Alla fine degli anni sessanta, all'immobilità del governo si erano aggiunti gli "scandali" provocati dalla corruzione di una classe politica da troppo tempo al potere. Immobilità e scandali avevano intaccato poco l'immagine e il potere della classe politica, mentre la situazione sociale era radicalmente cambiata: gli italiani ormai sapevano che le riforme di cui il centrosinistra si era riempito la bocca per quasi un decennio non sarebbero arrivate, e intanto il miracolo economico si stava spegnendo senza nuove prospettive. La gente doveva adeguarsi, cercando da sola le soluzioni che la politica era incapace o disinteressata a dare. Però stava avvenendo qualcosa: la riforma della scuola aveva portato all'istruzione di massa ma aveva abbandonato un'enorme quantità di studenti a programmi, strutture e docenti che non potevano e soprattutto non volevano prendere atto del cambiamento. Se le difficoltà erano gravi nelle scuole medie e superiori, diventavano gravissime all'università, a cui, dopo la riforma, poteva accedere chiunque avesse frequentato una qualsiasi scuola superiore. Nel quinquennio 1962-1967 gli studenti universitari raddoppiarono superando il mezzo milione: un'università pensata per poco più di 125.000 non poteva reggere l'impatto. Solo i professori avrebbero potuto e dovuto fare qualcosa, rivolgendosi ai politici responsabili di un simile squilibrio. Se non era una strada facile, era l'unica seria e possibile, ma per i docenti mettere in discussione il sistema universitario avrebbe significato rivedere la legislazione che regolava il loro rapporto di lavoro. Per un salario medio-alto e un'ottima posizione bastavano 52 ore all'anno di presenza: troppe, perché la maggior parte dei docenti era occupata anche in altri impegni professionali, pubblici o privati, comunque più lucrosi. I professori rovesciarono così la responsabilità di tutto sugli studenti. Dopo la riforma i docenti divennero non solo più autoritari e sfuggenti, ma trasformarono il momento dell'esame da meccanismo per la valutazione in strumento per risolvere il sovraffollamento, in una farsa in cui l'autoritarismo dei metodi e il soggettivismo dei giudizi erano spinti all'eccesso, rendendo gli esami insuperabili specialmente per i più deboli e i più poveri, che spesso erano anche i più volenterosi e desiderosi di promozione sociale, gli studenti-lavoratori. Fin dall'inizio lo Stato si era reso conto della situazione e aveva trovato un pessimo rimedio per una cattiva legge: non fissare un limite di tempo per raggiungere la laurea, come avveniva in quasi tutti i paesi occidentali. Studenti demotivati e "fuori corso" contrapposti a professori assenti e non disposti ad accettare la nuova realtà divennero la regola di un'università senza regole, in luogo dove si premiavano non i migliori ma i più abbienti. Inoltre la laurea non garantiva a nessuno di inserirsi in un mercato del lavoro difficilissimo che, per la maggiore offerta di diplomato o laureati e la congiuntura economica sfavorevole, era governato dalla politica. Tutto ciò, infatti, avvenne quando le contraddizioni basilari e l'ipocrisia dell'intero sistema economico e politico, alla fine del Boom, erano ancora più evidenti. La maggioranza degli studenti poteva ritrovarsi ed esprimere la propria frustrazione soltanto all'università, dove era cresciuta e dove trasferiva le sue amare esperienze. Per la prima volta nella storia italiana, l'università si trasformava da luogo di formazione della classe dirigente a luogo di critica del sistema e dei partiti, sia quelli che l'avevano prodotto, sia quelli che non erano stati in grado di trovare un'alternativa. Gli studenti cominciarono a pensarsi non più come protagonisti della società futura ma come "oggetti" di uno scambio incontrollabile da loro, "merce intellettuale" venduta e comprata da un sistema in cui non si riconoscevano. |
uno storico |
Risposta tratta da : Brani Esercito Italiano Quiz - Concorso per l'ammissione di 41 allievi al 7° corso Allievi Ufficiali in Ferma Prefissata (A.U.F.P.) dell'Esercito per il conseguimento della nomina a Tenente in Ferma Prefissata, ausiliario del ruolo normale del Corpo degli Ingegneri, del Corpo di Commissariato e del Corpo Sanitario dell'Esercito |
di seguito le risposte errate:
 un sacerdote
 uno studente-lavoratore
 un professore universitario
