Dominata, in vetta al colle, dall'antica cattedrale normanna, dedicata a san Gerlando, dal Vescovado e dal Seminario, Girgenti era la città dei preti e delle campane a morto. Dalla mattina alla sera, le trenta chiese si rimandavano con lunghi e lenti rintocchi il pianto e l'invito alla preghiera, diffondendo per tutto un'angosciosa oppressione. Non passava giorno che non si vedessero per via in processione funebre le orfanelle grigie del Boccone del povero: squallide, curve, tutte occhi nei visini appassiti, col velo in capo, la medaglina sul petto, e un cero in mano. Tutti, per poca mancia, potevano averne l'accompagnamento; e nulla era più triste che la vista di quella fanciullezza oppressa dallo spettro della morte, seguito così ogni giorno, a passo a passo, con un cero in mano, dalla fiamma vana nella luce del sole. Questo è il ritratto che Pirandello disegna, nel romanzo I vecchi e i giovani, di Girgenti (oggi Agrigento) l'amata e odiata sua città natale. Akràgas per i Greci coloni di Gela, Agrigentum per i Romani, Kerkent per gli Arabi e infine Girgenti. Luigi Pirandello vi nacque il 28 giugno 1867 (l'anno del colera) e vi trascorse gli anni dell'infanzia e l'inizio dell'adolescenza. Gli anni della prima infanzia di Luigi sono avvolti nel buio. Sensibile, precoce, psicologicamente fragile, il bambino ha un estremo bisogno di affetti familiari. Ne riceverà dalla madre, dai fratelli e dalle sorelle, non dal padre. Insicuro, attenderà dagli altri, con ingenua fiducia, ripetutamente delusa, quella sicurezza che sa di non possedere. Intorno ai tredici anni Luigi dovette lasciare Girgenti per Palermo, a causa di un rovescio finanziario del padre, travolto dal fallimento di due produttori di zolfo ai quali aveva anticipato quasi tutto il suo capitale. Luigi soffrì del distacco: Girgenti era pur sempre il paese dell'infanzia e gli rimase nel cuore. Ed è Girgenti il teatro dei due avvenimenti più importanti (e drammatici) della vita di Pirandello. Dopo Palermo, Luigi venne a Roma, per frequentarvi l'università, ma uno screzio con il rettore lo convinse a trasferirsi a Bonn in Germania, dove si laureò con una tesi in filologia romanza, Suoni e sviluppi di suoni nella parlata di Girgenti. Poco dopo il ritorno in Italia ricevette dal padre la proposta di sposare la figlia di un socio in affari. Antonietta Portulano era bella, giovane, onestissima e portava una cospicua dote. Luigi non sollevò obiezioni; andò a vederla, gli piacque e dette il suo consenso. Il matrimonio ebbe luogo nel gennaio 1894, in chiesa e in municipio. Poi gli sposi partirono per Roma, dove andarono ad abitare nella casa che Luigi aveva preparato, all'angolo tra via Sistina e via del Tritone. Nel 1895 nacque Stefano, e, a distanza di due anni l'uno dall'altro, Lietta e Fausto. Intanto, Luigi era stato nominato docente di linguistica al Magistero Femminile di Roma e viveva con la tranquiliità economica derivante dagli interessi della dote di Antonietta, affidata al padre perché la investisse nel commercio dello zolfo. Ma un brutto giorno accadde l'irreparabile. Una nuova miniera di zolfo, acquistata dal padre, e nella quale aveva messo tutto il denaro della dote oltre al suo capitale personale, fu allagata e il capitale perso. La notizia del disastro provocò ad Antonietta una paralisi. Una rivista letteraria, La Nuova Antologia offriva mille lire per un romanzo inedito e Luigi si mise a scrivere perché aveva bisogno di quel denaro: il romanzo era Il fu Mattia Pascal ed ebbe un successo straordinario. Antonietta, intanto, non migliorava: la paralisi era in parte scomparsa, ma al suo posto erano subentrati i sintomi della follia. Una follia che raggiunse le forme di una gelosia paranoica, nei confronti prima delle allieve del Magistero, poi della figlia Lietta, la quale, accusata di avere un rapporto incestuoso con il padre, tentò il suicidio. Fu allora che Antonietta venne internata in una clinica, dove rimase fino alla morte, avvenuta molti anni dopo quella del marito. In seguito, negli anni dell'attività teatrale, Pirandello ebbe modo di conoscere Marta Abba, l'attrice del suo ultimo grande amore, non ricambiato. In una lettera del 30 marzo 1930, l'autore scriveva alla Abba che si apprestava a recitare in Sicilia: Se ti avvenisse di toccare per qualche giorno Girgenti ... salutami il bosco del Caos e la vecchia bicocca dove sono nato. Forse non li vedrò più. Moriva sei anni dopo, il 19 dicembre 1936. |
Akràgas |
Risposta tratta da : Brani Esercito Italiano Quiz - Concorso per l'ammissione di 41 allievi al 7° corso Allievi Ufficiali in Ferma Prefissata (A.U.F.P.) dell'Esercito per il conseguimento della nomina a Tenente in Ferma Prefissata, ausiliario del ruolo normale del Corpo degli Ingegneri, del Corpo di Commissariato e del Corpo Sanitario dell'Esercito |
di seguito le risposte errate:
 Kerkent
 Girgenti
 Agrigentum
