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Esercito Italiano
Quiz - Concorso per l'ammissione al 199° corso dell'Accademia Militare dell'Esercito - Anno accademico 2017/2018
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Esercito Italiano
Quiz - Concorso per l'ammissione al 199° corso dell'Accademia Militare dell'Esercito - Anno accademico 2017/2018
Brani
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La scienza ha oramai assunto un ruolo di prima importanza nella nostra cultura. Di giorno in giorno essa muta radicalmente le forme stesse della nostra esistenza immediata, il nostro modo di essere nel tempo e nello spazio, i nostri rapporti sociali e persino molti aspetti dei nostri più intimi e gelosi rapporti personali, la nostra etica sessuale e familiare. Naturalmente così, che ce ne avvediamo o no, finisce con il mutare profondamente anche il nostro quadro della vita e del mondo. Questo fatto è oramai divenuto pacifico e di dominio pubblico in altre contrade del mondo, in America come in Russia. Nella vecchia Europa il suo riconoscimento trova ancora forti ostacoli nella tradizione prevalentemente retorica o teologica che presiede alla formazione dell'uomo colto:
ciononostante, oramai, una tale convinzione sta conquistando anche il nostro ambiente più conservatore.
Naturalmente, questo implica in sé l'importanza - specialmente per noi europei, uomini che abbiamo sulle spalle qualche millennio di tradizione e che difficilmente riusciamo a pensare o ad agire senza coscienza dei nostri rapporti, positivi o negativi, con il passato - implica in sé, dico, l'importanza della conoscenza e dello studio della storia della scienza, in quanto tale storia è quasi l'autocoscienza del nostro essere europei, del nostro essere quegli uomini di cui la scienza è oggi la produzione spirituale più importante. Ma una storia propriamente della scienza non si può fare, poiché la scienza in sé non si riconosce una storia, tutt'al più una cronaca. La scienza conosce solo il vero, il falso e il probabile, il verificato e il confermato: aspetto sconcertante, per un uomo di cultura storica, delle "storie delle scienze" fatte da scienziati, ridotte a biografie di uomini più o meno illustri e a cronache delle scoperte e degli errori, fuori di ogni autentica prospettiva storica.
Quello invece di cui si può fare una storia è il pensiero scientifico: si può fare una storia delle prospettive, delle categorie, degli scopi e dei metodi delle scienze, del loro divenire in una con il divenire dell'umanità in seno alla quale, secondo esigenze e situazioni certamente diverse, concretamente si è fatto il sapere scientifico. Insomma, il pensiero scientifico è il quadro di scopi e regole e valori di verità entro cui sorgono e dal quale traggono significato concreto le singole ricerche scientifiche: una storia fatta fuori di tale quadro si frantuma in sporadiche ricerche che sono prive di significato o, peggio, alle quali si rischia di conferire (come avviene con le troppo confidenti traduzioni degli enunciati del passato in enunciati moderni) significati arbitrari. Solo di questo quadro si può fare la storia.
E l'opera che presentiamo al pubblico vuole essere, appunto, non una storia delle scienze, bensì una storia del pensiero scientifico. Una migliore delimitazione di questo concetto si troverà nel corso dell'opera, in particolare nei primi paragrafi del primo capitolo della parte prima. Qui vorrei solo spiegare quella che potrà apparire una singolarità della mia trattazione: che la storia del pensiero scientifico è divisa in "scienza antica" e "scienza moderna", con una netta soppressione della "scienza medievale".
Anche di ciò, la migliore giustificazione si ritroverà nella lettura dell'opera. Preliminarmente posso dire che, qualunque sia la valutazione che si possa dare dell'originalità del pensiero medievale in altri campi, comunque il Medioevo non ha avuto un pensiero scientifico: quel tanto che vi si trova o è ancora pensiero antico o già preannuncia la scienza moderna - è ancora pensiero scientifico antico finché resta scienza retorica e teologica, non ancora liberata dal compromesso filosofico; è già pensiero scientifico moderno quando (con la tarda Scolastica) e nella misura in cui diviene probabilismo e sperimentalismo, sganciandosi dalla retorica e dalla teologia e abbandonando la nozione filosofica di "verità".
(Archivio Selexi)
Considerando le informazioni contenute nel brano, quale potrebbe essere l'opinione dell'autore circa il ruolo e le conseguenze dello sviluppo scientifico?
ciononostante, oramai, una tale convinzione sta conquistando anche il nostro ambiente più conservatore.
Naturalmente, questo implica in sé l'importanza - specialmente per noi europei, uomini che abbiamo sulle spalle qualche millennio di tradizione e che difficilmente riusciamo a pensare o ad agire senza coscienza dei nostri rapporti, positivi o negativi, con il passato - implica in sé, dico, l'importanza della conoscenza e dello studio della storia della scienza, in quanto tale storia è quasi l'autocoscienza del nostro essere europei, del nostro essere quegli uomini di cui la scienza è oggi la produzione spirituale più importante. Ma una storia propriamente della scienza non si può fare, poiché la scienza in sé non si riconosce una storia, tutt'al più una cronaca. La scienza conosce solo il vero, il falso e il probabile, il verificato e il confermato: aspetto sconcertante, per un uomo di cultura storica, delle "storie delle scienze" fatte da scienziati, ridotte a biografie di uomini più o meno illustri e a cronache delle scoperte e degli errori, fuori di ogni autentica prospettiva storica.
Quello invece di cui si può fare una storia è il pensiero scientifico: si può fare una storia delle prospettive, delle categorie, degli scopi e dei metodi delle scienze, del loro divenire in una con il divenire dell'umanità in seno alla quale, secondo esigenze e situazioni certamente diverse, concretamente si è fatto il sapere scientifico. Insomma, il pensiero scientifico è il quadro di scopi e regole e valori di verità entro cui sorgono e dal quale traggono significato concreto le singole ricerche scientifiche: una storia fatta fuori di tale quadro si frantuma in sporadiche ricerche che sono prive di significato o, peggio, alle quali si rischia di conferire (come avviene con le troppo confidenti traduzioni degli enunciati del passato in enunciati moderni) significati arbitrari. Solo di questo quadro si può fare la storia.
E l'opera che presentiamo al pubblico vuole essere, appunto, non una storia delle scienze, bensì una storia del pensiero scientifico. Una migliore delimitazione di questo concetto si troverà nel corso dell'opera, in particolare nei primi paragrafi del primo capitolo della parte prima. Qui vorrei solo spiegare quella che potrà apparire una singolarità della mia trattazione: che la storia del pensiero scientifico è divisa in "scienza antica" e "scienza moderna", con una netta soppressione della "scienza medievale".
Anche di ciò, la migliore giustificazione si ritroverà nella lettura dell'opera. Preliminarmente posso dire che, qualunque sia la valutazione che si possa dare dell'originalità del pensiero medievale in altri campi, comunque il Medioevo non ha avuto un pensiero scientifico: quel tanto che vi si trova o è ancora pensiero antico o già preannuncia la scienza moderna - è ancora pensiero scientifico antico finché resta scienza retorica e teologica, non ancora liberata dal compromesso filosofico; è già pensiero scientifico moderno quando (con la tarda Scolastica) e nella misura in cui diviene probabilismo e sperimentalismo, sganciandosi dalla retorica e dalla teologia e abbandonando la nozione filosofica di "verità".
(Archivio Selexi)
Considerando le informazioni contenute nel brano, quale potrebbe essere l'opinione dell'autore circa il ruolo e le conseguenze dello sviluppo scientifico?
A | L'autore auspica e prefigura il progressivo prevalere dell'atteggiamento scientifico sulle attività della creatività umana |
B | Per l'autore la scienza e le sue applicazioni hanno contribuito ad abbassare il tasso di democraticità della società |
C | Per l'autore la scienza non si deve occupare di alcuni argomenti, lo studio dei quali deve continuare a essere oggetto della teologia |
D | L'autore sostiene, in linea con alcune generali visioni del mondo contemporanee, la necessità di comprimere lo sviluppo scientifico e le relative applicazioni tecnologiche per non rivoluzionare il tradizionale approccio ai problemi della vita |
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