Tutte le domande del quiz : Ragionamento critico verbaletratto da:Comune di Napoli / RIPAM Quiz - Concorso pubblico per il reclutamento di 11 maestre (categoria C, posizione economica C1, codice concorso DSI/NAE)  Esercitati su questo Quiz  |
RISPOSTA   L'industria, soprattutto nella dimensione della fabbrica, ha subito un cambiamento profondo dagli albori della civiltà delle macchine. Soprattutto negli ultimi anni, sotto la spinta dell'automazione, dell'informatica, delle telecomunicazioni, il modo di produrre ha vissuto una seconda rivoluzione di cui, tuttavia, spesso non sono balzati alla ribalta gli aspetti positivi. Non stupisce che spesso l'impresa venga identificata ancora con i vecchi modelli, con gli ambienti rumorosi e ostili delle catene di montaggio, in fondo con l'immagine surreale di Charlie Chaplin in "Tempi moderni". Ma, per fortuna, i vecchi sistemi produttivi appartengono in gran parte al museo dell'industrializzazione. L'azienda moderna è una realtà sempre più integrata di progettazione, programmazione, produzione e marketing: sono aumentate le funzioni aziendali e insieme è cresciuta l'integrazione tra le diverse funzioni; è aumentata la responsabilità ad ogni livello e sta crescendo anche la possibilità di far partecipare in vario modo tutti i componenti dell'impresa ai risultati aziendali. Il modo di produrre ha vissuto una seconda rivoluzione: |
RISPOSTA   L'industria, soprattutto nella dimensione della fabbrica, ha subito un cambiamento profondo dagli albori della civiltà delle macchine. Soprattutto negli ultimi anni, sotto la spinta dell'automazione, dell'informatica, delle telecomunicazioni, il modo di produrre ha vissuto una seconda rivoluzione di cui, tuttavia, spesso non sono balzati alla ribalta gli aspetti positivi. Non stupisce che spesso l'impresa venga identificata ancora con i vecchi modelli, con gli ambienti rumorosi e ostili delle catene di montaggio, in fondo con l'immagine surreale di Charlie Chaplin in "Tempi moderni". Ma, per fortuna, i vecchi sistemi produttivi appartengono in gran parte al museo dell'industrializzazione. L'azienda moderna è una realtà sempre più integrata di progettazione, programmazione, produzione e marketing: sono aumentate le funzioni aziendali e insieme è cresciuta l'integrazione tra le diverse funzioni; è aumentata la responsabilità ad ogni livello e sta crescendo anche la possibilità di far partecipare in vario modo tutti i componenti dell'impresa ai risultati aziendali. L'immagine della fabbrica proposta in "Tempi moderni": |
RISPOSTA   L'industria, soprattutto nella dimensione della fabbrica, ha subito un cambiamento profondo dagli albori della civiltà delle macchine. Soprattutto negli ultimi anni, sotto la spinta dell'automazione, dell'informatica, delle telecomunicazioni, il modo di produrre ha vissuto una seconda rivoluzione di cui, tuttavia, spesso non sono balzati alla ribalta gli aspetti positivi. Non stupisce che spesso l'impresa venga identificata ancora con i vecchi modelli, con gli ambienti rumorosi e ostili delle catene di montaggio, in fondo con l'immagine surreale di Charlie Chaplin in "Tempi moderni". Ma, per fortuna, i vecchi sistemi produttivi appartengono in gran parte al museo dell'industrializzazione. L'azienda moderna è una realtà sempre più integrata di progettazione, programmazione, produzione e marketing: sono aumentate le funzioni aziendali e insieme è cresciuta l'integrazione tra le diverse funzioni; è aumentata la responsabilità ad ogni livello e sta crescendo anche la possibilità di far partecipare in vario modo tutti i componenti dell'impresa ai risultati aziendali. L'azienda moderna è una realtà: |
RISPOSTA   L'industria, soprattutto nella dimensione della fabbrica, ha subito un cambiamento profondo dagli albori della civiltà delle macchine. Soprattutto negli ultimi anni, sotto la spinta dell'automazione, dell'informatica, delle telecomunicazioni, il modo di produrre ha vissuto una seconda rivoluzione di cui, tuttavia, spesso non sono balzati alla ribalta gli aspetti positivi. Non stupisce che spesso l'impresa venga identificata ancora con i vecchi modelli, con gli ambienti rumorosi e ostili delle catene di montaggio, in fondo con l'immagine surreale di Charlie Chaplin in "Tempi moderni". Ma, per fortuna, i vecchi sistemi produttivi appartengono in gran parte al museo dell'industrializzazione. L'azienda moderna è una realtà sempre più integrata di progettazione, programmazione, produzione e marketing: sono aumentate le funzioni aziendali e insieme è cresciuta l'integrazione tra le diverse funzioni; è aumentata la responsabilità ad ogni livello e sta crescendo anche la possibilità di far partecipare in vario modo tutti i componenti dell'impresa ai risultati aziendali. L'industria moderna, soprattuto nella dimensione della fabbrica: |
RISPOSTA   L'industria, soprattutto nella dimensione della fabbrica, ha subito un cambiamento profondo dagli albori della civiltà delle macchine. Soprattutto negli ultimi anni, sotto la spinta dell'automazione, dell'informatica, delle telecomunicazioni, il modo di produrre ha vissuto una seconda rivoluzione di cui, tuttavia, spesso non sono balzati alla ribalta gli aspetti positivi. Non stupisce che spesso l'impresa venga identificata ancora con i vecchi modelli, con gli ambienti rumorosi e ostili delle catene di montaggio, in fondo con l'immagine surreale di Charlie Chaplin in "Tempi moderni". Ma, per fortuna, i vecchi sistemi produttivi appartengono in gran parte al museo dell'industrializzazione. L'azienda moderna è una realtà sempre più integrata di progettazione, programmazione, produzione e marketing: sono aumentate le funzioni aziendali e insieme è cresciuta l'integrazione tra le diverse funzioni; è aumentata la responsabilità ad ogni livello e sta crescendo anche la possibilità di far partecipare in vario modo tutti i componenti dell'impresa ai risultati aziendali. Nell'azienda moderna per tutti i componenti dell'impresa: |
RISPOSTA   L'Italia è un vero museo a "cielo aperto" esposto a continui furti favoriti dal mercato clandestino. Un pezzo della nostra storia e della nostra cultura viene ferito e trasformato in un lucroso business che ha attirato gli interessi della criminalità organizzata. Quello dell'archeomafia è un fenomeno che si è sviluppato sin dagli anni '70 per l'esigenza della criminalità internazionale di trovare sistemi sempre nuovi che facilitino il riciclaggio dei profitti accumulati illegalmente. Nell'ultimo ventennio ha compreso i vantaggi di comprare opere ed oggetti d'arte che forniscono anche la garanzia di un'alta rivalutazione. Il sistema è "semplice": i pezzi rari e di alto valore, facilmente identificabili, una volta rubati vengono allontanati e nascosti a volte per molti anni; successivamente i ladri cercano acquirenti diretti (collezionisti privati) o si rivolgono a ladri professionisti che provvedono anche alla falsificazione dei documenti. Sono stati soprattutto gli acquirenti giapponesi ed americani a far crescere le quotazioni delle opere d'arte europee, favoriti dal cambio e in alcuni casi legati alla criminalità internazionale. I rischi per i trafficanti d'arte sono minimi. Le vigenti norme comunitarie potrebbero contrastare il traffico di beni culturali, ma non tutti i Paesi vi si attengono e la mancata osservanza di esse ha favorito il depauperamento del patrimonio artistico e archeologico. Alcuni Stati si oppongono, senza validi motivi, alla restituzione dei beni al Paese di provenienza o non ne impediscono l'esportazione dall'Europa. In Gran Bretagna i venditori d'arte non sono tenuti a verificare l'origine dei beni acquistati, così le opere introdotte in modo illegale possono diventare legali e vengono immesse sul mercato. Sarebbe opportuno poter catalogare tutto il patrimonio artistico che si trova nelle case degli italiani, dato che molti in Italia fanno finta di non sapere che detenere patrimoni artistici è illegale. Questa detenzione illecita è il retroterra della piaga del commercio clandestino di opere d'arte ed è spesso opera di persone insospettabili. I ladri di opere d'arte: |
RISPOSTA   L'Italia è un vero museo a "cielo aperto" esposto a continui furti favoriti dal mercato clandestino. Un pezzo della nostra storia e della nostra cultura viene ferito e trasformato in un lucroso business che ha attirato gli interessi della criminalità organizzata. Quello dell'archeomafia è un fenomeno che si è sviluppato sin dagli anni '70 per l'esigenza della criminalità internazionale di trovare sistemi sempre nuovi che facilitino il riciclaggio dei profitti accumulati illegalmente. Nell'ultimo ventennio ha compreso i vantaggi di comprare opere ed oggetti d'arte che forniscono anche la garanzia di un'alta rivalutazione. Il sistema è "semplice": i pezzi rari e di alto valore, facilmente identificabili, una volta rubati vengono allontanati e nascosti a volte per molti anni; successivamente i ladri cercano acquirenti diretti (collezionisti privati) o si rivolgono a ladri professionisti che provvedono anche alla falsificazione dei documenti. Sono stati soprattutto gli acquirenti giapponesi ed americani a far crescere le quotazioni delle opere d'arte europee, favoriti dal cambio e in alcuni casi legati alla criminalità internazionale. I rischi per i trafficanti d'arte sono minimi. Le vigenti norme comunitarie potrebbero contrastare il traffico di beni culturali, ma non tutti i Paesi vi si attengono e la mancata osservanza di esse ha favorito il depauperamento del patrimonio artistico e archeologico. Alcuni Stati si oppongono, senza validi motivi, alla restituzione dei beni al Paese di provenienza o non ne impediscono l'esportazione dall'Europa. In Gran Bretagna i venditori d'arte non sono tenuti a verificare l'origine dei beni acquistati, così le opere introdotte in modo illegale possono diventare legali e vengono immesse sul mercato. Sarebbe opportuno poter catalogare tutto il patrimonio artistico che si trova nelle case degli italiani, dato che molti in Italia fanno finta di non sapere che detenere patrimoni artistici è illegale. Questa detenzione illecita è il retroterra della piaga del commercio clandestino di opere d'arte ed è spesso opera di persone insospettabili. Chi provvede alla falsificazione dei documenti? |
RISPOSTA   L'Italia è un vero museo a "cielo aperto" esposto a continui furti favoriti dal mercato clandestino. Un pezzo della nostra storia e della nostra cultura viene ferito e trasformato in un lucroso business che ha attirato gli interessi della criminalità organizzata. Quello dell'archeomafia è un fenomeno che si è sviluppato sin dagli anni '70 per l'esigenza della criminalità internazionale di trovare sistemi sempre nuovi che facilitino il riciclaggio dei profitti accumulati illegalmente. Nell'ultimo ventennio ha compreso i vantaggi di comprare opere ed oggetti d'arte che forniscono anche la garanzia di un'alta rivalutazione. Il sistema è "semplice": i pezzi rari e di alto valore, facilmente identificabili, una volta rubati vengono allontanati e nascosti a volte per molti anni; successivamente i ladri cercano acquirenti diretti (collezionisti privati) o si rivolgono a ladri professionisti che provvedono anche alla falsificazione dei documenti. Sono stati soprattutto gli acquirenti giapponesi ed americani a far crescere le quotazioni delle opere d'arte europee, favoriti dal cambio e in alcuni casi legati alla criminalità internazionale. I rischi per i trafficanti d'arte sono minimi. Le vigenti norme comunitarie potrebbero contrastare il traffico di beni culturali, ma non tutti i Paesi vi si attengono e la mancata osservanza di esse ha favorito il depauperamento del patrimonio artistico e archeologico. Alcuni Stati si oppongono, senza validi motivi, alla restituzione dei beni al Paese di provenienza o non ne impediscono l'esportazione dall'Europa. In Gran Bretagna i venditori d'arte non sono tenuti a verificare l'origine dei beni acquistati, così le opere introdotte in modo illegale possono diventare legali e vengono immesse sul mercato. Sarebbe opportuno poter catalogare tutto il patrimonio artistico che si trova nelle case degli italiani, dato che molti in Italia fanno finta di non sapere che detenere patrimoni artistici è illegale. Questa detenzione illecita è il retroterra della piaga del commercio clandestino di opere d'arte ed è spesso opera di persone insospettabili. La criminalità internazionale: |
RISPOSTA   L'Italia è un vero museo a "cielo aperto" esposto a continui furti favoriti dal mercato clandestino. Un pezzo della nostra storia e della nostra cultura viene ferito e trasformato in un lucroso business che ha attirato gli interessi della criminalità organizzata. Quello dell'archeomafia è un fenomeno che si è sviluppato sin dagli anni '70 per l'esigenza della criminalità internazionale di trovare sistemi sempre nuovi che facilitino il riciclaggio dei profitti accumulati illegalmente. Nell'ultimo ventennio ha compreso i vantaggi di comprare opere ed oggetti d'arte che forniscono anche la garanzia di un'alta rivalutazione. Il sistema è "semplice": i pezzi rari e di alto valore, facilmente identificabili, una volta rubati vengono allontanati e nascosti a volte per molti anni; successivamente i ladri cercano acquirenti diretti (collezionisti privati) o si rivolgono a ladri professionisti che provvedono anche alla falsificazione dei documenti. Sono stati soprattutto gli acquirenti giapponesi ed americani a far crescere le quotazioni delle opere d'arte europee, favoriti dal cambio e in alcuni casi legati alla criminalità internazionale. I rischi per i trafficanti d'arte sono minimi. Le vigenti norme comunitarie potrebbero contrastare il traffico di beni culturali, ma non tutti i Paesi vi si attengono e la mancata osservanza di esse ha favorito il depauperamento del patrimonio artistico e archeologico. Alcuni Stati si oppongono, senza validi motivi, alla restituzione dei beni al Paese di provenienza o non ne impediscono l'esportazione dall'Europa. In Gran Bretagna i venditori d'arte non sono tenuti a verificare l'origine dei beni acquistati, così le opere introdotte in modo illegale possono diventare legali e vengono immesse sul mercato. Sarebbe opportuno poter catalogare tutto il patrimonio artistico che si trova nelle case degli italiani, dato che molti in Italia fanno finta di non sapere che detenere patrimoni artistici è illegale. Questa detenzione illecita è il retroterra della piaga del commercio clandestino di opere d'arte ed è spesso opera di persone insospettabili. I pezzi rari: |
RISPOSTA   L'Italia è un vero museo a "cielo aperto" esposto a continui furti favoriti dal mercato clandestino. Un pezzo della nostra storia e della nostra cultura viene ferito e trasformato in un lucroso business che ha attirato gli interessi della criminalità organizzata. Quello dell'archeomafia è un fenomeno che si è sviluppato sin dagli anni '70 per l'esigenza della criminalità internazionale di trovare sistemi sempre nuovi che facilitino il riciclaggio dei profitti accumulati illegalmente. Nell'ultimo ventennio ha compreso i vantaggi di comprare opere ed oggetti d'arte che forniscono anche la garanzia di un'alta rivalutazione. Il sistema è "semplice": i pezzi rari e di alto valore, facilmente identificabili, una volta rubati vengono allontanati e nascosti a volte per molti anni; successivamente i ladri cercano acquirenti diretti (collezionisti privati) o si rivolgono a ladri professionisti che provvedono anche alla falsificazione dei documenti. Sono stati soprattutto gli acquirenti giapponesi ed americani a far crescere le quotazioni delle opere d'arte europee, favoriti dal cambio e in alcuni casi legati alla criminalità internazionale. I rischi per i trafficanti d'arte sono minimi. Le vigenti norme comunitarie potrebbero contrastare il traffico di beni culturali, ma non tutti i Paesi vi si attengono e la mancata osservanza di esse ha favorito il depauperamento del patrimonio artistico e archeologico. Alcuni Stati si oppongono, senza validi motivi, alla restituzione dei beni al Paese di provenienza o non ne impediscono l'esportazione dall'Europa. In Gran Bretagna i venditori d'arte non sono tenuti a verificare l'origine dei beni acquistati, così le opere introdotte in modo illegale possono diventare legali e vengono immesse sul mercato. Sarebbe opportuno poter catalogare tutto il patrimonio artistico che si trova nelle case degli italiani, dato che molti in Italia fanno finta di non sapere che detenere patrimoni artistici è illegale. Questa detenzione illecita è il retroterra della piaga del commercio clandestino di opere d'arte ed è spesso opera di persone insospettabili. Le opere d'arte vengono detenute illecitamente: |
RISPOSTA   L'orecchio assoluto è una rarità anche fra i musicisti di professione, ma uno studio mostra che probabilmente nasciamo tutti con questa straordinaria capacità, che però perdiamo perché diventa «ingombrante». L'orecchio assoluto è la capacità di riconoscere le note musicali anche isolate, senza la necessità di confrontarle con altre. E' stato fatto uno studio sull'apprendimento della musica nei bambini attraverso un metodo per misurare se i soggetti sottoposti ad alcuni esperimenti utilizzano un metodo assoluto o uno relativo per riconoscere le musiche. In tutte le prove, gli adulti se la sono cavata molto bene nel misurare le variazioni relative, ma non quelle assolute. I bambini hanno invece mostrato il comportamento opposto. Le musiche usate sono dei flussi di tre minuti di suoni simili a rintocchi di campanelle, che non hanno nessuna relazione con delle canzoni o melodie note. Dopo che i bambini hanno ascoltato la canzoncina, essa viene ripetuta cambiando il valore assoluto delle note, ma non quello relativo. Il tempo che i bambini dedicano all'ascolto viene misurato. In pratica, l'esperimento si basa sul fatto che se il bambino riconosce la stessa canzone nelle due musiche, la seconda volta la sua attenzione calerà in fretta, perché mancherà l'interesse rappresentato dalla novità. Il perché nasciamo tutti con l'orecchio assoluto per poi perderlo quando cresciamo, potrebbe dipendere dal fatto che l'orecchio assoluto permette di ricavare delle informazioni estremamente dettagliate su quello che si sente, che sono probabilmente inutili per la vita di tutti i giorni. L'orecchio assoluto è però molto frequente fra i non vedenti, poiché il tono dei rumori può fornire delle informazioni spaziali molto utili. Uno dei motivi della rarità dell'orecchio assoluto: |
RISPOSTA   L'orecchio assoluto è una rarità anche fra i musicisti di professione, ma uno studio mostra che probabilmente nasciamo tutti con questa straordinaria capacità, che però perdiamo perché diventa «ingombrante». L'orecchio assoluto è la capacità di riconoscere le note musicali anche isolate, senza la necessità di confrontarle con altre. E' stato fatto uno studio sull'apprendimento della musica nei bambini attraverso un metodo per misurare se i soggetti sottoposti ad alcuni esperimenti utilizzano un metodo assoluto o uno relativo per riconoscere le musiche. In tutte le prove, gli adulti se la sono cavata molto bene nel misurare le variazioni relative, ma non quelle assolute. I bambini hanno invece mostrato il comportamento opposto. Le musiche usate sono dei flussi di tre minuti di suoni simili a rintocchi di campanelle, che non hanno nessuna relazione con delle canzoni o melodie note. Dopo che i bambini hanno ascoltato la canzoncina, essa viene ripetuta cambiando il valore assoluto delle note, ma non quello relativo. Il tempo che i bambini dedicano all'ascolto viene misurato. In pratica, l'esperimento si basa sul fatto che se il bambino riconosce la stessa canzone nelle due musiche, la seconda volta la sua attenzione calerà in fretta, perché mancherà l'interesse rappresentato dalla novità. Il perché nasciamo tutti con l'orecchio assoluto per poi perderlo quando cresciamo, potrebbe dipendere dal fatto che l'orecchio assoluto permette di ricavare delle informazioni estremamente dettagliate su quello che si sente, che sono probabilmente inutili per la vita di tutti i giorni. L'orecchio assoluto è però molto frequente fra i non vedenti, poiché il tono dei rumori può fornire delle informazioni spaziali molto utili. L'orecchio assoluto è una caratteristica: |
RISPOSTA   L'orecchio assoluto è una rarità anche fra i musicisti di professione, ma uno studio mostra che probabilmente nasciamo tutti con questa straordinaria capacità, che però perdiamo perché diventa «ingombrante». L'orecchio assoluto è la capacità di riconoscere le note musicali anche isolate, senza la necessità di confrontarle con altre. E' stato fatto uno studio sull'apprendimento della musica nei bambini attraverso un metodo per misurare se i soggetti sottoposti ad alcuni esperimenti utilizzano un metodo assoluto o uno relativo per riconoscere le musiche. In tutte le prove, gli adulti se la sono cavata molto bene nel misurare le variazioni relative, ma non quelle assolute. I bambini hanno invece mostrato il comportamento opposto. Le musiche usate sono dei flussi di tre minuti di suoni simili a rintocchi di campanelle, che non hanno nessuna relazione con delle canzoni o melodie note. Dopo che i bambini hanno ascoltato la canzoncina, essa viene ripetuta cambiando il valore assoluto delle note, ma non quello relativo. Il tempo che i bambini dedicano all'ascolto viene misurato. In pratica, l'esperimento si basa sul fatto che se il bambino riconosce la stessa canzone nelle due musiche, la seconda volta la sua attenzione calerà in fretta, perché mancherà l'interesse rappresentato dalla novità. Il perché nasciamo tutti con l'orecchio assoluto per poi perderlo quando cresciamo, potrebbe dipendere dal fatto che l'orecchio assoluto permette di ricavare delle informazioni estremamente dettagliate su quello che si sente, che sono probabilmente inutili per la vita di tutti i giorni. L'orecchio assoluto è però molto frequente fra i non vedenti, poiché il tono dei rumori può fornire delle informazioni spaziali molto utili. Nello studio sui bambini viene posto come indice: |
RISPOSTA   L'orecchio assoluto è una rarità anche fra i musicisti di professione, ma uno studio mostra che probabilmente nasciamo tutti con questa straordinaria capacità, che però perdiamo perché diventa «ingombrante». L'orecchio assoluto è la capacità di riconoscere le note musicali anche isolate, senza la necessità di confrontarle con altre. E' stato fatto uno studio sull'apprendimento della musica nei bambini attraverso un metodo per misurare se i soggetti sottoposti ad alcuni esperimenti utilizzano un metodo assoluto o uno relativo per riconoscere le musiche. In tutte le prove, gli adulti se la sono cavata molto bene nel misurare le variazioni relative, ma non quelle assolute. I bambini hanno invece mostrato il comportamento opposto. Le musiche usate sono dei flussi di tre minuti di suoni simili a rintocchi di campanelle, che non hanno nessuna relazione con delle canzoni o melodie note. Dopo che i bambini hanno ascoltato la canzoncina, essa viene ripetuta cambiando il valore assoluto delle note, ma non quello relativo. Il tempo che i bambini dedicano all'ascolto viene misurato. In pratica, l'esperimento si basa sul fatto che se il bambino riconosce la stessa canzone nelle due musiche, la seconda volta la sua attenzione calerà in fretta, perché mancherà l'interesse rappresentato dalla novità. Il perché nasciamo tutti con l'orecchio assoluto per poi perderlo quando cresciamo, potrebbe dipendere dal fatto che l'orecchio assoluto permette di ricavare delle informazioni estremamente dettagliate su quello che si sente, che sono probabilmente inutili per la vita di tutti i giorni. L'orecchio assoluto è però molto frequente fra i non vedenti, poiché il tono dei rumori può fornire delle informazioni spaziali molto utili. L'orecchio assoluto: |
RISPOSTA   L'orecchio assoluto è una rarità anche fra i musicisti di professione, ma uno studio mostra che probabilmente nasciamo tutti con questa straordinaria capacità, che però perdiamo perché diventa «ingombrante». L'orecchio assoluto è la capacità di riconoscere le note musicali anche isolate, senza la necessità di confrontarle con altre. E' stato fatto uno studio sull'apprendimento della musica nei bambini attraverso un metodo per misurare se i soggetti sottoposti ad alcuni esperimenti utilizzano un metodo assoluto o uno relativo per riconoscere le musiche. In tutte le prove, gli adulti se la sono cavata molto bene nel misurare le variazioni relative, ma non quelle assolute. I bambini hanno invece mostrato il comportamento opposto. Le musiche usate sono dei flussi di tre minuti di suoni simili a rintocchi di campanelle, che non hanno nessuna relazione con delle canzoni o melodie note. Dopo che i bambini hanno ascoltato la canzoncina, essa viene ripetuta cambiando il valore assoluto delle note, ma non quello relativo. Il tempo che i bambini dedicano all'ascolto viene misurato. In pratica, l'esperimento si basa sul fatto che se il bambino riconosce la stessa canzone nelle due musiche, la seconda volta la sua attenzione calerà in fretta, perché mancherà l'interesse rappresentato dalla novità. Il perché nasciamo tutti con l'orecchio assoluto per poi perderlo quando cresciamo, potrebbe dipendere dal fatto che l'orecchio assoluto permette di ricavare delle informazioni estremamente dettagliate su quello che si sente, che sono probabilmente inutili per la vita di tutti i giorni. L'orecchio assoluto è però molto frequente fra i non vedenti, poiché il tono dei rumori può fornire delle informazioni spaziali molto utili. Cosa succede all'orecchio assoluto durante la crescita? |
RISPOSTA   La Banca mondiale raccoglie più istituzioni tra le quali, quelle deputate alla fornitura di aiuti, sono l'Associazione internazionale per lo sviluppo, che fornisce supporto finanziario grazie ai contributi triennali dei governi donatori, e la Banca internazionale per la ricostruzione e lo sviluppo, che raccoglie i suoi depositi sui mercati finanziari mondiali per aprire crediti a basso interesse e a lunga scadenza ai paesi in via di sviluppo. Agli inizi la Banca mondiale accordava prestiti soprattutto a nazioni europee per finanziare la ricostruzione delle industrie danneggiate o distrutte durante la seconda guerra mondiale. Dalla fine degli anni Sessanta, tuttavia, la maggior parte dei prestiti è andata a paesi in via di sviluppo: Africa, Asia e America Latina. In seguito all'aumento del costo del petrolio e alla flessione delle esportazioni di materie prime, nel corso degli anni Settanta e Ottanta molti paesi in via di sviluppo dovettero aumentare le spese energetiche, contraendo ingenti debiti con le Banche commerciali. La successiva recessione economica nei paesi occidentali diminuì ulteriormente i ricavi delle esportazioni dei paesi poveri, aumentando invece i tassi di interesse sui loro debiti. Divenne dunque sempre più difficile ottenere altri crediti dalle Banche commerciali, e la Banca mondiale decise l'attuazione di riforme economiche per la riduzione delle importazioni e la promozione del libero mercato. La Banca internazionale per la ricostruzione e lo sviluppo ha fornito aiuto ai paesi meno industrializzati: |
| RISPOSTA   La Banca mondiale raccoglie più istituzioni tra le quali, quelle deputate alla fornitura di aiuti, sono l'Associazione internazionale per lo sviluppo, che fornisce supporto finanziario grazie ai contributi triennali dei governi donatori, e la Banca internazionale per la ricostruzione e lo sviluppo, che raccoglie i suoi depositi sui mercati finanziari mondiali per aprire crediti a basso interesse e a lunga scadenza ai paesi in via di sviluppo. Agli inizi la Banca mondiale accordava prestiti soprattutto a nazioni europee per finanziare la ricostruzione delle industrie danneggiate o distrutte durante la seconda guerra mondiale. Dalla fine degli anni Sessanta, tuttavia, la maggior parte dei prestiti è andata a paesi in via di sviluppo: Africa, Asia e America Latina. In seguito all'aumento del costo del petrolio e alla flessione delle esportazioni di materie prime, nel corso degli anni Settanta e Ottanta molti paesi in via di sviluppo dovettero aumentare le spese energetiche, contraendo ingenti debiti con le Banche commerciali. La successiva recessione economica nei paesi occidentali diminuì ulteriormente i ricavi delle esportazioni dei paesi poveri, aumentando invece i tassi di interesse sui loro debiti. Divenne dunque sempre più difficile ottenere altri crediti dalle Banche commerciali, e la Banca mondiale decise l'attuazione di riforme economiche per la riduzione delle importazioni e la promozione del libero mercato. I prestiti accordati dalla Banca mondiale erano inizialmente rivolti: |
RISPOSTA   La Banca mondiale raccoglie più istituzioni tra le quali, quelle deputate alla fornitura di aiuti, sono l'Associazione internazionale per lo sviluppo, che fornisce supporto finanziario grazie ai contributi triennali dei governi donatori, e la Banca internazionale per la ricostruzione e lo sviluppo, che raccoglie i suoi depositi sui mercati finanziari mondiali per aprire crediti a basso interesse e a lunga scadenza ai paesi in via di sviluppo. Agli inizi la Banca mondiale accordava prestiti soprattutto a nazioni europee per finanziare la ricostruzione delle industrie danneggiate o distrutte durante la seconda guerra mondiale. Dalla fine degli anni Sessanta, tuttavia, la maggior parte dei prestiti è andata a paesi in via di sviluppo: Africa, Asia e America Latina. In seguito all'aumento del costo del petrolio e alla flessione delle esportazioni di materie prime, nel corso degli anni Settanta e Ottanta molti paesi in via di sviluppo dovettero aumentare le spese energetiche, contraendo ingenti debiti con le Banche commerciali. La successiva recessione economica nei paesi occidentali diminuì ulteriormente i ricavi delle esportazioni dei paesi poveri, aumentando invece i tassi di interesse sui loro debiti. Divenne dunque sempre più difficile ottenere altri crediti dalle Banche commerciali, e la Banca mondiale decise l'attuazione di riforme economiche per la riduzione delle importazioni e la promozione del libero mercato. L'aumento del costo del petrolio contribuì ad aggravare la situazione dei paesi in via di sviluppo: |
RISPOSTA   La Banca mondiale raccoglie più istituzioni tra le quali, quelle deputate alla fornitura di aiuti, sono l'Associazione internazionale per lo sviluppo, che fornisce supporto finanziario grazie ai contributi triennali dei governi donatori, e la Banca internazionale per la ricostruzione e lo sviluppo, che raccoglie i suoi depositi sui mercati finanziari mondiali per aprire crediti a basso interesse e a lunga scadenza ai paesi in via di sviluppo. Agli inizi la Banca mondiale accordava prestiti soprattutto a nazioni europee per finanziare la ricostruzione delle industrie danneggiate o distrutte durante la seconda guerra mondiale. Dalla fine degli anni Sessanta, tuttavia, la maggior parte dei prestiti è andata a paesi in via di sviluppo: Africa, Asia e America Latina. In seguito all'aumento del costo del petrolio e alla flessione delle esportazioni di materie prime, nel corso degli anni Settanta e Ottanta molti paesi in via di sviluppo dovettero aumentare le spese energetiche, contraendo ingenti debiti con le Banche commerciali. La successiva recessione economica nei paesi occidentali diminuì ulteriormente i ricavi delle esportazioni dei paesi poveri, aumentando invece i tassi di interesse sui loro debiti. Divenne dunque sempre più difficile ottenere altri crediti dalle Banche commerciali, e la Banca mondiale decise l'attuazione di riforme economiche per la riduzione delle importazioni e la promozione del libero mercato. I Governi che hanno scelto di contribuire con donazioni all'Associazione internazionale per lo sviluppo, hanno reso possibile: |
RISPOSTA   La Banca mondiale raccoglie più istituzioni tra le quali, quelle deputate alla fornitura di aiuti, sono l'Associazione internazionale per lo sviluppo, che fornisce supporto finanziario grazie ai contributi triennali dei governi donatori, e la Banca internazionale per la ricostruzione e lo sviluppo, che raccoglie i suoi depositi sui mercati finanziari mondiali per aprire crediti a basso interesse e a lunga scadenza ai paesi in via di sviluppo. Agli inizi la Banca mondiale accordava prestiti soprattutto a nazioni europee per finanziare la ricostruzione delle industrie danneggiate o distrutte durante la seconda guerra mondiale. Dalla fine degli anni Sessanta, tuttavia, la maggior parte dei prestiti è andata a paesi in via di sviluppo: Africa, Asia e America Latina. In seguito all'aumento del costo del petrolio e alla flessione delle esportazioni di materie prime, nel corso degli anni Settanta e Ottanta molti paesi in via di sviluppo dovettero aumentare le spese energetiche, contraendo ingenti debiti con le Banche commerciali. La successiva recessione economica nei paesi occidentali diminuì ulteriormente i ricavi delle esportazioni dei paesi poveri, aumentando invece i tassi di interesse sui loro debiti. Divenne dunque sempre più difficile ottenere altri crediti dalle Banche commerciali, e la Banca mondiale decise l'attuazione di riforme economiche per la riduzione delle importazioni e la promozione del libero mercato. Le esportazioni dei paesi poveri diminuirono sensibilmente a causa della recessione economica nei paesi occidentali che portò, invece, ad un aumento: |
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L'industria, soprattutto nella dimensione della fabbrica, ha subito un cambiamento profondo dagli albori della civiltà delle macchine. Soprattutto negli ultimi anni, sotto la spinta dell'automazione, dell'informatica, delle telecomunicazioni, il modo di produrre ha vissuto una seconda rivoluzione di cui, tuttavia, spesso non sono balzati alla ribalta gli aspetti positivi. Non stupisce che spesso l'impresa venga identificata ancora con i vecchi modelli, con gli ambienti rumorosi e ostili delle catene di montaggio, in fondo con l'immagine surreale di Charlie Chaplin in "Tempi moderni". Ma, per fortuna, i vecchi sistemi produttivi appartengono in gran parte al museo dell'industrializzazione. L'azienda moderna è una realtà sempre più integrata di progettazione, programmazione, produzione e marketing: sono aumentate le funzioni aziendali e insieme è cresciuta l'integrazione tra le diverse funzioni; è aumentata la responsabilità ad ogni livello e sta crescendo anche la possibilità di far partecipare in vario modo tutti i componenti dell'impresa ai risultati aziendali. Il modo di produrre ha vissuto una seconda rivoluzione:
L'Italia è un vero museo a "cielo aperto" esposto a continui furti favoriti dal mercato clandestino. Un pezzo della nostra storia e della nostra cultura viene ferito e trasformato in un lucroso business che ha attirato gli interessi della criminalità organizzata. Quello dell'archeomafia è un fenomeno che si è sviluppato sin dagli anni '70 per l'esigenza della criminalità internazionale di trovare sistemi sempre nuovi che facilitino il riciclaggio dei profitti accumulati illegalmente. Nell'ultimo ventennio ha compreso i vantaggi di comprare opere ed oggetti d'arte che forniscono anche la garanzia di un'alta rivalutazione. Il sistema è "semplice": i pezzi rari e di alto valore, facilmente identificabili, una volta rubati vengono allontanati e nascosti a volte per molti anni; successivamente i ladri cercano acquirenti diretti (collezionisti privati) o si rivolgono a ladri professionisti che provvedono anche alla falsificazione dei documenti. Sono stati soprattutto gli acquirenti giapponesi ed americani a far crescere le quotazioni delle opere d'arte europee, favoriti dal cambio e in alcuni casi legati alla criminalità internazionale. I rischi per i trafficanti d'arte sono minimi. Le vigenti norme comunitarie potrebbero contrastare il traffico di beni culturali, ma non tutti i Paesi vi si attengono e la mancata osservanza di esse ha favorito il depauperamento del patrimonio artistico e archeologico. Alcuni Stati si oppongono, senza validi motivi, alla restituzione dei beni al Paese di provenienza o non ne impediscono l'esportazione dall'Europa. In Gran Bretagna i venditori d'arte non sono tenuti a verificare l'origine dei beni acquistati, così le opere introdotte in modo illegale possono diventare legali e vengono immesse sul mercato. Sarebbe opportuno poter catalogare tutto il patrimonio artistico che si trova nelle case degli italiani, dato che molti in Italia fanno finta di non sapere che detenere patrimoni artistici è illegale. Questa detenzione illecita è il retroterra della piaga del commercio clandestino di opere d'arte ed è spesso opera di persone insospettabili. Chi provvede alla falsificazione dei documenti?