I classici si trasformano con noi, che oggi ci emozioniamo davanti alle statue greche non più coperte di vernice, a Mozart suonato con sonorità da lui forse non previste. E a uno Shakespeare sempre attualizzato (già nel Settecento Garrick recitava Macbeth in parrucca incipriata e calze di seta). Tuttavia il sogno di ricreare il passato è lecito, e nel caso del Bardo è culminato nella costruzione, a Londra, di un nuovo Globe, ossia di una playhouse simile a quelle elisabettiane distrutte e dimenticate nei secoli. Certo, l'edificio è di cemento e non di legno. Ma lo spettacolo si svolge all'aperto e di giorno, con la luce naturale (all'imbrunire qualche faro viene acceso); non ci sono amplificazioni (ma, purtroppo, arrivano i rumori del traffico); il pubblico della platea è in piedi; la scena è fissa, e per movimentarla si fa uso di suppellettili e del dialogo; qualche volta, anche se non sempre, gli uomini recitano parti da donna. Una visita all'istituzione è dunque un'esperienza istruttiva, raccomandabile alle scolaresche e amata dai turisti - una Disneyland benintenzionata, gestita con passione. Come Bach suonato sugli strumenti antichi: lo si accetta, una tantum, ma poi si torna ai Berliner. Non peregrina, comunque, l'idea di invitare un allestimento del Globe, nella fattispecie uno Hamlet, sul palcoscenico dell'Olimpico di Vicenza, ossia di un monumento di solito molto difficile da utilizzare, e che fu inaugurato ai tempi di Shakespeare. Lo spettacolo diretto da Giles Block vi si è adattato con perfetta naturalezza, anche se avendolo concepito per la luce del sole, il regista lo ha illuminato a giorno, con effetto vagamente sconcertante all'inizio, quando le sentinelle vedono arrivare lo spettro di Amleto padre. Qui lo scrupolo filologico è apparso eccessivo, quando si trasferivano in un luogo chiuso Shakespeare e compagni usavano certamente torce e candele. Per il resto, la recuperata elisabettianità è risultata in energia, ritmo e agilità sfoggiata da tutta la compagnia; in costumi colorati, volutamente anche un po' ridicoli (Amleto in particolare si maschera spesso da puffo); in suoni di cornamuse, trombe e tamburi; in scene di interpreti quasi tutti non giovani e fisicamente non particolarmente attraenti - l'irrequieto, duttile, ironico protagonista Mark Rylance è piccolo e stempiato, più simile a Bing Crosby che a Laurence Olivier. Il testo è porto con chiarezza e precisione, limando su sfumature e approfondimenti, anche se i monologhi sono indirizzati direttamente agli spettatori. Il meglio arriva con l'eccellente concertato delle scene di massa, particolarmente con i duelli e la strage finale, e con il ballo conclusivo di tutta la compagnia, una Totentanz con teschi al posto della tradizionale giga. Tre ore e venti con due intervalli, buona occasione per ripassare ancora una volta il testo, e alla fine grandi e meritati festeggiamenti agli ospiti. |
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Risposta tratta da : Brani Esercito Italiano Quiz - Concorso per l'ammissione di 41 allievi al 7° corso Allievi Ufficiali in Ferma Prefissata (A.U.F.P.) dell'Esercito per il conseguimento della nomina a Tenente in Ferma Prefissata, ausiliario del ruolo normale del Corpo degli Ingegneri, del Corpo di Commissariato e del Corpo Sanitario dell'Esercito |
di seguito le risposte errate:
 compositore di musica classica
 appassionato di storia elisabettiana
 cinefilo

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