Tutte le domande del quiz : Branitratto da:Guardia di Finanza Quiz - 631 allievi marescialli 2018 (90° corso) Concorso pubblico, per titoli ed esami, per 631 allievi marescialli 2018  Esercitati su questo Quiz  |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. All'uomo, sempre a caccia di cose eccezionali, sono apparse interessanti dall'origine dei tempi le coppie di gemelli, soprattutto di gemelli monozigoti [1], che condividono il 100% del loro patrimonio genetico. Molti studi sono stati condotti su di loro, soprattutto se i due membri della coppia sono stati separati alla nascita e cresciuti in famiglie ed ambienti diversi. Il loro studio si ritiene possa illuminarci su quanto di noi è specificato dal nostro patrimonio genetico e quanto dalle vicende della nostra vita, anche nel campo dei comportamenti. Per questo motivo sono state rintracciate molte coppie di gemelli che si trovano in tale situazione. Una di queste è composta da due fratelli originari di Trinidad ma separati a pochi mesi di vita: Oskar Stohr e Jack Yufe. Uno è cresciuto in Germania e ha avuto trascorsi nazisti, mentre l'altro ha condotto una vita ordinaria come membro di una comunità ebraica americana. Yufe si è spento in questi giorni in California all'età di 82 anni (il gemello era morto nel 1997) e ciò ha riportato agli onori della cronaca la loro storia. Nonostante la grande diversità delle loro vite, i due gemelli mostravano caratteri incredibilmente somiglianti, nell'aspetto fisico e nelle preferenze personali. Per esempio la prima volta che si sono incontrati a 21 anni, erano vestiti quasi uguali, baffi sottili simili, occhiali con la stessa montatura e giacche dello stesso colore.Si è scoperto che camminavano nello stesso modo, avevano la stessa strana calma e si divertivano a spaventare gli altri con forti starnuti. È inutile dire come in questi casi colpiscano le similitudini e vengano messe in secondo piano le differenze. Per quanto ne sa la scienza di oggi, ciascuno di noi è figlio di tre componenti fondamentali: il patrimonio genetico, gli eventi rilevanti della vita trascorsa e una non trascurabile componente biologica casuale, non facilmente ascrivibile né all'azione dei geni né a quella delle vicende ed esperienze della vita. Naturalmente non tutte le caratteristiche, somatiche o comportamentali, risentono allo stesso grado della componente genetica. L'altezza di una persona, per esempio, è più influenzata dalla genetica che non il suo peso. Se sono presenti malattie genetiche, queste rispondono alla genetica e molto meno all'ambiente mentre se uno si ammala di una grave malattia infettiva o va incontro ad un incidente stradale è in genere poco utile, anche se non totalmente inutile, considerarne le cause genetiche. (da: "I gemelli separati", "Corriere della Sera") Secondo quanto riportato nel brano, a cosa si devono i numerosi studi condotti sui gemelli? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. All'uomo, sempre a caccia di cose eccezionali, sono apparse interessanti dall'origine dei tempi le coppie di gemelli, soprattutto di gemelli monozigoti [1], che condividono il 100% del loro patrimonio genetico. Molti studi sono stati condotti su di loro, soprattutto se i due membri della coppia sono stati separati alla nascita e cresciuti in famiglie ed ambienti diversi. Il loro studio si ritiene possa illuminarci su quanto di noi è specificato dal nostro patrimonio genetico e quanto dalle vicende della nostra vita, anche nel campo dei comportamenti. Per questo motivo sono state rintracciate molte coppie di gemelli che si trovano in tale situazione. Una di queste è composta da due fratelli originari di Trinidad ma separati a pochi mesi di vita: Oskar Stohr e Jack Yufe. Uno è cresciuto in Germania e ha avuto trascorsi nazisti, mentre l'altro ha condotto una vita ordinaria come membro di una comunità ebraica americana. Yufe si è spento in questi giorni in California all'età di 82 anni (il gemello era morto nel 1997) e ciò ha riportato agli onori della cronaca la loro storia. Nonostante la grande diversità delle loro vite, i due gemelli mostravano caratteri incredibilmente somiglianti, nell'aspetto fisico e nelle preferenze personali. Per esempio la prima volta che si sono incontrati a 21 anni, erano vestiti quasi uguali, baffi sottili simili, occhiali con la stessa montatura e giacche dello stesso colore.Si è scoperto che camminavano nello stesso modo, avevano la stessa strana calma e si divertivano a spaventare gli altri con forti starnuti. È inutile dire come in questi casi colpiscano le similitudini e vengano messe in secondo piano le differenze. Per quanto ne sa la scienza di oggi, ciascuno di noi è figlio di tre componenti fondamentali: il patrimonio genetico, gli eventi rilevanti della vita trascorsa e una non trascurabile componente biologica casuale, non facilmente ascrivibile né all'azione dei geni né a quella delle vicende ed esperienze della vita. Naturalmente non tutte le caratteristiche, somatiche o comportamentali, risentono allo stesso grado della componente genetica. L'altezza di una persona, per esempio, è più influenzata dalla genetica che non il suo peso. Se sono presenti malattie genetiche, queste rispondono alla genetica e molto meno all'ambiente mentre se uno si ammala di una grave malattia infettiva o va incontro ad un incidente stradale è in genere poco utile, anche se non totalmente inutile, considerarne le cause genetiche. (da: "I gemelli separati", "Corriere della Sera") Cosa definisce un essere umano nella sua totalità, secondo l'autore del brano? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. All'uomo, sempre a caccia di cose eccezionali, sono apparse interessanti dall'origine dei tempi le coppie di gemelli, soprattutto di gemelli monozigoti [1], che condividono il 100% del loro patrimonio genetico. Molti studi sono stati condotti su di loro, soprattutto se i due membri della coppia sono stati separati alla nascita e cresciuti in famiglie ed ambienti diversi. Il loro studio si ritiene possa illuminarci su quanto di noi è specificato dal nostro patrimonio genetico e quanto dalle vicende della nostra vita, anche nel campo dei comportamenti. Per questo motivo sono state rintracciate molte coppie di gemelli che si trovano in tale situazione. Una di queste è composta da due fratelli originari di Trinidad ma separati a pochi mesi di vita: Oskar Stohr e Jack Yufe. Uno è cresciuto in Germania e ha avuto trascorsi nazisti, mentre l'altro ha condotto una vita ordinaria come membro di una comunità ebraica americana. Yufe si è spento in questi giorni in California all'età di 82 anni (il gemello era morto nel 1997) e ciò ha riportato agli onori della cronaca la loro storia. Nonostante la grande diversità delle loro vite, i due gemelli mostravano caratteri incredibilmente somiglianti, nell'aspetto fisico e nelle preferenze personali. Per esempio la prima volta che si sono incontrati a 21 anni, erano vestiti quasi uguali, baffi sottili simili, occhiali con la stessa montatura e giacche dello stesso colore.Si è scoperto che camminavano nello stesso modo, avevano la stessa strana calma e si divertivano a spaventare gli altri con forti starnuti. È inutile dire come in questi casi colpiscano le similitudini e vengano messe in secondo piano le differenze. Per quanto ne sa la scienza di oggi, ciascuno di noi è figlio di tre componenti fondamentali: il patrimonio genetico, gli eventi rilevanti della vita trascorsa e una non trascurabile componente biologica casuale, non facilmente ascrivibile né all'azione dei geni né a quella delle vicende ed esperienze della vita. Naturalmente non tutte le caratteristiche, somatiche o comportamentali, risentono allo stesso grado della componente genetica. L'altezza di una persona, per esempio, è più influenzata dalla genetica che non il suo peso. Se sono presenti malattie genetiche, queste rispondono alla genetica e molto meno all'ambiente mentre se uno si ammala di una grave malattia infettiva o va incontro ad un incidente stradale è in genere poco utile, anche se non totalmente inutile, considerarne le cause genetiche. (da: "I gemelli separati", "Corriere della Sera") In quali ambiti sono state riscontrate similitudini in merito ai due gemelli separati? |
RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. All'uomo, sempre a caccia di cose eccezionali, sono apparse interessanti dall'origine dei tempi le coppie di gemelli, soprattutto di gemelli monozigoti [1], che condividono il 100% del loro patrimonio genetico. Molti studi sono stati condotti su di loro, soprattutto se i due membri della coppia sono stati separati alla nascita e cresciuti in famiglie ed ambienti diversi. Il loro studio si ritiene possa illuminarci su quanto di noi è specificato dal nostro patrimonio genetico e quanto dalle vicende della nostra vita, anche nel campo dei comportamenti. Per questo motivo sono state rintracciate molte coppie di gemelli che si trovano in tale situazione. Una di queste è composta da due fratelli originari di Trinidad ma separati a pochi mesi di vita: Oskar Stohr e Jack Yufe. Uno è cresciuto in Germania e ha avuto trascorsi nazisti, mentre l'altro ha condotto una vita ordinaria come membro di una comunità ebraica americana. Yufe si è spento in questi giorni in California all'età di 82 anni (il gemello era morto nel 1997) e ciò ha riportato agli onori della cronaca la loro storia. Nonostante la grande diversità delle loro vite, i due gemelli mostravano caratteri incredibilmente somiglianti, nell'aspetto fisico e nelle preferenze personali. Per esempio la prima volta che si sono incontrati a 21 anni, erano vestiti quasi uguali, baffi sottili simili, occhiali con la stessa montatura e giacche dello stesso colore.Si è scoperto che camminavano nello stesso modo, avevano la stessa strana calma e si divertivano a spaventare gli altri con forti starnuti. È inutile dire come in questi casi colpiscano le similitudini e vengano messe in secondo piano le differenze. Per quanto ne sa la scienza di oggi, ciascuno di noi è figlio di tre componenti fondamentali: il patrimonio genetico, gli eventi rilevanti della vita trascorsa e una non trascurabile componente biologica casuale, non facilmente ascrivibile né all'azione dei geni né a quella delle vicende ed esperienze della vita. Naturalmente non tutte le caratteristiche, somatiche o comportamentali, risentono allo stesso grado della componente genetica. L'altezza di una persona, per esempio, è più influenzata dalla genetica che non il suo peso. Se sono presenti malattie genetiche, queste rispondono alla genetica e molto meno all'ambiente mentre se uno si ammala di una grave malattia infettiva o va incontro ad un incidente stradale è in genere poco utile, anche se non totalmente inutile, considerarne le cause genetiche. (da: "I gemelli separati", "Corriere della Sera") Il termine monozigote [1] indica: |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. All'uomo, sempre a caccia di cose eccezionali, sono apparse interessanti dall'origine dei tempi le coppie di gemelli, soprattutto di gemelli monozigoti [1], che condividono il 100% del loro patrimonio genetico. Molti studi sono stati condotti su di loro, soprattutto se i due membri della coppia sono stati separati alla nascita e cresciuti in famiglie ed ambienti diversi. Il loro studio si ritiene possa illuminarci su quanto di noi è specificato dal nostro patrimonio genetico e quanto dalle vicende della nostra vita, anche nel campo dei comportamenti. Per questo motivo sono state rintracciate molte coppie di gemelli che si trovano in tale situazione. Una di queste è composta da due fratelli originari di Trinidad ma separati a pochi mesi di vita: Oskar Stohr e Jack Yufe. Uno è cresciuto in Germania e ha avuto trascorsi nazisti, mentre l'altro ha condotto una vita ordinaria come membro di una comunità ebraica americana. Yufe si è spento in questi giorni in California all'età di 82 anni (il gemello era morto nel 1997) e ciò ha riportato agli onori della cronaca la loro storia. Nonostante la grande diversità delle loro vite, i due gemelli mostravano caratteri incredibilmente somiglianti, nell'aspetto fisico e nelle preferenze personali. Per esempio la prima volta che si sono incontrati a 21 anni, erano vestiti quasi uguali, baffi sottili simili, occhiali con la stessa montatura e giacche dello stesso colore.Si è scoperto che camminavano nello stesso modo, avevano la stessa strana calma e si divertivano a spaventare gli altri con forti starnuti. È inutile dire come in questi casi colpiscano le similitudini e vengano messe in secondo piano le differenze. Per quanto ne sa la scienza di oggi, ciascuno di noi è figlio di tre componenti fondamentali: il patrimonio genetico, gli eventi rilevanti della vita trascorsa e una non trascurabile componente biologica casuale, non facilmente ascrivibile né all'azione dei geni né a quella delle vicende ed esperienze della vita. Naturalmente non tutte le caratteristiche, somatiche o comportamentali, risentono allo stesso grado della componente genetica. L'altezza di una persona, per esempio, è più influenzata dalla genetica che non il suo peso. Se sono presenti malattie genetiche, queste rispondono alla genetica e molto meno all'ambiente mentre se uno si ammala di una grave malattia infettiva o va incontro ad un incidente stradale è in genere poco utile, anche se non totalmente inutile, considerarne le cause genetiche. (da: "I gemelli separati", "Corriere della Sera") I gemelli Oskar Stohr e Jack Yufe sono stati separati: |
RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Allo scopo di fornire un'informazione più ricca e facilitare l'interpretazione dei fenomeni, l'Istat pubblica questo focus sulle condizioni di vita dei pensionati, integrando [1] le informazioni di fonte amministrativa derivanti dal Casellario centrale dei pensionati dell'Inps con i risultati dell'indagine campionaria su reddito e condizioni di vita dei cittadini (Eu-Silc).Nel 2014, i pensionati sono 16,3 milioni (�134 mila rispetto al 2013) e percepiscono in media un reddito pensionistico lordo di 17.040 euro (+400 euro circa sull'anno precedente). Le donne sono il 52,9% e ricevono mediamente importi di circa 6 mila euro inferiori a quelli maschili.Il cumulo di più trattamenti pensionistici sullo stesso beneficiario è meno frequente tra i pensionati di vecchiaia (cumula più trattamenti il 27,1%), mentre è molto più diffuso tra i pensionati superstiti (67,6%), in grande maggioranza donne (87%).Nel 2013, il reddito pensionistico lordo dei residenti in Italia di 16 anni o più è di 17 mila 206 euro annui. Le ritenute fiscali incidono in media per il 17,7%; l'aliquota sale al 20,6% per i pensionati di vecchiaia e anzianità, scende al 15,3% per quelli di reversibilità e non supera il 9,6% per i beneficiari di trattamenti d'invalidità ordinaria o indennitari.Il reddito medio pensionistico netto è stimato 13 mila 647 euro (circa 1.140 euro mensili); tenendo conto di tutti i trattamenti, la metà dei pensionati percepisce meno di 12 mila 532 euro (1.045 euro mensili).Se il pensionato possiede un titolo di studio pari alla laurea, il suo reddito lordo pensionistico (circa 2.490 euro mensili) è più che doppio di quello delle persone senza titolo di studio o con al più la licenza elementare (1.130 euro).Nel 2013, tra i beneficiari, le pensioni di vecchiaia e anzianità rappresentano la fonte principale di reddito (in media il 64% del loro reddito complessivo), seguite dai redditi da lavoro (16%); tra le pensionate, invece, è decisamente importante l'apporto reddituale delle pensioni di reversibilità (27,6%) e quello delle assistenziali è più elevato rispetto agli uomini (9,5%). (da: www.istat.it) Le informazioni sulla vita dei pensionati che non derivano dall'indagine campionaria sono fornite: |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Allo scopo di fornire un'informazione più ricca e facilitare l'interpretazione dei fenomeni, l'Istat pubblica questo focus sulle condizioni di vita dei pensionati, integrando [1] le informazioni di fonte amministrativa derivanti dal Casellario centrale dei pensionati dell'Inps con i risultati dell'indagine campionaria su reddito e condizioni di vita dei cittadini (Eu-Silc).Nel 2014, i pensionati sono 16,3 milioni (�134 mila rispetto al 2013) e percepiscono in media un reddito pensionistico lordo di 17.040 euro (+400 euro circa sull'anno precedente). Le donne sono il 52,9% e ricevono mediamente importi di circa 6 mila euro inferiori a quelli maschili.Il cumulo di più trattamenti pensionistici sullo stesso beneficiario è meno frequente tra i pensionati di vecchiaia (cumula più trattamenti il 27,1%), mentre è molto più diffuso tra i pensionati superstiti (67,6%), in grande maggioranza donne (87%).Nel 2013, il reddito pensionistico lordo dei residenti in Italia di 16 anni o più è di 17 mila 206 euro annui. Le ritenute fiscali incidono in media per il 17,7%; l'aliquota sale al 20,6% per i pensionati di vecchiaia e anzianità, scende al 15,3% per quelli di reversibilità e non supera il 9,6% per i beneficiari di trattamenti d'invalidità ordinaria o indennitari.Il reddito medio pensionistico netto è stimato 13 mila 647 euro (circa 1.140 euro mensili); tenendo conto di tutti i trattamenti, la metà dei pensionati percepisce meno di 12 mila 532 euro (1.045 euro mensili).Se il pensionato possiede un titolo di studio pari alla laurea, il suo reddito lordo pensionistico (circa 2.490 euro mensili) è più che doppio di quello delle persone senza titolo di studio o con al più la licenza elementare (1.130 euro).Nel 2013, tra i beneficiari, le pensioni di vecchiaia e anzianità rappresentano la fonte principale di reddito (in media il 64% del loro reddito complessivo), seguite dai redditi da lavoro (16%); tra le pensionate, invece, è decisamente importante l'apporto reddituale delle pensioni di reversibilità (27,6%) e quello delle assistenziali è più elevato rispetto agli uomini (9,5%). (da: www.istat.it) In base a quanto detto nel brano, nel 2014 le donne sono: |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Allo scopo di fornire un'informazione più ricca e facilitare l'interpretazione dei fenomeni, l'Istat pubblica questo focus sulle condizioni di vita dei pensionati, integrando [1] le informazioni di fonte amministrativa derivanti dal Casellario centrale dei pensionati dell'Inps con i risultati dell'indagine campionaria su reddito e condizioni di vita dei cittadini (Eu-Silc).Nel 2014, i pensionati sono 16,3 milioni (�134 mila rispetto al 2013) e percepiscono in media un reddito pensionistico lordo di 17.040 euro (+400 euro circa sull'anno precedente). Le donne sono il 52,9% e ricevono mediamente importi di circa 6 mila euro inferiori a quelli maschili.Il cumulo di più trattamenti pensionistici sullo stesso beneficiario è meno frequente tra i pensionati di vecchiaia (cumula più trattamenti il 27,1%), mentre è molto più diffuso tra i pensionati superstiti (67,6%), in grande maggioranza donne (87%).Nel 2013, il reddito pensionistico lordo dei residenti in Italia di 16 anni o più è di 17 mila 206 euro annui. Le ritenute fiscali incidono in media per il 17,7%; l'aliquota sale al 20,6% per i pensionati di vecchiaia e anzianità, scende al 15,3% per quelli di reversibilità e non supera il 9,6% per i beneficiari di trattamenti d'invalidità ordinaria o indennitari.Il reddito medio pensionistico netto è stimato 13 mila 647 euro (circa 1.140 euro mensili); tenendo conto di tutti i trattamenti, la metà dei pensionati percepisce meno di 12 mila 532 euro (1.045 euro mensili).Se il pensionato possiede un titolo di studio pari alla laurea, il suo reddito lordo pensionistico (circa 2.490 euro mensili) è più che doppio di quello delle persone senza titolo di studio o con al più la licenza elementare (1.130 euro).Nel 2013, tra i beneficiari, le pensioni di vecchiaia e anzianità rappresentano la fonte principale di reddito (in media il 64% del loro reddito complessivo), seguite dai redditi da lavoro (16%); tra le pensionate, invece, è decisamente importante l'apporto reddituale delle pensioni di reversibilità (27,6%) e quello delle assistenziali è più elevato rispetto agli uomini (9,5%). (da: www.istat.it) Nel 2013, l'apporto reddituale delle pensioni di reversibilità è più importante per: |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Allo scopo di fornire un'informazione più ricca e facilitare l'interpretazione dei fenomeni, l'Istat pubblica questo focus sulle condizioni di vita dei pensionati, integrando [1] le informazioni di fonte amministrativa derivanti dal Casellario centrale dei pensionati dell'Inps con i risultati dell'indagine campionaria su reddito e condizioni di vita dei cittadini (Eu-Silc).Nel 2014, i pensionati sono 16,3 milioni (�134 mila rispetto al 2013) e percepiscono in media un reddito pensionistico lordo di 17.040 euro (+400 euro circa sull'anno precedente). Le donne sono il 52,9% e ricevono mediamente importi di circa 6 mila euro inferiori a quelli maschili.Il cumulo di più trattamenti pensionistici sullo stesso beneficiario è meno frequente tra i pensionati di vecchiaia (cumula più trattamenti il 27,1%), mentre è molto più diffuso tra i pensionati superstiti (67,6%), in grande maggioranza donne (87%).Nel 2013, il reddito pensionistico lordo dei residenti in Italia di 16 anni o più è di 17 mila 206 euro annui. Le ritenute fiscali incidono in media per il 17,7%; l'aliquota sale al 20,6% per i pensionati di vecchiaia e anzianità, scende al 15,3% per quelli di reversibilità e non supera il 9,6% per i beneficiari di trattamenti d'invalidità ordinaria o indennitari.Il reddito medio pensionistico netto è stimato 13 mila 647 euro (circa 1.140 euro mensili); tenendo conto di tutti i trattamenti, la metà dei pensionati percepisce meno di 12 mila 532 euro (1.045 euro mensili).Se il pensionato possiede un titolo di studio pari alla laurea, il suo reddito lordo pensionistico (circa 2.490 euro mensili) è più che doppio di quello delle persone senza titolo di studio o con al più la licenza elementare (1.130 euro).Nel 2013, tra i beneficiari, le pensioni di vecchiaia e anzianità rappresentano la fonte principale di reddito (in media il 64% del loro reddito complessivo), seguite dai redditi da lavoro (16%); tra le pensionate, invece, è decisamente importante l'apporto reddituale delle pensioni di reversibilità (27,6%) e quello delle assistenziali è più elevato rispetto agli uomini (9,5%). (da: www.istat.it) Le ritenute fiscali incidono in media maggiormente: |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Allo scopo di fornire un'informazione più ricca e facilitare l'interpretazione dei fenomeni, l'Istat pubblica questo focus sulle condizioni di vita dei pensionati, integrando [1] le informazioni di fonte amministrativa derivanti dal Casellario centrale dei pensionati dell'Inps con i risultati dell'indagine campionaria su reddito e condizioni di vita dei cittadini (Eu-Silc).Nel 2014, i pensionati sono 16,3 milioni (�134 mila rispetto al 2013) e percepiscono in media un reddito pensionistico lordo di 17.040 euro (+400 euro circa sull'anno precedente). Le donne sono il 52,9% e ricevono mediamente importi di circa 6 mila euro inferiori a quelli maschili.Il cumulo di più trattamenti pensionistici sullo stesso beneficiario è meno frequente tra i pensionati di vecchiaia (cumula più trattamenti il 27,1%), mentre è molto più diffuso tra i pensionati superstiti (67,6%), in grande maggioranza donne (87%).Nel 2013, il reddito pensionistico lordo dei residenti in Italia di 16 anni o più è di 17 mila 206 euro annui. Le ritenute fiscali incidono in media per il 17,7%; l'aliquota sale al 20,6% per i pensionati di vecchiaia e anzianità, scende al 15,3% per quelli di reversibilità e non supera il 9,6% per i beneficiari di trattamenti d'invalidità ordinaria o indennitari.Il reddito medio pensionistico netto è stimato 13 mila 647 euro (circa 1.140 euro mensili); tenendo conto di tutti i trattamenti, la metà dei pensionati percepisce meno di 12 mila 532 euro (1.045 euro mensili).Se il pensionato possiede un titolo di studio pari alla laurea, il suo reddito lordo pensionistico (circa 2.490 euro mensili) è più che doppio di quello delle persone senza titolo di studio o con al più la licenza elementare (1.130 euro).Nel 2013, tra i beneficiari, le pensioni di vecchiaia e anzianità rappresentano la fonte principale di reddito (in media il 64% del loro reddito complessivo), seguite dai redditi da lavoro (16%); tra le pensionate, invece, è decisamente importante l'apporto reddituale delle pensioni di reversibilità (27,6%) e quello delle assistenziali è più elevato rispetto agli uomini (9,5%). (da: www.istat.it) Con quale dei seguenti termini si potrebbe sostituire "integrando" [1] senza modificare il senso della frase? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Andrea Nicolotti, autore del libro "Sindone", racconta il risultato dei suoi studi su "storia e leggenda di una reliquia controversa". In Francia, il villaggio di Lirey ha dato i natali a una delle più famose reliquie di tutta la cristianità. Nel secolo XIV, Geoffroy de Charny aveva finanziato la costruzione di una chiesetta abitata da sei canonici dove fu messa la Sindone. Poiché essi sostenevano che quello fosse il sudario di Gesù, i fedeli accorrevano da più parti a venerarlo e lasciavano cospicue offerte. Intervenne il vescovo di Troyes che dopo un'inchiesta scoprì l'artefice della Sindone e il modo con cui era riuscito a disegnare quell'immagine. I canonici, temendo un sequestro della Sindone, interruppero le ostensioni e la nascosero altrove. Il problema si ripropose nel 1389, quando il figlio di Geoffroy fece riportare la Sindone nella chiesetta. Per la seconda volta si oppose il vescovo di Troyes dando origine a uno scontro che chiamò in causa il papa avignonese Clemente VII, i canonici e il re di Francia. Grazie alla documentazione a noi pervenuta, possiamo ricostruire la battaglia legale che si concluse con una bolla papale nella quale, pur riconoscendo ai canonici il diritto di compiere le ostensioni, si imponeva loro di informare i fedeli che la suddetta figura o rappresentazione veniva esposta non come il vero sudario del Signore nostro Gesù Cristo, ma come una figura o rappresentazione del detto sudario. La Sindone di Lirey finì nelle mani di Marguerite de Charny che si impadronì illecitamente della reliquia e la vendette sotto banco ai Savoia.Marguerite morì scomunicata, ma da quel momento la stoffa divenne la reliquia ufficiale dei Savoia. Tutti si impegnarono a far dimenticare le dichiarazioni di non autenticità, cominciando a propagandarla come la vera sindone di Cristo. Il resto è storia nota: la traslazione a Torino nel 1578, la costruzione della cappella del Guarini, infine la cessione alla Santa Sede. Il XX è il secolo degli studi scientifici sulla Sindone, a partire dalla fotografia del 1898 con risultati dubbi: figure tridimensionali, monetine romane, pollini di Terrasanta, radiazioni, laser ed esplosioni nucleari. La datazione al radiocarbonio nel 1988 colloca la Sindone nel Medioevo, come già previsto da molti storici. Se la storia della Sindone è affascinante di per sé, con le sue alterne fortune, è altrettanto affascinante vedere quanto gli uomini non resistano alla tentazione di cercare il dito di Dio anche dove non c'è. (da: "Sindone, la storia e la leggenda", National Geographic.it) In che periodo furono effettuati gli studi sulla Sindone per determinare la sua collocazione storica grazie ai pollini? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Andrea Nicolotti, autore del libro "Sindone", racconta il risultato dei suoi studi su "storia e leggenda di una reliquia controversa". In Francia, il villaggio di Lirey ha dato i natali a una delle più famose reliquie di tutta la cristianità. Nel secolo XIV, Geoffroy de Charny aveva finanziato la costruzione di una chiesetta abitata da sei canonici dove fu messa la Sindone. Poiché essi sostenevano che quello fosse il sudario di Gesù, i fedeli accorrevano da più parti a venerarlo e lasciavano cospicue offerte. Intervenne il vescovo di Troyes che dopo un'inchiesta scoprì l'artefice della Sindone e il modo con cui era riuscito a disegnare quell'immagine. I canonici, temendo un sequestro della Sindone, interruppero le ostensioni e la nascosero altrove. Il problema si ripropose nel 1389, quando il figlio di Geoffroy fece riportare la Sindone nella chiesetta. Per la seconda volta si oppose il vescovo di Troyes dando origine a uno scontro che chiamò in causa il papa avignonese Clemente VII, i canonici e il re di Francia. Grazie alla documentazione a noi pervenuta, possiamo ricostruire la battaglia legale che si concluse con una bolla papale nella quale, pur riconoscendo ai canonici il diritto di compiere le ostensioni, si imponeva loro di informare i fedeli che la suddetta figura o rappresentazione veniva esposta non come il vero sudario del Signore nostro Gesù Cristo, ma come una figura o rappresentazione del detto sudario. La Sindone di Lirey finì nelle mani di Marguerite de Charny che si impadronì illecitamente della reliquia e la vendette sotto banco ai Savoia.Marguerite morì scomunicata, ma da quel momento la stoffa divenne la reliquia ufficiale dei Savoia. Tutti si impegnarono a far dimenticare le dichiarazioni di non autenticità, cominciando a propagandarla come la vera sindone di Cristo. Il resto è storia nota: la traslazione a Torino nel 1578, la costruzione della cappella del Guarini, infine la cessione alla Santa Sede. Il XX è il secolo degli studi scientifici sulla Sindone, a partire dalla fotografia del 1898 con risultati dubbi: figure tridimensionali, monetine romane, pollini di Terrasanta, radiazioni, laser ed esplosioni nucleari. La datazione al radiocarbonio nel 1988 colloca la Sindone nel Medioevo, come già previsto da molti storici. Se la storia della Sindone è affascinante di per sé, con le sue alterne fortune, è altrettanto affascinante vedere quanto gli uomini non resistano alla tentazione di cercare il dito di Dio anche dove non c'è. (da: "Sindone, la storia e la leggenda", National Geographic.it) Qual è la sequenza corretta, espressa nel brano, dei proprietari della Sindone nei secoli? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Andrea Nicolotti, autore del libro "Sindone", racconta il risultato dei suoi studi su "storia e leggenda di una reliquia controversa". In Francia, il villaggio di Lirey ha dato i natali a una delle più famose reliquie di tutta la cristianità. Nel secolo XIV, Geoffroy de Charny aveva finanziato la costruzione di una chiesetta abitata da sei canonici dove fu messa la Sindone. Poiché essi sostenevano che quello fosse il sudario di Gesù, i fedeli accorrevano da più parti a venerarlo e lasciavano cospicue offerte. Intervenne il vescovo di Troyes che dopo un'inchiesta scoprì l'artefice della Sindone e il modo con cui era riuscito a disegnare quell'immagine. I canonici, temendo un sequestro della Sindone, interruppero le ostensioni e la nascosero altrove. Il problema si ripropose nel 1389, quando il figlio di Geoffroy fece riportare la Sindone nella chiesetta. Per la seconda volta si oppose il vescovo di Troyes dando origine a uno scontro che chiamò in causa il papa avignonese Clemente VII, i canonici e il re di Francia. Grazie alla documentazione a noi pervenuta, possiamo ricostruire la battaglia legale che si concluse con una bolla papale nella quale, pur riconoscendo ai canonici il diritto di compiere le ostensioni, si imponeva loro di informare i fedeli che la suddetta figura o rappresentazione veniva esposta non come il vero sudario del Signore nostro Gesù Cristo, ma come una figura o rappresentazione del detto sudario. La Sindone di Lirey finì nelle mani di Marguerite de Charny che si impadronì illecitamente della reliquia e la vendette sotto banco ai Savoia.Marguerite morì scomunicata, ma da quel momento la stoffa divenne la reliquia ufficiale dei Savoia. Tutti si impegnarono a far dimenticare le dichiarazioni di non autenticità, cominciando a propagandarla come la vera sindone di Cristo. Il resto è storia nota: la traslazione a Torino nel 1578, la costruzione della cappella del Guarini, infine la cessione alla Santa Sede. Il XX è il secolo degli studi scientifici sulla Sindone, a partire dalla fotografia del 1898 con risultati dubbi: figure tridimensionali, monetine romane, pollini di Terrasanta, radiazioni, laser ed esplosioni nucleari. La datazione al radiocarbonio nel 1988 colloca la Sindone nel Medioevo, come già previsto da molti storici. Se la storia della Sindone è affascinante di per sé, con le sue alterne fortune, è altrettanto affascinante vedere quanto gli uomini non resistano alla tentazione di cercare il dito di Dio anche dove non c'è. (da: "Sindone, la storia e la leggenda", National Geographic.it) Dal brano si evince che la Sindone è realmente il sudario di Gesù Cristo? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Andrea Nicolotti, autore del libro "Sindone", racconta il risultato dei suoi studi su "storia e leggenda di una reliquia controversa". In Francia, il villaggio di Lirey ha dato i natali a una delle più famose reliquie di tutta la cristianità. Nel secolo XIV, Geoffroy de Charny aveva finanziato la costruzione di una chiesetta abitata da sei canonici dove fu messa la Sindone. Poiché essi sostenevano che quello fosse il sudario di Gesù, i fedeli accorrevano da più parti a venerarlo e lasciavano cospicue offerte. Intervenne il vescovo di Troyes che dopo un'inchiesta scoprì l'artefice della Sindone e il modo con cui era riuscito a disegnare quell'immagine. I canonici, temendo un sequestro della Sindone, interruppero le ostensioni e la nascosero altrove. Il problema si ripropose nel 1389, quando il figlio di Geoffroy fece riportare la Sindone nella chiesetta. Per la seconda volta si oppose il vescovo di Troyes dando origine a uno scontro che chiamò in causa il papa avignonese Clemente VII, i canonici e il re di Francia. Grazie alla documentazione a noi pervenuta, possiamo ricostruire la battaglia legale che si concluse con una bolla papale nella quale, pur riconoscendo ai canonici il diritto di compiere le ostensioni, si imponeva loro di informare i fedeli che la suddetta figura o rappresentazione veniva esposta non come il vero sudario del Signore nostro Gesù Cristo, ma come una figura o rappresentazione del detto sudario. La Sindone di Lirey finì nelle mani di Marguerite de Charny che si impadronì illecitamente della reliquia e la vendette sotto banco ai Savoia.Marguerite morì scomunicata, ma da quel momento la stoffa divenne la reliquia ufficiale dei Savoia. Tutti si impegnarono a far dimenticare le dichiarazioni di non autenticità, cominciando a propagandarla come la vera sindone di Cristo. Il resto è storia nota: la traslazione a Torino nel 1578, la costruzione della cappella del Guarini, infine la cessione alla Santa Sede. Il XX è il secolo degli studi scientifici sulla Sindone, a partire dalla fotografia del 1898 con risultati dubbi: figure tridimensionali, monetine romane, pollini di Terrasanta, radiazioni, laser ed esplosioni nucleari. La datazione al radiocarbonio nel 1988 colloca la Sindone nel Medioevo, come già previsto da molti storici. Se la storia della Sindone è affascinante di per sé, con le sue alterne fortune, è altrettanto affascinante vedere quanto gli uomini non resistano alla tentazione di cercare il dito di Dio anche dove non c'è. (da: "Sindone, la storia e la leggenda", National Geographic.it) Quale delle seguenti conclusioni, espresse dall'autore del brano, è corretta? |
RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Andrea Nicolotti, autore del libro "Sindone", racconta il risultato dei suoi studi su "storia e leggenda di una reliquia controversa". In Francia, il villaggio di Lirey ha dato i natali a una delle più famose reliquie di tutta la cristianità. Nel secolo XIV, Geoffroy de Charny aveva finanziato la costruzione di una chiesetta abitata da sei canonici dove fu messa la Sindone. Poiché essi sostenevano che quello fosse il sudario di Gesù, i fedeli accorrevano da più parti a venerarlo e lasciavano cospicue offerte. Intervenne il vescovo di Troyes che dopo un'inchiesta scoprì l'artefice della Sindone e il modo con cui era riuscito a disegnare quell'immagine. I canonici, temendo un sequestro della Sindone, interruppero le ostensioni e la nascosero altrove. Il problema si ripropose nel 1389, quando il figlio di Geoffroy fece riportare la Sindone nella chiesetta. Per la seconda volta si oppose il vescovo di Troyes dando origine a uno scontro che chiamò in causa il papa avignonese Clemente VII, i canonici e il re di Francia. Grazie alla documentazione a noi pervenuta, possiamo ricostruire la battaglia legale che si concluse con una bolla papale nella quale, pur riconoscendo ai canonici il diritto di compiere le ostensioni, si imponeva loro di informare i fedeli che la suddetta figura o rappresentazione veniva esposta non come il vero sudario del Signore nostro Gesù Cristo, ma come una figura o rappresentazione del detto sudario. La Sindone di Lirey finì nelle mani di Marguerite de Charny che si impadronì illecitamente della reliquia e la vendette sotto banco ai Savoia.Marguerite morì scomunicata, ma da quel momento la stoffa divenne la reliquia ufficiale dei Savoia. Tutti si impegnarono a far dimenticare le dichiarazioni di non autenticità, cominciando a propagandarla come la vera sindone di Cristo. Il resto è storia nota: la traslazione a Torino nel 1578, la costruzione della cappella del Guarini, infine la cessione alla Santa Sede. Il XX è il secolo degli studi scientifici sulla Sindone, a partire dalla fotografia del 1898 con risultati dubbi: figure tridimensionali, monetine romane, pollini di Terrasanta, radiazioni, laser ed esplosioni nucleari. La datazione al radiocarbonio nel 1988 colloca la Sindone nel Medioevo, come già previsto da molti storici. Se la storia della Sindone è affascinante di per sé, con le sue alterne fortune, è altrettanto affascinante vedere quanto gli uomini non resistano alla tentazione di cercare il dito di Dio anche dove non c'è. (da: "Sindone, la storia e la leggenda", National Geographic.it) Quale dei seguenti studi scientifici riesce a dare una collocazione storica alla Sindone? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Attraverso la storia, la frequenza del contatto della pelle umana con l'acqua ha subito ampie variazioni da cultura a cultura. Sino agli anni '30 in molte zone della Francia e dell'Inghilterra la pelle della maggior parte dei bambini veniva accuratamente protetta dall'acqua e pulita solo con un fazzoletto inumidito con lo sputo della madre. In molte zone più della metà della popolazione moriva senza aver mai fatto un bagno. Venivano lavati quando nascevano e di nuovo dopo la morte. In altre culture il bagno settimanale, rimanere nel vapore, sudare e raschiare via il sudiciume dalla pelle erano d'obbligo.Solo durante il diciannovesimo secolo il sapone può essere associato alla pulizia del corpo.Prima, un sapone molto duro era un prezioso cosmetico e una pasta di potassa fatta in casa veniva usata solo per i tessuti. Il sapone è il primo prodotto industriale a creare una propria richiesta e a impegnare il sistema scolastico come agente pubblicitario. Lo sviluppo sociale fino all'ultimo periodo del ventesimo secolo è rimasto associato ad acqua e sapone.Il termine "toilette" nel diciottesimo secolo si riferiva al pettinarsi, al rimettersi in ordine, mettersi cipria e cosmetici profumati, vestirsi e infine, come ultima fase della "toilette", ricevere visite nel "boudoir". La "toilette" era idrofobica, non era in nessun modo legata all'acqua corrente. Con il consenso dei medici l'acqua era considerata poco salutare per la pelle. Se entrava a far parte della "toilette" era per inumidire un asciugamano. Quando i mori, gli ebrei o i finlandesi fecero conoscere all'Europa i bagni pubblici, questi erano innanzitutto usati per promuovere la salute, non per migliorare l'aspetto. Il lavarsi frequentemente con l'acqua non divenne parte della toilette prima del diciannovesimo secolo. Intorno al terzo decennio del secolo, il termine prese il significato di lavare con una spugna un corpo nudo, che era sempre stato rappresentato come quello di una donna. Di decennio in decennio la quantità di acqua usata per questo aumentò. La toilette arrivò a significare il bagno in una tinozza. Degli imprenditori locali cominciarono ad affittare bacini di rame per questo uso. Poi, intorno al 1880, la produzione industriale di vernici e smalto sostituì il costoso rame con recipienti di ferro o di zinco e questo rese la tinozza accessibile alle famiglie modeste. Più tardi, la doccia sostituì la tinozza.L'installazione di una stanza da "bagno" nell'appartamento riunì tre attività precedentemente diverse: fare il bagno, pulire il corpo, e vestirsi per il giorno e la notte. (da: Ivan Illich, "H2O e le acque dell'oblio", Macro Edizioni) Nel contesto del brano, che cosa significa che la "toilette era idrofobica"? |
RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Attraverso la storia, la frequenza del contatto della pelle umana con l'acqua ha subito ampie variazioni da cultura a cultura. Sino agli anni '30 in molte zone della Francia e dell'Inghilterra la pelle della maggior parte dei bambini veniva accuratamente protetta dall'acqua e pulita solo con un fazzoletto inumidito con lo sputo della madre. In molte zone più della metà della popolazione moriva senza aver mai fatto un bagno. Venivano lavati quando nascevano e di nuovo dopo la morte. In altre culture il bagno settimanale, rimanere nel vapore, sudare e raschiare via il sudiciume dalla pelle erano d'obbligo.Solo durante il diciannovesimo secolo il sapone può essere associato alla pulizia del corpo.Prima, un sapone molto duro era un prezioso cosmetico e una pasta di potassa fatta in casa veniva usata solo per i tessuti. Il sapone è il primo prodotto industriale a creare una propria richiesta e a impegnare il sistema scolastico come agente pubblicitario. Lo sviluppo sociale fino all'ultimo periodo del ventesimo secolo è rimasto associato ad acqua e sapone.Il termine "toilette" nel diciottesimo secolo si riferiva al pettinarsi, al rimettersi in ordine, mettersi cipria e cosmetici profumati, vestirsi e infine, come ultima fase della "toilette", ricevere visite nel "boudoir". La "toilette" era idrofobica, non era in nessun modo legata all'acqua corrente. Con il consenso dei medici l'acqua era considerata poco salutare per la pelle. Se entrava a far parte della "toilette" era per inumidire un asciugamano. Quando i mori, gli ebrei o i finlandesi fecero conoscere all'Europa i bagni pubblici, questi erano innanzitutto usati per promuovere la salute, non per migliorare l'aspetto. Il lavarsi frequentemente con l'acqua non divenne parte della toilette prima del diciannovesimo secolo. Intorno al terzo decennio del secolo, il termine prese il significato di lavare con una spugna un corpo nudo, che era sempre stato rappresentato come quello di una donna. Di decennio in decennio la quantità di acqua usata per questo aumentò. La toilette arrivò a significare il bagno in una tinozza. Degli imprenditori locali cominciarono ad affittare bacini di rame per questo uso. Poi, intorno al 1880, la produzione industriale di vernici e smalto sostituì il costoso rame con recipienti di ferro o di zinco e questo rese la tinozza accessibile alle famiglie modeste. Più tardi, la doccia sostituì la tinozza.L'installazione di una stanza da "bagno" nell'appartamento riunì tre attività precedentemente diverse: fare il bagno, pulire il corpo, e vestirsi per il giorno e la notte. (da: Ivan Illich, "H2O e le acque dell'oblio", Macro Edizioni) Che cosa significa che il sapone fu "il primo prodotto industriale a impegnare il sistema scolastico come agente pubblicitario"? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Attraverso la storia, la frequenza del contatto della pelle umana con l'acqua ha subito ampie variazioni da cultura a cultura. Sino agli anni '30 in molte zone della Francia e dell'Inghilterra la pelle della maggior parte dei bambini veniva accuratamente protetta dall'acqua e pulita solo con un fazzoletto inumidito con lo sputo della madre. In molte zone più della metà della popolazione moriva senza aver mai fatto un bagno. Venivano lavati quando nascevano e di nuovo dopo la morte. In altre culture il bagno settimanale, rimanere nel vapore, sudare e raschiare via il sudiciume dalla pelle erano d'obbligo.Solo durante il diciannovesimo secolo il sapone può essere associato alla pulizia del corpo.Prima, un sapone molto duro era un prezioso cosmetico e una pasta di potassa fatta in casa veniva usata solo per i tessuti. Il sapone è il primo prodotto industriale a creare una propria richiesta e a impegnare il sistema scolastico come agente pubblicitario. Lo sviluppo sociale fino all'ultimo periodo del ventesimo secolo è rimasto associato ad acqua e sapone.Il termine "toilette" nel diciottesimo secolo si riferiva al pettinarsi, al rimettersi in ordine, mettersi cipria e cosmetici profumati, vestirsi e infine, come ultima fase della "toilette", ricevere visite nel "boudoir". La "toilette" era idrofobica, non era in nessun modo legata all'acqua corrente. Con il consenso dei medici l'acqua era considerata poco salutare per la pelle. Se entrava a far parte della "toilette" era per inumidire un asciugamano. Quando i mori, gli ebrei o i finlandesi fecero conoscere all'Europa i bagni pubblici, questi erano innanzitutto usati per promuovere la salute, non per migliorare l'aspetto. Il lavarsi frequentemente con l'acqua non divenne parte della toilette prima del diciannovesimo secolo. Intorno al terzo decennio del secolo, il termine prese il significato di lavare con una spugna un corpo nudo, che era sempre stato rappresentato come quello di una donna. Di decennio in decennio la quantità di acqua usata per questo aumentò. La toilette arrivò a significare il bagno in una tinozza. Degli imprenditori locali cominciarono ad affittare bacini di rame per questo uso. Poi, intorno al 1880, la produzione industriale di vernici e smalto sostituì il costoso rame con recipienti di ferro o di zinco e questo rese la tinozza accessibile alle famiglie modeste. Più tardi, la doccia sostituì la tinozza.L'installazione di una stanza da "bagno" nell'appartamento riunì tre attività precedentemente diverse: fare il bagno, pulire il corpo, e vestirsi per il giorno e la notte. (da: Ivan Illich, "H2O e le acque dell'oblio", Macro Edizioni) Come si è evoluto nei secoli il concetto di "toilette"? |
RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Attraverso la storia, la frequenza del contatto della pelle umana con l'acqua ha subito ampie variazioni da cultura a cultura. Sino agli anni '30 in molte zone della Francia e dell'Inghilterra la pelle della maggior parte dei bambini veniva accuratamente protetta dall'acqua e pulita solo con un fazzoletto inumidito con lo sputo della madre. In molte zone più della metà della popolazione moriva senza aver mai fatto un bagno. Venivano lavati quando nascevano e di nuovo dopo la morte. In altre culture il bagno settimanale, rimanere nel vapore, sudare e raschiare via il sudiciume dalla pelle erano d'obbligo.Solo durante il diciannovesimo secolo il sapone può essere associato alla pulizia del corpo.Prima, un sapone molto duro era un prezioso cosmetico e una pasta di potassa fatta in casa veniva usata solo per i tessuti. Il sapone è il primo prodotto industriale a creare una propria richiesta e a impegnare il sistema scolastico come agente pubblicitario. Lo sviluppo sociale fino all'ultimo periodo del ventesimo secolo è rimasto associato ad acqua e sapone.Il termine "toilette" nel diciottesimo secolo si riferiva al pettinarsi, al rimettersi in ordine, mettersi cipria e cosmetici profumati, vestirsi e infine, come ultima fase della "toilette", ricevere visite nel "boudoir". La "toilette" era idrofobica, non era in nessun modo legata all'acqua corrente. Con il consenso dei medici l'acqua era considerata poco salutare per la pelle. Se entrava a far parte della "toilette" era per inumidire un asciugamano. Quando i mori, gli ebrei o i finlandesi fecero conoscere all'Europa i bagni pubblici, questi erano innanzitutto usati per promuovere la salute, non per migliorare l'aspetto. Il lavarsi frequentemente con l'acqua non divenne parte della toilette prima del diciannovesimo secolo. Intorno al terzo decennio del secolo, il termine prese il significato di lavare con una spugna un corpo nudo, che era sempre stato rappresentato come quello di una donna. Di decennio in decennio la quantità di acqua usata per questo aumentò. La toilette arrivò a significare il bagno in una tinozza. Degli imprenditori locali cominciarono ad affittare bacini di rame per questo uso. Poi, intorno al 1880, la produzione industriale di vernici e smalto sostituì il costoso rame con recipienti di ferro o di zinco e questo rese la tinozza accessibile alle famiglie modeste. Più tardi, la doccia sostituì la tinozza.L'installazione di una stanza da "bagno" nell'appartamento riunì tre attività precedentemente diverse: fare il bagno, pulire il corpo, e vestirsi per il giorno e la notte. (da: Ivan Illich, "H2O e le acque dell'oblio", Macro Edizioni) Secondo quanto affermato nel brano, i bagni pubblici: |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Attraverso la storia, la frequenza del contatto della pelle umana con l'acqua ha subito ampie variazioni da cultura a cultura. Sino agli anni '30 in molte zone della Francia e dell'Inghilterra la pelle della maggior parte dei bambini veniva accuratamente protetta dall'acqua e pulita solo con un fazzoletto inumidito con lo sputo della madre. In molte zone più della metà della popolazione moriva senza aver mai fatto un bagno. Venivano lavati quando nascevano e di nuovo dopo la morte. In altre culture il bagno settimanale, rimanere nel vapore, sudare e raschiare via il sudiciume dalla pelle erano d'obbligo.Solo durante il diciannovesimo secolo il sapone può essere associato alla pulizia del corpo.Prima, un sapone molto duro era un prezioso cosmetico e una pasta di potassa fatta in casa veniva usata solo per i tessuti. Il sapone è il primo prodotto industriale a creare una propria richiesta e a impegnare il sistema scolastico come agente pubblicitario. Lo sviluppo sociale fino all'ultimo periodo del ventesimo secolo è rimasto associato ad acqua e sapone.Il termine "toilette" nel diciottesimo secolo si riferiva al pettinarsi, al rimettersi in ordine, mettersi cipria e cosmetici profumati, vestirsi e infine, come ultima fase della "toilette", ricevere visite nel "boudoir". La "toilette" era idrofobica, non era in nessun modo legata all'acqua corrente. Con il consenso dei medici l'acqua era considerata poco salutare per la pelle. Se entrava a far parte della "toilette" era per inumidire un asciugamano. Quando i mori, gli ebrei o i finlandesi fecero conoscere all'Europa i bagni pubblici, questi erano innanzitutto usati per promuovere la salute, non per migliorare l'aspetto. Il lavarsi frequentemente con l'acqua non divenne parte della toilette prima del diciannovesimo secolo. Intorno al terzo decennio del secolo, il termine prese il significato di lavare con una spugna un corpo nudo, che era sempre stato rappresentato come quello di una donna. Di decennio in decennio la quantità di acqua usata per questo aumentò. La toilette arrivò a significare il bagno in una tinozza. Degli imprenditori locali cominciarono ad affittare bacini di rame per questo uso. Poi, intorno al 1880, la produzione industriale di vernici e smalto sostituì il costoso rame con recipienti di ferro o di zinco e questo rese la tinozza accessibile alle famiglie modeste. Più tardi, la doccia sostituì la tinozza.L'installazione di una stanza da "bagno" nell'appartamento riunì tre attività precedentemente diverse: fare il bagno, pulire il corpo, e vestirsi per il giorno e la notte. (da: Ivan Illich, "H2O e le acque dell'oblio", Macro Edizioni) Qual è il tema centrale del passaggio? |
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Leggere attentamente il seguente brano. All'uomo, sempre a caccia di cose eccezionali, sono apparse interessanti dall'origine dei tempi le coppie di gemelli, soprattutto di gemelli monozigoti [1], che condividono il 100% del loro patrimonio genetico. Molti studi sono stati condotti su di loro, soprattutto se i due membri della coppia sono stati separati alla nascita e cresciuti in famiglie ed ambienti diversi. Il loro studio si ritiene possa illuminarci su quanto di noi è specificato dal nostro patrimonio genetico e quanto dalle vicende della nostra vita, anche nel campo dei comportamenti. Per questo motivo sono state rintracciate molte coppie di gemelli che si trovano in tale situazione. Una di queste è composta da due fratelli originari di Trinidad ma separati a pochi mesi di vita: Oskar Stohr e Jack Yufe. Uno è cresciuto in Germania e ha avuto trascorsi nazisti, mentre l'altro ha condotto una vita ordinaria come membro di una comunità ebraica americana. Yufe si è spento in questi giorni in California all'età di 82 anni (il gemello era morto nel 1997) e ciò ha riportato agli onori della cronaca la loro storia. Nonostante la grande diversità delle loro vite, i due gemelli mostravano caratteri incredibilmente somiglianti, nell'aspetto fisico e nelle preferenze personali. Per esempio la prima volta che si sono incontrati a 21 anni, erano vestiti quasi uguali, baffi sottili simili, occhiali con la stessa montatura e giacche dello stesso colore.Si è scoperto che camminavano nello stesso modo, avevano la stessa strana calma e si divertivano a spaventare gli altri con forti starnuti. È inutile dire come in questi casi colpiscano le similitudini e vengano messe in secondo piano le differenze. Per quanto ne sa la scienza di oggi, ciascuno di noi è figlio di tre componenti fondamentali: il patrimonio genetico, gli eventi rilevanti della vita trascorsa e una non trascurabile componente biologica casuale, non facilmente ascrivibile né all'azione dei geni né a quella delle vicende ed esperienze della vita. Naturalmente non tutte le caratteristiche, somatiche o comportamentali, risentono allo stesso grado della componente genetica. L'altezza di una persona, per esempio, è più influenzata dalla genetica che non il suo peso. Se sono presenti malattie genetiche, queste rispondono alla genetica e molto meno all'ambiente mentre se uno si ammala di una grave malattia infettiva o va incontro ad un incidente stradale è in genere poco utile, anche se non totalmente inutile, considerarne le cause genetiche. (da: "I gemelli separati", "Corriere della Sera") Il termine monozigote [1] indica:
Leggere attentamente il seguente brano. Attraverso la storia, la frequenza del contatto della pelle umana con l'acqua ha subito ampie variazioni da cultura a cultura. Sino agli anni '30 in molte zone della Francia e dell'Inghilterra la pelle della maggior parte dei bambini veniva accuratamente protetta dall'acqua e pulita solo con un fazzoletto inumidito con lo sputo della madre. In molte zone più della metà della popolazione moriva senza aver mai fatto un bagno. Venivano lavati quando nascevano e di nuovo dopo la morte. In altre culture il bagno settimanale, rimanere nel vapore, sudare e raschiare via il sudiciume dalla pelle erano d'obbligo.Solo durante il diciannovesimo secolo il sapone può essere associato alla pulizia del corpo.Prima, un sapone molto duro era un prezioso cosmetico e una pasta di potassa fatta in casa veniva usata solo per i tessuti. Il sapone è il primo prodotto industriale a creare una propria richiesta e a impegnare il sistema scolastico come agente pubblicitario. Lo sviluppo sociale fino all'ultimo periodo del ventesimo secolo è rimasto associato ad acqua e sapone.Il termine "toilette" nel diciottesimo secolo si riferiva al pettinarsi, al rimettersi in ordine, mettersi cipria e cosmetici profumati, vestirsi e infine, come ultima fase della "toilette", ricevere visite nel "boudoir". La "toilette" era idrofobica, non era in nessun modo legata all'acqua corrente. Con il consenso dei medici l'acqua era considerata poco salutare per la pelle. Se entrava a far parte della "toilette" era per inumidire un asciugamano. Quando i mori, gli ebrei o i finlandesi fecero conoscere all'Europa i bagni pubblici, questi erano innanzitutto usati per promuovere la salute, non per migliorare l'aspetto. Il lavarsi frequentemente con l'acqua non divenne parte della toilette prima del diciannovesimo secolo. Intorno al terzo decennio del secolo, il termine prese il significato di lavare con una spugna un corpo nudo, che era sempre stato rappresentato come quello di una donna. Di decennio in decennio la quantità di acqua usata per questo aumentò. La toilette arrivò a significare il bagno in una tinozza. Degli imprenditori locali cominciarono ad affittare bacini di rame per questo uso. Poi, intorno al 1880, la produzione industriale di vernici e smalto sostituì il costoso rame con recipienti di ferro o di zinco e questo rese la tinozza accessibile alle famiglie modeste. Più tardi, la doccia sostituì la tinozza.L'installazione di una stanza da "bagno" nell'appartamento riunì tre attività precedentemente diverse: fare il bagno, pulire il corpo, e vestirsi per il giorno e la notte. (da: Ivan Illich, "H2O e le acque dell'oblio", Macro Edizioni) Secondo quanto affermato nel brano, i bagni pubblici: