Tutte le domande del quiz : Branitratto da:Guardia di Finanza Quiz - 631 allievi marescialli 2018 (90° corso) Concorso pubblico, per titoli ed esami, per 631 allievi marescialli 2018  Esercitati su questo Quiz  |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Un gruppo internazionale di ricerca ha identificato l'etnia e il luogo di provenienza di tre schiavi neri deportati in America, i cui resti erano stati rinvenuti nella capitale dell'isola caraibica di Saint Martin nel 2010. Si tratta della prima volta che si riesce a usare DNA antico e mal conservato per identificare con elevata specificità le origini etniche di soggetti morti alla fine del XVII secolo. Malgrado vi sia un'ampia conoscenza storica del commercio degli schiavi africani, l'effettiva composizione demografica dei circa 12 milioni deportati dall'Africa occidentale e centro-occidentale al Nuovo Mondo tra il 1500 e il 1850 è sempre rimasta sfuggente. Era noto che i tre individui facevano parte della prima ondata di schiavi arrivati a St. Martin dall'Africa fra 1680 e il 1690 per lavorare nelle locali saline, e che quando morirono furono sepolti senza bara ai bordi di uno stagno salmastro. Ora le analisi hanno rivelato che uno scheletro era di un uomo appartenente a un gruppo di lingua bantu del Camerun settentrionale, mentre gli altri due appartenevano a gruppi non bantu della Nigeria e del Ghana. "Siamo stati in grado di stabilire che, anche se i tre individui sono stati trovati nello stesso sito e forse arrivati sulla stessa nave, avevano affinità genetiche con popolazioni africane differenti", ha detto Maria C. Avila-Arcos. "Molto probabilmente parlavano lingue diverse, con le relative difficoltà di comunicazione. Questo ci deve far riflettere su due questioni: la reale dinamica del commercio di schiavi fra le due sponde dell'Atlantico, e in che modo questa drammatica mescolanza etnica può aver influenzato le comunità e identità dei neri delle Americhe". Per riuscire a effettuare l'analisi genetica è stata adottata una tecnica innovativa: il genoma antico di reperti rinvenuti in regioni dal clima caldo umido è infatti molto degradato, compreso quello ricavabile dalle radici dei denti, che è relativamente protetto dalle intemperie e dalle contaminazioni [1]. I ricercatori hanno perfezionato la cosiddetta tecnica di acquisizione dell'intero genoma in cui si espone il campione di DNA a un vasto repertorio di molecole di RNA umano, a cui si legano i frammenti di DNA degradato. In questo modo è possibile isolare tutti i frammenti di DNA ancora abbastanza integri e quindi "rimontarli" per ricostruire al computer una mappa del genoma molto più precisa di quanto sarebbe possibile con le tecniche di analisi genetica classiche. (Tratto da: "Le Scienze", "Dal DNA le radici degli schiavi del XVII secolo") La nuova tecnica per la ricostruzione della mappa del genoma è utile per: |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Un gruppo internazionale di ricerca ha identificato l'etnia e il luogo di provenienza di tre schiavi neri deportati in America, i cui resti erano stati rinvenuti nella capitale dell'isola caraibica di Saint Martin nel 2010. Si tratta della prima volta che si riesce a usare DNA antico e mal conservato per identificare con elevata specificità le origini etniche di soggetti morti alla fine del XVII secolo. Malgrado vi sia un'ampia conoscenza storica del commercio degli schiavi africani, l'effettiva composizione demografica dei circa 12 milioni deportati dall'Africa occidentale e centro-occidentale al Nuovo Mondo tra il 1500 e il 1850 è sempre rimasta sfuggente. Era noto che i tre individui facevano parte della prima ondata di schiavi arrivati a St. Martin dall'Africa fra 1680 e il 1690 per lavorare nelle locali saline, e che quando morirono furono sepolti senza bara ai bordi di uno stagno salmastro. Ora le analisi hanno rivelato che uno scheletro era di un uomo appartenente a un gruppo di lingua bantu del Camerun settentrionale, mentre gli altri due appartenevano a gruppi non bantu della Nigeria e del Ghana. "Siamo stati in grado di stabilire che, anche se i tre individui sono stati trovati nello stesso sito e forse arrivati sulla stessa nave, avevano affinità genetiche con popolazioni africane differenti", ha detto Maria C. Avila-Arcos. "Molto probabilmente parlavano lingue diverse, con le relative difficoltà di comunicazione. Questo ci deve far riflettere su due questioni: la reale dinamica del commercio di schiavi fra le due sponde dell'Atlantico, e in che modo questa drammatica mescolanza etnica può aver influenzato le comunità e identità dei neri delle Americhe". Per riuscire a effettuare l'analisi genetica è stata adottata una tecnica innovativa: il genoma antico di reperti rinvenuti in regioni dal clima caldo umido è infatti molto degradato, compreso quello ricavabile dalle radici dei denti, che è relativamente protetto dalle intemperie e dalle contaminazioni [1]. I ricercatori hanno perfezionato la cosiddetta tecnica di acquisizione dell'intero genoma in cui si espone il campione di DNA a un vasto repertorio di molecole di RNA umano, a cui si legano i frammenti di DNA degradato. In questo modo è possibile isolare tutti i frammenti di DNA ancora abbastanza integri e quindi "rimontarli" per ricostruire al computer una mappa del genoma molto più precisa di quanto sarebbe possibile con le tecniche di analisi genetica classiche. (Tratto da: "Le Scienze", "Dal DNA le radici degli schiavi del XVII secolo") Per quale motivo NON è importante sapere che i tre schiavi rinvenuti vicino a Saint Martin parlavano lingue diverse? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Un gruppo internazionale di ricerca ha identificato l'etnia e il luogo di provenienza di tre schiavi neri deportati in America, i cui resti erano stati rinvenuti nella capitale dell'isola caraibica di Saint Martin nel 2010. Si tratta della prima volta che si riesce a usare DNA antico e mal conservato per identificare con elevata specificità le origini etniche di soggetti morti alla fine del XVII secolo. Malgrado vi sia un'ampia conoscenza storica del commercio degli schiavi africani, l'effettiva composizione demografica dei circa 12 milioni deportati dall'Africa occidentale e centro-occidentale al Nuovo Mondo tra il 1500 e il 1850 è sempre rimasta sfuggente. Era noto che i tre individui facevano parte della prima ondata di schiavi arrivati a St. Martin dall'Africa fra 1680 e il 1690 per lavorare nelle locali saline, e che quando morirono furono sepolti senza bara ai bordi di uno stagno salmastro. Ora le analisi hanno rivelato che uno scheletro era di un uomo appartenente a un gruppo di lingua bantu del Camerun settentrionale, mentre gli altri due appartenevano a gruppi non bantu della Nigeria e del Ghana. "Siamo stati in grado di stabilire che, anche se i tre individui sono stati trovati nello stesso sito e forse arrivati sulla stessa nave, avevano affinità genetiche con popolazioni africane differenti", ha detto Maria C. Avila-Arcos. "Molto probabilmente parlavano lingue diverse, con le relative difficoltà di comunicazione. Questo ci deve far riflettere su due questioni: la reale dinamica del commercio di schiavi fra le due sponde dell'Atlantico, e in che modo questa drammatica mescolanza etnica può aver influenzato le comunità e identità dei neri delle Americhe". Per riuscire a effettuare l'analisi genetica è stata adottata una tecnica innovativa: il genoma antico di reperti rinvenuti in regioni dal clima caldo umido è infatti molto degradato, compreso quello ricavabile dalle radici dei denti, che è relativamente protetto dalle intemperie e dalle contaminazioni [1]. I ricercatori hanno perfezionato la cosiddetta tecnica di acquisizione dell'intero genoma in cui si espone il campione di DNA a un vasto repertorio di molecole di RNA umano, a cui si legano i frammenti di DNA degradato. In questo modo è possibile isolare tutti i frammenti di DNA ancora abbastanza integri e quindi "rimontarli" per ricostruire al computer una mappa del genoma molto più precisa di quanto sarebbe possibile con le tecniche di analisi genetica classiche. (Tratto da: "Le Scienze", "Dal DNA le radici degli schiavi del XVII secolo") L'argomento principale del brano è: |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Un gruppo internazionale di ricerca ha identificato l'etnia e il luogo di provenienza di tre schiavi neri deportati in America, i cui resti erano stati rinvenuti nella capitale dell'isola caraibica di Saint Martin nel 2010. Si tratta della prima volta che si riesce a usare DNA antico e mal conservato per identificare con elevata specificità le origini etniche di soggetti morti alla fine del XVII secolo. Malgrado vi sia un'ampia conoscenza storica del commercio degli schiavi africani, l'effettiva composizione demografica dei circa 12 milioni deportati dall'Africa occidentale e centro-occidentale al Nuovo Mondo tra il 1500 e il 1850 è sempre rimasta sfuggente. Era noto che i tre individui facevano parte della prima ondata di schiavi arrivati a St. Martin dall'Africa fra 1680 e il 1690 per lavorare nelle locali saline, e che quando morirono furono sepolti senza bara ai bordi di uno stagno salmastro. Ora le analisi hanno rivelato che uno scheletro era di un uomo appartenente a un gruppo di lingua bantu del Camerun settentrionale, mentre gli altri due appartenevano a gruppi non bantu della Nigeria e del Ghana. "Siamo stati in grado di stabilire che, anche se i tre individui sono stati trovati nello stesso sito e forse arrivati sulla stessa nave, avevano affinità genetiche con popolazioni africane differenti", ha detto Maria C. Avila-Arcos. "Molto probabilmente parlavano lingue diverse, con le relative difficoltà di comunicazione. Questo ci deve far riflettere su due questioni: la reale dinamica del commercio di schiavi fra le due sponde dell'Atlantico, e in che modo questa drammatica mescolanza etnica può aver influenzato le comunità e identità dei neri delle Americhe". Per riuscire a effettuare l'analisi genetica è stata adottata una tecnica innovativa: il genoma antico di reperti rinvenuti in regioni dal clima caldo umido è infatti molto degradato, compreso quello ricavabile dalle radici dei denti, che è relativamente protetto dalle intemperie e dalle contaminazioni [1]. I ricercatori hanno perfezionato la cosiddetta tecnica di acquisizione dell'intero genoma in cui si espone il campione di DNA a un vasto repertorio di molecole di RNA umano, a cui si legano i frammenti di DNA degradato. In questo modo è possibile isolare tutti i frammenti di DNA ancora abbastanza integri e quindi "rimontarli" per ricostruire al computer una mappa del genoma molto più precisa di quanto sarebbe possibile con le tecniche di analisi genetica classiche. (Tratto da: "Le Scienze", "Dal DNA le radici degli schiavi del XVII secolo") I frammenti di DNA degradato: |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Un gruppo internazionale di ricerca ha identificato l'etnia e il luogo di provenienza di tre schiavi neri deportati in America, i cui resti erano stati rinvenuti nella capitale dell'isola caraibica di Saint Martin nel 2010. Si tratta della prima volta che si riesce a usare DNA antico e mal conservato per identificare con elevata specificità le origini etniche di soggetti morti alla fine del XVII secolo. Malgrado vi sia un'ampia conoscenza storica del commercio degli schiavi africani, l'effettiva composizione demografica dei circa 12 milioni deportati dall'Africa occidentale e centro-occidentale al Nuovo Mondo tra il 1500 e il 1850 è sempre rimasta sfuggente. Era noto che i tre individui facevano parte della prima ondata di schiavi arrivati a St. Martin dall'Africa fra 1680 e il 1690 per lavorare nelle locali saline, e che quando morirono furono sepolti senza bara ai bordi di uno stagno salmastro. Ora le analisi hanno rivelato che uno scheletro era di un uomo appartenente a un gruppo di lingua bantu del Camerun settentrionale, mentre gli altri due appartenevano a gruppi non bantu della Nigeria e del Ghana. "Siamo stati in grado di stabilire che, anche se i tre individui sono stati trovati nello stesso sito e forse arrivati sulla stessa nave, avevano affinità genetiche con popolazioni africane differenti", ha detto Maria C. Avila-Arcos. "Molto probabilmente parlavano lingue diverse, con le relative difficoltà di comunicazione. Questo ci deve far riflettere su due questioni: la reale dinamica del commercio di schiavi fra le due sponde dell'Atlantico, e in che modo questa drammatica mescolanza etnica può aver influenzato le comunità e identità dei neri delle Americhe". Per riuscire a effettuare l'analisi genetica è stata adottata una tecnica innovativa: il genoma antico di reperti rinvenuti in regioni dal clima caldo umido è infatti molto degradato, compreso quello ricavabile dalle radici dei denti, che è relativamente protetto dalle intemperie e dalle contaminazioni [1]. I ricercatori hanno perfezionato la cosiddetta tecnica di acquisizione dell'intero genoma in cui si espone il campione di DNA a un vasto repertorio di molecole di RNA umano, a cui si legano i frammenti di DNA degradato. In questo modo è possibile isolare tutti i frammenti di DNA ancora abbastanza integri e quindi "rimontarli" per ricostruire al computer una mappa del genoma molto più precisa di quanto sarebbe possibile con le tecniche di analisi genetica classiche. (Tratto da: "Le Scienze", "Dal DNA le radici degli schiavi del XVII secolo") Nel brano, il termine "contaminazioni" [1] significa: |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Un premio con una sua tradizione e una sua precisa identità indica sempre qualcosa in più rispetto ad altri, un valore aggiunto, una tendenza, un clima, un'atmosfera generale. Si parla dei Premi Ubu per il teatro, istituiti e ideati dal critico Franco Quadri 38 anni fa, gli unici ad essere decisi attraverso un referendum tra critici teatrali, ma non solo, anche osservatori attenti della scena internazionale ed esperti di altre discipline che dialogano con il teatro. L'edizione 2015, ospitata come sempre al Piccolo Teatro di Milano, ha visto il trionfo di "Lehman Trilogy", l'ultima regia di Luca Ronconi, come spettacolo dell'anno, miglior attore Massimo Popolizio, miglior testo Stefano Massini, migliori scene di Marco Rossi (ex aequo con Romeo Castellucci per "Go down, Moses") e miglior attore under 35 in Fabrizio Falco, ed è stata segnata dalla memoria per due "fin de partie", come le chiamava Franco Quadri, dolorose: la morte di Luca Ronconi lo scorso febbraio e quella recentissima di Luca De Filippo, di cui il 30 novembre 2015, poche ore prima della cerimonia degli Ubu, si sono svolti i funerali. (Anna Bandettini, "Premi Ubu, edizione 2015: il trionfo di Lehman Trilogy", "La Repubblica") Che cosa sono i premi UBU? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Un premio con una sua tradizione e una sua precisa identità indica sempre qualcosa in più rispetto ad altri, un valore aggiunto, una tendenza, un clima, un'atmosfera generale. Si parla dei Premi Ubu per il teatro, istituiti e ideati dal critico Franco Quadri 38 anni fa, gli unici ad essere decisi attraverso un referendum tra critici teatrali, ma non solo, anche osservatori attenti della scena internazionale ed esperti di altre discipline che dialogano con il teatro. L'edizione 2015, ospitata come sempre al Piccolo Teatro di Milano, ha visto il trionfo di "Lehman Trilogy", l'ultima regia di Luca Ronconi, come spettacolo dell'anno, miglior attore Massimo Popolizio, miglior testo Stefano Massini, migliori scene di Marco Rossi (ex aequo con Romeo Castellucci per "Go down, Moses") e miglior attore under 35 in Fabrizio Falco, ed è stata segnata dalla memoria per due "fin de partie", come le chiamava Franco Quadri, dolorose: la morte di Luca Ronconi lo scorso febbraio e quella recentissima di Luca De Filippo, di cui il 30 novembre 2015, poche ore prima della cerimonia degli Ubu, si sono svolti i funerali. (Anna Bandettini, "Premi Ubu, edizione 2015: il trionfo di Lehman Trilogy", "La Repubblica") Chi assegna i premi UBU? |
RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Un premio con una sua tradizione e una sua precisa identità indica sempre qualcosa in più rispetto ad altri, un valore aggiunto, una tendenza, un clima, un'atmosfera generale. Si parla dei Premi Ubu per il teatro, istituiti e ideati dal critico Franco Quadri 38 anni fa, gli unici ad essere decisi attraverso un referendum tra critici teatrali, ma non solo, anche osservatori attenti della scena internazionale ed esperti di altre discipline che dialogano con il teatro. L'edizione 2015, ospitata come sempre al Piccolo Teatro di Milano, ha visto il trionfo di "Lehman Trilogy", l'ultima regia di Luca Ronconi, come spettacolo dell'anno, miglior attore Massimo Popolizio, miglior testo Stefano Massini, migliori scene di Marco Rossi (ex aequo con Romeo Castellucci per "Go down, Moses") e miglior attore under 35 in Fabrizio Falco, ed è stata segnata dalla memoria per due "fin de partie", come le chiamava Franco Quadri, dolorose: la morte di Luca Ronconi lo scorso febbraio e quella recentissima di Luca De Filippo, di cui il 30 novembre 2015, poche ore prima della cerimonia degli Ubu, si sono svolti i funerali. (Anna Bandettini, "Premi Ubu, edizione 2015: il trionfo di Lehman Trilogy", "La Repubblica") Nel brano è indicato il regista al cui spettacolo è stato assegnato il premio UBU nell'edizione 2015? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Un premio con una sua tradizione e una sua precisa identità indica sempre qualcosa in più rispetto ad altri, un valore aggiunto, una tendenza, un clima, un'atmosfera generale. Si parla dei Premi Ubu per il teatro, istituiti e ideati dal critico Franco Quadri 38 anni fa, gli unici ad essere decisi attraverso un referendum tra critici teatrali, ma non solo, anche osservatori attenti della scena internazionale ed esperti di altre discipline che dialogano con il teatro. L'edizione 2015, ospitata come sempre al Piccolo Teatro di Milano, ha visto il trionfo di "Lehman Trilogy", l'ultima regia di Luca Ronconi, come spettacolo dell'anno, miglior attore Massimo Popolizio, miglior testo Stefano Massini, migliori scene di Marco Rossi (ex aequo con Romeo Castellucci per "Go down, Moses") e miglior attore under 35 in Fabrizio Falco, ed è stata segnata dalla memoria per due "fin de partie", come le chiamava Franco Quadri, dolorose: la morte di Luca Ronconi lo scorso febbraio e quella recentissima di Luca De Filippo, di cui il 30 novembre 2015, poche ore prima della cerimonia degli Ubu, si sono svolti i funerali. (Anna Bandettini, "Premi Ubu, edizione 2015: il trionfo di Lehman Trilogy", "La Repubblica") È corretto affermare che i premi UBU 2015 sono stati assegnati esclusivamente allo spettacolo teatrale "Lehman Trilogy"? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Un premio con una sua tradizione e una sua precisa identità indica sempre qualcosa in più rispetto ad altri, un valore aggiunto, una tendenza, un clima, un'atmosfera generale. Si parla dei Premi Ubu per il teatro, istituiti e ideati dal critico Franco Quadri 38 anni fa, gli unici ad essere decisi attraverso un referendum tra critici teatrali, ma non solo, anche osservatori attenti della scena internazionale ed esperti di altre discipline che dialogano con il teatro. L'edizione 2015, ospitata come sempre al Piccolo Teatro di Milano, ha visto il trionfo di "Lehman Trilogy", l'ultima regia di Luca Ronconi, come spettacolo dell'anno, miglior attore Massimo Popolizio, miglior testo Stefano Massini, migliori scene di Marco Rossi (ex aequo con Romeo Castellucci per "Go down, Moses") e miglior attore under 35 in Fabrizio Falco, ed è stata segnata dalla memoria per due "fin de partie", come le chiamava Franco Quadri, dolorose: la morte di Luca Ronconi lo scorso febbraio e quella recentissima di Luca De Filippo, di cui il 30 novembre 2015, poche ore prima della cerimonia degli Ubu, si sono svolti i funerali. (Anna Bandettini, "Premi Ubu, edizione 2015: il trionfo di Lehman Trilogy", "La Repubblica") A che cosa si riferisce l'espressione "fin de partie" dolorose? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Un relitto di imbarcazione quasi interamente in legno, lungo oltre 18 metri e largo 4,5 metri, che da una prima valutazione di Cristiano Alfonso, archeologo subacqueo del Dipartimento di beni culturali dell'università del Salento, risalirebbe a un periodo compreso tra il XII e il XIII secolo, è affiorato dai fondali dell'Area marina protetta di Porto Cesareo, nel Salento.A segnalare la presenza del relitto è stato un pescatore professionista, Pasquale De Braco, che è anche consigliere dell'Area marina protetta. Secondo Alfonso, l'imbarcazione storica, data la vicinanza al villaggio di pescatori di Porto Cesareo, "potrebbe chiarire significativi aspetti del paesaggio costiero in epoca antica e contribuire alla ricostruzione storica del luogo". Del ritrovamento è stato informato il soprintendente per i Beni archeologici della Regione, Luigi La Rocca."Siamo davvero entusiasti e felici � dichiarano Remì Calasso e Paolo D'Ambrosio, presidente e direttore dell'Area marina protetta � non solo dell'importante ritrovamento del relitto, ma anche e soprattutto della proficua [1] collaborazione, a dire il vero in atto da tempo, tra il Dipartimento di archeologia dell'Università del Salento e l'Area marina protetta di Porto Cesareo". (da: www.repubblica.it) Stando al contenuto del brano, chi ha segnalato la presenza dell'antico relitto? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Un relitto di imbarcazione quasi interamente in legno, lungo oltre 18 metri e largo 4,5 metri, che da una prima valutazione di Cristiano Alfonso, archeologo subacqueo del Dipartimento di beni culturali dell'università del Salento, risalirebbe a un periodo compreso tra il XII e il XIII secolo, è affiorato dai fondali dell'Area marina protetta di Porto Cesareo, nel Salento.A segnalare la presenza del relitto è stato un pescatore professionista, Pasquale De Braco, che è anche consigliere dell'Area marina protetta. Secondo Alfonso, l'imbarcazione storica, data la vicinanza al villaggio di pescatori di Porto Cesareo, "potrebbe chiarire significativi aspetti del paesaggio costiero in epoca antica e contribuire alla ricostruzione storica del luogo". Del ritrovamento è stato informato il soprintendente per i Beni archeologici della Regione, Luigi La Rocca."Siamo davvero entusiasti e felici � dichiarano Remì Calasso e Paolo D'Ambrosio, presidente e direttore dell'Area marina protetta � non solo dell'importante ritrovamento del relitto, ma anche e soprattutto della proficua [1] collaborazione, a dire il vero in atto da tempo, tra il Dipartimento di archeologia dell'Università del Salento e l'Area marina protetta di Porto Cesareo". (da: www.repubblica.it) Qual è l'argomento del brano? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Un relitto di imbarcazione quasi interamente in legno, lungo oltre 18 metri e largo 4,5 metri, che da una prima valutazione di Cristiano Alfonso, archeologo subacqueo del Dipartimento di beni culturali dell'università del Salento, risalirebbe a un periodo compreso tra il XII e il XIII secolo, è affiorato dai fondali dell'Area marina protetta di Porto Cesareo, nel Salento.A segnalare la presenza del relitto è stato un pescatore professionista, Pasquale De Braco, che è anche consigliere dell'Area marina protetta. Secondo Alfonso, l'imbarcazione storica, data la vicinanza al villaggio di pescatori di Porto Cesareo, "potrebbe chiarire significativi aspetti del paesaggio costiero in epoca antica e contribuire alla ricostruzione storica del luogo". Del ritrovamento è stato informato il soprintendente per i Beni archeologici della Regione, Luigi La Rocca."Siamo davvero entusiasti e felici � dichiarano Remì Calasso e Paolo D'Ambrosio, presidente e direttore dell'Area marina protetta � non solo dell'importante ritrovamento del relitto, ma anche e soprattutto della proficua [1] collaborazione, a dire il vero in atto da tempo, tra il Dipartimento di archeologia dell'Università del Salento e l'Area marina protetta di Porto Cesareo". (da: www.repubblica.it) Secondo il parere di Cristiano Alfonso, il relitto: |
RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Un relitto di imbarcazione quasi interamente in legno, lungo oltre 18 metri e largo 4,5 metri, che da una prima valutazione di Cristiano Alfonso, archeologo subacqueo del Dipartimento di beni culturali dell'università del Salento, risalirebbe a un periodo compreso tra il XII e il XIII secolo, è affiorato dai fondali dell'Area marina protetta di Porto Cesareo, nel Salento.A segnalare la presenza del relitto è stato un pescatore professionista, Pasquale De Braco, che è anche consigliere dell'Area marina protetta. Secondo Alfonso, l'imbarcazione storica, data la vicinanza al villaggio di pescatori di Porto Cesareo, "potrebbe chiarire significativi aspetti del paesaggio costiero in epoca antica e contribuire alla ricostruzione storica del luogo". Del ritrovamento è stato informato il soprintendente per i Beni archeologici della Regione, Luigi La Rocca."Siamo davvero entusiasti e felici � dichiarano Remì Calasso e Paolo D'Ambrosio, presidente e direttore dell'Area marina protetta � non solo dell'importante ritrovamento del relitto, ma anche e soprattutto della proficua [1] collaborazione, a dire il vero in atto da tempo, tra il Dipartimento di archeologia dell'Università del Salento e l'Area marina protetta di Porto Cesareo". (da: www.repubblica.it) Stando al contenuto del brano, quale delle seguenti affermazioni NON è corretta? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Un relitto di imbarcazione quasi interamente in legno, lungo oltre 18 metri e largo 4,5 metri, che da una prima valutazione di Cristiano Alfonso, archeologo subacqueo del Dipartimento di beni culturali dell'università del Salento, risalirebbe a un periodo compreso tra il XII e il XIII secolo, è affiorato dai fondali dell'Area marina protetta di Porto Cesareo, nel Salento.A segnalare la presenza del relitto è stato un pescatore professionista, Pasquale De Braco, che è anche consigliere dell'Area marina protetta. Secondo Alfonso, l'imbarcazione storica, data la vicinanza al villaggio di pescatori di Porto Cesareo, "potrebbe chiarire significativi aspetti del paesaggio costiero in epoca antica e contribuire alla ricostruzione storica del luogo". Del ritrovamento è stato informato il soprintendente per i Beni archeologici della Regione, Luigi La Rocca."Siamo davvero entusiasti e felici � dichiarano Remì Calasso e Paolo D'Ambrosio, presidente e direttore dell'Area marina protetta � non solo dell'importante ritrovamento del relitto, ma anche e soprattutto della proficua [1] collaborazione, a dire il vero in atto da tempo, tra il Dipartimento di archeologia dell'Università del Salento e l'Area marina protetta di Porto Cesareo". (da: www.repubblica.it) Individuare, tra le alternative proposte, il corretto sinonimo del termine "proficua" nel passaggio segnalato con [1]. |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Un video di dodici minuti, online da qualche settimana, sostiene che il film del 1985 "Ritorno al futuro" contiene un messaggio in codice che annuncia gli attentati dell'11 settembre 2001. Secondo questa teoria il centro commerciale Twin Pines, dove uno dei protagonisti del film viene attaccato dai terroristi, rappresenterebbe le torri gemelle (nello stesso video c'è anche qualcosa sul cinema come porta sulla trascendenza). Il gruppo che ha realizzato il video, Apophenia productions, ha un nome azzeccato: l'apofenia, infatti, è la tendenza a percepire un collegamento tra idee o oggetti scollegati fra loro."In statistica, l'apofenia è un errore di tipo 1, o falso positivo", ha scritto Katy Waldman in un articolo su "Slate". "Significa credere che qualcosa sia reale quando non lo è, sulla base di un modello fuorviante ricavato dai dati". I truthers � come vengono chiamati i teorici della cospirazione dell'11 settembre (da truth, verità) � sono abituati a cercare nei film di Hollywood indizi utili a dimostrare che gli attacchi di quel giorno erano stati previsti. Nella maggior parte dei casi, i cosiddetti "indizi" non sono convincenti e neppure particolarmente inquietanti. Alcuni film sono segnalati solo perché contengono riferimenti ravvicinati ai numeri 9 e 11: sulle lancette di un orologio, per esempio, o parlando del peso di un bambino. Il fatto che chi va a caccia di complotti li trovi nei film di Hollywood ci dice qualcosa sulla sua personalità, non sui film o sulla diffusione di quelle teorie. "Alla base del fenomeno c'è una componente psicologica", ha osservato Uscinski, "un effetto ambientale che essenzialmente rende più visibile qualcosa che c'era già. In parole povere, alcune persone sono portate a vedere complotti appena possono. Qualsiasi cosa succeda, vi garantisco che se andate su internet troverete gente convinta che sia frutto di un complotto, che si tratti delle stragi di Sandy Hook o di Aurora, o del disastro della piattaforma petrolifera Deepwater Horizon. Se qualcosa fa notizia è il risultato di un complotto".Fondamentalmente, le teorie del complotto non sono cambiate molto nel corso degli anni. "A quanto pare, l'accesso illimitato a informazioni di tutti i generi rende alcuni di noi meno razionali e tolleranti, anziché il contrario", scrivono Carl Jensen e Rom Harré nel libro "Beyond rationality". "Il problema, però, non è legato alle informazioni, che sono agnostiche. Più probabilmente è il risultato dei filtri che ci costruiamo o che altri costruiscono per noi". (da: "C'è un complotto per tutti", Adrienne Lafrance, "Internazionale") Quale delle seguenti affermazioni sull'apofenia NON è corretta? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Un video di dodici minuti, online da qualche settimana, sostiene che il film del 1985 "Ritorno al futuro" contiene un messaggio in codice che annuncia gli attentati dell'11 settembre 2001. Secondo questa teoria il centro commerciale Twin Pines, dove uno dei protagonisti del film viene attaccato dai terroristi, rappresenterebbe le torri gemelle (nello stesso video c'è anche qualcosa sul cinema come porta sulla trascendenza). Il gruppo che ha realizzato il video, Apophenia productions, ha un nome azzeccato: l'apofenia, infatti, è la tendenza a percepire un collegamento tra idee o oggetti scollegati fra loro."In statistica, l'apofenia è un errore di tipo 1, o falso positivo", ha scritto Katy Waldman in un articolo su "Slate". "Significa credere che qualcosa sia reale quando non lo è, sulla base di un modello fuorviante ricavato dai dati". I truthers � come vengono chiamati i teorici della cospirazione dell'11 settembre (da truth, verità) � sono abituati a cercare nei film di Hollywood indizi utili a dimostrare che gli attacchi di quel giorno erano stati previsti. Nella maggior parte dei casi, i cosiddetti "indizi" non sono convincenti e neppure particolarmente inquietanti. Alcuni film sono segnalati solo perché contengono riferimenti ravvicinati ai numeri 9 e 11: sulle lancette di un orologio, per esempio, o parlando del peso di un bambino. Il fatto che chi va a caccia di complotti li trovi nei film di Hollywood ci dice qualcosa sulla sua personalità, non sui film o sulla diffusione di quelle teorie. "Alla base del fenomeno c'è una componente psicologica", ha osservato Uscinski, "un effetto ambientale che essenzialmente rende più visibile qualcosa che c'era già. In parole povere, alcune persone sono portate a vedere complotti appena possono. Qualsiasi cosa succeda, vi garantisco che se andate su internet troverete gente convinta che sia frutto di un complotto, che si tratti delle stragi di Sandy Hook o di Aurora, o del disastro della piattaforma petrolifera Deepwater Horizon. Se qualcosa fa notizia è il risultato di un complotto".Fondamentalmente, le teorie del complotto non sono cambiate molto nel corso degli anni. "A quanto pare, l'accesso illimitato a informazioni di tutti i generi rende alcuni di noi meno razionali e tolleranti, anziché il contrario", scrivono Carl Jensen e Rom Harré nel libro "Beyond rationality". "Il problema, però, non è legato alle informazioni, che sono agnostiche. Più probabilmente è il risultato dei filtri che ci costruiamo o che altri costruiscono per noi". (da: "C'è un complotto per tutti", Adrienne Lafrance, "Internazionale") Dalla lettura del brano è possibile dedurre che l'autrice: |
RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Un video di dodici minuti, online da qualche settimana, sostiene che il film del 1985 "Ritorno al futuro" contiene un messaggio in codice che annuncia gli attentati dell'11 settembre 2001. Secondo questa teoria il centro commerciale Twin Pines, dove uno dei protagonisti del film viene attaccato dai terroristi, rappresenterebbe le torri gemelle (nello stesso video c'è anche qualcosa sul cinema come porta sulla trascendenza). Il gruppo che ha realizzato il video, Apophenia productions, ha un nome azzeccato: l'apofenia, infatti, è la tendenza a percepire un collegamento tra idee o oggetti scollegati fra loro."In statistica, l'apofenia è un errore di tipo 1, o falso positivo", ha scritto Katy Waldman in un articolo su "Slate". "Significa credere che qualcosa sia reale quando non lo è, sulla base di un modello fuorviante ricavato dai dati". I truthers � come vengono chiamati i teorici della cospirazione dell'11 settembre (da truth, verità) � sono abituati a cercare nei film di Hollywood indizi utili a dimostrare che gli attacchi di quel giorno erano stati previsti. Nella maggior parte dei casi, i cosiddetti "indizi" non sono convincenti e neppure particolarmente inquietanti. Alcuni film sono segnalati solo perché contengono riferimenti ravvicinati ai numeri 9 e 11: sulle lancette di un orologio, per esempio, o parlando del peso di un bambino. Il fatto che chi va a caccia di complotti li trovi nei film di Hollywood ci dice qualcosa sulla sua personalità, non sui film o sulla diffusione di quelle teorie. "Alla base del fenomeno c'è una componente psicologica", ha osservato Uscinski, "un effetto ambientale che essenzialmente rende più visibile qualcosa che c'era già. In parole povere, alcune persone sono portate a vedere complotti appena possono. Qualsiasi cosa succeda, vi garantisco che se andate su internet troverete gente convinta che sia frutto di un complotto, che si tratti delle stragi di Sandy Hook o di Aurora, o del disastro della piattaforma petrolifera Deepwater Horizon. Se qualcosa fa notizia è il risultato di un complotto".Fondamentalmente, le teorie del complotto non sono cambiate molto nel corso degli anni. "A quanto pare, l'accesso illimitato a informazioni di tutti i generi rende alcuni di noi meno razionali e tolleranti, anziché il contrario", scrivono Carl Jensen e Rom Harré nel libro "Beyond rationality". "Il problema, però, non è legato alle informazioni, che sono agnostiche. Più probabilmente è il risultato dei filtri che ci costruiamo o che altri costruiscono per noi". (da: "C'è un complotto per tutti", Adrienne Lafrance, "Internazionale") Che cosa intendono Carl Jensen e Rom Harré affermando che le informazioni sono "agnostiche" (ultimo paragrafo)? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Un video di dodici minuti, online da qualche settimana, sostiene che il film del 1985 "Ritorno al futuro" contiene un messaggio in codice che annuncia gli attentati dell'11 settembre 2001. Secondo questa teoria il centro commerciale Twin Pines, dove uno dei protagonisti del film viene attaccato dai terroristi, rappresenterebbe le torri gemelle (nello stesso video c'è anche qualcosa sul cinema come porta sulla trascendenza). Il gruppo che ha realizzato il video, Apophenia productions, ha un nome azzeccato: l'apofenia, infatti, è la tendenza a percepire un collegamento tra idee o oggetti scollegati fra loro."In statistica, l'apofenia è un errore di tipo 1, o falso positivo", ha scritto Katy Waldman in un articolo su "Slate". "Significa credere che qualcosa sia reale quando non lo è, sulla base di un modello fuorviante ricavato dai dati". I truthers � come vengono chiamati i teorici della cospirazione dell'11 settembre (da truth, verità) � sono abituati a cercare nei film di Hollywood indizi utili a dimostrare che gli attacchi di quel giorno erano stati previsti. Nella maggior parte dei casi, i cosiddetti "indizi" non sono convincenti e neppure particolarmente inquietanti. Alcuni film sono segnalati solo perché contengono riferimenti ravvicinati ai numeri 9 e 11: sulle lancette di un orologio, per esempio, o parlando del peso di un bambino. Il fatto che chi va a caccia di complotti li trovi nei film di Hollywood ci dice qualcosa sulla sua personalità, non sui film o sulla diffusione di quelle teorie. "Alla base del fenomeno c'è una componente psicologica", ha osservato Uscinski, "un effetto ambientale che essenzialmente rende più visibile qualcosa che c'era già. In parole povere, alcune persone sono portate a vedere complotti appena possono. Qualsiasi cosa succeda, vi garantisco che se andate su internet troverete gente convinta che sia frutto di un complotto, che si tratti delle stragi di Sandy Hook o di Aurora, o del disastro della piattaforma petrolifera Deepwater Horizon. Se qualcosa fa notizia è il risultato di un complotto".Fondamentalmente, le teorie del complotto non sono cambiate molto nel corso degli anni. "A quanto pare, l'accesso illimitato a informazioni di tutti i generi rende alcuni di noi meno razionali e tolleranti, anziché il contrario", scrivono Carl Jensen e Rom Harré nel libro "Beyond rationality". "Il problema, però, non è legato alle informazioni, che sono agnostiche. Più probabilmente è il risultato dei filtri che ci costruiamo o che altri costruiscono per noi". (da: "C'è un complotto per tutti", Adrienne Lafrance, "Internazionale") Per quanto riguarda le teorie del complotto, quali cambiamenti ci sono stati nel corso degli anni? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Un video di dodici minuti, online da qualche settimana, sostiene che il film del 1985 "Ritorno al futuro" contiene un messaggio in codice che annuncia gli attentati dell'11 settembre 2001. Secondo questa teoria il centro commerciale Twin Pines, dove uno dei protagonisti del film viene attaccato dai terroristi, rappresenterebbe le torri gemelle (nello stesso video c'è anche qualcosa sul cinema come porta sulla trascendenza). Il gruppo che ha realizzato il video, Apophenia productions, ha un nome azzeccato: l'apofenia, infatti, è la tendenza a percepire un collegamento tra idee o oggetti scollegati fra loro."In statistica, l'apofenia è un errore di tipo 1, o falso positivo", ha scritto Katy Waldman in un articolo su "Slate". "Significa credere che qualcosa sia reale quando non lo è, sulla base di un modello fuorviante ricavato dai dati". I truthers � come vengono chiamati i teorici della cospirazione dell'11 settembre (da truth, verità) � sono abituati a cercare nei film di Hollywood indizi utili a dimostrare che gli attacchi di quel giorno erano stati previsti. Nella maggior parte dei casi, i cosiddetti "indizi" non sono convincenti e neppure particolarmente inquietanti. Alcuni film sono segnalati solo perché contengono riferimenti ravvicinati ai numeri 9 e 11: sulle lancette di un orologio, per esempio, o parlando del peso di un bambino. Il fatto che chi va a caccia di complotti li trovi nei film di Hollywood ci dice qualcosa sulla sua personalità, non sui film o sulla diffusione di quelle teorie. "Alla base del fenomeno c'è una componente psicologica", ha osservato Uscinski, "un effetto ambientale che essenzialmente rende più visibile qualcosa che c'era già. In parole povere, alcune persone sono portate a vedere complotti appena possono. Qualsiasi cosa succeda, vi garantisco che se andate su internet troverete gente convinta che sia frutto di un complotto, che si tratti delle stragi di Sandy Hook o di Aurora, o del disastro della piattaforma petrolifera Deepwater Horizon. Se qualcosa fa notizia è il risultato di un complotto".Fondamentalmente, le teorie del complotto non sono cambiate molto nel corso degli anni. "A quanto pare, l'accesso illimitato a informazioni di tutti i generi rende alcuni di noi meno razionali e tolleranti, anziché il contrario", scrivono Carl Jensen e Rom Harré nel libro "Beyond rationality". "Il problema, però, non è legato alle informazioni, che sono agnostiche. Più probabilmente è il risultato dei filtri che ci costruiamo o che altri costruiscono per noi". (da: "C'è un complotto per tutti", Adrienne Lafrance, "Internazionale") Nel video di cui si parla nel brano il cinema è rappresentato come "porta sulla trascendenza". Con questa espressione, l'autore intende dire che il cinema: |
|
 Esercitati su questo Quiz  |
Cerca
CONCORSI NELLE PROVINCE
Agrigento Alessandria Ancona Aosta Arezzo Ascoli Piceno Asti Avellino Bari Barletta Andria Trani Belluno Benevento Bergamo Biella Bologna Bolzano Brescia Brindisi Cagliari Caltanissetta Campobasso Carbonia Iglesias Caserta Catania Catanzaro Chieti Como Cosenza Cremona Crotone Cuneo Enna Fermo Ferrara Firenze Foggia Forli Cesena Frosinone Genova Gorizia Grosseto Imperia Isernia La Spezia L'Aquila Latina Lecce Lecco Livorno Lodi Lucca Macerata Mantova Massa Carrara Matera Messina Milano Modena Monza e della Brianza Napoli Novara Nuoro Olbia Tempio Oristano Padova Palermo Parma Pavia Perugia Pesaro e Urbino Pescara Piacenza Pisa Pistoia Pordenone Potenza Prato Ragusa Ravenna Reggio Calabria Reggio Emilia Rieti Rimini Roma Rovigo Salerno Medio Campidano Sassari Savona Siena Siracusa Sondrio Taranto Teramo Terni Torino Ogliastra Trapani Trento Treviso Trieste Udine Varese Venezia Verbano Cusio Ossola Vercelli Verona Vibo Valentia Vicenza Viterbo

Leggere attentamente il seguente brano. Un premio con una sua tradizione e una sua precisa identità indica sempre qualcosa in più rispetto ad altri, un valore aggiunto, una tendenza, un clima, un'atmosfera generale. Si parla dei Premi Ubu per il teatro, istituiti e ideati dal critico Franco Quadri 38 anni fa, gli unici ad essere decisi attraverso un referendum tra critici teatrali, ma non solo, anche osservatori attenti della scena internazionale ed esperti di altre discipline che dialogano con il teatro. L'edizione 2015, ospitata come sempre al Piccolo Teatro di Milano, ha visto il trionfo di "Lehman Trilogy", l'ultima regia di Luca Ronconi, come spettacolo dell'anno, miglior attore Massimo Popolizio, miglior testo Stefano Massini, migliori scene di Marco Rossi (ex aequo con Romeo Castellucci per "Go down, Moses") e miglior attore under 35 in Fabrizio Falco, ed è stata segnata dalla memoria per due "fin de partie", come le chiamava Franco Quadri, dolorose: la morte di Luca Ronconi lo scorso febbraio e quella recentissima di Luca De Filippo, di cui il 30 novembre 2015, poche ore prima della cerimonia degli Ubu, si sono svolti i funerali. (Anna Bandettini, "Premi Ubu, edizione 2015: il trionfo di Lehman Trilogy", "La Repubblica") Nel brano è indicato il regista al cui spettacolo è stato assegnato il premio UBU nell'edizione 2015?