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Esercito Italiano
Quiz - Concorso per l'ammissione al 198° corso dell'Accademia Militare dell'Esercito - Anno accademico 2016/2017
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Esercito Italiano
Quiz - Concorso per l'ammissione al 198° corso dell'Accademia Militare dell'Esercito - Anno accademico 2016/2017
Brani lunghi
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Leggere il brano e rispondere a ogni quesito solo in base alle informazioni contenute (esplicitamente oimplicitamente) nel brano e non in base a quanto il candidato eventualmente conosca sull'argomento.
È sempre rischioso, almeno per chi non è abituato a giocare troppo disinvoltamente con le idee, valutare i tempi in cui viviamo come se fossimo sempre alla vigilia di dirompenti sconvolgimenti.
Il fatidico anno 2000, a prescindere dai valori simbolici riguardo l'ingresso nel nuovo Millennio, non era altro, in fin dei conti, che l'anno successivo al 1999 e precedente all'anno 2001. Questa elementare avvertenza, con il suggerimento alla prudenza nell'annunciare proclami, dovrebbe valere ancor più nel campo delle previsioni economiche e di mercato, dove domina, come è noto, l'incertezza. Lo stesso Keynes sosteneva che "il prevedibile non si avvera mai e l'imprevisto sempre".
Nel campo dei media sono innumerevoli gli esempi di previsioni errate e di falsi annunci su presunte svolte rivoluzionarie. Molti pseudostrateghi avevano preconizzato, a titolo di esempio, la fine della radio e del cinema con l'avvento della televisione, il declino di quest'ultima con la nascita dell'home video, la rottamazione alla fine degli anni Ottanta della "vecchia" televisione a seguito del "rivoluzionario" sistema della tv ad alta definizione, più recentemente la marginalizzazione progressiva della tv generalista, come tipologia di offerta e come modello incentrato sulla pubblicità, a vantaggio delle varie forme di televisione a pagamento.
È inutile ricordare che l'evoluzione del sistema ha sempre determinato l'integrazione tra i vari mezzi di comunicazione e che, in molti casi, le previsioni non sono state rispettate (la stessa tv generalista, in un mercato maturo come quello USA, pur perdendo quote, non ha smesso di macinare utili), mentre una quantità non indifferente di risorse è stata inutilmente impegnata e dispersa in irrealistici progetti.
Pur con tutte le cautele suggerite da questa doverosa premessa, non si può non rilevare che il sistema televisivo, in tutti i Paesi, si trovi di fronte a una svolta, essendo in una fase di passaggio tra due "epoche" televisive. Vi è infatti la percezione, se non la sicurezza da parte dei più, che l'attuale modello televisivo sia in una fase declinante, avendo perso anche le energie e le capacità di un tempo; nel contempo appare incerto e nebuloso l'approdo finale di un nuovo modello di cui si intravedono solo i contorni.
In effetti la televisione non è più il luogo tranquillo di un tempo. E forse proprio questa tranquillità molti rimpiangono. Così era la tv del monopolio pubblico, dichiaratamente pedagogica, di buona qualità e molto rispettosa del pubblico. Lo stesso periodo iniziale, molto più dinamico, della concorrenza tra pubblico e privato negli anni Ottanta si è caratterizzato per le forti spinte innovative nel linguaggio ideativo e produttivo. Ora, alla tranquillità di quei periodi, è subentrata una forte turbolenza. Cerchiamo quindi di capire le tendenze di fondo del sistema televisivo così da individuarne i percorsi più ragionevolmente possibili.
Sono tre, a mio parere, i grandi vettori portanti di una profonda modificazione della televisione. Primo: la tv, come tutto il sistema delle comunicazioni di massa, assume sempre più i connotati e le peculiarità di un vero e proprio mercato. Secondo: si assiste da alcuni anni allo sbriciolarsi dei confini nazionali. Il terzo elemento di rottura con il passato è la forte turbolenza tecnologica.
(Archivio Selexi)
L'avvertenza che l'anno 2000 non era altro che quello successivo al 1999 serve all'autore per ricordare che:
È sempre rischioso, almeno per chi non è abituato a giocare troppo disinvoltamente con le idee, valutare i tempi in cui viviamo come se fossimo sempre alla vigilia di dirompenti sconvolgimenti.
Il fatidico anno 2000, a prescindere dai valori simbolici riguardo l'ingresso nel nuovo Millennio, non era altro, in fin dei conti, che l'anno successivo al 1999 e precedente all'anno 2001. Questa elementare avvertenza, con il suggerimento alla prudenza nell'annunciare proclami, dovrebbe valere ancor più nel campo delle previsioni economiche e di mercato, dove domina, come è noto, l'incertezza. Lo stesso Keynes sosteneva che "il prevedibile non si avvera mai e l'imprevisto sempre".
Nel campo dei media sono innumerevoli gli esempi di previsioni errate e di falsi annunci su presunte svolte rivoluzionarie. Molti pseudostrateghi avevano preconizzato, a titolo di esempio, la fine della radio e del cinema con l'avvento della televisione, il declino di quest'ultima con la nascita dell'home video, la rottamazione alla fine degli anni Ottanta della "vecchia" televisione a seguito del "rivoluzionario" sistema della tv ad alta definizione, più recentemente la marginalizzazione progressiva della tv generalista, come tipologia di offerta e come modello incentrato sulla pubblicità, a vantaggio delle varie forme di televisione a pagamento.
È inutile ricordare che l'evoluzione del sistema ha sempre determinato l'integrazione tra i vari mezzi di comunicazione e che, in molti casi, le previsioni non sono state rispettate (la stessa tv generalista, in un mercato maturo come quello USA, pur perdendo quote, non ha smesso di macinare utili), mentre una quantità non indifferente di risorse è stata inutilmente impegnata e dispersa in irrealistici progetti.
Pur con tutte le cautele suggerite da questa doverosa premessa, non si può non rilevare che il sistema televisivo, in tutti i Paesi, si trovi di fronte a una svolta, essendo in una fase di passaggio tra due "epoche" televisive. Vi è infatti la percezione, se non la sicurezza da parte dei più, che l'attuale modello televisivo sia in una fase declinante, avendo perso anche le energie e le capacità di un tempo; nel contempo appare incerto e nebuloso l'approdo finale di un nuovo modello di cui si intravedono solo i contorni.
In effetti la televisione non è più il luogo tranquillo di un tempo. E forse proprio questa tranquillità molti rimpiangono. Così era la tv del monopolio pubblico, dichiaratamente pedagogica, di buona qualità e molto rispettosa del pubblico. Lo stesso periodo iniziale, molto più dinamico, della concorrenza tra pubblico e privato negli anni Ottanta si è caratterizzato per le forti spinte innovative nel linguaggio ideativo e produttivo. Ora, alla tranquillità di quei periodi, è subentrata una forte turbolenza. Cerchiamo quindi di capire le tendenze di fondo del sistema televisivo così da individuarne i percorsi più ragionevolmente possibili.
Sono tre, a mio parere, i grandi vettori portanti di una profonda modificazione della televisione. Primo: la tv, come tutto il sistema delle comunicazioni di massa, assume sempre più i connotati e le peculiarità di un vero e proprio mercato. Secondo: si assiste da alcuni anni allo sbriciolarsi dei confini nazionali. Il terzo elemento di rottura con il passato è la forte turbolenza tecnologica.
(Archivio Selexi)
L'avvertenza che l'anno 2000 non era altro che quello successivo al 1999 serve all'autore per ricordare che:
A | troppo facilmente vengono previste improbabili rivoluzioni |
B | gli anni 1999 e 2000 sono stati dominati dagli stessi mass media |
C | con l'anno 2000 non è iniziato un nuovo Millennio |
D | la televisione non ha subito sostanziali cambiamenti con l'inizio del nuovo Millennio |
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