Tutte le domande del quiz : Ragionamento critico verbaletratto da:Comune di Napoli / RIPAM Quiz - Concorso pubblico per il reclutamento di 94 istruttori socio-educativi (categoria C, posizione economica C1, codice concorso ISE/NAE)  Esercitati su questo Quiz  |
| RISPOSTA   Lo strato che si trova al di sotto degli strati rocciosi sul fondo dell'oceano potrebbe costituire il più grande serbatoio biologico esistente, potendo teoricamente ospitare più organismi di quanto non facciano tutti gli habitat marini messi insieme. Per cercare prove a sostegno di questa suggestiva ipotesi, è stata allestita una nave da ricerca, la G. Thompson, equipaggiata con un robot sommergibile, Jason, sospeso a un fascio di cavi elettrici e fibre ottiche. Jason è in grado di compiere molte delicate operazioni sul fondo dell'oceano, grazie al suo braccio in alluminio dotato di una «mano» a quattro artigli. Tutte le operazioni sono visualizzate per mezzo di una telecamera. Finora, forme di vita come batteri solforiduttori, vermi tubuliformi o granchi predatori erano state rinvenute sul fondo oceanico in corrispondenza di sorgenti calde emesse da una sorta di camini rocciosi chiamati «fumatori neri». Questa spedizione è invece alla ricerca di forme di vita in sorgenti calde prodotte artificialmente, in punti dove il calore proveniente dal basso fa fuoriuscire acqua da fratture della roccia. Si dovrebbe così riuscire a campionare l'acqua che si trova nelle fessure interne alla crosta oceanica. A questo scopo, nel 1998 alcune colonne di plastica contenenti speciali filtri destinati a intrappolare cellule, DNA o altre tracce di vita, sono state collocate sul fondo dell'Oceano Pacifico. Le colonne sono dotate di sensori elettronici per misurare la temperatura e il flusso dell'acqua, parametri utili a determinare se sussistano o meno le condizioni idonee alla vita. Uno degli obiettivi della missione della G. Thompson: |
| RISPOSTA   Lo strato che si trova al di sotto degli strati rocciosi sul fondo dell'oceano potrebbe costituire il più grande serbatoio biologico esistente, potendo teoricamente ospitare più organismi di quanto non facciano tutti gli habitat marini messi insieme. Per cercare prove a sostegno di questa suggestiva ipotesi, è stata allestita una nave da ricerca, la G. Thompson, equipaggiata con un robot sommergibile, Jason, sospeso a un fascio di cavi elettrici e fibre ottiche. Jason è in grado di compiere molte delicate operazioni sul fondo dell'oceano, grazie al suo braccio in alluminio dotato di una «mano» a quattro artigli. Tutte le operazioni sono visualizzate per mezzo di una telecamera. Finora, forme di vita come batteri solforiduttori, vermi tubuliformi o granchi predatori erano state rinvenute sul fondo oceanico in corrispondenza di sorgenti calde emesse da una sorta di camini rocciosi chiamati «fumatori neri». Questa spedizione è invece alla ricerca di forme di vita in sorgenti calde prodotte artificialmente, in punti dove il calore proveniente dal basso fa fuoriuscire acqua da fratture della roccia. Si dovrebbe così riuscire a campionare l'acqua che si trova nelle fessure interne alla crosta oceanica. A questo scopo, nel 1998 alcune colonne di plastica contenenti speciali filtri destinati a intrappolare cellule, DNA o altre tracce di vita, sono state collocate sul fondo dell'Oceano Pacifico. Le colonne sono dotate di sensori elettronici per misurare la temperatura e il flusso dell'acqua, parametri utili a determinare se sussistano o meno le condizioni idonee alla vita. Nei pressi dei cosiddetti "fumatori neri": |
| RISPOSTA   Lo strato che si trova al di sotto degli strati rocciosi sul fondo dell'oceano potrebbe costituire il più grande serbatoio biologico esistente, potendo teoricamente ospitare più organismi di quanto non facciano tutti gli habitat marini messi insieme. Per cercare prove a sostegno di questa suggestiva ipotesi, è stata allestita una nave da ricerca, la G. Thompson, equipaggiata con un robot sommergibile, Jason, sospeso a un fascio di cavi elettrici e fibre ottiche. Jason è in grado di compiere molte delicate operazioni sul fondo dell'oceano, grazie al suo braccio in alluminio dotato di una «mano» a quattro artigli. Tutte le operazioni sono visualizzate per mezzo di una telecamera. Finora, forme di vita come batteri solforiduttori, vermi tubuliformi o granchi predatori erano state rinvenute sul fondo oceanico in corrispondenza di sorgenti calde emesse da una sorta di camini rocciosi chiamati «fumatori neri». Questa spedizione è invece alla ricerca di forme di vita in sorgenti calde prodotte artificialmente, in punti dove il calore proveniente dal basso fa fuoriuscire acqua da fratture della roccia. Si dovrebbe così riuscire a campionare l'acqua che si trova nelle fessure interne alla crosta oceanica. A questo scopo, nel 1998 alcune colonne di plastica contenenti speciali filtri destinati a intrappolare cellule, DNA o altre tracce di vita, sono state collocate sul fondo dell'Oceano Pacifico. Le colonne sono dotate di sensori elettronici per misurare la temperatura e il flusso dell'acqua, parametri utili a determinare se sussistano o meno le condizioni idonee alla vita. Una delle teorie circa il fondo degli oceani: |
RISPOSTA   Lo strato che si trova al di sotto degli strati rocciosi sul fondo dell'oceano potrebbe costituire il più grande serbatoio biologico esistente, potendo teoricamente ospitare più organismi di quanto non facciano tutti gli habitat marini messi insieme. Per cercare prove a sostegno di questa suggestiva ipotesi, è stata allestita una nave da ricerca, la G. Thompson, equipaggiata con un robot sommergibile, Jason, sospeso a un fascio di cavi elettrici e fibre ottiche. Jason è in grado di compiere molte delicate operazioni sul fondo dell'oceano, grazie al suo braccio in alluminio dotato di una «mano» a quattro artigli. Tutte le operazioni sono visualizzate per mezzo di una telecamera. Finora, forme di vita come batteri solforiduttori, vermi tubuliformi o granchi predatori erano state rinvenute sul fondo oceanico in corrispondenza di sorgenti calde emesse da una sorta di camini rocciosi chiamati «fumatori neri». Questa spedizione è invece alla ricerca di forme di vita in sorgenti calde prodotte artificialmente, in punti dove il calore proveniente dal basso fa fuoriuscire acqua da fratture della roccia. Si dovrebbe così riuscire a campionare l'acqua che si trova nelle fessure interne alla crosta oceanica. A questo scopo, nel 1998 alcune colonne di plastica contenenti speciali filtri destinati a intrappolare cellule, DNA o altre tracce di vita, sono state collocate sul fondo dell'Oceano Pacifico. Le colonne sono dotate di sensori elettronici per misurare la temperatura e il flusso dell'acqua, parametri utili a determinare se sussistano o meno le condizioni idonee alla vita. Le sorgenti calde prodotte artificialmente: |
| RISPOSTA   Lo strato che si trova al di sotto degli strati rocciosi sul fondo dell'oceano potrebbe costituire il più grande serbatoio biologico esistente, potendo teoricamente ospitare più organismi di quanto non facciano tutti gli habitat marini messi insieme. Per cercare prove a sostegno di questa suggestiva ipotesi, è stata allestita una nave da ricerca, la G. Thompson, equipaggiata con un robot sommergibile, Jason, sospeso a un fascio di cavi elettrici e fibre ottiche. Jason è in grado di compiere molte delicate operazioni sul fondo dell'oceano, grazie al suo braccio in alluminio dotato di una «mano» a quattro artigli. Tutte le operazioni sono visualizzate per mezzo di una telecamera. Finora, forme di vita come batteri solforiduttori, vermi tubuliformi o granchi predatori erano state rinvenute sul fondo oceanico in corrispondenza di sorgenti calde emesse da una sorta di camini rocciosi chiamati «fumatori neri». Questa spedizione è invece alla ricerca di forme di vita in sorgenti calde prodotte artificialmente, in punti dove il calore proveniente dal basso fa fuoriuscire acqua da fratture della roccia. Si dovrebbe così riuscire a campionare l'acqua che si trova nelle fessure interne alla crosta oceanica. A questo scopo, nel 1998 alcune colonne di plastica contenenti speciali filtri destinati a intrappolare cellule, DNA o altre tracce di vita, sono state collocate sul fondo dell'Oceano Pacifico. Le colonne sono dotate di sensori elettronici per misurare la temperatura e il flusso dell'acqua, parametri utili a determinare se sussistano o meno le condizioni idonee alla vita. In un periodo precedente alla spedizione della G. Thompson: |
| RISPOSTA   Molti pediatri sono talmente convinti nel promuovere l'allattamento, che spesso sono riluttanti ad ammettere che il latte materno non è così buono come si crede, o almeno non lo è più. Negli ultimi 25- 30 anni i medici hanno scoperto nel latte la presenza di elementi tossici come DDT, solventi e metalli pesanti. Le persone assorbono queste sostanze dall'aria inquinata e dai cibi contaminati, il pesce e i prodotti animali soprattutto. Alcuni agenti chimici sono solubili nel grasso, quindi non vengono prontamente escreti dal corpo, al contrario, si attaccano alle cellule grasse e vi possono restare per sempre. Quando, però, una donna allatta il proprio bambino, queste cellule si attivano per produrre latte, in tal modo gli agenti contaminanti vanno direttamente nel latte. Nei primi sei mesi di allattamento, una madre può trasferire al proprio figlio il 20% dei contaminanti. I pochi studi relativi agli effetti a lungo termine degli inquinanti nel latte materno hanno mostrato risultati tra loro discordanti. Gli esperti sono d'accordo sulla necessità di continuare le ricerche in questo ambito. Una nota positiva viene dal fatto che un ricercatore ha constatato che, in Occidente, i livelli di DDT e diossina nel latte materno sono diminuiti soprattutto grazie alla loro messa al bando o a controlli più severi sul loro utilizzo. Il 20% dei contaminanti: |
| RISPOSTA   Molti pediatri sono talmente convinti nel promuovere l'allattamento, che spesso sono riluttanti ad ammettere che il latte materno non è così buono come si crede, o almeno non lo è più. Negli ultimi 25- 30 anni i medici hanno scoperto nel latte la presenza di elementi tossici come DDT, solventi e metalli pesanti. Le persone assorbono queste sostanze dall'aria inquinata e dai cibi contaminati, il pesce e i prodotti animali soprattutto. Alcuni agenti chimici sono solubili nel grasso, quindi non vengono prontamente escreti dal corpo, al contrario, si attaccano alle cellule grasse e vi possono restare per sempre. Quando, però, una donna allatta il proprio bambino, queste cellule si attivano per produrre latte, in tal modo gli agenti contaminanti vanno direttamente nel latte. Nei primi sei mesi di allattamento, una madre può trasferire al proprio figlio il 20% dei contaminanti. I pochi studi relativi agli effetti a lungo termine degli inquinanti nel latte materno hanno mostrato risultati tra loro discordanti. Gli esperti sono d'accordo sulla necessità di continuare le ricerche in questo ambito. Una nota positiva viene dal fatto che un ricercatore ha constatato che, in Occidente, i livelli di DDT e diossina nel latte materno sono diminuiti soprattutto grazie alla loro messa al bando o a controlli più severi sul loro utilizzo. I livelli di DDT nel latte materno: |
| RISPOSTA   Molti pediatri sono talmente convinti nel promuovere l'allattamento, che spesso sono riluttanti ad ammettere che il latte materno non è così buono come si crede, o almeno non lo è più. Negli ultimi 25- 30 anni i medici hanno scoperto nel latte la presenza di elementi tossici come DDT, solventi e metalli pesanti. Le persone assorbono queste sostanze dall'aria inquinata e dai cibi contaminati, il pesce e i prodotti animali soprattutto. Alcuni agenti chimici sono solubili nel grasso, quindi non vengono prontamente escreti dal corpo, al contrario, si attaccano alle cellule grasse e vi possono restare per sempre. Quando, però, una donna allatta il proprio bambino, queste cellule si attivano per produrre latte, in tal modo gli agenti contaminanti vanno direttamente nel latte. Nei primi sei mesi di allattamento, una madre può trasferire al proprio figlio il 20% dei contaminanti. I pochi studi relativi agli effetti a lungo termine degli inquinanti nel latte materno hanno mostrato risultati tra loro discordanti. Gli esperti sono d'accordo sulla necessità di continuare le ricerche in questo ambito. Una nota positiva viene dal fatto che un ricercatore ha constatato che, in Occidente, i livelli di DDT e diossina nel latte materno sono diminuiti soprattutto grazie alla loro messa al bando o a controlli più severi sul loro utilizzo. Quando alcuni agenti chimici vengono assorbiti dal corpo: |
| RISPOSTA   Molti pediatri sono talmente convinti nel promuovere l'allattamento, che spesso sono riluttanti ad ammettere che il latte materno non è così buono come si crede, o almeno non lo è più. Negli ultimi 25- 30 anni i medici hanno scoperto nel latte la presenza di elementi tossici come DDT, solventi e metalli pesanti. Le persone assorbono queste sostanze dall'aria inquinata e dai cibi contaminati, il pesce e i prodotti animali soprattutto. Alcuni agenti chimici sono solubili nel grasso, quindi non vengono prontamente escreti dal corpo, al contrario, si attaccano alle cellule grasse e vi possono restare per sempre. Quando, però, una donna allatta il proprio bambino, queste cellule si attivano per produrre latte, in tal modo gli agenti contaminanti vanno direttamente nel latte. Nei primi sei mesi di allattamento, una madre può trasferire al proprio figlio il 20% dei contaminanti. I pochi studi relativi agli effetti a lungo termine degli inquinanti nel latte materno hanno mostrato risultati tra loro discordanti. Gli esperti sono d'accordo sulla necessità di continuare le ricerche in questo ambito. Una nota positiva viene dal fatto che un ricercatore ha constatato che, in Occidente, i livelli di DDT e diossina nel latte materno sono diminuiti soprattutto grazie alla loro messa al bando o a controlli più severi sul loro utilizzo. Gli esperti affermano che le ricerche hanno dimostrato: |
| RISPOSTA   Molti pediatri sono talmente convinti nel promuovere l'allattamento, che spesso sono riluttanti ad ammettere che il latte materno non è così buono come si crede, o almeno non lo è più. Negli ultimi 25- 30 anni i medici hanno scoperto nel latte la presenza di elementi tossici come DDT, solventi e metalli pesanti. Le persone assorbono queste sostanze dall'aria inquinata e dai cibi contaminati, il pesce e i prodotti animali soprattutto. Alcuni agenti chimici sono solubili nel grasso, quindi non vengono prontamente escreti dal corpo, al contrario, si attaccano alle cellule grasse e vi possono restare per sempre. Quando, però, una donna allatta il proprio bambino, queste cellule si attivano per produrre latte, in tal modo gli agenti contaminanti vanno direttamente nel latte. Nei primi sei mesi di allattamento, una madre può trasferire al proprio figlio il 20% dei contaminanti. I pochi studi relativi agli effetti a lungo termine degli inquinanti nel latte materno hanno mostrato risultati tra loro discordanti. Gli esperti sono d'accordo sulla necessità di continuare le ricerche in questo ambito. Una nota positiva viene dal fatto che un ricercatore ha constatato che, in Occidente, i livelli di DDT e diossina nel latte materno sono diminuiti soprattutto grazie alla loro messa al bando o a controlli più severi sul loro utilizzo. I pesci e i prodotti animali: |
RISPOSTA   Nel corso degli anni ottanta il modo tradizionale di intendere il ruolo e il funzionamento delle principali istituzioni economiche e dei mercati è stato rivoluzionato. Il paradigma dei "mercati perfetti", nei quali l'informazione economicamente rilevante è diffusa capillarmente e uniformemente tra gli operatori e aveva contraddistinto i modelli tradizionali di funzionamento dei mercati, è stato di fatto abbandonato. L'incompletezza e la distribuzione asimmetrica dell'informazione tra gli operatori sui diversi mercati sono all'origine delle interpretazioni più recenti di fenomeni quali la disoccupazione involontaria sul mercato del lavoro e il razionamento del credito sul mercato dei prestiti bancari. Il cosiddetto paradigma dei "mercati perfetti": |
RISPOSTA   Nel corso degli anni ottanta il modo tradizionale di intendere il ruolo e il funzionamento delle principali istituzioni economiche e dei mercati è stato rivoluzionato. Il paradigma dei "mercati perfetti", nei quali l'informazione economicamente rilevante è diffusa capillarmente e uniformemente tra gli operatori e aveva contraddistinto i modelli tradizionali di funzionamento dei mercati, è stato di fatto abbandonato. L'incompletezza e la distribuzione asimmetrica dell'informazione tra gli operatori sui diversi mercati sono all'origine delle interpretazioni più recenti di fenomeni quali la disoccupazione involontaria sul mercato del lavoro e il razionamento del credito sul mercato dei prestiti bancari. Il fenomeno della disoccupazione involontaria sul mercato del lavoro: |
| RISPOSTA   Nel corso degli anni ottanta il modo tradizionale di intendere il ruolo e il funzionamento delle principali istituzioni economiche e dei mercati è stato rivoluzionato. Il paradigma dei "mercati perfetti", nei quali l'informazione economicamente rilevante è diffusa capillarmente e uniformemente tra gli operatori e aveva contraddistinto i modelli tradizionali di funzionamento dei mercati, è stato di fatto abbandonato. L'incompletezza e la distribuzione asimmetrica dell'informazione tra gli operatori sui diversi mercati sono all'origine delle interpretazioni più recenti di fenomeni quali la disoccupazione involontaria sul mercato del lavoro e il razionamento del credito sul mercato dei prestiti bancari. L'informazione è diffusa capillarmente e uniformemente tra gli operatori: |
| RISPOSTA   Nel corso degli anni ottanta il modo tradizionale di intendere il ruolo e il funzionamento delle principali istituzioni economiche e dei mercati è stato rivoluzionato. Il paradigma dei "mercati perfetti", nei quali l'informazione economicamente rilevante è diffusa capillarmente e uniformemente tra gli operatori e aveva contraddistinto i modelli tradizionali di funzionamento dei mercati, è stato di fatto abbandonato. L'incompletezza e la distribuzione asimmetrica dell'informazione tra gli operatori sui diversi mercati sono all'origine delle interpretazioni più recenti di fenomeni quali la disoccupazione involontaria sul mercato del lavoro e il razionamento del credito sul mercato dei prestiti bancari. Le principali istituzioni economiche: |
| RISPOSTA   Nel corso degli anni ottanta il modo tradizionale di intendere il ruolo e il funzionamento delle principali istituzioni economiche e dei mercati è stato rivoluzionato. Il paradigma dei "mercati perfetti", nei quali l'informazione economicamente rilevante è diffusa capillarmente e uniformemente tra gli operatori e aveva contraddistinto i modelli tradizionali di funzionamento dei mercati, è stato di fatto abbandonato. L'incompletezza e la distribuzione asimmetrica dell'informazione tra gli operatori sui diversi mercati sono all'origine delle interpretazioni più recenti di fenomeni quali la disoccupazione involontaria sul mercato del lavoro e il razionamento del credito sul mercato dei prestiti bancari. Nel corso degli anni ottanta: |
RISPOSTA   Nella biologia moderna sarebbe impensabile studiare anche l'organismo più primitivo isolandolo artificialmente dal suo ambiente. Se ci si rende conto che ogni organismo deve procurarsi, per sopravvivere, non soltanto le sostanze necessarie al suo metabolismo, ma anche informazioni sufficienti sul mondo circostante, non si può non concludere che comunicazione ed esistenza sono concetti inseparabili. L'esperienza soggettiva dell'ambiente è una serie di istruzioni relative all'esistenza dell'organismo, e in tal senso gli effetti ambientali sono simili al programma di un calcolatore. C'è però una differenza importante: mentre il programma del calcolatore viene presentato in una lingua che la macchina "capisce", l'impatto dell'ambiente su un organismo comprende una serie di istruzioni il cui significato non è affatto lampante e che l'organismo deve decodificare come meglio può. Non bisogna inoltre dimenticare che le reazioni dell'organismo a loro volta influenzano l'ambiente. A livello umano questa interazione tra organismo e ambiente raggiunge il grado più elevato di complessità. Sebbene nelle società moderne i problemi della sopravvivenza biologica siano passati in secondo piano e l'ambiente, nel senso ecologico del termine, sia quasi completamente dominato dall'uomo, i messaggi vitali provenienti dall'ambiente che devono essere correttamente decodificati hanno soltanto subito uno spostamento dal regno biologico a quello più propriamente psicologico. Le reazioni dell'organismo: |
| RISPOSTA   Nella biologia moderna sarebbe impensabile studiare anche l'organismo più primitivo isolandolo artificialmente dal suo ambiente. Se ci si rende conto che ogni organismo deve procurarsi, per sopravvivere, non soltanto le sostanze necessarie al suo metabolismo, ma anche informazioni sufficienti sul mondo circostante, non si può non concludere che comunicazione ed esistenza sono concetti inseparabili. L'esperienza soggettiva dell'ambiente è una serie di istruzioni relative all'esistenza dell'organismo, e in tal senso gli effetti ambientali sono simili al programma di un calcolatore. C'è però una differenza importante: mentre il programma del calcolatore viene presentato in una lingua che la macchina "capisce", l'impatto dell'ambiente su un organismo comprende una serie di istruzioni il cui significato non è affatto lampante e che l'organismo deve decodificare come meglio può. Non bisogna inoltre dimenticare che le reazioni dell'organismo a loro volta influenzano l'ambiente. A livello umano questa interazione tra organismo e ambiente raggiunge il grado più elevato di complessità. Sebbene nelle società moderne i problemi della sopravvivenza biologica siano passati in secondo piano e l'ambiente, nel senso ecologico del termine, sia quasi completamente dominato dall'uomo, i messaggi vitali provenienti dall'ambiente che devono essere correttamente decodificati hanno soltanto subito uno spostamento dal regno biologico a quello più propriamente psicologico. Comunicazione ed esistenza: |
| RISPOSTA   Nella biologia moderna sarebbe impensabile studiare anche l'organismo più primitivo isolandolo artificialmente dal suo ambiente. Se ci si rende conto che ogni organismo deve procurarsi, per sopravvivere, non soltanto le sostanze necessarie al suo metabolismo, ma anche informazioni sufficienti sul mondo circostante, non si può non concludere che comunicazione ed esistenza sono concetti inseparabili. L'esperienza soggettiva dell'ambiente è una serie di istruzioni relative all'esistenza dell'organismo, e in tal senso gli effetti ambientali sono simili al programma di un calcolatore. C'è però una differenza importante: mentre il programma del calcolatore viene presentato in una lingua che la macchina "capisce", l'impatto dell'ambiente su un organismo comprende una serie di istruzioni il cui significato non è affatto lampante e che l'organismo deve decodificare come meglio può. Non bisogna inoltre dimenticare che le reazioni dell'organismo a loro volta influenzano l'ambiente. A livello umano questa interazione tra organismo e ambiente raggiunge il grado più elevato di complessità. Sebbene nelle società moderne i problemi della sopravvivenza biologica siano passati in secondo piano e l'ambiente, nel senso ecologico del termine, sia quasi completamente dominato dall'uomo, i messaggi vitali provenienti dall'ambiente che devono essere correttamente decodificati hanno soltanto subito uno spostamento dal regno biologico a quello più propriamente psicologico. Ogni organismo per sopravvivere: |
| RISPOSTA   Nella biologia moderna sarebbe impensabile studiare anche l'organismo più primitivo isolandolo artificialmente dal suo ambiente. Se ci si rende conto che ogni organismo deve procurarsi, per sopravvivere, non soltanto le sostanze necessarie al suo metabolismo, ma anche informazioni sufficienti sul mondo circostante, non si può non concludere che comunicazione ed esistenza sono concetti inseparabili. L'esperienza soggettiva dell'ambiente è una serie di istruzioni relative all'esistenza dell'organismo, e in tal senso gli effetti ambientali sono simili al programma di un calcolatore. C'è però una differenza importante: mentre il programma del calcolatore viene presentato in una lingua che la macchina "capisce", l'impatto dell'ambiente su un organismo comprende una serie di istruzioni il cui significato non è affatto lampante e che l'organismo deve decodificare come meglio può. Non bisogna inoltre dimenticare che le reazioni dell'organismo a loro volta influenzano l'ambiente. A livello umano questa interazione tra organismo e ambiente raggiunge il grado più elevato di complessità. Sebbene nelle società moderne i problemi della sopravvivenza biologica siano passati in secondo piano e l'ambiente, nel senso ecologico del termine, sia quasi completamente dominato dall'uomo, i messaggi vitali provenienti dall'ambiente che devono essere correttamente decodificati hanno soltanto subito uno spostamento dal regno biologico a quello più propriamente psicologico. Il programma di un calcolatore: |
| RISPOSTA   Nella biologia moderna sarebbe impensabile studiare anche l'organismo più primitivo isolandolo artificialmente dal suo ambiente. Se ci si rende conto che ogni organismo deve procurarsi, per sopravvivere, non soltanto le sostanze necessarie al suo metabolismo, ma anche informazioni sufficienti sul mondo circostante, non si può non concludere che comunicazione ed esistenza sono concetti inseparabili. L'esperienza soggettiva dell'ambiente è una serie di istruzioni relative all'esistenza dell'organismo, e in tal senso gli effetti ambientali sono simili al programma di un calcolatore. C'è però una differenza importante: mentre il programma del calcolatore viene presentato in una lingua che la macchina "capisce", l'impatto dell'ambiente su un organismo comprende una serie di istruzioni il cui significato non è affatto lampante e che l'organismo deve decodificare come meglio può. Non bisogna inoltre dimenticare che le reazioni dell'organismo a loro volta influenzano l'ambiente. A livello umano questa interazione tra organismo e ambiente raggiunge il grado più elevato di complessità. Sebbene nelle società moderne i problemi della sopravvivenza biologica siano passati in secondo piano e l'ambiente, nel senso ecologico del termine, sia quasi completamente dominato dall'uomo, i messaggi vitali provenienti dall'ambiente che devono essere correttamente decodificati hanno soltanto subito uno spostamento dal regno biologico a quello più propriamente psicologico. Nelle società moderne: |
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Lo strato che si trova al di sotto degli strati rocciosi sul fondo dell'oceano potrebbe costituire il più grande serbatoio biologico esistente, potendo teoricamente ospitare più organismi di quanto non facciano tutti gli habitat marini messi insieme. Per cercare prove a sostegno di questa suggestiva ipotesi, è stata allestita una nave da ricerca, la G. Thompson, equipaggiata con un robot sommergibile, Jason, sospeso a un fascio di cavi elettrici e fibre ottiche. Jason è in grado di compiere molte delicate operazioni sul fondo dell'oceano, grazie al suo braccio in alluminio dotato di una «mano» a quattro artigli. Tutte le operazioni sono visualizzate per mezzo di una telecamera. Finora, forme di vita come batteri solforiduttori, vermi tubuliformi o granchi predatori erano state rinvenute sul fondo oceanico in corrispondenza di sorgenti calde emesse da una sorta di camini rocciosi chiamati «fumatori neri». Questa spedizione è invece alla ricerca di forme di vita in sorgenti calde prodotte artificialmente, in punti dove il calore proveniente dal basso fa fuoriuscire acqua da fratture della roccia. Si dovrebbe così riuscire a campionare l'acqua che si trova nelle fessure interne alla crosta oceanica. A questo scopo, nel 1998 alcune colonne di plastica contenenti speciali filtri destinati a intrappolare cellule, DNA o altre tracce di vita, sono state collocate sul fondo dell'Oceano Pacifico. Le colonne sono dotate di sensori elettronici per misurare la temperatura e il flusso dell'acqua, parametri utili a determinare se sussistano o meno le condizioni idonee alla vita. Le sorgenti calde prodotte artificialmente: