È sempre rischioso, almeno per chi non è abituato a giocare troppo disinvoltamente con le idee, valutare i tempi in cui viviamo come se fossimo sempre alla vigilia di dirompenti sconvolgimenti. Il fatidico anno 2000, a prescindere dai valori simbolici riguardo l'ingresso nel nuovo millennio, non è altro, in fin dei conti, che l'anno successivo al 1999 e precedente all'anno 2001. Questa elementare avvertenza, con il suggerimento alla prudenza nell'annunciare proclami, dovrebbe valere ancor più nel campo delle previsioni economiche e di mercato, dove domina, come è noto, l'incertezza. Lo stesso Keynes sosteneva che "il prevedibile non si avvera mai e l'imprevisto sempre". Nel campo dei media sono innumerevoli gli esempi di previsioni errate e di falsi annunci su presunte svolte rivoluzionarie. Molti pseudo-strateghi avevano preconizzato, a titolo di esempio, la fine della radio e del cinema con l'avvento della televisione, il declino di quest'ultima con la nascita dell'home-video, la rottamazione alla fine degli anni ottanta della "vecchia" televisione a seguito del "rivoluzionario" sistema della tv ad alta definizione, più recentemente la marginalizzazione progressiva della tv generalista, come tipologia di offerta e come modello incentrato sulla pubblicità a vantaggio delle varie forme di televisione a pagamento. È inutile ricordare che l'evoluzione del sistema ha sempre determinato l'integrazione tra i vari mezzi di comunicazione e che in molti casi le previsioni non sono state rispettate (la stessa tv generalista, in un mercato maturo come quello Usa, pur perdendo quote, non ha smesso di macinare utili), mentre una quantità non indifferente di risorse è stata inutilmente impegnata e dispersa in irrealistici progetti. Pur con tutte le cautele suggerite da questa doverosa premessa, non si può non rilevare che il sistema televisivo, in tutti i Paesi, si trovi di fronte a una svolta, essendo in una fase di passaggio tra due "epoche" televisive. Vi è infatti la percezione, se non la sicurezza da parte dei più, che l'attuale modello televisivo sia in una fase declinante, avendo perso anche le energie e le capacità di un tempo; nel contempo appare incerto e nebuloso l'approdo finale di un nuovo modello di cui si intravvedono solo i contorni. In effetti la televisione non è più il luogo tranquillo di un tempo. E forse proprio questa tranquillità molti rimpiangono. Così era la tv del monopolio pubblico, dichiaratamente pedagogica, di buona qualità e molto rispettosa del pubblico. Lo stesso periodo iniziale, molto più dinamico, della concorrenza tra pubblico e privato negli anni Ottanta si è caratterizzato per le forti spinte innovative nel linguaggio ideativo e produttivo. Ora alla tranquillità di quei periodi è subentrata una forte turbolenza. Cerchiamo quindi di capire le tendenze di fondo del sistema televisivo così da individuarne i percorsi più ragionevolmente possibili. Sono tre, a mio parere, i grandi vettori portanti di una profonda modificazione della televisione. Primo: la tv, come tutto il sistema delle comunicazioni di massa, assume sempre più i connotati e le peculiarità di un vero e proprio mercato. Secondo: si assiste da alcuni anni allo sbriciolarsi dei confini nazionali. Il terzo elemento di rottura con il passato è la forte turbolenza tecnologica. |
troppo facilmente vengono previste improbabili rivoluzioni |
Risposta tratta da : Brani Esercito Italiano Quiz - Concorso per l'ammissione di 41 allievi al 7° corso Allievi Ufficiali in Ferma Prefissata (A.U.F.P.) dell'Esercito per il conseguimento della nomina a Tenente in Ferma Prefissata, ausiliario del ruolo normale del Corpo degli Ingegneri, del Corpo di Commissariato e del Corpo Sanitario dell'Esercito |
di seguito le risposte errate:
 con l'anno 2000 non inizierà un nuovo millennio
 la televisione non subirà sostanziali cambiamenti con l'inizio del nuovo millennio
 gli anni 1999 e 2000 saranno dominati dagli stessi mass media
