Tutte le domande del quiz : Brani lunghitratto da:Esercito Italiano Quiz - Concorso per l'ammissione al 198° corso dell'Accademia Militare dell'Esercito - Anno accademico 2016/2017  Esercitati su questo Quiz  |
RISPOSTA   Leggere il brano e rispondere a ogni quesito solo in base alle informazioni contenute (esplicitamente oimplicitamente) nel brano e non in base a quanto il candidato eventualmente conosca sull'argomento. Secondo il Bollettino economico della Banca d'Italia, "il debito delle famiglie, pur continuando a crescere a ritmi elevati, ha rallentato al 10,3% nei dodici mesi terminati nel giugno del 2007.Numeri alla mano, hanno decelerato sia i mutui per l'acquisto di abitazioni (9,5% sui dodici mesi precedenti, contro 12,6% nel dicembre del 2006), sia il credito al consumo (9,9% contro 13%). Nello scorso giugno il rapporto tra debito e reddito disponibile ha quasi raggiunto il 49%, pressoché il 2% in più rispetto alla fine del 2006. Inoltre, gli oneri sostenuti dalle famiglie per il pagamento degli interessi e restituzione del capitale sono saliti al 7,3% del reddito disponibile nei dodici mesi terminati a giugno, quasi mezzo punto in più rispetto a dicembre 2006.In generale, rallentano i prestiti a breve termine, "soprattutto quelli nei confronti di società finanziarie", mentre quelli a medio e lungo termine "sono aumentati per la domanda di fondi per l'acquisto di abitazioni".I finanziamenti bancari alle famiglie italiane continuano a correre, invece, secondo ABI e Assofin, superando i 353 miliardi di euro a giugno 2007, con un aumento di circa il 9% sullo stesso periodo 2006.Nonostante questo trend di crescita, che risulta comune ai principali Paesi europei a esclusione della Germania, l'Italia registra tuttavia un divario dimensionale con i maggiori concorrenti. Confrontando il rapporto tra le consistenze del credito al consumo e il Pil nel 2006, il Bel Paese segna il 5,8%, contro il 7,5% della Francia, il 9,4% della Spagna, il 9,9% della Germania e il 16,5% del Regno Unito. (Archivio Selexi) Quale delle seguenti percentuali è ERRATA? |
RISPOSTA   Leggere il brano e rispondere a ogni quesito solo in base alle informazioni contenute (esplicitamente oimplicitamente) nel brano e non in base a quanto il candidato eventualmente conosca sull'argomento. Senza togliere la mano dalla manopola sinistra vedo dal mio orologio che sono le otto e mezza. Il vento, anche a cento all'ora, è caldo e umido. Chissà come sarà nel pomeriggio, se già alle otto e mezza c'è tanta afa.Nel vento ci sono gli odori pungenti degli acquitrini ai margini della strada. Ci troviamo nella zona delle Pianure Centrali, piena di pantani, ideali per la caccia alle anitre; veniamo da Minneapolis e andiamo a nord-ovest, verso i due Dakota. Questa è una vecchia strada di cemento a due corsie dove non c'è molto traffico, perché parecchi anni fa ne è stata costruita un'altra, parallela, a quattro corsie. Quando passiamo accanto a un acquitrino l'aria si fa all'improvviso più fresca; poi, appena oltre, si riscalda bruscamente.Sono felice di ripercorrere questa regione. È un posto che non è un posto, senza nulla che lo renda famoso, ed è proprio questo il suo fascino. Lungo le vecchie strade, così, la tensione scompare. Corriamo sobbalzando sul cemento eroso tra tife e distese di pascoli, poi ancora tife ed erbe palustri. Qua e là c'è uno specchio d'acqua, e ai margini delle tife, guardando bene, si vedono le anitre selvatiche. E le tartarughe... C'è un merlo. (Da: "Lo Zen e l'arte della manutenzione della motocicletta" di Robert M. Pirsig, Adelphi, Milano) Quale dei seguenti termini può essere sostituito a "pungenti" (secondo capoverso)? |
RISPOSTA   Leggere il brano e rispondere a ogni quesito solo in base alle informazioni contenute (esplicitamente oimplicitamente) nel brano e non in base a quanto il candidato eventualmente conosca sull'argomento. Si dice che “ogni figura racconta una storia", e questa asserzione generale vale per gran parte dell'arte, se si eccettua la “mera" decorazione geometrica. Ma voglio appunto evitare di analizzare la “storia": quell'aspetto dell'opera d'arte che può facilmente essere ridotto in parole (la “mitologia" relativa al soggetto) non è ciò di cui voglio discutere. Non parlerò neppure dell'inconscia mitologia del simbolismo fallico, se non alla fine.Voglio occuparmi di quale importante informazione psichica si trovi nell'oggetto artistico a prescindere da ciò che esso possa “rappresentare". “Le style est l'home même" (“Lo stile è l'uomo", Buffon). Che cosa è implicito nello stile, nei materiali, nella composizione, nel ritmo, nell'abilità tecnica e così via?È chiaro che questo soggetto comprenderà la decorazione geometrica insieme con gli aspetti compositivi e stilistici delle opere di contenuto più rappresentativo.I leoni di Trafalgar Square sarebbero potuti essere aquile o mastini ed egualmente esprimere gli stessi (o analoghi) messaggi sull'impero e sulle premesse culturali dell'Inghilterra ottocentesca. Eppure, quanto diverso sarebbe potuto essere il loro messaggio se fossero stati fatti di legno!Ma il “fatto" di rappresentare è in sé significativo. I cavalli e i cervi estremamente realistici di Altamira non concernono certo le stesse premesse culturali dei neri contorni assai stilizzati di un periodo successivo. Il “codice" tramite il quale gli oggetti o le persone (o gli enti soprannaturali) percepiti sono trasformati in legno o in colori è una sorgente d'informazione sull'artista e la sua cultura.Sono proprio le regole della trasformazione che m'interessano: non il messaggio, ma il codice.Il mio fine non è strumentale: non voglio, una volta scoperte le regole della trasformazione, impiegarle per “scomporre la trasformazione" o “decodificare" il messaggio. Tradurre l'oggetto artistico in mitologia e poi esaminare quest'ultima sarebbe solo un modo elegante per negare il problema: “Che cos'è l'arte?".La mia indagine, dunque, non è sul significato del messaggio, quanto piuttosto sul significato del codice scelto. (da: G. Bateson, “Verso un'ecologia della mente", Milano, Adelphi) L'autore è interessato: |
RISPOSTA   Leggere il brano e rispondere a ogni quesito solo in base alle informazioni contenute (esplicitamente oimplicitamente) nel brano e non in base a quanto il candidato eventualmente conosca sull'argomento. Si dice che “ogni figura racconta una storia", e questa asserzione generale vale per gran parte dell'arte, se si eccettua la “mera" decorazione geometrica. Ma voglio appunto evitare di analizzare la “storia": quell'aspetto dell'opera d'arte che può facilmente essere ridotto in parole (la “mitologia" relativa al soggetto) non è ciò di cui voglio discutere. Non parlerò neppure dell'inconscia mitologia del simbolismo fallico, se non alla fine.Voglio occuparmi di quale importante informazione psichica si trovi nell'oggetto artistico a prescindere da ciò che esso possa “rappresentare". “Le style est l'home même" (“Lo stile è l'uomo", Buffon). Che cosa è implicito nello stile, nei materiali, nella composizione, nel ritmo, nell'abilità tecnica e così via?È chiaro che questo soggetto comprenderà la decorazione geometrica insieme con gli aspetti compositivi e stilistici delle opere di contenuto più rappresentativo.I leoni di Trafalgar Square sarebbero potuti essere aquile o mastini ed egualmente esprimere gli stessi (o analoghi) messaggi sull'impero e sulle premesse culturali dell'Inghilterra ottocentesca. Eppure, quanto diverso sarebbe potuto essere il loro messaggio se fossero stati fatti di legno!Ma il “fatto" di rappresentare è in sé significativo. I cavalli e i cervi estremamente realistici di Altamira non concernono certo le stesse premesse culturali dei neri contorni assai stilizzati di un periodo successivo. Il “codice" tramite il quale gli oggetti o le persone (o gli enti soprannaturali) percepiti sono trasformati in legno o in colori è una sorgente d'informazione sull'artista e la sua cultura.Sono proprio le regole della trasformazione che m'interessano: non il messaggio, ma il codice.Il mio fine non è strumentale: non voglio, una volta scoperte le regole della trasformazione, impiegarle per “scomporre la trasformazione" o “decodificare" il messaggio. Tradurre l'oggetto artistico in mitologia e poi esaminare quest'ultima sarebbe solo un modo elegante per negare il problema: “Che cos'è l'arte?".La mia indagine, dunque, non è sul significato del messaggio, quanto piuttosto sul significato del codice scelto. (da: G. Bateson, “Verso un'ecologia della mente", Milano, Adelphi) Il problema "Che cos'è l'arte?": |
RISPOSTA   Leggere il brano e rispondere a ogni quesito solo in base alle informazioni contenute (esplicitamente oimplicitamente) nel brano e non in base a quanto il candidato eventualmente conosca sull'argomento. Soltanto i giovani hanno momenti del genere. Non dico i più giovani. No. Quando si è molto giovani, a dirla esatta, non vi sono momenti. È privilegio della prima gioventù vivere d'anticipo sul tempo a venire, in un flusso ininterrotto di belle speranze che non conosce attimi o soste di riflessione.Ci si chiude alle spalle il cancelletto dell'infanzia, e si entra in un giardino d'incanti. Persino la penombra qui brilla di promesse. A ogni svolta il sentiero ha le sue seduzioni. E non perché sia questo un paese inesplorato. Lo sappiamo bene che l'umanità tutta è passata da lì. È piuttosto l'incanto dell'universale esperienza, da cui ci aspettiamo emozioni non ordinarie o personali, qualcosa che sia solo nostro.Si va avanti ritrovando i solchi lasciati dai nostri predecessori, eccitati, divertiti, facendo tutt'un fascio di buona e cattiva sorte - zuccherini e batoste, si può dire - il pittoresco lascito assegnato a tutti, che tante cose riserba a chi ne avrà i meriti, o forse a chi avrà fortuna. Già. Si va avanti. E anche il tempo va, fino a quando innanzi a noi si profila una linea d'ombra, ad avvertirci che bisogna dire addio anche al paese della gioventù.Questo è il periodo della vita in cui è più facile sopraggiungano i momenti che ho detto. Che momenti? Be', momenti di noia, di stanchezza, d'insoddisfazione. Momenti d'avventatezza. Voglio dire momenti in cui chi è ancora giovane si trova a commettere azioni avventate, come per esempio sposarsi all'improvviso o abbandonare senza motivo un posto di lavoro. (J. Conrad, "La linea d'ombra") La gioventù è definita "un giardino d'incanti" perché: |
RISPOSTA   Leggere il brano e rispondere a ogni quesito solo in base alle informazioni contenute (esplicitamente oimplicitamente) nel brano e non in base a quanto il candidato eventualmente conosca sull'argomento. Soltanto i giovani hanno momenti del genere. Non dico i più giovani. No. Quando si è molto giovani, a dirla esatta, non vi sono momenti. È privilegio della prima gioventù vivere d'anticipo sul tempo a venire, in un flusso ininterrotto di belle speranze che non conosce soste o attimi di riflessione.Ci si chiude alle spalle il cancelletto dell'infanzia, e si entra in un giardino d'incanti. Persino la penombra brilla di promesse. A ogni svolta il sentiero ha le sue seduzioni. E non perché sia questo un paese inesplorato. Lo sappiamo bene che l'umanità tutta è passata di lì. È piuttosto l'incanto dell'universale esperienza, da cui ci aspettiamo emozioni non ordinarie o personali, qualcosa che sia solo nostro.Si va avanti ritrovando i solchi lasciati dai nostri predecessori, eccitati, divertiti, facendo tutt'un fascio di buona e cattiva sorte - zuccherini e batoste, si può dire - il pittoresco lascito assegnato a tutti, che tante cose riserba a chi ne avrà i meriti, o forse a chi avrà fortuna. Già. Si va avanti. E anche il tempo va, fino a quando innanzi a noi si profila una linea d'ombra, ad avvertirci che bisogna dIre addio anche al paese della gioventù.Questo è il periodo della vita in cui è più facile sopraggiungano i momenti che ho detto. Che momenti? Be', momenti di noia, di stanchezza, d'insoddisfazione. Momenti d'avventatezza. Voglio dire momenti in cui, chi è ancora giovane, si trova a commettere azioni avventate, come ad esempio sposarsi all'improvviso o abbandonare senza un motivo un posto di lavoro.Questa non è la storia di un matrimonio. Non mi andò poi così male. Per quanto avventata, la mia azione fu piuttosto qualcosa come un divorzio, quasi una diserzione. Senz'alcuna ragione comprensibile alla luce del buon senso, abbandonai il posto di lavoro - sbaraccai la mia cuccetta - lasciai una nave di cui il peggio che si poteva dire è che era una nave a vapore, e dunque forse non degna della cieca lealtà che... Ma è inutile adesso voler abbellire ciò che io stesso all'epoca sospettai fosse soltanto un capriccio.Fu in un porto d'Oriente. D'Oriente era la nave, in quanto apparteneva a quel porto. Commerciava tra le scure isole d'un mare azzurro solcato da scogliere, col rosso vessillo mercantile sulla corona di poppa, e sull'albero maestro una bandiera di compagnia, parimenti rossa, ma con orlo verde e bianca mezzaluna al centro. Infatti il suo armatore era un arabo, e per giunta un capo. Da cui il verde orlo della bandiera. Era costui il capo di una grande casata di Arabi degli Stretti, ma a Est del canale di Suez non si trovava suddito più fedele del composito impero britannico. La politica mondiale non lo toccava né punto né poco, godendo egli bensì d'un forte e oscuro potere tra la sua gente.Ma poco a noi importava chi fosse l'armatore di quella nave. Egli aveva dovuto impiegare dei bianchi al suo servizio, per i compiti di navigazione, e molti di questi si erano congedati senza averlo visto manco una volta. Io stesso lo vidi una volta soltanto, del tutto casualmente su un molo: un vecchietto scuro, cieco d'un occhio, con candida casacca e pantofole gialle. Una folla di pellegrini malesi, cui aveva concesso favori in forma di cibo o denaro, si lanciava a baciargli la mano. Mi dissero che spandeva le sue elemosine a destra e a manca, fino a coprire quasi tutto l'Arcipelago. Infatti non è forse scritto che "L'uomo caritatevole è amico di Allah"?Ottimo (e pittoresco) armatore con cui si poteva star tranquilli, ottima nave scozzese - perché tale era dalla chiglia in su - ottima imbarcazione, facile da tener pulita, maneggevole sotto ogni aspetto, e salvo per la faccenda della propulsione a vapore, degna d'affetto in modo assoluto, ancora oggi la venero con profondo rispetto per la sua memoria. Quanto al genere di commerci cui era adibita e ai miei compagni, se un mago benefico mi avesse concesso di scegliere una vita e degli uomini di mio gradimento, non avrebbe potuto toccarmi di meglio.E all'improvviso abbandonai tutto questo. L'abbandonai alla maniera di un uccello che, senza logica per noi, se ne va da un comodo ramo. Fu come se, pur senza rendermene conto, avessi udito un sussurro o visto qualcosa. (Joseph Conrad, "La linea d'ombra", Mondadori) L'episodio a cui si riferisce il brano è una introduzione che si svolge quando il protagonista: |
RISPOSTA   Leggere il brano e rispondere a ogni quesito solo in base alle informazioni contenute (esplicitamente oimplicitamente) nel brano e non in base a quanto il candidato eventualmente conosca sull'argomento. Soltanto i giovani hanno momenti del genere. Non dico i più giovani. No. Quando si è molto giovani, a dirla esatta, non vi sono momenti. È privilegio della prima gioventù vivere d'anticipo sul tempo a venire, in un flusso ininterrotto di belle speranze che non conosce soste o attimi di riflessione.Ci si chiude alle spalle il cancelletto dell'infanzia, e si entra in un giardino d'incanti. Persino la penombra brilla di promesse. A ogni svolta il sentiero ha le sue seduzioni. E non perché sia questo un paese inesplorato. Lo sappiamo bene che l'umanità tutta è passata di lì. È piuttosto l'incanto dell'universale esperienza, da cui ci aspettiamo emozioni non ordinarie o personali, qualcosa che sia solo nostro.Si va avanti ritrovando i solchi lasciati dai nostri predecessori, eccitati, divertiti, facendo tutt'un fascio di buona e cattiva sorte - zuccherini e batoste, si può dire - il pittoresco lascito assegnato a tutti, che tante cose riserba a chi ne avrà i meriti, o forse a chi avrà fortuna. Già. Si va avanti. E anche il tempo va, fino a quando innanzi a noi si profila una linea d'ombra, ad avvertirci che bisogna dIre addio anche al paese della gioventù.Questo è il periodo della vita in cui è più facile sopraggiungano i momenti che ho detto. Che momenti? Be', momenti di noia, di stanchezza, d'insoddisfazione. Momenti d'avventatezza. Voglio dire momenti in cui, chi è ancora giovane, si trova a commettere azioni avventate, come ad esempio sposarsi all'improvviso o abbandonare senza un motivo un posto di lavoro.Questa non è la storia di un matrimonio. Non mi andò poi così male. Per quanto avventata, la mia azione fu piuttosto qualcosa come un divorzio, quasi una diserzione. Senz'alcuna ragione comprensibile alla luce del buon senso, abbandonai il posto di lavoro - sbaraccai la mia cuccetta - lasciai una nave di cui il peggio che si poteva dire è che era una nave a vapore, e dunque forse non degna della cieca lealtà che... Ma è inutile adesso voler abbellire ciò che io stesso all'epoca sospettai fosse soltanto un capriccio.Fu in un porto d'Oriente. D'Oriente era la nave, in quanto apparteneva a quel porto. Commerciava tra le scure isole d'un mare azzurro solcato da scogliere, col rosso vessillo mercantile sulla corona di poppa, e sull'albero maestro una bandiera di compagnia, parimenti rossa, ma con orlo verde e bianca mezzaluna al centro. Infatti il suo armatore era un arabo, e per giunta un capo. Da cui il verde orlo della bandiera. Era costui il capo di una grande casata di Arabi degli Stretti, ma a Est del canale di Suez non si trovava suddito più fedele del composito impero britannico. La politica mondiale non lo toccava né punto né poco, godendo egli bensì d'un forte e oscuro potere tra la sua gente.Ma poco a noi importava chi fosse l'armatore di quella nave. Egli aveva dovuto impiegare dei bianchi al suo servizio, per i compiti di navigazione, e molti di questi si erano congedati senza averlo visto manco una volta. Io stesso lo vidi una volta soltanto, del tutto casualmente su un molo: un vecchietto scuro, cieco d'un occhio, con candida casacca e pantofole gialle. Una folla di pellegrini malesi, cui aveva concesso favori in forma di cibo o denaro, si lanciava a baciargli la mano. Mi dissero che spandeva le sue elemosine a destra e a manca, fino a coprire quasi tutto l'Arcipelago. Infatti non è forse scritto che "L'uomo caritatevole è amico di Allah"?Ottimo (e pittoresco) armatore con cui si poteva star tranquilli, ottima nave scozzese - perché tale era dalla chiglia in su - ottima imbarcazione, facile da tener pulita, maneggevole sotto ogni aspetto, e salvo per la faccenda della propulsione a vapore, degna d'affetto in modo assoluto, ancora oggi la venero con profondo rispetto per la sua memoria. Quanto al genere di commerci cui era adibita e ai miei compagni, se un mago benefico mi avesse concesso di scegliere una vita e degli uomini di mio gradimento, non avrebbe potuto toccarmi di meglio.E all'improvviso abbandonai tutto questo. L'abbandonai alla maniera di un uccello che, senza logica per noi, se ne va da un comodo ramo. Fu come se, pur senza rendermene conto, avessi udito un sussurro o visto qualcosa. (Joseph Conrad, "La linea d'ombra", Mondadori) In base a quanto riportato nel brano, che cosa NON si può dire dell'armatore? |
RISPOSTA   Leggere il brano e rispondere a ogni quesito solo in base alle informazioni contenute (esplicitamente oimplicitamente) nel brano e non in base a quanto il candidato eventualmente conosca sull'argomento. Sul sito dell'Fbi la foto di Osama Bin Laden compare ancora con la scritta su sfondo rosso “deceduto"; adesso gli uomini da prendere sono un centinaio, divisi in undici liste: la prima elenca i criminali più pericolosi, l'ultima quelli che hanno commesso reati finanziari. Nelle ore dell'allerta attentati - lunedì il ministro dell'Interno Maroni ha detto che il rischio è alto, martedì il capo della polizia Manganelli ha elevato i livelli di sicurezza, mercoledì il premier Berlusconi ha riconosciuto che “tutti i Paesi democratici temono ritorsioni" - la lista più importante è quella dei terroristi.Il ministro della Giustizia americano Eric Holder ha detto che, con il materiale sequestrato nella casa di Bin Laden ad Abbottabad, gli Stati Uniti aggiorneranno nelle prossime ore la lista dei più ricercati aggiungendo una serie di nomi alle vecchie conoscenze. (Angela Manganaro - Il Sole 24 Ore) I criminali ricercati: |
RISPOSTA   Leggere il brano e rispondere a ogni quesito solo in base alle informazioni contenute (esplicitamente oimplicitamente) nel brano e non in base a quanto il candidato eventualmente conosca sull'argomento. Tutto concentrato sulla negatività assoluta della condizione umana è il Canto notturno di un pastore errante dell'Asia, in cui il pessimismo di Leopardi si afferma nel suo nucleo più semplice e cristallino, liberato da ogni riferimento a dati storici e a eventi personali. Il canto è affidato a uno dei pastori dell'Asia centrale che, come Leopardi aveva letto in una rivista francese "passano la notte seduti su una pietra a guardare la luna e a improvvisare parole piuttosto tristi su arie che lo sono altrettanto": esso vuole essere così una prova di poesia originaria, prodotta dal colloquio diretto con l'astro lunare, nella solitudine notturna, di una voce non segnata da alcun carattere sociale o storico, espressione di una pura e primitiva essenza "umana". Si susseguono insistenti le domande sul senso dei processi naturali, che chiamano in causa un sapere e un potere ignoti, incommensurabili con la debolezza e l'infelicità dell'uomo, condannato a percorrere un viaggio insensato in un universo indifferente e nemico; ma questo inquieto interrogare è animato anche da un'intensa ricerca di comunicazione con la natura virginea e femminile della luna, con la sua translucida purezza, indifferente ma dolce: c'è come una spinta appassionata a superare la distanza che separa il pastore dall'enigmatico astro, a scoprire un improvviso, affettuoso significato in un universo che tutti i segni rivelano privo di senso.Ma non ci sono risposte, e resiste solo il "tedio", che assale l'uomo anche quando è privo di sofferenze e di desideri, mentre gli animali appaiono sereni nella loro incoscienza: l'ipotesi, appena accennata, che esistano condizioni più felici di quella dell'uomo, è alla fine annullata da quella - più credibile - dell'infelicità universale ("è funesto a chi nasce il dì natale"). (Da: G. Ferroni, "Profilo storico della letteratura italiana") Secondo quanto descritto nel brano, nel “Canto notturno di un pastore errante dell'Asia" lo sguardo che Leopardi getta sulla condizione umana è: |
RISPOSTA   Leggere il brano e rispondere a ogni quesito solo in base alle informazioni contenute (esplicitamente oimplicitamente) nel brano e non in base a quanto il candidato eventualmente conosca sull'argomento. Un evidente presupposto della nostra psicologia popolare è che la gente ha credenze e desideri: noi crediamo che il mondo sia organizzato secondo certe modalità, che noi stessi vogliamo certe cose, che alcune cose contino più di altre ecc.Crediamo (o “sappiamo") che la gente abbia delle credenze non solo riguardo al presente, ma anche riguardo al passato e al futuro, credenze che ci mettono in rapporto con una particolare concezione del tempo: la nostra, non quella dei Talensee di Fortes o dei samoani della Mead. Noi riteniamo inoltre che le nostre credenze dovrebbero possedere una certa coerenza, che le persone non dovrebbero credere (o volere) cose all'apparenza inconciliabili, sebbene il principio di coerenza non sia chiaramente definito. In realtà, riteniamo anche che le credenze e i desideri finiscano con l'assumere una coerenza e un'organizzazione sufficienti a farli definire come “scelte" o “modi di vivere", e tali tratti di coerenza vengono considerati “inclinazioni" che caratterizzano le persone: moglie fedele, padre premuroso, amico leale. Il concetto di persona è esso stesso un concetto costitutivo della nostra psicologia popolare, e, come osserva Charles Taylor, viene attribuito in modo selettivo, e spesso viene negato agli appartenenti a un altro gruppo. (...) La psicologia popolare ammette anche l'esistenza di un mondo esterno a noi, che modifica l'espressione dei nostri desideri e delle nostre credenze. Questo mondo è il contesto nel quale si situano le nostre azioni, e gli stati del mondo possono essere alla base dei nostri desideri e delle nostre credenze, come per Hillary, che scalava l'Everest perché era lì, tanto per citare un caso estremo di offerta che crea la domanda. Ma sappiamo anche che i desideri possono condurci a ritrovare dei significati in contesti in cui altri non li troverebbero. È segno di idiosincrasia, peraltro spiegabile, che alcuni provino piacere ad attraversare il Sahara a piedi o l'Atlantico su una piccola imbarcazione. (J. Bruner, “La ricerca del significato", Bollati Boringhieri) Secondo l'autore del brano, il fatto che alcuni provino piacere ad attraversare il Sahara a piedi: |
RISPOSTA   Leggere il brano e rispondere a ogni quesito solo in base alle informazioni contenute (esplicitamente oimplicitamente) nel brano e non in base a quanto il candidato eventualmente conosca sull'argomento. Una giovane numeraria, nella penombra della sua stanza, si frusta ripetutamente con violenza, e nello stesso momento un gruppo di banchieri nei loro eleganti gessati grigi si stringono attorno a una tomba, in una cripta sotterranea, per saldare con la preghiera il loro patto indissolubile. In un'altra parte del mondo, un ragazzo che ha compiuto la stessa scelta di vita stringe attorno alla propria coscia un cilicio di metallo le cui punte gli trafiggono la carne, e nello stesso istante, in una cerimonia con capi di Stato e di governo, ministri e intellettuali, industriali e finanzieri tra i presenti, un discusso sacerdote spagnolo di nome Josemarìa Escrivà de Balaguer viene fatto santo.In queste immagini così forti e contraddittorie sta tutto il mistero di una realtà che, come un miraggio che appare e scompare, si sottrae alla definizione e all'indagine. Un mondo per molti aspetti sotterraneo, quasi una dimensione parallela, che si affianca a quella conosciuta e visibile. L'Opus Dei, infatti, è segreta come «una setta», eppure alla luce del sole; è misteriosa nei suoi rituali, ma dotata persino di un proprio sito Internet entra, attraverso i suoi uomini, nell'attività di banche, industrie, partiti politici, sebbene sia dedita a opere di carità; viene spesso chiamata in causa quando si verificano clamorosi crac finanziari, tuttavia è sempre in sella quando è di scena il grande capitale. Ottantacinquemila membri in tutto il mondo. Fondata dal sacerdote spagnolo Escrivà de Balaguer nel 1928 e diventata Prelatura personale nel 1983. Una straordinaria capacità di penetrazione negli ambienti che contano, non solo in Europa. Anche negli Stati Uniti, in America Latina e addirittura in India l'Opera va conquistando spazi importanti nei settori strategici della società: economia, mass media, finanza, industria, politica, ricerca scientifica, organizzazioni internazionali. E attraverso una visione del mondo tecnocratica e conservatrice sta letteralmente rivoluzionando una parte sempre più consistente del mondo cattolico. Il successo avuto in particolare negli ultimi venticinque anni è impressionante. Sostenuta con forza da papa Wojtyla - che ha avuto un ruolo centrale nell'ottenimento da parte dell'Opus Dei della Prelatura personale, lo status giuridico che ne fa una "Chiesa nella Chiesa" - l'Opera ha contribuito in maniera decisiva a esprimere anche il nuovo pontefice, Joseph Ratzinger. (da: F. Pinotti, “Opus Dei segreta", Rizzoli, 2011) Nel primo paragrafo del brano l'autore, descrivendo diverse scene, vuole: |
RISPOSTA   Leggere il brano e rispondere a ogni quesito solo in base alle informazioni contenute (esplicitamente oimplicitamente) nel brano e non in base a quanto il candidato eventualmente conosca sull'argomento. Una giovane numeraria, nella penombra della sua stanza, si frusta ripetutamente con violenza, e nello stesso momento un gruppo di banchieri nei loro eleganti gessati grigi si stringono attorno a una tomba, in una cripta sotterranea, per saldare con la preghiera il loro patto indissolubile. In un'altra parte del mondo, un ragazzo che ha compiuto la stessa scelta di vita stringe attorno alla propria coscia un cilicio di metallo le cui punte gli trafiggono la carne, e nello stesso istante, in una cerimonia con capi di Stato e di governo, ministri e intellettuali, industriali e finanzieri tra i presenti, un discusso sacerdote spagnolo di nome Josemarìa Escrivà de Balaguer viene fatto santo.In queste immagini così forti e contraddittorie sta tutto il mistero di una realtà che, come un miraggio che appare e scompare, si sottrae alla definizione e all'indagine. Un mondo per molti aspetti sotterraneo, quasi una dimensione parallela, che si affianca a quella conosciuta e visibile. L'Opus Dei, infatti, è segreta come «una setta», eppure alla luce del sole; è misteriosa nei suoi rituali, ma dotata persino di un proprio sito Internet entra, attraverso i suoi uomini, nell'attività di banche, industrie, partiti politici, sebbene sia dedita a opere di carità; viene spesso chiamata in causa quando si verificano clamorosi crac finanziari, tuttavia è sempre in sella quando è di scena il grande capitale. Ottantacinquemila membri in tutto il mondo. Fondata dal sacerdote spagnolo Escrivà de Balaguer nel 1928 e diventata Prelatura personale nel 1983. Una straordinaria capacità di penetrazione negli ambienti che contano, non solo in Europa. Anche negli Stati Uniti, in America Latina e addirittura in India l'Opera va conquistando spazi importanti nei settori strategici della società: economia, mass media, finanza, industria, politica, ricerca scientifica, organizzazioni internazionali. E attraverso una visione del mondo tecnocratica e conservatrice sta letteralmente rivoluzionando una parte sempre più consistente del mondo cattolico. Il successo avuto in particolare negli ultimi venticinque anni è impressionante. Sostenuta con forza da papa Wojtyla - che ha avuto un ruolo centrale nell'ottenimento da parte dell'Opus Dei della Prelatura personale, lo status giuridico che ne fa una "Chiesa nella Chiesa" - l'Opera ha contribuito in maniera decisiva a esprimere anche il nuovo pontefice, Joseph Ratzinger. (da: F. Pinotti, “Opus Dei segreta", Rizzoli, 2011) Quale delle seguenti affermazioni NON è deducibile dal brano? |
RISPOSTA   Leggere il brano e rispondere a ogni quesito solo in base alle informazioni contenute (esplicitamente oimplicitamente) nel brano e non in base a quanto il candidato eventualmente conosca sull'argomento. Una società che si riferisce a se stessa nella forma del diritto, che si rappresenta come società giuridica - e, cioè, né come società della tradizione né come società religiosa - ha bisogno di un diritto che sia interamente riducibile alla società stessa, che sia cioè rigorosamente immanente e non dipendente da alcuna autorità esterna (la legge divina, la natura umana, la tradizione dei padri). In una società giuridica il diritto non può avere altro fondamento che se stesso, deve potersi auto- fondare. Il problema del fondamento del diritto nella scienza giuridica è solitamente posto in rapporto all'"obbligazione giuridica", alla "vincolatività" del "dover essere giuridico". Da dove nasce il vincolo a osservare uno specifico comportamento? Qual è il fondamento dell'obbligo, della norma che induce ciascuno di noi a questo o a quel comportamento? E qual è, ancora, la ragione per la quale lo approviamo o lo riproviamo? La risposta che il giurista offre a questi, fondamentali, interrogativi reca il segno di un compito "sociale" che la scienza del diritto - come qualunque altro pensiero che si sia dato uno statuto teorico - da tempo si è assegnata. Principalmente quello di istituire il campo della propria riflessione, di costruire il proprio oggetto e i relativi strumenti di elaborazione e di comunicazione (i concetti) in via esclusiva rispetto a pensieri e saperi il cui oggetto sia tale da interferire potenzialmente con il proprio (il sapere economico, il sapere sociale, il sapere storico- filosofico). Interrogandosi sul proprio fondamento, ponendosi, cioè, una "meta-domanda", il diritto erige le barriere a protezione della propria autonomia e del proprio rango teorico. La meta-domanda non viene lasciata al campo della libera appropriazione altrui (filosofia, sociologia, scienze sociali), ma se ne afferma l'appartenenza a pieno titolo all'interrogazione propriamente giuridica. Ma l'esclusiva sulla domanda "quale fonte del diritto?" è anche funzionale all'istituzione di un monopolio fondamentale per la riproduzione del ceto dei giuristi: il monopolio dell'attività di interpretazione della legge, dell'attività cioè e delle operazioni mediante le quali, attraverso la ricostruzione del "senso" e della portata dei comandi normativi, l'ordine astrattamente disegnato dal legislatore diventa concreto assetto dei rapporti fra gli uomini. La risposta agli interrogativi prima prospettati è perciò solo apparentemente una semplice risposta a una domanda. È invece la questione fondamentale per eccellenza della scienza giuridica. Comunemente, nell'epoca moderna, si parte dall'affermazione secondo cui in una comunità sociale coesistono (possono coesistere) diversi sistemi di norme, ciascuno dei quali riconducibile a un diverso criterio di valutazione delle condotte umane. La norma religiosa, la norma morale, la norma di costume o professionale esprimono altrettanti modelli di comportamento e si pongono ciascuna come fonte di un obbligo che il singolo osserva, o rifiuta, perché lo sente perlomeno tale (perché ha fede, perché possiede un'idea di giustizia, perché così la comunità di appartenenza richiede ecc.). Fra tali sistemi di norme, e da ciascuno di essi, la norma giuridica si distinguerebbe per la particolare garanzia di cui essa sola è provvista: la garanzia di poter essere realizzata anche in via coattiva, la garanzia che alla sua eventuale violazione segua una reazione - a sua volta regolata da apposite procedure - tesa a reintegrare e ristabilire l'ordine che essa mirava a realizzare. Il criterio della sanzione (della quale lo Stato è il depositario) emerge come una nota differenziale, esclusiva e indefettibile della regola di diritto. Da taluno si è obiettato - come meglio si vedrà in seguito - che esso non è in grado di spiegare del tutto il fenomeno giuridico: la sanzione non sarebbe, in realtà, che una norma come tutte le altre; la norma che "obbliga" il debitore ad adempiere al proprio debito, ha come "sanzione" la norma che rende l'inadempiente responsabile dei danni derivanti dalla condotta illecita; tale norma ha, poi, come "sanzione" la norma che rende il soggetto responsabile esposto alle azioni esecutive del creditore. Ciononostante tale criterio continua a essere considerato come un criterio distintivo utile, se non indispensabile. E ciò, a ben riflettere, almeno per due buone ragioni. In primo luogo perché la sanzione giuridica della coercizione appare dotata, in una molteplicità di casi, di un elevatissimo grado di percettibilità sociale. Il che consente di argomentare in maniera forte la peculiarità della regola giuridica. In secondo luogo, e conseguentemente, perché tale criterio - seppur non riesca a differenziare il precetto giuridico da altri precetti dal punto di vista formale, cioè della struttura della proposizione normativa (spesso anche le norme di altri settori presentano tendenzialmente una struttura ipotetica: se è A, allora è B) - è quello che assicura meglio di qualunque altro la possibilità di costruire l'autonomia del fenomeno giuridico come fenomeno sociale. E con questa, anche l'autonomia della scienza giuridica dalle altre scienze sociali, segnatamente da quelle che assumono a oggetto altri fenomeni normativi.L'argomento della coercibilità del diritto statuale si combina con quello che ravvisa altresì la peculiarità del fenomeno giuridico nella presenza di uno specifico sistema di fonti di produzione, di altre regole e procedure, cioè, attraverso le quali soltanto è possibile dar vita a regole giuridiche (coercitive). Se, infatti, la valutazione di giuridicità è sempre operata a partire da criteri normativi - posti, dunque, da altre norme -, anche la posizione di una norma deve, per essere "valida", cioè giuridicamente fondata, conformarsi al rispetto di una norma di rango superiore, al rispetto di una norma, insomma, che assuma a oggetto di regolazione, per l'appunto, la posizione delle norme. E solo così il diritto si presenta realmente come autonomo. Si pensi alle norme sul potere legislativo nel nostro ordinamento (norma di rango costituzionale): sono norme il cui rispetto è condizione per la validità formale delle norme deliberate dal Parlamento. Attraverso la regolamentazione giuridica del processo di formazione del diritto, si rende quest'ultimo autonomo e capace di trasformarsi, ma sempre attraverso il filtro della normazione. La disciplina delle fonti (leggi, regolamenti, decreti) del diritto assolve, dunque, alla chiusura del sistema. L'input sociale è sempre mediato. La risposta agli interrogativi formulati all'inizio si comincia in tal modo a delineare, nel suo contenuto, ma anche nei suoi limiti, che è opportuno già in questa sede esplicitare. La costruzione del fenomeno giuridico come fenomeno sociale dotato di caratteri suoi propri e tali da conferirgli autonoma rilevanza, dunque, da una parte contribuisce a emancipare la regola di diritto dalla dipendenza da fonti esterne, naturali o divine, non controllabili da parte degli uomini; così riconducendola nell'ambito delle esperienze della convivenza sociale. Dall'altra, compiuto tale fondamentale passaggio teorico, si imbatte però nei limiti propri di un'argomentazione viziata almeno in parte da circolarità. E infatti, se l'obbligo non scaturisce da una legge naturale, né dalla legge divina, esso non può trovare altro fondamento che una decisione degli uomini che lo hanno posto. Ma a tale decisione, perché possa porsi come fonte vincolante, non può a sua volta non riconoscersi un carattere vincolante. E quest'ultimo non può che scaturire da una precedente decisione fondamentale: quella che stabilisce le regole per la produzione delle regole. Fonte del diritto è solo la volontà della comunità, espressa nelle forme previste, per esempio la legge del Parlamento. Ma le norme che determinano tali forme (per esempio, le norme costituzionali sulle fonti di produzione, sul potere legislativo) sono anch'esse, a loro volta, decisioni della collettività: in forza del rispetto di quali norme? Queste ultime sono giuridicamente fondate? Qual è la decisione che legittima la norma posta al vertice della gerarchia delle fonti? Sta qui il vizio della circolarità. L'obbligo, in definitiva, scaturisce da un altro obbligo, di rango superiore - dirà Kelsen - ma pur sempre tale - diranno i suoi critici -, fino ad arrivare a una norma fondamentale, infondata, semplicemente presupposta. Questo è, dunque, uno dei luoghi oscuri, e spesso oscurati, del diritto moderno: l'enigma della sua auto-fondazione. (Archivio Selexi) Secondo l'autore del brano, l'espressione "società giuridica" indica: |
RISPOSTA   Leggere il brano e rispondere a ogni quesito solo in base alle informazioni contenute (esplicitamente oimplicitamente) nel brano e non in base a quanto il candidato eventualmente conosca sull'argomento. Uscita esangue e traumatizzata da trent'anni di guerra, la Cambogia cerca oggi di ricostruirsi. I problemi attuali, fra cui spiccano l'estrema povertà e una classe politica troppo abituata a gestire con violenza il potere, restano gravi, ma sembrano poca cosa rispetto alla ferocia omicida dei Khmer Rossi, all'invasione vietnamita, o alla guerra civile che ha diviso il Paese fino all'altro ieri.Il compito di ricostruzione è complesso: la Cambogia si ritrova priva di strutture di base, e sia il corpo legislativo, sia il sistema educativo e sanitario, sia l'economia del Paese rappresentano altrettanti "lavori in corso" che cominciano solo ora a uscire dall'emergenza.Tuttavia, il Paese può contare su uno dei maggiori potenziali turistici dell'intera regione: la costa non è sfigurata dalla speculazione immobiliare, e le città offrono un'atmosfera unica, tra i fasti del passato coloniale e gli eccessi odierni da "ultima frontiera" della legalità, che si mescolano all'architettura tradizionale e al profumo degli onnipresenti gelsomini. E in Cambogia si trova il principale tesoro della regione, racchiuso nel parco archeologico di Angkor, dove furono costruite le città imperiali di epoca Khmer, dal IX al XII secolo. Oggi, quello che rimane dell'impero Khmer (che si estendeva su un'area che comprende il Vietnam, il Laos, la Birmania e la Thailandia attuali) sono 400 chilometri quadrati di giungla, dove si trovano circa 1550 templi fra i più seducenti e spettacolari del pianeta, passati dal 1992 sotto protezione dell'Unesco in quanto patrimonio artistico dell'umanità.I templi vennero costruiti in diverse tappe. Fino al XII secolo i sovrani Khmer, induisti, dedicano le loro opere architettoniche a Shiva e a Vishnu. Nel 790 appare Jayavarman II, il quale, riscattatosi dalla dominazione di Giava, stabilisce la capitale ad Angkor e inizia la santificazione dei luoghi, richiamandosi alla divinità Shiva, la cui protezione è sancita con l'edificazione di un tempio in cima a una montagna. Ma è il successore di Jayavarman II, Indravarman (877-889), che getterà le basi della gloria di Angkor, caratterizzata non solo dai templi, ma anche da un sofisticato sistema idraulico che renderà fertilissima e ricca una zona poco favorita dalle condizioni naturali.Con la costruzione di Angkor Wat, cattedrale vishnuita fatta erigere da Suryavarman II (1113-1145), l'architettura dei re Khmer sviluppa uno stile e un'opulenza mai visti prima. Dominata da cinque torri scolpite, Angkor Wat è interamente ricoperta di bassorilievi che rappresentano eleganti apsara (danzatrici celesti), sinuosi naga (serpenti mitologici) e alcune scene del poema epico indiano Ramayana. Vista dall'alto la cattedrale forma un mandala, una rappresentazione del cosmo per lo sguardo esclusivo degli dei. Dopo le delicate torri di Angkor Wat, il massimo momento di gloria architettonica Khmer arriva con la conversione al buddhismo di Jayavarman VII, che, trascinato dalla sua devozione, costruisce più templi di quanto l'impero possa permettersi: nasce la città murata di Angkor Tom (Angkor la Grande). Larghi viali fiancheggiati da animali mitologici portano al centro, dove si trova il Bayon, uno dei monumenti più belli ed enigmatici di Angkor, caratterizzato dalle 54 "torri dei volti", ognuna decorata con quattro imponenti ritratti dal sorriso dolcissimo e misterioso del Buddha Avalokiteshvara.Così, all'apogeo dello splendore architettonico di Angkor corrisponde il declino militare e la prima invasione delle truppe Cham thailandesi. Dopo una seconda invasione, un secolo dopo, la corte Khmer si sposta verso sud, per stabilirsi poi a Phnom Penh, e fino agli inizi del 1900 il territorio consacrato dai re Khmer è in mano thailandese. Durante mezzo millennio il fasto di Angkor resta un ricordo, che si stempera con il passare degli anni. I templi, ricoperti in breve tempo da una giungla fitta, sono meta dei pellegrinaggi dei più devoti, e continuano a essere visitati dai contadini che abitano nella zona e che depositano offerte di fiori, riso e incenso ai piedi delle statue buddhiste.Non di meno dall'epoca del protettorato francese fino a oggi, la storia Khmer e la grandezza artistica di quell'epoca è riscoperta come la base stessa della nazione cambogiana: un passato glorioso tramite il quale credere alle possibilità per il futuro. Oggi le cinque torri di merletti del tempio di Angkor Wat sono divenute il simbolo della Cambogia, riprodotte al centro della bandiera nazionale. (Archivio Selexi) In base a quanto affermato nel brano, Angkor Tom reca l'impronta: |
RISPOSTA   Leggere il brano e rispondere a ogni quesito solo in base alle informazioni contenute (esplicitamente oimplicitamente) nel brano e non in base a quanto il candidato eventualmente conosca sull'argomento. Uscita esangue e traumatizzata da trent'anni di guerra, la Cambogia cerca oggi di ricostruirsi. I problemi attuali, fra cui spiccano l'estrema povertà e una classe politica troppo abituata a gestire con violenza il potere, restano gravi, ma sembrano poca cosa rispetto alla ferocia omicida dei Khmer Rossi, all'invasione vietnamita, o alla guerra civile che ha diviso il Paese fino all'altro ieri.Il compito di ricostruzione è complesso: la Cambogia si ritrova priva di strutture di base, e sia il corpo legislativo, sia il sistema educativo e sanitario, sia l'economia del Paese rappresentano altrettanti "lavori in corso" che cominciano solo ora a uscire dall'emergenza.Tuttavia, il Paese può contare su uno dei maggiori potenziali turistici dell'intera regione: la costa non è sfigurata dalla speculazione immobiliare, e le città offrono un'atmosfera unica, tra i fasti del passato coloniale e gli eccessi odierni da "ultima frontiera" della legalità, che si mescolano all'architettura tradizionale e al profumo degli onnipresenti gelsomini. E in Cambogia si trova il principale tesoro della regione, racchiuso nel parco archeologico di Angkor, dove furono costruite le città imperiali di epoca Khmer, dal IX al XII secolo. Oggi, quello che rimane dell'impero Khmer (che si estendeva su un'area che comprende il Vietnam, il Laos, la Birmania e la Thailandia attuali) sono 400 chilometri quadrati di giungla, dove si trovano circa 1550 templi fra i più seducenti e spettacolari del pianeta, passati dal 1992 sotto protezione dell'Unesco in quanto patrimonio artistico dell'umanità.I templi vennero costruiti in diverse tappe. Fino al XII secolo i sovrani Khmer, induisti, dedicano le loro opere architettoniche a Shiva e a Vishnu. Nel 790 appare Jayavarman II, il quale, riscattatosi dalla dominazione di Giava, stabilisce la capitale ad Angkor e inizia la santificazione dei luoghi, richiamandosi alla divinità Shiva, la cui protezione è sancita con l'edificazione di un tempio in cima a una montagna. Ma è il successore di Jayavarman II, Indravarman (877-889), che getterà le basi della gloria di Angkor, caratterizzata non solo dai templi, ma anche da un sofisticato sistema idraulico che renderà fertilissima e ricca una zona poco favorita dalle condizioni naturali.Con la costruzione di Angkor Wat, cattedrale vishnuita fatta erigere da Suryavarman II (1113-1145), l'architettura dei re Khmer sviluppa uno stile e un'opulenza mai visti prima. Dominata da cinque torri scolpite, Angkor Wat è interamente ricoperta di bassorilievi che rappresentano eleganti apsara (danzatrici celesti), sinuosi naga (serpenti mitologici) e alcune scene del poema epico indiano Ramayana. Vista dall'alto la cattedrale forma un mandala, una rappresentazione del cosmo per lo sguardo esclusivo degli dei. Dopo le delicate torri di Angkor Wat, il massimo momento di gloria architettonica Khmer arriva con la conversione al buddhismo di Jayavarman VII, che, trascinato dalla sua devozione, costruisce più templi di quanto l'impero possa permettersi: nasce la città murata di Angkor Tom (Angkor la Grande). Larghi viali fiancheggiati da animali mitologici portano al centro, dove si trova il Bayon, uno dei monumenti più belli ed enigmatici di Angkor, caratterizzato dalle 54 "torri dei volti", ognuna decorata con quattro imponenti ritratti dal sorriso dolcissimo e misterioso del Buddha Avalokiteshvara.Così, all'apogeo dello splendore architettonico di Angkor corrisponde il declino militare e la prima invasione delle truppe Cham thailandesi. Dopo una seconda invasione, un secolo dopo, la corte Khmer si sposta verso sud, per stabilirsi poi a Phnom Penh, e fino agli inizi del 1900 il territorio consacrato dai re Khmer è in mano thailandese. Durante mezzo millennio il fasto di Angkor resta un ricordo, che si stempera con il passare degli anni. I templi, ricoperti in breve tempo da una giungla fitta, sono meta dei pellegrinaggi dei più devoti, e continuano a essere visitati dai contadini che abitano nella zona e che depositano offerte di fiori, riso e incenso ai piedi delle statue buddhiste.Non di meno dall'epoca del protettorato francese fino a oggi, la storia Khmer e la grandezza artistica di quell'epoca è riscoperta come la base stessa della nazione cambogiana: un passato glorioso tramite il quale credere alle possibilità per il futuro. Oggi le cinque torri di merletti del tempio di Angkor Wat sono divenute il simbolo della Cambogia, riprodotte al centro della bandiera nazionale. (Archivio Selexi) Dal brano è possibile dedurre che l'impero Khmer raggiunse l'apogeo nel secolo: |
RISPOSTA   Leggere il brano e rispondere a ogni quesito solo in base alle informazioni contenute (esplicitamente oimplicitamente) nel brano e non in base a quanto il candidato eventualmente conosca sull'argomento. Uscita esangue e traumatizzata da trent'anni di guerra, la Cambogia cerca oggi di ricostruirsi. I problemi attuali, fra cui spiccano l'estrema povertà e una classe politica troppo abituata a gestire con violenza il potere, restano gravi, ma sembrano poca cosa rispetto alla ferocia omicida dei Khmer Rossi, all'invasione vietnamita, o alla guerra civile che ha diviso il Paese fino all'altro ieri.Il compito di ricostruzione è complesso: la Cambogia si ritrova priva di strutture di base, e sia il corpo legislativo, sia il sistema educativo e sanitario, sia l'economia del Paese rappresentano altrettanti "lavori in corso" che cominciano solo ora a uscire dall'emergenza.Tuttavia, il Paese può contare su uno dei maggiori potenziali turistici dell'intera regione: la costa non è sfigurata dalla speculazione immobiliare, e le città offrono un'atmosfera unica, tra i fasti del passato coloniale e gli eccessi odierni da "ultima frontiera" della legalità, che si mescolano all'architettura tradizionale e al profumo degli onnipresenti gelsomini. E in Cambogia si trova il principale tesoro della regione, racchiuso nel parco archeologico di Angkor, dove furono costruite le città imperiali di epoca Khmer, dal IX al XII secolo. Oggi, quello che rimane dell'impero Khmer (che si estendeva su un'area che comprende il Vietnam, il Laos, la Birmania e la Thailandia attuali) sono 400 chilometri quadrati di giungla, dove si trovano circa 1550 templi fra i più seducenti e spettacolari del pianeta, passati dal 1992 sotto protezione dell'Unesco in quanto patrimonio artistico dell'umanità.I templi vennero costruiti in diverse tappe. Fino al XII secolo i sovrani Khmer, induisti, dedicano le loro opere architettoniche a Shiva e a Vishnu. Nel 790 appare Jayavarman II, il quale, riscattatosi dalla dominazione di Giava, stabilisce la capitale ad Angkor e inizia la santificazione dei luoghi, richiamandosi alla divinità Shiva, la cui protezione è sancita con l'edificazione di un tempio in cima a una montagna. Ma è il successore di Jayavarman II, Indravarman (877-889), che getterà le basi della gloria di Angkor, caratterizzata non solo dai templi, ma anche da un sofisticato sistema idraulico che renderà fertilissima e ricca una zona poco favorita dalle condizioni naturali.Con la costruzione di Angkor Wat, cattedrale vishnuita fatta erigere da Suryavarman II (1113-1145), l'architettura dei re Khmer sviluppa uno stile e un'opulenza mai visti prima. Dominata da cinque torri scolpite, Angkor Wat è interamente ricoperta di bassorilievi che rappresentano eleganti apsara (danzatrici celesti), sinuosi naga (serpenti mitologici) e alcune scene del poema epico indiano Ramayana. Vista dall'alto la cattedrale forma un mandala, una rappresentazione del cosmo per lo sguardo esclusivo degli dei. Dopo le delicate torri di Angkor Wat, il massimo momento di gloria architettonica Khmer arriva con la conversione al buddhismo di Jayavarman VII, che, trascinato dalla sua devozione, costruisce più templi di quanto l'impero possa permettersi: nasce la città murata di Angkor Tom (Angkor la Grande). Larghi viali fiancheggiati da animali mitologici portano al centro, dove si trova il Bayon, uno dei monumenti più belli ed enigmatici di Angkor, caratterizzato dalle 54 "torri dei volti", ognuna decorata con quattro imponenti ritratti dal sorriso dolcissimo e misterioso del Buddha Avalokiteshvara.Così, all'apogeo dello splendore architettonico di Angkor corrisponde il declino militare e la prima invasione delle truppe Cham thailandesi. Dopo una seconda invasione, un secolo dopo, la corte Khmer si sposta verso sud, per stabilirsi poi a Phnom Penh, e fino agli inizi del 1900 il territorio consacrato dai re Khmer è in mano thailandese. Durante mezzo millennio il fasto di Angkor resta un ricordo, che si stempera con il passare degli anni. I templi, ricoperti in breve tempo da una giungla fitta, sono meta dei pellegrinaggi dei più devoti, e continuano a essere visitati dai contadini che abitano nella zona e che depositano offerte di fiori, riso e incenso ai piedi delle statue buddhiste.Non di meno dall'epoca del protettorato francese fino a oggi, la storia Khmer e la grandezza artistica di quell'epoca è riscoperta come la base stessa della nazione cambogiana: un passato glorioso tramite il quale credere alle possibilità per il futuro. Oggi le cinque torri di merletti del tempio di Angkor Wat sono divenute il simbolo della Cambogia, riprodotte al centro della bandiera nazionale. (Archivio Selexi) Dal brano si deduce che i re Khmer costruivano i templi per motivi prettamente: |
RISPOSTA   Leggere il brano e rispondere a ogni quesito solo in base alle informazioni contenute (esplicitamente oimplicitamente) nel brano e non in base a quanto il candidato eventualmente conosca sull'argomento. Vladimir Nabokov nacque il 23 aprile 1899 a San Pietroburgo, al 47 di via Morskaia (attualmente via Herzen), in un ambiente aristocratico liberale e anglofono. Figlio maggiore di una famiglia di cinque ragazzi, Vladimir Nabokov beneficia, con i suoi fratelli e le sue sorelle, di un'educazione trilingue. Questo trilinguismo dell'infanzia sarà determinante per la sua opera di scrittore russo, poi americano. L'autore viaggia al principio del secolo in Europa con i suoi genitori, scopre la passione per i lepidotteri e gli scacchi, la felicità di vivere vicino a una "biblioteca di diecimila opere". Tra il 1911 e il 1917 segue i corsi dell'Istituto Ténichev a San Pietroburgo, e la sua prima opera, una raccolta di poesie stampata in 500 esemplari, comparve a titolo privato nel 1916.La Rivoluzione del 1917 interrompe brutalmente questa infanzia idilliaca. Il padre dell'autore, Vladimir Dimitriévitch Nabokov, eminente giurista e figlio di un anziano ministro della Giustizia, era membro del Partito costituzionale democratico e della prima Duma del 1906 (il primo ed effimero parlamento russo). Oppositore determinato del dispotismo dello zar, aveva conosciuto la prigione nel 1908. Al principio del 1917, fa parte del Governo provvisorio di Kerenski e della nuova Assemblea costituente. La Rivoluzione d'ottobre costringe i Nabokov a rifugiarsi dapprima in Crimea. Il 15 aprile 1919, la famiglia lascia definitivamente la Russia con destinazione Londra.Tra il 1919 e il 1923, Vladimir Nabokov studia letteratura russa e francese a Cambridge (Trinity College). Suo padre, che si è installato a Berlino con il resto della famiglia per dirigere con Hessen il giornale emigrato Roul, è assassinato da fascisti russi nel marzo 1922. È in questo giornale di Berlino, così come nei giornali russi emigrati di Parigi, che Nabokov fa comparire poesie, articoli di critica, traduzioni dal francese o dall'inglese, poi le sue prime novelle ed estratti dei suoi primi romanzi. A partire dal 1923, con la comparsa della sua traduzione russa di Alice nel Paese delle meraviglie, poi dei suoi propri romanzi, in particolare La difesa di Luzin (1930), Camera oscura (1932), La svista (1936) e soprattutto Il dono (1937), Nabokov si impone come il più eccezionale romanziere russo del suo tempo. Residente a Berlino dal 1923 al 1937, l'autore, che ha sposato Vera Evseievna Slonim il 15 aprile 1925, si installa, per fuggire il nazismo, a Parigi all'inizio del 1937, dove alcuni suoi libri sono già stati tradotti in francese.Lo scrivano poliglotta, che firmava le sue opere russe con lo pseudonimo di Sirine, comincia a metamorfizzarsi in uno scrittore in lingua inglese. Dopo aver tradotto, non senza rimaneggiarli, due suoi romanzi russi in inglese, La svista che diviene Disperazione (Londra, 1937) poi Camera oscura ribattezzata Risa nel buio (New York, 1938), Nabokov scrive a Parigi nel 1938 il suo primo romanzo in lingua inglese, La vera vita di Sebastian Knight, che comparirà solo nel 1941, cioè un anno dopo il suo arrivo in America, il 28 maggio 1940. Tutta l'opera di Nabokov sarà ormai scritta in inglese.Nominato professore alla Stanford University nel 1941, accetta successivamente un posto di entomologo al Museo di zoologia comparata di Harvard, tenendo tuttavia lezioni di letteratura al Wellesley College. L'amicizia e il sostegno di Edmund Wilson e di Mary McCarthy, poi dei responsabili del New Yorker, gli permettono di acquisire un ascolto che non aveva mai sperato. Nominato professore di letteratura alla Cornell University nel 1948, tiene lezioni sui grandi maestri europei del romanzo fino al 1959, un anno dopo il successo dello scandalo di Lolita (pubblicato prima in inglese a Parigi, da Olympia Press, nel 1955), che gli permette di vivere grazie alla sua penna e fa scoprire un'opera immensa. (Archivio Selexi) Quale delle seguenti affermazioni circa Vladimir Nabokov è da ritenersi corretta, alla luce di quanto scritto nel brano? |
RISPOSTA   Leggere il brano e rispondere a ogni quesito solo in base alle informazioni contenute (esplicitamente oimplicitamente) nel brano e non in base a quanto il candidato eventualmente conosca sull'argomento. Vladimir Nabokov nacque il 23 aprile 1899 a San Pietroburgo, al 47 di via Morskaia (attualmente via Herzen), in un ambiente aristocratico liberale e anglofono. Figlio maggiore di una famiglia di cinque ragazzi, Vladimir Nabokov beneficia, con i suoi fratelli e le sue sorelle, di un'educazione trilingue. Questo trilinguismo dell'infanzia sarà determinante per la sua opera di scrittore russo, poi americano. L'autore viaggia al principio del secolo in Europa con i suoi genitori, scopre la passione per i lepidotteri e gli scacchi, la felicità di vivere vicino a una "biblioteca di diecimila opere". Tra il 1911 e il 1917 segue i corsi dell'Istituto Ténichev a San Pietroburgo, e la sua prima opera, una raccolta di poesie stampata in 500 esemplari, comparve a titolo privato nel 1916.La Rivoluzione del 1917 interrompe brutalmente questa infanzia idilliaca. Il padre dell'autore, Vladimir Dimitriévitch Nabokov, eminente giurista e figlio di un anziano ministro della Giustizia, era membro del Partito costituzionale democratico e della prima Duma del 1906 (il primo ed effimero parlamento russo). Oppositore determinato del dispotismo dello zar, aveva conosciuto la prigione nel 1908. Al principio del 1917, fa parte del Governo provvisorio di Kerenski e della nuova Assemblea costituente. La Rivoluzione d'ottobre costringe i Nabokov a rifugiarsi dapprima in Crimea. Il 15 aprile 1919, la famiglia lascia definitivamente la Russia con destinazione Londra.Tra il 1919 e il 1923, Vladimir Nabokov studia letteratura russa e francese a Cambridge (Trinity College). Suo padre, che si è installato a Berlino con il resto della famiglia per dirigere con Hessen il giornale emigrato Roul, è assassinato da fascisti russi nel marzo 1922. È in questo giornale di Berlino, così come nei giornali russi emigrati di Parigi, che Nabokov fa comparire poesie, articoli di critica, traduzioni dal francese o dall'inglese, poi le sue prime novelle ed estratti dei suoi primi romanzi. A partire dal 1923, con la comparsa della sua traduzione russa di Alice nel Paese delle meraviglie, poi dei suoi propri romanzi, in particolare La difesa di Luzin (1930), Camera oscura (1932), La svista (1936) e soprattutto Il dono (1937), Nabokov si impone come il più eccezionale romanziere russo del suo tempo. Residente a Berlino dal 1923 al 1937, l'autore, che ha sposato Vera Evseievna Slonim il 15 aprile 1925, si installa, per fuggire il nazismo, a Parigi all'inizio del 1937, dove alcuni suoi libri sono già stati tradotti in francese.Lo scrivano poliglotta, che firmava le sue opere russe con lo pseudonimo di Sirine, comincia a metamorfizzarsi in uno scrittore in lingua inglese. Dopo aver tradotto, non senza rimaneggiarli, due suoi romanzi russi in inglese, La svista che diviene Disperazione (Londra, 1937) poi Camera oscura ribattezzata Risa nel buio (New York, 1938), Nabokov scrive a Parigi nel 1938 il suo primo romanzo in lingua inglese, La vera vita di Sebastian Knight, che comparirà solo nel 1941, cioè un anno dopo il suo arrivo in America, il 28 maggio 1940. Tutta l'opera di Nabokov sarà ormai scritta in inglese.Nominato professore alla Stanford University nel 1941, accetta successivamente un posto di entomologo al Museo di zoologia comparata di Harvard, tenendo tuttavia lezioni di letteratura al Wellesley College. L'amicizia e il sostegno di Edmund Wilson e di Mary McCarthy, poi dei responsabili del New Yorker, gli permettono di acquisire un ascolto che non aveva mai sperato. Nominato professore di letteratura alla Cornell University nel 1948, tiene lezioni sui grandi maestri europei del romanzo fino al 1959, un anno dopo il successo dello scandalo di Lolita (pubblicato prima in inglese a Parigi, da Olympia Press, nel 1955), che gli permette di vivere grazie alla sua penna e fa scoprire un'opera immensa. (Archivio Selexi) Il padre del padre di Nabokov: |
RISPOSTA   Leggere il brano e rispondere a ogni quesito solo in base alle informazioni contenute (esplicitamente oimplicitamente) nel brano e non in base a quanto il candidato eventualmente conosca sull'argomento. Vladimir Nabokov nacque il 23 aprile 1899 a San Pietroburgo, al 47 di via Morskaia (attualmente via Herzen), in un ambiente aristocratico liberale e anglofono. Figlio maggiore di una famiglia di cinque ragazzi, Vladimir Nabokov beneficia, con i suoi fratelli e le sue sorelle, di un'educazione trilingue. Questo trilinguismo dell'infanzia sarà determinante per la sua opera di scrittore russo, poi americano. L'autore viaggia al principio del secolo in Europa con i suoi genitori, scopre la passione per i lepidotteri e gli scacchi, la felicità di vivere vicino a una "biblioteca di diecimila opere". Tra il 1911 e il 1917 segue i corsi dell'Istituto Ténichev a San Pietroburgo, e la sua prima opera, una raccolta di poesie stampata in 500 esemplari, comparve a titolo privato nel 1916.La Rivoluzione del 1917 interrompe brutalmente questa infanzia idilliaca. Il padre dell'autore, Vladimir Dimitriévitch Nabokov, eminente giurista e figlio di un anziano ministro della Giustizia, era membro del Partito costituzionale democratico e della prima Duma del 1906 (il primo ed effimero parlamento russo). Oppositore determinato del dispotismo dello zar, aveva conosciuto la prigione nel 1908. Al principio del 1917, fa parte del Governo provvisorio di Kerenski e della nuova Assemblea costituente. La Rivoluzione d'ottobre costringe i Nabokov a rifugiarsi dapprima in Crimea. Il 15 aprile 1919, la famiglia lascia definitivamente la Russia con destinazione Londra.Tra il 1919 e il 1923, Vladimir Nabokov studia letteratura russa e francese a Cambridge (Trinity College). Suo padre, che si è installato a Berlino con il resto della famiglia per dirigere con Hessen il giornale emigrato Roul, è assassinato da fascisti russi nel marzo 1922. È in questo giornale di Berlino, così come nei giornali russi emigrati di Parigi, che Nabokov fa comparire poesie, articoli di critica, traduzioni dal francese o dall'inglese, poi le sue prime novelle ed estratti dei suoi primi romanzi. A partire dal 1923, con la comparsa della sua traduzione russa di Alice nel Paese delle meraviglie, poi dei suoi propri romanzi, in particolare La difesa di Luzin (1930), Camera oscura (1932), La svista (1936) e soprattutto Il dono (1937), Nabokov si impone come il più eccezionale romanziere russo del suo tempo. Residente a Berlino dal 1923 al 1937, l'autore, che ha sposato Vera Evseievna Slonim il 15 aprile 1925, si installa, per fuggire il nazismo, a Parigi all'inizio del 1937, dove alcuni suoi libri sono già stati tradotti in francese.Lo scrivano poliglotta, che firmava le sue opere russe con lo pseudonimo di Sirine, comincia a metamorfizzarsi in uno scrittore in lingua inglese. Dopo aver tradotto, non senza rimaneggiarli, due suoi romanzi russi in inglese, La svista che diviene Disperazione (Londra, 1937) poi Camera oscura ribattezzata Risa nel buio (New York, 1938), Nabokov scrive a Parigi nel 1938 il suo primo romanzo in lingua inglese, La vera vita di Sebastian Knight, che comparirà solo nel 1941, cioè un anno dopo il suo arrivo in America, il 28 maggio 1940. Tutta l'opera di Nabokov sarà ormai scritta in inglese.Nominato professore alla Stanford University nel 1941, accetta successivamente un posto di entomologo al Museo di zoologia comparata di Harvard, tenendo tuttavia lezioni di letteratura al Wellesley College. L'amicizia e il sostegno di Edmund Wilson e di Mary McCarthy, poi dei responsabili del New Yorker, gli permettono di acquisire un ascolto che non aveva mai sperato. Nominato professore di letteratura alla Cornell University nel 1948, tiene lezioni sui grandi maestri europei del romanzo fino al 1959, un anno dopo il successo dello scandalo di Lolita (pubblicato prima in inglese a Parigi, da Olympia Press, nel 1955), che gli permette di vivere grazie alla sua penna e fa scoprire un'opera immensa. (Archivio Selexi) Quale delle seguenti affermazioni non è concorde con il brano? |
RISPOSTA   Leggere il brano e rispondere a ogni quesito solo in base alle informazioni contenute (esplicitamente oimplicitamente) nel brano e non in base a quanto il candidato eventualmente conosca sull'argomento. [1] Hamilton ammirava sempre più lo spirito di comunità dei suoi ospiti. Lavoro agricolo, costruzione di case, irrigazione e caccia erano questioni che riguardavano tutto il villaggio, nessuno si traeva in disparte, e ognuno dava il suo meglio.Ripensando alle liti e alle invidie alle quali aveva assistito nelle colonie europee, gli venne in mente la vecchia frase: «Noi selvaggi, dopo tutto, siamo uomini migliori». Furono proprio le amorevoli qualità dei suoi amici, che, per qualche giorno, lo trattennero dall'esprimere il desiderio di proseguire il viaggio verso il lago del tabù. Dopo il suo lungo soggiorno in India godeva finalmente della spensieratezza con la quale la maggior parte degli uomini di origine mongola affronta la vita. In India, soprattutto nelle regioni in cui i mesi caldi diventano una tortura, e ricordano il purgatorio, dove la siccità costringe il contadino a un riposo inattivo, ogni lavoro dei campi è fermo e il bestiame assetato continua a smagrire, dove regna una religione che considera la vita di ognuno come la ricompensa o la punizione della vita precedente e fa naufragare in devota mancanza di speranza ogni tentativo di migliorare la propria sorte, dove le inondazioni e la siccità sono una continua minaccia, in breve nella maggior parte del Paese, gli uomini sono devoti a Dio e il destino pesa su di loro come una oscura nube. Certo, anche loro celebrano feste e si concedono alla gioia, ma il tono è smorzato e si viene subito influenzati, in qualità di forestieri, dal loro comportamento.[2] Tutto muta quando nelle regioni settentrionali od orientali s'incontra sulle colline e sulle montagne, che qui formano il confine dell'India, il primo uomo dagli occhi a mandorla e dagli zigomi sporgenti. Nonostante le difficoltà qui la gente è pronta ad approfittare della minima occasione per un festeggiamento gioioso. È come se il loro riso esuberante o per lo meno il loro lieto sorriso aspettassero di scacciare le rughe delle preoccupazioni e dei crucci. (da: "Il bianco Sahib" di Herbert Tichy, Società Editrice Internazionale) La descrizione di un "uomo dagli occhi a mandorla e dagli zigomi sporgenti" (passaggio 2) si riferisce verosimilmente a un: |
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Leggere il brano e rispondere a ogni quesito solo in base alle informazioni contenute (esplicitamente oimplicitamente) nel brano e non in base a quanto il candidato eventualmente conosca sull'argomento. Secondo il Bollettino economico della Banca d'Italia, "il debito delle famiglie, pur continuando a crescere a ritmi elevati, ha rallentato al 10,3% nei dodici mesi terminati nel giugno del 2007.Numeri alla mano, hanno decelerato sia i mutui per l'acquisto di abitazioni (9,5% sui dodici mesi precedenti, contro 12,6% nel dicembre del 2006), sia il credito al consumo (9,9% contro 13%). Nello scorso giugno il rapporto tra debito e reddito disponibile ha quasi raggiunto il 49%, pressoché il 2% in più rispetto alla fine del 2006. Inoltre, gli oneri sostenuti dalle famiglie per il pagamento degli interessi e restituzione del capitale sono saliti al 7,3% del reddito disponibile nei dodici mesi terminati a giugno, quasi mezzo punto in più rispetto a dicembre 2006.In generale, rallentano i prestiti a breve termine, "soprattutto quelli nei confronti di società finanziarie", mentre quelli a medio e lungo termine "sono aumentati per la domanda di fondi per l'acquisto di abitazioni".I finanziamenti bancari alle famiglie italiane continuano a correre, invece, secondo ABI e Assofin, superando i 353 miliardi di euro a giugno 2007, con un aumento di circa il 9% sullo stesso periodo 2006.Nonostante questo trend di crescita, che risulta comune ai principali Paesi europei a esclusione della Germania, l'Italia registra tuttavia un divario dimensionale con i maggiori concorrenti. Confrontando il rapporto tra le consistenze del credito al consumo e il Pil nel 2006, il Bel Paese segna il 5,8%, contro il 7,5% della Francia, il 9,4% della Spagna, il 9,9% della Germania e il 16,5% del Regno Unito. (Archivio Selexi) Quale delle seguenti percentuali è ERRATA?