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Esercito Italiano
Quiz - Concorso per l'ammissione al 197° corso dell'Accademia Militare dell'Esercito - Anno accademico 2015/2016
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Esercito Italiano
Quiz - Concorso per l'ammissione al 197° corso dell'Accademia Militare dell'Esercito - Anno accademico 2015/2016
Brani lunghi
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Leggere il brano e rispondere a ogni quesito solo in base alle informazioni contenute (esplicitamente oimplicitamente) nel brano e non in base a quanto il candidato eventualmente conosca sull'argomento.
La metacognizione è la consapevolezza che l'individuo ha dei processi cognitivi, che si manifesta sia nella conoscenza delle operazioni e dei procedimenti di cui fa uso, sia nella capacità di osservarsi mentre esegue un compito, ponendolo sotto controllo. Grazie all'attività metacognitiva, il soggetto è in grado di riconoscere che cosa sta facendo, interviene per scegliere la strategia più adatta in ogni fase del compito, ne controlla l'applicazione, verifica se i risultati sono soddisfacenti e se il lavoro può ritenersi concluso, e così via. Varie ricerche sperimentali hanno dimostrato che nell'esecuzione delle attività complesse riescono meglio quei soggetti che impiegano più tempo nelle fasi di riflessione e di controllo e, relativamente, un tempo minore in quelle di esecuzione. Gli apprendimenti innescati con largo impiego di capacità metacognitive sarebbero, inoltre, più duraturi.
Per quanto riguarda in particolare la scrittura, molti sostengono che prendere coscienza dei propri processi cognitivi sarebbe una base importante per lo sviluppo di una competenza matura. Gli studenti, difatti, assumerebbero un ruolo più attivo e motivato nelle attività di composizione e, soprattutto, il loro sforzo per acquisire strategie più complesse acquisterebbe un significato grazie alla consapevolezza degli obiettivi cognitivi che si propongono, delle potenzialità delle strategie che ancora non padroneggiano e dei progressi via via realizzati. Si può concludere, di qui, che non è sufficiente che gli studenti imparino a usare delle tecniche. Occorre, anche, che ne divengano coscienti e acquisiscano la conoscenza del processo di composizione nelle sue varie componenti, così da essere in grado di governarlo.
La scrittura non è infatti un'attività compatta e indivisibile, ma un'azione complessa che coinvolge una pluralità di operazioni: costituisce un processo. L'idea che essa comprenda più fasi risale tuttavia alla retorica classica, che distingueva, come è noto, cinque stadi operativi: l'inventio (reperimento delle idee e dei dati), la dispositio (organizzazione e ordinamento dei materiali in funzione dello sviluppo del discorso), l'elocutio (messa a punto verbale), la memoria (memorizzazione del discorso) e l'actio (esecuzione conclusiva). Di questi cinque stadi, solo i primi tre interessano direttamente la composizione. Gli ultimi due, infatti, sono riferiti all'esecuzione del testo, destinato a una pubblica performance orale nelle assemblee politiche o giudiziarie.
Nel quadro di tale impostazione si collocano anche le proposte, più recenti, della manualistica neo-retorica, diffusa soprattutto in ambiente anglo-americano. Il modello classico viene qui però ulteriormente articolato, con l'attribuzione di uno spazio specifico all'attività di revisione del testo prodotto. Questa concezione tradizionale è alla base di tutte le elaborazioni successive, che si propongono tuttavia di superarne la staticità. Nell'impianto retorico vi è l'idea infatti che le diverse attività implicate nello scrivere si susseguano in modo rigidamente lineare e che ciascuna di esse rappresenti un momento chiuso del processo complessivo. Chi scrive, invece, non segue una sequenza di tipo rigorosamente progressivo, ma si muove con una certa libertà da uno stadio all'altro, torna su stadi precedenti, anticipa stadi successivi. Per esempio, dopo aver preparato la "scaletta" e aver dato inizio alla stesura del testo, può avere ripensamenti e modificare di conseguenza il piano precedentemente elaborato. Oppure, durante la fase di revisione, può cogliere un vuoto informativo e retrocedere alla ricerca di dati e di idee. Le operazioni di scrittura, insomma, non vengono affrontate in sequenza lineare, ma piuttosto in maniera ricorsiva.
Oggi si preferisce perciò considerare la composizione come un processo costituito di sotto-processi, ognuno dei quali si distingue per un compito specifico che viene affrontato (per esempio elaborare idee, pianificare, revisionare), ma non è vincolato a una posizione rigida in una sequenza di atti scritturali. Chi scrive spezza l'azione complessiva in sotto-azioni, per ridurre la complessità del compito, ma si muove in modo elastico e flessibile fra le diverse componenti operative, coordinandole mediante un sistema di regolazione che gli permette di tenere sotto controllo l'insieme dell'attività.
(Archivio Selexi)
Secondo l'autore del brano, attualmente si tende a considerare la composizione scritta come:
La metacognizione è la consapevolezza che l'individuo ha dei processi cognitivi, che si manifesta sia nella conoscenza delle operazioni e dei procedimenti di cui fa uso, sia nella capacità di osservarsi mentre esegue un compito, ponendolo sotto controllo. Grazie all'attività metacognitiva, il soggetto è in grado di riconoscere che cosa sta facendo, interviene per scegliere la strategia più adatta in ogni fase del compito, ne controlla l'applicazione, verifica se i risultati sono soddisfacenti e se il lavoro può ritenersi concluso, e così via. Varie ricerche sperimentali hanno dimostrato che nell'esecuzione delle attività complesse riescono meglio quei soggetti che impiegano più tempo nelle fasi di riflessione e di controllo e, relativamente, un tempo minore in quelle di esecuzione. Gli apprendimenti innescati con largo impiego di capacità metacognitive sarebbero, inoltre, più duraturi.
Per quanto riguarda in particolare la scrittura, molti sostengono che prendere coscienza dei propri processi cognitivi sarebbe una base importante per lo sviluppo di una competenza matura. Gli studenti, difatti, assumerebbero un ruolo più attivo e motivato nelle attività di composizione e, soprattutto, il loro sforzo per acquisire strategie più complesse acquisterebbe un significato grazie alla consapevolezza degli obiettivi cognitivi che si propongono, delle potenzialità delle strategie che ancora non padroneggiano e dei progressi via via realizzati. Si può concludere, di qui, che non è sufficiente che gli studenti imparino a usare delle tecniche. Occorre, anche, che ne divengano coscienti e acquisiscano la conoscenza del processo di composizione nelle sue varie componenti, così da essere in grado di governarlo.
La scrittura non è infatti un'attività compatta e indivisibile, ma un'azione complessa che coinvolge una pluralità di operazioni: costituisce un processo. L'idea che essa comprenda più fasi risale tuttavia alla retorica classica, che distingueva, come è noto, cinque stadi operativi: l'inventio (reperimento delle idee e dei dati), la dispositio (organizzazione e ordinamento dei materiali in funzione dello sviluppo del discorso), l'elocutio (messa a punto verbale), la memoria (memorizzazione del discorso) e l'actio (esecuzione conclusiva). Di questi cinque stadi, solo i primi tre interessano direttamente la composizione. Gli ultimi due, infatti, sono riferiti all'esecuzione del testo, destinato a una pubblica performance orale nelle assemblee politiche o giudiziarie.
Nel quadro di tale impostazione si collocano anche le proposte, più recenti, della manualistica neo-retorica, diffusa soprattutto in ambiente anglo-americano. Il modello classico viene qui però ulteriormente articolato, con l'attribuzione di uno spazio specifico all'attività di revisione del testo prodotto. Questa concezione tradizionale è alla base di tutte le elaborazioni successive, che si propongono tuttavia di superarne la staticità. Nell'impianto retorico vi è l'idea infatti che le diverse attività implicate nello scrivere si susseguano in modo rigidamente lineare e che ciascuna di esse rappresenti un momento chiuso del processo complessivo. Chi scrive, invece, non segue una sequenza di tipo rigorosamente progressivo, ma si muove con una certa libertà da uno stadio all'altro, torna su stadi precedenti, anticipa stadi successivi. Per esempio, dopo aver preparato la "scaletta" e aver dato inizio alla stesura del testo, può avere ripensamenti e modificare di conseguenza il piano precedentemente elaborato. Oppure, durante la fase di revisione, può cogliere un vuoto informativo e retrocedere alla ricerca di dati e di idee. Le operazioni di scrittura, insomma, non vengono affrontate in sequenza lineare, ma piuttosto in maniera ricorsiva.
Oggi si preferisce perciò considerare la composizione come un processo costituito di sotto-processi, ognuno dei quali si distingue per un compito specifico che viene affrontato (per esempio elaborare idee, pianificare, revisionare), ma non è vincolato a una posizione rigida in una sequenza di atti scritturali. Chi scrive spezza l'azione complessiva in sotto-azioni, per ridurre la complessità del compito, ma si muove in modo elastico e flessibile fra le diverse componenti operative, coordinandole mediante un sistema di regolazione che gli permette di tenere sotto controllo l'insieme dell'attività.
(Archivio Selexi)
Secondo l'autore del brano, attualmente si tende a considerare la composizione scritta come:
A | un insieme di attività che si susseguono in maniera rigidamente lineare, ciascuna delle quali costituisce un momento chiuso del processo complessivo |
B | un processo costituito di sotto-azioni, ciascuna con un compito specifico, affrontate in modo elastico e flessibile |
C | la successione di attività puramente meccaniche e ripetitive |
D | la sintesi, di matrice classica, di cinque stadi: l'inventio, la dispositio, l'elocutio, la memoria e l'actio |
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