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Guardia di Finanza
Quiz - 631 allievi marescialli 2018 (90° corso) Concorso pubblico, per titoli ed esami, per 631 allievi marescialli 2018
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Brani
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Leggere attentamente il seguente brano.
Certe persone sono particolarmente alte; altre hanno i fianchi più larghi, i capelli più chiari, le dita più lunghe o i piedi più piatti. Nessuno mette in dubbio che il nostro aspetto fisico dipenda almeno in parte dai geni. Ma l'intelligenza? È un tratto ereditario? Visti i progressi nella manipolazione del genoma, è possibile che un giorno la scienza sarà in grado di intervenire sugli embrioni umani in modo da aumentare l'intelligenza del bambino? E sarebbe morale farlo?
Innanzitutto bisognerà capire meglio quali sono le radici genetiche dell'intelligenza. Alcuni scienziati sono alla ricerca di questi presunti geni "smart", ma i loro studi sono oggetto di pesanti critiche. I rischi paventati sono soprattutto due: che la ricerca finisca per accreditare pregiudizi razziali sulle differenze innate tra diversi gruppi della popolazione, e che renda possibile la creazione di bimbi "su misura".
Secondo Mildred Solomon, presidente dello Hasting Center, un centro studi sulla bioetica, i ricercatori "dovrebbero pensare bene ai limiti da porsi e alle cautele da adottare per non ripetere gli errori del passato", come le campagne di sterilizzazione forzata sugli individui considerati "deboli di mente".
Il problema della moralità di questo tipo di ricerca si era posto già l'anno scorso, quando un esperto di genetica comportamentale aveva chiesto di poter studiare gli ex allievi del Center for Talented Youth. Si tratta di un programma fondato e finanziato dalla Johns Hopkins University che finanzia gli studi dei ragazzi che già nella prima adolescenza si dimostrino particolarmente dotati. Lo scienziato voleva raccogliere e analizzare il patrimonio genetico di persone considerate super-intelligenti in modo da individuare i geni responsabili delle loro capacità mentali.
Alcuni studiosi, come Dorothy Roberts, docente di diritto e sociologia alla University of Pennsylvania, hanno aspramente criticato la possibilità di cercare le radici genetiche dell'intelligenza umana. Non è vero, ha detto Roberts, che questo tipo di ricerca potrebbe aiutare i bambini svantaggiati dal punto di vista intellettivo: per quello basterebbe destinare più risorse alla loro istruzione. Tutt'altro: qualsiasi ricerca che indaghi sulle componenti ereditarie delle capacità intellettive finirebbe per avallare una visione "razzista, classista e sessista del concetto di intelligenza". Questo tipo di studi, sostiene Roberts, "non può in alcun modo essere socialmente neutrale, e anzi alimenterà le disparità sociali".
(da: "Esiste il gene dell'intelligenza?", National Geographic Italia)
Secondo Dorothy Roberts, le ricerche sulle radici genetiche dell'intelligenza umana:
Certe persone sono particolarmente alte; altre hanno i fianchi più larghi, i capelli più chiari, le dita più lunghe o i piedi più piatti. Nessuno mette in dubbio che il nostro aspetto fisico dipenda almeno in parte dai geni. Ma l'intelligenza? È un tratto ereditario? Visti i progressi nella manipolazione del genoma, è possibile che un giorno la scienza sarà in grado di intervenire sugli embrioni umani in modo da aumentare l'intelligenza del bambino? E sarebbe morale farlo?
Innanzitutto bisognerà capire meglio quali sono le radici genetiche dell'intelligenza. Alcuni scienziati sono alla ricerca di questi presunti geni "smart", ma i loro studi sono oggetto di pesanti critiche. I rischi paventati sono soprattutto due: che la ricerca finisca per accreditare pregiudizi razziali sulle differenze innate tra diversi gruppi della popolazione, e che renda possibile la creazione di bimbi "su misura".
Secondo Mildred Solomon, presidente dello Hasting Center, un centro studi sulla bioetica, i ricercatori "dovrebbero pensare bene ai limiti da porsi e alle cautele da adottare per non ripetere gli errori del passato", come le campagne di sterilizzazione forzata sugli individui considerati "deboli di mente".
Il problema della moralità di questo tipo di ricerca si era posto già l'anno scorso, quando un esperto di genetica comportamentale aveva chiesto di poter studiare gli ex allievi del Center for Talented Youth. Si tratta di un programma fondato e finanziato dalla Johns Hopkins University che finanzia gli studi dei ragazzi che già nella prima adolescenza si dimostrino particolarmente dotati. Lo scienziato voleva raccogliere e analizzare il patrimonio genetico di persone considerate super-intelligenti in modo da individuare i geni responsabili delle loro capacità mentali.
Alcuni studiosi, come Dorothy Roberts, docente di diritto e sociologia alla University of Pennsylvania, hanno aspramente criticato la possibilità di cercare le radici genetiche dell'intelligenza umana. Non è vero, ha detto Roberts, che questo tipo di ricerca potrebbe aiutare i bambini svantaggiati dal punto di vista intellettivo: per quello basterebbe destinare più risorse alla loro istruzione. Tutt'altro: qualsiasi ricerca che indaghi sulle componenti ereditarie delle capacità intellettive finirebbe per avallare una visione "razzista, classista e sessista del concetto di intelligenza". Questo tipo di studi, sostiene Roberts, "non può in alcun modo essere socialmente neutrale, e anzi alimenterà le disparità sociali".
(da: "Esiste il gene dell'intelligenza?", National Geographic Italia)
Secondo Dorothy Roberts, le ricerche sulle radici genetiche dell'intelligenza umana:
A | non alimentano le disparità sociali |
B | sono utili per aiutare i bambini svantaggiati dal punto di vista intellettivo |
C | sono socialmente neutrali |
D | avallano una visione classista del concetto di intelligenza |
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