Tutte le domande del quiz : Ragionamento critico verbaletratto da:Regione Campania Quiz - 2175 posti a tempo indeterminato - Nuovi concorsi per 950 laureati e 1225 diplomati a tempo indeterminato presso vari enti della Regione Campania  Esercitati su questo Quiz  |
| RISPOSTA   I paladini della New Economy stanno già facendo marcia indietro? Dopo la grande abbuffata iniziale, i titoli dot-com, come li chiamano gli iniziati, si sono raffreddati. Ma la grande finanza internazionale continua ad avere fiducia nel futuro del mercato globale di Internet, grazie anche alle promesse delle nuove tecnologie wireless. Il concetto è semplice: permettere al pubblico di accedere alla rete con il telefono cellulare o con un computer palmare, come va di moda dire adesso. L'idea non è nuova, ma finalmente sta per decollare, all'ombra degli investimenti colossali che le compagnie di telecomunicazioni hanno riversato sulle strategie di sviluppo. Fino a oggi, le reti di trasmissione dati hanno incontrato difficoltà dovute a standard incompatibili, interfacce utente inadeguate, tariffe oltraggiose e problemi di allocazione di frequenze. E sono ancora in tempo a imboccare l'infelice strada percorsa dai sistemi di telefonia satellitare. Inoltre, gli attuali sistemi senza fili permettono di trasmettere la miseria di 10 chilobit al secondo, come i peggiori modem di qualche anno fa. Detto ciò, però, anche il più inguaribile degli scettici darebbe una chance di successo al wireless Web. L'opportunità per i mercati è di quelle da non perdere, e c'è chi giura che in pochi anni la velocità di trasmissione aumenterà di un fattore 100. Allora ce ne sarà abbastanza per scaricare dal Web tutto il necessario. E anche il miraggio della New Economy potrebbe finalmente diventare una realtà. Si prevede che in un tempo ragionevole: |
| RISPOSTA   I paladini della New Economy stanno già facendo marcia indietro? Dopo la grande abbuffata iniziale, i titoli dot-com, come li chiamano gli iniziati, si sono raffreddati. Ma la grande finanza internazionale continua ad avere fiducia nel futuro del mercato globale di Internet, grazie anche alle promesse delle nuove tecnologie wireless. Il concetto è semplice: permettere al pubblico di accedere alla rete con il telefono cellulare o con un computer palmare, come va di moda dire adesso. L'idea non è nuova, ma finalmente sta per decollare, all'ombra degli investimenti colossali che le compagnie di telecomunicazioni hanno riversato sulle strategie di sviluppo. Fino a oggi, le reti di trasmissione dati hanno incontrato difficoltà dovute a standard incompatibili, interfacce utente inadeguate, tariffe oltraggiose e problemi di allocazione di frequenze. E sono ancora in tempo a imboccare l'infelice strada percorsa dai sistemi di telefonia satellitare. Inoltre, gli attuali sistemi senza fili permettono di trasmettere la miseria di 10 chilobit al secondo, come i peggiori modem di qualche anno fa. Detto ciò, però, anche il più inguaribile degli scettici darebbe una chance di successo al wireless Web. L'opportunità per i mercati è di quelle da non perdere, e c'è chi giura che in pochi anni la velocità di trasmissione aumenterà di un fattore 100. Allora ce ne sarà abbastanza per scaricare dal Web tutto il necessario. E anche il miraggio della New Economy potrebbe finalmente diventare una realtà. I titoli legati alla New Economy: |
RISPOSTA   I paladini della New Economy stanno già facendo marcia indietro? Dopo la grande abbuffata iniziale, i titoli dot-com, come li chiamano gli iniziati, si sono raffreddati. Ma la grande finanza internazionale continua ad avere fiducia nel futuro del mercato globale di Internet, grazie anche alle promesse delle nuove tecnologie wireless. Il concetto è semplice: permettere al pubblico di accedere alla rete con il telefono cellulare o con un computer palmare, come va di moda dire adesso. L'idea non è nuova, ma finalmente sta per decollare, all'ombra degli investimenti colossali che le compagnie di telecomunicazioni hanno riversato sulle strategie di sviluppo. Fino a oggi, le reti di trasmissione dati hanno incontrato difficoltà dovute a standard incompatibili, interfacce utente inadeguate, tariffe oltraggiose e problemi di allocazione di frequenze. E sono ancora in tempo a imboccare l'infelice strada percorsa dai sistemi di telefonia satellitare. Inoltre, gli attuali sistemi senza fili permettono di trasmettere la miseria di 10 chilobit al secondo, come i peggiori modem di qualche anno fa. Detto ciò, però, anche il più inguaribile degli scettici darebbe una chance di successo al wireless Web. L'opportunità per i mercati è di quelle da non perdere, e c'è chi giura che in pochi anni la velocità di trasmissione aumenterà di un fattore 100. Allora ce ne sarà abbastanza per scaricare dal Web tutto il necessario. E anche il miraggio della New Economy potrebbe finalmente diventare una realtà. Le reti di trasmissione dati hanno avuto fino ad oggi notevoli problemi: |
| RISPOSTA   I paladini della New Economy stanno già facendo marcia indietro? Dopo la grande abbuffata iniziale, i titoli dot-com, come li chiamano gli iniziati, si sono raffreddati. Ma la grande finanza internazionale continua ad avere fiducia nel futuro del mercato globale di Internet, grazie anche alle promesse delle nuove tecnologie wireless. Il concetto è semplice: permettere al pubblico di accedere alla rete con il telefono cellulare o con un computer palmare, come va di moda dire adesso. L'idea non è nuova, ma finalmente sta per decollare, all'ombra degli investimenti colossali che le compagnie di telecomunicazioni hanno riversato sulle strategie di sviluppo. Fino a oggi, le reti di trasmissione dati hanno incontrato difficoltà dovute a standard incompatibili, interfacce utente inadeguate, tariffe oltraggiose e problemi di allocazione di frequenze. E sono ancora in tempo a imboccare l'infelice strada percorsa dai sistemi di telefonia satellitare. Inoltre, gli attuali sistemi senza fili permettono di trasmettere la miseria di 10 chilobit al secondo, come i peggiori modem di qualche anno fa. Detto ciò, però, anche il più inguaribile degli scettici darebbe una chance di successo al wireless Web. L'opportunità per i mercati è di quelle da non perdere, e c'è chi giura che in pochi anni la velocità di trasmissione aumenterà di un fattore 100. Allora ce ne sarà abbastanza per scaricare dal Web tutto il necessario. E anche il miraggio della New Economy potrebbe finalmente diventare una realtà. La tecnologia che permette l'utilizzo del web senza fili: |
| RISPOSTA   I paladini della New Economy stanno già facendo marcia indietro? Dopo la grande abbuffata iniziale, i titoli dot-com, come li chiamano gli iniziati, si sono raffreddati. Ma la grande finanza internazionale continua ad avere fiducia nel futuro del mercato globale di Internet, grazie anche alle promesse delle nuove tecnologie wireless. Il concetto è semplice: permettere al pubblico di accedere alla rete con il telefono cellulare o con un computer palmare, come va di moda dire adesso. L'idea non è nuova, ma finalmente sta per decollare, all'ombra degli investimenti colossali che le compagnie di telecomunicazioni hanno riversato sulle strategie di sviluppo. Fino a oggi, le reti di trasmissione dati hanno incontrato difficoltà dovute a standard incompatibili, interfacce utente inadeguate, tariffe oltraggiose e problemi di allocazione di frequenze. E sono ancora in tempo a imboccare l'infelice strada percorsa dai sistemi di telefonia satellitare. Inoltre, gli attuali sistemi senza fili permettono di trasmettere la miseria di 10 chilobit al secondo, come i peggiori modem di qualche anno fa. Detto ciò, però, anche il più inguaribile degli scettici darebbe una chance di successo al wireless Web. L'opportunità per i mercati è di quelle da non perdere, e c'è chi giura che in pochi anni la velocità di trasmissione aumenterà di un fattore 100. Allora ce ne sarà abbastanza per scaricare dal Web tutto il necessario. E anche il miraggio della New Economy potrebbe finalmente diventare una realtà. Il grande limite della tecnologia wireless: |
| RISPOSTA   I paladini della New Economy stanno già facendo marcia indietro? Dopo la grande abbuffata iniziale, i titoli dot-com, come li chiamano gli iniziati, si sono raffreddati. Ma la grande finanza internazionale continua ad avere fiducia nel futuro del mercato globale di Internet, grazie anche alle promesse delle nuove tecnologie wireless. Il concetto è semplice: permettere al pubblico di accedere alla rete con il telefono cellulare o con un computer palmare, come va di moda dire adesso. L'idea non è nuova, ma finalmente sta per decollare, all'ombra degli investimenti colossali che le compagnie di telecomunicazioni hanno riversato sulle strategie di sviluppo. Fino a oggi, le reti di trasmissione dati hanno incontrato difficoltà dovute a standard incompatibili, interfacce utente inadeguate, tariffe oltraggiose e problemi di allocazione di frequenze. E sono ancora in tempo a imboccare l'infelice strada percorsa dai sistemi di telefonia satellitare. Inoltre, gli attuali sistemi senza fili permettono di trasmettere la miseria di 10 chilobit al secondo, come i peggiori modem di qualche anno fa. Detto ciò, però, anche il più inguaribile degli scettici darebbe una chance di successo al wireless Web. L'opportunità per i mercati è di quelle da non perdere, e c'è chi giura che in pochi anni la velocità di trasmissione aumenterà di un fattore 100. Allora ce ne sarà abbastanza per scaricare dal Web tutto il necessario. E anche il miraggio della New Economy potrebbe finalmente diventare una realtà. La telefonia satellitare: |
| RISPOSTA   I paladini della New Economy stanno già facendo marcia indietro? Dopo la grande abbuffata iniziale, i titoli dot-com, come li chiamano gli iniziati, si sono raffreddati. Ma la grande finanza internazionale continua ad avere fiducia nel futuro del mercato globale di Internet, grazie anche alle promesse delle nuove tecnologie wireless. Il concetto è semplice: permettere al pubblico di accedere alla rete con il telefono cellulare o con un computer palmare, come va di moda dire adesso. L'idea non è nuova, ma finalmente sta per decollare, all'ombra degli investimenti colossali che le compagnie di telecomunicazioni hanno riversato sulle strategie di sviluppo. Fino a oggi, le reti di trasmissione dati hanno incontrato difficoltà dovute a standard incompatibili, interfacce utente inadeguate, tariffe oltraggiose e problemi di allocazione di frequenze. E sono ancora in tempo a imboccare l'infelice strada percorsa dai sistemi di telefonia satellitare. Inoltre, gli attuali sistemi senza fili permettono di trasmettere la miseria di 10 chilobit al secondo, come i peggiori modem di qualche anno fa. Detto ciò, però, anche il più inguaribile degli scettici darebbe una chance di successo al wireless Web. L'opportunità per i mercati è di quelle da non perdere, e c'è chi giura che in pochi anni la velocità di trasmissione aumenterà di un fattore 100. Allora ce ne sarà abbastanza per scaricare dal Web tutto il necessario. E anche il miraggio della New Economy potrebbe finalmente diventare una realtà. Il mercato azionario legato ad Internet: |
| RISPOSTA   I paladini della New Economy stanno già facendo marcia indietro? Dopo la grande abbuffata iniziale, i titoli dot-com, come li chiamano gli iniziati, si sono raffreddati. Ma la grande finanza internazionale continua ad avere fiducia nel futuro del mercato globale di Internet, grazie anche alle promesse delle nuove tecnologie wireless. Il concetto è semplice: permettere al pubblico di accedere alla rete con il telefono cellulare o con un computer palmare, come va di moda dire adesso. L'idea non è nuova, ma finalmente sta per decollare, all'ombra degli investimenti colossali che le compagnie di telecomunicazioni hanno riversato sulle strategie di sviluppo. Fino a oggi, le reti di trasmissione dati hanno incontrato difficoltà dovute a standard incompatibili, interfacce utente inadeguate, tariffe oltraggiose e problemi di allocazione di frequenze. E sono ancora in tempo a imboccare l'infelice strada percorsa dai sistemi di telefonia satellitare. Inoltre, gli attuali sistemi senza fili permettono di trasmettere la miseria di 10 chilobit al secondo, come i peggiori modem di qualche anno fa. Detto ciò, però, anche il più inguaribile degli scettici darebbe una chance di successo al wireless Web. L'opportunità per i mercati è di quelle da non perdere, e c'è chi giura che in pochi anni la velocità di trasmissione aumenterà di un fattore 100. Allora ce ne sarà abbastanza per scaricare dal Web tutto il necessario. E anche il miraggio della New Economy potrebbe finalmente diventare una realtà. Nel campo delle reti di trasmissione: |
| RISPOSTA   I recenti segnali di ripresa dell'economia giapponese hanno ridato vigore e interesse anche al mercato borsistico di Tokio. I problemi di un investimento diretto nel mercato borsistico giapponese sono, però, tanti e non irrilevanti: per acquistare dall'estero le azioni delle società del Sol Levante occorre rivolgersi alla propria banca, poiché non è possibile per i non residenti aprire un conto in loco. Le commissioni, dunque, si pagano due volte: al proprio intermediario e al broker locale (che generalmente applica tariffe elevate sulle compravendite azionarie). Anche sulle operazioni online, sulla rete Internet, gravano sia I'ostacolo dell'impossibilità di operare con un conto locale sia il fatto che gli intermediari operano con siti in lingua giapponese. Anche i lotti minimi rappresentano un notevole freno alle possibilità di investimento e sono spesso di entità molto elevata rispetto al valore unitario delle azioni. Una via per puntare su alcuni tra i principali titoli giapponesi è quella di operare sulla Borsa di New York. II principale indice di riferimento del mercato borsistico giapponese è il Nikkei 225 Stock Average. Le società inserite nell'indice appartengono a tutti i settori: dall'alimentare al tessile, dai trasporti alla comunicazione, dal commercio ai servizi. Nell'anno mitico delle Borse internazionali, il 1999, il Nikkei 225 ha messo a segno una notevole crescita. Mentre nei primi mesi del 2000, seguendo I'andamento dei principali mercati finanziari mondiali, anche il Nikkei ha fatto registrare alcuni segni di contrazione. Le previsioni per il futuro sono, però, improntate all'ottimismo: molte importanti aziende della old economy, dopo un periodo di ristrutturazione, sono destinate a risalire la china e nei prossimi due anni si prevede che saranno svincolati 104 miliardi di yen di depositi postali che saranno, in parte, riversati sul mercato azionario nipponico. Chiunque non potesse investire direttamente nel mercato borsistico giapponese potrebbe comunque agire: |
| RISPOSTA   I recenti segnali di ripresa dell'economia giapponese hanno ridato vigore e interesse anche al mercato borsistico di Tokio. I problemi di un investimento diretto nel mercato borsistico giapponese sono, però, tanti e non irrilevanti: per acquistare dall'estero le azioni delle società del Sol Levante occorre rivolgersi alla propria banca, poiché non è possibile per i non residenti aprire un conto in loco. Le commissioni, dunque, si pagano due volte: al proprio intermediario e al broker locale (che generalmente applica tariffe elevate sulle compravendite azionarie). Anche sulle operazioni online, sulla rete Internet, gravano sia I'ostacolo dell'impossibilità di operare con un conto locale sia il fatto che gli intermediari operano con siti in lingua giapponese. Anche i lotti minimi rappresentano un notevole freno alle possibilità di investimento e sono spesso di entità molto elevata rispetto al valore unitario delle azioni. Una via per puntare su alcuni tra i principali titoli giapponesi è quella di operare sulla Borsa di New York. II principale indice di riferimento del mercato borsistico giapponese è il Nikkei 225 Stock Average. Le società inserite nell'indice appartengono a tutti i settori: dall'alimentare al tessile, dai trasporti alla comunicazione, dal commercio ai servizi. Nell'anno mitico delle Borse internazionali, il 1999, il Nikkei 225 ha messo a segno una notevole crescita. Mentre nei primi mesi del 2000, seguendo I'andamento dei principali mercati finanziari mondiali, anche il Nikkei ha fatto registrare alcuni segni di contrazione. Le previsioni per il futuro sono, però, improntate all'ottimismo: molte importanti aziende della old economy, dopo un periodo di ristrutturazione, sono destinate a risalire la china e nei prossimi due anni si prevede che saranno svincolati 104 miliardi di yen di depositi postali che saranno, in parte, riversati sul mercato azionario nipponico. Il Nikkei, nei primi mesi del 2000, ha seguito l'andamento dei principali mercati finanziari mondiali? |
| RISPOSTA   I recenti segnali di ripresa dell'economia giapponese hanno ridato vigore e interesse anche al mercato borsistico di Tokio. I problemi di un investimento diretto nel mercato borsistico giapponese sono, però, tanti e non irrilevanti: per acquistare dall'estero le azioni delle società del Sol Levante occorre rivolgersi alla propria banca, poiché non è possibile per i non residenti aprire un conto in loco. Le commissioni, dunque, si pagano due volte: al proprio intermediario e al broker locale (che generalmente applica tariffe elevate sulle compravendite azionarie). Anche sulle operazioni online, sulla rete Internet, gravano sia I'ostacolo dell'impossibilità di operare con un conto locale sia il fatto che gli intermediari operano con siti in lingua giapponese. Anche i lotti minimi rappresentano un notevole freno alle possibilità di investimento e sono spesso di entità molto elevata rispetto al valore unitario delle azioni. Una via per puntare su alcuni tra i principali titoli giapponesi è quella di operare sulla Borsa di New York. II principale indice di riferimento del mercato borsistico giapponese è il Nikkei 225 Stock Average. Le società inserite nell'indice appartengono a tutti i settori: dall'alimentare al tessile, dai trasporti alla comunicazione, dal commercio ai servizi. Nell'anno mitico delle Borse internazionali, il 1999, il Nikkei 225 ha messo a segno una notevole crescita. Mentre nei primi mesi del 2000, seguendo I'andamento dei principali mercati finanziari mondiali, anche il Nikkei ha fatto registrare alcuni segni di contrazione. Le previsioni per il futuro sono, però, improntate all'ottimismo: molte importanti aziende della old economy, dopo un periodo di ristrutturazione, sono destinate a risalire la china e nei prossimi due anni si prevede che saranno svincolati 104 miliardi di yen di depositi postali che saranno, in parte, riversati sul mercato azionario nipponico. I siti con i quali operano online gli intermediari giapponesi sono: |
RISPOSTA   I recenti segnali di ripresa dell'economia giapponese hanno ridato vigore e interesse anche al mercato borsistico di Tokio. I problemi di un investimento diretto nel mercato borsistico giapponese sono, però, tanti e non irrilevanti: per acquistare dall'estero le azioni delle società del Sol Levante occorre rivolgersi alla propria banca, poiché non è possibile per i non residenti aprire un conto in loco. Le commissioni, dunque, si pagano due volte: al proprio intermediario e al broker locale (che generalmente applica tariffe elevate sulle compravendite azionarie). Anche sulle operazioni online, sulla rete Internet, gravano sia I'ostacolo dell'impossibilità di operare con un conto locale sia il fatto che gli intermediari operano con siti in lingua giapponese. Anche i lotti minimi rappresentano un notevole freno alle possibilità di investimento e sono spesso di entità molto elevata rispetto al valore unitario delle azioni. Una via per puntare su alcuni tra i principali titoli giapponesi è quella di operare sulla Borsa di New York. II principale indice di riferimento del mercato borsistico giapponese è il Nikkei 225 Stock Average. Le società inserite nell'indice appartengono a tutti i settori: dall'alimentare al tessile, dai trasporti alla comunicazione, dal commercio ai servizi. Nell'anno mitico delle Borse internazionali, il 1999, il Nikkei 225 ha messo a segno una notevole crescita. Mentre nei primi mesi del 2000, seguendo I'andamento dei principali mercati finanziari mondiali, anche il Nikkei ha fatto registrare alcuni segni di contrazione. Le previsioni per il futuro sono, però, improntate all'ottimismo: molte importanti aziende della old economy, dopo un periodo di ristrutturazione, sono destinate a risalire la china e nei prossimi due anni si prevede che saranno svincolati 104 miliardi di yen di depositi postali che saranno, in parte, riversati sul mercato azionario nipponico. Per molte importanti aziende della old economy si prevede: |
| RISPOSTA   I recenti segnali di ripresa dell'economia giapponese hanno ridato vigore e interesse anche al mercato borsistico di Tokio. I problemi di un investimento diretto nel mercato borsistico giapponese sono, però, tanti e non irrilevanti: per acquistare dall'estero le azioni delle società del Sol Levante occorre rivolgersi alla propria banca, poiché non è possibile per i non residenti aprire un conto in loco. Le commissioni, dunque, si pagano due volte: al proprio intermediario e al broker locale (che generalmente applica tariffe elevate sulle compravendite azionarie). Anche sulle operazioni online, sulla rete Internet, gravano sia I'ostacolo dell'impossibilità di operare con un conto locale sia il fatto che gli intermediari operano con siti in lingua giapponese. Anche i lotti minimi rappresentano un notevole freno alle possibilità di investimento e sono spesso di entità molto elevata rispetto al valore unitario delle azioni. Una via per puntare su alcuni tra i principali titoli giapponesi è quella di operare sulla Borsa di New York. II principale indice di riferimento del mercato borsistico giapponese è il Nikkei 225 Stock Average. Le società inserite nell'indice appartengono a tutti i settori: dall'alimentare al tessile, dai trasporti alla comunicazione, dal commercio ai servizi. Nell'anno mitico delle Borse internazionali, il 1999, il Nikkei 225 ha messo a segno una notevole crescita. Mentre nei primi mesi del 2000, seguendo I'andamento dei principali mercati finanziari mondiali, anche il Nikkei ha fatto registrare alcuni segni di contrazione. Le previsioni per il futuro sono, però, improntate all'ottimismo: molte importanti aziende della old economy, dopo un periodo di ristrutturazione, sono destinate a risalire la china e nei prossimi due anni si prevede che saranno svincolati 104 miliardi di yen di depositi postali che saranno, in parte, riversati sul mercato azionario nipponico. Chi non possiede un conto in loco può operare sul mercato borsistico giapponese? |
| RISPOSTA   I recenti segnali di ripresa dell'economia giapponese hanno ridato vigore e interesse anche al mercato borsistico di Tokio. I problemi di un investimento diretto nel mercato borsistico giapponese sono, però, tanti e non irrilevanti: per acquistare dall'estero le azioni delle società del Sol Levante occorre rivolgersi alla propria banca, poiché non è possibile per i non residenti aprire un conto in loco. Le commissioni, dunque, si pagano due volte: al proprio intermediario e al broker locale (che generalmente applica tariffe elevate sulle compravendite azionarie). Anche sulle operazioni online, sulla rete Internet, gravano sia I'ostacolo dell'impossibilità di operare con un conto locale sia il fatto che gli intermediari operano con siti in lingua giapponese. Anche i lotti minimi rappresentano un notevole freno alle possibilità di investimento e sono spesso di entità molto elevata rispetto al valore unitario delle azioni. Una via per puntare su alcuni tra i principali titoli giapponesi è quella di operare sulla Borsa di New York. II principale indice di riferimento del mercato borsistico giapponese è il Nikkei 225 Stock Average. Le società inserite nell'indice appartengono a tutti i settori: dall'alimentare al tessile, dai trasporti alla comunicazione, dal commercio ai servizi. Nell'anno mitico delle Borse internazionali, il 1999, il Nikkei 225 ha messo a segno una notevole crescita. Mentre nei primi mesi del 2000, seguendo I'andamento dei principali mercati finanziari mondiali, anche il Nikkei ha fatto registrare alcuni segni di contrazione. Le previsioni per il futuro sono, però, improntate all'ottimismo: molte importanti aziende della old economy, dopo un periodo di ristrutturazione, sono destinate a risalire la china e nei prossimi due anni si prevede che saranno svincolati 104 miliardi di yen di depositi postali che saranno, in parte, riversati sul mercato azionario nipponico. Aprire un conto in banca in giappone è: |
| RISPOSTA   I recenti segnali di ripresa dell'economia giapponese hanno ridato vigore e interesse anche al mercato borsistico di Tokio. I problemi di un investimento diretto nel mercato borsistico giapponese sono, però, tanti e non irrilevanti: per acquistare dall'estero le azioni delle società del Sol Levante occorre rivolgersi alla propria banca, poiché non è possibile per i non residenti aprire un conto in loco. Le commissioni, dunque, si pagano due volte: al proprio intermediario e al broker locale (che generalmente applica tariffe elevate sulle compravendite azionarie). Anche sulle operazioni online, sulla rete Internet, gravano sia I'ostacolo dell'impossibilità di operare con un conto locale sia il fatto che gli intermediari operano con siti in lingua giapponese. Anche i lotti minimi rappresentano un notevole freno alle possibilità di investimento e sono spesso di entità molto elevata rispetto al valore unitario delle azioni. Una via per puntare su alcuni tra i principali titoli giapponesi è quella di operare sulla Borsa di New York. II principale indice di riferimento del mercato borsistico giapponese è il Nikkei 225 Stock Average. Le società inserite nell'indice appartengono a tutti i settori: dall'alimentare al tessile, dai trasporti alla comunicazione, dal commercio ai servizi. Nell'anno mitico delle Borse internazionali, il 1999, il Nikkei 225 ha messo a segno una notevole crescita. Mentre nei primi mesi del 2000, seguendo I'andamento dei principali mercati finanziari mondiali, anche il Nikkei ha fatto registrare alcuni segni di contrazione. Le previsioni per il futuro sono, però, improntate all'ottimismo: molte importanti aziende della old economy, dopo un periodo di ristrutturazione, sono destinate a risalire la china e nei prossimi due anni si prevede che saranno svincolati 104 miliardi di yen di depositi postali che saranno, in parte, riversati sul mercato azionario nipponico. E' previsto che nei prossimi due anni saranno riversati sul mercato azionario giapponese fondi provenienti: |
| RISPOSTA   I recenti segnali di ripresa dell'economia giapponese hanno ridato vigore e interesse anche al mercato borsistico di Tokio. I problemi di un investimento diretto nel mercato borsistico giapponese sono, però, tanti e non irrilevanti: per acquistare dall'estero le azioni delle società del Sol Levante occorre rivolgersi alla propria banca, poiché non è possibile per i non residenti aprire un conto in loco. Le commissioni, dunque, si pagano due volte: al proprio intermediario e al broker locale (che generalmente applica tariffe elevate sulle compravendite azionarie). Anche sulle operazioni online, sulla rete Internet, gravano sia I'ostacolo dell'impossibilità di operare con un conto locale sia il fatto che gli intermediari operano con siti in lingua giapponese. Anche i lotti minimi rappresentano un notevole freno alle possibilità di investimento e sono spesso di entità molto elevata rispetto al valore unitario delle azioni. Una via per puntare su alcuni tra i principali titoli giapponesi è quella di operare sulla Borsa di New York. II principale indice di riferimento del mercato borsistico giapponese è il Nikkei 225 Stock Average. Le società inserite nell'indice appartengono a tutti i settori: dall'alimentare al tessile, dai trasporti alla comunicazione, dal commercio ai servizi. Nell'anno mitico delle Borse internazionali, il 1999, il Nikkei 225 ha messo a segno una notevole crescita. Mentre nei primi mesi del 2000, seguendo I'andamento dei principali mercati finanziari mondiali, anche il Nikkei ha fatto registrare alcuni segni di contrazione. Le previsioni per il futuro sono, però, improntate all'ottimismo: molte importanti aziende della old economy, dopo un periodo di ristrutturazione, sono destinate a risalire la china e nei prossimi due anni si prevede che saranno svincolati 104 miliardi di yen di depositi postali che saranno, in parte, riversati sul mercato azionario nipponico. Quali tipi di società sono inserite nel principale indice di riferimento del mercato giapponese? |
| RISPOSTA   I tassi di interesse applicati dalle banche sui mutui ipotecari sono finalmente scesi sotto il 5 per cento, sfondando un'importante barriera per i bilanci delle famiglie. Una svolta positiva perché permette a molti risparmiatori di avvicinarsi all'acquisto della prima casa. I mutui oggi sono sempre più complessi e non ci si deve fermare al tasso applicato alle rate iniziali, ma bisogna calcolarlo a regime. L'interesse all'entrata, infatti, può essere anche di oltre un punto percentuale inferiore a quello che effettivamente si pagherà negli anni successivi. Questa differenza è strutturale nei tassi cosiddetti misti: si paga meno del 5 per cento fisso per i primi 12 o 24 mesi e poi il calcolo degli interessi cambia, può diventare variabile, legato ad un parametro di mercato, o restare fisso, ma determinato in modo diverso. Bisogna inoltre fare attenzione ai tassi indicizzati alle valute estere che non confluiranno nell'euro. Un mutuo ancorato al franco svizzero potrebbe diventare più oneroso se l'euro si rivelerà una valuta debole. In generale, il tasso fisso consente una programmazione precisa dell'esborso di denaro nel tempo. Con il rischio di rimetterci se i tassi d'interesse scendono e il vantaggio di guadagnarci se al contrario salgono. Il tasso variabile, invece, ha un andamento non programmabile, legato ai tassi di mercato. I tassi d'interesse variabili sono: |
| RISPOSTA   I tassi di interesse applicati dalle banche sui mutui ipotecari sono finalmente scesi sotto il 5 per cento, sfondando un'importante barriera per i bilanci delle famiglie. Una svolta positiva perché permette a molti risparmiatori di avvicinarsi all'acquisto della prima casa. I mutui oggi sono sempre più complessi e non ci si deve fermare al tasso applicato alle rate iniziali, ma bisogna calcolarlo a regime. L'interesse all'entrata, infatti, può essere anche di oltre un punto percentuale inferiore a quello che effettivamente si pagherà negli anni successivi. Questa differenza è strutturale nei tassi cosiddetti misti: si paga meno del 5 per cento fisso per i primi 12 o 24 mesi e poi il calcolo degli interessi cambia, può diventare variabile, legato ad un parametro di mercato, o restare fisso, ma determinato in modo diverso. Bisogna inoltre fare attenzione ai tassi indicizzati alle valute estere che non confluiranno nell'euro. Un mutuo ancorato al franco svizzero potrebbe diventare più oneroso se l'euro si rivelerà una valuta debole. In generale, il tasso fisso consente una programmazione precisa dell'esborso di denaro nel tempo. Con il rischio di rimetterci se i tassi d'interesse scendono e il vantaggio di guadagnarci se al contrario salgono. Il tasso variabile, invece, ha un andamento non programmabile, legato ai tassi di mercato. Molti risparmiatori possono oggi avvicinarsi all'acquisto della prima casa perché: |
| RISPOSTA   I tassi di interesse applicati dalle banche sui mutui ipotecari sono finalmente scesi sotto il 5 per cento, sfondando un'importante barriera per i bilanci delle famiglie. Una svolta positiva perché permette a molti risparmiatori di avvicinarsi all'acquisto della prima casa. I mutui oggi sono sempre più complessi e non ci si deve fermare al tasso applicato alle rate iniziali, ma bisogna calcolarlo a regime. L'interesse all'entrata, infatti, può essere anche di oltre un punto percentuale inferiore a quello che effettivamente si pagherà negli anni successivi. Questa differenza è strutturale nei tassi cosiddetti misti: si paga meno del 5 per cento fisso per i primi 12 o 24 mesi e poi il calcolo degli interessi cambia, può diventare variabile, legato ad un parametro di mercato, o restare fisso, ma determinato in modo diverso. Bisogna inoltre fare attenzione ai tassi indicizzati alle valute estere che non confluiranno nell'euro. Un mutuo ancorato al franco svizzero potrebbe diventare più oneroso se l'euro si rivelerà una valuta debole. In generale, il tasso fisso consente una programmazione precisa dell'esborso di denaro nel tempo. Con il rischio di rimetterci se i tassi d'interesse scendono e il vantaggio di guadagnarci se al contrario salgono. Il tasso variabile, invece, ha un andamento non programmabile, legato ai tassi di mercato. I tassi misti sono fissi per un primo periodo e poi: |
| RISPOSTA   I tassi di interesse applicati dalle banche sui mutui ipotecari sono finalmente scesi sotto il 5 per cento, sfondando un'importante barriera per i bilanci delle famiglie. Una svolta positiva perché permette a molti risparmiatori di avvicinarsi all'acquisto della prima casa. I mutui oggi sono sempre più complessi e non ci si deve fermare al tasso applicato alle rate iniziali, ma bisogna calcolarlo a regime. L'interesse all'entrata, infatti, può essere anche di oltre un punto percentuale inferiore a quello che effettivamente si pagherà negli anni successivi. Questa differenza è strutturale nei tassi cosiddetti misti: si paga meno del 5 per cento fisso per i primi 12 o 24 mesi e poi il calcolo degli interessi cambia, può diventare variabile, legato ad un parametro di mercato, o restare fisso, ma determinato in modo diverso. Bisogna inoltre fare attenzione ai tassi indicizzati alle valute estere che non confluiranno nell'euro. Un mutuo ancorato al franco svizzero potrebbe diventare più oneroso se l'euro si rivelerà una valuta debole. In generale, il tasso fisso consente una programmazione precisa dell'esborso di denaro nel tempo. Con il rischio di rimetterci se i tassi d'interesse scendono e il vantaggio di guadagnarci se al contrario salgono. Il tasso variabile, invece, ha un andamento non programmabile, legato ai tassi di mercato. La concessione, da parte delle banche, di mutui ipotecari con tassi d'interesse più bassi ha permesso a molte persone di: |
|
 Esercitati su questo Quiz  |
Cerca
CONCORSI NELLE PROVINCE
Agrigento Alessandria Ancona Aosta Arezzo Ascoli Piceno Asti Avellino Bari Barletta Andria Trani Belluno Benevento Bergamo Biella Bologna Bolzano Brescia Brindisi Cagliari Caltanissetta Campobasso Carbonia Iglesias Caserta Catania Catanzaro Chieti Como Cosenza Cremona Crotone Cuneo Enna Fermo Ferrara Firenze Foggia Forli Cesena Frosinone Genova Gorizia Grosseto Imperia Isernia La Spezia L'Aquila Latina Lecce Lecco Livorno Lodi Lucca Macerata Mantova Massa Carrara Matera Messina Milano Modena Monza e della Brianza Napoli Novara Nuoro Olbia Tempio Oristano Padova Palermo Parma Pavia Perugia Pesaro e Urbino Pescara Piacenza Pisa Pistoia Pordenone Potenza Prato Ragusa Ravenna Reggio Calabria Reggio Emilia Rieti Rimini Roma Rovigo Salerno Medio Campidano Sassari Savona Siena Siracusa Sondrio Taranto Teramo Terni Torino Ogliastra Trapani Trento Treviso Trieste Udine Varese Venezia Verbano Cusio Ossola Vercelli Verona Vibo Valentia Vicenza Viterbo

I paladini della New Economy stanno già facendo marcia indietro? Dopo la grande abbuffata iniziale, i titoli dot-com, come li chiamano gli iniziati, si sono raffreddati. Ma la grande finanza internazionale continua ad avere fiducia nel futuro del mercato globale di Internet, grazie anche alle promesse delle nuove tecnologie wireless. Il concetto è semplice: permettere al pubblico di accedere alla rete con il telefono cellulare o con un computer palmare, come va di moda dire adesso. L'idea non è nuova, ma finalmente sta per decollare, all'ombra degli investimenti colossali che le compagnie di telecomunicazioni hanno riversato sulle strategie di sviluppo. Fino a oggi, le reti di trasmissione dati hanno incontrato difficoltà dovute a standard incompatibili, interfacce utente inadeguate, tariffe oltraggiose e problemi di allocazione di frequenze. E sono ancora in tempo a imboccare l'infelice strada percorsa dai sistemi di telefonia satellitare. Inoltre, gli attuali sistemi senza fili permettono di trasmettere la miseria di 10 chilobit al secondo, come i peggiori modem di qualche anno fa. Detto ciò, però, anche il più inguaribile degli scettici darebbe una chance di successo al wireless Web. L'opportunità per i mercati è di quelle da non perdere, e c'è chi giura che in pochi anni la velocità di trasmissione aumenterà di un fattore 100. Allora ce ne sarà abbastanza per scaricare dal Web tutto il necessario. E anche il miraggio della New Economy potrebbe finalmente diventare una realtà. Le reti di trasmissione dati hanno avuto fino ad oggi notevoli problemi:
I recenti segnali di ripresa dell'economia giapponese hanno ridato vigore e interesse anche al mercato borsistico di Tokio. I problemi di un investimento diretto nel mercato borsistico giapponese sono, però, tanti e non irrilevanti: per acquistare dall'estero le azioni delle società del Sol Levante occorre rivolgersi alla propria banca, poiché non è possibile per i non residenti aprire un conto in loco. Le commissioni, dunque, si pagano due volte: al proprio intermediario e al broker locale (che generalmente applica tariffe elevate sulle compravendite azionarie). Anche sulle operazioni online, sulla rete Internet, gravano sia I'ostacolo dell'impossibilità di operare con un conto locale sia il fatto che gli intermediari operano con siti in lingua giapponese. Anche i lotti minimi rappresentano un notevole freno alle possibilità di investimento e sono spesso di entità molto elevata rispetto al valore unitario delle azioni. Una via per puntare su alcuni tra i principali titoli giapponesi è quella di operare sulla Borsa di New York. II principale indice di riferimento del mercato borsistico giapponese è il Nikkei 225 Stock Average. Le società inserite nell'indice appartengono a tutti i settori: dall'alimentare al tessile, dai trasporti alla comunicazione, dal commercio ai servizi. Nell'anno mitico delle Borse internazionali, il 1999, il Nikkei 225 ha messo a segno una notevole crescita. Mentre nei primi mesi del 2000, seguendo I'andamento dei principali mercati finanziari mondiali, anche il Nikkei ha fatto registrare alcuni segni di contrazione. Le previsioni per il futuro sono, però, improntate all'ottimismo: molte importanti aziende della old economy, dopo un periodo di ristrutturazione, sono destinate a risalire la china e nei prossimi due anni si prevede che saranno svincolati 104 miliardi di yen di depositi postali che saranno, in parte, riversati sul mercato azionario nipponico. Per molte importanti aziende della old economy si prevede: