti di calendario cresce dell'1,0%.Le ore lavorate per dipendente nel quarto trimestre 2014 aumentano, in termini destagionalizzati, dello 0,4% sul trimestre precedente. Rispetto allo stesso trimestre del 2013, le ore lavorate per dipendente, corrette per gli effetti di calendario, segnano un incremento dell'1,4%.Il tasso di posti vacanti, in termini destagionalizzati, nel quarto trimestre 2014, è pari allo 0,5%, invariato rispetto al terzo trimestre del 2014.L'incidenza delle ore di cassa integrazione guadagni (Cig) utilizzate è pari a 27,1 ore ogni mille ore lavorate, con una diminuzione di 8,5 ore rispetto allo stesso trimestre del 2013.L'indice destagionalizzato delle retribuzioni lorde per unità di lavoro equivalenti a tempo pieno (Ula), al netto della Cig, nel quarto trimestre 2014 registra, nel complesso dell'industria e dei servizi di mercato, un incremento congiunturale dello 0,1%. Lo stesso incremento si registra per il costo del lavoro. L'indice destagionalizzato degli oneri sociali, invece, si riduce dello 0,1%. Nel complesso dell'industria e dei servizi di mercato la crescita delle retribuzioni per Ula al netto della Cig, rispetto al quarto trimestre del 2013, è dello 0,8%. L'aumento tendenziale è dell'1,0% per gli oneri sociali e dello 0,9% per il costo del lavoro. Quale delle seguenti grandezze misurate in termini destagionalizzati nel quarto trimestre 2014 è rimasto invariato rispetto al terzo trimestre dello stesso anno? |
| RISPOSTA   Indicatori del lavoro nelle impreseNel quarto trimestre 2014 nel complesso dell'industria e dei servizi di mercato il monte ore lavorate aumenta, in termini destagionalizzati, dello 0,3% rispetto al trimestre precedente. Nei confronti del quarto trimestre del 2013 il dato corretto per gli effetti di calendario cresce dell'1,0%.Le ore lavorate per dipendente nel quarto trimestre 2014 aumentano, in termini destagionalizzati, dello 0,4% sul trimestre precedente. Rispetto allo stesso trimestre del 2013, le ore lavorate per dipendente, corrette per gli effetti di calendario, segnano un incremento dell'1,4%.Il tasso di posti vacanti, in termini destagionalizzati, nel quarto trimestre 2014, è pari allo 0,5%, invariato rispetto al terzo trimestre del 2014.L'incidenza delle ore di cassa integrazione guadagni (Cig) utilizzate è pari a 27,1 ore ogni mille ore lavorate, con una diminuzione di 8,5 ore rispetto allo stesso trimestre del 2013.L'indice destagionalizzato delle retribuzioni lorde per unità di lavoro equivalenti a tempo pieno (Ula), al netto della Cig, nel quarto trimestre 2014 registra, nel complesso dell'industria e dei servizi di mercato, un incremento congiunturale dello 0,1%. Lo stesso incremento si registra per il costo del lavoro. L'indice destagionalizzato degli oneri sociali, invece, si riduce dello 0,1%. Nel complesso dell'industria e dei servizi di mercato la crescita delle retribuzioni per Ula al netto della Cig, rispetto al quarto trimestre del 2013, è dello 0,8%. L'aumento tendenziale è dell'1,0% per gli oneri sociali e dello 0,9% per il costo del lavoro. La variazione percentuale più alta in termini destagionalizzati tra quelle riportate nel brano si registra: |
| RISPOSTA   Indicatori del lavoro nelle impreseNel quarto trimestre 2014 nel complesso dell'industria e dei servizi di mercato il monte ore lavorate aumenta, in termini destagionalizzati, dello 0,3% rispetto al trimestre precedente. Nei confronti del quarto trimestre del 2013 il dato corretto per gli effetti di calendario cresce dell'1,0%.Le ore lavorate per dipendente nel quarto trimestre 2014 aumentano, in termini destagionalizzati, dello 0,4% sul trimestre precedente. Rispetto allo stesso trimestre del 2013, le ore lavorate per dipendente, corrette per gli effetti di calendario, segnano un incremento dell'1,4%.Il tasso di posti vacanti, in termini destagionalizzati, nel quarto trimestre 2014, è pari allo 0,5%, invariato rispetto al terzo trimestre del 2014.L'incidenza delle ore di cassa integrazione guadagni (Cig) utilizzate è pari a 27,1 ore ogni mille ore lavorate, con una diminuzione di 8,5 ore rispetto allo stesso trimestre del 2013.L'indice destagionalizzato delle retribuzioni lorde per unità di lavoro equivalenti a tempo pieno (Ula), al netto della Cig, nel quarto trimestre 2014 registra, nel complesso dell'industria e dei servizi di mercato, un incremento congiunturale dello 0,1%. Lo stesso incremento si registra per il costo del lavoro. L'indice destagionalizzato degli oneri sociali, invece, si riduce dello 0,1%. Nel complesso dell'industria e dei servizi di mercato la crescita delle retribuzioni per Ula al netto della Cig, rispetto al quarto trimestre del 2013, è dello 0,8%. L'aumento tendenziale è dell'1,0% per gli oneri sociali e dello 0,9% per il costo del lavoro. Secondo il brano nel quarto trimestre 2014 registra una riduzione dello 0,1%: |
| RISPOSTA   Indicatori del lavoro nelle impreseNel quarto trimestre 2014 nel complesso dell'industria e dei servizi di mercato il monte ore lavorate aumenta, in termini destagionalizzati, dello 0,3% rispetto al trimestre precedente. Nei confronti del quarto trimestre del 2013 il dato corretto per gli effetti di calendario cresce dell'1,0%.Le ore lavorate per dipendente nel quarto trimestre 2014 aumentano, in termini destagionalizzati, dello 0,4% sul trimestre precedente. Rispetto allo stesso trimestre del 2013, le ore lavorate per dipendente, corrette per gli effetti di calendario, segnano un incremento dell'1,4%.Il tasso di posti vacanti, in termini destagionalizzati, nel quarto trimestre 2014, è pari allo 0,5%, invariato rispetto al terzo trimestre del 2014.L'incidenza delle ore di cassa integrazione guadagni (Cig) utilizzate è pari a 27,1 ore ogni mille ore lavorate, con una diminuzione di 8,5 ore rispetto allo stesso trimestre del 2013.L'indice destagionalizzato delle retribuzioni lorde per unità di lavoro equivalenti a tempo pieno (Ula), al netto della Cig, nel quarto trimestre 2014 registra, nel complesso dell'industria e dei servizi di mercato, un incremento congiunturale dello 0,1%. Lo stesso incremento si registra per il costo del lavoro. L'indice destagionalizzato degli oneri sociali, invece, si riduce dello 0,1%. Nel complesso dell'industria e dei servizi di mercato la crescita delle retribuzioni per Ula al netto della Cig, rispetto al quarto trimestre del 2013, è dello 0,8%. L'aumento tendenziale è dell'1,0% per gli oneri sociali e dello 0,9% per il costo del lavoro. Si individui tra quelle fornite l'informazione conforme al brano. |
| RISPOSTA   Indicatori del lavoro nelle impreseNel quarto trimestre 2014 nel complesso dell'industria e dei servizi di mercato il monte ore lavorate aumenta, in termini destagionalizzati, dello 0,3% rispetto al trimestre precedente. Nei confronti del quarto trimestre del 2013 il dato corretto per gli effetti di calendario cresce dell'1,0%.Le ore lavorate per dipendente nel quarto trimestre 2014 aumentano, in termini destagionalizzati, dello 0,4% sul trimestre precedente. Rispetto allo stesso trimestre del 2013, le ore lavorate per dipendente, corrette per gli effetti di calendario, segnano un incremento dell'1,4%.Il tasso di posti vacanti, in termini destagionalizzati, nel quarto trimestre 2014, è pari allo 0,5%, invariato rispetto al terzo trimestre del 2014.L'incidenza delle ore di cassa integrazione guadagni (Cig) utilizzate è pari a 27,1 ore ogni mille ore lavorate, con una diminuzione di 8,5 ore rispetto allo stesso trimestre del 2013.L'indice destagionalizzato delle retribuzioni lorde per unità di lavoro equivalenti a tempo pieno (Ula), al netto della Cig, nel quarto trimestre 2014 registra, nel complesso dell'industria e dei servizi di mercato, un incremento congiunturale dello 0,1%. Lo stesso incremento si registra per il costo del lavoro. L'indice destagionalizzato degli oneri sociali, invece, si riduce dello 0,1%. Nel complesso dell'industria e dei servizi di mercato la crescita delle retribuzioni per Ula al netto della Cig, rispetto al quarto trimestre del 2013, è dello 0,8%. L'aumento tendenziale è dell'1,0% per gli oneri sociali e dello 0,9% per il costo del lavoro. Nel quarto trimestre 2014 nel complesso dell'industria e dei servizi di mercato la crescita delle retribuzioni per Ula al netto della Cig, rispetto al quarto trimestre del 2013, è dello 0,8%. L'aumento tendenziale è: |
| RISPOSTA   Indicatori del lavoro nelle impreseNel terzo trimestre 2014 nel complesso dell'industria e dei servizi di mercato il monte ore lavorate aumenta, in termini destagionalizzati, dello 0,4% rispetto al trimestre precedente. Nei confronti del terzo trimestre del 2013 il dato corretto per gli effetti di calendario cresce dello 0,6%.Le ore lavorate per dipendente nel terzo trimestre 2014 aumentano, in termini destagionalizzati, dello 0,3% sul trimestre precedente. Rispetto allo stesso trimestre del 2013, le ore lavorate per dipendente, corrette per gli effetti di calendario, segnano un incremento dello 0,9%.Il tasso di posti vacanti, in termini destagionalizzati, nel terzo trimestre 2014, è pari allo 0,5%, invariato rispetto al secondo trimestre del 2014.L'incidenza delle ore di cassa integrazione guadagni (Cig) utilizzate è pari a 29,9 ore ogni mille ore lavorate, con una diminuzione di 6,8 ore rispetto allo stesso trimestre del 2013.L'indice destagionalizzato delle retribuzioni lorde per unità di lavoro equivalenti a tempo pieno (Ula), al netto della Cig, nel terzo trimestre 2014 registra, nel complesso dell'industria e dei servizi di mercato, un incremento congiunturale dello 0,6%. Il medesimo incremento si osserva nell'indice destagionalizzato degli oneri sociali e del costo del lavoro. Nel complesso dell'industria e dei servizi di mercato la crescita delle retribuzioni per Ula al netto della Cig, rispetto al terzo trimestre del 2013, è del 1,5%. L'aumento tendenziale è del 2% per gli oneri sociali per Ula e del 1,6% per il costo del lavoro per Ula. Secondo il brano, nel terzo trimestre 2014 nel complesso dell'industria e dei servizi di mercato le ore lavorate per dipendente, in termini destagionalizzati: |
| RISPOSTA   Indicatori del lavoro nelle impreseNel terzo trimestre 2014 nel complesso dell'industria e dei servizi di mercato il monte ore lavorate aumenta, in termini destagionalizzati, dello 0,4% rispetto al trimestre precedente. Nei confronti del terzo trimestre del 2013 il dato corretto per gli effetti di calendario cresce dello 0,6%.Le ore lavorate per dipendente nel terzo trimestre 2014 aumentano, in termini destagionalizzati, dello 0,3% sul trimestre precedente. Rispetto allo stesso trimestre del 2013, le ore lavorate per dipendente, corrette per gli effetti di calendario, segnano un incremento dello 0,9%.Il tasso di posti vacanti, in termini destagionalizzati, nel terzo trimestre 2014, è pari allo 0,5%, invariato rispetto al secondo trimestre del 2014.L'incidenza delle ore di cassa integrazione guadagni (Cig) utilizzate è pari a 29,9 ore ogni mille ore lavorate, con una diminuzione di 6,8 ore rispetto allo stesso trimestre del 2013.L'indice destagionalizzato delle retribuzioni lorde per unità di lavoro equivalenti a tempo pieno (Ula), al netto della Cig, nel terzo trimestre 2014 registra, nel complesso dell'industria e dei servizi di mercato, un incremento congiunturale dello 0,6%. Il medesimo incremento si osserva nell'indice destagionalizzato degli oneri sociali e del costo del lavoro. Nel complesso dell'industria e dei servizi di mercato la crescita delle retribuzioni per Ula al netto della Cig, rispetto al terzo trimestre del 2013, è del 1,5%. L'aumento tendenziale è del 2% per gli oneri sociali per Ula e del 1,6% per il costo del lavoro per Ula. Secondo il brano Ula è correttamente: |
| RISPOSTA   Indicatori del lavoro nelle impreseNel terzo trimestre 2014 nel complesso dell'industria e dei servizi di mercato il monte ore lavorate aumenta, in termini destagionalizzati, dello 0,4% rispetto al trimestre precedente. Nei confronti del terzo trimestre del 2013 il dato corretto per gli effetti di calendario cresce dello 0,6%.Le ore lavorate per dipendente nel terzo trimestre 2014 aumentano, in termini destagionalizzati, dello 0,3% sul trimestre precedente. Rispetto allo stesso trimestre del 2013, le ore lavorate per dipendente, corrette per gli effetti di calendario, segnano un incremento dello 0,9%.Il tasso di posti vacanti, in termini destagionalizzati, nel terzo trimestre 2014, è pari allo 0,5%, invariato rispetto al secondo trimestre del 2014.L'incidenza delle ore di cassa integrazione guadagni (Cig) utilizzate è pari a 29,9 ore ogni mille ore lavorate, con una diminuzione di 6,8 ore rispetto allo stesso trimestre del 2013.L'indice destagionalizzato delle retribuzioni lorde per unità di lavoro equivalenti a tempo pieno (Ula), al netto della Cig, nel terzo trimestre 2014 registra, nel complesso dell'industria e dei servizi di mercato, un incremento congiunturale dello 0,6%. Il medesimo incremento si osserva nell'indice destagionalizzato degli oneri sociali e del costo del lavoro. Nel complesso dell'industria e dei servizi di mercato la crescita delle retribuzioni per Ula al netto della Cig, rispetto al terzo trimestre del 2013, è del 1,5%. L'aumento tendenziale è del 2% per gli oneri sociali per Ula e del 1,6% per il costo del lavoro per Ula. Nel terzo trimestre 2014, l'incidenza delle ore di Cig utilizzate: |
| RISPOSTA   Indicatori del lavoro nelle impreseNel terzo trimestre 2014 nel complesso dell'industria e dei servizi di mercato il monte ore lavorate aumenta, in termini destagionalizzati, dello 0,4% rispetto al trimestre precedente. Nei confronti del terzo trimestre del 2013 il dato corretto per gli effetti di calendario cresce dello 0,6%.Le ore lavorate per dipendente nel terzo trimestre 2014 aumentano, in termini destagionalizzati, dello 0,3% sul trimestre precedente. Rispetto allo stesso trimestre del 2013, le ore lavorate per dipendente, corrette per gli effetti di calendario, segnano un incremento dello 0,9%.Il tasso di posti vacanti, in termini destagionalizzati, nel terzo trimestre 2014, è pari allo 0,5%, invariato rispetto al secondo trimestre del 2014.L'incidenza delle ore di cassa integrazione guadagni (Cig) utilizzate è pari a 29,9 ore ogni mille ore lavorate, con una diminuzione di 6,8 ore rispetto allo stesso trimestre del 2013.L'indice destagionalizzato delle retribuzioni lorde per unità di lavoro equivalenti a tempo pieno (Ula), al netto della Cig, nel terzo trimestre 2014 registra, nel complesso dell'industria e dei servizi di mercato, un incremento congiunturale dello 0,6%. Il medesimo incremento si osserva nell'indice destagionalizzato degli oneri sociali e del costo del lavoro. Nel complesso dell'industria e dei servizi di mercato la crescita delle retribuzioni per Ula al netto della Cig, rispetto al terzo trimestre del 2013, è del 1,5%. L'aumento tendenziale è del 2% per gli oneri sociali per Ula e del 1,6% per il costo del lavoro per Ula. Si individui l'informazione riferita al terzo trimestre 2014 conforme rispetto al brano. |
| RISPOSTA   Indicatori del lavoro nelle impreseNel terzo trimestre 2014 nel complesso dell'industria e dei servizi di mercato il monte ore lavorate aumenta, in termini destagionalizzati, dello 0,4% rispetto al trimestre precedente. Nei confronti del terzo trimestre del 2013 il dato corretto per gli effetti di calendario cresce dello 0,6%.Le ore lavorate per dipendente nel terzo trimestre 2014 aumentano, in termini destagionalizzati, dello 0,3% sul trimestre precedente. Rispetto allo stesso trimestre del 2013, le ore lavorate per dipendente, corrette per gli effetti di calendario, segnano un incremento dello 0,9%.Il tasso di posti vacanti, in termini destagionalizzati, nel terzo trimestre 2014, è pari allo 0,5%, invariato rispetto al secondo trimestre del 2014.L'incidenza delle ore di cassa integrazione guadagni (Cig) utilizzate è pari a 29,9 ore ogni mille ore lavorate, con una diminuzione di 6,8 ore rispetto allo stesso trimestre del 2013.L'indice destagionalizzato delle retribuzioni lorde per unità di lavoro equivalenti a tempo pieno (Ula), al netto della Cig, nel terzo trimestre 2014 registra, nel complesso dell'industria e dei servizi di mercato, un incremento congiunturale dello 0,6%. Il medesimo incremento si osserva nell'indice destagionalizzato degli oneri sociali e del costo del lavoro. Nel complesso dell'industria e dei servizi di mercato la crescita delle retribuzioni per Ula al netto della Cig, rispetto al terzo trimestre del 2013, è del 1,5%. L'aumento tendenziale è del 2% per gli oneri sociali per Ula e del 1,6% per il costo del lavoro per Ula. Secondo il brano la crescita delle retribuzioni per Ula al netto della Cig, rispetto al terzo trimestre del 2013, è del 1,5%. L'aumento tendenziale: |
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Il Censimento in pillole - Nuclei familiariVive in famiglia la quasi totalità della popolazione residente in Italia al 9 ottobre 2011 (99,5%), mentre appena lo 0,5% risulta vivere in convivenza (istituti assistenziali, ospizi, istituti di cura, eccetera). Seguendo un trend che va avanti da decenni, il numero di famiglie è aumentato fra il 2001 e il 2011, da 21.810.676 a 24.611.766 unità (+12,8%) e rispetto al 1971 la crescita è del 54%. Le famiglie tendono a essere sempre più piccole, lo si vede dal numero medio dei componenti; nel 1971 una famiglia era mediamente composta da 3,3 persone, nel 2011 da 2,4.Nel 2011 il numero medio di componenti per famiglia è superiore al dato nazionale soltanto nell'Italia Meridionale e in quella Insulare , mentre il Nord-ovest, il Nord-est e il Centro si attestano su valori al di sotto della media del Paese. Le famiglie unipersonali sono quasi una su tre e risultano in notevole aumento rispetto al censimento 2001, a causa del progressivo invecchiamento della popolazione e dei mutamenti demografici e sociali. Dal 2001 al 2011 sono passate da 5.427.621 (24,9% del totale delle famiglie) a 7.667.305 (31,2% del totale). Le famiglie unipersonali aumentano su tutto il territorio. Restano comunque significative le differenze tra le aree geografiche: quote più basse della media nazionale si hanno in quasi tutte le regioni del Meridione e delle Isole, quelle più alte in Liguria (40,9%), Valle d'Aosta (39,6%) e Friuli-Venezia Giulia (35,6%). Il trend è opposto per le famiglie numerose (con 5 o più componenti), che passano da 1.635.232 (7,5% di tutte le famiglie) nel 2001 a 1.408.944 nel 2011 (5,7%). Le quote più alte si registrano in Campania (11% del totale famiglie), Calabria (7,7%) e Sicilia (7,1%); la più bassa in Liguria (2,7%). Secondo il brano vivere in convivenza significa: