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Tutte le domande del quiz : Brani

tratto da:
Guardia di Finanza
Quiz - 631 allievi marescialli 2018 (90° corso) Concorso pubblico, per titoli ed esami, per 631 allievi marescialli 2018



 Esercitati su questo Quiz 

RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. Wasp, "White, Anglo-Saxon Protestant", ovvero "bianco, anglosassone e protestante": il termine risale al 1964, quando il sociologo E. Digby Baltzell lo impiegò nel suo The Protestant Establishment: Aristocracy and Caste in America per definire uno dei più diffusi prototipi dell'uomo americano. Se in origine esso aveva una connotazione etnica e religiosa (un individuo di origini inglesi o scozzesi, di religione presbiteriana o episcopale anglicana), il termine passò sempre più a definire un preciso status economico, con forti ruoli di potere dentro alla società. Quartieri residenziali lussuosi e vacanze in luoghi esclusivi; buone scuole private e università, meglio se Ivy League; sport come il tennis, il polo, lo squash, la vela e ogni altro hobby che richiedesse denaro e molto tempo libero. Più dell'origine, a rendere Wasp sono l'appartenenza a una società raffinata, l'inserimento di una rete fitta di rapporti (spesso interessati) e le alleanze intessute attraverso i circoli esclusivi, le cene o gli eventi filantropici. Che non si tratti di antenati illustri e di religione, ma di conquista e affermazione di uno status, lo dimostra il fatto che Wasp si può diventare, o almeno, cercare di diventare � e tante sono le storie di ascesa (e caduta) sociale, di bisogni e aspirazioni di appartenenza all'élite: si pensi al grande Gatsby nell'omonimo romanzo di Fitzgerald, finto Wasp autocreatosi dal nulla per inseguire l'amore; a Donald Draper, protagonista della serie "Mad Man", novello Gatsby dal passato torbido; o all'ambizioso Tom Ripley, al centro di diversi romanzi di Patricia Highsmith, che ne "Il Talento di Mr Ripley" (1955, portato sullo schermo nel 1999 con il volto di Matt Damon) si innamora a tal punto del mondo dorato degli americani in Europa da rubare l'identità di un Wasp vero (e defunto); o ancora al ben meno gradevole Monty Burns, odioso proprietario della centrale nucleare nella celebre serie animata "I Simpson", avaro e privo di sentimenti e umanità. [1] Quando si parla di Wasp, a prevalere sono non a caso i personaggi negativi: il termine è entrato nell'accezione corrente come sinonimo di arroganza e presunzione, difesa dello status e del privilegio, in netto contrasto con i valori americani dell'operosità e del buon senso che molti eroi pur arrivati al successo incarnano. Mondo maschile per eccellenza, l'universo Wasp relega le donne a mero elemento decorativo. E tuttavia in esso il gentil sesso si deve preparare, frequentando prestigiosi college femminili o, per le meno dotate, seguendo i consigli delle rubriche di Martha Stewart e Judith Martin (nessuna delle due anglosassoni né tantomeno protestanti) sul giardinaggio e sulle buone maniere. (Da: Cinzia Schiavini, "Wasp" in "Americana", il Saggiatore) Secondo l'autrice del brano il termine "Wasp":
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. Wasp, "White, Anglo-Saxon Protestant", ovvero "bianco, anglosassone e protestante": il termine risale al 1964, quando il sociologo E. Digby Baltzell lo impiegò nel suo The Protestant Establishment: Aristocracy and Caste in America per definire uno dei più diffusi prototipi dell'uomo americano. Se in origine esso aveva una connotazione etnica e religiosa (un individuo di origini inglesi o scozzesi, di religione presbiteriana o episcopale anglicana), il termine passò sempre più a definire un preciso status economico, con forti ruoli di potere dentro alla società. Quartieri residenziali lussuosi e vacanze in luoghi esclusivi; buone scuole private e università, meglio se Ivy League; sport come il tennis, il polo, lo squash, la vela e ogni altro hobby che richiedesse denaro e molto tempo libero. Più dell'origine, a rendere Wasp sono l'appartenenza a una società raffinata, l'inserimento di una rete fitta di rapporti (spesso interessati) e le alleanze intessute attraverso i circoli esclusivi, le cene o gli eventi filantropici. Che non si tratti di antenati illustri e di religione, ma di conquista e affermazione di uno status, lo dimostra il fatto che Wasp si può diventare, o almeno, cercare di diventare � e tante sono le storie di ascesa (e caduta) sociale, di bisogni e aspirazioni di appartenenza all'élite: si pensi al grande Gatsby nell'omonimo romanzo di Fitzgerald, finto Wasp autocreatosi dal nulla per inseguire l'amore; a Donald Draper, protagonista della serie "Mad Man", novello Gatsby dal passato torbido; o all'ambizioso Tom Ripley, al centro di diversi romanzi di Patricia Highsmith, che ne "Il Talento di Mr Ripley" (1955, portato sullo schermo nel 1999 con il volto di Matt Damon) si innamora a tal punto del mondo dorato degli americani in Europa da rubare l'identità di un Wasp vero (e defunto); o ancora al ben meno gradevole Monty Burns, odioso proprietario della centrale nucleare nella celebre serie animata "I Simpson", avaro e privo di sentimenti e umanità. [1] Quando si parla di Wasp, a prevalere sono non a caso i personaggi negativi: il termine è entrato nell'accezione corrente come sinonimo di arroganza e presunzione, difesa dello status e del privilegio, in netto contrasto con i valori americani dell'operosità e del buon senso che molti eroi pur arrivati al successo incarnano. Mondo maschile per eccellenza, l'universo Wasp relega le donne a mero elemento decorativo. E tuttavia in esso il gentil sesso si deve preparare, frequentando prestigiosi college femminili o, per le meno dotate, seguendo i consigli delle rubriche di Martha Stewart e Judith Martin (nessuna delle due anglosassoni né tantomeno protestanti) sul giardinaggio e sulle buone maniere. (Da: Cinzia Schiavini, "Wasp" in "Americana", il Saggiatore) Secondo il brano, lo status di Wasp è:
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. Wasp, "White, Anglo-Saxon Protestant", ovvero "bianco, anglosassone e protestante": il termine risale al 1964, quando il sociologo E. Digby Baltzell lo impiegò nel suo The Protestant Establishment: Aristocracy and Caste in America per definire uno dei più diffusi prototipi dell'uomo americano. Se in origine esso aveva una connotazione etnica e religiosa (un individuo di origini inglesi o scozzesi, di religione presbiteriana o episcopale anglicana), il termine passò sempre più a definire un preciso status economico, con forti ruoli di potere dentro alla società. Quartieri residenziali lussuosi e vacanze in luoghi esclusivi; buone scuole private e università, meglio se Ivy League; sport come il tennis, il polo, lo squash, la vela e ogni altro hobby che richiedesse denaro e molto tempo libero. Più dell'origine, a rendere Wasp sono l'appartenenza a una società raffinata, l'inserimento di una rete fitta di rapporti (spesso interessati) e le alleanze intessute attraverso i circoli esclusivi, le cene o gli eventi filantropici. Che non si tratti di antenati illustri e di religione, ma di conquista e affermazione di uno status, lo dimostra il fatto che Wasp si può diventare, o almeno, cercare di diventare � e tante sono le storie di ascesa (e caduta) sociale, di bisogni e aspirazioni di appartenenza all'élite: si pensi al grande Gatsby nell'omonimo romanzo di Fitzgerald, finto Wasp autocreatosi dal nulla per inseguire l'amore; a Donald Draper, protagonista della serie "Mad Man", novello Gatsby dal passato torbido; o all'ambizioso Tom Ripley, al centro di diversi romanzi di Patricia Highsmith, che ne "Il Talento di Mr Ripley" (1955, portato sullo schermo nel 1999 con il volto di Matt Damon) si innamora a tal punto del mondo dorato degli americani in Europa da rubare l'identità di un Wasp vero (e defunto); o ancora al ben meno gradevole Monty Burns, odioso proprietario della centrale nucleare nella celebre serie animata "I Simpson", avaro e privo di sentimenti e umanità. [1] Quando si parla di Wasp, a prevalere sono non a caso i personaggi negativi: il termine è entrato nell'accezione corrente come sinonimo di arroganza e presunzione, difesa dello status e del privilegio, in netto contrasto con i valori americani dell'operosità e del buon senso che molti eroi pur arrivati al successo incarnano. Mondo maschile per eccellenza, l'universo Wasp relega le donne a mero elemento decorativo. E tuttavia in esso il gentil sesso si deve preparare, frequentando prestigiosi college femminili o, per le meno dotate, seguendo i consigli delle rubriche di Martha Stewart e Judith Martin (nessuna delle due anglosassoni né tantomeno protestanti) sul giardinaggio e sulle buone maniere. (Da: Cinzia Schiavini, "Wasp" in "Americana", il Saggiatore) Stando a quanto emerge dal brano gli Wasp:
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. Wasp, "White, Anglo-Saxon Protestant", ovvero "bianco, anglosassone e protestante": il termine risale al 1964, quando il sociologo E. Digby Baltzell lo impiegò nel suo The Protestant Establishment: Aristocracy and Caste in America per definire uno dei più diffusi prototipi dell'uomo americano. Se in origine esso aveva una connotazione etnica e religiosa (un individuo di origini inglesi o scozzesi, di religione presbiteriana o episcopale anglicana), il termine passò sempre più a definire un preciso status economico, con forti ruoli di potere dentro alla società. Quartieri residenziali lussuosi e vacanze in luoghi esclusivi; buone scuole private e università, meglio se Ivy League; sport come il tennis, il polo, lo squash, la vela e ogni altro hobby che richiedesse denaro e molto tempo libero. Più dell'origine, a rendere Wasp sono l'appartenenza a una società raffinata, l'inserimento di una rete fitta di rapporti (spesso interessati) e le alleanze intessute attraverso i circoli esclusivi, le cene o gli eventi filantropici. Che non si tratti di antenati illustri e di religione, ma di conquista e affermazione di uno status, lo dimostra il fatto che Wasp si può diventare, o almeno, cercare di diventare � e tante sono le storie di ascesa (e caduta) sociale, di bisogni e aspirazioni di appartenenza all'élite: si pensi al grande Gatsby nell'omonimo romanzo di Fitzgerald, finto Wasp autocreatosi dal nulla per inseguire l'amore; a Donald Draper, protagonista della serie "Mad Man", novello Gatsby dal passato torbido; o all'ambizioso Tom Ripley, al centro di diversi romanzi di Patricia Highsmith, che ne "Il Talento di Mr Ripley" (1955, portato sullo schermo nel 1999 con il volto di Matt Damon) si innamora a tal punto del mondo dorato degli americani in Europa da rubare l'identità di un Wasp vero (e defunto); o ancora al ben meno gradevole Monty Burns, odioso proprietario della centrale nucleare nella celebre serie animata "I Simpson", avaro e privo di sentimenti e umanità. [1] Quando si parla di Wasp, a prevalere sono non a caso i personaggi negativi: il termine è entrato nell'accezione corrente come sinonimo di arroganza e presunzione, difesa dello status e del privilegio, in netto contrasto con i valori americani dell'operosità e del buon senso che molti eroi pur arrivati al successo incarnano. Mondo maschile per eccellenza, l'universo Wasp relega le donne a mero elemento decorativo. E tuttavia in esso il gentil sesso si deve preparare, frequentando prestigiosi college femminili o, per le meno dotate, seguendo i consigli delle rubriche di Martha Stewart e Judith Martin (nessuna delle due anglosassoni né tantomeno protestanti) sul giardinaggio e sulle buone maniere. (Da: Cinzia Schiavini, "Wasp" in "Americana", il Saggiatore) In base a quanto detto nel brano, le donne:
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. Wasp, "White, Anglo-Saxon Protestant", ovvero "bianco, anglosassone e protestante": il termine risale al 1964, quando il sociologo E. Digby Baltzell lo impiegò nel suo The Protestant Establishment: Aristocracy and Caste in America per definire uno dei più diffusi prototipi dell'uomo americano. Se in origine esso aveva una connotazione etnica e religiosa (un individuo di origini inglesi o scozzesi, di religione presbiteriana o episcopale anglicana), il termine passò sempre più a definire un preciso status economico, con forti ruoli di potere dentro alla società. Quartieri residenziali lussuosi e vacanze in luoghi esclusivi; buone scuole private e università, meglio se Ivy League; sport come il tennis, il polo, lo squash, la vela e ogni altro hobby che richiedesse denaro e molto tempo libero. Più dell'origine, a rendere Wasp sono l'appartenenza a una società raffinata, l'inserimento di una rete fitta di rapporti (spesso interessati) e le alleanze intessute attraverso i circoli esclusivi, le cene o gli eventi filantropici. Che non si tratti di antenati illustri e di religione, ma di conquista e affermazione di uno status, lo dimostra il fatto che Wasp si può diventare, o almeno, cercare di diventare � e tante sono le storie di ascesa (e caduta) sociale, di bisogni e aspirazioni di appartenenza all'élite: si pensi al grande Gatsby nell'omonimo romanzo di Fitzgerald, finto Wasp autocreatosi dal nulla per inseguire l'amore; a Donald Draper, protagonista della serie "Mad Man", novello Gatsby dal passato torbido; o all'ambizioso Tom Ripley, al centro di diversi romanzi di Patricia Highsmith, che ne "Il Talento di Mr Ripley" (1955, portato sullo schermo nel 1999 con il volto di Matt Damon) si innamora a tal punto del mondo dorato degli americani in Europa da rubare l'identità di un Wasp vero (e defunto); o ancora al ben meno gradevole Monty Burns, odioso proprietario della centrale nucleare nella celebre serie animata "I Simpson", avaro e privo di sentimenti e umanità. [1] Quando si parla di Wasp, a prevalere sono non a caso i personaggi negativi: il termine è entrato nell'accezione corrente come sinonimo di arroganza e presunzione, difesa dello status e del privilegio, in netto contrasto con i valori americani dell'operosità e del buon senso che molti eroi pur arrivati al successo incarnano. Mondo maschile per eccellenza, l'universo Wasp relega le donne a mero elemento decorativo. E tuttavia in esso il gentil sesso si deve preparare, frequentando prestigiosi college femminili o, per le meno dotate, seguendo i consigli delle rubriche di Martha Stewart e Judith Martin (nessuna delle due anglosassoni né tantomeno protestanti) sul giardinaggio e sulle buone maniere. (Da: Cinzia Schiavini, "Wasp" in "Americana", il Saggiatore) Nella frase contrassegnata con [1] che cosa intende l'autrice con "i valori americani dell'operosità e del buon senso che molti eroi pur arrivati al successo incarnano"?
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. [1] Grande rilievo ebbe la musica nell'antica Grecia. Lo stesso termine "musica", con cui si indicava l'unione tra musica, poesia e danza, deriva dal vocabolo greco "mousikè", cioè "arte delle Muse", le mitiche protettrici delle arti. La fusione tra musica, gesto e parola diede vita ai generi teatrali-musicali della tragedia e della commedia. Alla musica, di origine divina, era riconosciuta una fondamentale funzione educativa: tra il V e il IV secolo a.C., Platone e Aristotele sostenevano che differenti tipi di musica potessero modificare il carattere dei giovani. La trasmissione orale ha causato la perdita del patrimonio musicale dell'antichità e solo pochi frammenti con notazione musicale sono pervenuti fino a noi. Sono state invece tramandate la teoria e l'acustica musicale, separate dalla pratica, oggetto di riflessione da parte di matematici e filosofi, come Pitagora, vissuto tra VI e V secolo a.C., e la sua scuola. Essi ritenevano che lo studio fisico e acustico della musica � che rispecchiava l'ordine e l'armonia del cosmo � avvicinasse alla comprensione dell'Universo. (Da: "Storia della musica", in "Enciclopedia Treccani") Perché alla musica si attribuiva una funzione educativa?
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. [1] Grande rilievo ebbe la musica nell'antica Grecia. Lo stesso termine "musica", con cui si indicava l'unione tra musica, poesia e danza, deriva dal vocabolo greco "mousikè", cioè "arte delle Muse", le mitiche protettrici delle arti. La fusione tra musica, gesto e parola diede vita ai generi teatrali-musicali della tragedia e della commedia. Alla musica, di origine divina, era riconosciuta una fondamentale funzione educativa: tra il V e il IV secolo a.C., Platone e Aristotele sostenevano che differenti tipi di musica potessero modificare il carattere dei giovani. La trasmissione orale ha causato la perdita del patrimonio musicale dell'antichità e solo pochi frammenti con notazione musicale sono pervenuti fino a noi. Sono state invece tramandate la teoria e l'acustica musicale, separate dalla pratica, oggetto di riflessione da parte di matematici e filosofi, come Pitagora, vissuto tra VI e V secolo a.C., e la sua scuola. Essi ritenevano che lo studio fisico e acustico della musica � che rispecchiava l'ordine e l'armonia del cosmo � avvicinasse alla comprensione dell'Universo. (Da: "Storia della musica", in "Enciclopedia Treccani") Da che cosa deriva il termine "musica"?
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. [1] Grande rilievo ebbe la musica nell'antica Grecia. Lo stesso termine "musica", con cui si indicava l'unione tra musica, poesia e danza, deriva dal vocabolo greco "mousikè", cioè "arte delle Muse", le mitiche protettrici delle arti. La fusione tra musica, gesto e parola diede vita ai generi teatrali-musicali della tragedia e della commedia. Alla musica, di origine divina, era riconosciuta una fondamentale funzione educativa: tra il V e il IV secolo a.C., Platone e Aristotele sostenevano che differenti tipi di musica potessero modificare il carattere dei giovani. La trasmissione orale ha causato la perdita del patrimonio musicale dell'antichità e solo pochi frammenti con notazione musicale sono pervenuti fino a noi. Sono state invece tramandate la teoria e l'acustica musicale, separate dalla pratica, oggetto di riflessione da parte di matematici e filosofi, come Pitagora, vissuto tra VI e V secolo a.C., e la sua scuola. Essi ritenevano che lo studio fisico e acustico della musica � che rispecchiava l'ordine e l'armonia del cosmo � avvicinasse alla comprensione dell'Universo. (Da: "Storia della musica", in "Enciclopedia Treccani") Che cosa resta a noi della musica antica?
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. [1] Grande rilievo ebbe la musica nell'antica Grecia. Lo stesso termine "musica", con cui si indicava l'unione tra musica, poesia e danza, deriva dal vocabolo greco "mousikè", cioè "arte delle Muse", le mitiche protettrici delle arti. La fusione tra musica, gesto e parola diede vita ai generi teatrali-musicali della tragedia e della commedia. Alla musica, di origine divina, era riconosciuta una fondamentale funzione educativa: tra il V e il IV secolo a.C., Platone e Aristotele sostenevano che differenti tipi di musica potessero modificare il carattere dei giovani. La trasmissione orale ha causato la perdita del patrimonio musicale dell'antichità e solo pochi frammenti con notazione musicale sono pervenuti fino a noi. Sono state invece tramandate la teoria e l'acustica musicale, separate dalla pratica, oggetto di riflessione da parte di matematici e filosofi, come Pitagora, vissuto tra VI e V secolo a.C., e la sua scuola. Essi ritenevano che lo studio fisico e acustico della musica � che rispecchiava l'ordine e l'armonia del cosmo � avvicinasse alla comprensione dell'Universo. (Da: "Storia della musica", in "Enciclopedia Treccani") Secondo quanto riportato nel brano, la comprensione dell'universo:
RISPOSTA   Domanda difficile Leggere attentamente il seguente brano. [1] Grande rilievo ebbe la musica nell'antica Grecia. Lo stesso termine "musica", con cui si indicava l'unione tra musica, poesia e danza, deriva dal vocabolo greco "mousikè", cioè "arte delle Muse", le mitiche protettrici delle arti. La fusione tra musica, gesto e parola diede vita ai generi teatrali-musicali della tragedia e della commedia. Alla musica, di origine divina, era riconosciuta una fondamentale funzione educativa: tra il V e il IV secolo a.C., Platone e Aristotele sostenevano che differenti tipi di musica potessero modificare il carattere dei giovani. La trasmissione orale ha causato la perdita del patrimonio musicale dell'antichità e solo pochi frammenti con notazione musicale sono pervenuti fino a noi. Sono state invece tramandate la teoria e l'acustica musicale, separate dalla pratica, oggetto di riflessione da parte di matematici e filosofi, come Pitagora, vissuto tra VI e V secolo a.C., e la sua scuola. Essi ritenevano che lo studio fisico e acustico della musica � che rispecchiava l'ordine e l'armonia del cosmo � avvicinasse alla comprensione dell'Universo. (Da: "Storia della musica", in "Enciclopedia Treccani") La frase: "Grande rilievo ebbe la musica nell'antica Grecia" [1], è:
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. [1] Parecchi mesi fa sui sedili posteriori di 515 taxi di New York hanno fatto improvvisa comparsa dei piccoli schermi televisivi. Ai passeggeri era possibile escludere il sonoro, ma non le immagini, nemmeno prendendo a martellate i costosissimi video in plastica dura. Chi aveva intenzione di leggere o di guardare fuori dal finestrino veniva inevitabilmente distratto dal rapido scorrere degli spot pubblicitari.Fortunatamente, dopo un periodo di prova di otto mesi, recentemente i televisori sono stati rimossi, ma la commissione amministrativa competente ha concesso alle compagnie di servizio taxi di affittare un altro angolo dei nostri cervelli a imprese in cerca di nuove opportunità di venderci qualcosa.Negli aeroporti degli Stati Uniti sono collocati televisori che trasmettono la CNN e ora anche sui bus a lunga percorrenza è possibile guardare un film su schermi televisivi.L'audio è sempre attivo e, che lo si voglia o meno, si è costretti a guardare e ad ascoltare.Da parte di molti è stato rilevato come la tecnologia moderna abbia invaso la nostra privacy ma è altrettanto importante, seppur meno palese, la tendenza da parte della stessa a distruggere lo spazio pubblico abbattendo le barriere che lo separano dal privato. Attraverso schermi televisivi, amplificatori e soprattutto i telefoni cellulari, il privato entra nella sfera pubblica.Grazie ai cellulari, i luoghi pubblici come ristoranti, marciapiedi, treni e autobus vengono all'improvviso espugnati da una conversazione privata, condotta non con uno dei presenti, ma altrove, con un interlocutore invisibile.Mentre scrivo questo articolo sullo schermo del computer lampeggiano centinaia di "instant messages", dato che di solito lavoro mantenendo attiva la connessione Internet ad alta velocità. È già abbastanza sgradevole ricevere venti email al giorno da parte di gente che si offre di farmi diventare ricco, ma almeno non me lo trovo davanti agli occhi finché non decido di controllare la posta. Questi "instant messages" invece invadono il mio campo visivo e mi costringono a interrompere il lavoro, se non altro per cancellarli.Seguendo le indicazioni di uno di questi messaggi arrivo a un sito che per una certa cifra offre un programma in grado di bloccare i messaggi che esso invia. È l'equivalente elettronico della camorra: prima ti spaccano la vetrina del negozio con un mattone, poi ti offrono protezione contro i vandali. (Archivio Selexi) Stando al contenuto del brano, che cosa viene paragonato alla camorra?
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. [1] Parecchi mesi fa sui sedili posteriori di 515 taxi di New York hanno fatto improvvisa comparsa dei piccoli schermi televisivi. Ai passeggeri era possibile escludere il sonoro, ma non le immagini, nemmeno prendendo a martellate i costosissimi video in plastica dura. Chi aveva intenzione di leggere o di guardare fuori dal finestrino veniva inevitabilmente distratto dal rapido scorrere degli spot pubblicitari.Fortunatamente, dopo un periodo di prova di otto mesi, recentemente i televisori sono stati rimossi, ma la commissione amministrativa competente ha concesso alle compagnie di servizio taxi di affittare un altro angolo dei nostri cervelli a imprese in cerca di nuove opportunità di venderci qualcosa.Negli aeroporti degli Stati Uniti sono collocati televisori che trasmettono la CNN e ora anche sui bus a lunga percorrenza è possibile guardare un film su schermi televisivi.L'audio è sempre attivo e, che lo si voglia o meno, si è costretti a guardare e ad ascoltare.Da parte di molti è stato rilevato come la tecnologia moderna abbia invaso la nostra privacy ma è altrettanto importante, seppur meno palese, la tendenza da parte della stessa a distruggere lo spazio pubblico abbattendo le barriere che lo separano dal privato. Attraverso schermi televisivi, amplificatori e soprattutto i telefoni cellulari, il privato entra nella sfera pubblica.Grazie ai cellulari, i luoghi pubblici come ristoranti, marciapiedi, treni e autobus vengono all'improvviso espugnati da una conversazione privata, condotta non con uno dei presenti, ma altrove, con un interlocutore invisibile.Mentre scrivo questo articolo sullo schermo del computer lampeggiano centinaia di "instant messages", dato che di solito lavoro mantenendo attiva la connessione Internet ad alta velocità. È già abbastanza sgradevole ricevere venti email al giorno da parte di gente che si offre di farmi diventare ricco, ma almeno non me lo trovo davanti agli occhi finché non decido di controllare la posta. Questi "instant messages" invece invadono il mio campo visivo e mi costringono a interrompere il lavoro, se non altro per cancellarli.Seguendo le indicazioni di uno di questi messaggi arrivo a un sito che per una certa cifra offre un programma in grado di bloccare i messaggi che esso invia. È l'equivalente elettronico della camorra: prima ti spaccano la vetrina del negozio con un mattone, poi ti offrono protezione contro i vandali. (Archivio Selexi) Nella frase contrassegnata da [1]: "dei piccoli schermi televisivi", è:
RISPOSTA   Domanda difficile Leggere attentamente il seguente brano. [1] Parecchi mesi fa sui sedili posteriori di 515 taxi di New York hanno fatto improvvisa comparsa dei piccoli schermi televisivi. Ai passeggeri era possibile escludere il sonoro, ma non le immagini, nemmeno prendendo a martellate i costosissimi video in plastica dura. Chi aveva intenzione di leggere o di guardare fuori dal finestrino veniva inevitabilmente distratto dal rapido scorrere degli spot pubblicitari.Fortunatamente, dopo un periodo di prova di otto mesi, recentemente i televisori sono stati rimossi, ma la commissione amministrativa competente ha concesso alle compagnie di servizio taxi di affittare un altro angolo dei nostri cervelli a imprese in cerca di nuove opportunità di venderci qualcosa.Negli aeroporti degli Stati Uniti sono collocati televisori che trasmettono la CNN e ora anche sui bus a lunga percorrenza è possibile guardare un film su schermi televisivi.L'audio è sempre attivo e, che lo si voglia o meno, si è costretti a guardare e ad ascoltare.Da parte di molti è stato rilevato come la tecnologia moderna abbia invaso la nostra privacy ma è altrettanto importante, seppur meno palese, la tendenza da parte della stessa a distruggere lo spazio pubblico abbattendo le barriere che lo separano dal privato. Attraverso schermi televisivi, amplificatori e soprattutto i telefoni cellulari, il privato entra nella sfera pubblica.Grazie ai cellulari, i luoghi pubblici come ristoranti, marciapiedi, treni e autobus vengono all'improvviso espugnati da una conversazione privata, condotta non con uno dei presenti, ma altrove, con un interlocutore invisibile.Mentre scrivo questo articolo sullo schermo del computer lampeggiano centinaia di "instant messages", dato che di solito lavoro mantenendo attiva la connessione Internet ad alta velocità. È già abbastanza sgradevole ricevere venti email al giorno da parte di gente che si offre di farmi diventare ricco, ma almeno non me lo trovo davanti agli occhi finché non decido di controllare la posta. Questi "instant messages" invece invadono il mio campo visivo e mi costringono a interrompere il lavoro, se non altro per cancellarli.Seguendo le indicazioni di uno di questi messaggi arrivo a un sito che per una certa cifra offre un programma in grado di bloccare i messaggi che esso invia. È l'equivalente elettronico della camorra: prima ti spaccano la vetrina del negozio con un mattone, poi ti offrono protezione contro i vandali. (Archivio Selexi) La comparsa di piccoli schermi televisivi su alcuni taxi di New York:
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. [1] Parecchi mesi fa sui sedili posteriori di 515 taxi di New York hanno fatto improvvisa comparsa dei piccoli schermi televisivi. Ai passeggeri era possibile escludere il sonoro, ma non le immagini, nemmeno prendendo a martellate i costosissimi video in plastica dura. Chi aveva intenzione di leggere o di guardare fuori dal finestrino veniva inevitabilmente distratto dal rapido scorrere degli spot pubblicitari.Fortunatamente, dopo un periodo di prova di otto mesi, recentemente i televisori sono stati rimossi, ma la commissione amministrativa competente ha concesso alle compagnie di servizio taxi di affittare un altro angolo dei nostri cervelli a imprese in cerca di nuove opportunità di venderci qualcosa.Negli aeroporti degli Stati Uniti sono collocati televisori che trasmettono la CNN e ora anche sui bus a lunga percorrenza è possibile guardare un film su schermi televisivi.L'audio è sempre attivo e, che lo si voglia o meno, si è costretti a guardare e ad ascoltare.Da parte di molti è stato rilevato come la tecnologia moderna abbia invaso la nostra privacy ma è altrettanto importante, seppur meno palese, la tendenza da parte della stessa a distruggere lo spazio pubblico abbattendo le barriere che lo separano dal privato. Attraverso schermi televisivi, amplificatori e soprattutto i telefoni cellulari, il privato entra nella sfera pubblica.Grazie ai cellulari, i luoghi pubblici come ristoranti, marciapiedi, treni e autobus vengono all'improvviso espugnati da una conversazione privata, condotta non con uno dei presenti, ma altrove, con un interlocutore invisibile.Mentre scrivo questo articolo sullo schermo del computer lampeggiano centinaia di "instant messages", dato che di solito lavoro mantenendo attiva la connessione Internet ad alta velocità. È già abbastanza sgradevole ricevere venti email al giorno da parte di gente che si offre di farmi diventare ricco, ma almeno non me lo trovo davanti agli occhi finché non decido di controllare la posta. Questi "instant messages" invece invadono il mio campo visivo e mi costringono a interrompere il lavoro, se non altro per cancellarli.Seguendo le indicazioni di uno di questi messaggi arrivo a un sito che per una certa cifra offre un programma in grado di bloccare i messaggi che esso invia. È l'equivalente elettronico della camorra: prima ti spaccano la vetrina del negozio con un mattone, poi ti offrono protezione contro i vandali. (Archivio Selexi) Secondo quanto riportato nel brano, quale delle seguenti alternative NON è corretta?
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. [1] Parecchi mesi fa sui sedili posteriori di 515 taxi di New York hanno fatto improvvisa comparsa dei piccoli schermi televisivi. Ai passeggeri era possibile escludere il sonoro, ma non le immagini, nemmeno prendendo a martellate i costosissimi video in plastica dura. Chi aveva intenzione di leggere o di guardare fuori dal finestrino veniva inevitabilmente distratto dal rapido scorrere degli spot pubblicitari.Fortunatamente, dopo un periodo di prova di otto mesi, recentemente i televisori sono stati rimossi, ma la commissione amministrativa competente ha concesso alle compagnie di servizio taxi di affittare un altro angolo dei nostri cervelli a imprese in cerca di nuove opportunità di venderci qualcosa.Negli aeroporti degli Stati Uniti sono collocati televisori che trasmettono la CNN e ora anche sui bus a lunga percorrenza è possibile guardare un film su schermi televisivi.L'audio è sempre attivo e, che lo si voglia o meno, si è costretti a guardare e ad ascoltare.Da parte di molti è stato rilevato come la tecnologia moderna abbia invaso la nostra privacy ma è altrettanto importante, seppur meno palese, la tendenza da parte della stessa a distruggere lo spazio pubblico abbattendo le barriere che lo separano dal privato. Attraverso schermi televisivi, amplificatori e soprattutto i telefoni cellulari, il privato entra nella sfera pubblica.Grazie ai cellulari, i luoghi pubblici come ristoranti, marciapiedi, treni e autobus vengono all'improvviso espugnati da una conversazione privata, condotta non con uno dei presenti, ma altrove, con un interlocutore invisibile.Mentre scrivo questo articolo sullo schermo del computer lampeggiano centinaia di "instant messages", dato che di solito lavoro mantenendo attiva la connessione Internet ad alta velocità. È già abbastanza sgradevole ricevere venti email al giorno da parte di gente che si offre di farmi diventare ricco, ma almeno non me lo trovo davanti agli occhi finché non decido di controllare la posta. Questi "instant messages" invece invadono il mio campo visivo e mi costringono a interrompere il lavoro, se non altro per cancellarli.Seguendo le indicazioni di uno di questi messaggi arrivo a un sito che per una certa cifra offre un programma in grado di bloccare i messaggi che esso invia. È l'equivalente elettronico della camorra: prima ti spaccano la vetrina del negozio con un mattone, poi ti offrono protezione contro i vandali. (Archivio Selexi) Stando al pensiero dell'autore riportato nel brano, in che modo il privato entra nella sfera pubblica?
RISPOSTA    Gli italiani hanno speso a tavola 2,2 miliardi di euro per i cibi e le bevande consumati tra il cenone della vigilia e il pranzo di Natale, che più di otto su dieci (82%) hanno trascorso a casa con parenti o amici. È questo il bilancio stimato dalla Coldiretti, che conferma come gli italiani non rinunciano all'appuntamento più tradizionale dell'anno. A prevalere è stato il Made in Italy, con i cibi esotici e fuori stagione praticamente scomparsi dalle tavole dove invece si sono affermati il bollito, i polli arrosto, i cappelletti in brodo, le pizze rustiche e i dolci fatti in casa, con il record di una media di 3,1 ore trascorse in cucina per la preparazione dei piatti, secondo l'indagine Coldiretti/Ixe.Appena il 9% degli italiani si è recato al ristorante, mentre il 3% ha preferito gli agriturismi. La maggioranza delle tavole sono state imbandite con menù a base di prodotti o ingredienti nazionali con una spesa stimata in 850 milioni di euro per il pesce e le carni (compresi i salumi), 400 milioni di euro per spumante, vino e altre bevande, 350 milioni di euro per dolci con gli immancabili panettone, pandoro e panetteria, 300 milioni di euro per ortaggi, conserve, frutta fresca e secca, 200 per pasta e pane e 100 milioni di euro per formaggi e uova.Le famiglie italiane hanno scartato sotto l'albero regali per un valore di 5,6 miliardi tra grandi e piccini. Coldiretti evidenzia come solo l'8 per cento degli italiani quest'anno ha rinunciato a fare regali. Nonostante un evidente ritorno di fiducia per il futuro, il 45% degli italiani ha "chiesto" di trovare sotto l'albero qualcosa di "utile" ma che ha rimandato di acquistare mentre solo il 19% ha "sognato" un regalo sfizioso che non si poteva permettere. Sul podio dei regali più gettonati salgono libri, tecnologia, abbigliamento, prodotti di bellezza e l'enogastronomia. Da segnalare la preferenza accordata all'acquisto di prodotti Made in Italy, anche per aiutare l'economia nazionale o garantire maggiori opportunità di lavoro a sostegno della ripresa. Nella scelta dei regali per i bambini gli italiani hanno privilegiato [1] il contenuto educativo (48%) ma è stata presa in considerazione anche l'utilità pratica: i bambini infatti hanno ricevuto articoli per l'infanzia (30%), libri (18%) e abbigliamento (17%), mentre i teenager libri (24%), videogame (15%) e abbigliamento (11%). (da: www.ilsole24ore.it) La maggioranza degli italiani per il cenone della vigilia e il pranzo di Natale ha scelto:
RISPOSTA    Gli italiani hanno speso a tavola 2,2 miliardi di euro per i cibi e le bevande consumati tra il cenone della vigilia e il pranzo di Natale, che più di otto su dieci (82%) hanno trascorso a casa con parenti o amici. È questo il bilancio stimato dalla Coldiretti, che conferma come gli italiani non rinunciano all'appuntamento più tradizionale dell'anno. A prevalere è stato il Made in Italy, con i cibi esotici e fuori stagione praticamente scomparsi dalle tavole dove invece si sono affermati il bollito, i polli arrosto, i cappelletti in brodo, le pizze rustiche e i dolci fatti in casa, con il record di una media di 3,1 ore trascorse in cucina per la preparazione dei piatti, secondo l'indagine Coldiretti/Ixe.Appena il 9% degli italiani si è recato al ristorante, mentre il 3% ha preferito gli agriturismi. La maggioranza delle tavole sono state imbandite con menù a base di prodotti o ingredienti nazionali con una spesa stimata in 850 milioni di euro per il pesce e le carni (compresi i salumi), 400 milioni di euro per spumante, vino e altre bevande, 350 milioni di euro per dolci con gli immancabili panettone, pandoro e panetteria, 300 milioni di euro per ortaggi, conserve, frutta fresca e secca, 200 per pasta e pane e 100 milioni di euro per formaggi e uova.Le famiglie italiane hanno scartato sotto l'albero regali per un valore di 5,6 miliardi tra grandi e piccini. Coldiretti evidenzia come solo l'8 per cento degli italiani quest'anno ha rinunciato a fare regali. Nonostante un evidente ritorno di fiducia per il futuro, il 45% degli italiani ha "chiesto" di trovare sotto l'albero qualcosa di "utile" ma che ha rimandato di acquistare mentre solo il 19% ha "sognato" un regalo sfizioso che non si poteva permettere. Sul podio dei regali più gettonati salgono libri, tecnologia, abbigliamento, prodotti di bellezza e l'enogastronomia. Da segnalare la preferenza accordata all'acquisto di prodotti Made in Italy, anche per aiutare l'economia nazionale o garantire maggiori opportunità di lavoro a sostegno della ripresa. Nella scelta dei regali per i bambini gli italiani hanno privilegiato [1] il contenuto educativo (48%) ma è stata presa in considerazione anche l'utilità pratica: i bambini infatti hanno ricevuto articoli per l'infanzia (30%), libri (18%) e abbigliamento (17%), mentre i teenager libri (24%), videogame (15%) e abbigliamento (11%). (da: www.ilsole24ore.it) Per il cenone della vigilia e il pranzo di Natale:
RISPOSTA    Gli italiani hanno speso a tavola 2,2 miliardi di euro per i cibi e le bevande consumati tra il cenone della vigilia e il pranzo di Natale, che più di otto su dieci (82%) hanno trascorso a casa con parenti o amici. È questo il bilancio stimato dalla Coldiretti, che conferma come gli italiani non rinunciano all'appuntamento più tradizionale dell'anno. A prevalere è stato il Made in Italy, con i cibi esotici e fuori stagione praticamente scomparsi dalle tavole dove invece si sono affermati il bollito, i polli arrosto, i cappelletti in brodo, le pizze rustiche e i dolci fatti in casa, con il record di una media di 3,1 ore trascorse in cucina per la preparazione dei piatti, secondo l'indagine Coldiretti/Ixe.Appena il 9% degli italiani si è recato al ristorante, mentre il 3% ha preferito gli agriturismi. La maggioranza delle tavole sono state imbandite con menù a base di prodotti o ingredienti nazionali con una spesa stimata in 850 milioni di euro per il pesce e le carni (compresi i salumi), 400 milioni di euro per spumante, vino e altre bevande, 350 milioni di euro per dolci con gli immancabili panettone, pandoro e panetteria, 300 milioni di euro per ortaggi, conserve, frutta fresca e secca, 200 per pasta e pane e 100 milioni di euro per formaggi e uova.Le famiglie italiane hanno scartato sotto l'albero regali per un valore di 5,6 miliardi tra grandi e piccini. Coldiretti evidenzia come solo l'8 per cento degli italiani quest'anno ha rinunciato a fare regali. Nonostante un evidente ritorno di fiducia per il futuro, il 45% degli italiani ha "chiesto" di trovare sotto l'albero qualcosa di "utile" ma che ha rimandato di acquistare mentre solo il 19% ha "sognato" un regalo sfizioso che non si poteva permettere. Sul podio dei regali più gettonati salgono libri, tecnologia, abbigliamento, prodotti di bellezza e l'enogastronomia. Da segnalare la preferenza accordata all'acquisto di prodotti Made in Italy, anche per aiutare l'economia nazionale o garantire maggiori opportunità di lavoro a sostegno della ripresa. Nella scelta dei regali per i bambini gli italiani hanno privilegiato [1] il contenuto educativo (48%) ma è stata presa in considerazione anche l'utilità pratica: i bambini infatti hanno ricevuto articoli per l'infanzia (30%), libri (18%) e abbigliamento (17%), mentre i teenager libri (24%), videogame (15%) e abbigliamento (11%). (da: www.ilsole24ore.it) Per il pesce e le carni (salumi compresi) gli italiani hanno speso:
RISPOSTA    Gli italiani hanno speso a tavola 2,2 miliardi di euro per i cibi e le bevande consumati tra il cenone della vigilia e il pranzo di Natale, che più di otto su dieci (82%) hanno trascorso a casa con parenti o amici. È questo il bilancio stimato dalla Coldiretti, che conferma come gli italiani non rinunciano all'appuntamento più tradizionale dell'anno. A prevalere è stato il Made in Italy, con i cibi esotici e fuori stagione praticamente scomparsi dalle tavole dove invece si sono affermati il bollito, i polli arrosto, i cappelletti in brodo, le pizze rustiche e i dolci fatti in casa, con il record di una media di 3,1 ore trascorse in cucina per la preparazione dei piatti, secondo l'indagine Coldiretti/Ixe.Appena il 9% degli italiani si è recato al ristorante, mentre il 3% ha preferito gli agriturismi. La maggioranza delle tavole sono state imbandite con menù a base di prodotti o ingredienti nazionali con una spesa stimata in 850 milioni di euro per il pesce e le carni (compresi i salumi), 400 milioni di euro per spumante, vino e altre bevande, 350 milioni di euro per dolci con gli immancabili panettone, pandoro e panetteria, 300 milioni di euro per ortaggi, conserve, frutta fresca e secca, 200 per pasta e pane e 100 milioni di euro per formaggi e uova.Le famiglie italiane hanno scartato sotto l'albero regali per un valore di 5,6 miliardi tra grandi e piccini. Coldiretti evidenzia come solo l'8 per cento degli italiani quest'anno ha rinunciato a fare regali. Nonostante un evidente ritorno di fiducia per il futuro, il 45% degli italiani ha "chiesto" di trovare sotto l'albero qualcosa di "utile" ma che ha rimandato di acquistare mentre solo il 19% ha "sognato" un regalo sfizioso che non si poteva permettere. Sul podio dei regali più gettonati salgono libri, tecnologia, abbigliamento, prodotti di bellezza e l'enogastronomia. Da segnalare la preferenza accordata all'acquisto di prodotti Made in Italy, anche per aiutare l'economia nazionale o garantire maggiori opportunità di lavoro a sostegno della ripresa. Nella scelta dei regali per i bambini gli italiani hanno privilegiato [1] il contenuto educativo (48%) ma è stata presa in considerazione anche l'utilità pratica: i bambini infatti hanno ricevuto articoli per l'infanzia (30%), libri (18%) e abbigliamento (17%), mentre i teenager libri (24%), videogame (15%) e abbigliamento (11%). (da: www.ilsole24ore.it) Ha rinunciato a fare regali:
RISPOSTA   Domanda difficile Gli italiani hanno speso a tavola 2,2 miliardi di euro per i cibi e le bevande consumati tra il cenone della vigilia e il pranzo di Natale, che più di otto su dieci (82%) hanno trascorso a casa con parenti o amici. È questo il bilancio stimato dalla Coldiretti, che conferma come gli italiani non rinunciano all'appuntamento più tradizionale dell'anno. A prevalere è stato il Made in Italy, con i cibi esotici e fuori stagione praticamente scomparsi dalle tavole dove invece si sono affermati il bollito, i polli arrosto, i cappelletti in brodo, le pizze rustiche e i dolci fatti in casa, con il record di una media di 3,1 ore trascorse in cucina per la preparazione dei piatti, secondo l'indagine Coldiretti/Ixe.Appena il 9% degli italiani si è recato al ristorante, mentre il 3% ha preferito gli agriturismi. La maggioranza delle tavole sono state imbandite con menù a base di prodotti o ingredienti nazionali con una spesa stimata in 850 milioni di euro per il pesce e le carni (compresi i salumi), 400 milioni di euro per spumante, vino e altre bevande, 350 milioni di euro per dolci con gli immancabili panettone, pandoro e panetteria, 300 milioni di euro per ortaggi, conserve, frutta fresca e secca, 200 per pasta e pane e 100 milioni di euro per formaggi e uova.Le famiglie italiane hanno scartato sotto l'albero regali per un valore di 5,6 miliardi tra grandi e piccini. Coldiretti evidenzia come solo l'8 per cento degli italiani quest'anno ha rinunciato a fare regali. Nonostante un evidente ritorno di fiducia per il futuro, il 45% degli italiani ha "chiesto" di trovare sotto l'albero qualcosa di "utile" ma che ha rimandato di acquistare mentre solo il 19% ha "sognato" un regalo sfizioso che non si poteva permettere. Sul podio dei regali più gettonati salgono libri, tecnologia, abbigliamento, prodotti di bellezza e l'enogastronomia. Da segnalare la preferenza accordata all'acquisto di prodotti Made in Italy, anche per aiutare l'economia nazionale o garantire maggiori opportunità di lavoro a sostegno della ripresa. Nella scelta dei regali per i bambini gli italiani hanno privilegiato [1] il contenuto educativo (48%) ma è stata presa in considerazione anche l'utilità pratica: i bambini infatti hanno ricevuto articoli per l'infanzia (30%), libri (18%) e abbigliamento (17%), mentre i teenager libri (24%), videogame (15%) e abbigliamento (11%). (da: www.ilsole24ore.it) "Privilegiato" [1] si potrebbe sostituire con:

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