Alla vigilia della prima guerra mondiale tutta l'industria automobilistica italiana, così come gran parte di quella europea, non è ancora in grado di andare oltre la fase di produzione in piccola serie, a differenza di quanto sta accadendo all'industria automobilistica statunitense già avviata alla produzione di massa. Come è noto, le ragioni di questa situazione sono rintracciabili nella relativa modestia del mercato interno, con le sue caratteristiche d'élite, che ancora non ha fatto uscire il nuovo mezzo di trasporto dall'eccezionalità di un prodotto rivolto a sportivi e appassionati. La personalizzazione della vettura è ancora il tratto dominante e questo influenza la mentalità dei primi imprenditori, orientata prevalentemente agli aspetti tecnici del prodotto e ben poco alle esigenze della produzione e della commercializzazione. Ma mentre per la Fiat questa circostanza è vissuta come un limite al quale si cerca di porre rimedio fin dai primi anni di vita, cosicché l'azienda si trova pronta a cogliere le opportunità della grande produzione bellica, nel primo conflitto mondiale, non solo nelle sue strutture ma soprattutto nella mentalità e predisposizione organizzativa del suo vertice, la Lancia tende consapevolmente a rimanere agganciata a un modo di produrre meno standardizzato e invece più attento alle richieste di una fascia ristretta del mercato. Di qui il permanente interesse per le gare sportive in quanto luogo di confronto con i processi innovativi, la precoce presenza sui mercati internazionali, la costante ricerca dell'eccellenza tecnica che finisce per influenzare direttamente e indirettamente tutte le funzioni aziendali, dalla produzione al marketing alla finanza, fino a costruire una vera e propria cultura aziendale. L'analisi dei dati estratti dalle cartelle del personale impiegatizio potrà confermare o meno questa ipotesi; essa certo già emerge dagli organigrammi funzionali ricavati indirettamente dalla stessa fonte: non si spiegherebbe altrimenti la relativa precoce complessità strutturale della Lancia a fronte della centralizzazione gestionale attuata da Vincenzo Lancia. Per tale ragione non credo si possa parlare di un ritardo della Lancia che si protrae nel tempo, secondo una visione evoluzionistica dell'industria automobilistica; si ha l'impressione di essere di fronte invece a una consapevole scelta industriale fondata su parametri del tutto peculiari, quali la propensione intellettuale del suo fondatore, la remuneratività precoce del mercato interstiziale prescelto, l'accumulo in azienda di una vocazione tecnica da valorizzare. Quest'ultimo fattore in particolare è espresso in forme singolari dall'iconografia raccolta e commentata dalla Valtorta. Qui ancora una volta si dimostra l'importanza della fotografia industriale come fonte interpretativa sia dell'oggetto ripreso sia del soggetto promotore del documento fotografico. Non di rado la fotografia supplisce alle lacune ormai irreparabili nella documentazione su alcuni aspetti fondamentali della storia aziendale, si pensi soltanto alle tecnologie, agli impianti, alle condizioni di lavoro. È certo il caso della Lancia per il periodo tra la prima guerra mondiale e gli anni trenta. C'è tuttavia da chiedersi se sapranno mai gli storici con la loro attuale professionalità sfruttare appieno questa fonte. |
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Risposta tratta da : Brani Esercito Italiano Quiz - Concorso per l'ammissione di 41 allievi al 7° corso Allievi Ufficiali in Ferma Prefissata (A.U.F.P.) dell'Esercito per il conseguimento della nomina a Tenente in Ferma Prefissata, ausiliario del ruolo normale del Corpo degli Ingegneri, del Corpo di Commissariato e del Corpo Sanitario dell'Esercito |
di seguito le risposte errate:
 della dislocazione spaziale degli impianti produttivi
 dell'iconografia raccolta dalla Valtorta
 di una documentazione ormai irreparabile

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