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Esercito Italiano
Quiz - Concorso per l'ammissione al 198° corso dell'Accademia Militare dell'Esercito - Anno accademico 2016/2017
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Esercito Italiano
Quiz - Concorso per l'ammissione al 198° corso dell'Accademia Militare dell'Esercito - Anno accademico 2016/2017
Brani lunghi
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Leggere il brano e rispondere a ogni quesito solo in base alle informazioni contenute (esplicitamente oimplicitamente) nel brano e non in base a quanto il candidato eventualmente conosca sull'argomento.
Fino ai primi anni Settanta, le marche sugli abiti erano generalmente nascoste alla vista, discretamente posizionate all'interno del colletto.
Nella prima metà del secolo erano apparsi piccoli simboli all'esterno delle camicie, ma era un abbigliamento sportivo, riservato ai corsi di golf e ai campi da tennis dei ricchi. Alla fine degli anni Settanta, quando il mondo della moda si ribellò alle stravaganze dell'Era dell'Acquario, la tenuta da circolo sportivo degli anni Cinquanta divenne stile di massa per i nuovi tradizionalisti e i loro figli studenti delle scuole private. Il giocatore di polo della Ralph Lauren e l'alligatore della Lacoste scapparono dai campi da golf e se ne andarono in giro per le strade, bene in evidenza sulle camicie. Questi loghi avevano la stessa funzione sociale del cartellino del prezzo lasciato attaccato al vestito [1]: tutti sapevano esattamente quale sovrapprezzo per il nome era disposto a pagare chi indossava quel capo. A metà degli anni Ottanta, a Lacoste e Ralph Lauren si unirono Calvin Klein, Esprit e, in Canada, Roots; da affettazione ostentata [2], il logo divenne gradualmente un accessorio di moda. Estremamente eloquente era il fatto che il logo stesse aumentando di grandezza, passando dai due centimetri alle dimensioni di un torace. E il processo di inflazione del logo prosegue, esempio clamoroso ne è Tommy Hilfiger, il quale ha diffuso per primo uno stile di abbigliamento che trasforma i suoi fedeli seguaci in bambolotti che camminano, parlano e vivono, mummificati in mondi firmati Tommy Hilfiger.
La crescita progressiva del logo è stata così rilevante da provocare un cambiamento sostanziale. Negli ultimi dieci-quindici anni, i loghi sono divenuti talmente importanti che hanno radicalmente [3] trasformato l'abbigliamento, riducendolo a un mero veicolo del marchio. Per dirla con una metafora, l'alligatore si è letteralmente mangiato la camicia [4].
(Naomi Klein, "No logo", Baldini&Castoldi, Milano)
Quale delle seguenti affermazioni è deducibile dal brano?
Fino ai primi anni Settanta, le marche sugli abiti erano generalmente nascoste alla vista, discretamente posizionate all'interno del colletto.
Nella prima metà del secolo erano apparsi piccoli simboli all'esterno delle camicie, ma era un abbigliamento sportivo, riservato ai corsi di golf e ai campi da tennis dei ricchi. Alla fine degli anni Settanta, quando il mondo della moda si ribellò alle stravaganze dell'Era dell'Acquario, la tenuta da circolo sportivo degli anni Cinquanta divenne stile di massa per i nuovi tradizionalisti e i loro figli studenti delle scuole private. Il giocatore di polo della Ralph Lauren e l'alligatore della Lacoste scapparono dai campi da golf e se ne andarono in giro per le strade, bene in evidenza sulle camicie. Questi loghi avevano la stessa funzione sociale del cartellino del prezzo lasciato attaccato al vestito [1]: tutti sapevano esattamente quale sovrapprezzo per il nome era disposto a pagare chi indossava quel capo. A metà degli anni Ottanta, a Lacoste e Ralph Lauren si unirono Calvin Klein, Esprit e, in Canada, Roots; da affettazione ostentata [2], il logo divenne gradualmente un accessorio di moda. Estremamente eloquente era il fatto che il logo stesse aumentando di grandezza, passando dai due centimetri alle dimensioni di un torace. E il processo di inflazione del logo prosegue, esempio clamoroso ne è Tommy Hilfiger, il quale ha diffuso per primo uno stile di abbigliamento che trasforma i suoi fedeli seguaci in bambolotti che camminano, parlano e vivono, mummificati in mondi firmati Tommy Hilfiger.
La crescita progressiva del logo è stata così rilevante da provocare un cambiamento sostanziale. Negli ultimi dieci-quindici anni, i loghi sono divenuti talmente importanti che hanno radicalmente [3] trasformato l'abbigliamento, riducendolo a un mero veicolo del marchio. Per dirla con una metafora, l'alligatore si è letteralmente mangiato la camicia [4].
(Naomi Klein, "No logo", Baldini&Castoldi, Milano)
Quale delle seguenti affermazioni è deducibile dal brano?
A | I primi logo visibili sui capi d'abbigliamento sono stati posti su camicie sportive |
B | I primi logo visibili sui capi d'abbigliamento sono stati posti su camicie sportive nei primi anni Settanta |
C | Le prime marche sui capi d'abbigliamento sono state poste su camicie sportive |
D | Tutte le altre risposte sono corrette |
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